e S7^è
DIZIONARIO
DI ERUDlZIONIi
STOUICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SIINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINr.lPALI SANTI, BFATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, Al CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED AMA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC, EC. EC.
COMPILAZIONE
DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. IX.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA F. MILIANA
MDCCCXLL
'^'feX?. ♦
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
CAP
Lezioni delle XII profezie, e canto
delle liianie.
I
ntanto il più novizio de'canto-
ri, avvertito da un cerimoniere, che
poi gli sta vicino, entia nel presbite-
rio delia Cappella, e fatta la genufles-
sione all'altare, ed al Papa, se vi è, ed
Inchinato il celebrante, e da ambe le
parti i Cardinali, in mezzo della Cap-
pella, incomincia a leggere la prima
profezia, in modo andante , e distin-
to, dopo la quale, se assiste il Pon-
tefice, si reca a baciargli il piede.
Mentre il cantore dice la profezia ,
il celebiante la legge con voce bas-
sa, sedendo nel faldistorio , e nel
fine s'alza. Rivolto all'altare, dice
a voce alta l'orazione, premesso pri-
ma dal diacono il Flectamus genua,
e rispostosi dal suddiacono Levate;
il che si osserva anco avanti delle
altre orazioni , fuori dell' ultima.
Quegli, che ha cantata la profezia,
parte, dopo mi' altra genuflessione,
e subentra il penultimo cantore a
CAP
dire la seconda , e con questo or-
dine si dicono le altre dieci, rispon-
dendosi dal coro alle orazioni seni'
pre: Amen. Solamente dopo la quar-
ta, e la decimaprima , i contralti
intonano il tratto, che dicesi an-
dante.
Anticamente la prima di queste
pi*ofezie pronunziavasi in greco, e
ripetevasi in latino. Anastasio nella
vita di Benedetto III dell' 855, scri-
ve che M Volumen praeparare stu-
» duit , in quo graecas , et lalinas
>» lectiones, quas die sabbato s. Pa-
»> schoe, simulquc et s. Pentecostes
» subdiaconi legere soliti sunt". In
questo stesso giorno si recitavano
vari salmi , e canti in ambedue le
lingue, come ci attesta il I Ordine
romano composto innanzi al secolo
IX ; dappoiché Amalario, che fiori'
va neir 812, ne loda frequente-
mente il rito, e lo illustra con belle
riflessioni, e particolarmente al e. 3,
de Div. Offìc.
11 metodo descritto nell'Ordine I
ci viene presentalo dall' autore del
6 CAP
X, che lo compose nel secolo Xf;
col divario però , che precedeva la
lezione latina, e poi seguiva la gre-
ca , se così fosse piaciuto al Papa ;
» Subdiaconus, finita benedictione
M cerei, accendens carbouem, incipit
w legere sine titulo: In principio crea-
>» vit Deus, etc. , vero completo si
« D. Papa velit, graecus subdiaco-
w nus eamdem lectionem graece re-
» legit". Ciò confermasi, pag. i38,
da Benedetto canonico di s. Pietro,
che stese l'Ordine XI. Lo stesso si
osserva nel XII di Cencio Savelli,
che lo scrisse sotto Celestino III nel
I 1 9 1 . Le medesime greche lezioni
si udivano nel secolo XIII , come
dimostrasi nell' Ordine romano di
Gregorio X ( ibidem !>.88 ) ; nel XIV
per testfmonianza de' ceremoniali del
Cardinal Gaetano ( ibidem 372), e
di Pietro Amelio ( ibidem 49^ ) ? ^
nel XV , come rilevasi dal codice
vaticano 47^7> P- ^7- Questo an-
tichissimo rito si vide rinascere sot-
to Benedetto XIII, creato nel 1724,
il quale nella prima funzione del
sabbato santo, eh' egli celebrò, vol-
le, che un alimno del collegio gre-
co leggesse la prima profezia in lin-
gua greca, dopo di essere stata pro-
nunciata in latino da un cantore
della cappella. Anche il sabbaio di
Pentecoste fu detto in XII Lcclio-
nibuSy non perchè dodici fossero le
profezie , ma perchè ripetendosi le
sei lezioni greche in latino, i lettori
formano il numero di dodici.
Terminata la XII profezia, il ce-
lebrante depone la pianeta, e si pro-
stra co' suoi ministri avanti V altare,
mentre due soprani , genuflessi in
mezzo della cappella, con uno sga-
bello avanti , danno principio alle
litanie maggiori, dette de' santi. Al
Tersetlo Propiùus esto, etc, , i mi-
nistri assistenti si alzano e vanno in
CAP
sagrestia, dove si vestono coi para-
menti bianchi. Quindi ritornano in
Cappella col prete assistente al ver-
setto Peccatores , te rogantus aiuU
nos. Si alza allora il Cardinal cele-
brante, va al faldistorio, ove se-
duto prende i paramenti pontificali
di color bianco, e se il Papa fosse
già intervenuto alla funzione con
piviale, e stola rossa, deporrebbe am-
bedue per assumere quelli bianchi.
Accensione delie candele , e mu-
tazione delle cappe de' Cardi-
nali.
Frattanto si accendono le sei can-
dele dell'altare, i cui candellieri sono
dorati, essendosi adoperati in tutta la
quaresima quelli inargentati, ed accen-
donsi pure le sei candele della cancel-
lata. Si leva dal trono del Papa, per
mezzo di due individui della floreria ,
il velo di seta violaceo, che ricopri-
va la coltre di lama d' argento coi
ricami di fiori d'oro, del qual drap-
po comparisce la coltrina della se-
dia Papale sino allora coperta da
coltrina di seta paonazza. Cos'i al-
l'altare viene tolto il paliotto di
tal colore , rimanendovi il bianco
già messo di sotto. Finalmente en-
trano nella Cappella i maestri di
camera, e i camerieri de' Cardinali
per levar loro le cappe violacee, e
metter loro le rosse coli' aiuto dei
rispettivi caudatari. Ed è perciò che
quando dopo la Cappella i medesi-
mi Cardinali nella sala regia si le-
vano le cappe rosse, sebbene sieno
vestiti con soltana, e fascia di seta
paonazza, assumono la mantelletta
e mozzetta rossa. Per analogia si usa
nel ritorno a' propri palazzi l'om-
brellino rosso , riponendosi il pao-
nazzo.
La chiesa, deposti gli abili , e i
segni ài lutto, si veste a festa, e co!
«uono delle campane, che, come di-
i-enio, si sciolgono, eoi cantici di al-
legrezza, con illuminazioni, ed altre
testimonianze di gioia, mostra il suo
giubilo, per la risurrezione del suo
sposo, e per la nuova figli uolanza
de' neofiti, che vuole attorno a' suoi
altari ne' templi , in cui , secondo
l'antichissimo rito, si amministra il
santo battesimo (Fedi).
A/cssa cantata^ coli' assistenza del
Pontefice, a. eia un uditore di
Rota annunzia /' Allei uj a, ciocche
non ha luogo , se il Papa non
interviene.
Terminate le litanie de* santi, vie-
ne il Papa in Cappella con piviale
bianco, con mitra di lama d'oro,
giacché rare sono le volte , che i
Pontefici assistano alle anteriori fim-
zioni. E giunto avanti all' altare e
deposta la mitra, incomincia V in-
ti*oito, e la confessione col Cardinal
celebrante alla sinistra , il quale sali-
to poi all'altare lo bacia, ed aspetta,
che il Papa asceso al trono, dopo
aver ricevuto i Cardinali vescovi al-
l' ubbidienza, col ministero del pri-
mo Cardinal prete, metta V incenso
nel turibolo, con cui poi il cele-
brante incensa 1' altare, venendo egli
poi incensato dal diacono , siccome
Io è il Papa dal detto Cardinal pri-
mo prete, dappoiché quelli del suo
ordine, e i Cardinali diaconi abbiano
prestata l' ubbidienza. Finché dura
questa incensazione, i cantori seguita-
no a cantare i Kyrie in canto fer-
mo. Dopo di che il celebrante va al
suo faldistorio, ed intuona solenne-
mente il Gloria in excelsis Deo,
che si ripiglia dai cantori in canto
figuralo. Mentre da alcuni della flo-
leria si leva il velo paonazzo , clie
CAP 7
ricùopre l' arazzo dell' altare , rap-
presentante la risurrezione del Si-
gnore , le guardie nobili rivolgono
le spade , che tenevano a rovescio ,
facendo lo stesso i cursori e i mazzie-
ri Pontificii colle mazze d'argento.
Sparano i mortari della guardia sviz-
zera, e le artiglierie del Castel s. Ange-
lo e suonano le campane, sospese sino
dalla mattina del giovedì santo. Ri-
sulta poi da un decreto delia con-
gregazione de' Riti , che in questa
mattina si abbiano a scuoprire le
s. immagini, o al Gloria, o dopo
l'uffizio del medesimo giorao. Fini-
to il Gloria, che anticamente si di-
ceva da' soli vescovi per Natale, e
per Pasqua, il celebrante dice l'ora-
zione, e dipoi il suddiacono canta l'e-
pistola; quindi l'altro suddiacono udi-
tore di Rota, parato con tonicella
bianca, in compagnia d'un maestro
di cerimonie, premessa la genufles-
sione all'altare, ed all'ultimo gra-
dino del trono, ad alta voce dice:
Pater sanctCj annuntio vobis gau-
dium magnum, quod est j^lleluja.
E recandosi a baciare il piede al Pon-
tefice , fa ritorno nella sagrestia.
L' Alleluja, Hallclu-jah, voce ebrai-
ca che significa Lodate il Signore,
fu pronunziata da Mosé sul monte
Sinai quando gli apparve Iddio;
quindi 1' evangelista s. Giovanni nel-
l'isola di Patmos udì che la can-
tavano gli Angeli adoranti la divina
maestà, il perchè l'insegnò a' cri-
stiani.
Annunziato al Papa il cantico del-
l'allegrezza, sospeso fino dal tempo,
in cui la Chiesa si era messa in pe-
nitenza , ma che si tralascia, se il
Pontefice non assiste, il celebrante
lo canta ti e volte, alzando ogni vol-
ta un tuono di voce di piii , e ti^c
volte gli rispondono i cantori in
contrappunto, facendo solo la C9h
8 GAP
denza finale nella terza volta. Indi
da due soprani anziani s' intiiona il
verso Confilemini, e due altre cop-
pie di soprani anziani dicono il trat-
to Laudate, che deve durare fin-
che il diacono sia giunto al luogo
per dire il vangelo. La Chiesa dà
questo segno di duolo , in mezzo
alla sua allegrezza , per dinotare
che il mistero, che si celebra è di
Cristo già risuscitato, ma non an-
cora apparso. Il Papa mette l' in-
censo nel turibolo, e il diacono pi^e-
sa la solita benedizione , va a can-
tare senza lumi il vangelo della ri-
surrezione scritto da s. Matteo, Fi-
nito il vangelo, il Cardinal prete
assistente incensa per la seconda vol-
ta il Papa.
In questa mattina non si canta
ne Credo , ne offertorio , né mot-
tetto. 11 secondo non viene cantato,
per imitare il silenzio delle donne,
quando andarono cogli aromi al se-
polcro, secondo la spiegazione, che
ne danno diversi liturgici. Il cele-
brante nell'atto, che va all' altare ,
è benedetto dal Papa , che poi ri-
mette r incenso nel turibolo, e do-
po benedice l'ampollina dell' acqua,
presentatagli dall'altare, dal suddia-
cono genuflesso, che gli dice : Benedi-
cite, Pater sancte. Come il celebran-
te abbia incensato l'altare, viene
egli stesso incensato dal diacono ,
che poi porta il turibolo al Cardi-
nal primo prete, il quale per la
terza volta incensa il Pontefice. In-
di incomincia l'incensatura del sa-
gro Collegio, e degli altri della pre-
latura, del principe del soglio, del
magistrato romano , e del maestro
del sagro ospizio. Il coro risponde
al Dominus vohiscum , e al Pre^
fazìo, e dice il Sanctus, ed il Be-
nedìctus , tralasciando V Agnus Dei,
uè si dà la pace. Anche l'ommis-
GAP
sione dell' ^^«M^ Dei allude al si-
lenzio delle donne, che non aveano
creduto in Cristo Redentore.
Abbiamo dal Martene, tom. III,
de ant. Eccl. rit. 44^:, che in varie
chiese anticamente si faceva in que-
sto giorno la comunione del clero,
e del popolo, funzione che altrove
seguiva o nella feria V, o nella VI,
come superiormente dicemmo. Quin-
di per dar luogo alla medesima, andò
in disuso la lezione della storia della
Passione scritta da s. Matteo nella
domenica delle Palme, quella di s.
Luca nella feria V, e l'altra di s.
Giovanni nella VI, come ha con
altri avvertito il Cardinal Tommasi.
Nel tomo VIII del Bollano de' do-
menicani 357 si riporta la concessio-
ne d'Innocenzo XII, 8 giugno 1692,
« de tribus missis in sabbato san-
w cto celebrandis in sacello S. M.
» de Athoca, matritensis coenobii ,
M fratrum praedicatorum ". S. Pio
V precedentemente avea proibito la
messa, e la funzione, secondo gli
antichi riti, superiormente rammen-
tati, che celebravano nella notte del
sabbato santo ; però abbiamo che
Pio VI nel 1780, con decreto della
congregazione de' Riti, concesse al
duca di Parma di far celebrale la
messa ed altre funzioni, nella notte
del sabbato santo in Parma, evi-
tando gl'inconvenienti, che determi-
narono la proibizione di s. Pio V.
Abbiamo inoltre, che Calisto III,
a' 9 marzo i4^7j aveva concesso ai
religiosi serviti, che nelle loro chie-
se dell' Annunziata di Firenze, e di
s. Maria della Strada maggiore di
Bologna, potessero celebrare l'unica
messa di questo giorno, due ore
dopo mezzodì. Ma questo privilegio
essendo poi stato propagato dai
Pontefici successori agli altri coni-
venti del medesimo Ordine, fu an*
CAP
che da $. Pio V sospeso, come nar-
iqt il p. Arcangelo Giani, AnnaL
Servorum, Cent. 3, lib. 2, 7.
Canto del vespero^ con cui finisce
la messa.
Dopo la comunione, sì ommette
il postcomnitmioj per introdurvi in
suo luogo il vespero, la cui antifona
Allelitja s' intuona dall' anziano dei
soprani, mentre due altri intonano
il salmo Laudate Dominum^ omnes
gentesy che dal com si ripiglia in
falso bordone. Terminato il salmo,
i due soprani anziani replicano YAU
leluja. In questo vespero non evvi
ne capitolo, ne inno, ne verso; e
però il celebrante, terminata la ri-
petizione dell'antifona, intona Ve^
spere auteni Sabbati^ il che finito
dal coro, i due soprani intuonano
il Magnificat, di Luca Marenzio.
Nel tempo, in cui si canta l' antifo-
na, il Papa pone di nuovo Y incenso
nel turibolo, che poi consegnasi al
celebrante, il quale incensa l'altare
venendo infine egli medesimo incen-
sato senza mitra dal diacono, che
dipoi porta il turibolo al Cardinal
primo prete, per l' incensazione del
Pontefice, secondo il solito. Indi il
diacono, incensato il primo Cardina-
le prete, e i due Cardinali diaconi
assistenti , incomincia 1' incensatura
del sagro Collegio. Il Gloria Patri
si canta, quando è finita l' incensa-
zione dei Cardinali pieli. In mezzo
della Cappella si fermano a chinar
il capo sino al Sicut crai, che si
allunga da' cantori finche sia termina-
ta l'incensazione anche de' Cardinali
diaconi. Finita V incensazione, si ri-
pete dai soprani l' antifona, e final-
mente, detto dal celebrante il Do-
niinus vobiscutn, a cui risponde il
coro, e recitata l'orazione, il diacono
CAP 9
dice V Ite missa est, allduja, alle*
luja, ed i cantori rispondono in
canto figurato, Deo gratias^ alleluia,
alleluja. Dopo di che il Papa dà
la consueta benedizione. Pubblicatasi
r indulgenza di Irent'anni dal cele-
brante, per non esservi stato il di-
scorso, si reca il Pontefice al genu-
ilessorio, indi alla camera de' para-
menti, a spogliarsi degli abiti sagri,
e per vestirsi del camauro bianco
se l'usa, e della mezzetta di damasco
bianco filettata di armellini , che
porta sin dopo la Cappella del sab*
bato in Albis, in uno alle scarpe
di egual colore con croci ricamate
d' oro, che gli sono messe nella
camera contigua dall'aiutante di ca-
mera, dopo che il secondo cerimo»
niere gli ha levata la falda. Se poi
nel tempo fra il sabbato santo, e
quello in Albis , dovesse il Papa
uscire, o andare in qualche chiesa
colla croce, allora assume la stola
bianca.
17. Pontificale di Pasqua di Ri-*
surrezione, e solenne benedizione.
La solennità di questo giorno,
chiamato dies magna , Doniinica
sancta in Pascha, solemnìtas sole*
mnitalum , si celebra dal Sommo
Pontefice colla maggiore pompa ec-
clesiastica nella basilica di s. Pietro
in Vaticano, ove ora per l'ampiezza,
e la maestà del tempio, e per l'or-
dine, e la maggiore decenza con che
possono essere condotti, si celebrano
pure gli altri Pontificali della coro-
nazione, di cui parlammo al § VI,
capo II, num. 2; della Canonizza-
zione, come parlammo a quell'ar-
ticolo; della festa de' ss. Pietro e
Paolo, di cui tratteremo al num,
3i di questo paragrafo, e di Nata-
le al num. 4? del medesimo in eia-
IO GAP
senno de' quali Pontificali si notano
ie rispettive particolarità ed altre
cose relative. Si celebra adunque il
Pontificale della Pasqua di risurrezione
nella basilica vaticana, sebbene Sisto
Y avesse stabilito, che si tenesse in
s. Giovanni in Laterano, ove pure
doveva compartirsi la solenne bene-
dizione. Però anticamente soleva
farsi nella basilica di s. Maria Mag-
giore , dove dai tempi più rimoti
Vi è la stazione, e dove in questo
giorno v'ha solenne vespero, coll'as-
sistenza de' Cardinali, come si dice
a Cappelle Cardinalizie.
Abbia»no dal Galletti, Del Pri-
mìcero della Santa Sede , pag. 1 4,
come più difTusamenle venne descrit-
to superiormente al § I, che nella
mattina della Pasqua di Risurrezio-
ne, il Sommo Pontefice recavasi a
s. Maria Maggiore dove era vi la
stazione, e allorquando arrivava nel-
la contrada Merulana , ivi trovava
un notaro regionario, che ad alta
voce gli diceva : Jube^ domney bene-
dicere. Appena questi avea ricevuto
l'apostolica benedizione, soggiungeva:
in Ecclesia s. Marice in hac nocte
hapUzali sunt tot masculi, et tot
JceniincCj ed il Papa allora rispon-
deva , Deo gralias^ ricevendo il no-
taro dal sacellario, o tesoriere della
chiesa romana, un bizanzio. Dopo
il Pontificale celebrato in detta ba»
silica, in cui dopo V Agnus Dei se-
guiva r invito di quelli, che dove-
vano assidersi- alla mensa Pontifìcia,
ritornava coronato il Papa alla sua
residenza nel patriarchio Jateranense.
Discendendo da cavallo, lo sosteneva
il primicerio, capo delle dignità pa-
latine, e de' chierici, e de' notari
legionari, ed il secondicero (che
dopo il piimicero occupava il secon-
do posto nella Chiesa romana ) gli
toglieva dal capo la corona, cui
GAP
consegnava ad un cameriere, mentre
i giudici lo conducevano nella gran
basilica o triclinio edificato da Leo-
ne Hi, ove erano preparati undici
scanni, ed uno sgabello, disposti in-
torno alla mensa del Pontefice in
figura di dodici apostoh, che nella
mensa col loro divin maestro man-
giarono la Pasqua. Sedevano ivi al
pranzo cinque Cardinali, cinque dia-
coni, e il primicero, come appunto
si praticava ne'suddescritti pranzi del
giovedì, e venerdì santo allorquando
venivano fatti, pei Cardinah, coli' in-
tervento del principe assistente al
soglio, che occupava in quelli l'ul-
timo luogo.
Ciò non pertanto non mancano
esempi che questo Pontificale si ce-
lebrasse nella Cappella del palazzo
apostolico, come si avvertì altrove : ed
il regnante Pontefice lo celebrò nella
Cappella Paolina del Quirinale, ove
abitava. 11 Papa si reca alla camera
de' paramenti , con quell' accompa-
gnamento, e modo, che sopra descri-»
vemmo al § Vili, cioè in quella
decorata dalle pitture del Muziano,
presso la sala ducale del palazzo
vaticano. Egli è vestito con iscarpe,
sottana , fascia con fiocchi d' oro,
rocchetto, mezzetta, e stola tutto di
colore bianco. Entrato prima nel
contiguo gabinetto, ivi lascia il cap-
pello, e la stola, e, presa la falda,
passa nella detta camera, ove, de-
posta sul letto de'paramenti la mez-
zetta, in presenza del sagro Collegio
che gli fa corona nelle bancate, prende,
coli' assistenza de' due Cardinali primi
diaconi, l'ami Ito, il camice, il cingo-
lo, la stola, e il piviale bianco, col
formale prezioso; indumenti tutti,
che vengono presentati dai soliti pre-
lati genuflessi. Dopo che ha presa la
stola, prima di mettersi il piviale,
il Pontefice prende 1' incenso dalla
GAP
navicella, che gli presenta il Cardi-
nal primo prete, e lo pone nel tu-
ribolo sostenuto in ginocchio dal
decano de' volanti di segnatura. Quin-
di il Cardinal primo diacono gli po-
ne in capo il triregno. È da notarsi,
che r incenso talvolta si pose dopo
che il Papa ebbe assunta la stola
nel modo descritto, per dar tempo
alla processione d' incamminarsi. Ma
il i*egnante Pontefice, secondo pre-
scrivono le rubriche, pone l'incenso
nel turibolo come abbia pi*eso il
piviale, e il triregno.
I Cardinali si recano vestiti di
rosso al palazzo apostolico, con due
carrozze, e tre i Cardinali principi.
Portano le scarpe , e 1' ombrellino
egualmente rosso, e nella sala duca-
le, o nella stanza, che precede quella
de' paramenti , si mettono i sagri
paramenti bianchi, secondo il rispet-
tivo ordine, cioè ì vescovi il piviale,
i preti le pianete, e i diaconi le
dalmatiche , colle particolarità de-
scritte al numero !j, per la Cappella
della Purificazione. Gli altri , nella
sala ducale, assumono i paramenti
bianchi, e le cotte quelli indicati
nella detta cappella, e processione
che qui descrivesi; e la cappa quelli,
che non hanno 1' uso de' paramenti
sagri. Qualora il Papa non inter-
venga, i penitenzieii non vi hanno
luogo, e i Cardinali incedono in
vesti, cappe rosse, e scarpe nere
allo stallo dell'altare Papale, non
adunandosi nella camera de' para-
menti. Prima però ciò facevano nella
solennità, in cui dovean celebrare
il Pontificale , discendendo proces-
sionalraente nella basihca vaticana,
per la sala, e per la scala regia.
Dopo la croce venivano il sagro
Collegio, i patriarchi, i vescovi ec.
Se poi il Papa soltanto assiste, la
processione si parte pure dalla caine-
CAP
n
ra grande de' paramenti coi Cardinali
in cappa. Celebra nel detto caso la
messa il Cardinal decano del sagro
Collegio, o il Cardinal vescovo più de-
gno, il quale poi amministra la ss. Eu-
caristia ai Cardinali diaconi, che si re-
cano all'altare a riceverla in cappa
sciolta, sulla quale i cerimonieri pon-
gono la stola bianca alla diaconale.
Dopo la messa, se non evvi la so-
lenne benedizione, con indulgenza
plenaria, il celebrante pubblica dal-
l' altare la parziale indulgenza di
cinquanta anni.
Descrizione della processione, colla
quale il Papa viene portato e
accompagnato in sedia gestatoria
dalla sala ducale , all'altare di
s. Pietro y e posti che occupano
lutti quelli, che descriveremo nel-
la processione.
La processione pertanto si parte
dalla sala ducale , e per la sala , e
scala regia , e pel portico vaticano
entra nella basilica per la porta
principale. Si compone de' seguen-
ti personaggi , che procedono due
a due.
Un maestro di cerimonie , coi pro-
curatori di collegio , colle cappe
nere, e due svizzeri.
Predicatore apostolico , e confessore
della famiglia Pontificia, coll'abi-
to religioso.
Procuratori generali degli Ordini re-
hgiosi, co' rispettivi abiti.
Bussolanti, in vesti, e cappe rosse.
Gioielliere de' sagri palazzi apostoli-
ci, in abito da città, e spada al
fianco, a lato del prezioso triregno
portato da un cappellano comune
in cappa rossa, con pelli d' ar
inellini ; con due svizzeri. Depo-
nesi quel triregno sulla mensa del-
l'altare Papale dalla parte dell' e-
12 CAP
pistola, ed il gioielliere rimane
alla sua custodia.
Cappellani comuni in vesti e cappe
rosse con armellini , colle mitre
preziose Pontifìcie.
Due Cuisori Pontifìcii in abito ne-
ro, e sopra na violacea, colle maz-
ze di argento.
Aiutanti di camera, in vesti, e cappe
rosse colle pelli di armellini.
Cappellani comuni, in vesti e cappe
rosse, foderate di pelli di armellini.
Chierici segreti, in vesti e cappe ros-
se foderate di armellini.
Cappellani segreti d' onore, e parte-
cipanti in vesti e cappe rosse, col-
le pelli di armellini.
Avvocati concistoriali, con cappe pao-
nazze, foderate di pelli d'armellini.
Camerieri di onore, soprannumera-
ri, e segreti in vesti e cappe ros-
se colle pelli d' armellini.
Cantori Pontifìcii in sottana e fascia
di setta paonazza, e cotta, coi li-
bri del coro , alcuni de' quali per
altro sogliono recarsi direttamen-
te nel coro.
Abbreviatori di parco maggiore, in
cotta e rocchetto.
Votanti di segnatui'a in cotta e roc-
chetto.
Chierici di camera in cotta e roc-
chetto, avendo ai fìanchi due Pon-
tifìcii cursori, come i precedenti.
Uditori di Rota, in cotta e rocchet-
to , col p. maestro del sagro pa-
lazzo coir abito di proprio Ordine
de' predicatori.
Due cappellani segreti, colle vesti e
cappe rosse foderate di armellini,
colle due mitre usuali del Papa,
preziosa, e di lama d'oro.
Maestro del sagro ospizio , col suo
abito. É però soltanto dopo il
Pontifìcale, eh' ei prende questo
luogo, dappoiché prima della sua
celebrazione, ed innanzi che la
GAP
processione giunga all'altare Pa-
pale, egli, accompagnato dalle sue
cappe nere, e da due svizzeri, va
al suo luogo, come fa nelle cap-
pelle ordinarie. Appresso a lui
debbono andare i camerieri segreti
soprannumerari e di onore, di
spada e cappa.
Votante di segnatura, in cotta e
rocchetto, col turibolo, e la navi-
cella dell' incenso.
Uditore di Rota suddiacono aposto-
lico, in tonacella bianca, colla cro-
ce Pontifìcia astata , e però anti-
camente chiamavasi Subdiaconus
de cruce. Cammina egli in mezzo
a sette candellieri dorati, con sette
cerei accesi ed ornati con arabe-
schi di talco e carte colorate, e
sostenuti da sette votanti di se-
gnatura in cotta e rocchetto, sup-
plendo in mancanza loro gli ab-
breviatori, i referendari di segna-
tura, egualmente in cotta e roc-
chetto , e non completandosi il
numero, subentrano i cappellani
comuni, siccome accoliti cerofe-
rari.
Due maestri ostiari , virga rubea ,
vestiti di sottana , e di fascia di
seta paonazza e mantellone di
saia di egual colore, che, come
custodi della croce Papale, seguo-
no r uditore di Rota il quale la
porta, e la collocano poscia al
suo sito al lato del vangelo , re-
stando in piedi presso la medesi-
ma, mentre l'uditore siede vicino
al primo gradino dell'altare.
L'uditore di Rota , che fa da sud-
diacono latino, parato di tonicella
bianca, in mezzo al diacono e
suddiacono greci, i quali sogliono
talvolta essere alunni o di quel
collegio, o di Propaganda.
Penitenzieri di s, Pietro colle pia-
nete di damasco bianco, e berret-
GAP
ta nera, che tengono in cnpo fino
air ingresso della basilica, e poscia
in mano.
Abbati mitrati , col commendatore
di s. Spirito, in piviale di dama-
sco bianco con trine d' oro, e mi-
tre di tela bianca.
Vescovi non assistenti al soglio, con
piviali di lama d'argento, con
tiine d' oro e mitre di tela bian-
ca , fra' quali quelli orientali per
le ordinazioni, e Pontificali in Ro-
ma del loro rito, vestiti secondo
la loro liturgia.
Vescovi assistenti al soglio vestiti
come i precedenti , e similmente
lo sono i seguenti
Arcivescovi assistenti al soglio.
Patriarchi.
Cardinali dell'ordine de' diaconi, col-
le dalmatiche bianche , ricamate
d'oro, fiocchi simili e mitra di
damasco, che portano pure tutti
gli altri Cardinali, a' quali seguo-
no i caudatari colla cotta, e velo
bianco per la mitra, procedendo
ai loro fianchi due altri cursori
Pontificii colle mazze di argento,
oltre la guardia svizzera.
Cardinah preti colle pianete bianche
ricamate d'oro.
Cardinali vescovi suburbicari co' pi-
viali di lama d' argento, con trine
e fì-angie d'oro, e pigne di perle
nel formale.
Conservatori di Roma, e priore dei
capo-rioni vestiti di rubbone, pro-
cedendo in mezzo il senatore di
Roma in rubbone.
Governatore di Roma in cappa con
fodera d'armellini bianchi, e alla
sua sinistra il principe assistente
al soglio in abito nero da città ,
avente il mantello di seta nera
ricoperto di merletti di egual co-
lore,
precedono la sedia gestatoria portata
GAP i3
da dodici palafrenieri, e sediari, rego-
lati dal loro decano, co' soliti vestia-
ri e zimarre di panno rosso, della
forma dei mantelloni, i camerieri se-
greti secolari di spada e cappa iti
abito di città , e collane al collo, qua-
lora non incedano avanti la croce;
il foriere maggiore, ed il caval-
lerizzo maggiore , con abiti da cit-
tà, e nobili mantelli di seta ne-
ra, ricoperti di merletti simili, in-
vigilando il primo sulla sedia ge-
statoria, ove è asceso il Papa nella
sala ducale; i due prototiotari apo-
stolici, e i due uditori di Rota, in
cotta e rocchetto, che debbono sos-
tenere la falda , cioè i protonotari
nell'accesso e recesso, e gli uditori,
da quando il Papa alzasi dal genu-
flessorio, sino al termine della fun-
zione. Indi pure in cotta, e rocchet-
to, colle sottane e fascie paonazze,
che usano in tutte le funzioni, in-
cedono i due primi maestri delle
cerimonie Pontifìcie. Seguono i due
Cardinali diaconi assistenti , e in
mezzo il Cardinal diacono ministran-
te colle loro dalmatiche ; ma il Car-
dinal decano, od altro Cardinal ve-
scovo o più anziano , vestito come
gli altri suburbicari , che dovendo
far da vescovo assistente ha assunto
un piviale piti ricco, va innanzi nel
luogo che gli compete fra i col leghi.
Precedono inoltre, e circondano la
sedia gestatoria , colle uniformi , e
colle monture di gala, il capitano e
gli uflìciali della guardia svizzera ,
alcuni individui della quale co' loro
spadoni figurano i cantoni cattolici;
i comandanti esenti della guardia
nobile, la quale sta in due ale schie-
rata fra le colonne dell'altare Pa-
pale , e i banchi de' Cardinali ; il
generale comandante le truppe Pon-
tificie, col di lui aiutante maggiore,
e i Pontificii cultori, e mazzieri, i
i4 CAP
quali vestono di nero con ispada al
fianco con bragiuole di merletto, e
hoernia di panno violaceo, trinata
di velluto. A' Iati della sedia ge-
statoria due camerieri segreti, colle
cappe rosse con armellini sostengo-
no i flabelli , e le otto aste del bal-
dacchino bianco (sotto cui va il Som-
mo Pontefice, che siede sulla sedia
gestatoria e benedice il popolo) ven-
gono portate da otto referendari di
segnatura in mantelletta e rocchet-
to, indumento, onde coprousi soltan-
to in questa occasione, benché non
sia stato ancora loro accordato. Die-
tro la sedia gestatoria, invigila an-
che il bussolante sotto-foriere in cap-
pa rossa , acciocché sia portata in
piano, e sempre ad un modo egua-
le. Vengono appresso i seguenti per-
sonaggi.
11 decano della Rota in cotta e roc-
chetto, portando la mitra usuale
del Papa , e perciò anticamente
gli pendeva dal collo un velo bian-
co, fra due camerieri segreti che
devono sostenere Io strascico delle
falde, con vesti e cappe rosse con
armellini; cappe egualmente por-
tate dall'archiatro Pontificio, e dal
primo aiutante di camera, che è
seguito da uno scopatore segreto
in sottana di saia paonazza, fascia
di seta di egual colore, e boera ia
di panno violaceo trinata di vel-
luto, più corta di quella de' maz-
zieri.
Uditore della camera , il tesoriere,
ed il maggiordomo, in cappe con
armellini.
Protonotari apostolici partecipanti ,
ed onoiari, in cappe con armel-
lini.
Reggente della cancelleria, se vi è,
in cappa con pelli d' armellini.
I generali degli Ordini religiosi co-
gli abiti propri del loro istituto.
CAP
Due svizzeri chiudono la processio*
ne, che viene regolata dai cerimo-
nieri Pontificii, i quali in questa ed
altre solennità, oltre la cotta, assu-
mono la soltana e fascia rossa, men-
tre nelle funzioni ordinarie portano
la sottana, e fascia paonazza sotto
la cotta.
Procedendo in tal modo questa
magnifica, e maestosa processione,
il capitolo di s. Pietro si trova schie-
rato nel portico della basilica, dove
sono pure i capotori, e i granatieri col-
le bande loro musicali, ed i tamburi.
Alla testa del capitolo, oltre il vica-
rio di esso in mantelletta, evvi il
Cardinal arciprete in cappa con ar-
mellini, che vestito poi de' paramenti
secondo l' ordine a lui conveniente,
prende il luogo che gli spetta. Pas-
.sando il Papa avanti il capitolo, lo be-
nedice, ed in mezzo al suono giulivo
delle campane, de' tamburi, e de' mi-
litari strumenti, egli entra nella por-
ta maggiore della basilica, e mentre
i cantori vaticani cantano il versetto :
Tu es Petrus, prosiegue, per la na-
vata di mezzo, ove fino all'altare
Pontificio sono pure qui schierali da
ambedue le parti i granatieri, i capo-
tori, la guardia civica scelta e gli
svizzeri. A poco a poco che giun-
gono gl'individui componenti la pro-
cessione, avanti 1' altare del ss. Sa-
gramento esposto con gran copia di
lumi, lo adorano genuflettendosi e
scuoprendosi lutti il capo. I Cardi-
nali prendono luogo ai banchi la-
terali coperti d'arazzi, ed il Papa
sceso dalla sedia gestatoria, avendo'
gli levato il Cardinale secondo dia-
cono il triregno, si reca al genufles-
sorio coperto di damasco bianco
guarnito d' oro come sono i cu-
scini.
Non sarà inutile di qui avvertire
che r adorazione del .ss. Sagramenlo
CAP
talvolta dai Papi si fece anche do-
po la Funzione, e talora non prima,
ma solo dopo di essa. Di fatti si ha
che nel 1718, Clemente XI, nel Pon-
li(ìci\le di Pasqua, adorò il Sanlissi-
mo dopo r ostensione delle reliquie
in s. Pietro ; e per 1' Ascensione fe-
ce altrettanto nella basilica latera-
nense, dopo aver orato avanti le te-
ste de'piincipi degli apostoH, ciò che
eseguì pure per la cappella di s. Gio:
Battista. Ed Innocenzo XI li, nel 1728,
dopo aver assistito nella chiesa del-
la Minerva alla Cappella dell' An-
nunziata, passò ad adorare Gesii Sa-
gramentato : indi nella basilica vati-
cana, pel vespero della festa de' ss.
Pietro e Paolo, lo adorò prima e
dopo la funzione. Fattasi pertanto
dal Pontefice breve orazione innan-
zi il Venerabile esposto fra copiosi
lumi, la processione si avvia all' al-
tare Papale, ed il Pontefice ripreso
per opera del Cardinal primo dia-
cono il triregno, risale nella sedia
gestatoria, e giunto avanti l'altare,
ora alquanto sul genuflessorio, ma
senza il triregno.
Riguardo ai posti presi da ognu-
no de'summentovati nel Pontificale,
sebbene sia la maniera quasi egua-
le a quella per la distribuzione dei
posti per la cappella della Cattedra
di s. Pietro, come si trattò al n. 4,
pure per alcuni, che in quella non
hanno luogo, qui ne faremo la de-
scrizione. Al trono grande, sotto il
baldacchino siede il Papa, aven-
te ai lati i due Cardinali diaconi
assistenti; a sinistra sta in piedi il
primo cerimoniere, e sopra un i-
gnudo faldistorio siede il Cardinal
vescovo assistente, stando in piedi
alla destra il principe del soglio.
Suir istesso ripiano del trono dall' u-
na, e l' altra parte, siedono i pa-
triarchi, gli arcivescovi, e vescovi a«-
CAP i5
disienti al soglio. Nel penultimo gra-
dino, dalla parte davanti, gli udito-
ri di Rota, il p. maestro del sagro
palazzo, i chierici di camera, i vo-
tanti di segnatura, e gli abbreviato-
ri del parco maggiore; ma qualora
tutti non potessero avervi luogo, sie-
dono nel penultimo gradino del tro-
no di terza, eretto vicino all' altare
Papale, dalla parte dell' epistola, o-
Te, come si dirà, il Papa prende i
paramenti della messa. Dal lato de-
stro del trono, e al secondo gradi-
no, siede il senatore, ed al terzo gra-
dino siedono i tre conservatori, e
priore de' capo-rioni , e gli avvocati
concistoriali più sotto; mentre dalla
parte opposta, siede il decano della
Rota fra i due camerieri segreti deU
la falda.
Da ambedue i lati del presbite-
rio vi sono vari banchi ; nel primo
a destra <lello stesso trono stanno i
Cardinali vescovi, e preti ; nel secon-
do i vescovi non assistenti, gli ab-
bati mitrati, compreso il commen-
datole di s. Spirito, ed i peniten-
zieri vaticani. Nel primo banco poi
alla sinistra, hanno luogo i Cardina-
li diaconi, e que' Cardinali preti, che
non capivano nel proprio posto; nel
secondo il governatore di Roma, l'u-
ditore della camera, il tesoriere, il
maggiordomo, i protonota ri aposto-
lici partecipanti, ed onorari, col reg-
gente della cancelleria se vi è; nel
terzo banco siedono i generali, e pro-
curatori generali degli Ordini religiosi,
il predicatore apostolico, il confessore
della famiglia Pontificia, e i procu-
ratori di collegio. Al termine final-
mente di questi banchi in piedi stanno
il maesti'o del sagro ospizio, ed i ca-
merieri segreti partecipanti sopran-
numerari, e di onore, i cappellani se-
greti, e di onore, i chierici segreti,
i cappellani comuni e gli aiiitan*
i6 GAP
ti di camera siedono a gradini del-
l'altare Pontifìcio, incominciando i
primi dai^li ultimi gradini di esso,
prendendo il primo luogo, in cot-
ta e rocchetto il canonico altarista
di s. Pietro, e quindi successivamen-
te secondo i gradi i suddetti, seden-
do ai gradini posteriori i bussolanti.
Da ambedue i lati del presbiterio,
vi sono delle tribune pei nobili fo-
restieri. A. sinistra, e in vicinanza del
trono stanno quelle pei sovrani , e
dicontro all' altare e sua confessio-
ne lateralmente si erigono palchi per
le dame : luoghi tutti custoditi dai
camerieri segreti di spada e cappa,
dai bussolanti, e dagli svizzeri. Ag-
giungiamo qui, che suir altare Papa-
le si pongono i triregni, e le mitre,
e eh' esso viene decorato da sette
candellieri (Vedi), oltre le statue dei
principi degli apostoli. Stanno sugli sca-
lini due candelabri, le candele dei
quali, in uno a quelli de' candellie-
ri, che sono collocati snlla balau-
.stra della confessione, e dello stesso
altare, sono di cera bianca. Però quel-
le de' sette candellieri sono ornate di
talco, e di carte colorate. Francesco
Cancellieri fa un' erudita descrizione
tanto dei sei candellieri dell' altare,
che della croce, delle statue, e dei
due candelabri , nella Descrizione
de^ tre Pontificali e della sagra sup-
pellettile in essi adoperata, Roma.
i8r4 a pagina 94 e seguenti. Noi
tuttavia ne daremo una succinta de-
scrizione al n. 3o, nel vespero Pa-
pale per la festa de' principi degli
Apostoli, dicendo ad un' ora come
sono ornati la confessione e 1' alta-
re. Il cereo pasquale si tiene acce-
so sopra un candelabro situato pres-
so la colonna, che sostiene il bal-
dacchino, dalla parte del vangelo,
presso cui evvi la credenza segreta
del Papa con V acqua e il vino per
GAP
la messa, nonché il boccale, e baci-
le per la lavatura delle sue mani.
Alla parte opposta evvi una secon-
da credenza pel Cardinal diacono
ministrante, con diversi arredi sa-
gri, ed uria terza ve n' ha pel sagri-
sta. Di tali cose si tratterà nondi-
meno in progresso.
Ubbidienza prestata al trono di
terza al Papa dai Cardinali, dai
patriarchi, arcivescovi, vescovi, ab-
bati mitrati, e penitenzieri di s.
Pietro. Canto dell' ora di terza,
e paramenti Pontificali presi dal
Papa per celebrare la messa.
Alzatosi il Pontefice dal genuflesso-
rio, recasi al soglio eretto dalla par-K
te dell'epistola, senza baldacchini,
con riquadro di velluto rosso con
trine e frangie d'oro, colla coltre del
dossello, e colla coltrina della sedia
di lama d'argento, insieme a' rica-
mi de' fiori d' oro, ed agli stemmi
Pontificii all' estremità superiori del-
le fascie. Postosi a sedere il Ponte-
fice in questo trono, colla mitra di
lama d' oro in testa, e fra i due
Cardinali diaconi assistenti, riceve
all' ubbidienza tutti i Cardinali, i
quali portando la mitra in mano,
col berrettino rosso dentro, gli ba-
ciano la mano sotto 1' aurifrigio del
manto, e fatte le solite riverenze,
tornano a' loro posti, ove stanno in
piedi, finché non abbiano finito di
prestar quest' omaggio tutti i Cardi-
nali diaconi. Quando si mettono a
sedere, secondo il rito usato allor-
ché celebra il Pontefice, salgono al
trono a rendere ubbidienza i patriar-
chi, arcivescovi, e vescovi assistenti,
e non assistenti al soglio, che genu-
flessi gli baciano il ginocchio, se-
guiti dal commendatore di s. Spi-
rito, dagli abbati mitrati e da'pe-
GAP
iiitenzieri , i quali gli baciano in
ginocchioni il piede, facendo tre ge-
nuflessioni, una nel salire i gra-
dini del trono, Taltia all' orlo del
ripiano, e l'ultima quando, alza-
tisi dal bacio del piede, si pro-
strano prima di partire dal ripia-
no slesso.
Terminata questa cerimonia , al
Papa vien levata la mitra , si alza
in piedi , e, detto segretamente il
Pater noster, e V A^'e Ilaria, dà
principio all'ora di terza , ìntuo-
nando Deus in adjutoriuni menni
intende^ a cui rispondono i cantori
del coro, eretto appositamente in
faccia al medesimo trono , sotto la
loggia , ove si espone la coltre dei
ss. Martiri. Il Papa postosi dipoi a
sedere con mitra in capo, legge i
salmi, e le orazioni preparatorie per
la messa , dopo di che prende gli
abiti Pontificali. È da avvertirsi, che
tutte le volte nelle quali legge il
Pontefice, un patriarca o arcivesco-
vo assistente al soglio sostiene il li-
bro ; ma quando canta è sorretto
dal Cardinale vescovo assistente, te-
nendo sempre la candela un patriar-
ca, o arcivescovo assistente al trono.
Un cerimoniere va a prendere un
aiutante di camera del Papa, vesti-
to in cappa rossa con fodera di ar-
mellini, e coli* uditoi-e di Rota mi-
nistrante, che dee cantare l'episto-
la, insieme all'accompagnamento di
due mazzieri, i quali restano genu-
flessi a pie del soglio, ed ascendono
sul ripiano. Ivi genuflettendosi avanti
il Papa, SI l'aiutante, che l'udito-
re , il primo gli leva le scarpe bian-
che crocigere usuali , e aiuta il se-
condo a calzare i sandali, e le scarpe
pel Pontificale. Quelli e queste sono di
seta bianca con ricchi ricami d' oro.
Fatta poscia la genuflessione, tutti tor-
nano a'propri luoghi. Siccome ncH'uf-
VOL. u.
GAP 17
fizio di questo tempo non si dicono
ne inni, ne capitoli, cosi nell' oia di
terza , il Papa si alza dopo i tre
salmi all' antifona, Ilaec dies, finita
la quale siede, depone la mitra, ed
alzatosi nuovamente, canta in piedi
il Dominus yobìscum, cui risponde
il coro, e r orazione , ove i canto-
ri dicono Àmen. E detto di nuovo
Dominus vohiscum, etc, termina ter-
za, col Benedicamus Domino detto
dai due soprani anziani, risponden-
do gli altri cantori Deo gratias^
mentre il Papa dice sotto voce Fi'
deliuni aniniae, etc.
Segue la prima lavanda delle ma-
ni del Pontefice coli' acqua, che gH
vien somministrata dall' ultimo dei
laici nobili , i quali hanno luogo in
Cappella , cioè d'ordinario dal prio-
re de' capo-rioni, o dal maestro del
sagro ospizio , che a tal effetto da
un cerimoniere insieme ad un udi-
tore di Rota e da un chierico di
camera è condotto alla credenza del
Papa, ove il bottigliere o creden-
ziere vestito con abito da città gli
pone sulle spalle un velo di seta
bianca , con un merletto d' oro , e
glielo lega avanti al petto con fet-
tuccia, e datogli tra le mani un ba-
cile con boccale dorato con acqua,
lo ricuopre col medesimo velo. Al-
l'uditore di Rota il credenziere con-
segna un grembiale di lino bianco
ornato con merletto, con fettuccie di
seta , per cingere il Papa mentre si
lava le mani, ed al chierico di ca-
mera è dato un pannolino di tela
egualmente con merletto, su di un
piatto dorato. Partiti questi co' due
mazzieri, che sono di guardia alla
credenza, e giunti tutti a pie del
trono, i due mazzieri vi rimangono
genuflessi , e gli altri arrivati sul
ripiano si pongono in ginocchioni. E
dopoché i' uditore di Rota ha cinto
2
iS CAP
il grembiale al Papa , il priore dei
capo-rioni, o il maestro del sagro
ospizio senza spada, versa l'acqua
$ulle di lui mani, mentre il chieri-
co di camera gli presenta il panno-
lino per asciugarsele. Ciò fatto, ri-
presosi dall' uditore il grembiale , e
fatta da tutti la genuflessione , ri-
tornano alla credenza Pontificia, a
depositarvi le descritte cose, dopo
di che vanno a' propri luoghi. V.
Lavanda delle mani.
Indi il Cardinal diacono ministran-
te , che dee cantare il vangelo , si
reca al trono di terza, e leva al
Pontefice la mitra, il formale, il pi-
viale, e la stola bianca, che conse-
gna al cerimoniere , il quale passa
i detti arredi, e paramenti al sotto
sagrista, che li porta alla credenza
del sagrista. Questi intanto dall' al-
tare Papale, ove sono stati disposti
lutti gli arredi, e le vesti Pontificali,
di cui trattasi individualmente a' ri-
spettivi articoli, li consegna a' se-
guenti prelati, che con ordine sue*
cessivo li portano al trono, premes-
sa la genuflessione prima di ascen-
dervi, e stando genuflessi nell'atto,
tihe si presentano al detto Cardinal
diacono, cui tocca vestire il Papa ;
ed è perciò, ch'egli prende dalle
mani dell' accoHto votante di segna-
tura il succintorio, il quale antica-
mente serviva per sostenere la borsa,
detta saccone, che il Papa portava
per fare limosine, da cui pende,
come una specie di manipolo. Di
esso cinge il Papa sotto l'altro cin-
golo usuale, in maniera, che il
.succintorio resti alla di lui sinistra ,
dipoi gli toglie l'altro cingolo ordi-
nario, e lo consegna al sotto sagrii>ta.
Quindi gli mette la croce pettorale,
e il fanone, eh' è un velo doppio di
spta sottile, tessuto di quattro colo-
ri , con gallonciuo d" oro. il quale de-
GAP
ve restare in mezzo al petto. 11 Papa
lo suole adoperare quando celebra
pontificalmente, ponendolo sopra le
spalle dopo il camice. E siccome è
doppio, una parte, eh' è l'inferiore,
resta sul camice, e T altra se la tiene
in testa in forma di cappuccio, fin-
ché abbia terminato di pararsi. Al-
lora lo porta a guisa di mozzelta
sulla pianeta, sovrapponendovi, come
diremo, il Pontificio pallio. Dopo il
fanone, il menzionato Cardinal dia-
cono ministrante impone al Ponte-
fice la stola , la tonicella , la dal-
matica, i guanti, la pianeta, il pal-
lio che ferma con tre spilloni gio-
iellati, ne' quali ricordanti i tre chio-
di di Gesù crocefisso ; poi gli pone in
testa la mitra, ed indi il medesimo
Cardinale prende immediatamente il
manipolo, ed il Cardinal vescovo assi-
stente pone nel quarto dito della
mano destra del Papa l'anello pon-
tificale, e gli presenta la navicella, af-
finchè metta e benedica l' incenso nel
turibolo, sostenuto dal decano de* vo-
tanti di segnatura. Tutti i suddetti
paramenti , ed arredi sagri , nel mo-
do suindicato sono presentati dagli
abbreviatòri di parco maggiore, dai
votanti di segnatura, e dai chierici
di camera , ed in loro mancanza sup-
pliscono i referendari di segnatura, ed
anco i cappellani comuni accoliti
ceroferari in sottana, e fascia pao-
nazza e cotta. V, Nicolò Antonelli,
»> De Commemoralioile Romani Pon-
" tificis in publicis supplicationibus,
« et sacrosancto missae sacrificio apud
>» graecos, Romae 1746; " Dameaico
Giorgi, *' Gli abiti sagri del Som-
'> mo Pontefice in alcune solenni
« funzioni della Chiesa, Roma 1724,
« et de liturgia Romàni Pontificis in
»i solemni oelebratione missarum ,
Romae 1731, 174^; i744"
CAP
P/'Ocessione del Papa dal trono di
terza al f altare : introito della
messa j incensazione dell' altare ,
passaggio al irono grande ^ e
tanto del Gloria ^ delf Epistola ^
del y angelo, e .del Credo.
Vestitosi il Sommo Pontefice dei
sagri paramenti della messa, scende
dal trono di terza, su cui più non
risale, e viene preceduto dai seguen-
ti personaggi; cioè dal decano dei
votanti di segnatura turiferario, dai
sette accoliti co' candellieri , ad un
col suddiacono uditore di Rota che
porta la croce, dal suddiacono lati-
no, che porla il libro del vangelo,
in cui è incluso il manipolo che
poi dovrà imporre al Papa, fra il
diacono, e suddiacono greci , dal Car-
dinal diacono del vangelo, dal Car-
dinal vescovo assistente. Inoltre è
accompagnato dai due Cardina-
li diaconi assistenti , e servito da
due uditori di Rota, che sostengono
le fimbrie della falda, e dal primo
maestro di cerimonie. Lo seguono
i due camerieri segreti assistenti ,
che sorreggono Io strascico della
làida, e della sottana, il decano
della Rota ministro custode della
mitra usuale, i patriarchi, arcive-
scovi , e vescovi assistenti al soglio.
La processione si avvia verso il trono
grande, e voltando a mano destra,
giunge il Papa al fine del banco
de'Cardinali diaconi, ove, dalla parte
verso l'altare, stanno i tre ultimi
Cardinali preti, i quali gli vanno
incontro, e fattagli profonda rive-
renza, uu dopo l'altro sono ammessi,
prima al bacio del volto, e poi del
petto, ovvero a un doppio amplesso.
In essi sono rappresentati i santi re
nìagi allorché si recarono ad ado-
iaie Gesù bambino, coànc interpretò
CAP 19
Innocenzo III, e ne'due baci le due
nature, che nel divino infante con-
fessarono, come spiegò il cerimoniere
Chiapponi. Altri però riconoscono
in questo rito una pubblica dichia-
razione di quella carità inculcata
dal Redentore, dicendosi in s. Mat-
teo, cap. 5. » Si ofFers munus tuuni
>. ad altare, et ibi recordatus fue-
»» ris, quia frater tuus habet aliquid
« adversum te, relinque ibi munus
» tuum ante altare, et vade prius
« reconciliari fratri tuo, et tunc
« veniens ofFeres munus tuum. " E-
guale a questo è l'altro antico rito,
col quale il primicerio della scuola
de' cantori incontrava il Pontefice
uscendo dal segietario, col baciargli
la spalla dritta, per denotare l'an-
gelo, che annunziò a' pastori la na-
scita di Gesti.
Tornati i tre Cardinali a' loro
stalli, prosegue il Papa a camminiire
verso l'àltarcj ed appiè de' gradini
si ferma , dove levatagli dal Cardi-
nal ministrante la mitra, col segno
della croce incomincia la confessione,
e assoluzione, mentre quelli che por-
tavano il turibolo, e i candellieri ,
posando sulla mensa questi arredi ,
vanno ai loro posti; ma la ci"Oce
si colloca dal lato del vangelo pres-
so l' uditore di Rota portatore di
essa. Sta pertanto a destra del Pon-
tefice il Cardinal vescovo assistente,
e a sinistra il Cardinal diacono mi-
nistrante, ed entrambi gli rispon-
dono, e dietro ad essi i Cardinali
diaconi assistenti, con tutti gli altri
del seguito descritto, che fanno a
vicenda la confessione, come tutti
gli astanti della Cappella. Quando
il Papa dice V Indidgcnliatìiy il sud-
diacono ministrante, il quale eia
genuflesso dalla parte del vangelo,
gli mette il manipolo nel bracdtì
sinistro. Frattanto dai contralti s' iiè
20 CAP
toua r introito, col salmo Domine,
probasti me, e si replica finche il
Papa sia salito all'altare. Allora si
canta il Gloria Patri , e il Papa ,
con tutti gli altri , china la testa.
Poi detto il Sicut erat adagio, e la
replica dell' introito, s' incominciano
i Kyrie. H Pontefice bacia l' altare
in mezzo, e il libro degli evangeli,
presentatogli dal suddiacono, e sos-
tenuto dal Cardinal vescovo assi-
stente, pone r incenso nel turibolo,
e fa le incensazioni, dopo le quali,
presa la mitra, viene egli pure in-
censato tre volte dal Cardinal dia-
cono , che poi viene ammesso al
bacio della guancia sinistra, e del
petto, come segue in appresso an-
che pegH altri due Cardinali diaco-
ni assistenti.
Ciò terminato, il Pontefice passa
dall'altare, ove resta il Cardinale
diacono dalla parte dell'epistola, al
magnifico e grandioso trono con
baldacchino, che sta agli scalini del-
l'altare della cattedra. Composto è
quel nobilissimo baldacchino di un
gran panneggiamento di velluto ros-
so, con trine, ricche frangie, e cor-
doni d'oro sostenute da alcuni an-
geli pure dorati, mentre altri sosten-
gono le chiavi e il triregno: inol-
tre sono i suoi fregi decorati delle
Pontificie armi, ed il riquadro, o
fascie della coltre (la quale é di
lama d'argento) ha i fiori ricamati
in oro, essendo simile quella coltre
alla coltrina della sedia. I due lati
poi del trono sono parati con da-
maschi rossi , ed ornati con trine,
e frangie d'oro. Giunto il Papa al
trono , col solito accompagnamen-
to dei Cardinal vescovo, dei Car-
dinali diaconi assistenti, degli udi-
tori di Rota, sostenitori delle fìmbiie
della falda, e de' camerieri segreti
sostenitori del di lui strascico, nonché
CAP
de* patriarchi , arcivescovi, e vescovi
assistenti al soglio, quivi resta, ed
in piedi senza mitra (che consegnasi
al decano della Rota) legge l'introito,
e poi dice cogli assistenti i Kyrie.
Poscia intona il Gloria, in excelsis,
alzando le mani, che riunisce quan-
do dice Deo, e prosiegue il Gloria
in piedi con tutti gli astanti. Dopo
il Gloria mettesi a sedere colla mi-
tra in capo, e col grembiale bianco
di seta ricamato d'oro sulle ginoc-
chia datogli da un chierico di ca-
mera , che perciò va poi a sinistra
del decano della Rota, finché i can-
tori finiscono il canto dell' inno an-
gelico , chinando soltanto il capo
tutte le volte, che si nomina il no-
me di Gesù, aìV Adoranius te j al
gralìas agi/nus tibi^ e al suscipe df-
precalionem nostram. Tutti siedono
ne' luoghi suddescritti, e il Cardinal
diacono ministrante siede con mitra
in capo sopra il ripiano dell'altare
su d' uno sgabello dalla parte del-
l'epistola, il che ripete allorché si
canta il Credoj avendo sempre vi-
cino in piedi un maestro di ceri-
monie, e lateralmente il suo cau-
datario. Il suddiacono ministrante
sta sui gradini dell' altare, tra il
diacono, e suddiacono greci. Termi-
nato il canto del Gloria^ tutti si
alzano quando il Papa dice Pax vo-
bis, ed all'orazione, cui il coro rispon-
de prima et cum spirita tuo, e poi
Amen. Indi il Pontefice si rimette
a sedere, e ripiglia la mitra, e il
grembiale, che forma come un fini-
mento della pianeta, essendo dello
stesso colore e drappo, e che è con-
segnato, come si disse, a un chierico
di camera , quando il Papa non
siede; deesi però avvertire, che tal
grembiale è diverso da quello di
lino che pone al Papa altro chierico
di Camera allorché si lava le mani.
GAP
In appresso il suddiacono latino
ministrante, servito da un cerimo-
niere vicino al trono ove il Papa si
è vestito, canta V epistola latina , e
quando V ha terminata, si ferma
nello stesso luogo per aspettare, che
sia cantata la stessa epistola in lin-
gua greca dal suddiacono greco, per
andar poi ambedue, il primo alla
destra, e il secondo alla sinistra, a
baciare il piede al Papa. I cantori
intonano subito con canto andante
il graduale, e il Pontefice legge se-
dendo r epistola, e il graduale. Poi
segnando colla croce il libro, la
fronte, le labbra, e il petto, legge
il vangelo, mentre il coro canta la
sequenza , Victìmce Pascila li, del
celebre Matteo Simonelli. Il Cardinal
diacono ministrante parte dall'alta-
re, ove precedentemente avea letta
r epistola, ed aveva collocato nel
mezzo della mensa il libro degli evan-
geli. Va dipoi al soglio a baciar la
mano destra del Papa, ed allorché
egli torna all'altare, il Cardinal ve-
scovo assistente presenta la navicella
al Pontefice, che mette V incenso
nel turibolo sostenuto dal decano,
o dal più anziano de' votanti di se-
gnatura. Giunto air altare il Cardi-
nal diacono, ed ivi genuflesso, dice
Munda cor menni , poi si alza, e
prende il libro, ed avendo alla sua
sinistra il suddiacono latino, accom-
pagnato dai sette ceroferari coi can-
dellieri, e preceduto dal turiferario,
recasi al soglio ove, col capo chino,
dice Jubc^ Domine^ benedìcere , ed
il Papa sedendo risponde, Dominus
sit in corde tuo^ e lo benedice con
tre segni di croce, terminandosi dal
coro il secondo Allelujn. Quindi,
alzandosi tutti in piedi, il Cardinale
va al luogo del vangelo, ov'è situato
un leggio, che fa Je veci dell' am-
bone, e sopra cui pone il libro, che
CAP 21
il suddiacono latino sta in atto di
sostenere dalla parte opposta. Pre-
messo il Dominus i^obisciim, e Vlni-
tium s. Ei'angelìi, cui risponde il
coro, dopo la triplice incensatura,
canta il vangelo, segnandosi con
tutti gli astanti la fronte, la bocca,
e il petto, secondo l'uso antico ram-
mentato da Amalario. Finito l'evan-
gelo, risale all'altare, partono cin-
que accoliti, e ne restano due soli
presso il leggio, da cui si scosta il
suddiacono latino, sostenendo in ma-
no il libro aperto. Rimangono due
soli candellieri pel vangelo, che si
legge in greco, per riconoscere la
superiorità, e il primato della chiesa
latina sulla greca. A denotare per
altro l'unione delle due chiese, nei
Pontificali che celebra il Papa, sem-
pre cantansi l'epistola e il vangelo
in latino, ed in greco. Indi il dia-
cono greco, fatte le consuete genu-
flessioni, porta il libro del vangelo
in mezzo alla mensa dell'altare, poi
va a baciare il piede al Papa, e
tornato all'altare, genuflesso dice nel
proprio idioma, munda cor menni
ec. Alzatosi dipoi in piedi, prende
il libro del vangelo, e col suddia-
cono greco alla sinistra, torna al
soglio, assistito sempre da im mae-
stro di cerimonie. Ivi genuflesso do-
manda in greco la benedizione al
Papa, il quale gli risponde in lati-
no, e ricevuta la trina benedizione,
s' incammina al sito destinato per
cantar il vangelo in greco, rispon-
dendogli in quest' idioma al princi-
pio, e al fine il suddiacono greco,
che sta dietro al leggio. Quando lo
ha terminato, i due suddiaconi la-
tino e greco portano a baciare i
libii del vangelo al Pontefice. Il
turibolo, che ha servito per incen-
sare il vangelo, viene portato al
Cardinal vescovo assistente, il (p>ale
fti CAP
disceso a' piedi del trono, dà tre in-
censature al Papa.
Non dispiaccia che qui si spie-
giri il significato de' sette candellie-
ri portati da altrettanti accoliti apo-
stolici, ne' pontificali, e nelle proces-
sioni del Corpus Domini, e delle
canonizza/ioni, che celebra il Papa.
Il rito della Romana Chiesa, adot-
tato ancora da altre, di adoperare
sette candellieri nella messa ponti-
ficale vuoisi originato dall'uso in cui
anticamente in Roma, sette accoliti
di quel rione dove il Papa andava
a celebrare, lo precedevano con set-
te candelabri con candele accese
sino air altare, relativamente al nu-
mero de' sette rioni ecclesiastici, nei
quali era divisa la città. Significano
pertanto i detti candellieri, quelli
che in egual numero, e di oro de-
scrive neir Apocalisse s. Giovanni ;
non che i sette doni dello Spirito
Santo, di cui deve essere rivestito
U celebrante.
Molti Pontefici dopo il vange-
lo, imitando gli antichi predeces-
sori, massime s. Leone I, e s. Gre-
goiio I , recitavano una omilia ,
dopo la quale, cantato dal Car-
dinal diacono ministrante il Con-
fiteor, il Papa compartiva la bene-
dizione, a cui i cantori rispondevano
tre volte Amen, e subito intuonava
il Credo. Ora il Pontefice lo intona
dopo r incensazione, genuflette con
un ginocchio all' incarnalus est, e
tosto che ha finito di recitarlo, si
mette a sedere, ugualmente che
dopo il Gloria. Ripiglia la mitra,
e il grembiale, e, come superior-
mente dicemmo, chinando il capo
con tutti gli astanti quando il coro
canta Et iticarnatus est ec, genuflet-
tono quelli soli, che stanno in pie-
di , giacche gli altri tutti siedono
a' rispettivi posti indicati di sopra.
CAP
Uffizi del Cardinal diacono, del
suddiacono, del sacrista, dell' ac-
colito per lavare i vasi sagri, e
preparare la mensa al sagrifi-
zio. Ritorno del Papa all' alta-
re, e cerimonie per la pregusta-
zione delle ostie, da farsi dal sa-
gri sta, e del vino, e dell' accjua.
dal credenziere Pontificio. Incen-
sazione dell' altare, del sagro
Collegio, e degli altri assistenti.
Cantandosi dal coro Et incarna-
tus est, il Cardinal diacono mini-
strante, col suddiacono latino alla
sinistra, parte dall'altare facendo le
debite riverenze, ed ambedue, ac-
compagnati da un cerimoniere, si
recano ad una credenza a cornu epi-
stolae, ove stanno i cinque candellie-
ri, essendo gli altri due^ come dire-
mo, nell'altra credenza, ov'è il servi-
zio de' vasi d' argento dorato del
Cardinal diacono, che ivi si lava le
mani, facendo altrettanto il suddia-
cono. Quindi ritornano all' altare
preceduti da due mazzieri, e dal
cerimoniere, ed ascendono sulla pre-
della. Il Cardinal diacono passa al
lato del vangelo, ed il suddiacono
a quello dell' epistola, ed insieme
spiegano la sopratto vaglia sulla men-
sa dell' altare, la quale trovasi pie-
gata verso i candellieri. Essa è di
tela damascata, orlata di merletti
d'oro, da cui ancora è frammezzata ,
ed è volgarmente detta Tovaglia
dell' Jncarnatus, perchè si spiega
dopo il canto del medesimo. Il Car-
dinal diacono fermasi in mezzx),
voltato verso la croce, e il suddia-
cono scende per la parte anteriore.
Preceduto il suddiacono dai maz-
zieri , e assistito dal cerimoniere
va alla credenza detta del sagri-^
sta, situata parimenti dal lato del-
CAP
l'epistola, vicina all'altra menzionata
del Cardinal diacono, e sopra cui
«ranno gli altri due candellieri più
grandi portati in processione dagli
accoliti. Ivi gli viene da un ceri-
nrjoniere , o da un chierico della
cappella, legata dietro il collo con
t'ettuecie una tovagliola di seta bian-
ca ricamata d'oro, volgarmente chia-
mata davarola, pendente davanti al
petto, ed immediatamente piglia la
borsa, col corporale, entro cui sono
inclusi due purifìcatoi, con una sca-
tola d'argento, che contiene le ostie,
e che è posata sulla stessa borsa.
Porta elevata la borsa con ambe le
mani, e fa ritorno all'altare collo
stesso accompagnamento de'mazzieri,
e del cerimoniere. Fermatosi poi
sulla predella dalla parte dell'epi-
stola, presenta la borsa al Cardinal
diacono, il quale prende la scatola
delle ostie, e la pone sulla mensa.
Indi prende la borsa, da cui cava
il corporale, e lo stende secondo il
solito, ponendo da un lato i due
purificato!.
Quando è partito il suddiacono
dalla credenza , monsignor sagrista ,
che precedentemente dal soglio è
venuto alla credenza medesima, vie-
ae coperto da un velo di seta bianco
con merletto d'oro, che gli pende
dalle spalle. Prende il calice, la pa-
tena, due purificatoi, e un cucchi a-
rino d'oro, e cuopre tutto col me-
desimo velo pendente. Nello stesso
tempo uno de' votanti accoliti prende
due ampolline vuote, ed una piccola
tazza , e tanto il votante, che il sa-
grista preceduti dai mazzieri van-
no col cerimoniere alla credenza
del Papa, situata dalla parte del
vangelo. Ivi monsignor sagi ista por-
ta il calice, la patena, e il cuc-
chiarino , e il votante le ampol-
line, e la tazza Quinih il sagri-
CAP s3
sta, coir assistenza del credenziere,
o bottigliere lava i| calice , la pate-
na, il cucchiarino, le ampolle, ed un
vasetto col vino, meno 1* ampolla
dell' acqua, che si lava con questa.
Il credenziere, alla presenza de* me-
desimi, versa l'acqua, e il vino in
altra tazza, e ne fa la pregustazio-
ne, che anticamente eseguiva pure
il sagrista. Dopo di che il bottigliere
riempe di vino un'ampolla , e un'al-
tra di acqua, consegnando entrambe
all'accolito votante. Questi colle am-
polle e con la tazza, e il sagrista
col calice, patena, e cucchiarino, co-
perti col velo pendente dalle spalle,
collo stesso accompagnamento, con
cui vennero alla credenza , si reca-
no air altare, ove ciascuno posa so-
pra la mensa i vasi recati. Allora
il Cardinal diacono prende tre ostie
dalla scatola aperta dal sagrista, e
le dispone sopra la patena in linea
retta, in modo, che non escano
fuori. Finalmente il medesimo dia-
cono pone vicino al calice la pisside
colle particole, che debbono servire
per la comunione de' Cardinali dia-
coni, e di nobili laici. Talvolta però
la descritta lavanda de' vasi , che
secondo il cerimoniale deve fare il
sagrista , si eseguisce in sua vece da
im cerimoniere.
Terminato il Credo da'musici, il
Papa si alza per cantare il Dominux
vobìscum, e V Oremus, e per leggere
r offertorio, che s' incomincia a can-
tare andante dal coro, col bellissimo
mottetto Christus resurgens, com-
posizione di Felice Anerio, ed è
uno de' più ben concertali della
Cappella. Intanto il Papa depone
r anello Pontificale , ed i guanti, che
gii vengono levati dai diaconi assi-
stenti, e consegnati al votante acco-
lito, il quale sta genuflesso avanti il
Papa con un tondino dorato per ri-
54 CAP
ceverli ; ed 11 priore de* capo-rioni , o
un conservatore va alla credenza del
Papa a prendere il boccale e bacile
per dar l'acqua alle mani al Pontefice,
recandosi al trono nel modo, e col-
raccompagnamento suddescritto, por-
tando il grembiale di lino un chie-
i*ico di camera, ed il pannolino un
uditore di Rota. Dopo la lavanda
delle mani, il Papa, ripreso dal Carr
dinal vescovo assistente 1" anello usua-
le, o piccolo, diverso dal pontificale
(se pure questo non è fatto in mo-
do da servire anche co' guanti),
scende dal trono, e benedicendo il
sagro Collegio, come avea fatto nel
recarvisi , arriva ai gradini dell* al-
tare , che poi bacia nel mezzo.
Prima che il Papa si rechi al-
l'altare, hanno luogo le Probe , co-
me appresso. Il detto Cardinale te-
nendo la patena prende una delle
tre ostie, e dopo averla toccata colla
patena medesima, la consegna al
sagrista. Dipoi prende un'altra ostia
delle due rimaste, e tocca pure con
essa la patena, e il calice dentro,
e fuori, e similmente la dà al sa-
grista, che la consuma rivolto verso
il Papa. Dopo tale cerimonia, che
chiamasi la Proba, sulla quale è a
vedersi il Cancellieri, De Secretariìs
tom. I, pag. 528, Prcegualatio pa-
nis, et vini in sacris Pontifìcum a
sacrista prcestanda , il Cardinale
posa la patena sopra la mensa,
prende le ampolline del vino, e del-
l'acqua dalle mani del suddiacono
latino, e tenendo monsignor sagrista
in mano il vasetto, riceve dal Car-
dinal diacono porzione di quell'acqua,
e di quel vino, dentro la medesima
tazza, che subito beve, per compiere
la pregustazione d'ambedue le specie
sagramentali. Poscia il Cardinal dia-
cono riprende la patena con l'ostia
rimastavi, e la consegna al Pppa
GAP
già arrivato all'altare. Il Papa l'of-
fre al solito,'^ alzandola con ambe le
mani, e dicendo susci pe, e poi mette
l' ostia sul corporale. Frattanto il
suddiacono presenta al Cardinal dia-
cono l'ampolHna col vino, che in-
fonde nel calice in quantità sufficiente
per tre. Il suddiacono prende il cuc-
chiarino [Fedi), nel quale il sagrista
versa alcune goccie d'acqua, e in
atto di gefiuflettere verso il Ponte-
fice, dice: Benedicite, Pater sancte.
Ricevuta la benedizione , infonde
l'acqua dentro il calice, che il Car-
dinal diacono ministrante consegna
o
in mano al Papa, ed unitamente
sostenendolo, dicono OJferìmus. Fi-
no al pontificato di Benedetto XIIÌ,
creato nel 17^4, le prove dell'ostia,
del vino, e dell'acqua, si facevano
quando il Papa era giunto all'altare.
Indi il Pontefice mette il calice
sul corporale, e fattavi sopra una
croce, il diacono lo copre colla palla,
e dipoi consegna la patena al sud-
diacono latino. Il Papa chinandosi
alquanto, dice allora in spirila hu-
mililatis, alza le mani al cielo, ed
unendole sopra l'altare, benedice
l'ostia, e il calice colle parole, et
benedic. Quindi, messo l' incenso nel
turibolo, incensa l'oblata e l'altare,
e poi, presa la mitra, riceve tre
tiri d' incensatura dal Cardinal dia-
cono ministrante, che dopo aver
incensato anche il Cardinal vescovo,
e i due Cardinali diaconi assistenti,
si pone in giro ad incensare tutto
il sagro Collegio, i patriarchi, gli
arcivescovi, ed i vescovi assistenti
al soglio, lasciando il turibolo ad
un uditore di Rota, dal quale il
detto Cardinal diacono viene incen-
sato prima de' vescovi non assistenti,
donde egli comincia il proprio giro.
Il Cardinal Bona , Rerum Liturg.
lih. I, cap. XXV, § IX, spiega il
GAP
jtignificalo di questo rito suli' incen-
sare anche i laici, e dice: " Qiiod
" vero ministris altaris, ac postea
»5 circumstantibus etiam laicis ihuris
" suflltus praebei'i soleat , non ad
« dignitatis praerogativam pertinet,
»> ut per abusum irrepsit , sed ad
« religionein pertinet; ut nimirum
» excitet adorationem, et effectum
y* divinae gratiae repraesentet. Unde
( Apocal. 8) : M Incensa sunt oratio-
>^ nes Sanctorum « et in psalmo ca-
» nimus. « Dirigatur, Domine, ori^
*■> lio mea, sìcut incensum in con-
»> spectu tuo. "
Canto del Prefazìo, e del Sanctus j
consacrazione ed elevazione del-
l'Ostia, e del calice. Lavanda
della Jistola d' oro , e pregusta-
zione del vinoj ritorno del Papa
al soglio dopo il Pater nosler, e
la recita dell' Jgnus Deij e rito
di distribuire la pace.
Mentre V uditore di Rota prosie-
guo l'incensatura ( che dopo i vesco-
vi non assistenti dà al commendatore
di s. Spirito, agli abbati mitrati, ai
penitenzieri, al governatore di Ro-
ma, e agh altri coli' ordine di pre-
cedenza descritto al n. i di questo
§ cioè alla Cappella della Circonci-
sione), il Papa continua la celebra-
zione della messa. EgU, ricevuta la
suddetta incensatuia, torna a lavarsi
le mani per mezzo del senatore,
ovvero d* uno de' conservatori di
Roma, che gli somministra l'acqua
colle menzionate cerimonie, leggen-
do il salmo Lavabo, dal libro che
sorregge il Cardinal vescovo assi-
stente, sostenendo la candela il pa-
triarca, o altro vescovo assistente al
soglio, uffizio, che esercita anche
nella continuazione della messa. In-
CAP 25
di il Pontefice, deposta la mitra,
torna in mezzo all'altare, e colle
mani giunte dice: Suscipe, sancta
Trinitas, e baciato l'altare, soggiun-
ge : Orate fratres. 11 suddiacono
latino dice , Suscipiat Dominus, e
finalmente dal libro, che gli sostiene
un patriarca od nn vescovo assi-
stente, poggiato sul porta-messale,
legge segretamente : Oblata, Domine.
Poco prima che incominci il prefa-
zio, nel Pontificale di questo giorno,
due cerimonieri vanno a prendere
i due ultimi Cardinali diaconi, che
si recano ai due lati dell'altare,
ove restano a somiglianza degli an-
geh, che custodivano il monumento,
o sepolcro del risorto Signore, stan-
do uno incontro all'altro, sinché il
Papa parte dall'altare, e va al so-
glio, tornando allora anch' essi ai
loro posti. Allorquando poi restano
da incensarsi gli ultimi quattro Car-
dinali diaconi, il Papa viene avvi-
sato dal primo cerimoniere, e intona
il Prefazio dal libro collocato sul
porta-messale, o leggile, voltandone
i fogli il Cardinal vescovo assistente.
Il Cardinal diacono, nella suaccen-
nata incensazione, si regola in modo
da trovarsi in mezzo al presbiterio
della Cappella, per chinare il capo,
quando il Pontefice canta: gratias
aganius Domino Deo nostro. Al
Sanctus, un cerimoniere accompagna
otto torcie accese ornate con carte
colorale e intagliate, portate da al-
trettanti votanti di segnatura, sup-
plendo alle mancanze i referendari ,
e i cappellani comuni, per ricevere
la ss. Comunione.
Bacia il Papa l'altare, unisce le
mani , e poi fa tre segni di croce
sopra l'ostia, ed il calice. Prosieguo
le orazioni colle mani giunte, e fa
il Memento per i vivi. Poscia le
stende sv^ oliata 3 le riunisce pey
9.6 CAP
dire altre preci, e vi fa sopiM tre
segni di croce, e poi uno sopra
l' ostia , e un altro sopra il calice.
Cessa intanto il canto deli' Hosanna
ì'i exccdsìs, e tace il coro. Il Som-
mo Pontefice prende l'ostia pacifi-
ca, e akati gli occhi al cielo, la
benedice con un segno di croce, e
tenendola con ambe le mani fra i
due indici, e i due pollici, profe-
risce le parole della consagrazione ,
dopo le quali adora con una genu-
flessione, ed alza l'ostia sacrosanta,
facendone l' ostensione al popolo nel
mezzo, alla sua destra, e alla sini-
stra. E dopo di averla messa sul
corporale , torna ad adorarla con
un'altra genuflessione. Scoperto il
calice dal Cardinal diacono mini-
strante, il Pontefice lo prende con
ambe le mani, e ritenendolo colla
ministra, vi fa sopra colla destra un
segno di croce, e vi pronuncia sopra
le parole della consagrazione soste-
jiendo il calice alquanto sollevato. Poi
calatolo sul corporale, l' adora con
una genuflessione, lo innalza, e Io
mostra da tutte e tre le parti. Du-
rante r ostensione delle due specie
sagramentali , le guardie nobili , e
gli sviy.zeri si cavano il cappello e
8tanno genuflessi con un ginocchio,
ponendo i primi a terra lo squa-
drone, e nel medesimo tempo la
guardia civica scelta, i capotori, e i
granatieri, che stanno schierati nel-
la basilica , presentano le armi, e
atanno genuflessi con un ginocchio .
Il Papa fatta l'ostensione del calice,
lo rimette sul corporale, e il dia-
cono lo ricopre con la palla, detta
Jiola, o fili ola, facendo il Pontefice
altra genuflessione.
Mentre si fa l'ostensione dell'o-
stia , e del calice , si suona dalle
trombe delle guardie nobili un me-
Ipdioso concerto, sul finestrone della
CAP
porla principale della baslUca; con-
certo, che precedentemente pur suo-
nano, allorquando il Pontefice in
sedia gestatoria ne' Pontificali si reca
dalla porta della basilica all'altare
del ss. Sagramento, e da questo a
quello Pontificio. Fatta l'elevazione,
il coro canta il Bene.dictus qui venit,
e il Papa prosegue le parole del
canone, con tutte le altre cerimonie.
Prima poi del Pater nosler^ il sa-
grista va alla sua credenza, ove
^ncora passa l'accolito votante, il
quale prende le ampolline del vino,
e dell' acqua , ed il piccolo vasetto,
mentre il sagrista , coperto sulle
spalle prima col velo di seta bianca
con merletto d'oro, prende il cala-
mo, ossia la fistola, colla mano
destra, e con la sinistra il calice
per l'abluzione del Pontefice, e dopo
essere stato tutto coperto coll'estremi-
tà del velo dal cerimoniere, che dee
accompagnarlo, s' incamminano am-
bedue co' mazzieri avanti alla cre-
denza Pontificia. Ivi il sagi'ista pone
il calamo, e il calice, e l'accolito
il vasetto, e le ampolline, da cui
subito viene tolto dal bottigliere del
Papa quanto vi rimase d'acqua o di
vino, ed altro vino , ed altra acqua
sono dal bottigliere medesimo poi
sostituiti. Nel modo, come si è detto
di sopra, si lavano di bel nuovo le
ampolline, e il vasetto, ed anche la
fistola, e il calice dal sagrista, col-
r aiuto del medesimo credenziere, il
quale riempie le ampolline di nuovo
vino, e di nuova acqua, facendone
egli la prova, nello stesso modo
descritto per l'altra lavanda de' vasi.
L'accolito prende le ampolline, e
la tazza, ed il sagrista il calamo, e
il calice con due purificato! , già
presi prima di partire dalla sua
credenza, e precedendo i due maz-
zieri va col cerimoniere alla destra
GAP
del soglio , restando uno accanto
all'altro nel gradino superiore.
Il Pontefice canta a suo tempo
J* orazione domenicale , ma quando
avanti di essa dice : Per omnia sce-
lilla sceculorum^ in questo pontifi-
cale il coro non risponde l' Amen,
perchè in tal giorno mentre un Som-
mo Pontefice celebrava in s. Gio.
in Laterano , gli angioli dal cielo
risposero Anicnj onde in venerazio-
ne di questo prodigio non si rispon-
de dai cantori. Vuoisi, che il t'on-
tefice sia slato s. Gregorio I, al qua-
Je inoltre avvenne, che mentre ce-
lebrava nella basilica liberiana, dopo
aver detto Pax Domini sit semper
vobi scimi ^ un angelo gli rispose, et
Clini spirita tuo. Il citato Adami ,
seguendo la spiegazione che Inno-
cenzo III, Mysteriorum Missae lib.
8, cap. 13, fa AeW Amen, diceche
significando il pianto de' fedeli per
la morte del Salvatore , ed essendo
questo giorno di allegrezza per la
di lui gloriosa risurrezione, con ra-
gione non si risponde V Amen, per
non rammentare tale mestizia.
Cantatosi dal Papa il Pax Do-
mini sii semper vohiscum, dopo aver
diviso r ostia in due parti, ed aver-
ne posto al solito un pezzetto nel
calice, i cantori rispondono et cum
spirita tuo. Poi dice il Papa gli
Agnus Dei, che sono ripetuti da
tutti gli astanti , e letta l' orazione ,
Domine Jesii Christe^ qui dixisti,
bacia l' altare col Cardinal vescovo
assistente, e dà la pace prima al
medesimo , e poi a' due Cardinali
diaconi assistenti, riservandosi a dar-
la al Cardinal diacono del vangelo,
dopo di averlo comunicalo, nel Towm-
lum pacìs. I cantori vanno repli-
cando Y Agnus Dei, ma non dico-
no dona nohis parem , finché non
^iano terminate tutte le seguenti
CAP 27
funzioni. Fatta pertanto dal Ponte-
fice una genuflessione al ss. Sagra-
raento, a capo scoperto, e colle ma-
ni giunte, parte dalTaltare, e torna
al soglio. Il Cardinal vescovo assi-
stente, appena riceM.ita la pace dal
Papa , s' incammina a portarla al
primo Cardinal vescovo, al primo
Cardinal prete, e al primo Cardinal
diacono; poi la dà al primo pa-
triarca o arcivescovo assistente a si-
nistra del soglio : indi al primo ar-
civescovo o vescovo assistente a de-
stra, e quindi ad un uditore di Ro-
ta, che accompagnalo da un ceri-
moniere, la porta in giro al primo
vescovo non assistente, il quale la
passa agli abbati mitrati , e questi
ai penitenzieri, al governatore di
Roma, che la dà ai prelati di fioc-
chetti, e questi ai protonotari apo-
stolici. Dopo il governatore, l'udito-
re di Rota porta la pace al princi-
pe assistente al soglio ; al senatore,
che la passa al primo conservatore
di Roma, il quale la comunica ai
compagni , compreso il priore dei
caporioni ; indi lo stesso prelato la
poita al maestro del sagro ospi-
zio, e al suo collega uditore più
anziano, e quindi progressivamente
la ricevono i chierici di camera , i
votanti di segnatura , gli abbrevia-
tori, ed i referendari. E datasi dal
menzionato uditore di R^ota la pace
al cerimoniere, che l'accompagnava,
questi la porta a tutti quelli, i quaU
hanno luogo in Cappella, con l'or^
dine descritto alla citata Cappella
della Circoncisione.
Ostensione al popolo dell' Ostia, e
del calice fatta dal Cardinal dia-
cono , e traslazione dell' una e
deW altro dall' altare al trono
d^t Papa. Comunione del Papa
sotto il trono; del Cardinal iUor
28 GAP
cono, e del suddiacono latino j e
de Cardinali diaconi, e laici no'
bili, dopo la recita del Confiteor.
Dopo che il Pontefice è partito
dall'altare, il Cardinal diacono mi-
nistrante resta dalla parte dell' epi-
stola colle mani giunte, rivolto in
modo, che possa vedere il ss. Sa-
gramento suil' altare , ed il Papa .
Allorché egli abbia veduto questo
.salire sulla di lui sedia, si volta al-
l'altare, e fatta una genuflessione,
copre con una stella d'oro, avente do-
dici raggi, chiamata da' greci aste-
risco, r ostia consagrata, affinchè non
possa esser mossa dall'aria , o ca-
dere sul pavimento ; uso che nella
Chiesa romana &' incontra per la
prima volta nell' Ordine della mes-
sa pontificale, scritto sotto Urbano
"Vili. Quindi lo stesso diacono pren-
de la patena, ed alzatala con am-
bedue le mani sino alla fronte,
ìa mostra al popolo. Dopo fa un
lììczzo giro , rivoltandosi alla destra,
finché appunto riguarda con la fac-
cia il Papa , e poi nella medesima
forma torna indietro, e passando a
fare l'altro mezzo giro, si rivolta
agiatamente verso il popolo, e poi
con gravità dalla sinistra , benché
torni, come prima, colla faccia ver-
so il Papa. Consegna poscia la pa-
tena coir ostia consagra ta , fermata
dall'asterisco d'oro, al suddiacono
genuflesso dalla parte del vangelo ,
il quale la riceve colle mani coper-
te da un pannolino griccio con mer-
letto d' oro, che gli pende dal collo,
ed egli ancora genuflesso l'adora,
finché il suddiacono si alza per por-
tarla al Pontefice. Allora il diacono
levandosi torna dalla parte dell'epi-
stola, aspettando che il suddiacono,
accompagnato da un cerimoniere ,
e con divoto raccoglimento, giunga
GAP
vicino al Papa, il quale genuflette,
ed adora umilissimamente il ss. Sa-
grainento, come fanno, mentre passa
dall' altare al trono , i Cardinali , e
tutti gli astanti. A questo punto le
guardie nobili, le quali circondano
il presbiterio, si levano il cappello,
e pongono lo squadrone, e il ginoc-
chio a terra, siccome praticano al-
l' elevazione , anche nelle Cappf^lle
ordinarie ; facendo altrettanto la
guardia svizzera, che sta attorno al
presbiterio, cioè nel modo che di-
cemmo parlando dell' elevazione , e
che replicheranno dipoi in uno alle
guardie nobili. Indi il Pontefice si
alza , e resta in atto di adorare, fer-
mandosi in piedi il suddiacono alla
sinistra del Papa, perché vicina al
cuore, come spiega il Macri, per si-
gnificare, che il sangue scaturì dal
lato destro di Cristo ferito. Antica-
mente il calice non si poneva die-
tro r ostia, come si costuma al pre-
sente, ma al lato destro, per deno-
tare lo spargimento del sangue , e
dell' acqua, usciti dal lato destro del
Redentore.
Il diacono quindi prende il cali-
ce, e ne fa al popolo , e al Ponte-
fice la medesima ostensione fatta
dell' ostia , e poi un maestro di
cerimonie, che lo accompagna al
trono , lo copre con una palla di
seta con merletto e fiocchi di oro,
ed in tal modo con divozione , e
passo lento il Cardinal diacono
Io porta al Papa , il quale genu-
flesso r adora come l' ostia , e si
alza. Indi lo stesso diacono si ri-
tira , e resta in piedi alla sua de-
stra , vicino al Cardinal vescovo as-
sistente, e a monsignor sagrista. Po-
scia i due pritni patriarchi o arci-
vescovi assistenti, presentano al Pon-
tefice la candela accesa, o il messa-
le, dg cui egli legge le due orazioni:
CAP
Domine Jesu Chn'ste, Fili Dei vi-
w, etc. e Perceptio Corporis tiii : il
secondo cerimoniere ri move dalla
patena , che sostiene il suddiacono,
la stella d'oro, e il Papa prende
una delle due parti dell' ostia colla
sinistia , ex destro latere ad desi-
gnandiini Dominici lateris perciis-
sionem, dicendo: Paneui coelestem^
e battendosi il petto tre volte, dice :
Domine^ non suni dignusj e dopo
di aver detto Corpus Domini nostri
Jesu Christìj etc, e di aver forma-
to il segno della croce, l'assume. Al-
loia il suddiacono latino si ritira
al suo luogo di prima, per dar sito
al diacono, che si accosta col calice
al Papa. Monsignor sagrista conse-
gna la fistola (Fedi) al Cardinal
vescovo assistente, che, baciata la
mano, la dà al Papa, il quale met-
tendola dentro il calice assorbe con
essa una parte del sangue ; e tosto
che ha finito di assumerlo , termina
il coro di cantar V Jgnus Dei^ col
dona nobis pacem. Prima di dire
della comunione del diacono e sud-
diacono, è bene premettere il si-
gnificato del rito , con cui il Papa
si comunica al trono quando cele-
bra pontificalmente.
Romanus Pontifex, dice Innocen-
zo III, de Myster. Missce, lib.IV, c.9,
*> non communicat ubi fi'angit, sed
»' ad altare fiangit, et ad sedem com-
»' municat, quia Christus in Emmaus
« coram duobus discipulis fregit ,
w et in Jerusalem coram aposto-
*> lìs manducavit. In Emmaus fie-
»» gisse legitur, sed manducasse non
» liegitur. In Jerusalem non legitur
>» fregisse , sed legitur comedisse ".
11 Macri ciede espressa in questo
rito la passione di Cristo; e il Du-
rando, Ralion. divin. Offìc. lìb. IV,
aggiunge su questo rito singolare , la
seguente ragione ; » Sicut saiictissimus
CAP 29
>♦ Pontifex est Christi vicarius, et
« caput omnium , qui in Ecclesia
" deglint militanti, ila Christum Ec-
« desiai caput perfectius, ac subli-
« mius repraesentans , ad sublimio-
« rem locum communicare solet ".
Un' altra ne riporta il cerimoniere
Chiapponi, Ada Canoniz. s. Pii V,
p. 2 35, cioè che siccome Gesù Cri-
sto consagrò il pane e il vino nel
cenacolo , ed offerendosi al Padre
sotto gli occhi di tutto il mondo ,
compì e perfezionò il sagrifizio nel
Calvario, cosi appunto il Pontefice,
vicario di Cristo, consagra nell'alta-
re, figura del cenacolo, e si comu-
nica nel trono in faccia a tutti per
imitare il crocefisso Signore sul mon-
te Calvario. Simile a questa spiega-
zione è quella su ciò addotta da s.
Bonaventura ( Oper. tomo I, in
Psalm. 21), il quale in questa oc-
casione riconosce il vicario di Cri-
sto più conforme al capo invisibile
della Chiesa. Una volta il Papa si
comunicava sedendo , come rileva
anche Benedetto XIV, nella Lette-
ra a monsignor Reali sopra il ce-
lebrar la messa sedendo, Koma
1754; ma oggi non è più in uso
tal rito; bensì, nel cerimoniale della
Cappella Papale, si lascia al Ponte-
fice la libertà di comunicar sedendo
i Cardinali diaconi, ed i nobili per-
sonaggi laici , che hanno posto in
Cappella , de' quali ui appresso si
parlerà.
Consumatosi dal Papa il calice ,
fa la comunione del Cardinal diaco-
no, e suddiacono latino, col rompere
in due parli l'altra porzione dell'ostia
rimasta, onde con una di queste co-
munica il primo, che resta in piedi,
e coir altra il secondo in ginocchio.
Ambedue avanti di pigliar la co-
munione, gli baciano l' anello, e do-
po ricevono dallo stesso Pontefice
3o GAP
V osculum paclsy o bacio sulla boc-
ca. Non comunica il diacono e sud-
diacono greci, come riflette il Can-
cellieri, Descrizione de' Pontificali^
f). 12 1, perchè questi non hanno
mimstrato all'aitare come i latini ;
ma hanno solamente cantato l'epi-
stola, e il vangelo in greco; inol-
tre aggiunge, che sono essi per lo
più preti, e perciò hanno prima ce-
lebiato, né conviene far variare sen-
za bisogno il rito loro, dappoiché
si comunicano in fermentato. Fat-
ta la comunione coli' ostia nel mo-
do suddetto, il diacono, e suddiacono
partono immediatamente, e tornano
ali altare , riportando il diacono il
calice con entro la fìstola d' oro ,
con cui si dice ricordare la can-
na, la quale colla spongia di aceto e
fìele fu approssimata alle labbra del-
l'agonizzante Gesù. Il suddiacono
porta via la patena, ed il Papa genu-
flette con tutti gli astanti e le guar-
die nobili, quando il diacono e sud-
diacono partono, come aveano fatto
allorché ambedue si erano recati al
trono. Giunti essi all' altare, il sud-^
diacono purifica la patena sul calice
attentamente da tutte le particelle j
e il diacono colla fìstola sume un' al-
tra parte del sangue prezioso di Cri-
sto, lasciando il resto pel suddiacono,
il quale lo sume senza la fistola, pu-
rificando poscia il calice, ed asciugan-
dolo coi purificatoio. Frattanto il Pa-
pa prende l'abluzione, che gli viene
presentata in un piccolo calice dal
Cardinal vescovo , che poi lo resti-
tuisce al sagrista.
Ne' soli due pontificali, che cele-
bra il Papa in questa festività di
Pasqua, e in quella di Natale, suol
egli comunicare tutti i Cardinali
diaconi, ed i nobih laici, che hanno
luogo in Cappella, e quando v' in-
tervenivauo gli ambascialuri regii, «
CAP
quelli di Bologna e di Ferrara, an^
cor essi ricevevano la comunione dal"
' le mani del Papa. Ed è perciò, che
in queste due occasioni il Cardinal
diacono ministrante, dall' altare torna
di nuovo al soglio a cantare il Coti-
fileor alla sinistra del Papa, il quale
sta in piedi scoperto, chinando il dia-
cono il capo nelle due volte, in cui di-
ce et libi Pater. Indi il Pontefice canta
le due orazioni Alisereatur, et iiiclul-
gefitianij alle quali due volte il co-
ro risponde Anien^ benedicendo in
fine il Pontefice gh astanti con un
segno di croce. Il diacono torna al-
l' altare, ove mostia al popolo e al
Papa, come avea fatto del calice^ la
pisside colle particole consagrate, che
poi consegna al suddiacono, il qua-
le la porta al Papa, che all' avvici-
narsi di essa genuflette, siccome fan-
no gli astanti, comprese le guardie
nobili. Quindi due uditori di Rota;
ascendono al soglio, per sostenere
avanti al Pontefice un velo disteso,
dinanzi al quale s' inginocchiano i
due Cardinali diaconi avSsistenti, e
uno dopo r altro prendono la co-
munione, baciando prima 1' anello al
Papa, il che tanno tutti gli altri.
Salgono al trono dopo di essi, e per
ordine un dopo V altro gli altri Car-
dinali diaconi, indi il principe assi-
stente al soglio, il senatore, i tre con-
servatori di Rota, il priore de' ca-
po-rioni, e il maestro del sagro o-
spizio. Nel codice 47^75 presso il
Gattico, Jcta Caerem. p. 4^, si leg-
ge che nel giorno di Pasqua, il som-
mo Pontefice comunicava tutti i Car-
dinah diaconi, a cui dabat immedia-
te maìiiun ad osculandiun, riceven-
doli poi ad osculum orisy il che si
pratica tutt' ora, e poscia ognuno di
loro si recava all'altare »* ad su-
:" mendum Christi sanguinem de ma-
'* uu diaconi Cardinalis, qui ia mis-
CAP
» sa servi vi t , et illis cum calamo,
« qiiem tenet in manu dextera, iu
» calice Christi sauguinem niinistrat
» dicendo : Sanguis D. N, J. C. cu-
>• stodiat animam tuam in vitani «e-
yy ternani. Amen . Quo diete per
»> eura, recipit ipsoruai quemlibet
M communicantium per ordinem ad
>» osculum pacis ; et qiiuiii omnes
'* communicautes Sanguinem sum-
« pserint, dictus Cardinalis diaco-
>* nus dat calamuni ad sugenduni
« ab utroque capile subdiacono, et
»» postea calicem ad sumendum a-
»» liud, quod superest, de sanguine
*» Christi". 11 Mabiilon, Commun.
praev. ad Ord. Roman. 98, rife-
risce ciò, che si legge nel tomo IV
dello Specilegìo di Dachery, p. 3 06,
che »» Urbanus VI anno 1878 post
j> suam in Val. bas. corona ti onem
»» omnes diaconos Cardinales sua
" manu pretioso corpore et sangui-
>i ne Chiisti communicavit, si cut de
« more Pontifìcum semper fuit ".
Oltre di questi però a' tempi di A-
lessandro VI, eletto nel 1492, co-
municavasi dal Papa nel Pontifica-
le di Pasqua anche chiunque altro
avesse voluto accostarsi alla sagra
mensa, ed il Burcardo racconta, che
una volta dalla gran quantità di per-
sone accorsevi, cadde inavverten-
temente per terra un' ostia. F. Roc-
ca De Sacra Stimmi Pontificis coni-
munione sacrosanctant missam cele-
h ra ntis ^ Komae 16 io. Cur summus
PontifeXy quando solemniter cele-
brat ad altare consecret , et ad
soliuni communicet? nel suo The-
saurus Pontijiciaruni sacrarumqut
antiquitaluni^ nec non rituuni, pra-
xiwn , et caeremoniaruni , Romae
1745', cioè. Opera omnia, Romae
1719, in cui al tomo I si riporta-
no altri analoghi punti sipegali dot-
tu mente.
CAP
3i
Ritorno del Papà aW altare , e fi-
ne della messa : presbiterio offer-
to al Pontefice^ ostensione delle
relìquie maggiori, e benedizione
solenne.
Terminata la comunione de* no-
bili laici, accompagnati da un ceri-
moniere partono i votanti di segna-
tura, e gli altri, che genuflessi sino
dal Sanctus sostenevano otto lercie
accese. 11 principe assistente al so-
glio , in vece di tornare, come gli
altri, al suo posto, si reca alla cre-
denza Pontifìcia, a prendere il ba-
cile, il boccale, il velo, per darti
r acqua alle mani del Pontefice, il
quale intanto purifica le dita col vi-
no, somministratogli con un'ampol-
lina di, cristallo dal Cardinal primo
prete, che a questo effetto si reca
sul ripiano del trono , asciugandosi
le mani col purificatoio, presentato-
gli dal Cardinal vescovo assistente.
Quindi presa la mitra, colle men-
zionate cerimonie, si lava le mani
per la quarta volla, avendogli positi
il chierico di camera il solito grem-'
biale di lino, presentandogli l' udi-
tore di Rota il pannolino per asciu-
garsi le mani. Dopo di che il
Pontefice fa ritorno all' altare per
terminare la messa. E quindi da
avvertirsi, che essendovi il senatore
di Roma, senza la dignità di prin-
cipe assistente al soglio , incombe
a lui, come già avvertimmo, dar l'ac-
qua alle mani del Papa la penulti-
ma volla, che se le lava, ovvero l' ul-
tima iu mancanza del principe del
soglio. Allorquando il Pontefice in-
comincia a scendere i gradini del
trono, i cantori Pontificii incomin-
ciano r anlifona Communio detta
ancora Transitorium, che dura fin-
ché il Papa, giunto all'allai't e bu-
32 GAP
datolo abbia terminato di legger-
la dalla parte dell' epistola. Final-
mente dopo che ha detto l' Ore-
mus, e Dominus vobiscum, rispon-
dendo sempre il coro , il Cardinal
diacono canta V Ite missa est. Al-
hliLJa^ Alleluja, cui i cantori rispon-
dono, Deo gratìasj Allelnja, Alle-
Luja. Allora il Papa, dopo che l'udi-
tore di Rota in tonacella colla cro-
ce astata si è posto con essa dicon-
tro a lui, stando sull'altare, iiituo-
na : Sit nomea Domini benedictwnj
Adjuloriwn nostrani in nomine Do-
mini^ dà la trina benedizione, rispon-
dendogli il coro , ma non si pulDbli-
ca l'indulgenza plenaria dal Cardi-
nal vescovo assistente, perchè si no-
tifica sulla loggiii dopo la solenne
benedizione. Quindi il Pontefice leg-
ge a voce bassa l'evangelio di s.
Giovanni, sul quale è a consultarsi il
Sarnelli Delf evangelo di s. Gio-
vanni in fine della messa pontifi-
cale, nel tomo VII delle sue Lettere
ecclesiastiche.
Il diacono ministrante pone in
capo la mitia al Papa, il quale sce-
so dall' altare, ove ha lasciato il ma-
nipolo, si reca al genufiessorio , le-
vandosi la mitra, e dopo breve ora-
zione, si alza, prende il triregno, si
pone a sedere sulla sedia gestatoria
ivi preparata, ritenendo il pallio con
tutti i sagri abiti per la solenne be-
nedizione, e perciò allora si rimette
i guanti. In questo luogo il Cardi-
nal arciprete della basilica, con due
canonici sagrestani maggiori in cotta
e rocchetto, a nome del capitolo, gli
presenta entro una borsa di seta
bianca trinata d'oro, e contenente
venticinque giulii di moneta vecchia,
coniata dai Pontefici antichi, il pres-
biterio, dicendogli: « Beatissime Pa-
» ter, capitulum et canonici hujus
« sacrosanctse basilicae, Sanctilati
GAP
" vestrae consuetum oft'erunt pres-
« byterium prò missa bene cantata ".
11 Papa ammette al bacio della ma-
no l'arciprete , e del piede i due
canonici. Questo è il presbiterio sò-
lito darsi anticamente a' sacerdoti
prò bene cantata missa, che si dà
al Romano Pontefice ogni volta, e
ne' luoghi che celebra solennemente,
e sul quale scrisse eruditamente il
Moretti. Dal Papa riceve detta bor-
sa il Cardinal diacono ministrante ,
che ha cantato il vangelo, e questi
la regala al suo caudatario, il quale
la riporta colla moneta antica al sa-
grestano maggiore della basilica, da
cui riceve cinque scudi, cioè paoli
venticinque per le monete, ed al-
trettanti per la borsa. Prima il ca-
nonico altarista della stessa basilica
vaticana, non solo presentava al Pon-
tefice innanzi la celebrazione della
messa il Pontificale, ma dopo di es-
sa otierivagli il presbiterio prò mis-
sa bene cantata, lì presbiterio poi
non è stato sempre lo stesso, dap-
poiché narra Paride de Grassis, che
a Leone X in Firenze nel giorno di
Natale si richiese >» An canonici prae-
parare deberent bursellam , sicut
canonici s. Petri de Urbe, quam
donant Pontifici post missam can-
ta tam ? et hoc remisit arbitrio ca-
nonicorum, et meo ; et fecimus ,
quod primus canonicus cum ar-
chidiacono donarci bursellam Pa-
pae de raso carbasino rubeo, cum
XV solidis, et ipse postea eam
donavit Cardinali de Petruciis, qui
evangelium dix.it " :
Dopo aver ricevuto il presbiterio,
il Papa collo stesso ordine, con cui
dalla camera de' paramenti si è re-
cato nella basilica, ma senza il sud-
diacono latino, e i ministri sagri
greci, il votante accolito col turibolo,
e con soli due candellieri ; e non
CAP
st'tle ai Iati della croce, è da paia-
lieniori elevato nella sedia gestatoria,
e da ioi'o trasferito sotto il baldac-
cliiiio, e fra i flabelli, al gemillesso-
rio, coperto di drappi bianchi situato
nel mezzo della basilica, ove in due
banchi coperti di tappeti prendono
luogo i Cardinali , coi cuscini che
distribuiscono secondo l'ordine i pro-
pri decani. Ivi depostosi dal Ponte-
fice il triregno , discende e si pone
a venerare le reliquie maggiori della
Croce, del Volto santo e delia Lan-
cia, che si mostrano come al vener-
dì santo, da un canonico della basi-
lica colla stola , e co' guanti rossi ,
assistito da due altri canonici in cot-
ta, e rocchetto, indicandosi la diver-
sa ostensione di ciascuna reliquia dal
suono di due campanelle, e benedi-
cendosi colle reUquie il popolo sol-
tanto dall'uno, e l'altro lato della
ringhiera, ma non in mezzo, come
si fa le altre volte, quando non evvi
il Papa , in ma j estati s Ponti ficiae
reverentiam. V. Petro Moretti, Dis-
sertatio historico ritualis , de ritu
oslensionis sacrarum reliquiarum ,
Romae 1721.
Finita questa ostensione, per la
quale non si dispensano le consuete
CtU'lelle colle analoghe orazioni ;
ostensione a cui assistono i Car-
dinali nel modo sopra detto, e
in mezzo ad essi, e lungo per la
navata tutti gli ordini di persone as-
sistenti al Pontificale; il Papa sa-
le in sedia gestatoria sotto il bal-
dacchino, o fra i flabelli, e per l'atrio
vaticano, per la scala, e sala regia,
viene portato alla loggia della bene-
dizione , procedendo i Cardinali , i
vescovi, e gli abbati colle mitre in
capo. Giunto il Pontefice avanti la
gran loggia, colle solite preci , e ce-
rimonie descritte all' articolo Benedi-
zione, comparte solennemente questa
voT.. r\.
C A P 33
con tre dita, ed in nenie della ss.
Trinità; dopo la quale i due Car-
dinali diaconi assistenti pubblicano
l'indulgenza plenaria in latino, ed
in italiano. I signori forestieri d'am-
bo i sessi sono ammessi a vedere
questo sorprendente, religioso , in-
descrivibile spettacolo, nella loggia
del palazzo apostolico sulla galle-
ria o vestibolo sinistro della basi-
lica vaticana, non ha guari amplia-
ta, e resa molto decente, oltre quella
distinta nello stesso luogo pe' sovra-
ni; trovandosi anco in detta loggia
i camerieri segreti di spada e cappa,
e i bussolanti onde ricevervi quelli
muniti del biglietto di monsignor
maggiordomo. Datasi poi dal Papa
altra particolare benedizione, passa
in fondo dell'atrio della medesima
loggia al Ietto de' paramenti , ove
depone gli abiti sagri, e riprende k
mozzetta e stola bianca, colla quale
spogliatosi della falda in un conti-
guo gabinetto , depone anche i san-
dah, e le scarpe usate nel pontifi-
cale, calzando quelle usuali di color
bianco. Quindi, preceduto dal croci-
fero colla croce Pontificia, fa ritorno
alle sue stanze, col corteggio, chfc
antecedentemente dalla sua residenza
lo avea accompagnato alla camera
de' paramenti, presso la sala ducale,
ed i Cardinali , e gli altri si levano
gli abiti sagri nello stesso atrio del-
la loggia , appena partito il Papa.
Prima allorquando il Pontefice avea
compartita la benedizione, sulla se-
dia gestatoria faceva ritorno alla
camera de' paramenti presso la sala
ducale; ed allora i Cardinali subito
dopo la benedizione deponevano i
piviali, le pianete, e le dalmatiche,
eccettuati i tre Cardinali diaconi, cioè
il ministrante , e gli assistenti , i
quali pero prendevano le berret-
te rosse, in luogo della mitra; e
3
34 CAP
prese dagli altri le berrette, e cap-
pe rosse accompagnavano, ma non
collegialmente, il Sommo Pontefi-
ce, precedendo la croce portata da
mi uditore di Rota egualmente in
cappa , senza però gli accoliti coi
candellieri. Arrivato il Papa alla ca-
mera dei paramenti, dopo essersi spo-
gliato degli abiti Pontificali, riceveva
dal Cardinal decano in nome del
sagro Collegio, i lieti auguri d'una
felice Pasqua, che il Pontefice ricam-
biava con espressioni di benevolenza
e gradimento; omaggio, che si pro-
segue a fare, se il Papa non dispen-
sa. Anticamente costumavasi ezian-
dio , che il maestro de' cappellani
cantori della Cappella Pontificia, do-
mandava, se il Papa voleva i con-
certi alla sua mensa, accompagnati
dal suono dell'organo; e se prima
aveano ognuno dopo il canto una
coppa di vino, e un bizanzio, come
dicemmo altrove , fino agli ultimi
tempi ebbero 1' agnello , e le paste
della mensa Papale , e un doblone
di ricognizione, come riporta il pre-
lodato Adami, nelle sue Osserva-
zioni eie, pag. 65 , e 66, ove pur
fa menzione del vespero cantato dai
medesimi Pontificii cantori nella stan-
za avanti la Cappella segreta del
Papa, nello stesso giorno di Pasqua,
come riportiamo all'articolo Cappel-
le SEGRETE DEL P^PA.
i8. Cappella Papale della seconda
festa dì Pasqua^ o feria II.
Sì celebra questa, come pure la se-
guente nella Cappella Palatina, ove ri-
siede il Papa. Il paliotto e il baldacchi-
no dell' altare, ed il baldacchino del
trono sono come nella messa del
sabbato santo, e nell' arazzo si rap-
presenta la risurrezione del Signore.
1 Cardinali vi si recano m abiti.
CAP
cappe, e tutto altro rosso, coi do-
mestici in livrea di gala, ed una
carrozza. Il Papa v'interviene in
mitra di lama d'oro, e piviale bian-
co, del qual colore veste il celebran-
te, che è un Cardinale dell'ordine
de' preti. Dopo l'epistola si canta il
graduale, e la sequenza Fictinicn
Paschaliy di Matteo Simonelli. Ser-
moneggia il p. procuratore generale
de' minimi, o paolotti , coli' abito
della propria religione; privilegio,
che a quest' Ordine accordò Cle-
mente XI , con Pontificio decreto
emanato a' 26 marzo 17 16. Quindi
il medesimo rehgioso pubblica T in-
dulgenza di trent' anni concessa dal
Sommo Pontefice agli astanti.
19. Cappella Papale della terza
festa di Pasqua, o feria III.
Celebrasi nella Cappella suddetta,
essendo eguali l'apparato, l'arazzo,
e il colore de' sagri paramenti a
quella precedente, siccome eguale è
il modo, con cui vi si conducono
il Pontefice, e il sagro Collegio.
Canta la messa un Cardinale del-
l'ordine presbiterale, e, per privile-
gio di Benedetto XIII, del 1727,
fo il discorsomi nobile convittore del
collegio Nazareno (/^e<^/), discorso che
si dispensa stampato dopo la Cappel-
la. L'oratore usa la cappa paonazza
con pelli d' armellino bianche, e
pubblica a suo tempo la consueta
indulgenza d'anni trenta. Il coro si
regola come nella cappella prece-
dente, ed il mottetto dell' offertorio
è: Surrexit Pastor bonus, composi-
zione del Palestrina con seconda par-
te. Nel 1788, ricorrendo in questo
giorno la festa dell' Annunziazione
di Maria Vergine, Pio VI fece va-
care la cappella nel palazzo aposto
hcOj ed mvece si recò a celebrarla
GAP
nella chiesa della Minerva, avendo
secx) in caiTozza i Cardinali Braschi,
e Finocchielti.
20. Cappella Papale del Sabba fo
in AlbìSy e talora colla distribu-
zione degli Agnus Dei benedetti
precedentemente dal Papa.
Questa celebrasi nella Cappella
del palazzo apostolico, abitato dal
sovrano Pontefice, il quale v'incede
in piviale bianco, e mitra di lama
d'oro. I Cardinali indossano vesti,
cappe e tutt' altro rosso, ed usano
una carrozza. Il baldacchino dell'al-
tare, l'arazzo, il paliotto, ed il tro-
no, sono eguali a quelli della messa
del sabbato santo. Canta messa un
Cardinale prete, il quale al termine
della medesima, suU' altare legge
r indulgenza d'anni trenta concessa
dal Papa agli astanti. Il mottetto
dell' offertorio, f^oce niea, è di Fe-
lice Anerio.
Non si fa il discorso, perchè talvolta
il Papa , terminato il communio del-
la messa, distribuisce gli Agnus Dei
di cera precedentemente da lui be-
nedetti. Sebbene all'articolo Agnus
Dei di cera benedetti, si descriva
l'origine, la forma, l'uso, gli effetti,
la benedizione, e la distribuzione di
essi, non riuscirà superfluo l'avere
qui un piccolo cenno analogo alla
funzione.
Ogni Pontefice nel primo anno
del suo Pontificato, e poi ogni sette
anni, e similmente nell'anno santo,
suol fare la benedizione degli Agnus
Dei di cera bianca, di forma ovale,
coli' immagine impressa di Cristo
sotto la figura di un agnello, che
tiene lo stendardo della croce, e
dall'altro lato, quella di alcun santo.
Tale benedizione si eseguisce dal Pa-
pa, specialmente nel mercoledì, gio-
CAP 35
vedi, e venerdì precedenti al sab-
bato in A Ibis ^ e per lo più nella
sala Clementina del Vaticano, così
chiamata dal suo autore Clemen-
te "Vili, Aldobrandini. Questa chia-
masi del soffitto dorato , come già
in altro luogo avvertimmo, per di-
stinguerla da quella di egual no-
me, edificata dal medesimo Ponte-
fice, e decorata di bellissimi marmi,
e pitture a fresco, ove un tempo si
fece la tavola degli apostoli nel gio-
vedì santo. La funzione si eseguisce
dal Papa, e da vaii Cardinali alla
presenza del sagro Collegio nel mer-
coledì, e se non la fa ne'seguenti gior-
ni lo stesso Pontefice, è proseguita nel
giovedì e venerdì da monsignor sagri-
sta, coir assistenza del sotto-sagrista ,
del bussolante sotto - guardaroba ,
che per monsignor guardaroba custo-
disce gli Agnus Deiy e di altri sacri
ministri. Incombe al sagrista nel
martedì precedente la preparazione
del bagno, e la benedizione per gli
Agnus Dei, dell' acqua in cinque
conche, e sebbene in molte funzioni
per la sua impotenza, od assenza
Supplisca il p. sotto-sagrista, pure
Clemente XIII, volendo fare, nel
1759;, la benedizione di essi, ed
essendo indisposto il sagrista, com-
mise la preparazione del bagno, e
altro occorrente alla funzione a mon-
signor Erba Odescalchi suo maestro
di camera, e protonotario apostolico;
quindi 1' eseguì il Papa nel mercole-
dì, giovedì, e venerdì dopo Pasqua,
coli' assistenza de' Cardinali. Questa
benedizione venne anche denominata
Battesimo, giacché, come asserisce
il Panvinio, fu sostituita all' usanza
di battezzare i catecumeni. Antica-
mente il detto sagrista avea la cuni
di tener pronta la cera per fabbri-
carli , cioè ({uella avanzata dai cerei
pasquali de'precedcnti anni, alla qua-
36 GAP
lene aggiungeva dell' altra ; ma tale
formazione, a lui insieme ai suddia-
coni aj30stolici devoluta, viene oggi
eseguita dai cisterciensi di s. Croce
in Gerusalemme. Essendo terminati
gli Agnus Deij per contentare la
divozione de' fedeli, senza attendere
le accennate circostanze, il Papa dà
facoltà allo stesso sagrista di farne
una benedizione particolare; ma al-
lora non ha luogo la dispensa in
Cappella, che andiamo a descrivere.
Nella mattina adunque del sab-
bato in Albis, nella Cappella Pon-
tilìcia, dopo il canto del versetto,
Agnus Dei ( Vedi ) , e dopo la co-
munione del Cardinal celebrante, i
maestri di camera, ed i camerieri dei
Cardinali, entrano nel presbiterio
co' paramenti bianchi , secondo i
rispettivi tre ordini di vescovi, preti
e diaconi. E levate le cappe, e le
berrette rosse al proprio padrone,
lo rivestono degli abiti sagri compe-
tenti , e gli consegnano la mitra. I
patriarchi, gli arcivescovi, e vescovi
assistenti , e non assistenti, si recano
in sagrestia a deporre le cappe pao-
nazze, ed i vescovi orientali a de-
porre gli abiti propri del rito, cui
appartengono, mentre gli abbati mi-
trati regolari depongono le mozzette,
e le mantellette. Si reca egualmente
in sagrestia la prelatura , la quale ha
l'uso della cotta sul rocchetto, che
assume, deposte le cappe, rientrando
poi tutti gì' individui, che la com-
pongono, in Cappella colle sacre ve-
stimenta. Vi si aggiungono però i
penitenzieri di s. Pietro colle pianete
di damasco bianco, e con berretta
nera recandosi a' loro posti, descritti
alla Cappella della Purificazione, e
della domenica delle Palme.
Il Papa mette 1' incenso nel tu-
ribolo, e quindi partono dalla Cap-
pella Sistina per andare alla Paolina,
GAP
due mazzieri, 1' accolito turiferario
decano de' votanti di segnatura, il
suddiacono della Cappella colla croce
astata, in mezzo a due cerofera-
ri, il suddiacono apostolico uditore
di Rota parato di tonacella bianca,
con due cappellani comuni in cotta, i
quali per la sala regia, preceduti dalla
guardia svizzera , entrano nella Cap-
pella PaoHna. Il suddiacono aposto-
lico, da una mensa decentemente
ornata, prende il bacile d' argento
coperto di velo rosso pieno di A-
gnus Dei di cera benedetti, involti
in pacchetti nel bombace bianco ,
con legatura e nastro di fettuccia
di seta paonazza; ed indi, collo
stesso ordine, rientrano tutti nella
Cappella Sistina. Allora ognuno ge-
nuflette, fuorché il crocifero, i cero-
ferari, ed il suddiacono che porta
il bacile, il quale canta queste pa-
role: Pater sancte, isti sunt Agni
novelli, qui annuntiaverunt vobis
allelujaj modo venerunt ad fontes,
repleti sunt claritate, alleluja, ed
il coro risponde: Deo gratias, al-
le.luja. Entrato poscia il medesimo
suddiacono apostolico nella quadra-
tura de' banchi de' Cardinali, o in-
gresso del presbiterio, co' suddetti
ministri, si fa la stessa cerimonia
per la seconda volta, e si risponde
da' cantori come sopra. Giunto final-
mente a pie del trono, il suddiacono
replica le medesime parole per la
terza volta, e parimenti dal coro si
ripete il Deo gr alias , alleluja, e
subito si reca al ripiano del soglio
col bacile.
Quindi il Pontefice inconiincia la
distribuzione de 'pacchetti degli Agnus
Dei a' Cardinali, i quali li ricevono
in piedi dentro la mitra, baciandoli
prima insieme alla mano, e ginoc-
chio del Papa; ai patriarchi, arci-
vescovi, e vescovi assistenti, e non
GAP
assistenti, che li ricevono genuflessi
egualmente nella mitra, baciando
gli Agnus Deiy e il ginocchio; al
commendatore di s. Spirito, ed agli
abbati mitrati, che li prendono pure
nella mitra, baciando il pi«cr<:; ai pa-
dri penitenzieri vaticani, .^he li rice-
vono nelle berrette, e a tutti gli altri,
che dopo di aver ricevuto, e baciato
gli Jgnus Deij baciano il piede, e
genuflettono nello stesso modo con
che si fanno le distribuzioni delle can-
dele, delle ceneri, e delle palme,
cioè praticandosi in questa funzione
l'ordine di precedenza nelle dette
funzioni descritto. Gli ultimi sono
i nobili forestieri, che si ammettono
a riceverli dalle mani del Papa, con
suo permesso dato per organo di
monsignor maggiordomo, e fra essi
talvolta vi furono anco principi so-
vrani, come avvenne, nel 1722,
che due principi di Baviera li pre-
sero al trono d' Innocenzo XIII.
Qualora vi sieno dei sovrani catto-
lici, o in Roma, o nelle tribune
presenti alla funzione, il Pontefice
per mezzo di monsignor cameriere
segreto, segretario d'ambasciata, ne
invia loro in dono alcuni pacchetti,
come fece nel 1709 Benedetto XIV
col re d' Inghilterra Giacomo III,
senza dire di altri noti, e recenti
esempi. In tutto questo tempo il
coro tace, e attende il momento in
cui alcuni de' suoi cantori devono
andare a prendere gli ^gniis Dei
al trono. Terminala la distribuzione,
il Papa si lava le mani nel modo
più volte di sopra descritto, e gli
viene levato dal seno il grembiale,
che gli era stato messo avanti d' in-
cominciare la funzione. Proseguen-
dosi la messa secondo il consueto,
dopo il suo termine, il Papa ritorna
alla camera de'paramenti , e i Car-
dinali e la prelatura depongono le
GAP 37
sagre vesti, e riprendono quelle del
loro grado. Se poi il Sommo Pon-
tefice fòsse impedito, o impotente
a fare la distribuzione degli Agnus
Dei, ne fii le veci, nello stesso sal>
bato in Albis, il Cardinal dell'ordine
de' preti cui tocca cantare la messa,
assumendosi da quelli, che ne han-
no r uso, i paramenti bianchi , ed
osservandosi il cerimoniale indicalo
alla Cappella della Purificazione, nel
caso che il Papa non distribuisse le
candele. Abbiamo inoltre, che essen-
do Clemente XII cieco, nel 1737, set-
timo anno del suo Pontificato, eseguii
nelle sue stanze la benedizione degli
Agnus Dei, facendoli distribuire ,
però senza la sua assistenza, dal
Cardinale Spinelli dell'ordine de' pre-
ti , dopo il communio della messa ,
che celebrò nella cappella Pontifìcia
nel sabbato in Albis.
2 1. Fespero dell'Ascensione.
Questo si celebra nella Cappella
Palatina del palazzo, che abita il
Pontefice; ma Benedetto XIII lo
tenne nel 1725, nella basiHca late-
ranense, presso la quale pernottò
nelle camere del canonico Vitelleschi,
siccome fece in diversi incontri, nel
celebrare ivi delle altre funzioni. I
Cardinali si recano al palazzo apo-
stolico con vesti, cappe , e tut-
t' altro rosso. Usano una carroz-
za, e i domestici colle hvrce di gala,
osservandosi nel resto tuttociò che
si descrisse al vespero deW Epifa-
nia. Solo v' ha di particolare che
r arazzo dell' altare rappresenta l' A-
scensione del Signore, e che nel
presente vespero, o in quello suc-
cessivo di Pentecoste, in tutte le
cappe non vi sono più le pelli bian-
che di arniellino, e chi ne ha l'uso,
le porta in vece foderate di selw.
38 GAP
Ciò si eseguisce dietro V intimazione
per ischediila stampata che fanno i
Pontifìcii cursori, per ordine di mon-
signor prefetto delle cerimonie, che
ne interpella il Papa, dappoiché è
avvenuto talvolta, che essendo la
stagione rigida, benché ricorra la
festività dell'Ascensione, si è ritar-
dato l'avviso di levare le pelli di
armellini dalla cappa. Pietro Mo-
retti scrisse De ritii variandi cho-
rale indumentum^ etc. Romae 1732.
11. Cappella Papale delV Ascensio-
ne, e solenne benedizione.
Suole celebrarsi nella basilica la-
teranense, e talora nella Cappella
del palazzo ove risiede il Papa, seb-
bene Sisto V nel regolamento, che
fece per la celebrazione delle Cap-
pelle, co\\2iho\\^ Egregia, nel i586,
abbia disposto, che si debba tenere
nella basilica di s. Pietro , ove tut-
tora evvi la stazione. Secondo il
Sestini, nel i634, ancora ivi si ce-
lebrava, e dopo la Cappella venera-
vasi il volto santo. Se ha luogo ?iel-
la basilica lateranense, il Papa vi si
reca col treno detto di città, e i
Cardinali o in essa, o al palazzo apo-
stolico con vesti, cappe e tutt' altro
rosso, con due carrozze , e i servi
colle livree di gala. Dalla sagrestia il
Pontefice in piviale bianco , e mitra
di lama d'oro, è portato in sedia ge-
statoria, preceduto da tutti quelli, e
nel modo che superiormente si de-
scrisse alla Cappella della Cattedra
di s. Pietro, all'altare Papale, dopo
aver adorato la ss. Eucaristia espo-
sta nel consueto altare del Crocefisso,
nella cappella detta di s. Severina. Vi
canta messa un Cardinal dell' ordine
de' vescovi, co' paramenti bianchi, es-
sendo di questo colore il paliotto, la
coltre del trono , e la colti ina della
GAP
sedia Papale. Se ha luogo la Cappella
al Laterano, sulle colonne dell' altare
Papale si appende il solito breve ,
che facoltizza il Cardinal vescovo a
celebrare ivi in quel giorno. Fino
agli ultimi tempi sermoneggiava un
chierico, o prete secolare, ed era
l'unico sermone rimasto a hbeia
disposizione del p. maestro del sagro
palazzo, sulla nomina del soggetto ,
che doveva pronunziarlo, venendo
spesse volte pubblicato colle stampe,
come dai seguenti esempi , da' quali
pure rilevasi, che la cappella fu ce-
lebrata nel palazzo apostolico, p nel-
le basihche vaticana e lateranense :
Laelii Peregrini, morali s philosophiae
in almo urbis gymnasio professori»
in Àscensu Domini Oratio hahita
ad SS. D. N. Sixtuni V in basi-
lica vaticana i586; Julii Benigni
J. C, et antecessoris romani, Oratio
de Chrisli Domini in coelimi Ad-
scensu, habita ad Sixtiim V. P. M.
in sacello vaticano anno iSSg; Con-
cio de Ascensione Chris ti Domini
in ejus festivitate _, habita in Cap-
pella Pontificia anno i593, ad
SS. D. N. Clementem FUI, per
Joannem de Solorzano Biirgemeni
ejus familiarem , sacr. theol. Sai-
mari e. licentiaium ; De Chrisli ad
coelum Adscensu, Oralio inter Pon-
tificia sacra sub Clem. Vili ad
Vaticanum, habita a Laelio Pere-
grino philosophiae civilis in Roni,
Univ. prof. i^^Z; Jacobi Candidi
syracusani s, theol. et J. V. D. Con-
cio de Adscensione Domini ad Cle-
mentem Vili P. M. , habita in
basilica s. Petri in Vaticano, anno
jubilaei i6oo 11 maji-, Jo. Bapt.
Mascantii clerici rom.. Senno in
Ascensione Domini habitus inter niis-
sarurn solemnia ab eodem in basi-
lica principis apostolorum ad Va-
ticanum , Vili idus maji 1 6 1 /{ ,
GAP
corani SS. D. N. Paulo V, ci sa-
cro Carclinalium senatu; Hieronymi
Corii Mediolanensis. J. V. D. de Do-
mini in codimi Adscemu O ratio
ad S. D. N, Urbanum VILI in
bas. laterauensi , liahita i3 kal.
maji 1627; Dom. Gallesii Finarien-
sis S. C. Indicis consultoris, et in
rom. Sapientiae univ. sac. can. pro-
fess. de Christi Ascensione ad Cle-
menl&ni IX, Oratio habita in Va-
ticano 1 668.
Nel k8o7, il Pontefice Pio VII
concesse l'onore di recitare in que-
sta solennità il discorso ad un alun-
no dell'almo collegio Capranica; ma
siccome il p. maestro del sagro pa-
lazzo, che allora nominava chi do-
vea pronunziarlo, aveva già destinato
il soggetto , così r alunno recitò il
sermone nella Cappella di s. Gio.
Battista, e nell' anno seguente ebbe
luogo ed effetto la Pontificia con-
cessione, (jli alunni dicono questo ser-
mone vestiti di cappa paonazza , e
berretta nera. Dopo il vangelo si
spegne il cereo pasquale per indica-
re la partenza di Cristo dagh apo-
stoli, e si tolgono dal letto de' pa-
ramenti le due palme benedette, che
con Pontifìcii stemmi ivi si erano
collocate nella domenica dell' ulivo ,
come si disse superiormente alla do-
menica delie palme. All'offertorio vi
è il mottetto, Viri galilaei, del Pa-
lestrina con seconda parte , e dopo
la messa il Sommo Pontefice viene
condotto alla loggia della benedizio-
ne , cioè se celebra la Cappella al
Laterano , alla loggia della facciata
principale, se la tiene nella Sistina,
a quella della facciata della basilica
vaticana , e se vi assiste nella Pao-
lina del Quirinale , alla loggia di
questo palazzo. Quando [U)i la Cap-
pella ha luogo nella basilica lalera-
nense, dopo la messa il Papa, i Cnr-
CAP 39
dinali , e gli altri , genuflessi nella
navata di mezzo venerano le sagi'e
teste de' ss. Pietro e Paolo, che stan-
no sopra l'altare nel tabernacolo che
lo sovrasta; discendendo a tal effetto
il Papa dalla sedia gestatoria, e pren-
dendo posto i Cardinali ne' banchi
laterali, ove i rispettivi decani prepa-
rarono loro i cuscini per genuflettere.
Preceduto pertanto da tutti quel-
H, che hanno luogo in Cappella,
dalla prelatura, e dal sagro Colle-
gio in cappe rosse , il Papa in se-
dia gestatoria , con piviale bian-
co , triregno , e flabelli, colle solite
preci , dà al popolo la solenne be-
nedizione, ad esempio di quella data
da Gesù Cristo alla sua Chiesa, nel-
r atto di salire al cielo in questo
giorno. I cantori rispondono quattro
volte Anicn, tra il fragore delle ar-
tiglierie, il suono delle campane, e
lo strepito di tutti i militari stro-
nienti, suonati dalle bande della mi-
lizia Pontifìcia, schierata sulla piaz-
za in belli» ordinanza, e formante
un quadrato, o poste a scaglioni.
Quindi i Cardinali diaconi pubblica-
no r indulgenza plenaria in latino ,
e in italiano , per cui non si an-
nunzia secondo il solito in Cappella
dopo il Confiteor, da chi ha recitato
il sermone latino, perocché allora il
Papa diede la solita benedizione. Che
se poi non avesse luogo la benedi-
zione, il sermoneggiante pubblica la
consueta indulgenza di treni' anni
dopo il suo discorso. Dopo di che
il Pontefìce sulla stessa loggia , si
spoglia al letto dei paramenti degli
abiti sagri, e nel contiguo gabinetto
si leva la falda , e colla mozzetla e
stola fa ritorno alla sua residenza.
Anticamente in questo stesso gior-
no, prima della messa si leggevano
i processi generali, come nel giove-
dì santo, e nella festa dei ss. apostoli
4o GAP
Pietro e Paolo, ed anco ne! dì della
dedicazione della basilica vaticana,
avendosene esempi, che rimontano alla
metà del XIII secolo, onde poi ven-
ne il costume di pubblicare nel gio-
vedì santo la bolla in Cociia Do-
mìni. V. gli Ordini romani XIV e
XV ^ presso il Mabillon, Mas. hai.
toni. II, p. 397, 5 II, e presso il
Gattico, Ada caerem. pag. 82, 83.
In questo stesso giorno , nell' anno
precedente la celebrazione dell'anno
santo, il Pontefice fa pubblicare
l'anno santo medesimo nel por-
tico della basilica vaticana , ed in
questa circostanza la Cappella si tie-
ne nella Sistina, e la benedizione si
comparte dalla loggia di detta basilica.
La benedizione , che ora si dà
nella loggia principale della basilica
lateranense, prima si dava in quella
sul portico avanti l' obelisco , ove
Innocenzo XIII nel 1723 la diede
senza aver assistito alla Cappella,
ma solo adorato il ss. Sacramento,
e venerato le sagre teste de' principi
degli apostoH. Avendo però Clemente
XII eretto la sontuosa e magnifica
facciata della basilica lateranense in
uno alla loggia per la benedizione,
fu egli il primo, che dopo la Cap-
pella dell'Ascensione, nel 1736, la
compartisse da essa solennemente, e
quindi il canonico Maria Ferroni ,
arcivescovo di Damasco , in nome
del suo capitolo lateranense, recitò a
quel Papa un' allocuzione di ringra-
ziamento. Tuttavolta questo Ponte-
fice tanto prima , che dopo detta
epoca, per lo più compartì ia solen-
ne benedizione per questa solennità
dalla loggia del Quirinale, a cagione
della sua età, e privazione della vista.
23. Vespero Papale della Pentecoste,
Questo ha luogo nella Cappella pa-
latina dove il Papa risiede, recandovisi
GAP
con piviale rosso, e mitra di lama d'o-
ro; e i Cardinali con ve?>ti, cappe, e
tutt' altro rosso, co' domestici colle
livree di gala. L'arazzo dell' altare
rappresenta la venuta dello Spirito
Santo sopra i discepoli, copiata dal-
l'originale di Giuseppe Chiari ro-
mano. Il baldacchino dell'altare, e
quello del trono sono di velluto ros-
so, del qual colore sono il pali otto ,
e la coltre del trono, e la col trina
della sedia Pontificia , cioè di lama
d' oro rossa. Anche questo vespero
si regola a norma di quello dell'E-
pifania , meno però , che mentre i
cappellani cantori cantano adagio
il Dea gratias del capitolo, il Pa-
pa discende dal soglio, e deposta
la mitra, s' inginocchia al genufles-
sorio ( i cui cuscini sono pure ros-
si ) per r inno : Veni creator Spi-
ritus, che intuonano due soprani
anziani.
24. Cappella Papale per la festa
di Pentecoste.
Questa solennità fu detta Pasqua,
rosata, perchè in molte chiese d'I-
talia si spargevano dall'alto delle
rose, ed anche in s. Giovanni in
Laterano, mentre in altre chiese al
canto dell' inno Veni creator Spiri-
lusj si suonavano le trombe per de-
notare il repentino fuoco, il quale pre-
cedette la venuta dello Spirito San-
to, che in questo giorno celebra la
Chiesa. Anticamente nella chiesa di
santa Maria ad Martyres si reca-
vano i Pontefici col clero, nella do-
menica precedente alla Pentecoste,
a celebrarvi la stazione, e la messa
dello Spirito Santo; nel qual tempo
dalla sommità del tempio si getta-
vano delle rose , per cui rimase il
rito di dispensarle in coro in questa
festività ; e sulla stessa venula si re-
citava un analogo sermone.
CAP
In proj[;resso di tempo questa Cap-
pella celehravasi a tenore d(;lla dis-
posizione di Sisto V, nella basiliea
di s. l*ielro, ove in questo giorno
è la stazione; ed il bestini, lino al
1634 ci assicura, che in s. Pietro
tenevasi questa Cappella, avvertendo
clie se il Papa volesse cantare la
messa, allora i Cardinali assumeran-
no i paramenti rossi , adunandosi
nella camera de' paramenti, e par-
tendo da questa la processione; il
che si fece tutte le volte che in tal
giorno voleva il Papa fare Pontificale,
e<l altiettaiito si dovrebbe praticare
pure oggidì nelle circostanze straor-
dinaiie, come si fa per le consuete.
Benedetto Xlll , nel 1725, tenne
Cappella, tanto nel vespero, che in
questa mattina, nella basihca late-
mnense; e nel 1727, essendo tor-
nato da Benevento, cantò messa in
s. Pietro, e poi diede la solenne be-
nedizione, che non avea dato per
l'Ascensione : benedizione, che pure
in questo giorno, nel 1765, diede
Clemente Xlll dalla loggia del Qui-
rinale, giacche per la dirotta piog-
gia non r avea potuta compartire
per r Ascensione.
Attualmente questa festività cele-
brasi nella Cappella del palazzo apo-
stolico abitato dal Sommo Pontefi-
ce, essendo l'altare, e il trono co-
me nel vespero precedente. I Car-
dinali v'intervengono con due car-
rozze, co' domestici in livree di ga-
la , ed in vesti , cappe e tutt' altro
rosso. Il Papa vi si conduce come il
giorno antecedente, ma col triregno,
ed anticamente usava i fiabelli, re-
cando visi in sedia gestatoria. Canta
messa un Cardinal vescovo subur-
bicario , co' paramenti rossi, e ter-
minata r epistola, si canta Vallclu^
ja du due soprani, mentre il Pou-
teficc scende dal trono, e va ad in-
CAP 41
gfnoechiarsi al genuflessorio , depo-
nendo la mitra. Indi i medesimi
due soprani intuonano il verso : Fe-
lli creator Spirilas, che colla sequen-
za, e V alleluja^ dura finche il Pa-
pa tornato al soglio, ha letto l'epi-
stola, e il vangelo, e posto l' incen-
so nel turibolo, e sinché il diacono
abbia preso la Pontificia benedizione.
Il discorso si recita in cappa pao-
nazza, e berretta nera, da un alun-
no del collegio urbano di Propa-
ganda [Vedi), e si distribuisce stam-
pato dopo la Cappella, avendo l'a-
lunno pubblicato a suo tempo l'in-
dulgenza di trent'anni. Fu a detto
collegio accordato questo privilegio
da Clemente XIV, in virtù d' un
breve de' 16 luglio 1773, giorno in
cui soppresse la ripristinata Compa-
gnia di Gesù, dalla quale era di-
retto il seminario romano, poco pri-
ma dal detto Papa eziandio soppres-
so, del quale privilegio appunto i con-
vittori nobili erano in possesso. 11 Can-
cellieri nelle sue Cappelle Pontificie ,
Roma 1790, a p. 340, e 341, tesse
l'elenco di alcune orazioni, sermoni,
e discorsi sulla venuta dello Spiri-
to Santo, recitati in questo giorno
avanti il Papa, i Cardinali, e quelli
che hanno luogo in cappella , cioè
quelli pubblicati colle stampe inco-
minciando nel 1^93 ; rilevandosi, che
sino dal 1617 nel Pontificato di Pao-
lo V un alunno o convittore del se-
minario romano lo recitava, e che
fino al 1627 la cappella quasi sem-
pre si tenne nella basilica vaticana,
e che dopo tal anno ebbe per lo
più luogo nella Paolina del palazzo
Quirinale. Leggiamo però nella vita
d' Innocenzo XU , Novaes lom. XI,
p. I i5 , che nel 1692 sermoneg-
giò in questo giorno nella Cappella
Pontificia, il p. Francesco Tuzzi ce-
lebre gesuita, udallando giustamente
/p GAP
a quel caritatevole Pontefice il ver-
setto dell' inno della festività : Veni
pater pauperum, come quello, che
dai poverelli fu denominato : il pa-
dre de poveri. Finalmente il mot-
tetto dopo r offertorio, Cum compie-
rcntiir , è del Palestrina, colla se-
conda parte, la quale si suol dire,
e si termina al solito degli altri mot-
tetti. Se il Papa non assiste alla
messa, il coro regola tutta la fun-
zione col celebrante, il quale al ver-
so Feni sancte Spiritus^ s' inginoc-
chia avanti il faldistorio, e la fun-
zione è tutta andante, siccome av-
verte Andrea Adami.
2 5. Vespero Papale della ss. Trinità.
Celebrasi nella Cappella del pa-
lazzo , in cui fa residenza il Sommo
Pontefice, che vi si reca in piviale bian-
co, e mitra di lama d'oro; ei Cardina-
li vi vanno colle vesti, cappe, e tut-
t'altro di color rosso, usando una
carrozza, ed i servi le livree di gala. Il
quadro dell'altare rappresenta l' inef-
fabile mistero della ss. Trinità, ese-
guito in arazzo presso il bel dipinto
del milanese Pietro de Pretis. Il
paliotto è di color bianco, e la col-
tre, e coltrina della sedia Papale,
sono di lama d' argento co' soliti ri-
cami di fiori d'oro. Nelle cerimo-
nie , e canto di questo vespero si
osserva pure quanto dicemmo al
n. 2, parlando del vespero Papale
dell'Epifania.
26. Cappella Papale per la festa
della ss. Trinità.
Questa si tiene nel modo detto
al suo primo vespero nel Pontificio
palazzo , ed il celebrante, eh' è un
Cardinale dell'ordine presbiterale, as-
sume i paramenti bianchi. Il Papa,
GAP
ed il sagro Collegio v' incedono come
sopra, non essendovi nella messa par-
ticolarità diversa dalle altre, in cui si
concede trent'anni d' indulgenza. Solo
v'ha che il mottetto all'offertorio: O
beata Trinitas, è lodata composizione
del Palestrina, con seconda parte,
il quale per essere lungo l'offertorio,
dicesi dal coro con qualche solleci-
tudine, e che il prefazio, come è
noto, è differente dagli altri. Il di-
scorso lo recitarono fino al 1701
quegl' individui, che sono notati qui
appresso, e per concessione di Cle-
mente XI, dal 1702 fino al 1825 in-
clusive, lo fece un convittore del colle-
gio dementino {Vedi), in cappa pao-
nazza e berretta nera. Quel discorso
dopo la messa si distribuisce stam-
pato al sagro Collegio, e a tutti quel-
li, che hanno luogo in Cappella. Ma
per volere di Leone XII, a' 5 set-
tembre 1827, il p. maestro del sa-
gro palazzo, che nel 1826 e 1827
avea destinato un sacerdote a sup-
plirvi, partecipò all'Ordine de' mer-
cedarii della ss. Trinità, che da al-
lora in poi il procuratore generale
non più avrebbe fatto il sermone
per r Assunta, ma sibbene in que-
sta festività. Fino al secolo XVIII
adunque era indeterminato il sog-
getto , che dovea pronunziare quel
discorso, come si vedrà dalle seguenti
orazioni, e sermoni pubblicati colle
stampe, donde pur si conosce, che la
Cappella della ss. Trinità fu costante-
mente celebrata nelle Cappelle Si-
stina del Vaticano , . e Paolina del
Quirinale, meno i casi, che celebran-
do in essa diversi Pontefici le so-
lenni Canonizzazioni (Vedi), ebbe in-
vece luogo il Pontificale nella ba-
silica vaticana, enei 1787 nella ba-
silica lateranense, per una partico-
lare disposizione di Clemente XII.
Petri Gemellii thcol. parisiensis, i/i
GAP
fcsto ss. Trini laùs O ratio hahita
an. i^yG corani SS. D. N. Gregorio
XIH3 et illustrissiniis j ac reveren-
dissiniis S. R. E. Card.j Laclii Pe-
regrini de ss. Trinitate Oratio apud
Sixtuni V. P, M. , an. i588^ et
anno 1 591 ^ regnando Clemente Vili:
Sanctii de Sandoval theol. de ss.
Trinitate ad Sixtuni V^ Oratio ha-
hita in sacello vaticano , i5 j'ulii
anno iSgo; Porap. Ugonii de Deo
uno, et trino ad Clemente ni Vili,
Oratio habita in sacello pontificio
die festo ss. Trinitatis anno i5^3;
Hievonymi Vitalis a Lobera s. Theol.
doct., Senno de Trinitate habitus
intra missaruni soleninia ad Cle-
mentent Vili iSgg; Oratio de ss.
Trinitate Marci Turono Brixiensis
J. V. D.y habita in capella Sixti
IV in urbe, kal. jun. 1608^ corani
ss. D. N. Paulo V, et sacro Colleg.
Card., Brixiae 1609; Attilli Mar-
cellini Politiani, de Suninia Trini-
tate Oratio hahita ad ss. D. N.
Urbanurn Vili in sacello pontifì-
cio Quirinali i634; Pauli Ghislieri
romani , Oratio de ss. Trinitatis
mysterio, Oratio ad Urbanuni Vili
in sacello Quirinali i635; Jos. Car-
pani J. V. D. Oratio de Deo trino,
et uno habita ad S. D. N. Urba-
nuni Vili in sacello Pontiflcwn Qui-
rinali, XV Kal. junii 1 636 ; Claudii
Marazzani, de Deo trino et uno, Ora-
tio liabita ad Urbanuni Vili , in
sacello Quirinali i638; De Deo
trino et uno Oratio Petri Jacobi
Verdiani, habita in sacello Ponti fi-
cuni Vaticano ad ss. D. N. Urba-
nurn Vili pridie kal. junii 1 643 ;
Benedicti abbalis Capelletti Reatini
J. V. D., ac s. theol. doct. de Deo
trino, et uno, Oratio secunda hahi-
ta in sacello Ponti/icnni Quirinali
ad S. D. N. Innoccnliuni X anno
iCy\'^; Oratio de Deo trino et uno
CAP 43
ad ss. D. IV. Clenienteni X, habita
in sacello Pontificwn vaticano a
Ludovico Alphonso Suaresio cccl.
aven. praep. et Rotae aud. coad. an.
1670; M. Ani. de Rubeis romani,
^Enigma a divina fide hwnano generi
propositum, sive de ss. Trinitatis ar-
cano, Oratio liabita in solenini ss.
Trinitatis die, ad ss. D. N. Clemenleni
X anno 1 674; Horatii Biffi cremonen-
sis in utroque jure doctoris, de ss. Tri-
nitatis mysterio, Oratio habita in Pon-
tificio sacello palata vaticani ad
ss. D. N. Innocentiwn XI, R.omae
1686; Sol Divinus, Oratio habita
in sacello Quirinali die ss. Trini-
tatis ss. D. N. Innocentio XII di-
cata a Petro Samoniego Baccalaureo
salmaticensi , ac J. V. D. anno 1693.
Nel medesimo Pontificato d'Innocenzo
XII mentre era convittore del col-
legio dementino Prospero Lambcr-
tini, poi Benedetto XIV, sid mistero
della ss. Trinità, in questa cappel-
la recitò un eloquentissimo discorso.
Quindi abbiamo: De ss. Trinitate,
Oratio habita in sacello Pontificuni
vaticano, ad ss. D. N. Clcnientcni XI,
ab Alessandro de Ahbatibus roma-
no, ejasdem ss. D. N. magistro
breviuni gratiae, Romae 170F. NeU
l'anno seguente stabilmente lo pro-
nunziò un alunno del menzionato Col-
legio , avendo, nel 182^, recitato
r ultimo il marchese Girolamo Ca-
stiglioni di Mantova.
27. Vespero Papale per la festa
del Corpus Domini,
Questo vespero si tiene nel pa-
lazzo apostolico vaticano, benché Va.
residenza del Papa sia al Quirinale,
che v'interviene in piviale bianco, e
mitra di luna d'oro, e il sagro (Collegio
vi si reca in vesti, cappe e lult' altro
di colore rosso coi servi colle livree
di gala, e con una carrozza. Tutta-
44 GAP
volta si ha, che nel 174^', Benedetto
XIV lo celebrò nella Cappella Pao-
Hna del Quirinale sua residenza, do-
po il quale passò al palazzo vati-
cano aflìne di pernottarvi a causa
della processione del di seguente. Sì
regola come tutti gli altri già de-
scritti. Il quadro dell'altare rappre-
senta in arazzo la cena Eucaristica,
il paliotto è di color bianco , e la
coltre del trono, colla coltrina della
sedia, sono di lama d'argento rica-
mata d'oro. Mentre si canta il ve-
spero, monsignor maggiordomo, co-
me quello, che soprai ntende ai luoghi
ove si celebrano le Pontificie fVinzioni,
in mantelietta e rocchetto, con tutta
formalità si reca a visitare e ad esa-
minare se i preparativi, e gli ornati,
che si sono fatti per dove dee pas-
sare nella mattina seguente la so-
lennissima processione, sieno decenti
e in regola, ciò che fino al termine
dello scorso secolo egli faceva con
nobile cavalcata. Ora però è accom-
pagnato, preceduto e seguito dalla
guardia svizzera col suo capitano,
da' mazzieri, e carabinieri Pontificii,
dal battistrada, dal foriere maggiore
da un maestro di cerimonie, dai
cappellani comuni, dal fioriere, dal
sotto-foriere, dai bussolanti, da altri, e
dai capi artisti del palazzo apostohco.
Con questa comitiva, insieme al
comandante di piazza, il maggior-
domo per la scala regia, visita il
vestibolo, o galleria ov'è il quar-
tiere degli svizzeri, e il braccio del
colonnato, che lo segue, il quadrato
della piazza B.usticucci, e dal lato
del quartiere della truppa di linea,
entra per l'altro colonnato, che an-
ticamente visitava co' suoi ministri il
prelato economo della fabbrica di
s. Pietro. Indi passa al vestibolo, o
galleria contigua, e pel portico, e
porta della basilica , va all' aitar
GAP
Papale, dopo aver adorato Gesìi.
Sacramentato nella sua cappella.
Poscia si reca nella camera de' pa-
ramenti della Pontificia Cappella ,
ad attendere la fine del vespero,
per accompagnare, secondo il con-
sueto, il Papa nelle proprie stanze.
Sino a tutto il pontificato di Pio
VI, la processione del Corpus Do-
mini ^ passando avanti al palazzo
Accoramboni, sulla detta piazza Ru-
sticucci, continuava per la via di
Borgo nuovo [Vedi)^ detto anco
Borgo s. Pietro, e voltava innanzi
la chiesa di s. Giacomo Scossaca-
valli, e procedendo dinanzi al pa-
lazzo de' penitenzieri di s. Pietro,
per Borgo vecchio rientiava nella
piazza Rusticucci dalla parte di s.
Lorenzolo, e da quello del menzio-
nato quartiere della linea, imboccava
nel braccio del vicino colonnato.
Sappiamo inoltre dall' Infessura, co-
me poi meglio diremo, che Nicolò
V portò pel primo nel i447 pi*o-
cessionalmente il ss. Sacramento per
la sua festa da s. Pietro sino a
Porta Castello, che ora è chiusa ,
dappoiché soleva farsi tal funzione
in s. Giovanni in Laterano, ove in
fatti egli stesso la fece neh' anno
seguente i44^j portando il Santis-
simo da questa basilica fino alla
chiesa di s. Clemente, ritornando
quindi a s. Giovanni.
28. Messa bassa, che celebra il
Papa nella Cappella Sistina, e
solenne processione del Corpus
Doniinij e processioni dell'ottava,
che fanno i capitoli Lateranense,
e Vaticano , colV intervento del
Papa e del sagro Collegio.
Origine della festa, e della
processione .
La beata Giuliana di Mont-Cor-
neillon, o Montecornellione , ospe-
GAP
lìalicra alle portf* di Liegi nel Belgio,
zeliìiite del culto, che si deve alla
ss. Eiicarislia, nel i23o circa, fatta
priora delle cisterciensi di Mont-
Corneillon, ebbe una celeste visione
da cui fu avvertita di venerare con
particolar festività, e in giorno de-
terminato la ss. Eucaristia. La pia
donna comunicò questa visione a
Giovanni canonico di Liegi, il quale
la consigliò a consultaine i teologi ,
e i vescovi , come appunto ella ese-
guì con alcuni religiosi domenicani,
col vescovo di Cambray, e coli' ar-
cidiacono di Liegi, Jacopo Pantaleo-
ne da Troyes, che, divenuto succes-
sivamente vescovo di Verdun , e
patriarca di Gerusalemme, benché
non decorato della porpora Cardi-
nalizia, nel 1261, fu eletto Papa
col nome di Urbano IV. Da tutti
questi fu approvata l' introduzione
della nuova festività , e ne fu com-
posto l'uffizio, per cui Roberto ve-
scovo di Liegi, nel concilio celebrato
nel 124^? ordinò la festa medesima
in tutta la sua diocesi, come pur
fece nel Belgio Ugone di s. Caro,
Cardinale Domenicano, e legato apo-
stolico in Germania, giacché essendo
stato prima priore del suo Ordine,
fu uno dei consultali dalla b. Giu-
liana. Morta questa, una divota don-
na per nome Eva a cui la beata
avea partecipato la sua visione, fece
premurose istanze ad Enrico, che
nel vescovato di Liegi era succeduto
a Roberto, perchè ottenesse dal sud-
detto Jacopo Pantaleone, divenuto
Pontefice Urbano IV, che a tutta
la Chiesa si propagasse la nuova festa.
Il Papa sebbene, come dicemmo,
da piivato l'avea già approvata in
Liegi, andava procrastinando la con-
cessione per non essere accusato di
temerità, sebbene rillelleva, che fe-
steggiando la Chiesa nella feria V
GAP 45^
della settimana innanzi Pasqua, cioè
nel giovedì santo, la memoria di
quella mensa divina, con cui il Re-
dentore lasciò perpetuamente se sles-
so in cibo, e bevanda a' suoi seguaci,
nondimeno siccome in quel giorno
si occupano i fedeli a piangerne la
passione e la morte, intertenendosi,
in moltissime cerimonie di letizia, e
tristezza, come si descrisse alla Cap-
pella del Giovedì Santo, non poteva
rendere al Corpo di Cristo quell' o-
maggio di venerazione e culto, che
esclusivamente convenivagli. In tale
perplessità, e mentre Urbano IV
per le vicende de' tempi, dimorava
allora in Orvieto, un sacerdote te-
desco, celebrando la messa, nella
chiesa di s. Cristina in Bolsena ,
luogo vicino ad Orvieto, dopo la
consacrazione cominciò a dubitare
che il pane, ed il vino fossero con-
vertiti nel corpo, e sangue di Cristo ,
ed improvvisamente uscì dall'ostia
consacrata prodigioso e vivo sangue,
che macchiò il corporale. 11 sacer-
dote, per occultare la sua miscre-
denza, cominciò a piegare il corpo-
rale, ma in questo restarono im-
presse tante effigie di uomo, quante
erano le pieghe, onde rapidamente
fu divulgato il miracolo, che sapu-
tosi da Urbano IV, ei mosse subito
per Bolsena, e verificato il meravi-
glioso portento, con solennissima pro-
cessione, e con molta pompa pose in
custodia il detto corporale e alla vene-
razione nella cattedrale di Orvieto(^'^-
di). Quindi supplicato il Pontefice an-
che dagli spagnuoli,per essere accadu-
to egual miracolo in Daroca di Valen-
za, nel 1264) e per abbattere con
maggior vigore l'eresia di Berenga-
rio, il quale avea negalo la preseir/.a
reale di Cristo nell'Eucaristia, vinta
la sua titubanza, coli' autorità della
coslituzioue, Transitunix, data Ur-
46 GAP
he velcri die 8 septembris 1 264 ,
istituì la festa del Corpo di Cristo,
Corpus Domini, nel giovedì dopo
l'ottavo giorno di Pentecoste, e pub-
blicò 1' ufficio di tal solennità, che
fece comporre da s. Tommaso d'A-
quino, allora professore di filosofìa
in Orvieto, mentre s. Bonaventura
ne compose la messa colla sequenza
Landa Sion Salvalorem, per ordine
dello stesso Urbano IV, secondo che
alcuni han creduto, ma non i do-
menicani, come leggesi nel tom. I,
Script. Ord. Prcedicalor. scec. XIII,
pag. 340. edit. Paris. 17 19.
Morto poco dopo Urbano IV, a' 2
ottobre dello stesso anno 1264} t^^
festa non fu da tutti osservata. Per-
ciò Clemente V, nel concilio gene-
rale di Vienna in Francia, nel i3i 1,
colf unanime consenso di que' padri,
la confermò col decreto: Si Domi-
nuni de reliquiis, et venerai. Sancto-
rnnij il che approvarono Giovanni
XXII suo immediato successore, ed
Urbano VI, che comandò si cele-
brasse colle porte delle chiese aper-
te, anche ne' luoghi caduti nell'in-
terdetto. Martino V, confermando
la festa , la estese a tutta l' ottava ,
col disposto della bolla, Ineffabile
.sacranienlum , presso il Bull. rem.
tom. Ili, par. II, pag. 461; osser-
vanza, che comandò pure Eugenio
IV, colla costituzione, Excellentis-
si munì Corpo risy loco citato, con-
cedendo inoltre questi ultimi due
Pontefici indulgenze, per eccitare i
fedeli a divotamente solennizzarne la
festa , che il Tridentino chiamò
trionfo dell'eresia. V. Lambertini,
De Servorum Dei Beai. lib. IV,
pag. 2, cap. 3i, e Instit. 5 et So;
Cristiano Lupo, Disserlalio de sa-
cris proccss. in fpdbus circumfirtur
sacros. Euchar. Sacrani. tom. XI,
noviv cdit. cap. II, et IX, a pag.
CAP
337, e Donzellino Hislor. de so-
lemnit. et festivil. Corporis Christi;
Chappeavil tom. II. Ilist. Leodiens.,
pag. 642; Bartolomeo Fiseu , De
Origin. feslivitatis Corporis Cfirisli,
Leodii 1629; Marlene de antiquit.
Eccl. discipl. in div. celebr. officio
cap. 29; Papebrochio in Propilaeo,
Dissert. 2 3. De Officio prò feslo
Corp. Christiy par. II, pag. 5i, e
Bartholet, nella sua Storia della
istituzione della festa del Corpus
Domini, Liegi 1746.
In quanto all' istituzione della pro-
cessione, alcuni pretendono con Pan-
vinio, che Urbano IV abbia colla
festa istituita parimenti la processio-
ne, che in tal giorno si suol fare;
altri l'attribuiscono a Giovanni XXII
del 1 3 r 6, non avendo Urbano IV
parlato nella sua bolla, Transiiurus,
di processione, ma della festa sola-
mente, su di che è a vedersi il
Ferrari , verbo Festa num. 61.
Tuttavia alcuni sono di parere, che
incominciasse colla festa medesima
il portarsi in giro il ss. Sacramento
dentro l'ostensorio, cui mai sempre
ebbero ad onor grande di accom-
pagnare colla maggior pompa pos-
sibile, oltre il clero, gì' imperatori,
i re, i magnati , e i pubblici magistra-
ti, cantando inni e cantici sacri , e
portando ceri , e doppieri accesi. In
progresso di tempo accrebbesi mera-
vigliosamente per lo splendore, e il
decoro, che ovunque e per tutta la
Chiesa universale si propagò. In
Pioma poi , testifica il Bonanni , Nu-
niismata Ponlificum, tom. II, pag.
665, non sempre i Papi portarono
in processione il Santissimo col me-
desimo rito, com' egli osservò nel
Diarii de' maestri di cerimonie, ne
nello stesso luogo, ne circoscritto
nello stesso cammino. Nicolò V,
Pareniucelli^ fu il primo Papa, per-
GAP
testimonianza del citato Stefano In-
lèssura, presso il Muratori, Rer.
/tal. toni. Ili, par. I, pag. ii3i,
ad introdurre- l'uso di portare il ss.
Sacramento nella solenne processione
del Corpus Domini, portandolo ac-
compagnato da' Cardinali, arcivesco-
vi , vescovi, e da tutto il clero delle
chiese di Roma, agli 8 giugno del
144? (primo anno del suo Ponti-
ficato) a piedi da s. Pietro fino a
Porta Castello, una delle sette porte
chiuse di Roma, che prese il nome
dal vicino Castel s. Angelo. Prima
solca farsi tal funzione dalla basilica
lateranense, siccome cattedrale del
romano Pontefice, fino alla chiesa
di s. Clemente ; e in fatti, nel r 44^>
tanto praticò lo stesso Nicolò V,
portando il Venerabile dalla detta
basilica a s. Clemente, e ritornando
a s. Giovanni, il che si legge anche
nella sua vita scritta dal Giorgi.
Soggiunge rinfessura, che ciò av-
venne a' 23 di maggio, e che la
sera il Papa ritornò a cavallo al
palazzo Vaticano , passando per la
regione di Trastevere.
S' ignora precisamente quando ve-
nisse stabilito di fare la processione
nella basilica di s. Pietro. Certo è che
Sisto V, colla bolla Egregia de' 28
febbraio i586, regolando le Cap-
pelle, e Pontifìcie funzioni, prescrisse,
che quest' augusta processione dalla
Cappella Sistina avesse termine nella
basilica vaticana. Sul modo poi, col
quale i Papi portarono il Santissi-
mo, non riuscirà superfluo che qui si
riportino diversi esempi. Nel i486,
Innocenzo Vili lo portò in sedia
colla mitra in capo; nel 149^ Ales-
sandro VI, nello stesso modo, seb-
bene il Burcardo attribuisce il rito
di portarlo in sedia gestatoria al se-
condo, e per la prima volta nel
i494- ^cl i5o4, colla mitra in
CAP 47
testa, e in sedia gestatoria, lo portò
Giulio II; nel i5i3, Leone X se-
dendo col capo scoperto, ma nel
i5i8 sedendo colla mitra preziosa
in capo, ritenendo che fosse più
conveniente l'usare la mitra, mentre
andava in sedia; Clemente VII, nel
i532, lo portò a piedi col solo
berrettino bianco in testa; Paolo HI,
nel i535, sedendo colla mitra; Pio
IV nel i56o, sedendo col triregno
in capo; s. Pio V nel i566 a piedi
col triregno, e lasciando questo an-
dò col berrettino; Gregorio XIII nel
1572 lo portò eziandio a piedi e
col berrettino, ma dopo k congre-
gazione da lui istituita per la rifor-
ma delle cerimonie della Cappella
Pontificia, giudicò essere più decen-
te, che in questa funzione il Ponte-
fice portasse il ss. Sacramento in
sedia, colla mitra, secondo V uso
introdotto da Alessandro VI, ed è
perciò, ch'egli in tal modo lo portò
nel 1573 ; Sisto V, nel i585, lo
portò a piedi col capo scoperto;
Gregorio XIV, nel iSgo, in sedia
colla mitra, e nello stesso modo lo
portò Innocenzo IX, nel i^gi; Cle-
mente Vili, nel 1592, andò a piedi
col capo scoperto, come nel i6o5
fece Paolo V, il quale poi nel 161')
andò in sedia col capo scoperto, e
nel 16 16, colla mitra preziosa. Lo
stesso praticò Gregorio XV, nel 1621.
Urbano Vili, nel i63 i,andò a piedi
colla testa scoperta, e nel 1689 in
sedia colla mitra, siccome fu imi-
tato nel 164^ da Innocenzo X.
Un altro uso introdusse in questa
medesima funzione Alessandro VII,
Chigi 3 il quale non potendo nel pri-
mo anno del suo pontificato fare il
giro della processione a piedi, per
l'incomodo rimastogli del taglio sof-
ferto per r estrazione della pie-
tra ^ mentre era nunzio in Co-
4^ GAP
Ionia, ne volendo andare come i
suoi predecessori assiso nella sedia
gestatoria, col disegno del Bernini,
fece fare una macchina, chiamata
Talamo^ sulla quale dovesse portare
genuflesso il Santissimo, come appa-
risce da una sua medagha riportata
dal Molinet, Histor. Summ. Pont,
per Numismata pag. iSg, Lutetisc
1679; ^^^ Bonanni , Numismata
Ponti f. tom. II, n. 26; e dal Venuti
Numismata Rom. Ponti f. pag. 271
col motto: Procedamus et adoremus
in Spiri tu et meritate j non che dal
vero disegno di detta macchina,
pubblicato in rame da Carlo Ceci ,
nel i655. La macchina antica era
formata a guisa d'un genujflessorio,
tutta dorata con vaghi intagli , e
teste di serafini, venendo elevata per
mezzo di due stanghe foderate di
velluto rosso dai palafrenieri Ponti-
fìcii. A' piedi eravi uno sgabello fatto
a guisa di faldistorio con cuscino
ricamato d' oro, co' fiocchi e fregi
simili , sul quale il Papa posava le
braccia. In mezzo poi della macchi-
na eravi un perno con piedistallo
di legno dorato, per collocarsi la
palla forata in cui fissare l' ostenso-
rio, che il Papa dovea tenere colle
mani stando genuflesso. Intorno ai
suoi piedi eravi un riparo di velluto
rosso, pieno di crine, affinchè non
potessero scorrere, ed un cingolo,
ossia fascia per sostenere la persona,
perchè non facesse tutta la forza
colle ginocchia, restando a quella
appoggiata. Poco diverso è il tala-
mo , o macchina, che si usa oggidì ,
non essendovi sul ripiano il genu-
-flessorio, ma un tavolinetto giratore,
col perno per istabilirvi l'ostensorio
Tivendo innanzi una sedia, e fatta
in modo che ponendovisi a sedere
il Pontefice, ed accostandosi al tavo-
lino, viene questo fermato con sicu-
CAP
rezza. E siccome il Papa suole Jisare
un gran manto, o piviale bianco,
r amplissimo suo paludamento fa
figurare il Pontefice come stesse ge-
nuflesso, mentre già diversi Pontefici
hanno adottato il rito di portare il ss.
Sacramento sedendo, come poi si dirà.
JXel i655 Alessandro VII portò
il Venerabile genuflesso sul talamo,
col capo scoperto, ma non abolì l'u-
so di portarlo in sedia gestatoria, co-
me erroneamente credette il citato
Molinet pag. 818, né ordinò, che
per r avvenire lo portasse il Pontefice
genuflesso. Quindi Clemente IX nel
1668, lo portò come Alessandro
VII, ed altrettanto fecero Clemente
X, nel 1670 , ed Innocenzo XI, nel
1677, il quale però nel 1680 an-
dò in sedia colla mitra in capo. In-
nocenzo XII nel 1691 portò il San-
tissimo in sedia col berrettino : Cle-
mente XI, nel 1701, a piedi col
capo scoperto, enei 1706, genufles-
so sul talamo col capo scoperto, co-
me pur fece Innocenzo XIII, nel
1722. Benedetto XIII Io portò a
piedi col capo scoperto, ma dopo di
lui Clemente XII del 1780, Bene-
detto XIV del 1740, Clemente XIV
del 1769, e Pio VI del 1775, tut-
ti lo portarono genuflessi nel tala-
mo, e scoperti. Pio VII, creato nel
1800, lo portò egualmente col capo
scoperto, ed inginocchioni sul tala-
mo, ma dopo il 18 16 lo portò se-
dendo, e col capo scoperto, il qual
modo fu adottato nel 1824 da Leo-
ne XII, nel 1829 da Pio Vili, e
nel i832 dal regnante Pontefice Gre-
gorio XVI, giacché nel i83i non
intepenne alla processione.
Jpparato de' luoghi ove passa la
processione del Corpus Domini.
Stabilitesi le cerimonie, i riti e le
persone, che devono intervenire alla
GAP
processione, come si dirà, questa fi-
no a tutto il Pontlfìcito di Pio VI,
come accennammo di sopra, partiva
dalla Ciippella Sistina del palazzo apo-
stolico vaticano, e per la sala e scala
regia, e contiguo vestibolo, o galleria
e colonnato, passando innanzi al pa-
lazzo Accoramboni, proseguiva per
Borgonuovo, e voltando innanzi la
chiesa di s. Giacomo Scossacavalli,
retiTìcedeva verso il palazzo de' pe-
nitenzieri, e per borgo vecchio, e
piazza Rusticucci, entrava nell'altro
colonnato e vestibolo o galleria don-
de pel portico della basilica Va-
ticana, e per la porta maggiore s'in-
oltrava all'altare Papale di s. Pie-
tro. Però dopo quell' epoca la pro-
cessione quando è giunta al termi-
ne del palazzo Accoramboni , della
piazza Rusticucci, avanti l'ingresso di
Borgo Nuovo, volta sino alia chiesa
di s. Lorenzolo , e quivi giunta si
rivolge verso la basilica passando a-
vanti al quartiere delle milizie Pon-
tifìcie, le quali guarniscono tutti i
luoghi ove passa la processione, e
pel colonnato e vestibolo opposto en-
tra nella basilica, che dal portico fi-
no all'altare del ss. Sagramento è
fiancheggiata dai capotori, a' quali
succedono la civica scelta e gli sviz-
zeri.
Tutto questo tratto di vestiboli,
di colonnati e di strada, è addobba-
to con magnificenza, ed ecclesiastica
pompa.
E primieramente tutta la strada
scoperta, per cura del Pontefice Pao-
lo IV creato nel i555, come abbia-
mo dal Torrigio, Grotte Faticane
pag. 242, in questa occasione viene
riparala dal sole, e dall' acqua mer-
cè grandi, e doppi tendoni bianchi.
Si hanno perciò tende di tela per
tutto il giro della processione , ol-
treché in alcuni punti > i vani dei
VOL. IX.
GAP 49
colonnati , e quelli di diverse fine-
stre dei vestiboli o gallerie , so-
no pure riparati dai raggi del sole,
da tende a verde scuro. I vani degli
intercolunnii, dalla parte del palaz-
zo Pontifìcio essendo di giurisdizio-
ne del maggiordomo, insieme a quel-
li di tutta la piazza, si danno ai
famigliari del Papa, ai ministri, ed
artisti del palazzo apostolico, men-
tre quelli del colonnato, e vestibolo
opposto appartenendo alla giurisdi-
zione della R. fabbrica di s. Pietro,
sono goduti dai ministri di questa,
e dai così detti Sanpietrini. Ed è per-
ciò, che il sagro palazzo, oltre la
quadratura dell' altare Papale, ad-
dobba ed orna il portico vaticano
dalla statua di Garlo Magno, a quel-
la di Gostantino, e da questa il con-
tiguo vestibolo o galleria, il colon-
nato e tutto il giro della piazza Ru-
sticucci ; e viceversa la R. fabbrica
di s. Pietro supplisce all' altro co-
lonnato e vestibolo; ben inteso pe-
rò che dal principio del colonnato,
dal lato del palazzo Pontificio, sino
al vestibolo, che conduce alla statua
di Garlo Magno, è a carico anche
di tutti i Gardinali di s. Romana
Ghiesa, di far apparare con arazzi
un tratto di luogo, e però fra ar-
co e arco, e fra gì' intercolunnii, e
sulle pareti pendono le armi del re-
gnante Pontefice, e quelle gentilizie
di cadaun Gardinale, dipinte, ed or-
nate di mortella. Questa a festoni
forma ornamento alle grande travi,
che sostenendo da un colonnato al-
l' altro le doppie tende, viene a pio-
lungarli, e riimirli. Dove vi sono fi-
nestre e loggie, cioè pel' la piazza
Rusticucci, i proprietari le decora-
no con damaschi rossi. 1 sovrani so-
gliono vedere questa sorprendente, e
magnifica processione, o nel balco-
ne della chiesa di s. Lorenzolo, o
4
Sh e A P
sull'ingresso del Borgo nuòvo, ove
a lai effetto si erigono i palchi. Ma
r apparato più grandioso e nobile
essendo quello del portico vaticano,
e del vestibolo, o galleria appresso
la statua di Costantino, merita che
qui se ne faccia speciale menzione,
ed anco perchè è differente dall'an-
tico. Oltre i diversi ornamenti di
damaschi rossi, con trine, e frangie
d' oro, ed altri drappi, la menziona-
ta galleria si abbellisce di alcuni a-
razzi, che si custodiscono nella flo-
reria apostolica, fra' quali quelli del-
la fabbrica di Doblen, e già appar-
tenuti ai re di Francia, che Napo-
leone dopo essere stato coronato, nel
1 8o5, imperatore, donò a Pio VII.
Sono otto rappresentanti egual nu-
mero di fatti scritturali. Inoltre vi
si adoperano la copia della Provvi-
denza, giustizia , e carità eseguite
presso r arazzo di Raffaello, che for-
ma coltre o dossello al trono del
Papa ne' concistori pubblici, e nella
funzione della lavanda, ed altre. L'a-
razzo, che esprime la cena del Si-
gnore di Leonardo da Vinci , è
quel medesimo che si pone, ove nel
giovedì santo il Papa fa la detta
lavanda, dalla parte della statua e-
questre di Carlo Magno. Qui però
va notato, che l' arazzo, di cui si
parla, è quello fatto nel pontifica-
to di Pio VI all'ospizio di s. Mi-
chele a Ripa da Pietro Ferloni presso
una diligente copia eseguita dal pit-
tore Bartolomeo Nocchi, ed ora esi-
stente nell 'anticamera pontificia de'
bussolanti al Vaticano. Anticamente
il medesimo arazzo si esponeva pres-
so la statua di Costantino, giac-
ché nei menzionato luogo della sta-
tua di Carlo Magno, si metteva al-
lora pure il celebre arazzo, rappre-
sentante la stessa Cena di Leonardo
da Vinci , che Francesco I re di
GAP
Francia ilonò a Clemente VII, co^
me afferma Paolo Giovio, e non a
Leone X, come dice Cancellieri nel-
la sua Settimana Santa a pag. a 18,
ove per equivoco parla di tre araz-
zi di detta Cena ; sebbene suH' ori-
ginale del dipinto di Leonardo , e
di quanto riguarda tal capo-lavoro
ci dia molte ed eruditissime noti-
zie a pag. 199 e seg. Quest'ultimo
arazzo, che servì al Nocchi , e al
Ferloni per eseguire il nuovo , il
regnante Pontefice non ha guari ,
in uno ad altri di Clemente VII ,
e di altri Papi, l'ha fatto conve-
nientemente collocare nella sala a-
vanti la cappella comune del palaz-
zo Vaticano, della quale cappella si
tratterà nella descrizione delle Cap-
pelle segrete de' Pontefici.
Negli ultimi tempi questo porti*
co si adornava con altri otto araz-
zi, che nel decorso dell' anno, se-
condo le diverse feste, e funzioni, si
mettono all' altare della Cappella
Pontificia, e che sono tutti copiati
da quadri originah di celebri auto-»
ri. La menzionata galleria, o vestibo-
lo, si decorava de' famosi arazzi det-
ti di Raffaello, di tutti i quali fa
un'erudita descrizione Francesco Can-
cellieri, nelle sue Cappelle Pontifi-
cie, a p. 286 e seg. Tuttavolta per
la celebrità loro ci sia permesso dar-
ne qui un cenno. Racconta pertanto
il Vasari, t. III. p. 21 3, che venne
desiderio al magnifico Leone X di
far panni d' arazzo ricchi d' oro, e di
seta in filaticci, per addobbare la
Cappella Sistina ne' giorni solenni.
Diede pertanto a Raffaello d'Urbino
l'incarico di fare i cartoni coloriti, i-ap-
presentanti molti tratti della vita di
Gesù Cristo, e degli Apostoli in ven-
tiquattro pezzi; la qual' opera ese-
guita in Fiandra nella città d' Ar-
ras, sono perciò chiamati arazzi, con
CAP
mirabile artifizio , e prrfe7,ione , a
iiu'rilo principalmente di Bernardo
\au-Orlay di }iriisselles, e Michele
C'oxis di Maliucs discepoli dello stes-
so Rallaello, i quali vegliarono alla
bella, e meravigliosa esecuzione. Per
essi Leone X pagò settanta mila scu-
di, ond' è che nel fregio a basso di
chiaroscuro, gli arazzi rappresentano
1<* gesta del medesimo Pontefice. Gl'ini-
initabili cartoni passarono in Inghil-
teira, e la regina Maria col re Gu-
glielmo suo consorte fabbricarono il
palazzo di Amptoucourt, o Southam-
pton, per distender veli, e conservar-
li gelosamente. Le prime vicende, che
sotli'irono gli arazzi, fi nono nel sac-
co funesto di Roma del ìSt.j sot-
to Clemente VII: ma essendo anda-
ti in mano del duca di Montmoren-
cy , generale delle truppe francesi,
furono da esso rimandati in Roma
a Giulio III creato nel i55o, come
venne espresso in una iscrizione tes-
suta nel lembo di quello, che espri-
me la conversione di s. Paolo , e
dell' altro, che lo rappresenta quan-
do predica all' Areopago, soffrendo
soltanto quello, che rappresenta il
falso profeta Elimas, che è tagliato
per metà. Le seconde peripezie soffer-
te da tali arazzi furono quando gli
eserciti della repubblica francese s'im-
padronirono di Roma, e dello sta-
to pontificio, nel 1798, nella quale
occasione l'arazzo, che rappresenta-
va la discesa del Redentore al lim-
1)0 , venne abbruciato : e per ben
due volte gli arazzi tutti furo-
no trasportati in Francia, sebbene
per altrettante vennero restituiti a
Roma. L'ultima volta fu nel i8i4j
quando monsignor de Gregorio, poi
amplissimo Cardinale, li ricuperò in
Parigi, insieme al triregno, all'anel-
lo pescatori©, e a varie sagre sup-
pellettili della cappella Pontificia sot-
CAP
Sì
to Pio VII. Tornarono quindi ad
essere esposti nel predetto vestibolo,
in occasione della piocessione del Cor-
pus Domini, a decorare il passaggio
dell' augustissimo Sagramento. Non
andò guari però, che il medesimo
Pio VII apprezzandone il raro pre-
gio, ordinò che si custodissero dili-
gentemente nelle camere del Vati-
cano edificate da s. Pio V, donde il
regnante Pontefice li trasferì in luo-
go più nobile, cioè nella galleria,
che segue quella delle carte geogra-
fiche, ove Leone X avea ideato col-
locare i più famosi quadri. In que-
sto modo non furono gli arazzi di
Raffaello più esposti in questa proces-
sione, surrogandovisi i suddescritti,
che pure sono di molto pregio.
Alessa bassa, che celebra il Papa
nella Cappella Sistina del Vati-
cano, e processione del Corpus
Domini.
I Cardi nah si recano al palazzo
apostolico Vaticano con due carroz-
ze, co' servi in livree di gala, e con
vesti, scarpe, e tutt' altro rosso, abiti
sagri di color bianco, secondo il ri-
spettivo ordine, torcia di cera bian-
ca di dodici libbre per la processio-
ne, durante la quale è loro soste-
nuta a fianco dal gentiluomo a cui
essa rimane, mentre il maestro di
camera porterà la berretta rossa, il
cameriere il cappello Cardinalizio, e
la mozzetta e mantelletta, ed il de-
cano il parasole , specie di gran
cappello foderato di seta cremisi con
cordone, e fiocco di seta d'oro, col
quale si ripara dal sole, se in qual-
che luogo della processione pene-
trasse. Giunti nella sala regia, si ve-
stono i Cardinali de' paramenti sa-
gri;, ed assumono la mitra di da-
57. CAP
masco bianco, e quindi passano nei
loro stalli nella Cappella Sistina, fa-
cendo altrettanto tutti quelli, che
hanno luogo in cappella co' loro abiti
sagri convenienti , e colle cotte sui
rocchetti quelli, che ne hanno l'uso,
affine di assistere alla messa bassa,
che celebra il Pontefice , o in sua
vece il Cardinal decano , o il Car-
dinal vescovo suburbicario più de-
gno, nel qual caso sulla cancellata
ardono sei cerei, mentre ne ardono
otto se dice la messa il Papa, il che
ha luogo nel modo seguente, avver-
tendo essere la cappella addobbata,
come nel vespero precedente.
Arrivato il Pontefice in cappella
colla sua corte, vestito di scai-pe di
seta rossa ricamate d'oro, sottana
di seta bianca, fascia simile co' fioc-
chi d'oro, rocchetto, mozzetta di
raso rosso, e stola simile ricamata,
il Cardinal decano, o il Cardinale
più degno, già vestito de' sagri pa-
ramenti, gli porge l'aspersorio. Il
Papa subito si reca al genuflessorio
a fare la preparazione della messa ,
tenendogli la candela accesa sulla
bugia, e il libro due monsignori vesco-
vi assistenti al soglio, cioè l'elemosi-
niere in cotta e rocchetto, ed il sagrista
in cotta: cotta, la quale sulla sotta-
na paonazza è portata dai cappel-
lani segreti, che debbono egualmen-
te assistere, stando genuflessi a' lati
dell' ultimo gradino dell' altare, gli
uditori di Rota in cotta, e rocchet-
to. Terminate le preci della prepa-
razione, il Pontefice si alza, il mag-
giordomo gli leva la stola , dopo
avergli fatto baciare la croce , che
sta nel mezzo. La stola e la moz-
zetta vengono prese dall' aiutan-
te di camera, che le lipone sulla
mensa della credenza. Quindi il Car-
dinal decano, o il Cardinal piii de-
gno prende dal cameriere segreto
CAP
più anziano il mantile o asciugama-
ni , e lo presenta al Papa men-
tre il prelato maggiordomo con boc-
cale, e bacile ( che prende dall'altro
cameriere segreto ) gli versa l'acqua
sulle mani , facendo poi altrettanto,
il primo di essi in piedi , e il se-
condo genuflesso, avanti V Orate fra-
treSj dopo la comunione, e final-
mente dopo la messa. Indi il Pon-
tefice coU'aiuto de' sopraddetti e del
primo maestro delle cerimonie, as-
sume r amitto, il camice , il cin-
golo, la croce, la stola, e la pia-
neta, prendendo il manipolo all'm-
dulgentiam, ed incominciando l' In-
troito. Quest'ultimo, i Kyrie, il
Gloria y il Credo , il Sanctus j e VA-
gjiiis Dei si recitano al solito dai
Cardinali , prelati , ed altri presenti
in cappella. Gli otto cantori , che
devono seguire il Pontefice nella pro-
cessione, all' offertorio cantano il soa-
vissimo mottetto: Fratres, ego enini
del Palestrina, e dopo l'elevazione
r altro : O saliitaris hostia, accom-
pagnando al Sanctus un cerimonie-
re dodici bussolanti colle cappe ros-
se, e con torcie accese, perchè si
schierino lateralmente all'altare. Do-
po V Agnus Deìy il primo cerimo-
niere dà a baciare al Papa la pa-
ce, cioè l'immagine del Redentore
d'argento dorato, e poi la porta a
baciare al Cardinal decano, al Car-
dinal primo prete , e al Cardinal
primo diacono , i quali scambie-
volmente danno la pace a' loro col-
leghi.
Terminata dal Pontefice la mes-
sa , nella quale ha consagrato
un'altra ostia, che mette nell'o-
stensorio da portarsi in processio-
ne, lascia l'ostensorio sull'altare al-
l'adorazione degli astanti, ed i dodici
bussolanti ivi rimangono colle tor-
cie accese intanto che il Pontefice
GAP
fa ritorno in sagrestia, ove sì spo-
glia tltHa pianeta, e fatto il ringra-
ziamento , prerjde il piviale o gran
manto di raso bianco ricamato d'o-
ro, e recatosi di nuovo in cappella,
s'inginocchia sul gradino inferiore
dell'altare per adorare il ss. Sagra-
mento, che incensa, come abbia po-
sto colle consuete cerimonie l'in-
censo in due turiboli. Poscia leva-
tosi in piedi si reca al talamo , e
collocatosi a sedere ^ senza berretti-
no, e con un ricco velo umerale
bianco sulle spalle, attende che il
Cardinal diacono assistente abbia pre-
so all'altare l'ostensorio sotto l'om-
brellino, e che ponga sopra il ta-
volino, che gli sta dinanzi come un
genuflessorio, l'ostensorio che il Papa
abbraccia colle mani, in atto di edifi-
cante venerazione. Accomodatosi poi
dal cerimoniere lo strascico del man-
to in tutta la lunghezza, viene sol-
levato il talamo dai palafrenieri in
zimarra, sotto il baldacchino bian-
co, e co* flabelli a lato, come meglio
in progresso si dirà. Qualora il Pa-
pa non voglia celebrare la messa,
dopo che il Cardinale l'ha termi-
nata , si reca in cappella vestito di
piviale, etc, e adorato il Santissimo,
dopo averlo incensato, passa al ta-
lamo, mentre il Cardinale celebran-
te spogliatosi della pianeta , e fatto
il ringraziamento prende il piviale,
e la mitra, e recasi fra i Cardinali
vescovi per andare in processione.
Intanto che il Pontefice, o il Car-
dinale, celebra la messa nella Cap-
pella Sistina, si mette in ordine la
magnifica processione sotto la dire-
zione del Cardinal primo diacono,
che sta colla ferula in mano, vesti-
to di dalmatica colla mitra in lesta,
e seduto in mezzo al governatore
di Roma, e al maggiordomo egual-
mente seduti, e in cappa paonazza.
GAP 53
fuori del portone degli svizzeri, o
della galleria. Ma, nel 1763, sotto
il Pontificalo di Clemente XIII, es-
sendo il suo maggiordomo monsi-
gnor Bufalini fregiato della dignità
vescovile, vi si recò in piviale e mi-
tra, ed il governatore gli cedette la
dritta. Innanzi questi personaggi de-
fila la processione, camminando gli
individui, che la compongono, a due
a due , secondo la nota stampata ,
detta Rotolo^ ed approvata dal Pon*
tefice. Vengono però gì' individui
della processione in gran parte chia-
mati dal portico della basilica Vatica-
na, da un cursore del tribunale del
Cardinal vicario, e disposti e regola-
rizzati da un cerimoniere Pontifìcio,
i cui colleghi vestiti di sottana di saia,
e fascia rossa di seta, e cotta, me-
no i primi due, che vestono sotta-
na di seta paonazza, fascia simile,
cotta, e rocchetto, regolano l'anda-
mento della processione. Oltre il
detto cursore del vicariato nel luogo
ove stanno il Cardinal primo diacono,
il governatore , e il maggiordomo ,
evvi il maestro dei cursori Pontifìcii,
il quale, mentre s'avanza la proces-
sione, legge il moto-proprio, od ordi-
ne di essa stabilito dal Papa nel
primo anno del suo Pontifìcato , e
da lui sottoscritto, insieme al Rotolo
o nota, che prescrive il regolamen-
to da osservarsi da quelli, che la
compongono per le rispettive prece-
denze.
Ciascun individuo porta un cereo
acceso, e nel cammino legge o can-
ta le preghiere, che stampate si distri-
buiscono con questo titolo: >* Lau-
w des in festo Corporis Christì cou-
» tinue alternatimrecitandncdura ss.
» Sacramentum a pontificio Vatica-
>» no sacello in basilicam principis
>y apostoloruni solemni supplicatio-
» nis ritu circumfertur " ; per la
54 CAP
recita delle quali il Pontefice con-
cede cinquanta anni d'indulgenza.
Ogni Ordine religioso ha i suoi can-
tori, e ogni clero i suoi musici coi
quali alterna il canto, che col lieto
e religioso suono delle campane di
s. Pietro muove l'animo a pia dol-
cezza.
Incomincia pertanto la processio-
ne con un drappello di soldati, e di
tratto in tratto vegliano al buon or-
dine e regolarità, i cursori del Cardi-
nal vicario, e i Pontificii, in sott'a-
bito nero, bragiuole di merletto, zi-
marra di saia paonazza con mostre
di seta di egual colore, con mazza
d'argento. Pei primi seguendo la
croce procedonoi:
Gli alunni dell' ospizio apostolico di
s. Michele a Ripa, vestiti di saia
nera con fascia.
Gli alunni della pia casa degli orfa-
ni, col proprio vessillo, in sotta-
na binnca con cotta.
Segue il clero regolare, precedendo
ogni corporazione il suo stendar-
do o croce, in mezzo a due ce-
roferari co' candellieri.
1 francescani del terz' Ordine di pe-
nitenza, detti degli scalzelti, in to-
naca di lana lionata con cappuc-
cio, cordone turchino, e sandali
a' piedi.
Gli agostiniani scalzi , in tonaca di
lana nera, con cappuccio, striscia
di cuoio, e corona a' fianchi.
I cappuccini colla barba lunga, to-
naca di lana grigia morata, cap-
puccio , fune , e corona a' fian-
chi.
1 girolamini in tonaca di saia lio-
nata con cappuccio , e mantello ,
con istriscia di cuoio a' lombi.
I minimi, o paolotti, con tonaca di
saia nera , con cappuccio unito
allo scapolare, e cordone di lana.
I terziari di ». Francesco, in tona-
CAP
ca, e mezzetta aguzza sulle spalle
di saia nera, e cordone bianco.
I minori conventuali , vestiti come
i precedenti, meno piccole varia-
zioni.
I minori riformati, e osservanti, con
tonaca di lana grigia morata, con
cappuccio, fune, e corona a lombi.
Gli agostiniani, o eremiti di s. Ago-
stino, in tonaca di saia nera, con
mozzetta e cappuccio, e cintura
di cuoio.
I carmelitani calzati dell'antica os-
servanza, con tonaca di saia lio-
nata ossia di color tanè, cintura
di cuoio, mantello, e mozzetta con
cappuccio di saia bianca.
I servi di Maria, in tonaca, scapo-
lare, mantello, e cappuccio di saia
nera , e cintura di cuoio , colla
corona di Maria Vergine addo-
lorata.
I domenicani , o predicatori , con
tonaca e scapolare di saia bianca,
corona appesa alla cintura, mozzet-
ta con cappuccio e mantello nero.
Ordini Monastici.
Gli Olivetani in cocolla di saia bianca
con cappuccio increspato, sebbene
pel loro scarso numero talora si
riuniscono coi camaldolesi.
I cistcrciensi , in cocolla nera , con
cappuccio aguzzo.
I camaldolesi , in cocolla di saia
bianca con cappuccio.
I cassinesi, in cocolla di saia nera,
con crespe da capo a pie, e cap-
puccio rotondo.
I canonici regolari lateranensi del
ss. Salvatore, in sottana bianca di
saia, rocchetto, e mantello nero.
Clero Secolare.
Precede la croce del clero in mezzo
a due accoliti, e seguono due in-
GAP
divìdili in piviale, che inluonaiio
le preci. .
Gli alunni del I*ontificibv seminario
romano , in sottana , e soprana
paonazza, e cotta.
I parroclii di Roma delle cinquan-
taquattro parrocchie, in cotta, e
stola bianca sulla sottana e fascia
di seta nera i secolari , e suH' a-
bito religioso i regolari.
Canonici^ e beneficiati delle colle-
giatej col seguente ordine.
Di s. Girolamo degli Schiavoni.
Di s. Anastasia.
De' ss. Celso, e Giuliano in Banchi.
Di s. Angelo in Pescheria.
Di s. Eustachio.
Di s. Maria in Via Lata.
Di s. Nicola in Carcere Tulliano.
Di s. Marco.
Di s. Maria ad Martyres.
Tutti i suddetti procedendo colla
croce del clero, hanno alcuni l'uso del-
l'almuzia, della cotta, e varie colle-
giate hanno un prelato per vicario del
Cardinale titolare , che incede in
sottana e mantelletta paonazza, oltre
il rocchetto.
Camerlengo del clero in cotta . e
colio stolone.
Capitoli delle basiliche minori, i ca-
nonici delle quali hanno V uso
della colta e rocchetto.
Di Regina Coeli, o di Monte Santo,
nella cui chiesa risiede il capito-
Io, ed anco conosciuto col nome
di s. Lucia della Tinta per avervi
risieduto.
Di s. Maria in Cosmedin.
Di s. Maria in Trastevere.
Di s. Lorenzo in Damaso , che si
unisce col precedente , cedendosi
ogni anno a vicenda la destra ,
GAP 55
secondo la disposizione di Bene-
detto XIV.
Capitoli delle tre patriarcali, i cui
canonici usano il rocchetto.
Di «. Maria Maggiore o Liberiano.
Di s. Pietro in Vaticano, il quale
arrivato nel portico, ivi si ferma
dalla parte della statua di Carlo
Magno, ne' due banchi già pre-
parati colle torcie accese , per
ricevere il ss. Sagramento, onde
dopo che questo è entrato nella
basilica, esso va a prepararsi per
la funzione, che deve essere ce-
lebrata.
Di s. Giovanni in Laterano.
Ogni capitolo delle basihche ha
la propria insegna, e un prelato
per vicario, in mantelletta, e roc-
chetto ; nonché de' mazzieri e bi-
delli, che tenendo de' bastoni coperti
di velluto rosso con l'estremità di
metallo dorato, precedono ai capitoli
stessi . Cadauno inoltre porta un
padiglione formato da teli rossi, e
gialli, con drappellone, ove ripetonsi
le insegne della basilica ; padiglioni
forse usati anticamente nelle proces-
sioni per ripararvi ciascun clero dal-
la pioggia. Essi sono preceduti dal
campanello, e seguiti dalla croce, suo-
nandosi di tratto in tratto per av-
vertire il popolo a venerare il vessillo
di nostra redenzione, o invitarlo a
dar libero il passo alla processione.
La sola basilica lateranense ha il pri-
vilegio d'inalberare due campanelli
(Vedi) 3 due padiglioni e due croci
per aver il capitolo acquistato giu-
risdizione sulla basilica di s. Lorenzo
ad Sancta Sanctorunij allorquando
la basilica di s. Giovanni fu data
a' canonici regolari (Fedi), perciò
chiamati lateranesi.
Il vicegerenle di Roma insignito
56 CzVP
del grado episcopale, e veslilo in
abito prelatizio paonazzo con torcia
accesa in mano, il quale insieme ai
ministri del tribunal del Cardinal vi-
cario chiude la processione del clero
regolare, e secolare. Il vicegercnte ed
i detti ministri attendevano il passag-
gio del clero fuori del colonnato a
destra, in appositi sedili, ne' posti
loro competenti, e quivi si posero
in processione. Pel buon regolamento
di sì gran funzione, a norma del clero
secolare e regolare, il Cardinal vica-
rio suole emanare anteriormente i
consueti ordini e regolamenti.
Cappella Pontificia.
Due guardie svizzere, e un Pontifi-
cio cerimoniere precedono, seguiti
dai camerieri secolari d' onore e
segreti soprannumerari di spada
e cappa con torcie accese, e in
abito nero di città e cappello piu-
mato bianco, distinguendosi i pri-
mi dai secondi dalle cifre, che
portano sulla collana d'oro, ad
entrambi comune.
Procuratori di collegio, con veste di
seta nera, e cappe di saia nera
con fodera di seta del medesimo
colore, con torcie di cera accese.
Predicatore apostolico cappuccino, e
confessore della famiglia pontifi-
cia , religioso de' servi di Maria,
ambedue cogli abiti del loro Or-
dine e colla torcia accesa.
Procuratori generaH degli Ordini
religiosi, monastici, e mendicanti,
cioè di quegli Ordini, che godo-
no luogo in Cappella Pontificia ,
co' rispettivi abiti , e colle torcie
accese.
Bussolanti in sottana , e fascia di
seta paonazza, con cappa, e cap-
puccio di saia rossa, sostenendo
torcie accese.
GAP
Cappellani comuni vestiti di sotta-
na, e fascia di seta paonazza, con
cappa e cappuccio di saia rossa,
con fodere di seta cremisi, soste-
nendo i triregni, e le mitre pre-
ziose del Papa. A. fianco del tri-
regno nobile va il gioielliere dei
sagri palazzi apostolici , in abito
nero di spada, ossia di città, con
due guardie svizzere.
Due cursori Pontificii, vestiti come
dicemmo di sopra, e colle mazze
di argento.
Aiutanti di camera del Papa in
sottana, e fascia di seta paonazza,
con cappa , e cappuccio di saia
rossa , foderati di seta cremisi ,
con torcia accesa in mano, torcia
egualmente portata dagli altri se-
guenti cubiculari, cappellani, e
camerieri , i quali vestono come
gli aiutanti di camera.
Cappellani comuni.
Chierici segreti del Papa.
Cappellani d'onore, e segreti.
Avvocato procuratore del fisco, ed il
commissario generale della R. C. A.,
colla cappa come gli avvocati con-
cistoriali, con torcie accese, dei
quali parlammo al § VII, n. i.
Avvocati concistoriali con sottana, e
fascia di seta nera, soprana e cap-
pa di saia paonazza con fodera
di seta cremisi , e con torcie ac-
cese.
Camerieri di onore segreti sopran-
numerari, e segreti partecipanti.
Cantori Pontificii in sottana, e fàscia
di seta paonazza , e cotta.
Abbrevìatori di parco maggiore, in
sottana e fàscia di seta paonazza,
cotta , e rocchetto , con torcie di
cera accese, torcie che pure por-
tano i seguenti votanti , chierici ,
uditori ec, vestiti come gli abbre-
viatori.
Votanti di segnatura.
CA.P
Chierici di camem, al fianco dei
quali procedono due cursori Pon-
tificii.
Uditori di Rota col p. maestro del
sagro palazzo, coli' abito del pro-
prio Ordine de'predicatori, avente
egli pure una toicia accesa.
Due cappellani segreti con vesti e
Ciippe rosse di saia , e fodere di
seta cremisi, col triregno, e mitra
usuale del Pontefice, che sosten-
gono col porta-mitra foderato di
velluto rosso.
Maestro del sagro ospizio, in abito
nero secondo il costume, con ispa-
da al fianco, e torcia accesa.
Suddiacono apostolico , ultimo udi-
tore di Rota , in tonicella , soste-
nendo la croce Papale, fra sette
candellieri (retti da altrettanti
votanti di segnatura, siccome ac-
coliti apostolici ), le cui candele
accese sono ornate di carte, e
talco colorato con disegni, e ra-
beschi. Presso il suddiacono vanno
due maestri ostiari, detti a vir^a
ruhea da quella , che tenevano
anticamente in mano, quali cu-
stodi della Pontificia croce. Essi
incedono in sottana , e fascia di
seta paonazza, e soprana o man-
tellone di saia del medesimo co-
lore.
Penitenzieri della basilica vaticana
in pianeta di damasco bianco, pre-
ceduti da due chierici in sottana
nera , e cotta avendo nelle mani
un mazzo di fiori. In mezzo di
essi evvi una lunga bacchetta, se-
gno della loro potestà spirituale
ìli foro conscienliae.
Abbati mitrati, coU'archimandrita di
Messina se vi è , e col commen-
datore dell'arcispedale di s. Spiri-
lo in Sassia, con piviale di dama-
sco bianco con trine, (iangie d'oro,
niilra di tela bianca, e con lercie
GAP 57
accese, che pur portano tutti i com-
ponenti r ordine episcopale.
I vescovi , ed arcivescovi non assi-
stenti in piviali di lama d'argen-
to, e mitra di tela bianca.
I vescovi greco, ed armeno, od altri
vescovi orientali se fossero pre-
senti in Roma, pei Pontificali ed
ordinazioni del loro rito, secondo
il qual rito pur sono i sagri abiti,
che indossano.
I vescovi, ed arcivescovi assistenti al
soglio Pontificio , con piviale di
lama d' argento , e mjtra di tela
bianca.
Patriarchi di Costantinopoli, di Ales-
sandria, di Antiochia e di Geru-
salemme, dove vi fossero, in pivia-
le di lama d' argento, con mitra
di tela bianca, ed inoltre, se tro-
vansi in Roma, i patriarchi orien-
tali, ovvero occidentali minori, che
vestono ognuno secondo il pro-
prio rito.
Due cursori Pontificii, colle mazze
di argento.
I Cardinali diaconi in tonacella, ed
al paro degli altri Cardinali in
mitra di damasco bianco, colla
famiglia nobile a' fianchi sum-
mentovata , sostenendo la torcia
accesa il gentiluomo.
Cardinali preti in pianeta.
Cardinali vescovi subuibicari in pi-
viale con formale composto di
tre pigne ornate di perle.
Ogni Cardinale è seguito dal suo
caudatario, in sottana e fascia pao-
nazza, del qual colore è la croccia
di saia, cotta e velo bianco chiama-
to Vippa o Vimpa sulle spalle. Il
caudatario sostiene il lembo della
veste Cardinalizia. Inoltre il sagi^o
Collegio , ed il Pontificio corteggio
è circondato, e fiancheggiato dalla
guardia svizzera armala di corazza,
ed elmo d' acciaro, e di alabarda.
58 CAP
I Ire conservatori del popolo roma-
no, col priore de' capo-rioni in
rubbone d'oro, veste di porpora,
e fascia coi fiocchi d' oro , con
lorcie accese in mano, aventi in
mezzo
li senatore di Roma con rubbone
d'oro, e veste di porpora soste-
nuta da due paggi, con torcie ac-
cese in mano.
II governatore di Roma , in cappa
e rocchetto a destra del principe
assistente al soglio, che è vestito
in abito nero da città col man-
tello guarnito di merletto, ambe-
due con torcia accesa in mano.
1 due Cardinali diaconi assistenti ,
a' quali si unisce il Cardinal pri-
mo diacono allorquando i detti
colleghi passano innanzi alla porta
della galleria , ove il medesimo
Cardinal primo diacono, come di-
cemmo, stava ad ordinare la pro-
cessione, facendo altrettanto il go-
vernatore, e il maggiordomo, cioè
dal detto luogo passando ai posti
che loro competono. Se il mag-
giordomo sarà vescovo, ed avrà
assunto il piviale, prenderà luogo
nell'ordine episcopale , viceversa
fra i prelati di fiocchetti, come si
dirà.
Due votanti di segnatura coi turi-
boli, e colle navicelle d' incenso,
in cotta e rocchetto.
1 due primi maestri delle cerimonie
Pontifìcie, vestiti come superior-
mente si disse, seguiti da due cur-
sori Pontificii colle mazze d' ar-
gento.
Il Sommo Pontefice sul descritto
talamo col ss. Sagramento sotto ma-
gnifico baldacchino di lama d'argen-
to, con drappelloni ornati dei Pon-
tificii stemmi, da ricami, di trine,
e , di irangie d'oro. Le otto aste do-
CAP
rate del baldacchino sono sostenute
dai seguenti. Dalla porta della ean-
cellata della Cappella, sino al secon-
do ripiano della scala regia , dai
prelati referendari di segnatura in
soltana, fascia e mantelletta paonaz-
za, usando in questa occasione anche
il rocchetto. Dal detto ripiano fino
alla porta del vestibolo , o galle-
ria destra , dagli alunni del collegio
germanico ungarico, in sottana e
soprana di panno rosso. Da questo
luogo fino alla metà del colonnato
destro, dagli alunni del collegio ur-
bano di Propaganda in veste, e so-
prana di saia nera con bottoni, ed
asole rosse. Fino al termine del co-
lonnato dagli alunni del collegio in-
glese, in veste e soprana di panno
nero. Dal fine del colonnato , sino
al portone del palazzo Accorrambo-
ni, dagli alunni dei collegio irlan-
dese, in veste, e soprana di panno
nero. Dal portone Accoramboni al-
la porteria de* pp. Scolopi di s. Lo-
renzolo, da otto sacerdoti in abito
talare nero, che si destinano da mon-
signor prefetto delle ceremonie Pon-
tificie. Fino al quartiere de' soldati
le portano i maestri delle strade in
abito nero, e mantello simile di seta,
ovvero in rubbone, ed in loro oiancan-
za suppliscono alcuni sacerdoti in veste
talare. A questi succedono i deputati
della nazione fiorentina in abito di
spada, che sostengono le aste per
tutto il colonnato sinistro. Dal ter-
mine di questi ultimi pel vestibo-
lo o galleria fino all' atrio , sono
portate dai deputati della nazio-
ne sanese in abito come i prece-
denti. Quindi sono prese le aste
dagli alunni della nobile accademia
ecclesiastica, in abito talare di seta
nera, e nel mezzo della basilica, a-
vanti la cappella di s. Sebastiano,
le consegnano al magistrato roma-
GAP
uo, cioè al senalore, conservatori,
priore de' capo-rioni, collaterali , e
giudici capitolini in toga, i quali le
portano sino airallare Papale , ove
tciinina la processione. Tutti i sud-
descritti soggetti trovansi distribuiti
agi' indicati luoghi in appositi ban-
chi preparali, per prendere le aste
quando loro toccano. È qui da av-
vertirsi, che al presentarsi il talamo
al primo ripiano della scala regia,
incominciano le artiglierie di Castel
5. Angelo a sparare alternati colpi
di cannone, che durano finché il ta-
lamo medesimo non è entrato nella
Jjasilica.
A' lati del talamo portato da do-
dici palafrenieri in vesti rosse^ e zi-
marre (specie di mantelloni di pan-
alo cremisi), procedono a sorveglia-
.re i palafrenieri, il foriere maggiore
vestito come il cavallerizzo che va
in sua compagnia, cioè in abito nero
da città col mantello ornato di mer-
letti e spada al fianco , nonché il
Joussolante sottoforiere in veste e
cappa di saia rossa ed il decano dei
palafrenieri, particolarmente quan-
do questi si danno la muta nel sos-
tenere le stanghe . Circondano il
talamo inoltre i ." dodici guardie no-
bili col cadetto con uniforme di
gala, e squadroni sfoderati, segui-
li dal loro esente col bastone ;
2.° quattro bussolanti in vesti e
cappe rosse, sostenendo altrettan-
ti nobili fanali con lume den-
tro ; 3." lateralmente i due flabelli
di penne bianche portati dai came-
rieri segreti, in vesti, e cappe rosse,
con mostre di seta cremisi, i quali
si danno la muta con altri due col«
Icghi ; mentre i dodici bussolanti
( che al Sanclus della messa piana
si lecarono alTaltare della cappella
Sistina ) , colle stesse torcic accese
incedono da ambo i lati del bakUc-»
CAP %
chino , ove pur vanno i mazzieri
Pontifìcii colle mazze di argento, e
spada, in sott' abito 'nero, e soprana
di saia paonazza con trine di velluto
nero. Quindi segue il decano della
Rota in cotta e rocchetto coli' altra
mitra usuale del Pontefice, in mez-
zo a due camerieri segreti parteci-
panti, in vesti , e cappe rosse colle
fodere di seta cremisi; a' quali colle
medesime vesti, e cappe, succedono
r archiatro cameriere segreto parte-
cipante, ossia il primo medico del
Pontefice, ed il primo aiutante di ca-
mera, non portando questi due cu-
biculari torcia, per essere pronti al
servigio del Papa, al modo dei due
precedenti quali sostenitori dello stra-
scico della falda. Con essi vi sono
appresso coU'occorrente uno scopato-
re segreto, in sottana di saia, e fà-
scia di seta paonazza, con boemia
o casacca di panno di egual colore
trinata di strisele di velluto con bor-
do, ed il credenziere in abito nero
da città.
Indi vengono pel concertino otto
cantori Pontificii, che cantano i ver-
setti della sequenza, Lauda Sion.
iSeguono i tre prelati de' fiocchetti
in rocchetto e cappa paonazza con
torcie accese, cioè 1' uditore generale
della rev. camera Apostolica, il te-
soriere generale, e il maggiordomo,
prefetto de' sagri palazzi Apostolici.
I protonotaii apostolici parteci-
panti e di onore in cappa , e roc-
chetto, con torcie accese, e simil-
mente il reggente di cancelleria, se
vi è.
I generali degli Ordini religiosi,
co' loro abiti rispettivi, e torcie ac-
cese in mano.
I referendari di segnatura ih sot«
tana , fascia , e mantelletta di seta
paonazza, egualmente colle torcie.
Questa grandiosa, e di vota proces*
^ CAP
sionc viene chiusa, eseguita i." dal-
le guardie nobili a cavallo in gran
tenuta, aventi alla testa i due capi-
tani comandanti, che prendono in
mezzo il marchese Naro -Patrizi ,
vessillifero di s. Chiesa, che sostie-
ne il vessillo ; 2.° dal generale co-
mandante le truppe di linea Ponti-
ficia fra due uffiziali più elevati in
grado, e seguito dai suoi aiutanti e
da altri uffiziali di stato maggiore;
3.° da uno squadrone di carabinie-
ri a cavallo, e da un reggimento di
dragoni pure a cavallo cogli sten-
dardi loro; 4-° seguono la fanteria,
cioè la guardia civica, i carabinieri,
i granatieii, i fucilieri ec, colle pro-
prie bandiere, tutti in monture di
gala. Dopo aver guarnito in cordo-
ne da ambedue le parti la strada
per cui passa la processione, per ve-
gliare al buon ordine del numero-
sissimo popolo, che in folla vi ac-
corre per vederla, a mano a mano
si formano in colonna per seguire
la processione fino alla galleria o
vestibolo sinistro , avendo kicomin-
ciato a defilare al termine del de-
stro. Ogni corpo ha le sue trombe,
o musiche militari, interrotte alter-
nativamente dai tamburi.
Incombe ai cappellani cantori
Pontificii,, come agli aHri musici ,
in tutto lo spazio che percorre la
processione, di cantare a vicenda
con semplice e piana melodia, l'in-
no Pangc lingua gloriosi. Questo è
intuonato dai contralti de' cantori
Pontifìcii quando esce fuori della
cancellata, o balaustra della cappel-
la Sistina, la Croce Papale. La se-
conda strofa è cantata nell' ingresso
della scala regia, la terza alla sta-
tua di Costantino, la quarta al sor-
tire della galleria, la quinta a me-
la del colonnato, ed usciti da que-
sto i medesimi cantori vanno alter-
CAP
nando i mottetti. I cantori poi del
concertino, che seguono il talamo,
in sala regia incominciano il primo
mottetto, che ripetesi ad ogni trat-
to di strada, ed entrando nella por-
ta della basilica, cantano il mottet-
to : Amore Jesu langueo del Foggia,
secondo l'antico costume di questo
coro, come avvisa l' Adami a pag.
8 1 delle Osservazioniy ec. Gli altri
cantori, che precedono gli abbre-
viatori di parco maggiore nell'in-
gresso della detta porta di s. Pie-
tro, per mezzo di due soprani an-
ziani, intuonano l' inno. Te Deuni
laudamuSj che devesi prolungare
finche sia giunto all'altare Papale,
e ai propri stalli il sagro Collegio,
nonché il Pontefice. Calato a terra
il talamo , il Cardinal primo diaco-
no, ricoperto dall'ombrellino, estrae
dal perno l'ostensorio, e lo va a porre
sulla mensa dell'altare. Indi in falso
bordone, unione di consonanze mu-
sicali dell'Aretino, come dicemmo a
Canto ecclesiastico, i cantori canta-
no il Te ergo quaesumus, e Y In te
Domine sperai^i. Il Papa alzatosi allo-
ra dal talamo, ed essendosi recato al-
l'ultimo gradino dell' altare , adora-
to il Santissimo, colf assistenza del
Cardinal primo prete, pone l'incen-
so nel turibolo, e con questo incen-
sa tre volte il ss. Sagramento. Dopo
di che due soprani anziani dicono
il verso: Paneni de coelo praesti-
tisti eis, alleluja. . Omne dele-
ctamentum in se kabenterji, allelu-
ja. Il Pontefice recita l'orazione
Deus qui nobis, etc. , e rispostosi
Amen dal coro, ascende suU' altare,
e comparte col Venerabile al nume-
roso clero, e immenso popolo la
trina benedizione, essendosi la pro-
cessione schierata lungo la navata
di mezzo, intorno l'altare Papale, e
fra questo, e quello della cattedrale.
GAP
Così termina questa solennissima, e
cotanto celebrata funzione. Che se
il Pontefice trovasi impolente a dar
Ja benedizione, egli alzatosi dal ta-
lamo, va al genuflessorio, comparten-
dola il Cardinal decano, come da
ultimo avvenne, nel i83o, regnan-
do Pio Vili, Casti glioni.
Avvertesi che quei Cardinali che
sono impotenti a fare il giro del-
le processioni con torcia accesa,
e paramenti bianchi, si trovano o
alla porta della basilica per unirsi
a' colleghi, ovvero li attendono allo
stailo.
Quindi il Papa va a spogliarsi
da un lato della basilica, sotto alla
loggia in cui esponesi la coltre dei
ss. martiri, ove si erige un luogo
coperto di damaschi rossi. Lo stesso
fanno tutti gli altri negli angoli del-
la basilica, riprendendo ognuno i
consueti abiti. Ed avendo il Pontefice
ripresa la mozzetta, e stola di raso
rosso, preceduto dal crocifero colla
Croce, ed accompagnato dalla sua cor-
te per la scaletta dal lato della Cap-
pella del ss. Sagramento , si resti-
tuisce nelle sue stanze. Abbiamo dal
Sestini, che anticamente nella pro-
cessione del Corpus Doniini, quelli
che usano mitia, la ponevano in
capo dopo usciti di palazzo, ed an-
che prima; e che dopo la benedi-
zione i Cardinali assumevano le
cappe rosse , e con queste accom-
pagnavano il Pontefice alla came-
ra de' paramenti.
Dopo che sono partiti il Papa, e i
Cardinali, inoltrasi il capitolo vali-
cano, e un canonico in piviale bianco,
accompagnato dal diacono, e sud-
diacono, va a prendere sull'altare
Papale il ss. Sagramento, e il l ras-
porta a quello della cattedra , col-
locandolo al tabernacolo fra copiosi
cerei accesi. Ivi si cauta messa, re-
GAP 6r
stando il Venerabile esposto fino
dopo il vespero.
Altre notizie su questa processione ^
e de^personaggiy che prima v^ in-
tervenivano.
Fino al declinare del secolo XVIT,
oltre alle Cappelle Pontifìcie, come
accennammo superiormente, e di-
cemmo ad Ambasciatori § III, in-
tervenivano gli ambasciatori alla pro-
cessione del Corpus Domini ^ innan-
zi al governatore di Roma , vice-
camerlengo, portando la torcia ac-
cesa. Ma dopo l'avvenimento dell'am-
basciatore imperiale il conte di Mar-
tinitz, col governatore di Roma Giam-
battista Spinola poi Cardinale , al
quale nella processione del 1696,
pretendeva prendere la mano, e poi
voleva prender posto fra i Cardinali
diaconi (onde fu ritardato il cammi-
no della processione di quattro o^e ),
e per altre successive questioni di
preeminenza, nonché per le rimo-
stranze energiche d'Innocenzo XII,
e di Clemente XI, gli ambasciatori
si astennero di recarsi e alle Cap-
pelle Pontifìcie, e alla processione
del Corpus Domini^ come nota an-
che il Piatti nel tom. XII, pag. ^6^,
della Storia de' Romani Pontefici.
Nell'anno santo 17^5, fu cosi
copiosa quella celebrata da Rene-
detto XIII, che si contarono inter-
venuti ventisette Cardinali, sessanta-
tre vescovi ed abbati mitrati , no-
vecento novantaotto vacabilisti, due-
cento orfanelli, ed alunni di s. Mi-
chele, duecento dodici individui del
clero secolare, non compresi i capi-
toli, e le collegiate, e mille cento tren-
tanove tra monaci, e frati, olUe ot-
tantadue parrochi, quanti erano al-
lora, insieme alla prelatura, ed alla
corle Pontifìcia egualmente nume-
rosissime.
6a GAP
Fino poi agli ultimi tempi , se-
guivano i cappuccini, e i religiosi del-
la Mercede, che divisi ora dalla pro-
vincia romana , non intervengono
pili. Agli Olivetani precedevano i mo-
naci girolamini , de' quali non es-
sendo rimasto in Roma che 1' ab-
bate generale con pochi monaci ,
prende esso luogo fra gli abbati
mitrati; e dopo i cistcrciensi ince-
devano i monaci vallombrosani ,
che per lo scarso numero, non for-
mano ormai piti parte della proces-
sione.
Sino a tutto il Pontificato di Pio
YI, dopo il * clero seguivano nella
processione del Corpus Domini, al-
cune persone in abito di città, con
torcie accese , che erano i proprie-
tari dei vacabili, o vacabilisti (F^ef//),
i quali erano obbligati a recarvisi,
ovvero farsi supplire, per cui monsi-
gnor reggente della cancelleria, e
r amministratore generale delle com-
ponende di dateria, destinati a pre-
siedere al buon ordine de'vacabili-
sti, li esaminavano nella decenza del-
l'abito, e se non erano vestiti con-
venientemente, li respingevano, colla
perdita della torcia. Terminata la
processione, si schieravano i vacabili-
sti in due linee laterali nella navata di
mezzo della basilica, aspettando l'arri-
vo del ss. Sagramento colle toi'cie ele-
vate. Appresso i vacabilisti procedeva-
no eziandio con torcia accesa i collet-
tori del piombo, i sollecitatori delle
lettere apostoliche , i notari della
Rota, i procuratori della peniten7Ìe-
ria, gli scrittori apostolici, i maestri
dell'uno e l'altro registro, de' quali
uffizii, e de' cavalieri lauretani, di s.
l^ietro, di Pio IV, ed altri cavalie-
ri , che piu-e v' intervenivano , trat-
tasi all' articolo Cancelleria ; quin-
di seguivano la processione i pro-
curatori de' principi , e de' baroni
GAP
romani. Antibamenle , come dicem"*-
mo altrove , due frati dell' Ordine
cistercicnse aveano l'ufficio di bolla-
re i Pontifìcii diplomi col piombo,
onde venivano chiamati Fratres de
plumboj ma siccome un tal ufficio
passò a' chierici secolari quando que-
sti intervenivano alla processione del
Corpus Domini, cogli altri uffiziali
di cancelleria, solevano portare l'a-
bito de' conversi cistcrciensi, in me-
moria di essi.
Finalmente sino agli ultimi tem-
pi intervenne a questa processione
il chierico nazionale del sagro Col-
legio, che veste come i bussolanti ;
il perchè ancora gode la torcia di
cera, che lo stesso sagro Collegio a
tal effetto gli dava.
Anche il regolamento de' porta-
tori delle aste del baldacchino era
diverso da quello suddescritto, sta-
bilito nel Pontificato di Leone XIT,
oltre le posteriori concessioni, come
fece da ultimo il Papa regnante,
cogli alunni del collegio irlandese.
Ecco r ordine anteriore. Le otto aste»
del baldacchino erano rette a vi-
cenda, dalla Cappella fino alla porta
della catena, o ingresso del colon-
nato, dai referendari di segnatura ;
dalla catena fino al palazzo Acco-
ramboni da' cavalieri di s. Pietro ;
quindi dai maestri di strada, e dai
ministri del loro tribunale, poscia
dagli altri cavalieri di s. Pietro ;
dipoi fino alla metà dell'altro co-
lonnato dai deputati della nazione-
fiorentina; da questo fino al can-
cello di ferro del portico della ba-
silica, dai deputati della nazione sa-
nese, a cui il loro concittadino Pio
II, nel i4'5'8, concesse questo privi-
legio, che prosegue a godere l' arci-
confraternita della stessa nazione,
eretta nel i5i9, nella chiesa di s.
Caterina di Siena a strada GiuUa;
CAT
dal menzionato Cancello fino al-
Takare Papale, da' conservatori di
Roma, e priore de' capo-rioni, a' qua-
li si unisce il senatore di Roma.
Finalmente, quando il Pontefice
è impedito di portare il ss. Sagra-
mento in processione, fa le sue ve-
ci, come si disse, per la messa bassa
nella Cappella Sistina , il Cardinal
decano del sagro Collegio, e se que-
sti fosse incomodato, supplisce il Car-
dinal sotto-decano. Ma i Cardinali
portano il ss. Sagramento a piedi ,
e col capo scoperto. In tutti i casi
però, prima che la processione esca
dalla Cappella Sistina , pei luoghi
clie deve passare, il giardiniere del
Pontificio giardino vaticano fa spar-
gere ovunque lauro, mortella ed al-
tre erbe odorose, ciò che si pratica
anche per la processione dell'ottava,
del capitolo vaticano. Abbiamo poi,
che, nel 1728, Benedetto XIII, nel-
la mattina di questa festività , cele-
brò la messa bassa nella Sistina, e
diede V ostensorio col ss. Sagramen-
to al Cardinal Oltoboni , vescovo
suburbicario di Sabina, il quale,
fatto processionalmente il consueto
giro, posò sull'altare della basilica
vaticana l'ostensorio. Benedetto XI li,
che ivi erasi recato ad attenderlo ,
con esso comparti la trina benedi-
zione. Dipoi Clemente XIV , eletto
a' 19 maggio 1769, vigilia del Cor-
pus Domini, per non essere stato
coronato, non intervenne ne al ve-
spero, ne alla processione, e neppu-
re a quella dell'ottava in s. Giovan-
ni, e in s. Pietro , giacche si fece
consagrare a' ?,8 maggio, e corona-
re a' 4 g'"g"0- ^» trovandosi, nel
181.5, Pio VII a Genova, la pro-
cessione si fece coir intervento del
clero secolare, e regolare, e il San-
tissimo si portò dal Cardinal Du-
gnani vescovo di Albano preceduto
CAP
65
dai Cardinali della Somaglia vicario di
Roma, e Michele di Pietro, dagli ar-
civescovi, vescovi, eabbati mitrati, dai
collegi prelatizi, dai superiori degU Or-
dini religiosi, dai bussolanti, e da,
altri cubiculari della camera segreta
Pontificia. Seguiva immediatamente
il Venerabile, lo stato maggiore del-
le truppe, ed altre mihzie. Vi furo-
no i tre consueti spari di Castel s. An-
gelo quando il Santissimo si presentò
alla scala regia, quando fu in vista
del forte, e nell' ingresso della ba-
silica vaticana, ove il detto Porpo-;
rato, dopo che i cantori Pontificii
cantarono il Tantum ergo, diede la
trina benedizione. E siccome, nel
i83i, il regnante Pontefice non v'in-
tervenne , ecco ciò, che si praticò
mentre egli abitava al Quirinale. Il
vespero fu celebrato nella Cappella
Sistina del Vaticano, coli' intervento
de' Cardinali, prelati, ed altri, che
v'hanno onorevole luogo. Nella mat-
tina poi del giovedì , festa solenne
del ss. Corpo del Signore, nella det-
ta Cappella celebrò l' incruento sa-
grifizio il Cardinal Galeffi vescovo
di Porto , e sotto-decano del sagro
Collegio, dopo il quale si diede prin-
cipio alla processione, a cui inter-
vennero i Cardinali in abiti sagri
secondo il loro ordine, i patriarchi,
e gli arcivescovi, e i vescovi latini
ed orientali, gU abbati mitrati, i pp.
penitenzieri della basilica vaticana,
i collegi prelatizi, i capitoli delle
basiliche patriarcali , delle basi-
liche minori , e delle collegiate ,
i parrochi, il Pontificio .semina-
rio romano , gli Ordini regola-
ri, e monastici, e gli alunni della
pia casa degli orfani, e dell'ospizio
apostolico. Portò il Santissimo sotto
baldacchino il prefato Cardinale, e
precedevano con lorcie i bussolanti,
nonché i cappellani segreti, e i ca-
64 GAP
n)erieri cV onore, e segreti del Papa.
Fecero coiona al sagro Collegio, ed
al Venerabile, i capotori, e la guar-
dia svizzera, e seguirono la proces-
sione gli altri distaccamenti di tiup-
pe colle loro bande militari. Dopo
aver fatto il consueto giro, entrò la
processione nella basilica di s. Pie-
tro, ed allora i Pontificii cantori in-
tuonarono il Te Danni , dopo il
quale, e colle solite preci, il Cardinale
funzionante compartì dall'altare Pa-
pale coir ostensorio la trina bene-
dizione.
Processione del Corpus Domìni
in sede vacante.
Essendo più volte cadt^ita questa
solennità , mentre i Cardinali era-
no chiusi in conclave per eleggere
il successore al defonto Pontefice,
nacque controversia , donde doves-
se uscire quella del clero regolare,
e secolare, e della corte, e curia ro*
mana, cioè, se dalla basilica latera-
nense, come cattedrale del Papa, o
dalla vaticana ove si suol fare, on-
de talvolta accadde che contempo»
rancamente celebrarono solenni pro-
cessioni r una, e V altra basilica, e
talora non usci da veruna. Ma ap-
pena eletto, nel 174*^? Benedetto
XIV, essendo accaduto nel conclave
simile sconcerto, di poco decoro ai
venerandi riti della Chiesa romana,
e pregiudizievole al divin culto, pon-
derato bene tutto, si volle prende-
re opportuno provvedimento , ed è
perciò che nel 174^1 coli' autorità
dell'apostolica costituzione Pastora-
lis officìi, emanata il primo marzOj
6' riportata nel tomo XVI del Bidl.
Roni. p. 284, fu decretato che in tal
mattina si facesse in Roma una solen-
nissima processione soltanto, dovendo-
la regolare quei maestri delle ceri mo-
GAP
nie Pontificie, che sono fuori di con-
clave, coll'intervento di tutti quelli che
per ufficio, od altro vi dovessero a-
ver luogo. Fu stabilito eziandio : i ," di
celebrarla nella basilica vaticana, nel
modo stesso, che si fa vivente il
Papa, sebbene non potesse riuscire
splendida egualmente, tanto pel più
breve tragitto attesa la mancanza
del sagro Collegio, e famiglia Pon-
tifìcia) 2." che i Cardinali, capi d'or-
dine, ne stabilissero l'ora per la ce-
lebrazione , e scegliessero il prelato
patriarca o arcivescovo tre giorni
avanti, per celebrare la messa e por-
tare il Venerabile per la navata di
mezzo della basilica , pel poilico ,
galleria di Costantino, colonnato, e
quindi traversando la piazza , per
l'altro colonnato, e galleria ritorni
la processione nel tempio. Quindi
col moto-proprio Omnibus^ presso il
detto Bollarlo a pag. 286 , Bene-
detto XIV volle dichiarare inoltre
per maggior intelligenza, tutti quelli
che vi aveano da intervenire, e il ri-
spettivo luogo di ognuno, come ap-
presso.
Il prelato destinato canta la mes-
sa all'altare della cattedra di s. Pie-
tro, aprendosi la processione cogli
alunni dell' ospizio apostolico, di s<
Michele , e della pia casa degli or-
fani.
Seguono gli Ordini religiosi men-
dicanti e monastici.
Alunni del seminario romano^
Parrochi di Roma.
Capitoli delle collegiate.
Camerlengo del clero.
Capitoli delle basiliche minori.
Capitoli delle basiliche maggiori.
Vicegerente, co' ministri del tribu-
nale del Cardinal vicario.
Cantori della Cappella Pontificia.
Il prefetto o governatore del con-
clave, cioè il maggiordomo , col
GAP
governatore di Roma, ambedue
in rocchetto, e manlelletta.
Due accoliti con fanali in asta con
lumi , ed altrettanti coi candel-
lieri.
Un accolito colla navicella dell' in-
censo.
Due accoliti coi turiboli.
I maestri ostiaii a i'irga ruhea, con
torcie accese.
I mazzieri Pontificii.
II patriarca o arcivescovo, che por-
ta il ss. Sagramento, col diacono,
e suddiacono sotto il baldacchino.
Due accoliti con fanali con lumi, co-
me sopra.
Il chierico destinato a portare la
mitra.
L'uditore generale della R. C. Apo-
stolica, col tesoriere generale.
I patriarchi, arcivescovi, e vescovi.
I protonotari apostolici.
Gli abbati mitrati.
I generali degli Ordini rehgiosi.
Gli uditori di Rota, col p. maestro
del s. palazzo apostolico.
I chierici di camera.
I votanti di segnatura, coli' uditore.
Gli abbreviatori di parco maggiore.
Gli avvocati concistoriali.
L'avvocato generale del fisco e della
R. C. Apostolica, e il commissa-
rio generale della medesima.
I procuratori generali degli Ordini
religiosi per ultimi.
Entrata questa processione nella
basilica vaticana, il diacono assisten-
te pone il ss. Sagramento sulla men-
sa dell' altare Papale , e cantate le
consuete preci , ed eseguiti i soliti
riti, si compie la funzione colla tri-
na benedizione data dal celebrante
col Venerabile. Scrissero di questo
argomento , oltre i succitati , Fran-
cesco Cancellieri, nelle sue Cappel-
le Pontificie, a pag. 286, e seguenti;
Giuseppe de Novaes , nel tom. II ,
VOL. IX.
GAP 65
p. 285 delle sue Dissertazioni, e da
ultimo li dott. Giulio Barluzzi, De
solenmi pontificia pompa, cpice in
festo sacrosancti corporis D. N. Je-
su Roniae ad Vaticanum ducitur,
Coninieìitarius, Romae 1887, di cui
abbiamo la traduzione in idioma ita-
liano, dello stesso eh. autore.
Processioni dei capitoli lateranense
e valicano fra lottava del Cor-
pus Domini col ss. Sagramento.
La processione del Corpus Do^
mìni si celebra con solennità in tutto
il mondo cattolico, e nei paesi stessi
del dominio degl'infedeli, compren-
sivamente alla capitale dell' impero
ottomano. In Roma, sede della re-
ligionej e del capo della Chiesa, so-
no numerose le processioni più che
altrove, eziandio per tutta l'ottava.
E siccome il Sommo Pontefice col
sagro Collegio interviene in abito
ordinario a quella della basilica di
s. Gio. in Laterano, ed all'altra di s.
Pietro in Vaticano, passiamo qui a
darne un cenno.
Nella domenica fra 1' ottava della
detta festività, il capitolo lateranense
celebra un solenne vespero all' alta-
re Papale, col ss. Sagramento espo-
sto , che poi viene portato in pro-
cessione dal Cardinal vicario di Ro-
ma, facendo da diacono, e da sud-
diacono due canonici del medesimo
capitolo lateranense. V'intervengono,
oltre i pp. penitenzieri della basilica,
l'arciconfraternita del ss, Sagramento
presso le scale sante, il seminario
romano, ed i quattro Ordini men-
dicanti, i quali cogli alunni del se-
minario intervengono alla basilica
Lateranense come a cattedrale di
Roma , per la qual ragione essi in-
tervengono anche alle processioni per
le quarant'ore. Esce la processione
5
66 CAP
dalla porta minore della basilica, ed
entrando nell' arcispedale del ss. Sal-
vatore ad Sancta Sanctomni^ il Car-
dinal vicario, od altio Porporato in
sua vece, posa il Venerabile suU'alla-
re del medesimo, e cantatosi dai musi-
ci della basilica il Tantum ergo, com-
parte col Santissimo la benedizione,
e quindi la processione, passando di-
nanzi al palazzo lateranense, rientra
in chiesa dalla porta principale .
Posatosi dal Cardinale il ss. Sagra-
mento sull'altare Papale, e cantatosi
nuovamente il Tantum ergo, torna
a dare con esso la benedizione, con
che termina la funzione. Il caudata-
rio del Cardinale funzionante nella
processione in croccia sostiene la co-
da della sottana, ed altro cappella-
no in cotta sostiene la mitra, seguen-
dolo la sua famiglia nobile, e di
livrea.
A questa processione suole inter-
venire il Papa vestito di sottana, e
fascia bianca di seta co* fiocchi d'oro,
mozzetta, e stola di raso rosso. Quan-
do vi si vuole recare, per mezzo di
un palafreniere, manda ad ogni Car-
dinale un biglietto stampato con cui
dà notizia di portam alla processio-
ne acciò, se crede, voglia intervenir-
vi anch' egli. I Cardinali , che vi si
recano, vanno co' servi colle livree
di gala con due carrozze, vestiti di
cappe, e tutto altro rosso, con iscar-
pe nere, del qual colore sono le
scarpe che pm' dee portare il Car-
dinale funzionante, e colla torcia del
peso di cinque libbre, che dovendosi
portare in processione taloia dal gen-
tiluomo, rimane sempre a lui. Arri-
vato il Papa nella basilica, e adorato
il ss. Sagramento sul genuflessorio,
ed incensatolo coU'assi^enza del Car-
dinal primo prete, fa prendere le
otto aste del baldacchino dai suoi
camerieri segreti soprannumerari e
CAP
di onore, e in mancanza di essi sup-
pliscono gli aiutanti di camera, tutti
in sottana, fascia e mantellone di seta
paonazzo . Fa inoltre il Pontefice
fiancheggiare il Venerabile da do-
dici bussolanti vestiti di sottana,
e fascia di seta paonazza, e man-
tellone di saia di egual colore , sos-
tenendo altrettante torcie accese,
mentre quattro altri bussolanti por-
tano intorno al Santissimo quat-
tro fanali o nobili lanternoni coi
lumi. Che se il Papa non interviene
alla processione, non hanno luogo i
detti portatori delle aste, le quali so-
no in vece sostenute dagli alunni di
età maggiore del seminario romano,
ne intervengono i latori delle torcie.
Dietro il Venerabile segue, pre-
ceduto da' due primi cerimonieri in
cotta e rocchetto, lo stesso Pontefi-
ce col capo scoperto in mezzo al
maggiordomo, ed al maestro di ca-
mera, sostenente il cappello, e ber-
rettino del Papa. Tutti e due questi
ultimi rispondono alle preci solite ,
che il Papa legge da un libretto,
con torcia accesa in mano, prenden-
dola talora il cameriere segreto cop-
piere, a cui perciò rimane. Il Pon-
tefice è seguito dal caudatario, che
sostiene il lembo della sottana, dai
camerieri, e cappellani segreti, dagli
aiutanti di camera, tutti in mantellone
paonazzo , dal foriere maggiore, dal
cavallerizzo maggiore , dal fioriere e
dal credenziere in abito da città. I due
primi hanno la spada al fianco, non
meno che i camerieri di spada e
cappa segreti e di onore. Finalmente
viene uno scopatore segreto con sot-
tana di saia, e fascia di seta pno-
nazza e boemia simile trinata di
velluto, non che il decano in abito
da città sostenendo altra torcia ac-
cesa di riserva, che poi gli rimane.
E destinata quella torcia per pas-
GAP
sarsi al coppiere nel caso che si
smorzasse quella del Pontedce. Sono
ancora al seguito del Pontefice due
palafrenieri in abito rosso con Ter-
raiuolo scuro guarnito di trine rosse.
Portano essi 1 ouibiellino chiuso di
città, e la borsa per le suppliche,
mentre l'elemosiniere, e il sagrista
come vescovi prendono luogo fra i
canonici , e in abito prelatizio , con
torcie accese precedono il Santissimo.
Inoltre contornano il Papa la guar-
dia nobile e svizzera, ed appresso ai
cantori, che cantano alternativamen-
te i mottetti, procedono i Cardinali
assistiti dai cerimonieii Pontificii in
mantellone, e fra la guardia svizzera
incedono i Cardinali in vesti, e cappe
rosse col libro delle preci , e torcia
accesa col capo scoperto; avendo
ognuno ai fianchi il maestro di ca-
mera colla berretta rossa, ed il gen-
tiluomo i quali se sono ecclesiastici
vestono l'abito talare, se secolari
quello di spada; il cameriere in a-
bito di città, col cappello, colla
mantelletta, e colla mozzetla Cardi-
nalizia; ed il cappellone rosso, o
pai-asole , è sostenuto dal decano in
abito da città; sostenendo il cau-
dt. ario d' ogni porporato i lembi
della veste Cardinalizia, essendo il
caudatario vestito di sottana , e fa-
scia di seta paonazza , e ferrai uolo-
ne simile di color nero.
Entrata la processione nell'arcispe-
dale, il Papa va al genuflessorio , e
i Cardinali si recano a' banchi late-
rali coperti di tappeti. Ivi il decano
d'ogni Cardinale pone avanti al
suo padrone il cuscino rosso per ge-
nuflettere, assistere al Tantum er-
^Oj e ricevere la benedizione. Rien-
trata poi la processione nella basili-
ca , e collocatosi V ostensorio colla
ss. Eucaiislia sulla mensa dell'altare,
il Pouteficc, coir assislen/a del Car-
CAP 67
dirmi primo prete, ripete l' incensa-
zione, e dopo che ha ricevuta la
benedizione, salutato il sagro Colle-
gio, colla sua corte, e col treno di
città, con cui erasi recato alla ba-
silica , fa ritorno alla propria re-
sidenza, facendo altrettanto i Car-
dinaU. Se poi il Papa non intervie-
ne , allora il Cardinal arciprete in-
vita il sagro Collegio ad intervenirvi
(circondato nella processione dalla
guardia svizzera), e lo ringrazia do-
po la funzione, ciò che non fa quan-
do vi si porta il Papa , per non per-
dere l'onore dell' intervento del Som-
mo Pontefice , come a sua chiesa
cattedrale. Inoltre lo stesso arciprete
al principio della processione fa por-
tare quattro torcie accese dai suoi
servitori con livrea di gala. Consi-
derandosi questa processione come
fatta pel Papa dal Cardinal vicario
di Roma, cosi accadde, che quando
nel i8i5 Pio VII si trovava a Ge-
nova, venne il ss. Sagramento por-
tato da monsignor Frattini vicege-
rente, intervenendovi i Cardinali So-
maglia vicario di Roma, Michele
di Pietro, e Dugnani.
Neir ottava della stessa festa del
Corpo del Signore, il capitolo vati-
cano, che dal giorno della solennità
sino ai secondi vesperi del giovedì , ha
sempre cantato la messa e il vespero,
coir esposizione della ss. Eucaristia ,
celebra, dopo il vespero, la solenne
processione colla medesima, portata
dal Cardinale arciprete, ovvero da
un canonico insignito del grado epi-
scopale, facendo al primo da diaco-
no, e suddiacono due canonici, e al
secondo due beneficiati. La proces-
sione esce dalla porta principale , e
giunta presso il quartiere delle mi-
lizie Pontificie, si rivolge a sinistra,
e dopo un tratto di strada si avvia
verso la galleria, o vestibolo destro,
68 GAP
donde pel portico ritorna all'altare
Papale. Il detto Cardinal arciprete
invita il sagro Collegio ad interve-
nirvi, onde poi individualmente lo
ringrazia a' rispettivi stalli, termina-
ta la funzione. E se vi si reca il
Pontefice, ne dà l'avviso con un bi-
glietto stampato, simile al summen-
tovato, ad ogni Cardinale, per mez-
zo di un palafreniere. Il Papa e i
Cardinali vi si recano, come dicem-
mo di sopra, tenendosi in tutto lo
stesso cerimoniale; e solo noteremo
le particolarità di questa processio-
ne, che sono le seguenti.
Il Cardinal arciprete riceve nella
camera capitolare i Cardinali, ove
deposte le mozzette e mantellette,
assumono le cappe rosse, e si reca-
no col capitolo all' altare Papale
ove è esposto il Santissimo, a cele-
brarvi il vespero solenne. Termina-
to il vespero, si canta dai musici il
ritmo Lauda Sion, ed in tal tem-
po passano in mezzo al coro, pre-
messa la genuflessione all'altare, le
zitelle ammantate, e dotate dalle
arciconfraternite, che intervengono
alla processione, e quelle dotate dal
capitolo vaticano, secondo il turno
de' rioni di Roma. Ricevono queste
ultime zitelle dal Cardinale più. de-
gno, il cedolino della conferita do-
tazione»
Giunto il Papa nella basilica, va
al genuflessorio, e dopo breve orazio-
ne, pone r incenso nel turibolo, che
riceve dal Cardinal primo prete, e
genuflesso nel primo gradino dell'al-
tare, incensa il Santissimo, e torna
al genuflessorio. Quindi il diacono
prende il Venerabile, e lo consegna
genuflesso al Cardinal arciprete ,
componendosi la processione come
segue, e regolandola due mansionari
dal principio fino ai chierici benefi-
ciati, e da questi sino al baldacchi-
CAP
no i maestri delle cerimonie della
basilica, venendo assistito il Papa
dai due primi cerimonieri, e il sa-
gro Collegio dai loro compagni.
Precede un drappello di grana-
tieri seguiti dal campanello, e pa-
diglione della basilica, da quattro
domestici del Cardinal arciprete in
livree di gala e torcie accese, e dal-
le confraternite, ed arciconfraternite
de' ss. Michele, e Magno, di s. Egi-
dio, e del ss. Sacramento in s. Gia-
como ScossacavaUi, colle loro inse-
gne, bandiere, tronchi, stendardi, cro-
cefissi etc. A questi sodalizi succe-
dono le zitelle ammantate di bian-
co dotate da essi, e principalmente
dal capitolo, accompagnate da due
chierici mazzieri, e dal sotto parro-
co di s. Pietro colla torcia in ma-
no. Prosegue la croce del capitolo,
e innanzi ad essa vanno due custo-
di della basilica, e il collettore del-
le messe, in vesti paonazze, e maz-
ze in mano coli' insegna del capito-
lo. Indi vengono il coro de' musici,
il seminario di s. Pietro, i cappel-
lani del coro, i vicari curati delle
chiese filiali della basilica, i chierici
benefiziati, i benefiziati e i canoni-
ci accompagnati da quattro chierici
mazzieri. Proseguono vari benefi-
ciati, che portano i turiboli fuman-
ti d' incenso, e i candellieri con can-
dele accese, col maestro di cerimo-
nie del capitolo. Immediatamente se-
gue il baldacchino sostenuto dai ca-
merieri d' onore, e segreti del Papa,
mentre dodici bussolanti portano la-
tei'almente torcie accese, ed altri quat-
tro i nobili lampioni o fanali con lu-
mi. Sotto il baldacchino procede col-
l'ostensorio il Cardinale, ed appresso
viene il Pontefice colla torcia, in uno
al suo corteggio, indi seguono otto
musici pei mottetti del Lauda Sion, e
i Cardinali per ordine di gerarchia,
GAP
fiancheggiati dagli svizzeri. Tornan-
do in chiesa hi processione, dalla
parte del vangelo si schierano i sud-
detti confrati, che con torcie, e lam-
padari si pongono anco intorno al-
la balaiistia della confessione. Arri-
vato il Cardinal arciprete, o il ve-
scovo canonico all' altare, consegna
il Santissimo al diacono, che Io po-
ne sulla mensa dell' altare, cantan-
dosi dai musici il Tantum ergo. In-
tanto il Pontefice pone l'incenso nel
turibolo coir assistenza del Cardinal
primo prete, e incensa il Sagramen-
!ato Signore. E dopo il versetto e
r orazione , il funzionante dà col
ss. Sacramento la benedizione al po-
polo; e partiti il Papa ed i Cardina-
li, il capitolo dice nello stesso luo-
go la compieta, con che ha termine
la funzione.
Se il Pontefice non interviene al-
la processione, vi manda ad accom-
pagnarla, oltre la guardia svizzera,
dodici palafienieri vestiti di rosso,
colle . zimarre o mantelloni di pan-
no cremisi e colle torcie accese. Fa
sostenere le aste del baldacchino dai
bussolanti vestiti di paonazzo, cosa
che, nel caso del non intervento per
parte del Papa, praticavasi un tem-
po anche colla suddescritta proces-
sione lateranense, ed in tal circo-
stanza anticamente portavano a vi-
cenda le aste del baldacchino, e le
torcie, dodici bussolanti , e dodici
palafrenieri. E qui poi da avvertirsi,
che le torcie pei Cardinali per le
tre processioni del Corpus Domini
della Cappella Sistina, Lateranense,
e Vaticana , la prima è mandata
dal Cardinal camerlengo del sa-
gro Collegio, detraendone T importo
dai Rotoli , che ad essi apparten-
gono, e le altre si acquistano in-
dividualmente dai Cardinali. Queste
torcie, come più volte si disse, si ri-
CAP 69
lasciano ai rispettivi gentiluomini,
benché i Porporati non si rechino
alla processione.
29. Cappella Papale per la festa
della Natività di s. Gio. Battista
tì'' 24 giugno.
Questa si suol celebrare nella ba*
silica di s. Giovanni in Laterano,
secondo il disposto dalla costituzione
Egregia^ emanata nel i586 da Si-
sto V. Però non mancano esempi,
che siasi tenuta nel palazzo aposto-
lico ove risiede il Papa , stante la
lontananza della chiesa, e il caldo
della stagione, come fece Pio VII,
nel 1806. I Cardinali vi si recano
con abito, cappe, e tutt'altro rosso,
due carrozze, e servi con livree di
gala, ed il Papa col treno detto
di città . Dalla camera de' para-
menti , preceduto dai Cardinah , e
nel modo descritto al num. 4 della
Cappella della Cattedra di s. Pie-
tro, il Sommo Pontefice è portato
in sedia gestatoria, con piviale bian-
co, e mitra di lama d'oro, all'altare
Papale, dopo avere nella solita cap-
pella del Crocefisso, detta di santa
Severina, adorato il ss. Sacramento
esposto. Il pali otto dell'altare, e la
coltre, e coltrina del baldacchino,
e della sedia Papale, sono di lama
d'argento, con ricami d'oro. Canta
messa il Cardinal arciprete della
basilica , o altro Cardinale per lui ,
per ispeciale privilegio, che gli si
concede dal Papa con un breve, il
quale si tiene affisso in una delle
colonne dell' altare Papale. Sermo-
neggia un alunno del Pontificio se-
minario romano , nuovamente isti-
tuito da Leone XII, il quale, nel
1827, gli concesse di fare il sermone
in questa cappella in ogni anno avve-
nire, dopo il qual sermone l'almi-
70 GAP
no pubblica trent' anni d'indulgenza
concessi dal Papa. Il mottetto all'ot-
fertorio, Fuit homo missus a Deo,
è del Palestrina con seconda parte.
Se poi non v' interviene il Ponte-
fice, allora i Cardinali praticano
ciò, che fanno in altre simili circo-
stanze, cioè appena arrivati nella
basilica, ed adorato il Santissimo
chiuso nel ciborio, si portano imme-
diatamente colla cappa agli stalli, e
poscia, quando sono tutti riuniti,
s' incomincia la messa dal celebran-
te, con paramenti di color bianco.
3o. Vespe ro Papale per la festa
de^ ss. Pietro j e Paolo a" 2 8 giu-
gno. Indicazione dello splendido
apparato con cui adornasi la
basilica i^aticana per la solennità
de' principi degli Apostoli.
Questo augusto tempio, che con-
tiene la tomba dei beati apostoli,
per la loro festività adornasi più
magnificamente che nelle altre cir-
costanze, in cui il Sommo Pontefice
vi celebra il vespero, o la messa
Pontificale. Ed è perciò, che tutta
la chiesa è addobbata di damaschi
di color cremisi trinati d'oro. La
statua di bronzo di s. Pietro, se-
dente sotto baldacchino, si veste con
ricco piviale di broccato d'oro, con
anello, formale, e triregno gioiellato,
e le ardono dinanzi quattro cerei, e
cinque lampade d'argento. Il Van-
Titelh disegnò gli ornati d'argento,
che si mettono intorno al chiusino,
ove sono i corpi de' ss. Pietro e
Paolo, e la cornice che racchiude
il quadro, in cui sono dipinte in
tavola le antichissime immagini di
detti apostoli. Lo stesso architetto
disegnò i festoni di fiori finti, e di
'Varie specie e colori , rinnovati dal-
CAP
la pietà delle dame romane, che ad-
ornano tutte le lampade della con-
fessione, o emiciclo, che sta innanzi
l'altare Papale dal lato della porta.
Fu di ciò benemerito anche certo fra-
tei Angelini, laico della congregazione
dell'oratorio, già cantore della Cap-
pella Pontificia , divotissimo di s.
Pietro, concorrendo alla spesa dei
fiori, ed altro in uno al prelato
Olivieri, in allora economo della r.
fabbrica. Ambedue inoltre pensarono
di far ardere invece dell'olio la ce-
ra, in tutte le numerose lampade
della confessione, e delle grotte va-
ticane, nell'anniversaria solennità dal
primo sino a' secondi vesperi. A tal ef-
fetto l'Angelini lasciò una rendita alla
sagrestia, ed il capitolo, eseguendo
religiosamente le pie disposizioni de-
gli illustri benefattori, che lasciarono
lumi perpetui a olio a questo tanto
celebre sepolcro, li fa ardere not-
te , e giorno contemporaneamente
nel sotterraneo presso la tomba de-
gli apostoli, oltre i menzionati di
cera. Tuttavolta, secondo il Torri -
gio, Grotte Vaticane ^ pag. 24*2,
viene attribuita a Paolo IV la so-
stituzione della cera all' olio nel-
le dette lampade, come ordinò al-
trettanto nelle Cappelle domestiche
de' Papi.
La balaustrata della confessione,
oltre che di fiori finti, è adornata
da una gran copia di fiori freschi
con diversi vasi, e candellieri di
argento dorati , che si dispongo-
no simmetricamente, al piano del-
la confessione, tapezzato vagamen-
te di altri fiori freschi . Quivi
ardono sedici cerei su altrettanti
candellieri; sulla balausti-a interna
vi sono due colonnette di alabastro,
co' capitelli e piedistalli, che sosten-
gono le statue de' ss. Apostoli, dono
del Cardinal Zelada, nonché Gesù
C\^ GAP 7t
Cristo che dà le chiavi a san Pie- grandi e meravigliosi candelabri,
tre, di metallo dorato su zoccolo di che stanno ai lati dell' altare, ap-
porfìdo, regalo di monsignor Nicola partenevano al deposito di Sisto IV,
Paracciaiìi Clarelli, canonico vatica- della. Roi'cre^ che in bronzo s'ara-
no, ed attuai diacono assistente della mira nella Cappella del ss. Sacra-
Cappelia Pontifìcia. Inoltre sopra il mento. LavoroUi il rinomatissimo
balaustro esterno vi sono otto can- Antonio Pollaiuolo, e stavano uno
dellieri con grossi ceri, e quattor- da capo, e l'altro da piedi. Vennero
dici in quello dell'altare Papale, il fatti dorare dal menzionato monsi-
quale pure dalla parte orientale è gnor Olivieri, per servire a sì no-
guarnito di nobile paliotto ricamato bilissimo uso nelle più solenni fun- "
d'oro su fondo rosso con sei can- zioni della basilica,
dellieri di metallo dorato. Ivi si Soltanto nella vigilia del ss. Na-
espongono le otto torcie e il calice tale, e in questa vigilia per la festa
d'argento, che il senato romano de' principi degli apostoli, il Sommo
offre annualmente in omaggio ai Pontefice canta solennemente il ve-
ss. Apostoli. Dall'altra parte dell'ai- spero nella basilica vaticana. I Car-
iare evvi altro ricchissimo ed egual dinali si recano alla camera de'pa-
paliotto, colla croce, sette candellieri ramenti del palazzo vaticano presso
d' argento dorato, e due statue dei la sala ducale con due carrozze ,
ss. Pietro e Paolo, donate alla basi- servi con livree di gala , vestendo
lica da Gregorio XIII. I primi due essi di scarpe, e tutt'altro di colore
candellieri colla croce sono superbo rosso in uno ai paramenti. Se il
lavoro di Antonio Gentile faentino. Papa non interviene, i Cardinali
e costarono tredicimila scudi al Car- assumono le cappe rosse, il Cai'di-
dinal Alessandro Farnese, nipote di nal decano intuona il vespero, e
Paolo III, che li regalò alla basilica benedice i pallii. Abbiamo che Cle-
di cui era arciprete. Gli altri quat- mente XI, nel 1720, fece celebrare
tro sono squisito donativo, flitto nel un tal vespero alla Paolina del Qui-
1G80 circa, dal Cardinal Francesco rinaie, assistendovi egli medesimo;
Barberini, nipote di Urbano Vili, che Innocenzo XIII fece altrettanto,
stato pur egli arciprete. Egregia- nel 1721, senza intervenirvi, ma
mente lavorolli Carlo Spagna, in- nel 1722 vi assistette intuonando
tarsiandone i piedi di lapislazzoli, e il vespero il Cardinal del Giudice,
di cristallo di monte stupendamente che faceva da decano nella basilica
cesellati da Anna Amerani romana, vaticana; che Clemente XII, nel
Ma il settimo candelliere , che si 1 731, vi assistè soltanto, e che altri
pone dietro la croce nella mattina Papi poi dalla residenza del Quiri-
soltanto, in cui il Papa celebra la naie si recarono a celebrarlo nella
messa pontificale, si porta sempre basilica, e dopo si restituirono al
dalla sagrestia Pontificia , ed i zoc- Quirinale.
coli di metallo doralo su cui posano Talvolta i Cardinali nella delta
la croce, le due statue, e i sei pre- camera de* paramenti prendono la
ziosi candellieri, furono donati dal cappa rossa, e con essa precedono
Cardinal Carlo Barberini, pronipote processionalmente il Papa sino al-
di Urbano Vili, anch' egli arciprete l'altare Pontificio , ove resa al
della basilica. Finalmente i due trono l'ubbidienza, indi la depon-
72 CAP
gono per vestirsi de' sagri paramenti
di colore rosso. In questo caso an-
che l'uditore di Rota, che porta la
croce Papale, incederà in cappa. Ci
avverte l'Amati, presso il Sestini,
che anticamente i Cardmali di qua-
lunque ordine, ai vesperi usavano il
piviale, e i suddiaconi la tonacella,
per distinguerla dalla dalmatica veste
propria dei diaconi. Ora e per lo più
prendono questi paramenti appena
giunti nella predetta camera, in cui
recasi il Papa coU'accompagnamento,
e nel modo descritto al Pontificale di
Pasqua. Vestito è il Papa per altro
con iscarpe di seta cremisi ricamate
d'oro, ed ha la mozzetta e la stola
di raso di tal colore, che nel resto
è come il solito. Anche gli altri, che
hanno l'uso de' paramenti , e della
cotta sul rocchetto, prendono i pa-
ramenti e la cotta nella stanza dei
paramenti, ciò che fanno dopo, cioè
se il sagro Collegio dopo l' ubbi-
dienza si leva le cappe per vestirsi
allora de' sagri paramenti, avendo
£jccompagnato il Pontefice sino a
quel punto colle cappe rosse , e
gli abbati regolari colle mantellette
e mozzette.
Dopo di aver preso il Papa la
falda, depone sul letto de' paramen-
ti la stola, e la mozzetta, quindi as-
sume r amitto, il camice, il cingolo
la stola, il piviale nobile di colore
rosso, il formale prezioso, e la mi-
tra di lama d' oro, ascende in sedia
gestatoria nella sala ducale co' fla-
belli ai lati, e preceduto da tutti
quelli notati al citato Pontificale di
Pasqua, giunto alla sala regia, ivi
nel di lui passaggio, dal maestro dei
Pontificii cursori s' intima la quarta
citazione a nome di monsignor pro-
curatore fiscale della camera genu-
flesso in mezzo ad esso, e ad altro
cursore Pontificio, pei censi dovuti
CAP
alla Santa Sede, che non essendo slati
soddisfatti in questo giorno, o nel
seguente, si devolvono interamente al
fìsco apostolico. Si avverta aver già
fatte il detto cursore le alti-e tre pri-
me citazioni nel cortile vaticano, o-
ve sono le loggie dipinte da Rafìael-
lo, e ciascuna volta ha detto « primo
» prò prima, secundo prò sccunda,
« tertio prò tertia '', essendo con-
cepito questo ripetuto atto di cita-
zione ne' seguenti termini : >> O-
« mnes jurium et censuum camerae
>» apostolicae debitores compareant
>* in eadem camera coram Cardi-
»i nali camerario, et clericis ad jiu'e
« debito solvendum, qui sunt para-
» ti illa i-ecipeie, et haec, quarto prò
» quarta dilatione ad statum. In-
» stante Francisco Leggeri procura-
-'j tore fiscali ". Terminata dal mae-
stro de* cursori tal' intimazione , il
Papa legge la seguente formola:
>• Protestationem liane tuam in
" omnibus admittimus ; omnia quae
» ad sartum tectumque jus sanctae
w Sedis et camerae apostolicae ser-
» vandum per eamdem Sedem, ejus-
» que ministros huc usque gesta
« sunt, confirmamus; ac tempus
»> et tempora non decurrere in de-
>» trimentum jurium apostolicae Se-
» dis declaramus".
Indi il Pontefice, e la processione
proseguono il cammino, ne si fermano
che alla fine della scala regia, al ri-
piano ov' è la statua equestre di Co-
stantino. Ivi stanno in cappa già
schierati i componenti la Camera
Apostolica, cioè Cardinal camerlen-
go, uditore della camera, tesoriere ,
chierici di camera, avvocato, e pro-
curatore del fisco, commissario gene-
rale, ed altri, come meglio dicesi al-
l'articolo, Camera apostolica, do-
po di essere stati precedentemente
nella stanza de' tributi, nello stesso
GAP
palazzo vaticano, a riscuotere i cen-
si, i tributi feudali, e i vassallaggi
di tutte le terre soggette al domi-
nio della Romana Chiesa; ciò che
fanno eziandio nel d\ seguente. Il
suddetto procuratore fiscale fa allo-
ra un' altra protesta, intorno al du-
cato di Parma, e Piacenza, appar-
tenente al supremo dominio della
Santa Sede, concepita in questi ter-
mini : « Consuetum erat, Beatissi-
« me Pater, in hodierna anniver-
« saria celebritate, qua feudatarii s.
fi R. Ecclesiae trihutum de more
» pmestare tenentur cameiae apo-
»» stolicae, persolvi etiam censum in
« recognitionem supremi, et directi
« dominii sanctse sedis super ducatus
*» Parmae, et Placentiae . Veruni
»» cum hujusmodi possessio, plurimis
M ab hinc annis per saecularem po-
w testatem occupata fuerit, et deti-
« neatur, hinc est, quod ego Sancti-
« tatis Vestrae, et camerae aposto-
w licae procurator fiscalis generalis
3» contra occupationem, et detentio-
" nem praedictam protestor, eum-
» demqne statura ad sanctam sedem
« apostoli Cam pieno jure spectare
» declaro, enixe rogans Sanctitatem
» vestram, ut hanc meam protestatio-
>* nem benigne admiltere velit, et
w justissimam hanc S. R. Ecclesiae
» causam defendere dignetur. Ita pro-
» testatus sum hac die vigesima o-
M ctava mensisjunii anni 1840 ec. ''.
Quindi il Pontefice risponde colla
seguente formula, che legge da un
libro :
** Proteslationes admittimus: quae-
>t cumque hactenus gesta prò tuen-
>* dis dominio , et possessione sta-
>* tus nostri Parmcnsis et Piacentini
>» rata habentes, confirmamus solem-
" ni hac die beatorum apostolorimi
" Petri et Pauli consecrata maily-
« rio; nihil etiam deino'ps in hu-
CAP 73
>» jusmodi eorum patrimonio asse-
y» rendo, et vindicando Omnipoten-
»» tis Dei praesidio ipsorumque a-
» postolorum ope freti ad extremum
« usque spiritum praetermissuri ^'.
Tanto questa protesta, che la pre-
cedente, se il Papa non celebra il
vespero Pontificale, la fa nelle sue
domestiche stanze, alla presenza del
menzionato tribunale della camera.
Dopo di tale protestazione, la pro-
cessione progredisce, ed il Papa é
incontrato e ricevuto nel portico di
s. Pietro dal capitolo schierato da
ambo i lati, in abito corale, cioè il
Cardinal arciprete in cappa, che poi
depone per prendere i sagri paramen-
ti, e andar al posto che gli compe-
te fra i suoi colleghi, il suo vica-
rio, e canonici vescovi in rocchetto
e mantelletta, mentre gli altri cano-
nici sono vestiti di cotta e rocchet-
to. Dall' altro lato prendono luogo
in cotta i beneficiati, i cappellani
Innocenziani, e i chierici beneficiati,
e fra il suono delle campane, della
banda, e de' tamburi, de' capotori e
granatieri, che divisi in due ale fian-
cheggiano il portico e la navata di
mezzo della basilica , per la porta
maggiore della basilica medesima
entia il Sommo Pontefice , seguito
da que' medesimi personaggi de-
scritti nel Pontificale di Pasqua;
mentre i musici vaticani, appena com-
parisce sulla porta il Papa, cantano
il versetto: Tu es Petrus. Giunta la
sedia gestatoria dinanzi all'altare,
ov' è esposto sontuosamente il ss.
Sagramento, il Papa discende per
adorarlo, in uno co' Cardinali, e co-
gli altri, e risalito in essa, arrivata
poi all'altare Papale, di nuovo smon-
ta dalla gestatoria, e latta breve ora-
zione al genuflessorio senza mitra ,
ed alzatosi con la mitra in capo, si
veca a piedi al magiùfico trono ere^-
74 CAP
to incontro all'altare, dalla parte di
€{uelIo della cattedra. La coltre del
trono stesso, e la coltrina della se-
dia Pontificia sono di lama d'oro
rosso, come è quella della coltre del
trono di terza , già preparato pel
Pontificale della mattina seguente.
Dopo che il Papa si è messo a
sedere, riceve al soglio 1' ubbidienza
dei Cardinali tutti in paramenti rossi
colla mitra in mano di damasco
bianco. Gli baciano essi la mano
sotto l'aurifrigio del mante, mentre
i patriarchi, gli arcivescovi, i vescovi
assistenti, e non assistenti, tutti in
piviale di lama d'oro rossa, e mitra
di tela bianca, gli baciano il ginoc-
chio; ed in piviale di damasco rosso
con mitra di tela bianca, gli bacia-
no il piede gli abbati mitrati insie-
me all'archimandrita se vi è, al com-
mendatore di s. Spirito, ed ai peni-
tenzieri della basilica, i quah vesto-
no in pianete di damasco rosso.
Il Pontefice levatasi, per mezzo del
Cardinal secondo diacono, la mitra,
si alza in piedi, e recitato sotto voce
jl Pater nosler, e X Ave Maria, in-
tona il Deus in adjutoriauij dal li-
bro che gli sostiene il Cardinal ve-
scovo assistente, a cui risponde il
coro, dandosi così principio al vespe-
ro. Poscia l' uditore di Rota , che
nella seguente mattina deve fare da
suddiacono ministrante , in cotta e
rocchetto , si i-eca a pie del trono ,
e. dà al Papa l' intonazione della pri-
ma antifona, Pelrua et Joannes, che
si replica dal Pontefice, e si ripiglia
da' cantori. Due soprani anziani in-
tonano poi il salmo Dixit Domi-
nus, e terminato che sia, due con-
tralti ebdomadari ripetono l'antifo-
na , che viene proseguita dal coro.
Il medesimo suddiacono dà la secon-
da antifona al Cardinal primo dia-
cono assistente , nella stessa forma ,
CAP
che l'ha data al Papa ; la terza al Car-
dinal vescovo assistente, la quarta
al Cardinal primo prete, e finalmen-
te la quinta al Cardinal secondo
diacono assistente . Questi quattro
Cardinali ricevono le antìfone (P^edi),
coperti di mitra, e senza di essa le
ripetono in piedi, rimettendosi poi a
a sedere al posto loro.
Terminato il canto de' salmi , il
menzionato uditore di Rota, servito
sempre da un cerimoniere, dice il ca-
pitolo, e preintona l'inno, che poi
s' intona dal Papa . Finito l' inno,
due soprani cantano il versetto. In
omneni terrani , a cui risponde il
coro. Et in fines orhis terrae, etc.
Dipoi il suddetto uditore di Rota
preintona 1' antifona del cantico
Magnificat al Pontefice , da cui
viene intonata, e poi ripresa dal
coro. La cantilena della medesima
dura finche il Papa, col ministero del
Cardinal vescovo assistente, abbia
benedetto, e posto l' incenso nel tu-
ribolo sostenuto in ginocchio dal
decano de' votanti di segnatura, giac-
che subito i cantori fanno la ca-
denza, per quindi cantar il Magni-
Jicat, che proseguesi intanto che il
Papa fa l'incensazione dell'altare. Ed
è perciò che il Papa scende dal tro-
no, e preceduto dal Cardinal vesco-
vo assistente , ed accompagnato dai
due Cardinali diaconi assistenti , e
dai patriarchi, arcivescovi, e vescovi
assistenti al soglio, il primo de' quali
occorrendo sostiene la candela ac-
cesa che fa le veci di bugia, va
ad incensare l'altare, avendo già due
viditori di Rota, accompagnati da
un cerimoniere, distesa la soprattova-
glia sulla mensa.
Dopo r incensazione dell' altare,
il Sommo Pontefice fa ritorno al
tTOiio , ov' è incensato in piedi dal
Cardinal vescovo assistente, il quale
GAP
poi viene incensato dall' uditore di
Rota suddetto , unitamente ai due
Cardinali diaconi assistenti, e a tutto
il sagro Collegio, intanto che il mae-
stro di cerimonie, il quale l'accom-
pagna, dà a tutti i Cardinali l' ora,
in cui nella seguente mattina si ce-
lebrerà dal Papa il pontificale. Fi-
nita r incensazione , e il Magni/i'
cat, tutti si mettono a sedere, e i
musici ripetono l' antifona, intuona-
ta da due contralti , che dura sin-
ché sono stati incensati i patriarchi,
e i vescovi assistenti al soglio, il
governatore di Roma , il principe
assistente, e gli altri ec. Terminata
la ripetizione dell'antifona, il Papa,
scoperto di mitra, si alza, canta Do-
Tiiiims vobiscum, e quindi l' orazio-
ne. Finalmente due soprani anziani
cantano il Benedicamus Domino ,
dopo di che il Pontefice dà dal tro-
no la solenne benedizione, avendo a
tal uopo portata la croce papale a
pie del soglio V ultimo uditore di
Rota parato di tonacella di lama
d' oro rossa ricamata. Nel tempo
della funzione siede egli presso la
medesima a cornu evangelii.
Benedizione de Pontificii pallii
dopo il vespero.
Terminatosi il vespero pontifica-
le, un uditore di Rota in tonacel-
la, cioè il loro camerlengo precedu-
to da due mazzieri Pontificii, e ac-
compagnato da due colleghi in cot-
ta e rocchetto, dagli avvocati con-
cistoriali in cappa, e da un ceri-
moniere, si reca alla Confessione ,
innanzi alla quale nella mattina fu-
rono dal canonico altarista con for-
malità posti i pallii da spedirsi ai
patiiarclii, arcivescovi, e vescovi, che
per privilegio ne hanno l'uso, dopo
essere prima stati in un l)acile di
CAP
75
argento sull'altare del coro della me-
desima basilica, sino alla recita del-
le laudi. Fatta pertanto dall'udito-
re di Rota camerlengo, e dagli al-
tri breve orazione, il canonico alta-
rista di s. Pietro, in cotta e rocchet-
to, gli consegna il bacile co' pallii.
Presosi quel bacile dall'uditore di
Rota col predetto accompagnamen-
to, si reca al trono del Papa, il
quale colle orazioni prescritte dalla
bolla emanata da Benedetto XIV,
nel 174B, li benedice tre volte col-
l'acqua santa, e altrettante gì' incen-
sa. Dopo tale benedizione dall' udi-
tore di Rota, insieme ai snmmen-
lovati, si riportano i pallii nel luogo
o v'erano stati presi, e quindi ven-
gono riposti dal canonico altarista
in una cassetta d' argento dorato ,
che si custodisce sul sepolcro de' ss.
apostoli, secondo l' antico uso. Pri-
ma solevano benedirsi i pallii, o dal-
l' arciprete, o da un vescovo cano-
nico della basilica; ma dopo che
Benedetto XIII volle benedirli nel-
l'anno santo 1725 a' 22 febbraio,
giorno sacro alla festa della catte-
dra di s. Pietro in Antiochia , il
Pontefice Benedetto XIV fece fare
la medesima funzione nella vigilia
de'ss. Pietro e Paolo, e comandò , che
ogni anno dovesse eseguirsi questa so-
lenne benedizione, però soltanto do-
po il vespero di tal gi orno dal Pon-
tefice, o dal Cardinale , che avesse
celebrato i vesperi in sua vece, co-
me accadde nel i 'j6^ perchè , es-
sendo indisposto Clemente XI II, sup-
plì il Cardinal Cavalchiui decano
del sacro Collegio. Un altro simile
caso avvenne nel 1779 sotto Pio VI,
per non dire di altri. Intervengono
a questa funzione gli uditori di Ro-
ta, perchè il camerlengo del loro
collegio interviene alla consegna dei
pallii, che si fa dal primu Cardinal
76 GAP
diacono, ed anche per venire ogni
anno consegnali al loro decano i
due agnelli benedetti nella messa
pontificale dall'abbate di s. Agnese
fuori le mura, onde li faccia nutri-
re in qualche monistero , affinchè
colla bianca lana loro siano tessuti
i pallii, come si dice a quell'artico-
lo. Gli avvocati concistoriali vi Iian-
^ J10 luogo, come quelli che ne' con-
cistori segreti fanno al Papa l' istan-
za del pallio pei nuovi patriarchi,
primati, arcivescovi, non che pei ve-
scovi, i quali per privilegio ne han-
no l'uso. Finalmente interviene il
canonico altarista, siccome custode
della cassetta , ove si conservano i
palHi, donde li trae ne' concistori il
primo cerimoniere Pontificio, che
tiene in deposito la sua chiave esclu-
sivamente, secondo il disposto dalla
citata costituzione di Benedetto XI V.
Dopo la benedizione de' pallii, il
Pontefice scende dal trono, per far
breve orazione innanzi all'altare,
nel suo genuflessorio , ed asceso in
sedia gestatoria, con mitra in testa,
preceduto dal sagro Collegio, e colla
solila processione, si reca alla Cap-
pella della Pietà, ridotta a stanza dei
paramenti. E senza ritornare a quel-
la ov' erasi vestito, quivi si spoglia,
e ripresa la mozzetta, e la stola di
raso rosso, fa ritorno alla contigua
residenza, fra i suoi palafrenieri col-
le torcie accese. I Cardinali , e gli
^ ^Itri spogliatisi nella detta stanza,
od altrove , ripreso quanto aveano
deposto avanti la funzione, ritorna-?
no a' propri palazzi. Prima i Cardir
nali, e tutti quelli che assumono i
paramenti, e le cotte, deponevano
quelli e queste appena terminata la
benedizione dei pallii , e riprende?
vano le cappe colle quali accompa-
gnavano il Pontefice alla camera
de' paramenti.
GAP
Fino al 1787, dopo 11 vespero
pontificale, nel ritorno che il Papa
faceva alla camera de' paramenti, si
fermava avanti la porta maggiore,
fra i dtie pili dell'acqua santa, ove
formalmente riceveva il trii)uto, chia-
mato Clìinea ( Fedi ) di settemila
ducati d'oro di camera, che gli si
piesentava dentro un vaso d' argento,
sostenuto sulla sella d' un cavallo
l)ianco detto Chineaj dal contesta-
bile Colonna , come ambasciatore
straordinario del re delle due Sici-
lie, colla seguente formula:
» N. N. re delle due Sicilie, di
» Gerusalemme ec. , mio sovrano
» signore, presenta a vostra Santità,
» ed io nel suo real nome, questa
» Chinea decentemente ornata col
» censo di settemila duqati pel re-
» gno di Napoli, e prego il Signore
'> Iddio, che la Santità vostra possa
» riceverla per molti , e felici anni
» a maggior aumento della nostra
fi santa fede cattolica, come l' istessa
» maestà sua coli' intimo del suo
» real animo augura, e sommamen-
>y te desidera a vostra Santità. "
A quest'atto il Pontefice rispondeva
nel seguente modo :
» Censum lume nobis, et sedi
» Apostolicae debitum prò directo
» dominio regni nostri utriusque
>f Siciliae cis ultraque pharum liben-
» ter accipimus, et acceptamus,
*» charissimo in Christo fìlio N. N.
fi salutem ( se il re avea moglie
qui esprime vasi dal Papa il deside-
rio di prole, o di maggior pro-
le, cioè con queste parole: copio-
sani soholìs felicitatemi etc. ), a
>' Domino precamur; eique, po-
» pulis, et vassallis apostolicam be-
'» nedictionem impertimur. In nomi^
>i ne Patris, et Filli, et Spiritus
>r> Sanctiv Amen. " Quando poi il
re, che faceva presentave il censo,
ÓAP . GAP 77
era stato investito dallo stesso Pon- medesima alla presenza del sagro
tetice, che lo riceveva, dopo le parole Collegio, e del pieno tribunale della
Filio nostro N. N., aggiungeva, a reverenda camera, come fecero nel
Nohis ììwestito. E dopo questa ri- 1780 Clemente XII, Benedetto XIV
sposta il Pontefice, nella stessa sedia nel 1740, e nel 1758 Clemente XIIT,
gestatoria veniva portalo alla carne- recandovisi il contestabile colla so-
l-a de' paramenti, eretta nella Gap- lita cavalcata, e nobile accompagna-
^ pella della Pietà, nella stessa basilica mento. Prima però di delti Papi ,
per ispogliarsi delle vesti pontificali, avvenne nel 1724, che il detto con-
Se il Pontefice era impotente a testabile trovandosi infermo, ne tras-
celebrare il vespero, vi assisteva, o ferisse il Papa d' allora Benedetto
si recava nella basilica vaticana nel XI li la cerimonia agli 8 di setlem-
momento di ricevere il tributo, che bre, ricevendo la chinea in s. Maria
talvolta fece presentare nel palazzo del Popolo, dopo la Cappella. Ac-
apostolico. Ed è perciò, che Clemen- cadde inoltre, che invece del conte-
le Xll, nel 1738, previe le formali stabile, ed in sua assenza, o indispo-
proteste del luogo, ricevette la chi- sizione, fu presentata dai Cardinali
nea nella camera de' paramenti del deputati, cioè nel 1768 a Clemente
Quirinale, sebbene il vespero dal XllI dal Cardinal Orsini, ministro
sagro Collegio si celebrasse nella ba- presso la santa Sede del re Ferdi-
silica vaticana. Vestito era quel Pon- nando IV, e nel 1779 a Pio VI,
tetice in mozzetta e stola, sedente dal Cardinal Colonna vicario, fì'a-
sotto baldacchino, coli' assistenza del tello del contestabile, che vi si recò.
Cardinal nipote, e del Cardinal ca- col seguito di otto carrozze, ed il
merlengo coli' intero tribunale della corteggio de' gentiluomini de' Cardi-
camera apostolica. Benedetto XIV, nali, corpo diplomatico, e prelati di
nel 1757» la ricevette nella camera rango ec.
della congregazione del sant'uffizio Ma nel 1788, non avendo fatto
dello stesso palazzo Quirinale. Cle- il re di Napoli presentar a Pio VI
mente XIII abitando nel Quirina- il consueto tributo, questo Pontefice,
le, nel 1766, si recò al Vaticano prima della benedizione de' pallj n€
per ricevervi la chinea nella sala fece solenne protesta, pronunziando
concistoriale, senza avere assistito al analoga allocuzione in trono. Quindi
vespero, facendo altrettanto nel 1767 nella seguente mattina, dopo la ce-
e 1768; e Pio VI, nel 1779, ^^'^^ lebrazione del pontificale nel luogo
sua residenza nel Vaticano, scese ove solevasi presentare la chinea,
nella contigua basilica solo per rice- monsignor procuratore generale del
vere il censo della chinea. Antica- fisco, in compagnia de' ministri ca-
mente si sa però ancora, che essa merali, espose al Papa una rispet-
piesentavasi dopo il pontificale della tosa e formai protesta rapporto al
mattina seguente. Quando la festi- censo, e tributo non soddisfatto, che
vita de' ss. Pietro e Paolo cadde in venne dal Pontefice accettata con
sede vacante, il novello Pontefice la relativa risposta, ciocche praticò nel-
ricevette agli 8 settembre nella chic- lo stesso luogo, e mattina in tutto
sa di s. Mrria del Popolo dopo la il suo pontificato , seguito dai Pi*-
Cappella Papale, ove portavasi in pi successori, con quella formula,
fui-ma pubblica, sulla poi tu della che riporteremo nella seguente de-
78 CAP
scrizione del pontificale di san
Pietro.
3 I . Pontificale messa celebrata dal
Papa nella basilica vaticana ai
29 giugno per la festa de' santi
apostoli Pietro j e Paolo.
Per questa festività anticamente
si celebravano tre messe : le prime
due, una delle quali si cantava nella
notte, erano in onore di s. Pietro,
e la terza era comune a s. Pietro,
ed a s. Paolo. Il sommo Pontefice
faceva le due prime uffiziature nella
basilica vaticana, e quindi passava
a fare la terza nella basilica ostiense
dedicata a s. Paolo. Ma -in progresso
per la lontananza di questa basilica,
e pel gran caldo della stagione , riu-
sciva di molto incomodo siffatto tra-
gitto, sebbene talora per farlo s' im-
barcasse il Papa coi Cardinali, e gli
altri pel Tevere. Fu quindi separata
la commemorazione di s. Paolo, e
riserbata al giorno seguente, col ti-
tolo di Commemorazione di s. Pao-
lo, senza l'intervento del Pontefice,
ne del sagro Collegio ne degli altri,
ma solo con quello de' patriarchi ,
arcivescovi, e vescovi assistenti al
Pontifìcio soglio ( Fedi ) , come or-
dinò Papa Benedetto XIV.
Non dispiacerà che qui si riporti,
quanto in proposito descrive il piaz-
za nella Gerarchia pag. 346. » Nel-
" la patriarcale basilica di s. Paolo,
^' tanta era la venerazione per es-
" so de' Sommi Pontefici, e del po-
'•' polo romano, che nel d'i della fe-
» sta il Papa non solo vi andava
" a cantare i primi vesperi della
« Commemorazione, ma vi restava
» la sera per trovarsi la notte al
« mattutino cogli altri. Quando leg-
»' gè vasi la quarta lezione, il Papa
" si partiva dal coro, e andava al-
CAP
»» r arca di .s. Paolo nella confessio-
'» ne : ivi apriva la seconda fìne-
>» strella , corrispondente sopra il
« corpo del beato apostolo,, e colla
« mano estraeva il turibolo, che
*> con carboni d' incenso eravi sta-
« to collocato nel medesimo giorno
** dell'anno precedente. Quel carbo-
>» ne ed incenso che vi rinveniva
« lo consegnava all' arcidiacono , e
'♦ questi lo distribuiva al popolo,
» che il riceveva con gran divo-
M zione. Terminata tale distiibuzio-
» ne, veniva il turibolo riempito di
» carboni accesi , con un cannello
3> di vetro pieno d' incenso fumau-
>» te, ed il Papa lo riponeva nello
« stesso luogo , chiudendo la fìne-
» strella. Allora prosegui vasi il mat-
« tutino, e nella seguente mattina
» cantava la messa nell'altare Pon-
» tifìcio, sul quale celebravano sol-
» tanto il Papa, e i Cardinali ebdo-
» madari ".
Il Pontefice pertanto celebra messa
solenne nella basilica vaticana, locchè
approvò Sisto V, colla bolla de' i3
febbraio i586, colla quale, come di-
cemmo altrove, fece un diligente rego-
lamento per le Pontificie Cappelle.
Tuttavolta non mancano esempi, che i
Papi per l'età, o per le indisposizioni o
non celebrarono la messa, o talora
solo v' assisterono , od alcuna volta
neppure v' intervennero. Nel 1720 si
ha, che Clemente XI si recò ad
assistervi celebrando la messa un
Cardinal vescovo suburbicario, colla
solita spedizione del breve di dispen-
sa. Nel 1721 cantò la messa il Car-
dinal Paolucci vicario di Roma; ma
non vi andò Innocenzo XIII, ciò
che non fece neppure nel 1722.
Clemente XII, nel i73i, assistette
alla messa cantata del Cardinal Bar-
berini, sotto decano del sagro Col-
legio. Benedetto XIV, nel 1746,
non solo pontificò, ma come quello
che rese più solenne, oltre la festa,
anche l' ottava de'piincipi degli apo-
stoli, coirislltuire sei Cappelle pre-
latìzie, ed una Cardinalizia ( /^W/),
celebrò nella stessa basilica, e gior-
no la canonizzazione di cinque santi.
Pio VII, stante la occupa/ione di
Roma operata nel 1808 e nel 1809
dalle truppe imperiali francesi, non
si recò ne al vespero, né al ponti-
ficale di questa festività, onde nel
1808 la fece celebrare in s. Pietro
dal Cardinal decano del sagro Col-
legio, cui tocca cantare la messa,
se il Papa assiste, o non interviene,
insieme a Cardinali, e agli altri che
hanno luogo in Cappella; ma nel
1809, pontificò nella basilica monsi-
gnor Guerrieri arcivescovo di Tebe,
canonico vaticano, senza l' assistenza
de' Cardinali, prelati, ec. e dopo il so-
lenne mattutino cantato dal capitolo
nella cappella del coro, celebrò sull'al-
tare portatile, eretto innanzi l'altare
Papale. Dai mss, dell'archivio della
basilica vaticana leggiamo due altri
simili esempi allorquando la festa
di s. Pietro cadde nella sede vacan-
te; cioè nel 1740» in cui il capitolo
(dopo il mattutino in pontìficalihus)
si recò processionalmente all' altare
Papale, ove nell' altare portatile
innanzi eretto, con musica solenne
cantò messa monsignor Santamaria,
essendo monsignor vicario indisposto;
e nel 1758 monsignor vicario aven-
do solennemente cantato secondo il
solito nella Cappella del coro il mat-
tutino, dopo l'ora di terza, passò a
cantare la messa all'altare portatile,
avanti l'altare maggiore.
1 Cardinali si recano alla camera
de' paramenti del palazzo valicano
con due carrozze, domestici con li-
vree di gala, vesti, paramenti, scar-
pe, e tutt'altro rosso. Arrivati alla
GAP 79
sala ducale, quivi assumono i para-
menti, e passano nella camera dei
paramenti ad attendere il Papa, che
se soltanto assistesse, allora i Cardi-
nali non prenderebbero i sagri pa-
ramenti , ma le sole cappe rosse ,
del qual colore, anco in tal caso, de-
vono essere le vesti , e le scarpe ,
praticandosi altrettanto, anche quan-
do il Pontefice non v' intervenisse.
Ciò non pertanto trovandosi in fio-
ma, nel 18 ig, Francesco I, impe-
ratore d' Austria , insieme ad altri
sovrani, ed essendo Pio VII impo-
tente a celebrare solennemente la
messa, acciocché la funzione riuscis-
se pii^i maestosa, nell' assistervi fece
assumere gì' indumenti sacri a' Car-
dinali, patriarchi, arcivescovi, ec. ,
cioè a tutti quelli, che ne hanno
l'uso. Anche Pio Vili, Casti^ìionì,
per le sue indisposizioni, nel i83o,
assistette solo alla messa cantata dal
Cardinal decano del sagro Collegio ;
ma volle che questo , e quelli che
possono assumerli , si vestissero dei
sagri paramenti rossi. Inoltre, inve-
ce di partire la processione dalla
camera de' paramenti, uscì dalla cap-
pella della Pietà , ridotta a stanza
de' paramenti. Il Papa andò in se-
dia gestatoria, ma senza baldacchi-
no, e senza i sette candellieri ; anzi
a minor incomodo. Pio Vili fece
la confessione a pie del trono, e non
dell' altare, ricevendo all' ubbidienza
i Cardinali, patriarchi, arcivescovi,
vescovi , abbati , e penitenzieri. Al
trono poi in pianeta assistette il Car-
dinal primo prete, ed al prefazio il
Papa non si mosse dal trono, ed ivi
genuflesse.
Non è finalmente a tacersi , che
se il Pontetìcc non celebra, né assi-
ste , e la processione non partisse
dalla camera de' paramenti, seconda
che anticamente u faceva in tal cir^
8o CAP
costanza, come si è accennato nel pon-
tificale di Pasqua, i Cardinali arri-
vati nella sagrestia della basilica si
recano nella camera capitolare , e
quivi, assunta la cappa rossa, va
ognuno da sé direttamente al pro-
prio stallo, non potendosi in questa
mattina, né nel giorno pei secondi ve-
speri prendere la cappa nella basilica.
Venuti poi i Cardinali per assistere
alla messa, il Cardinal decano cele-
brante, od altro vescovo suburbicario
in sua vece, dalla sagrestia va all'alta-
re Papale, e dà principio al santo sa-
crifizio, praticandosi quelle stesse ceri-
monie suddescritte, e relative a quan-
do non evvi presente il Sommo Pon-
tefice, in uno alla pubblicazione del-
l' indulgenza dall' altare di cinquanta
anni.
Celebrandosi adunque dal Papa
il solenne Pontificale per la festa
de' principi degli Apostoli, egli colle
solite vesti, mozzetta, e stola di raso
rosso, e coli' accompagnamento su-
periormente pur detto al § Vili, e
nel pontificale di Pasqua n. 17, re-
casi dalle sue stanze a quella de' pa-
ramenti, ove nel modo indicato pren-
de i paramenti medesimi , insieme
al piviale rosso, e triregno, con cui
ascende in sedia gestatoria , sotto
baldacchino rosso , e fra i flabelli.
Giunto nella sala ducale, preceduto
dalla solita processione, ascolta, ed
accetta la citazione concepita negli
stessi termini di quella pronunziata
nel giorno precedente dal maestro
de' cursori Pontificii , a nome del
procuratore generale del fìsco ivi
presente , pei canoni , e censi non
pagati alla sede apostolica nella cor-
rente festività, avendo il detto cur-
sore praticato le anteriori tre inti-
mazioni anche in questa mattina
nel cortile vaticano delle loggie di-
pinte dà Raffaello, alla presenza del
CAP
popolo. Nel portico il Papa è rice-
vuto dal capitolo vaticano, alla cui
testa evvi 1' arciprete, e dopo la con-
sueta adorazione del ss. Sacramen-
to, passa all'altare Papale, che tro-
vasi addobbato , co' medesimi pre-
ziosi arredi del giorno precedente,
come dicemmo parlando del vespe-
ro. Ne solo il portico, ma la basi-
lica ancora è guarnita da tutti i
corpi di guardia, descritti al citato
pontificale di Pasqua, praticandosi
tutte le cerimonie, e riti eguali, me-
no quelle, che qui si avvertiranno.
Simili poi sono i posti di tutti quelli,
che vi hanno luogo, e i diversi uf-
fici, che da molti si esercitano.
Giunto il Papa avanti l' altare
pontificio, e fatta orazione al genu-
flessorio, va al trono di terza, ove
riceve la consueta ubbidienza dai
Cardinali, patriarchi , ec. , e poi dà
principio all'ora di terza, e fa la
preparazione della messa, intonando
a suo tempo due soprani V inno :
]\'unc sancle nobis Spìritus, che con
sollecitudine si prosegue dal coro,
e finito che sia, l'anziano de' sopra-
ni intona l'antifona, Argentimi et
aurunij e poi i contralti ebdoma-
dari , cantano il salmo Legem pone
niihij Domine. Terminati i tre sal-
mi, e replicata l'antifona, il Ponte-
fice si alza in piedi colla mitra, e
un soprano, destinato dall'anziano,
dice il capitolo, quindi due soprani
dicono i versetti , alternandoli col
coro. Il Papa siede , dipoi depone
la mitra, s' alza e canta : Donu'nns
vobiscwuy che ripete dopo l'orazio-
ne, finché due soprani dicono Bene-
dicaniusj ec. Segue la prima lavan-
da delle mani, dopo di che il Pon-
tefice prende i sagri paramenti di
colore rosso, al paro del grembiale,
e vestitosi di essi, scende dal trono
di terza, e processionai mente s'av-
V GAP
via air altare ad incominciare la
messa, dopo avere al solito luogo am-
messo al duplice bacio i tre ultimi
Cardinali diaconi, ed incensato che
abbia l'altare, si reca al trono gran-
de verso il fine del presbiterio.
Compiuto il canto dell'epistola gre-
ca, si dà principio al graduale, il quale
si dee dire adagio, non essendovi la
sequenza come nel giorno di Pasqua.
Prima anco in questo Pontificale i
Sommi Pontefici , dopo V evangelo ,
solevano recitare un'omelia, termi-
nata la quale, compartivano la be-
nedizione. Il mottetto dell' ortertorio
2\i es Petrus^ è composizione con
seconda parte , che suole replicar-
si ; ma prima del prefazio non ha
luogo il rito de' due Cardinali dia-
coni a' lati dell'altare, essendo solo
proprio del pontificale di Pasqua ,
come lo è il non rispondersi Amen
al Per omnia saecuìa saeculoruni
avanti il Pater noster, mentre in
questo caso 1' Amen si dice dal co-
ro. IVon vi è nel presente pontificale
la comunione de' Cardinali diaconi,
né del principe assistente al soglio,
del senatore , de' conservatori , del
priore de' capo-rioni, e del maestro
dal sacro ospizio , onde le torcie ,
che sostengono i votanti di segnatu-
ra e altri prelati, si ritirano dall'al-
tare, dopo che il Cardinal diacono,
e il suddiacono latino abbiano con-
sumale le specie sacramentali, ter-
minando inoltre i cantori Pontifìcii
il Dona nohis pacem^ oW Agnus Dei,
quando il Papa avrà sorbito il san-
gue colla canna d' oro , o fìstola.
Disceso quindi il Pontefice dal tro-
no, il coro incomincia il canto del
. Communio. Finalmente dopo l' Ile
niissa est, il Papa dà all'altare la
solenne benedizione, ponendosi l'udi-
tore di Rota poi tutore della croce,
con questa alzata, dinanzi l'altare,
\0L. IX.
CAP 8f
ed immediatamente il Cardinal ve-
scovo assistente pubblica l'indulgen-
za plenaria accordata a tutti gli
astanti. Quindi il Papa legge il van-
gelo di s. Giovanni, o della dome-
nica, se la festa cade in questo gior-
no, e poi il diacono ministrante gli
leva il pallio e il manipolo, che la-
scia in mezzo dèlia mensa dell'alta-
re sopra un tondino, e gli pone in
capo la mitra.
Disceso il Papa dall'altare, depo-
sta la mitra per orare al genufles-
sorio , riprende il triregno , e si
mette a sedere nella sedia gestato-
ria preparata avanti ai gradini , e
liceve il presbiterio prò missa be-
ne cantata. Preceduto dalla proces-
sione fra i flabelli, si reca alla cap-
pella della Pietà, per ispogliarsi dei
paramenti pontificali. Quella cappel-
la fa le veci dell'antico segretario,
ove il Papa finita la messa ritorna
a deporre i sacri ornamenti. Giun-
to però il sommo Pontefice avanti
la porta principale, e fra i due pi-
li dell'acqua santa, cioè nel luogo
ove presentavasi dopo il vespero
del giorno precedente , siccome ab-
biamo detto, il tributo della chinea
pel regno delle due Sicilie, riceve,
ascolta, ed accetta la protesta, che si
fa da monsignor procuratore generale
del fìsco, in compagnia di monsi-
gnor commissario generale della re-
verenda camera ( de' quali si par-
lò al § IX, num. i, dicendosi dei
personaggi che hanno luogo in Cap-
pella ) ed altri ministri di questa,
e Pontifìcii cursori, che è la se-
guente : » Quae plurium saecu-
» lorum cursu , Beatissime Pa-
« ter, per Sicilioe reges adimple-
» ta constantissime fuit singulis an-
» nis prirstatio, ct^ solutio ccnsus
»» cum debitis, et assuetis soleinni-
>i tatibus in recognitionem supre-
6
Sa GAP
>» mi, et directi dominii sanctae Se-
"' dis Apostolicoe super regno Sici-
w lise eis, iiltraque Pharum, pluri-
« mis ab lune annis, et hoc quo-
w qiic penitus defecit. Ne aiitem jiis
" istiid pracclarissimum , etsi prae-
*> scriptìoni virtute sua nullimode
•> obnoxium , quidquam detrimenti
■' capiat sub quocumque colore, ego
•5 tamquam Sanctitatis vestrae, et
'» camerae apostolicae procurator fi-
" scalis generalis, primum repeto
» omnes, et singulas protcstationes
•y et declarationes , quas palam et
■" pluries emisi ad tuendam sole-
» mnem protestationem, et solutio-
» nem praedicti census, et praede-
» cessores Sanctitatis vestraì, aut
» vivae vocis oraculo, aut obsignatis
» chirographis benigne susceperunt,
» ac deinde humiliter rogo , ut
5' omnia rata habens, quce super
» hac re hucusque gesta sunt ad
« sartum tectumque servandum hoc
« jus sanctae sedis, et camerae apo-
» stolicae, renovatam hanc meam
}> protestationem, et declarationem,
'> modo et futuris temporibus pro-
'* bare, et confirmare dignetur. Ita
^» protestatus sum hac die XXIX
w mensis junii anni i84o ". Dopo
tal atto il Papa quindi legge da un
libro la seguente protesta, alla pre-
senza del sagro Collegio, e di tutti
quelli , che intervengono al ponti-
ficale :
« Protestationem hanc tuam in
» omnibus admittimus , ut sartum
» tectumque jus sanctae Sedis , et
>y camerae apostolica^ servetur. Talis
« vero est religio, et pietas in Deum,
>■> devotio in hanc Apostolicam Se-
« dem^ diari tas erga Nos serenissi-
« mi regis N. N., ut spes in nobis
M magis in dies augeatur , occasio-
•' nem aliquam eum esse arreptu-
>y rum, qua, rebus omnibus cura hac
GAP
» Sancta Sede tandem composilis,
>> vincula necessitudinis inter Patrem
» amantissimum , et redamantem
•> Filium strictius constringantur .
" Quod a Deo optimo maximo, ac
" beatissimis apostolis Petro, et Pau-
» lo enixis precibus efilagitamus ".
E dopo tal lettura la processione
entra nella suddetta camera de' pa-
ramenti, ove si spoglia il Pontefice.
Ripresa da lui la mozzetta, e stola
di raso rósso, fa ritorno col suo cor-
teggio alla propria residenza, facen-
do lo stesso i Cardinali e gh altri.
E però da avvertirsi, che negli ul-
timi tempi, appena terminato il pon-
tificale, i Cardinali, meno i tre Car-
dinah diaconi, cioè gli assistenti, e
il ministrante (i quali restavano in
dalmatica , e solo invece della mi-
tia si cuoprivano colla beiielta ros-
sa) si spogliavano de' paramenti , e
prendevano le cappe rosse, facendo
altrettanto quei, che hanno l'uso
de' paramenti e delle cotte. Essi pu-
re assumevano le cappe paonazze,
e con esse accompagnavano il Pa-
pa alla menzionata camera de' pa-
ramenti, e poi, come fanno ora, si
vestivano della mantelletta, e moz-
zetta tutti quelU che possono portarla.
Anticamente il maestro de' canto-
ri Pontificii s' informava se il Pa-
pa bramava i concerti alla sua men-
sa. In questa sera poi, e nella pre-
cedente per tutta la città si fauno
illuminazioni, e prima in ambedue
avea luogo la rinomata illuminazio-
ne della cupola della basilica vati-
cana, e della girandola in caste!
s. Angelo. Attualmente nella vigi-
lia ad un'ora di notte si fa l'illu-
minazione della cupola, e nella se-
ra della festa ad ore due s'incen-
dia la girandola, dandone il segno
il Pontefice, per mezzo dei morta-
ri, e razzi della guardia svizzera ec.
- CAP
32. Cappella Papale per V assun-
zione in ciclo della Beata J^er-
ginCy con solenne benedizione^ ai
ì5 agosto.
Con parti colar solennità si cele-
brava anticamente dal Pontefice,
clero, e popolo questa festività. Il
canonico Benedetto nel suo Ordine
Romano XI , presso il Mabillon
Mus. Ital. tom. II, p. ii8, ce ne
i la seguente descrizione: >» Nella
vigilia di s. Maria, o di questa
festa, il Papa co' Cardinali a pie-
di scalzi, fatte sette genuflessioni,
apre 1' immagine Acheropita , e
bacia i piedi al Signore, e le
scuopre il volto , cantando il
Te Deum, come fu ordinato da
Leone IV, dell' 847, quando pre-
scrisse, che la festa dell'Assunta
fosse celebrata per otto giorni .
Poi con tutta la curia celebra i
vesperi e le vigilie di nove le-
zioni nella chiesa di s. Maria
Maggiore. Indi ritorna al Late-
rano, e quivi i Cardinali diaconi
prendono l'immagine del Salva-
tore dalla basilica di s. Lorenzo
portandola con tutto il popolo
pel campo Laterano, vicino alla
chiesa di s. Gregorio. Il regio-
nario porta la croce stazionale, e
dopo di essa ordinatamente cam-
mina la processione di tutta la
romana curia, cantando salmi. Dal
primicerio colla scuola de' cantori
si cantano i responsori della stes-
sa solennità. Il prefetto di Ro-
ma, con dodici uomini scelti dal
popolo romano, sei de' quali col-
la barba rasa, e sei colle barbe
lunghe , rappresentanti il corpo
del senato, riceve dalla curia do-
dici fiaccole, e gli ostiari altrettan-
te, le (piali portansi accese avau-
CAP
83
>* ti l' immagine. Mentre questa pas-
>* sa pel campo , i cubiculari del
» Papa, stando in piedi nella colon-
>» na di s. Gregorio , tengono due
>* fiaccole accese, e le estinguono
;* dopo il passaggio dell' immagine ,
» la quale giunta che sia alla chie-
» sa di s. Maria Minore, detta ora
» s. Maria Nuova presso il foro ro-
>y mano, la depongono avanti la mede-
>y sima chiesa, e colla odorosa erba
» basilico le lavano i piedi. Frat-
>» tanto le scuole cantano il mat-
»> tutino nella chiesa, cioè tre le-
»* zioni. Quindi lodando , e benedi-
>* cendo il Signore, tutto il popolo
» si reca a s. Adriano, ove lavansi
yy nuovamente i piedi all' immagi-
»> ne . E progredendo il viaggio si-
y* no a s. Maria Maggiore, in que-
>y Sta basilica il Papa cantava la
** messa ". Sebbene nelle varie tur-
bolenze di Roma , questa solenne
processione sia stata qualche volta
intermessa , pur tuttavolta rilevasi
da vari documenti riportati dal
Marangoni, Della lavanda de^ pie-
di dell' immagine del ss. Salvatore,
nella processione della vigilia della
Assunta nelle sue Cose gentilesche
ridotte ad uso delle chiese, cap.
XXIII pag. io3, 112, che quasi
sempre la processione fu eseguita
sino al Pontificato di s. Pio V, eletto
nel i566, il quale per diversi dis-
ordini accaduti , e per molti abusi
introdotti, stimò bene di abolirla.
Oggi dunque si canta la messa
nella basilica di s. Maria Maggiore
dal Cardinal arciprete, sebbene pa-
recchie volte siasi celebrata nella
cappella Pontifìcia del Quirinale .
Bianchi sono i paramenti del cele-
brante, e di lama d'argento co' ri-
cami d'oro , sono il paliotto , e la
coltra del trono, e la coltrina del-
la sedia Papale. Che se celebrasi
84 CAP
nel palazzo apostolico, l'arazzo del-
l'altare rappresenta V assunzione dì
Maria al cielo . Questa Cappella
non può dirsi istituita da Paolo IV
del i555, come scrisse il Ciacconio,
Fit. Pont. tom. Ili, col. 83 r, tro-
vandosi già celebrata fino dal i Sog,
come abbiamo da Paride de Gras-
si s nel suo Diario , dove si legge :
« die ì5 augusti 1^09, missa in die
» Assumptionis b. M. Virginis in
» basilica s. Mariae Majoris ". Il
p. Casimiro poi nelle Memorie del-
la chiesa d^Aracoeli, racconta che
ivi Paolo III la celebrò nel i538.
Gregorio XIII vi si recò negli an-
ni 1572 e iSyS, e Gregorio XIV
abitando nel prossimo palazzo di
s. Marco, pel corridore che lo con-
giunge, andò ad assistervi nel 1591.
Certo è, che il suo predecessore Si-
sto V, nel i586, approvò la cele-
brazione di questa Cappella in det-
ta basilica di s. Maria Maggiore .
Quindi si ha che Benedetto XI II,
nel 1724, recitò l'ora di terza nel-
la Cappella dell' Assunta della illu-
stre famiglia Sforza Cesarini, e poi
passò a cantare la messa nella Cap-
pella Borghesiana. Nel 1725, 1726,
1727 e 1729 fece altrettanto. Ma
sotto il Pontificato del suo prede-
cessore Innocenzo XllI, la cappella
senza l'intervento di lui, nel 1722,
fu dal sagro Collegio celebrata nella
l^orghesiana, e nel 1782 Clemente
XII vi fece cantare il solenne Te
Deum, per la presa di Orano fatta
dalle armi di Filippo V re di Spa-
gna. Anche sotto Pio VII la Cap-
pella fu celebrata nella Borghesia-
ua, ma Leone XII volle , che si
tenesse, e celebrasse all'altare Papa-
le, per essere l' anzidetta Cappella
angusta per tutti quelli, i quali vi
hanno luogo. I Cardinali vi si reca-
no con due carrozze, domestici in
GAP
livree di gala, con vesti, cappe, e
tutt'altro rosso; ed il Papa col tre-
no di città. Assumendo nella sa-
giestia il piviale bianco, colla mi-
tra di lama d'oro, viene portato in
sedia gestatoria fra i flabelli all'ai-
taie Papale, dopo avere adorato il
ss. Sacramento decorosamente espo-
sto nella cappella di s. Caterina ,
della famiglia Cesi.
Fino al 1828, dopo il vangelo,
recitò il sermone il p. procuratore
generale dell'Ordine della Mercede
della ss. Trinità della redenzione
degli schiavi , per concessione fatta
a' 27 gennaio 17 18 con decreto di
Clemente XI. Ma Leone XII a' 5
settembre 1828 per mezzo del p.
Velzi, poi Cardinale, maestro del
sagro palazzo apostolico, dispose, che
in questa Cappella pronunciasse il ser-
mone un convittore del collegio dei
nobili, sotto di lui istituito dai pp.
della Compagnia di Gesi^i, ed inve-
ce incaricò il p. procuratore gene-
rale prò tempore dell'Ordine della
Mercede, di recitarlo nella cappel-
la della ss. Trinità , onde sino dal
1829, un convittore del collegio dei
nobili fa il discorso in questa Cap-
pella, in berretta, e cappa paonaz-
za con fodera di seta cremisi. Ter-
minata che sia la Cappella, viene
dispensato il discorso stampato ai
Cardinali, e agli altri, che hanno
luogo in Cappella.
Nel restante la funzione si l'egola
come le altre, ed il mottetto dell'of-
fertorio, Assumpta est Maria, colla
seconda parte, è del Palestrina. Do-
po la messa anticamente entravano
nel presbiterio un cerimoniere e due
gentiluomini del Cardinal protettore
dell' arciconfraternila del gonfalone ,
con un bacile dorato. Essi dopo
aver fatta genuflessione al Papa, li-
mauevano in ginocchioui a pie del
GAP
trono, e ivi o dal depositario del
molile della pietà, oda altro cavaliere
deputato, si poneva pel Pontefice
nel bacile la oblazione di cinquanta
scudi d'oro per la redenzione degli
schiavi, e quindi ambedue in giro
ricevevano per lo stesso fine da ogni
Girdinale la offerta di uno scudo
d'oro. Tutto il denaro raccolto si
consegnava quindi a* provveditori del
sodalizio. Ora però sono i deputati
della stessa arciconfraternita, che in
abito nero talare, se ecclesiastici, e
di città se laici, ritirano tali obla-
zioni. Il Papa la fa colle mani, me-
diante la borsa che gli presenta il
maestro di cerimonie, che V ha ri-
cevuta dal tesoriere, e que' Cardina-
li, che non intervennero alla Cap-
pella, contribuiscono nondimeno ai
confrati lo scudo d'oro.
Il Pontefice Benedetto XIV, a-
vendo rifatto il portico della basili-
ca liberiana di s. Maria Maggiore e
la facciata, vi fece costruire ancora
una vasta loggia, e stabilì che ogni
anno da essa per la festa dell' As-
sunta, dopo la Cappella, il Papa a-
vrebbe compartito al popolo la so-
lenne benedizione, eh' egli pel primo
diede dalla medesima nel 174^ col-
le solite formalità. Ed è perciò che
dopo il discorso, e dopo la benedi-
zione non si pubblica dal sermo-
neggiatore l'indulgenza, giacche ter-
minata la messa, il Pontefice col
triregno in capo, e i flabelli ai lati,
preceduto dalla processione, e dai
Cardinali colie aippe rosse, viene por-
talo da' suoi palafrenieri in sedia gè-
blatoiia alla detta loggia. Che se la
Cappella si celebra alla Paolina del
Quirinale, alla loggia di quel palaz-
zo, e con tutte le relative formalità,
dà il Papa la solenne benedizione,
pubbliauidoMc 1' indulgenza plenaria
in latino, e in italiano i due Cardinali
GAP 85
primi diaconi, colle berrette rosse in
testa. Evvi l'esempio nel Pontificato
di Clemente XIV, e diversi esempi pur
v' hanno in quelli di Pio VI, che la
benedizione non fu data, perchè es-
sendo stabilito da Benedetto XIV
di doversi compartire dalla loggia di
detta basilica, e celebrandosi la cap-
pella nella Paolina del Quirinale, si
astennero i Papi dal darla; ma ad
onta di ciò ben ulteriori esempi vi
sono, e quello tra gli altri del re-
gnante Pontefice, che la die nel
1837 dalla loggia del palazzo, i qua-
li dimostrano l'uso introdotto di dar-
la là dove celebrasi la cappella.
Quando poi non può aver luogo la
benedizione solenne, stante l' impo-
tenza del Papa, questi concede tren-
t'anni d'indulgenza a quelli che as-
sistettero alla Cappella, e, secondo il
solito, dopo il discorso , viene pro-
mulgata l'indulgenza medesima dal
sermoneggiatore.
33. Cappella Papale per la festa
della Natività di Maria tergi-
ne agli 8 settembre.
Emanando il Pontefice Sisto V
la bolla, con cui ripristinò la cele-
brazione delle funzioni nelle basili-
che e chiese di Roma, non solo
stabilì, che la Cappella, la quale si
celebrava in s. Sebastiano nella pri-
ma domenica di quaresima, si doves-
se invece tenere nella chiesa di s.
Maria del Popolo (Vedi)^ ma ordi-
nò che in questa si tenessero quel-
le per la festa della Circoncisione, e
per l'altra della Natività di Maria
Vergine; però, in progresso le due
prime furono destinate solennizzarsi
nel palazzo apostolico, solo rimanen-
do alia chiesa di s. Maria del Popo-
lo questa della Natività. Il disposto
da Sisto V per detta festività ci vie^
86 GAP
ne confermato dal celebre maestro
di cerimonie Paolo Alaleona, leggen-
dosi nel suo Diario; « Anno i586,
« 8 sept. in feslo Nativitatis B. M.
j» V. fuit cappella in ecclesia S. M.
fi de Populo, quae est una ex ad-
» junctis a ss. D. N. Sixto Papa
« V, et missam cantavit illustrissi-
f' mus d. Card. Gastruccius super
» altare majus, petita venia orete-
» nus a ss. D. N., qui dictum alta-
« re vult ut sit Papale. Sed quia
»> breve super hoc expeditum non
»» erat, ideo bulla dispensae etiamsi
« esset expedita, non fuit appensa.
»> Sed tamen Pontifex, dum para-
" menta accipiebat, de hoc certio-
>* ratus fuit, et veniam dedit".
Sinché visse Sisto V, che mori
a* 27 agosto iSgo, fu sempre te-
nuta in questo giorno la Cappella
Papale in s. Maria del Popolo ; ma
dopo andò in disuso, finché Ales-
sandro VII, Chigi j di nuovo la ri-
stabilì nella detta chiesa da lui re-
staurata, per l'occasione in cui si
determinò rendere solenni azioni di
grazie, nel 1666, alla beata Vergi-
ne, per la liberazione dalla pestilen-
za, che per molto tempo tenne in-
terdetto il commercio della città di
Roma, e fece morire parecchi dei
suoi abitanti. Che Alessandro VII
tornasse nella predetta chiesa a ce-
lebrarvi Cappella Papale, ce lo at-
testa il cerimoniere Fulvio Servan-
zio, che ne descrive pure il motivo:
w In festo Nativitatis B. M . V. quum
» ss. D. N. decrevisset sub hac die
>> summo et omnipotenti Deo gra-
w tias rependere de liberationis su-
»* scepta gratia contagli , et publi-
» cata restitutione commercii jam
» mensibus elapsis suspensi, et plu-
» ries prorogati, statuisset, hac die
» B. M. V. dedicata suam exequi
» deliberationem voluntatis , indici
GAP
mandavit Gappellam in ecclesia
B. M. de Populo, quae juxta so-
litum intimata, habita fuit, ut in-
fra. Missam celebrare deljcliat e-
minentissimus d. Flavius Cardina-
lis Chisius, titularis, et suae san-
ctitatis nepos. Sed paucos ante dies
periculosa febri aggressus, non si-
ne timore amissionis vitae, infir-
mus, suae et Pontificis menti sa-
tisfacere non potuit. Ideo Card.
Bonvisio, ut ejus vices suppleret,
liberum remisit. Absoluta per cho-
rum antiphona communionis, ea
nempe per celebrantem submissa
voce perlecta, ipse celebrans stans
in cornu cpistolae; alta voce into-
navit hymnum Te Deiim laucla-
mnSj quem chorus prosequcns ab-
solvit, eodemque expleto, celebrans
alta voce intonavit Doniinus vo-
biscuni, cecìnìt orationes post com-
munionem, missamque de more
perfecit ".
Meglio stabilitasi da Alessandro
VII la celebrazione in s. Maria del
Popolo di questa Cappella, i Ponte-
fici, compreso Pio VI, vi si recaro-
no con magnifica cavalcata ( ì^cdi) e-
guale a quella per la Cappella del-
la ss. Annunziata, di cui si trattò al
g VI, n. I. Si usarono le medesi-
me cerimonie prima di entrare in
chiesa ; ciocche non ebbe più luogo
dopo il Pontificato del medesimo Pio
VI. Si costumò eziandio di far che
quando la festa de' ss. Pietro e Paolo
cadeva nella sede vacante, il tributo,
e censo della chinea a nome del re
delle due Sicilie, con tutte le for-
malità fosse ricevuto dai sovrani Pon-
tefici sulla porta di detta chiesa, do-
po aver assistito alla messa, come fe-
cero nel 1724 Benedetto XIII, nel
1780 Clemente XII, nel 1740 ^^-
nedetto XIV, e nel 1758 Clemente
Xlil, Il primo nondimeno trasferì
CAP
il riccTimento ad un tal giorno so-
lo per r indisposizione del contesta-
bile d. Fabrizio Colonna, che qual
regio ambasciatore strordinario, do-
vea eseguirne la soleime presentazio-
ne . Benedetto XIII nel 1724» tlopo
tal funzione vi celebrò messa bassa,
ciò che pur tbce prima della funzio-
ne medesima nell' anno ij^o Be-
nedetto XIV nella cappella gentilizia
di casa Cibo.
Attualmente i Cardinali si reca-
no a questa Cappella con due car-
rozze, coi domestici in livree di ga-
la, indossando eglino vesti, cappe, e
tutt* altro di colore rosso. Il Ponte-
fice vi si i*eca con treno nobile se-
m\-puhh\\co (Fedi) e trovando la trup-
pa schierata sulla gran piazza, di-
scende co' Cardinali , che avea seco
in carrozza. Alla portiera viene ri-
cevuto dal Cai-dinale più degno, e
dal p. generale dell' Ordine agosti-
niano, insieme ai pp. graduati del
convento. In sagrestia assume il pi-
viale bianco, e la mitra di lama
d' oro, ed asceso in sedia gestato-
ria, fra' flabeUi, viene da' palafre-
nieri condotto, preceduto dalla so-
lita processione, alla cappella genti-
lizia Chigi, dov' è esposto il ss. Sa-
cramento, che adora secondo il con-
sueto. Quindi a piedi va al genufles-
«orio avanti 1' aitar maggiore, o-
ve fatta breve orazione, incomincia
la messa col Cardinal titolare, cui
Spetta in questo giorno cantarla ; e
dopo aver fatta con esso la confes-
sione, e r assoluzione , ascende al
trono, la cui coltre è di lama d' ar-
gento, co' fiori d' oro, simile a quel-
la della coltrina della sedia. I para-
menti dei ministri, e del celebran-
te, non che il paliotto, sono di co-
lor bianco; ma non evvi recita di
sermone.
Terminata la messa, nella quale
CAP 87
dopo r offertorio, cantasi a due cori
il mottetto : In Icctulo pieo, egre-
gia composizione del Bonanni, il ce-
lebrante pubblica leggendo 1' indul-
genza di trent' anni agli astanti con-
cessa dal Papa ; e questi, dopo a-
ver orato al genuflessorio , risale in
sedia gestatoria. Deposti in sagre-
stia i paramenti sacri _, e la falda ,
e ripresa la mezzetta e stola di ra-
so rosso , fa ritorno alla sua re-
sidenza coi due Cardinali , treno ,
e accompagnamento con cui era ve-
nuto.
Merita speciale menzione quanto
Pio VII fece in questo giorno l'an-
no 181 5. Essendosi restituiti alla
Santa Sede gli antichi suoi dominii,
cioè le tre provincie delle Marche
di Ancona, di Macerata, e di Fer-
mo, il ducato di Camerino, il duca-
lo di Benevento , e Ponte Corvo ,
non che le provincie, o legazioni del-
la Romagna, di Bologna, e Ferrara,
il Papa per rendere pubbliche e
solenni azioni di grazie all'onnipo-
tente Dio, alla beata Vergine Ma-
ria, ed ai gloriosi ss. apostoli Pie-
tro e Paolo , primari protettori di
Roma, si recò con maggior pom-
pa del solito alla basilica vaticana ,
avendo seco in carrozza il Cardinal
Mattei decano del sagro Collegio,
ed il Cardinal Consalvi, benemeri-
to segretario di stato , ed assistè con
quindici porporati , prelatura , capi
degli Ordini religiosi, ed altri , che
hanno posto in Cappella, alla gran
messa cantata all' altare Papale dal
Cardinal Gallefìl Com'essa fu tei-
minata, cantate vennero le litanie
laurelane, a cui rispose l' immenso
popolo di tutti gli ordini colà con-
corso, e quindi dai cappellani can-
tori si disse ancora il versetto della
commemorazione dei suddetti prin-
cipi degU apostoli, ed in fnio l'in-
88 GAP
no della riconoscenza Te Denm
lamlamusj applauditissima compo-
sizione, che celebreremo altrove, e
che appositamente fu fatta da don
Giuseppe Baini romano, principale
ornamento, e decoro dell'attuale col-
legio dei cantori della cappella Pon-
tificia. Air intuonarsi dell' inno le
artiglierie del Castel s. Angelo re-
plicarono i colpi , con cui aveano
salutato l'alba di sì bel giorno, re-
gistrato ne' fasti della Romana Chie-
sa, a memoria indelebile. Tutte le
campane per mezz'ora suonarono a
festa; e quindi Pio VII collo stesso
accompagnamento , e treno, fra i
plausi de' giubilanti romani, fece ri-
torno alla sua residenza del Qui-
rinale.
34. V espero Papale a 3 1 ottobre
per la festa d' Ognissanti.
Si celebra nella Cappella del pa-
lazzo apostolico, ove abita il Papa,
che vi si reca in piviale bianco, e
mitra di lama d' oro , essendo il
paliotto dell' altare di color bianco,
i candellieri dorati, e rappresentan-
do l'arazzo la gloria di tutti i santi;
mentre la coltre del trono, e la col-
trina della sedia Papale, sono di
lama di argento, co' ricami d' oro.
I Cardinali vi si recano in vesti,
cappe, e tutt' altro di color rosso.
Questo vespero viene regolato come
quello dell'Epifania, ed anticamente
in questo giorno si usavano le cappe
con pelli di armellino, ciò che ora
per solito ha luogo per la cappella
Cardinahzia di s. Caterina, dietro
r avviso del cursore Pontificio.
35. Cappella Papale nel di primo
novembre per la festa cV Ognissanti.
Sisto V nel i586 dispose, che si
GAP
celebrasse nella patriarcale basilica
di s. Pietro, e dal Sestini rileviamo,
che continuava ad osservarsi nel
1634, ma in progresso si tenne
nella cappella del palazzo ove risie-
de il Pontefice. Certo è , che anti-
chissima è la celebrazione di questa
cappella, e Benedetto XIII in detto
giorno, nell'anno 1727 e nel 1729,
cantò messa nella Sistina del palazzo
vaticano, avendo prima cantato l'ora
di terza nella sala ducale. La cap-
pella è addobbata come nel giorno
precedente. Canta messa un Cardi-
nale dell'ordine de' vescovi. 11 sagro
Collegio v' interviene con vesti , cap-
pe e tutt' altro rosso, con due car-
rozze, e domestici colle livree da
gala; ed il Papa con piviale bianco
e triregno, mettendosi poscia la mi-
tra di lama d' oro. All' offertorio,
cantasi il mottetto, J^idi tarbani ma-
gnani, della seconda parte del quale
non riuscì air Adami di rinvenire
l'autore. Dopo il vangelo pronunzia
il discorso, in cappa paonazza, e
berretta nera, un alunno del colle-
gio germanico-ungarico, per conces-
sione del Pontefice Gregorio XIII
fatta nell'anno i574} pubblicando
poscia r indulgenza di trenta anni
accordata dal Sommo Pontefice. An-
ticamente questi sermoni solevansi
stampare, e venivano dispensati do-
po la cappella. I più antichi di essi,
di cui abbiasi notizia, sono: Chri-
stophori Marcelli patri tii veneti, pro-
ton. apost. Oratio ad Juliiim II.
P. M. in die omnium sanato rum in
capella habita; Joh. Wilhehni a Biie-
ren. collegii germanici alunini, Oratio
habita de omnibus sanctis in sacello
Quirinali ad ss. D. Aleocandrwn VII
anno i664; Sanctorum exeniplum,
et prodsidium, Oratio habita ad kS!.
D. M. Clenientem IX , in sacello
Ponti ficwn Quirinali , ipso ss. o-
^ CAP
mnìum die, a Jac. Joanne a Tinen
Weslphalo colteg. germ, et liung.
anno 1G67 ; Felicitas picemium
calamitatisi O ratio hahita ad S. D.
N. Clementeni X in sacello Pontifi-
cuni Quirinali ipsa ss. omnium die^
a Ferd. Simone Gugier a Leiihorem
Bavaro, CoUeg. Germ. et Ung. con-
victore, 1670.
36. J^espcro e Mattutino per la
Commemorazione da' Fedeli defonti.
Nel pontificio palazzo ove abita il
Papa celebrasi questo mattutino, con
tutte le candele di cera gialla; pao-
nazzo è il paliotto dell'altare, e l'a-
razzo rappresenta il Redentore, clie
risuscita Lazzaro. Di colore paonaz-
zo sono la coltre del trono, e la
coltrina della sedia; come di egual
colore sono le vesti, le cappe e l'om-
brellino de' Cardinali , che si recano
ad assistervi. Il Pontefice si reca
in Cappella in piviale rosso, stola
paonazza, e con mitra di lama d'ar-
gento , assistito da due Cardinali
diaconi , ma prima senza l'assisten-
za di essi , v' incedeva in cappa ma-
gna di scarlatto rosso, con pelli di
armellini , se si erano messi sulle
cappe. Fatta che avea breve ora-
zione al genuflessorio , si recava al
soglio, si poneva a sedere; quindi al-
zato, si calava il cappuccio, e diceva
il Pater noster ec.
Entrato adunque il Papa in Cap-
pella, nella quale non v'ha ubbidienza
de' Cardinali, avendola essi prestata
la ■ mattina , ed orato alquanto al
suogenufiessorio, i cuscini del quale
sono di seta paonazza, ascende al
trono, e seduto un poco, si alza, e
senza mitra dice segretamente Pater
noster. Ave Maria ec, ed il primo
maestro di cerimonie fa cenno al
toro, che si dia principio al vespero.
CAP 89
L'anziano de' soprani subito inton^
la prima antifona Placebo Domino^
che si ripiglia dal coro senza con-
trappunto, con tutto il rimanente.
Finito il vespero, dopo breve tem-
po, si dice dal Papa sotto voce nuo-
vamente il Pater noster, l'Ave Ma-
ria, ed anche il Credo, e si dà
principio al mattutino. Indi , al cen-
no del cerimoniere suddetto, i due
soprani anziani prontamente dicono
r invitatorio ; Regem cui omnia vi-
vuntj il quale si prosegue dal coro
senza contrappunto, e andante, pro-
seguendo il coro con salmeggio pure
andante e puntato. Terminata la re-
plica della terza antifona, i due
soprani anziani dicono il versetto :
A porta inferi, a cui si risponde
dal coro : Erue Domine etc. Quindi
il Papa si alza in piedi, e dice il
Pater noster tutto segreto, e poi si
rimette a sedere.
Al cenno del maestro di cerimo-
nie, l'ultimo cantore, fatta la ge-
nuflessione all'altare, e poi al Papa,
incomincia la prima lezione. Indi
successivamente le altre sono det-
te dagli altri cantori, succedendo a
tutte le lezioni, ed alle posteriori
i responsorij i quali sono detti con
sollecitudine. Gli altri due notturni
si regolano dal coro come il primo,
intonandosi dai soprani tutte le an-
tifone, dietro l'avviso dell'anziano
loro.
Se il Sommo Pontefice non assi-
ste al vespero, e al mattutino, il
Cardinal penitenziere maggiore, cui
appartiene celebrare la messa nella
seguente mattina, fa 1' ulllzio, vestito
di piviale nero ricamato d'oro con
mitra di damasco bianco, sedendo
nel faldistorio dalla parte dell' epi-
stola. Assistito è egli dai due mini-
stri diacono e suddiacono delle ("ap-
pelle, iu colta e rocchetto. Se U
90 CAP
festa di tutti i Santi cade di sab-
bato, questo mattutino si celebra il
giorno della domenica seguente, co-
me la commemorazione de' fedeli
defonti , si traspolla al lunedi mat-
tina.
37. Cappella Papale, per l'anniver-
sario de' fedeli defonti , ai 1 no-
vembre.
Questa ha sempre luogo nel pa-
lazzo della pontificia residenza, la
cui Cappella è addobbata come al
vespero e mattutino precedente, e
tutte le candele sono del pari di
cera gialla. I Cardinali, che in que-
sta mattina non prestano l' ubbi-
dienza al trono, vi si recano con
vesti, cappe, e tutt' altro di colore
paonazzo; ed il Papa entra in Cap-
pella con piviale rosso, stola pao-
nazza , e mitra di lama d' argento.
Quando si porta dal Papa tal mi-
tra, i cappellani segreti non ne sos-
tengono veruna, e perciò ninna di
esse si pone sulla mensa dell'altare.
Fattasi dal Pontefice la consueta
breve orazione, gli si avvicina il
Cardinale penitenziere , cui tocca
celebrare la messa, vestito co' para-
menti neri, come i ministri assistenti.
Dà principio alla messa, mentre i
due soprani anziani cominciano l'in-
troito. Requiem ceteniam^ intuonan-
do poscia il primo Kyrie, il quale,
con tutto il rimanente della messa,
si dice senza contrappunto. L'ultimo
Kyrie termina allorquando il Pon-
tefice, dopo letto r introito al so-
glio, disceso da questo, e deposta la
mitra, siasi inginocchiato al genuflcs-
sorio. Finita la lettura dell'epistola,
due soprani anziani incominciano il
graduale, Requiem wlernani e poscia
intuonano il verso, In memoria
ce le ma.
CAP
Indi si dice il tratto da tre scelte
coppie di soprani. La primi canta
il verso Absolve, la seconda , Et
gralia, e la terza. Et lucis^ e ter-
minato dal coro questo verso, la
prima coppia intona la sequenza,
Dies ir ce, dies Illa, che vuoisi com-
posta dal Cardinal latino Frangipa-
ne : ed il vangelo dicesi senza lumi,
mentre il canto dell' offertorio ter-
mina, quando il celebrante dice,
Orale fratres, colle ultime parole,
Et semini ejus, perchè il celebrante
non dee dire che una sola orazione.
Il Sanctus^ e il Benedictus termina-
no al solito, regolandosi la cantilena
piuttosto adagio. Prima dell' eleva-
zione il Papa discende dal trono, e
s' inginocchia avanti il genuflessorio,
ove resta finché il Cardinal cele-
brante dica : Pax Domini sii semper
vobiscuni. Allora ritorna al soglio, e
postosi a sedere, si fa levar la mi-
tra, e nel tempo che si alza, il coro
incomincia gli Agnus Dei, ed il
Communio, che tirasi in lungo, e
termina allorché il celebrante abbia
finito di leggerlo, tornando il Pon-
tefice ad inginocchiarsi al genufles-
sorio, per 1' orazione detta Post
Communio, dopo di che risale al
trono. All' elevazione dell' Ostia, e
del calice , siccome il suddiacono
non sostiene la patena come nelle
messe de' vivi, cosi incensa e l'Ostia
ed il calice nella ostensione loro; ceri-
monia, che da lui si pratica solo nelle
messe de' defonti, supplendovi nelle
altre un cerimoniere. Inoltre nelle
messe de' defonti i ceroferari, che
portano le torcie, si trattengono con
queste, sinché il celebrante non ab-
bia consumato. Terminata poi la
messa si fa l'assoluzione dal Papa,
portandosi a tal effetto dai chierici
della Cappella un piccolo catalalco
senza lumi, che si pone innanzi i
GAP
t;iaJiin JcU' altare, e eh' è coperto
(li coltre nera, con fondo di lama
d'oro, e ricami simili. Il coro dice
in modo andante il responsorio,
Lìhcrd me Domine ^ e poi il Pon-
tefice dal trono fa le assoluzioni,
ed aspersioni coli' acqua benedetta ,
e le incensature verso il feretro,
assistito e servito dai votanti di
segnatura in cotta e rocchetto. Uno
di essi regge il turibolo e la navi-
cella, e l'altro il secchio colf acqua
l)ened(itta , oltre due accoliti a pie
del trono coi candellieri. V. An-
niversario DEI Defunti. Quando poi
il Papa non interviene, fa f assolu-
zione il Cardinal celebrante, ed il
piccolo catafalco si mette avanti l'al-
tare. Leggiamo nel Sestini, al capo
XXIV, che anticamente i Cardinali,
dopo aver accompagnato il Papa
nella camera de' paramenti, se cele-
bra vasi la cappella al Vaticano, ca-
lavano alla contigua basilica , ad
orare presso i depositi de' Sommi
Pontefici , per suffragare le loro
anime.
38. Cappella Papale per V anni'
versano de^ Sommi Pontefici de-
fonti a* 3 novembre.
Rimonta al pontificato di Ales-
sandro IV, Conti, eletto nel 1^54,
clic regnò sino al 1261, la celebra-
zione di un funerale anniversario ,
per tutti i Sommi Pontefici, e Car-
dinali defonti, come si accennò al-
l' articolo Anniversario de' Sommi
Pontefici defonti [Vedi), colf auto-
rità del codice vaticano 4'^ 3 7 pub-
blicato dal p. Gattico, il quale gio-
verà, che qui sia riportato. Leggesi
pertanto alla rubrica CXX, Acta etc.
p. 125, (juanto segue: >» Ordinalio
'' Dom. Alcxaudri Papa3 IV de suf-
CAP 91
« fragiis faciendis prò Sunnnis Pon-
« tificibus, et Cardinalibus defiin-
» ctis. Cuin. fìdeles animas defun-
>» ctoruni sit salutare consilium oia-
» tionuni suffragiis adjuvare, ss. P.
M D. Alexander 1*. IV, de fratrum
»» suorum unanimi Consilio , et as-
» sensu, anniversarium Sacr. Rom.
»» Eccl. Pontificum, et Cardinalium
»» obeuntium, nonis septenibris an-
» nis singulis, vesperis, et vigillis
>» prò defunctis , cum IX lectioni-
» bus, et cum nota solemniter de-
w cantatis, statuit celebrari. Ipse Ro-
« manus Pontifex, assistentibus sibi
"Cardinalibus, ut moris est, mis-
»» sam prò defunctis solemniter ce-
» lebret, ipsa die ducentos paupe-
» res reficiat, et vigintiquinque qui-
M libet Cardi nalis , nec non Domi-
»> nus ducentas missas faciat cele-
'> brare vel decantare ". Ma poi nel
concilio romano , celebrato l' anno
del giubileo 1725, in s. Gio. in La-
terano, Bencxletto XIII decretò, che
non più a' 5 settembre si dovesse
celebrare l'anniversario pei l'api de-
funti, ma sibbene ai 3 novembre,
ed in oltre, che venisse separato da
quello dei Cardinali.
Si celebra pertanto questa Cap-
pella nel palazzo apostolico abitato
dal Pontefice , nel modo descritto
all' anniversario de' fedeli defonti, e
al § VI n. 5 di questo articolo del-
la Cappella Papale per 1' anniversa-
rio dell'ultimo Papa dcfonlo, che
celebrasi dal successore. Ed è per-
ciò, che eguali sono gli addobbi, e
i paramenti, non che l'arazzo del-
l' altare, che rappresenta Lazzaro ri-
suscitato da Gesù Cristo, insieme a
tutte le candele di ccia gialla. Can-
ta messa il Cardinal auncrlengo di
S. Romana Chiesa, il Papa si reca
in Capi)ella con piviale rosso, stola
paonazza, e mitra di lama d'argento,
'92 CAP
e i Cardinali, che nemmeno in que-
sta mattina gli prestano ubbidienza,
v'incedono in vesti, cappe, e tutt' al-
tro paonazzo. Indi, dopo la messa, il
Pontefice fa la consueta assoluzione ,
variandosi da' pontificii cantori la
composizione del giorno precedente,
nella sequenza Dies irae^ dies illa,
espressiva, semplice, commovente, ed
armoniosa.
39. Cappella Papale per la festa
del Cardinal s. Carlo Bo*Tomeo
a 4 novembre.
Nella sontuosa chiesa di s. Carlo
al Corso , sagra pure a s. Ambro-
gio, ambedue arcivescovi di Milano,
si teneva in questo giorno Cappella
Cardinalizia pel cuore di san Carlo
ivi venerato, e donato dalla nazione
milanese per questa chiesa, a mezzo
del Cardinal Federico Borromeo.
Nel pontificato di Clemente XI dis-
putandosi la successione della mo-
narchia spagnuola, contrastata tra il
ducato di Milano, Carlo III di Au-
stria poi imperatore^arlo VI, e Fi-
lippo V Borbone di Francia , poi
re di Spagna, accadde che nel 1706
corservossi neutrale il prudente Pon-
tefice, finche fosse definita sì grave
questione. I confrati della arcicon-
fraternita de' ss. Ambrogio, e Carlo
della nazione milanese (P^edi), cui
appartengono la detta chiesa, l'ora-
torio, e l'ospedale contigui, seguendo
le parti di Carlo III arciduca di
Austria, per la festa e Cappella Car-
dinalizia, volevano esporvi il ritratto
di Carlo III, mentre l'ambasciatore
di Spagna, e i Cardinali addetti a
quella corona, volevano esporre quel-
li di Filippo V e della regina sua
moglie, il che avrebbe portato fu-
neste conseguenze. Il saggio Ponte-
fice , riflettendo alla consueludi-
CAP
ne di non esporsi i ritratti di al-
tri principi nelle chiese, quando
il Papa vi celebra od assiste alla
funzione, prese il ripiego, senza che
alcuno si offendesse, di tenervi Cap-
pella Papale, recandovisi in forma
pubblica, e vestendosi de' sagri pa-
ramenti neir annesso oratorio , dap-
poiché nella sagrestia si vedevano i
ritratti del re e della regina di Spa-
gna. Fatta fu perciò temporanea-
mente chiudere la sagrestia dal Car-
dinal vicario; ed emanato per lui
venne un editto, con che si pub-
blicava r indulgenza plenaria, e re-
missione di tutti i peccati, con-
ceduta dal Papa Clemente XI al-
la chiesa di s. Carlo al Corso per
la sua festa. In oltre dichiarava nel-
l'editto, che si terrebbe in essa chie-
sa anche Cappella Pontificia, doven-
dosi pregare Iddio perchè sospen-
desse i flagelli dell' ira sua , e per
r emendazione de' costumi ec, onde
vi fu gran concorso di popolo.
Nel seguente anno 1707, i supe-
riori del sodalizio, per la medesima
festività esposero il solo ritratto del
Pontefice Clemente XI, che vi tor-
nò ad assistere alla Cappella. E seb-
bene nel 1709 fosse cessata la dif-
ficoltà sull' esposizione dell' effigie di
Carlo III, il Papa manifestò al Car-
dinal d' Adda, protettore della chie-
sa ed arci confraternita, che avea fat-
to voto di ritornarvi ogni anno a
celebrare la Cappella Pontifìcia, per-
chè avea preso il santo Cardinale
per intercessore appresso Dio della
pace del cristianesimo, e siccome nel
momento di porsi in carrozza, ven-
ne sorpreso da una indisposizione,
che gì' impedì d'intervenirvi, subito in
vece ordinò la spedizione di un breve,
ed inviollo alla chiesa , dichiarando
in esso formalmente, che da quel
punto in avanti a' 4 novembre, per
• CAP
la festa di s. Carlo, vi si terrebbe
la Cappella Pontificia, onde egli ed
i successori di lui continuarono a
farla. Tanto riportano ne' suoi Dia-
rii il Valesio, e il Cancellieri nel suo
Mercato, p. 227.
Prosegue adunque il Papa a recarsi
con treno nobile detto anco semipub-
blico, accompagnato in carrozza da
due Cardinali, ad assistere a questa
Cappella, nel qual giorno la truppa
Pontificia è schierata innanzi la piaz-
za della chiesa. Viene ricevuto alla
porteria dal Cardinale più degno, e
dai prelati superiori del sodalizio, e
.si reca nel contiguo oratorio, ove
adunasi il sagro Collegio , a pren-
dere la falda, il piviale bianco, e la
mitra di lama d' oro. I Cardinali
v' intervengono con due carrozze ,
co' domestici in livree di gala, e con
vesti, cappe, e tutt' altro di colore
rosso. Canta messa il Cardinal pro-
tettore della chiesa e del sodalizio,
co' paramenti bianchi: di lama d'ar-
gento co'ricami d'oro, ed eguali sono
Ja coltre del trono, e la coltrina della
sedia Papale. Il Sommo Pontefice fia
ì flabelli ascende la sedia gestatoria,
e dopo aver adorato il ss. Sagia-
mento esposto nella Cappella di s.
Filippo Neri , va all' altare ad in-
cominciare col celebrante la messa,
il cui mottetto, Ecce sacerdos ma-
gnus, è composizione di Gio. Pier
Luigi da Palestrina. Terminata la
messa, il celebrante pubblica dall'al-
tare l'indulgenza di trent' anni ac-
cordata dal Papa, il quale ritorna
in sedia gestatoria nel 1' oratorio, do-
ve deposti i paramenti, riprende la
mozzetta e la stola di raso rosso.
E nella medesima forma pubblica,
preceduto dal crocifero a cavallo
colla croce astata, fa ritorno alla
propria residenza.
CAP
93
40. Cappella Papale per l'anniver-
sario de' Cardinali defonti a' 5
novembre.
Fino dal 1 5 1 7 il Pontefice Leo-
ne X istituì la celebrazione della
Cappella Papale per 1* anniversario
de' Cardinali defunti. Deve dire la
messa il Cardinal camerlengo del
sagro Collegio [Fedi), al qual arti-
colo con maggior diffusione trat-
tasi dell'origine di questa funzione.
Si celebra essa fra l' ottava della
commemorazione o anniversario dei
fedeli defonti, nel giorno da desti-
narsi dal Pontefice. Tuttavolta, co-
me dicemmo di sopra , avendo A-
lessandro IV ordinata la celebra-
zione di un funere anniversario
per tutti i Romani Pontefici, e Car-
dinali di santa Chiesa defunti, nel
concilio romano, celebrato da Bene-
detto XIII, Orsini, nell'anno santo
1725, confermandosi la disposizione
di Leone X, venne meglio stabilita
la separazione dell' anniversaiio dei
Papi da quello dei Cardinali, pei
quali definitivamente si decretò la
mattina de' 5 novembre.
La Cappella è addobbata come
nel dì dell' anniversario de' Ponte-
fici defonti , colle candele di cera
gialla, regolandosi ugualmente nelle
cerimonie, preci, ed assoluzione, me-
no però la propria orazione. Canta
messa il detto Cardinal camerlengo
del sagio Collegio; ma se egli appar-
tiene all'ordine dei diaconi, benché
sia insignito del grado sacerdotale ,
si fa supplire da un Cardinale del-
l'ordine de' vescovi, o di quello dei
preti. I Cardinali vi assistono in ve-
sti, cappe, e tutt'altro di colore pao-
nazzo. Nondimeno non prestano ul>
bidienza al Pontefice , come messa
di Requiem.
94 GAP GAP
di lama d'argento. Canta messa nn
4r. Cappella Papale nella prima patriarca, e perciò sulla cancellata so-
domenica dell'avvento , ed inco- no accese sci candele cóme quando
minciamento del giro delle qua- celeJDra un Cardinale, mentre pc-
rant'ore, eolV esposizione del ss. gli arcivescovi, e vescovi se ne ac-
Sagraniento, nella Cappella Pao- cendono sole quattro . Tanto i pa-
lina del Faticano. triarclii che i Cardinali , arcivescovi
e vescovi mentovati , in questa , e
Benché Sisto V avesse disposto, nelle altre domeniche dell' avvento ,
nel i586, colla suaccennata bolla celebrando in Cappella la messa,
Egregia, che questa Cappella si do- usano la sola mitra di tela bianca .
vesse celebrare nella basilica di s. Sermoneggia il p. procuratore
Lorenzo fuori le mura, stante la sua generale dell' Ordine de' predicatori,
lontananza, poco si osservò tale pre- coli' abito domenicano, il quale pro-
scrizione : che anzi, come diremo , mulga eziandio l' indulgenza di die-
Clemente Vili, nel i5g2, ordinò, ci anni concessa dal Pontefice. Dei
che tenendosi la Cappella nella Sisti- discorsi recitati in tal giorno, si
na del Vaticano, da essa si traspor- hanno le seguenti memorie: Oralio
tasse il ss. Sagramcnto nella con- ìiabita corani D. N. Sixlo V. P.
ligua Paolina, come si è costante* M. Doni. I. Adventus ab adm. rev.
mente praticato, ad onta che i Pon- p. fr. Bart. de Miranda mag. in s.
tefìci abitassero in tal tempo nel theol. ac totius Ordinis pracdicato-
palazzo Quirinale. V hanno pure rum procuratore , et vicario gene-
esempi , che in questo palazzo si rali, iSSy; Jo. Victorii Roscii Rom.
celebrassero per tal motivo le Cap- J. C. Oratio de Chrisli Domini
pelle delle altre tre domeniche del- Adventa ad Clementem Vili ha-
l'avvento (Vedi). Tuttavolta la cap- bita Romoc i6o4; Oratio liahita
pclla della prima domenica ognora Dom. I. Advcnlus in Cappella
si celebrò alla Sistina del Vaticano , Sumnii Pont, ad S. D. N. Paulwn V
recandovisi i Pontefici appositamen- anno Domini i6o5 per rev. p. fr.
te : ciò che avvenne ne' pontificali Dom, Gravinam neap. Ord. prcedic.
di Clemente XI , Innocenzo XIll, provinciae, regni, artium, et s. th.
Clemente XII, e per non dire d^al- lector. et in romana curia admo-
tri, anche in quello del Papa re- dum rev. proc. gen. soc. ; Oratio
gnante . In questa cappella tutù hahita Doni. I. Adventiis corani
quelli, che hanno l'uso della cappa S. D. N. Paulo P. V. anno Do-
colia fodera di seta, compariscono mini 1607 per rev. p, fr. Domi-
colle pelli di armellini. nicum Gravinam Ord. pra^d. s. Th.
Nella Cappella Sistina del palaz- Bacchalaureum, 1607; Ignatii Cian-
zo Vaticano, il cui quadro rappre- tes romani ord. praed. Oratio habi-
scnta in arazzo V Annunziazione di ta ad Gregorium XV in sacello
Maria Vergine, ed il cui paliotto è Pontlf.^ Dom. I. Adventus.
paonazzo, come lo sono la coltre, Prima di cantare l'epistola, un
e coltrina del trono, e della sedia chierico della Cappella leva al sud-
Papale, si recano i Cardinali con diacono la pianeta piegata paonaz-
vesli, cappe, e tutto altro paonazzo, za, e resta col camice, cingolo e
Il Papa ci va in piviale rosso, e mitra col manipolo, e dopo aver cantato
GAP
la epistola, ripiglia la stessa piane-
ta. Anche il diacono, avanti <li can-
tare il vangelo, depone la pianeta
piegata di egiial colore, e ne pren-
de un'altra paonazza, che forma uno
stolone, e che pone a traverso del
corpo, restando così fino al Post-
Communio^ in cui riprende la pia-
neta piegata innanzi al petto. Al-
l' ollertorio dal coro si canta il
mottetto, Sahatorem expcctamus,
con seconda parte, del Palestrina. Il
maestro di cerimonie, che accom-
pagna il diacono, il quale va ad
incensare il sagro Collegio, suol da-
re a' Cardinali 1' ora della predica,
che in idioma italiano in un pulpito
sotto il baldacchino si fa nel merco rdì,
in tutto il tempo del sagro Avvento,
nella sala detta del concistoro o del
s. offizio del palazzo apostolico, alla
presenza del Papa, il quale l' ascol-
ta nella bussola. Ma nelle altre tre
domeniche dello stesso Avvento^ non
dà tale intimazione, avvisandosi piut-
tosto dallo stesso predicatore apo-
stolico [Fedi), eh' è sempre un re-
ligioso cappuccino, il giorno e l'ora
della predica futura. Dopo il San-
ctus, dalla sagrestia un cerimoniere
accompagna in Cappella dodici bus-
solanti con vesti e cappe rosse , e
torcie accese ; e fatta genuflessione
all'altare, e al Pontefice, sei per
parte s' inginocchiano a' lati dello
stesso altare, ed alla consagrazione
il celebrante consagra due ostie ,
una per consumarla, l'altra per la
esposizione delle quarant' ore. Dopo
r elevazione, appena il Pontefice dal
genuflessorio è tornato al soglio, il
coro canta il Benedìctus , e due
maestri di cerimonie con due chie-
rici della Cappella, uno da una par-
te, e uno dall'altra, distribuiscono
a' caudatari le candele da portarsi
in processione dai Cardinali, mentre
CAP 9^5r
altri cerimonieri dispensano le can-
dele ai patriarchi, arcivescovi, e ve-
scovi assistenti, e non assistenti, ai
prelati dei fiocchetti, al cx)mmenda-
tore di s. Spirito, agli abl)ati mitra-
ti, ai protonolari apostolici, e a' ge-
nerali degli Ordini religiosi.
\J v\\\nLO /égnus Dei ai canta, al-
lorquando il celebrante ha accomo-
dato la ss. Eucaristia nell' ostt^nso-
rio, ed ha purificato per la prima
volta il calice ; indi cantasi il Com-
munio, che non si termina, finche
il celebrante, dopo lavate le mani,
non r abbia letto al suo luogo. Ter-
minata la messa, il celebrante, ed i
ministri assistenti genuflettono sugli
inferiori gradini dell' altare in conni
epistolae. Allorché poi il Papa ha
incensato il ss. Sagramento, e gli fu
posto il velo umerale bianco sul pi-
viale rosso, il celebrante si alza, pren-
de r ostensorio, e lo consegna al Pon-
tefice. Indi il celebrante, il diacono e
suddiacono vanno in sagrestia, ove ter-
minata la messa, li avea preceduti il
prete assistente. Già il collegio dei
cantori Pontificii è andato co' suoi
libri nella sala regia, la quale è il-
luminata coi cornucopi con candele
di cera, e guarnita dalla guardia
svizzera, dalla civica .scelta, e dai ca-
potori, tutti schierati. Intanto un ce-
rimoniere fa incominciare la proces-
sione da quelli, che hanno luogo in
cappella, col solito ordine, già de-
scritto al venerdì santo, quando il
Papa recasi alla Paolina a leva-
re il sepolcro; e tutti nel porsi in
ordine di processione , fanno pri-
ma la genuflessione al .santissimo
Sagramento. Quando la croce Pon-
tifìcia , sostenuta dall' ultimo udi-
tore di Rota in cappa in mezzo
a due «accoliti co' candellieri , esce
fuori della cancellati o balaustra, i
cnntoi'i contraili intuonano V inno
c)6 GAP
Pange lìngua gloriosi, che si conti-
nua dal predetto collegio, andando
processionalmente alla Paolina, ove
si ferma dietro il banco de' Cardi-
nali diaconi a mano destra. Il Pa-
pa s' incammina colla processione ,
preceduto, e seguito con candele ac-
cese portate da quelli, cui furono di-
spensate, avendo lateralmente i do-
dici bussolanti colle torcia, e quan-
do entra nella porta della Cappella
colla ss. Eucaristia, che porta a pie-
di col capo scoperto, e sotto il bal-
dacchino bianco, retto da vescovi,
sostenendosi lo strascico del manto
Pontificale dal principe assistente al
soglio , si canta la strofa Ver-
bum caro. Quindi giunto all' altare,
magnificamente illuminato da copio-
si ceri, il Cardinal primo diacono ,
colla stola bianca a traverso sulla
cappa, prende dalle mani del Pon-
tefice r ostensorio, ed accompagna-
to Csoir ombrellino e con alcune tor-
cie, lo porta dietro all' altare, ove tro-
vasi a riceverlo in cotta e stola mon-
signor sagrista, il quale lo pone nel
tabernacolo. Allora si canta il Tan-
tum ergo j indi il Papa servito dal
Cardinal primo prete, pone l' incen-
so nel turibolo, sostenuto dal deca-
no de' votanti di segnatura in cotta,
e rocchetto. Incensato tre volte il
Santissimo, il Papa dice l'orazione
sostenendogli il hbro e la candela i
soliti patriarchi, o arcivescovi, ed al-
lora termina la funzione. Il Papa si
reca nella contigua sagrestia a de-
porre i sagri paramenti, ed a ri-
prendere la mozzetta di panno ros-
so filettata d' armellini, e col solito
accompagnamento fa ritorno alla
sua residenza. I Cardinali , che nei
banchi laterali erano genuflessi sui
cuscini di panno paonazzo, ivi po-
sti dai propri decani, si alzano, e
deposta la cappa nella sala regia ,
GAP
riprendono le mantellette e mezzet-
te, e recansi a* rispettivi palazzi.
Benché incomba celebrare la mes-
sa ad un patriarca, che, se non in-
terviene il Papà, colloca il Santis-
simo nella Paolina, abbiamo che,
nel lySo, cantò la messa, e fece
tutta la funzione nella Sistina mon-
signor Guadagni vescovo d* Arezzo,
nipote di Clemente XII, il quale,
abitando al Quirinale, non v'inter-
venne. Se poi il Papa assistendo alla
messa, non potesse , o non volesse
portare la ss. Eucaristia alla Paoli-
na, allora la seguirà con mozzetta
di velluto rosso, e stola di raso di
egual colore con torcia accesa in
mano, sostenendo le aste del bal-
dacchino i camerieri d' onore e se-
greti. Avanti al ss. Sagramento espo-
sto ( come dicemmo parlando del
sepolcro nel giovedì santo) fanno
alternativamente un' ora di orazione
nelle quaranta ore, in cui sta espo-
sto nella PaoHna, i prelati della cor-
te Pontificia in rocchetto , e man-
telletta, i cubiculari, cioè i camerie-
ri segreti e di onore, i cappellani
segreti e comuni, i bussolanti , ec.
in vesti e cappe rosse, e i cantori
in sottana e fiscia di seta paonaz-
za e cotta, dovendo essere sempre
due ad orare, su appositi genufles-
sori, situati lateralmente nel presbi-
terio dell' altare. Questo rito corri-
sponde a quello degli ebrei, presso
i quali dieci uomini ingenui avea-
no r incombenza di orare a vicen-
da continuamente nel tempio. Final-
mente, se il Pontefice abita il con-
tiguo palazzo, nella sera, vestito di
mozzetta di velluto rosso, e stola
di raso egualmente rossa, accompa-
gnato dalla sua camera segreta , e
dai palafrenieri colle torcie, si reca
a fare orazione al genuflessorio en-
tro il presbiterio, avendo a' lati il
GAP
maggioixlomo, e maestro di camera,
mentre il resto della famiglia nobi-
le pi*ende luogo alla balaustra.
II pio istituto di esporre alla pub-
blica adorazione il ss. Sagramento,
per lo spazio di quarant'oi-e (Fedi),
affine di risvegliare nel cuore de' fe-
deli la memoria de' quaranta gior-
ni ne' quali Gesù Cristo digiunò nel
deserto, e delle quaranta ore in cui
dimorò nel sepolcro, non solo fu
confermato nel 1592 da Clemente
Vili, Aldobrandiniy colla costitu-
zione Graves et diiiturnas^ ma fu
anche esteso da quel Pontefice per
tutta la città di Roma in tutto l'an-
no, ed in perpetuo giro per le ba-
siliche, per le chiese titolari de' Car-
dinali preti, e diaconi, non che dei
regolari, e de' secolari, ed eziandio
negli oratorii pubblici delle confra-
teinite. Quindi ordinò , che nella
Pontifìcia Cappella Paolina del pa-
lazzo Vaticano, sontuosamente illu-
minata, si esponesse il ss. Sagramen-
to dal Sommo Pontefice , coli' assi-
stenza del sagro Collegio de' Cardi-
nali, della prelatura, e di tutti queU
li, che hanno luogo nella Cappella
Papale, locchè costantemente fu ese-
guito sì nella Paolina , che nella
capitale del mondo cattolico.
Passate poi le quaranta ore dac-
ché fu esposto il Venerabile nella
predetta Cappella, monsignor sagri-
sta, nel seguente martedì mattina,
ripone nel ciborio la ss. Eucaristia,
e contemporaneamente si espone nel-
r arcibasilica lateranense , funzione
che si fa nel seguente modo. In
detto giorno all'ora destinala, si adu-
na nella Paolina il collegio de' can-
tori, e monsignor sagrista incomin-
cia la messa bassa , nella quale i
cantori cantano due mottetti , cioè
uno all' od'ertorio , che è Fratrcs,
ego eniniy del Paleslrina, e l'altro
VOL. IX.
GAP 97
air elevazione , che è Comedìte gen-
tes, a due cori, del medesimo au-
tore. Terminata la messa , il detto
prelato, deposta la pianeta, assume
il piviale bianco , ed inginocchiasi
avanti l'altare. Quindi dal sacerdo-
te pili anziano fra i chierici della
Cappella, ed anticamente dal primo
di essi, che, come dice 1' Adami a
pag. 98, era un cantore Pontifìcio ,
con cotta e stola bianca, prende dal
tabernacolo 1' ostensorio, e lo pone
sulla mensa dell' altare , ove viene
incensato dal sagrista. Due soprani
intonano dipoi le litanie de' santi ,
in canto semplice, dopo le quali il
medesimo sagrista dice il Pater no-
ster , colle altre orazioni , a cui ri-
spondono i cantori secondo il con-
sueto. In fine, data la benedizione
col ss. Sagramento, lo ripone nel
ciborio, e dà così termine alla fun-
zione.
42. Cappella Papale per la festa
dell' Immacolata Concezione agli
8 dicembre.
Abbiamo dal Ga vanto, Sect. 7,
n. 8 , che anticamente in questo
giorno celebravasi Cappella Cardi-
nalizia, e Bacomio, religioso carmeli-
tano, morto nel i35o, afferma, che
ogni anno nella chiesa del suo Or-
dine si celebrava questa festività con
messa solenne, e panegirico alla pre-
senza de' Cardinali. Ma il gran Pon-
tefice Benedetto XIV, nel concisto-
ro segreto, tenuto a' 26 novembre
1742, determinò con l'autorità di
una costituzione apostolica , che si
legge nel tomo 11 delT Appendice
del suo Bollano, a pag. 97, che
per r avvenire ogni anno agli 8 di-
cembre si celebrasse Cappella Papale
nella basilica di s. Maria Maggiore
nella Cappella Borghesiana per 1»
7
98 CAP
lèsta (iella Concezione della b. Ver-
gine Maria. Stante però la dirotta
pioggia, in quell'anno fu tenuta nel-
la Cappella Paolina del Quirinale,
ove dopo la messa Benedetto XIV
impose il pallio a monsignor Abra-
mo Vartabiet patriarca di Cilicia
degli armeni. Fu poscia pubblicato
un libro col titolo : Notizie della
Cappella Pontificia per la festa del-
V immacolata Concezione della ss.
Verdine y Spoleto 1746, ed un Di-
scorso ìstorico j e panegirico della
Papal Cappella per la festa de W Im-
macolata Concezione di M. V. Ma-
dre di DiOj ultimamente da N. S. P.
Benedetto XIV in perpetuo decre-
tata, Padova 1742- Queste due ope-
re sono dell' eruditissimo gesuita for-
livese Andrea Budrioli, scritte per
appagar la curiosità di alcuni criti-
ci, desiderosi di sapere, qual fonda-
mento avesse di autorità, e di ra-
gione questo memorando decreto.
Tale Cappella in progresso;, forse
per la stagione fredda e piovosa in
cui cade, fu ed è celebrata nella
Cappella del palazzo apostolico abi-
tato dal Papa, essendo a di lui
arbitrio il tenerla nella predetta ba-
silica, ovvero nel proprio palazzo.
Si pone per quadro dell'altare l'a-
razzo, cbe rappresenta la Concezione
cioè la beata Vergine col figlio in
braccio, cinta il capo di stelle, in
alto di calpestare il serpente, li pa-
liotto è bianco, la coltre del trono,
e la coltrina della sedia, sono di
lama d' argento co' ricami d' oro. I
Cardinali vi si recano in vesti, cap-
pe, e tutt' altro rosso, con due car-
rozze, e i domestici colle livree di
gala. Il Pontefice va nella camera
de' paramenti con iscarpe di velluto
rosso, e mozzetta simile filettata di
pelli d' armellino, e benché sia av-
vento, ciò non ostante entra in
CAP
Cappella con piviale bianco, e mitra
di lama d'oro. Canta messa il Car-
dinale protettore della Cappella Bor-
gbesiana, ove, come dicemmo, si
dovrebbe celebrare, con parati bian-
chi. Il mottetto dell'olfertorio, San-
cta et immaculata Virgo , è del
Palestrina. Terminata la messa, il
medesimo Cardinal celebrante ( es-
sendo questa una delle poche Cap-
pelle in cui non si recita il sermone)
legge r indulgenza di trenta anni
concessa dal Papa agh astanti.
Merita qui far menzione, che
siccome i minori conventuali nella
basilica de' santi XII Apostoli, so-
gliono celebrare con solennità questa
festa con novena , cosi nell' ultimo
giorno di essa, con treno di cit-
tà v' interviene il Sommo Ponte-
fice con iscarpe di velluto rosso,
e mozzetta simile ornata d' armelli-
ni, e stola di raso rosso. E paratosi
di piviale bianco, e mitra di lama
d'oro, coir assistenza del sagro Col-
legio in abito Cardinalizio rosso, del
collegio de' cappellani cantori, della
sua camera segreta, con dodici ca-
merieri segreti, i quali sostengono le
torcie, comparte col ss. Sagramento,
precedentemente esposto , la trina
benedizione ad innumerabile popolo,
dopo il canto del Te Dcunij e del
Tantum ergo, ec.
43. Cappella Papale della seconda
domenica dell'Avvento, che talora
cade avanti la festa della Con-
Si celebra nel palazzo apostolico,
in cui risiede il Papa, facendosi al-
trettanto nelle Cappelle della terza,
e quarta domenica dell' Avvento.
Anticamente però, nella seconda
domenica dell'Avvento, in esecuzione
del disposto da Papa Sisto V, tene-
GAP
vasi nella basilica lateraiiense. Il
quadro dell' aliare rappresenta in
arazzo, come nella prima domenica,
J'Annunziazione. Il paliotto è pao-
nazzo, del qual colore sono la coltre
del trono, e la coltrina della sedia
Papale, non che i cuscini del genu-
flessorio, e la copertina del faldi-
storio, e i paramenti del celebrante,
e de' ministi'i assistenti. I Cardinali
vi si recano con vesti , cappe e
tutt' altro paonazzo, ed il Pontefice
v' interviene con piviale rosso, e mi-
tra di lama d'argento. Canta messa
un arcivescovo, o vescovo assistente
al soglio, essendo il mottetto dell'of-
fertorio, Jerusaleni cito venìet^ com-
posto con seconda parte dal tanto
rinomato Palestrina. La recita del
sermone tocca al procuratore gene-
rale de' minori conventuali: e qui
sarà bene avvertire, che fra il detto
Ordine , e quello de' minori osser-
vanti, evvi il regolamento stabilito,
che nella seconda domenica di qua-
resima reciti il discorso in Cappella
Pontificia il procuratole generale
degli osservanti , e nella seconda
dell'Avvento quello de' conventuali ,
ambedue francescani. Dipoi, secondo
il consueto, il sermoneggiatore pub-
blica r indulgenza di dieci anni con-
cessa agli astanti dal Sommo Pon-
téfice.
44- Cappella Papale della terza
domenica dell' Avvento ^ delta
Gaudele.
Sempre si tiene presso Tabitazio-
iie del Pontefice, benché prima si
celebrasse nella basilica di s. Croce
in Gerusalemme , come la IV di
quaresima. Ciò fu confermato ezian-
dio da Sisto V. Anticamente l'al-
tare si adornava con otto statue
degli apastoli di argento, colla croce,
GAP 99
e co' candellieri più nobili, per cui
ora si adopera la croce, coi candel-
lieri dorali; così il trono e il bal-
dacchino dell'altare erano di drappi
di colore losaceo, o rose secche, ed ora
sono di color paonazzo. I Cardinali vi
si recano con cappe paonazze, vestiti
però di sottana, fascia co'fiocchi d'oro,
mozzelta , e mantelletta di colore
rosaceo, che non è violaceo, ne por-
pora; ed il Pontefice con piviale ro-
saceo, o di rose secche, e con mitra
di lama d' oro, come pure si pratica
nella detta domenica Lcetare ^ di
quaresima. Questa domenica dall' in-
troito Gaudete in Domino semper,
iterum dico gaudete ^ ha qualche
cosa di particolar allegrezza, donde
prende il nome di Gaudete^ e la
Chiesa lo dimostra colla varietà del
colore, e di altri riti. Il diacono e
suddiacono invece delle pianete pie-
gate dinanzi al petto, assumono dal-
matica, e tonicella rosacea, del qual
colore sono il paliotto, il piviale del
prete assistente, e i paramenti del
celebrante, che è un Cardinale del-
l' ordine de' preti. Questa domenica
era una volta cotanto celebre, che
il Sommo Pontefice- vi cantava la
messa, e vi si diceva il Gloria in
excelsis Deo, oltre l'assistenza, che
egli prestava nel sabbato precedente
al vespero, in cui metteva una mo-
neta d' oro, somministratagli dal
Cardinal camerlengo di s. Chiesa,
nella bocca di quello, che gì' into-
nava la quinta antifona , come si
legge nel codice 47^7 pubblicato
dal p. Gallico, " Ada Cxrem. pag.
M 79: In 111 dominica de Adventu,
« qujE dicitur dominica de Gaudete^
»♦ in quo die est V antiphona Jiiste,
» in qua antiphona D. Papa facit
» quamdam solemnitatcm, qua? tali*
»> est.... Primicerius pncnuntiat pri-
» mam antìplionam Papx ; alias
loo CAP
» vero tres dicunt scholenses , et
» canonici s. Patri, quùitam, quae
>» est Juste^ praenunciatur Papae, et
» idem D. Papa post talem prae-
« nunciationem accipit monetam au-
« ream de manu camerarii, et po-
» nit in ore ipsius praenunciantis,
»> eodem praenunciatore tenente os
M apertura. Et hoc facto, ipse Papa
w incipit solemniter Juste. " Attual-
mente la Cappella si fa colle solite
cerimonie delle altre domeniche del-
l'Avvento, meno le particolarità sud-
descritte. Il mottetto dell' offertorio:
P^enì Domine^ che per essere uno
de' più armonici cantasi agiatamente,
è del Palestrina. Tocca pronunciare
il discorso al p. procuratore gene-
rale degli agostiniani eremitani, col-
l' abito della sua religione, il quale
a suo tempo promulga l' indulgenza
di venticinque anni accordata dal
Papa.
45. Cappella Papale della quarta,
ed ultima domenica dell' Av-
vento.
Quésta celebravasi nella basilica
di s. Paolo nella via Ostiense, e ad
onta che Sisto V ne ripristinasse la
consuetudihe, tuttavolta pel freddo,
e per le pioggie dell'invernale sta-
gione, poco di poi s'incominciò a
tenere nel palazzo apostolico di re-
sidenza del Pontefice . Chiama vasi
Domiiiìca vacans, o perchè si con-
tinuava coir uffizio del giorno pre-
cedente, ovvero perchè il Papa va-
cava alla stazione, siccome stanco
dalle ordinazioni del sabbato, par-
ticolarmente quando i Pontefici le
tenevano nelle sole tempora di di-
cembre, od anche perchè il Papa
in questa domenica astenendosi da
ogni altra occupazione, attendeva
solo a fare limosine. I Cardinali vi
CAP
si recano con vesti, cappe e tutt'al-
tro paonazzo, e il Papa con pivia-
le rosso, e mitra con lama d'ar-
gento. Canta messa un arcivescovo,
o vescovo assistente al soglio ; ed il
mottetto dell' olFeitorio, Canite tuba
in Sion, con seconda parte, fu com-
posto dal Palestrina. Fa il discorso
il p. procuratore generale de' car-
melitani calzati dell'antica osservan-
za, coir abito del suo Ordine, pub-
blicando r indulgenza di dieci anni.
Che se questa domenica cade nella
vigilia del ss. Natale, non ha luogo
la Cappella Pontifìcia nella mattina,
come avvenne anche nel 1780 nel
Pontificato di Clemente XII. Pub-
blicandosi poi la celebrazione del-
l'anno santo nel dì dell' Ascensione
del precedente, il Papa, che lo vuo-
le celebrare, torna a farlo promul-
gare per la seconda volta, in que-
sta IV domenica dell'Avvento. Non
mancano poi esempi, che tal se-
conda pubblicazione si eseguì nella
III domenica, come praticò Bene-
detto XIII, nel 1724.
46. Vespero Pontificale della vigi-
lia di Natale a' i/\. dicembre.
Notizie della cantata, e cena die
prima si faceva. Benedizione del-
lo stocco, e berrettone, mattutino
della notte, e messa.
yespero Pontificale del s. Natale.
Questo, insieme al Pontificale dei
dì seguente, suole tenersi nella ba-
silica di s. Pietro, e il mattutino,
e messa precedente della notte, si
celebrano nella Cappella Sistina del
contiguo palazzo. Ma siccome anti-
camente, tanto il vespero, che il
mattutino e la messa della notte , e
il Pontificale della mattina seguente,
si celebravano nella basihca iibeiia-
GAP
na di s. Maria Maggiore ( locchè
confermò nel i586 Sisto Y), cre-
diamo opportuno coli' autorità dei
Diarii di Roma, premettere alla de-
scrizione di tutte queste funzioni ,
ciò che in diversi tempi praticava-
no i Romani Pontefici quando non
funzionarono nella basilica Vatica-
na. Poscia daremo maggiori dichia-
razioni sui diversi riti , e sulle ce-
rimqnie analoghe a ciascuna di ta-
li fui^ioni. Clemente XI nel 1 7 1 7,
nel 17 185 nel 1719, e nel 1720,
fece celebrare il vespero pontificale,
la cantata, la cena, il mattutino,
la messa della notte, e il pontifica-
le della mattina di Natale, nella
Cappella Paolina del palazzo Qui-
rinale da lui abitato , erigendosi
nella detta Cappella anco il trono
per r ora di terza. Innocenzo XIII,
nel 1721, nel 1722, e nel 1728
in cui regnò, fece fare tutte le det-
te funzioni ec. al palazzo, e Cap-
pella Paolina del Quirinale, dal
Cardinal decano, e altro Cardinal
vescovo suburbicario, e né anche vi
assistette. Solo nel 1722, e nel 1723,
nella sua Cappella privata benedì
lo stocco e berrettone, cioè nel 1722
in cui volle visitare e benedire la
mensa della cena; ma nel 1728
eseguì nella mattina di Natale la
benedizione dello stocco e berretto-
ne. Ecco ciò che fece Benedetto
XIII. Nel 1724 tenne vespero pon-
tificale in s. Pietro, dopo la canta-
ta, e la cena, assistè al mattutino
nella Cappella Sistina , quindi pon-
tificalmente cantò la messa della
notte , e poi celebrò ivi anche la
seconda messa, ascoltando eziandio
quella, che vi cantò il Cardinal
Albani camerlengo. Nella mattina
di Natale celebrò la terza messa
con pontificale nella stessa basilica
di s. Pietro: ed altrettanto fece
CAP
IO
nell'anno santo 17 25, riposandosi
alquanto nelle camere del p. sotlo-
sagrista. Similmente volle fare nel
1726, e nel 1727, in cui inoltre
consagrò vescovo di Sarno monsi-
gnor Dosquet nella Cappella di s.
Pio V, mentre nel 1728 non solo
fece tutte le predette funzioni, com-
presa la benedizione del berrettone,
e dello stocco , ma dopo le laudi
nella Cappella di s. Pio V, consa-
grò in vescovo di Loreto, e Reca-
nati monsignor Muscettola; e can-
tatasi air aurora l' altra messa dal
Cardinal Albani camerlengo, il Pa-
pa fece il solito pontificale nella
mattina in s. Pietro. Nel 1729 Be-
nedetto XIII eseguì tutto come nel
precedente anno , con sagrando in
vescovo di Bova monsignor Baroni,
e celebrando il pontificale di Nata-
le nella stessa Cappella Sistina.
Clemente XII, impotente a fare
le funzioni per la sua cecità, dal
1780 al 1740 non mai intervenne
a quelle della vigilia, e giorno di
Natale , fuorché nel 1 7 3 1 in cui
assistette ad ambedue nella Paolina
del Quirinale, supplendo il Cardi-
nal sotto-decano, e nella notte can-
tando la messa, secondo il consue-
to, il Cardinal camerlengo , e solo
benedicendo il Papa privatamente
lo stocco e il berrettone, come pri-
vatamente riceveva le felicitazioni
per le feste natalizie , a nome del
sagro Collegio, dal Cardinal decano
di questo. Benedetto XIV per indis-
posizione, nel 1754, tralasciò d'in-
tervenire alle Cappelle ordinarie, e
nel 1 756 alle funzioni pel s. Nata-
le. Clemente XIII celebrò, nel 17^8,
il pontificale della mattina in s. Ma-
ria Maggiore, e nel 1 766, comin-
ciò ad essere impotente a celebrare
tutte le funzioni. Pio VI, avanti la
cappella della notte di Natale, nel
103 GAP
1778, adunò nella sagrestia in con-
cistoro i Cardinali, e notificò loro
Ja ritrattazione di Febronio. Stante
r occupazione di Roma, operata dal-
le truppe imperiali francesi , nel
1808, Pio VII fece celebrare le
funzioni del Natale nella Cappella
Paolina del Quirinale sua residenza, e
la messa della mattina di Natale fu
cantata dal Cardinale Mattei, vesco-
To suburbicario, con l'assistenza del
Papa. Ritornato di poi, nel i8i4,
dalla sua gloriosa deportazione, ce-
lebrò il vespero pontificale, ed in-
tervenne al mattutino della notte
di Natale, nella Cappella Paolina
del Quirinale, recandosi nella mat-
tina seguente , col treno di cit-
tà , stante la pioggia, a far ponti-
^cale nella basilica Vaticana. Leone
XII, pel santo Natale, nel 1826,
celebrò solennemente il vespero in
s. Maria Maggiore; in questa basi-
lica, e nella Cappella di Sisto V,
nella notte assistette al mattutino ,
quindi i Cardinali deposte le cappe
rosse, assunsero i paramenti bian-
chi, ed all'aitar Papale pontificò il
Papa la messa, ricevendo dall'arcipre-
te e dai canonici il presbiterio. Di
poi si recò privatamente a celebra-
re la seconda messa bassa nella chie-
sa di s. Anastasia, e la terza col
solito pontificale nella basilica Va-
ticana. Nel seguente anno 1827,
Leone XII, nella detta basilica li-
beriana di s. Maria Maggiore , ce-
lebrò il vespero , il mattutino , la
prima solenne messa, la seconda piana
e la terza pontificale nella mattina
della festa , avendo detta l' ora di
terza nella Cappella Borghesiana.
Però, nel 1828, il vespero di Na-
tale, e il mattutino furono da lui ce-
lebrati nella Sistina del Vaticano,
ove la notte celebrò messa il Car-
dinal Galeffi camerlengo . Indi , alle
GAP
ore i5, Leone XII recessi in s. A-
nastasia a dire la messa bassa, ce-
lebrando quindi il pontificale in s.
Maria Maggiore, dopo l'ora di ter-
za, che disse nella Cappella Bor-
ghesiana. Ma Pio Vili, ed il Papa
regnante Gregorio XVI, sempre
celebrarono il vespero pontificale, e
le funzioni della notte di Natale
nella Cappella Sistina del Vaticano,
astenendosi talora d'intervenire al
mattutino, e celebrarono in s. Pie-
tro pontificale nella mattina di Na-
tale. Quindi è che soltanto in que-
sta basilica, nel i838, celebrò il
vespero Gregorio XVI.
Nel vespero pontificale per la so-
lennità del santo Natale, se si cele-
bra in s. Pietro, si praticano tutti
quei riti , e cerimonie , che si de-
scrissero superiormente al num. 3o,
per quello de' ss. Pietro , e Paolo ,
riti e cerimonie che pure han luo-
go, se si tiene il vespero nella Cap-
pella Sistina, meno il trono di ter-
za, la sedia gestatoria, e l'adorazio-
ne del ss. Sagramento. Qui appres-
so rileveremo que' riti propri del
vespero solenne delia Natività del
Signore. Primieramente diremo, che
i Cardinali vi si recano con due
carrozze, co' servi in livree di gala ,
colle vesti, e tutt'altro rosso, e se
lo celebra il Papa assumono, dopo
aver prestata 1' ubbidienza colle cap-
pe rosse, i sagri paramenti bianchi,
sebbene talora sogliano anche render-
la con questi. Che se il Pontefice non
interviene, essi vi assistono colle cap-
pe rosse. Se il vespero celebrasi in
s. Pietro, la basilica è addobbata
come nel pontificale di Pasqua, e
parata di damaschi rossi. Il trono
di terza, e l' altro dirimpetto l' al-
tare hanno le coltri , e le coltrine
delle sedie papali di lama d'argen-
ta co' ricami d'oro, e di colore bian-
CAP
co sono « due ricchi paliotli dell'al-
tare pontifìcio, del quai colore ezian-
dio sono tutti i sagri ornamenti ,
che 8Ì adoperano nelle funzioni del-
Ja notte, e per la messa pontificale
nel di seguente. Attesa la stagione,
essendo troppo distante per camera
de' paramenti quella presso la sala
duciile, si riduce a tal uso la solita
cappella della Pietà, ed il Papa vi
si reca con iscarpe , e mozzetta fi-
lettata d'armellini di velluto rosso,
del qual colore è la stola di raso ,
e nel resto il Pontefice è vestito co-
me il solito. Nel contiguo gabinetto
prende la falda, ed al letto de' pa-
ramenti l'amitto, il camice, il cingolo,
la stola, e il piviale nobile di color
bianco, il formale prezioso, e la mi-
tra di lama d'oro. Ascende in sedia
gestatoria, e preceduto e seguito da
tutti quelli notati al pontificale di
Pasqua , avendo ai lati i due fla-
belli, l'arciprete della basilica , col
capitolo in cappa , si schiera dopo
la porta di detta Cappella, e i can-
tori vaticani cantano il solito verset-
to : Tu es Petrus. Avanti l'altare
del ss. Sagramento esposto, il Papa
discende ad adorarlo, e risalito in
sedia gestatoria viene portato ad
orare all' altare , e quindi passa
a piedi al trono grande ove in-
luona il vespero , dopo il quale
collo stesso piviale e mitra, fra i
flabelli , ritorna in sedia gestatoria
all'altare della Pietà, ove, deposti i
paramenti , e ripresa la mozzetta e
la stola, fra i palafrenieri con tor-
cie accese, si porta alla contigua re-
sidenza. Quando poi il Pontefice
celebra il vespero pontificale di Na-
tale nella Cappella Sistina , egli ve-
stito come sopra, dalla contigua sa-
grestia, a piedi, senza usare flal)elli,
ne sedia gestatoria , siccome faceva
quando dalla camera de' paramenti
CAP io3
presso la sala ducale portavasi alla
delta Cappella , va al genuflessorio
ad oiare , e quindi passa al trono ,
la cui coltre, e coltrina sono uguali
alle snddescrilte. Ricevuta la con-
sueta ubbidienza, dà principio al ve-
spero , dcpo il quale ritorna nello
stesso modo in sagrestia, e alle sue
camere, avendo anche in detta Cap-
pella intervento i penitenzieri vati-
cani, colle pianete bianche, e le ber-
rette nere. Sull' altare vi sono la
croce, e sei candellieri con candele
accese, otto sono quelle, che ardono
sui candellieri sopra la cancellata, o
balaustra, e l'arazzo, o quadro deU
l'altare rappresenta il presepio.
Pel resto, o si celebri il vespero
pontificale in s. Pietro, o nella Si-
stina, le cerimonie, come dicemmo,
sono eguali a quelle del vespero per la
solennità de'principi degli apostoli, de-
scritte al n. 3o di questo paragrafo,
consistendo la diversità dell' ufficia-
tura nel modo seguente. Asceso per-
tanto il Papa al soglio , e ricevuta
la ubbidienza, o in cappa, o talvolta
in paramenti bianchi, dai Cardinali,
patriarchi , arcivescovi ec. , intuona
il vespero, a cui si risponde dal co-
ro, li messale, o libro è tenuto in
piedi dal Cardinal vescovo suburbi-
cario assistente, al modo di tutte le
altre volte, in cui canta il Pontefice,
e la candela è sostenuta da un pa-
triarca, o arcivescovo assistente al
soglio. L' uditore di Rota, che nella
mattina seguente deve fare da sud-
diacono alla messa, vestito di cotta
e rocchetto, accompagnato da un
cerimoniere , fatta la genutlessiono
air altare , recasi a pie del trono ,
genuflette, e quindi dà l' intonazione
della prima antifona Hex pacijicusy
al Pontefice, al quale il detto Car-
dinal vescovo presenta il libro, ila
cui iutuona la detta antifona, che «i
iò4 CAP
ripiglia dal coro. Indi due soprani
anziani intuonano il salmo : Dixit
Doniinus y e quando è terminato,
due contralti ripetono l'antifona, pro-
seguita dal coro. 11 suddiacono tor-
na a dare la seconda antifona al
Cardinal primo diacono assistente,
«edente sul ripiano del trono nel
faldistorio nudo, la quarta al Car-
dinal primo prete, e finalmente la
quinta al Cardinal secondo diacono
assistente. Ricevono i Cardinali le
antifone sedendo colla mitra di da-
masco in capo, che si cavano alzan-
dosi in piedi per ripeterla col me-
desimo tuono.
Compiutosi il canto dei salmi ,
tutti si alzano, e il prelodato udi-
tore di Rota, che ha intuonato le
antifone , dice il capitolo , e poscia
preintuona l' inno Jesu Redewptor
omnium, che subito viene intuonato
ancora dal Pontefice. Finito l'inno,
due soprani cantano il veisetto, Cra^
slina die, e il coro risponde, et re-
gnabit super nos. Quindi il medesi-
mo uditore di Rota porta l'antifona
del Magnificat al Papa, da cui vie-
ne intuonata, ed è ripresa dal coro,
che ne seguita la cantilena, sinché
il Pontefice non ha posto nel turi-
bolo ( presentatogli in ginocchioni
dal decano de' votanti di segnatura ,
in cotta e rocchetto) l'incenso cui
benedice, presentandogli la navicel-
la il Cardinal vescovo assistente.
Immediatamente cantasi il Magni^
ficat, ed il Papa dal trono va al»
r altare accompagnato dai tre Car-
dinali assistenti, dai patriarchi, ar-
civescovi, e vescovi assistenti al so-
glio, dai tre uditori di Rota per
la falda , e per la mitra, dai due
camerieri segreti assistenti , e dal
primo cerimoniere. Giunto all'alta-
re e fattane l'incensazione, fa ritor-
no al soffHo , dov* è incensato dal
CAP
Cardinal vescovo assistente, che poi
viene incensato dall'uditore di Rota
suddetto, insieme ai due Cardinali
diaconi, ed a tutto il sagro Colle-
gio per ordine. Terminato il Glò-
ria Patri, il Pontefice, e i Cardi-
nali si pongono a sedere, replican-
do i cantori l'antifona, intuonata
da due contralti, che dura finché
sono incensati i vescovi assistenti, il
governatore, e il principe del soglio.
Dopo di che il Papa alzatosi in pie-
di, canta l'orazione, e detto il Be-
nedicamus Domino da due sopra-
ni, dà la solenne benedizione, es-
sendosi recato a pie del trono col-
la croce l'uditore di Rota in tona-
cella, il quale, celebrandosi il vespe-
ro nella Sistina, siede accanto del
suo tribunale. Così ha termine il
vespero pontificale di Natale, che
insieme a quello per la festa de' ss.
Pietro e Paolo, sono gU unici, i qua-
li solennemente si celebrano dal Som-
mo Pontefice,
Notizie della Cantata e della Cena,
che anticamente si facevano nel
palazzo apostolico j avanti il mat^
lutino.
Terminato il vespero pontificale,
un tempo i Cardinali, che nella not-
te di Natale solevano assistere al
mattutino, e allq messa, restavano
nel palazzo apostolico, ove erasi ce-
lebrato. Vi era allora il costume
di trattenerli con una cantata ita-
liana sopra la natività del bambino
Gesù, eseguita con tutti i musicali stro-
menti dai cantori Pontifìcii ad un'ora
di notte, nella sala Borgia, se avea
luogo al Vaticano, e nell'apparta-
mento al piano del cortile , se le
funzioni celebravansj alla Paolina
del Quirinale. Dopo la cantata, i
Cardinali, e il principe assistente al
GAP
soglio pRSsaTano alla sala destina-
ta per una magnifica cena, che lo-
ro imbandiva monsignor maggior-
domo, a spese della reverenda ca-
mera, sedendo i Cardinali in sedia
di velluto rosso, e il principe del
soglio in isgabello nudo con ispallie-
ra. Questa mensa si soleva prima
benedire, e visitare dal Pontefice,
per vedere il nobile apparecchio
di varii simbolici trionfi, e decora-
zioni, allusive alle circostanze della
natività del Redentore; mentre in
altro luogo a parte se ne appre-
stava un'altra per tutti i cantori e
suonatori. Cominciò a lasciarsi que-
st'uso fino dall'anno iSyS, quando
Gregorio XIII, Boncompagno^ lo tol-
se nella seconda congregazione del-
la riforma, che fece della Cappella
Pontifìcia, ordinando, quod potiis in
aula in vigilia Nativitalis D. N. J.
C. omnino tollatur. Fu poi rimes-
sa la cantata colla cena verso la
metà del secolo XVII, avendosene
certi documenti nel Pontificato d'In-
nocenzo X, e continuò nel XVIII ,
in quello di Clemente XI, Innocen-
zo XIII, Benedetto XIII, Clemente
XII, e Benedetto XIV. Quest' ultimo
nel secondo anno del suo ponti-
ficato , cioè nell'anno 1741» so-
spese tale usanza, montando la spe-
sa a scudi due mila, ne d' allora in
poi fu mai ripristinata, se non che
nel 1749) hi occasione della aper-
tura della porta santa eseguita dal-
lo stesso Benedetto XIV, stante la
complicazione di tante lunghe fun-
zioni. Leggiamo in Andrea Adami,
Osservazioni per ben regolare il co-
ro della Cappella Pontificia , capo
XLV. p. 201, che il sagro campo-
ni mento musicale dovea eseguirsi sot-
to la direzione del maestro di Cap-
pella de' Pontifìcii cantori, il quale
coir intelligenza e coli' approvazione
GAP 105
di monsignor maggiordomo, desti-
nava il poeta per la compilazione
della cantala pastorale, ed il compo-
sitore della musica, trascegliendo ad
un'ora i migliori cantori del collegio
per eseguirla. Dall'infaticabile Cancel-
lieri, ne'suoi Pontificali j p. ii3 e seg.,
e dai Diarii di Roma, abbiamo eru-
ditissime notizie sulla cantata, dram-
mi sagrì, oratorii in musica a più
voci con cori, che pubblicavansi col-
le stampe, e la cui prova avea luo-
go la sera della festa di s. Tomma-
so apostolo , coli' intervento talora
de' Pontefici, tra' quali ricorderemo
Innocenzo XIII, e Clemente XII.
Quest' ultimo nell' anno 1789 la
fece ripetere nella sera della festa
degl' Innocenti , in cui suonarono
distinti signori. Quando avea luo-
go nel Vaticano, si trattenevano i
Cardinali, vestiti di mozzetta, e fer-
raiuolone rosso, nell' appartamento di
Raffaello sontuosamente addobbato,
o nella galleria di Gregorio XIII
splendidamente illuminata; pure, ver-
so la fine del Pontificato di Cle-
mente XI, e in quelli d' Innocenzo
XIII, e Clemente XII, la cantata e
la cena si fecero nell'appartamento
terreno del palazzo Quirinale. Non
solo poi si ammettevano ad udire
la cantata il sagro Collegio, e il
principe assistente al soglio, ma an-
che la romana prelatura, e i nobili
sì romani, che stranieri. Anzi leg-
giamo, che nel 1724, oltre dician-
nove Cardinali, v'intervennero due
principi di Baviera, e nel 1727, la
gran principessa di Toscana Vio-
lante di Baviera. E come si pubblica-
vano colle stampe le descrizioni delle
mense, che si imbandivano nel palazzo
apostolico nel giovedì, e venerdì santo,
pegli apostoli. Cardinali, e principe
assistente al soglio, così eziandio si
stampavano le dcsaizioui dell' appa-
io6 GAP
rato della cena della notte di Na-
tale, e de' vaghissimi trionfi con al-
lusivi motti, figurine, e geroglifici, ec,
nonché le ricche argenterie lavora-
te con raffinato gusto. Nel 1718 si
recò a vederle Giacomo III re d'In-
ghilterra, per cui Clemente XI, do-
po la cena gli mandò le rappresen-
tazioni scritturali, che avevano ser-
vito di trionfi.
Questa cena ebbe origine da quel-
la, di cui fanno menzione gli Or-
dini Romani^ prima del Pontificato
d'Innocenzo III, eietto nel 1198,6
s' imbandiva a S. M. Maggiore , dove
il Papa cantava la messa in questa sa-
gratissima notte, ed a spese del Car-
dinal vescovo suburbicario d' iilba-
no, per un peso, come crede il Mo-
retti, De Presbylerio, pag. 1 1 5, de-
rivato dal domicilio, di cui egli go-
deva nella città, in una casa spet-
tante alla stessa curia, vicino al pa-
lazzo lateranense. Ma dopo Inno-
cenzo III fu la cena fatta a spese
del regnante Pontefice , cioè dalla
sua camera apostolica. Vuoisi , che
r abitazione del vescovo Albanese
stesse presso la chiesa di s. Clemen-
te, nella strada detta maggiore, op-
pure vicino al monistero delle mo-
nache della Purificazione, verso la
basilica liberiana. In conferma di
ciò, riporteremo quanto si legge nel-
r Ordine Promano lì, che si trova
nel tom. II, del Mus. Ital. p. ii5;
» Isto die, statio ad S. M. Majorem,
?' ubi dominus Papa debet missam
y> cantare cum scholis clericorum ,
^' et familia palatii ; et episcopus Al-
»' banensis debet facere coenam opti-
>^ mam toti curiae, et debet mittere
j' ad curiam duo optima busta por-
» corum. Ad vesperam et vigiliam
:> debet ibi remanere Pontifex. per
V totam noctera". Il Cerimoniale
stanjpato per comando di Gregorio
CAP
X, creato nel 1271, dopo che ha
spiegato il rito, con cui dovea can-
tarsi il vespero in questa vigilia di
Natale, dice a pag. 334: » Quo fi-
M nito, redeunt ad aulam Papae, ubi
** parata sunt vina multa, et clare-
« tum , et species ". Si trova fre-
quentemente nominato tal vino colla
voce Claretum negli Ordini Romani,
e ne fanno menzione il Vejo, i Bollan-
disti, Martene, Durando, e il Bacci nel
lib. VI òeWsi Storia de" vini. L'autore
poi del Ceremoniale, lib. I, sect. 3,
parlando del fine del solenne convito
Papale, dice: « Ponuntur deinde
i» vinum et confectiones, sive species,
M ut habent antiqui codices". Sì può
dunque credere, che con questa pa-
rola siano indicate le confetture, ov-
vero il pepe, il quale davasi in ag-
giunta dopo il pranzo, anco nel gior-
no di pasqua.
Benedizione dello stocco, e berreilone.
Questa benedizione si deve fare
prima del mattutino, sebbene da alcu-
ni Pontefici sia stata fatta particolar-
mente nella mattina di Natale, perchè
non intervennero alla funzione del-
la notte precedente, né celebrarono
il pontificale della solennità. Cle-
mente XI, nel 1719, r eseguì do-
po la prima messa della notte. Tut-
ta volta si deve fare la benedizione
dello stocco e berrettone prima del
mattutino, e se oggidì alcuni Papi
eseguirono tal benedizione piuttosto
dopo il mattutino, cioè avanti la
detta prima messa , ciò fecero per-
chè non assistendo al mattutino, vol-
lero intervenire alla sola messa, che
suol cantare il Cardinal camerlengo.
Prima di cominciare il matuttino
della notte di Natale, il Sommo Pon-
tefice ogni anno ha il costume di
benedire uno stocco, o spada, ed un
GAP
cappello o berrettone ducale di vel-
luto cremisi, che poi suol donare a
qualche sovrano, principe, o capita-
no benemerito della religione , do-
nativo che trae la sua origine dal-
l'anno i385, e dal Pontefice Urba-
no VI; non rinvenendosi anteriori
notisùe. V. Stocco , e Berrettone
benedetti. Ecco il rito della bene-
dizione:
"5^ Adjutorium nostrum in nomi-
ne Domini.
Rj. Qui fecit coekim et terram.
"?'. Dominus vobiscum.
9?. Et cum spiri tu tuo.
Oremus.
ii Benedicere digneris, quaesumus
Domine Jesu Christe, hunc en-
sem in defensionem S. Romanse
Ecclesiae, et christianae reipublicae,
ordinatum nostrae bene -^ dictio-
nis officio ad \indictam malefa-
ctorum, laudem vero honorum :
ut per eum, qui te inspirante il-
io accingi tur, vim aequitatis exer-
ceas, molemque iniquitatis poten-
ter evertas, et sanctam Ecclesiani
tuam , ejusque fìdeles , quos , ut
pretioso sanguine tuo redimeres
hodie in terris descendere et car-
nem nostram sumere dignatus es,
ab omni periculo piotegas atqiie
defendas, et famulum tLunn^ qui
hoc gladio in tuo nomine arma-
tus erit, pietatis tuaì firma custo-
dia munias, illaesumque costodias.
Qui vi vis et rcgnas cum Deo Pa-
tre in unitale Spiritiis Sancii Deus.
Per omnia saldila sacculorum .
5?. Amen. Deinde Pontifex asper-
git gladium aqua benedicta, et
incenso adolet ".
Questa benedizione si fa dal Pa-
pa nella camera de' paramenti, vc-
CAP 107
slìto di camice, cingolo, e stola bian-
ca, assistito dai Cardinali diaconi
assistenti, e dal Cardinal primo pre-
te per porre T incenso nel turibolo,
mentre un chierico di camera in
cotta e rocchetto, avendo preso dal-
la mensa, e fra due candellieri con
candele accese, lo stocco, e il cap-
pello o berrettone, li sostiene in tem-
po della benedizione; facendo al-
trettanto il chierico di camera col-
r assistenza d'un mazziere, a coriiu
epislolae dell' altare, tanto nella mes-
sa della notte, che in quella del
Pontificale, come poi si dirà.
Merita però che qui si osservi, che
se lo stocco si diede dal Papa a qual-
che principe, il quale trovavasi pre-
sente alla funzione, il medesimo prin-
cipe si vestiva in cotta, e sovr'essa
si cingeva dello stocco benedetto. Si
cuopriva di poi col piviale bianco ,
coir apertura nel lato corrisponden-
te al braccio destro, e non come
r imperatore, che se eravi presente
assumeva il piviale coU'apertura nel
davanti, ante pectiis , ut episcopi.
Tanto il principe quanto l'impera-
tore si ponevano pure il cappello
o berrettone in capo . Quindi si
toglieva il cappello , e lo conse-
gnava ad un familiare, per can-
tare la quinta lezione del mattu-
tino , che comincia : In quo con-
flictii. Prima di chiedere la solita
benedizione , collo stocco sfoderato,
toccava tre volte la terra, e altret-
tante lo vibrava in aria, e poscia
rimessolo nel fodero, diceva cantan-
do : Jube Donine benedicere , e can-
tava la lezione, terminata la quale
si spogliava de' paramenti descritti,
e secondo il cerimoniale, lib. I, e. 6,
p. 36, partiva dalla Cappella, ed
era accompagnato alla sna casa dai
famigliari del Papa, r da' suoi prr-
lali domestici, dagli oratori o mini-
io8 GAP
stri delle corti estere , e da altri
nobili, mentre alcuni uffiziali porta-
vano lo stocco col cappello innanzi
al principe. V . Cai*pentier, Benedi'
Clio ensis , p. 5i5. Se poi donavasi
lo stocco, e berrettone all'impera-
tore, che si trovasse egualmente pre-
sente a questa funzione, in vece del-
la quinta, cantava la settima lezione.
Mattutino della notte del s. Natale.
Non sarà superfluo il premettere
alla descrizione di questo mattutino
le cerimonie, che usavansi antica-
mente dai Pontefici nel celebrarlo
nella basilica liberiana. Ciò noi rile-
veremo dalle testimonianze degli Or-
dini Romani^ che parlano anche del
vespero precedente, e della succes-
siva messa cantata alla cappella del
s. Presepio della stessa basilica. Al
tempo d' Innocenzo II , sotto cui
scrisse il canonico Benedetto, fra il
ii3o, e il II 43, si usavano nella
notte le menzionate cerimonie, e la
cena, distinguendosi le vigilie dal
mattutino, benché l'uffizio fosse il
medesimo, perchè quelle si celebra-
vano nel corso della notte, colla
divisione de' notturni, e queste la
mattina. Perciò scrisse Amalario, in
cap. XIV Antiphonarii: « Reperi ia
« Rom. Antiphonario duo officia no-
>• cturnalia, in una eademque noeta
w posita. In I vigilia legunt canonici
>» ecclesise tres lectiones de Isaia
» piopheta, et cantant tria respon-
*5 soria: Primo tempore alleviata est
>» terra Zàbulon^ et Consolamini, et
>f Co II surge. Et ita fi t offici um per
» Cardinales, et episcopos, et can-
93 tores, sicut nocturnalibus statio-
» nibus s. Petri. In II vigilia de
w sermonibus. In III de eisdem
>» sermonibus, et de horailia. Et
w ad prcesepium debet cantare mis-
CAP
» sam, et dicere Gloria in excelsìs
*» DeOj et unam orationem tantum,
« et Credo in unum Deum. Primi-
»» cerius cum schola officiai missam;
** qua peracta, primicerius reverti-
>» tur ad chorum, cantando: Ecce
>» Maria genuit nobis Salvalorem,
>» cum psalmis, et antiphona, sicut in
»» antiphonario scriptum est. Finitis
» isto modo matutinis , laudibus,
» cum oratione, incipit Pontifèx
M matutinum. Schola dicit invitato-
« rium, et eo ordine fit matutinum,
» sicut vigiliae fuerunt. " Questo in-
vitatorio però, che nell'offizio moza-
rabico si chiama Sonus, e nelle re-
gole monastiche Versus aperilìonis^
o Responsorium hortationis^ ed an-
che Antiphona invitatoria, o Voca-
toriunij si ometteva dal Pontefice,
come sappiamo da Amalario, il quale
dice : Solet Apostolicus canere in vi-
giliis in Ecclesia s. Marioe ad Prce-
sepe j sine invitatorio , quasi per
significare, che il divin pargoletto
col suo proprio vagito invitava il
popolo dal presepio ad adorarlo.
Cencio Camerario, che scrisse il
suo Ordine sotto Celestino III, nel
fine del secolo XII, descrive in que-
st' altro modo più brevemente le
cerimonie di sì santa notte : » In
» vigiliis Nativitatis Domini, in ma-
« ne Dominus Papa vadit ad basi-
si licam S, M. Majoris prò cantanda
M missa, et in sero prò celebrandis
>» vesperis, et remanet ibi nocte
» ipsa, et celebrai ibi vigilias, et
5» post vigilias celebrai ibi missam
« ad prsesepe, ubi quidquid offertur,
» quamdiu dominus Papa missam
w celebraverit, sive ad pedes ipsius
» domini, vel super altare, capel-
li lanorum est, excepto pane, qui
» est acolytorum, si recipere volue-
•5 rint. " Il citato cerimoniale di
Gregorio X, aggiunge: »> Si vero
GAP
M Papa est Romae, facta cocna in
M meridie , vadit ciim familia sua
M ad S. M. Majorem, et ibi dicit
» vesperas solemnes cum tota curia,
M ut dictum est, et ibi pernoctat,
>» et cantat ibi matutinum in eccle-
M sia ipsa, et tres Cardinales episco-
*» pi , duo diaconi, et unus presbyter
» juniores assistunt ei, et fit offi-
» cium , ut continetur in ordine
« breviarii. Cantat ibi dominus Pa-
>» pa missam de nocte ad altare,
M quod vocatur Praesepe , et dum
»• exuit se, cantant capellani Jaudes
« matutinates coram eo ; quibus
« dictis, vadit requiescere. '*
Giacomo Gaetani Stefaneschi, fatto
Cardinale da Bonifacio Vili, e che
finì i suoi giorni nel pontificato di
Clemente YI, scrive in quest' altro
modo: » In vigilia nativitatis Do-
» mini statio ad Sanctam Mariam
M Majorem. Consueverunt Romani
« Pontifices hactenus pergere ad
>> Sanctam Mariam Majorem, et can-
» tare ibi n^issam de vigilia , et post
« coenam vesperas decantare. Peractis
« autem vesperis, datar potus in
« aula; et dominus Papa remanebat
« ibi, et pernoctabat, et ibi stabat,
» toto ibidem apparatu curiae exi-
» stente. Omnibus iis finitis, domi-
si nus Papa praeparat se ad missam
»» cantandam ad Praesepe, ubi quid-
y» quid offertur, quamdiu dominus
»> Papa celebra veri t si ve ad manus
« etc." con quel che segue in Cencio
Camerario.
Finalmente ecco ciò che prescrisse
Pietro Amelio sagrista di Urbano V,
il quale cessò di vivere in Avignone
nel iSyo: » In vigilia Nativitatis
*> Domini non est sermo, nec missa
» Vesperae mandantur. Potus fit in
>» aula post vesperas. In matutinis
« vero Papa venit indutus cappa
»> lanca. Modernis temporibus est
GAP 109
9» de veluto cremosìno, foderata de
»f ermellinis. Hoc adinvenit Bonifà-
V cius IX. Cappa lanca de scarlato
y» rubeo clausa usque ad medium
« pectoris, cum bireta connodata
M subtus barbam propter frigus ,
» et sine mitra sedet in dictis ma-
» tutinis , quas ipse incipit more
» solito. Nec stant ante ipsum, nec
» ad latera Cardinales diaconi, nec
M sedent in scamnìs suis juxta or-
9* dinem suum. De prima missa
« Nativitatis Domini. Nota, quod in
w hac missa, nec in secunda non
M dicitur Lcctatus sum. Item in prae-
>t senti missa solus Ponti fex com-
M municat, et super altare; et sine
» calamo bibit sanguinem et nihil
M aliud, quia habet celebrare illam
*» de tertiis, sed cum digitis bene
M tergat calicem, et cum aqua infra
» lavet digitos, prout moris est in
»» parvis missis. Notandum etiam ,
y* quod si Papa sit Romae, liane
" missam debent celebrare ad Prae-
>» sepe Domini, et de sero ibi can-
» tare vesperas, et potum cum
« clericis, et nobilibus urbis facere
M in aula. "
Il mattutino della notte di Natale
è l'unico uffizio, che presentemente
si celebri di notte nella Cappella
Pontifìcia, come osservò il Garampi,
nelle sue Memorie gc. p. 32 3, dicen-
doci che fino dal 1 3 1 7, si costumò
costantemente d' incominciarlo alle
ore otto, ed anche a nove ore, o
al più a dieci ore. Ma siccome re-
cava grave incomodo a Leone X,
col consiglio del celebj-e maestro di
cerimonie Paride de Grassis, fu in-
timato l'uffizio alle ore cinque d'I-
talia. Adriano YI, suo immediato
successore, lo celebrò nel i52 3 ad
ore nove, e Clemente VII, e gli
altri seguenti Pontefici, 1' incomin-
ciarono regolarmente dopo le due,
no GAP
tre, o quattro ore della sera, come
presso a poco si fa oggidì, cioè verso
le tre ore e mezzo, I Cardinali vi
si recano con vesti, cappe, e tutt' al-
tro rosso. La Cappella Sistina ha
per quadro l'arazzo rappresentante
il presepio, o natività del Redentore;
il paliotto è bianco, e la coltre del
trono, e la coltrina della sedia pa-
pale sono di lama d'argento rica-
mate d' oro. Oltre le sei candele
dell'altare, e le sei della cancellata,
la Cappella è illuminata da due
gran candelabri dorati, con copioso
numero di candele, situati lateral-
mente all'altare, mentre su diversi
candellieri grandi, collocati dinanzi
ai Cardinali , e in varii punti della
Cappella, ardono le torcie. Antica-
mente dodici bussolanti, in vesti e
cappe rosse, sostenevano altrettante
torcie accese, avanti i banchi dei
Cardinali; e in mezzo alla Cappella,
eranvi due torcieri presso il leggio,
dove si cantano le lezioni. Nel mat-
tutino il sagro Collegio non presta
la solita ubbidienza, per averla resa
nel giorno al vespero.
Il Papa, preceduto dal chierico
di camera sostenente sulla punta
dello stocco il berrettone benedetto,
dalla croce Pontifìcia, e da' soliti
personaggi, recasi in Cappella con
piviale bianco , e mitra di lama
d'oro, e prima vi si conduceva in
cappa magna di velluto cremisi, fo-
derata di armellini, secondo l'antico
liso suddescritto dall'Amelio. Allora
i due Cardinali diaconi assistenti sie-
devano a' propri stalli; ma nell'en-
trare in cappella il Papa pel primo se-
guiva la croce in mezzo al Cardinal
diacono , e vescovo più degni. Fatta
breve orazione al genuflessorio , il
Pontefìce ascende il soglio, e postosi
a sedere, si alza dipoi, e dice Pa-
ter noster, Ave Maria, e il Credo
CAP
segretamente, intuonando eziandìo
il '^. Domine, labia mea aperies.
5j- Et OS menni annunliabit laudem
tuam. ^. Deus iti adjutorium menni
intende. 1^. Domine ad adjuvanduni
me festina. Due soprani anziani dan-
no principio all'invitatorio: Christus
natus est nobis: venite adoremus j
e il coro ripiglia le stesse parole
col contrappunto, che si ripete l'ul-
tima volta, a differenza delle altre,
in cui si usa il canto piano. Ter-
minato r invitatorio, e il salmo Ve-
nite exidtemus Domino, il Pontefice
non intuona né l' inno, né la prima
antifona; ma 1' inno, Jesu Redeni"
ptor omnium, composto da s. Am-
brogio, s' intuona da due soprani
anziani, e l'antifona da un solo:
questa prima si prosiegue in con-
trappunto, ma tutte le altre in can-
to piano.
Replicata la terza antifona del
primo notturno, e cantato il verso
da due soprani, a cui risponde il
coro , il Papa s' alza in piedi , per
dire prima il Pater noster, e dopo
l'assoluzione Exaudi Domine. Frat-
tanto l'ultimo de' Cardinali diaconi,
a cui tocca cantare la prima lezione
del primo notturno, come stabilisce
il cerimoniale della chiesa romana,
eh' è il proprio delle funzioni Papali,
accompagnato da un cerimoniere, si
accosta al leggio, situato in mezzo
del presbiterio della Cappella, e ter-
minata r assoluzione, domanda la
benedizione, intonando: Jube Do-
mne benedicere, e il Papa risponde;
Benedictione perpetua benedicat nos
Pater cetevnus, e il coro dice Amen.
Le lezioni d' Isaia si cantano senza
titolo, perchè, siccome spiega il R.uiz,
jam non per prophetas, sed in Filio
Deus loquitur. Nel terzo notturno
si moltiplicano gli Alleluja, perchè
significandosi in quel notturno il
CAP
tempo della grazia, si fa rallegrezra.
che Cristo nato ci comunica. In fine
delie lezioni, cantate parimenti da
altri Cardinali diaconi , e in loro
mancanza dagli ultimi Cardinali pre-
ti , si risponde Deo gratias dal coro,
che subito comincia il canto de'rc-
sponsori, i quali si dicono andanti.
La terza lezione del terzo notturno
si canta dal Pontefice; ma il coro
si trattiene qualche poco di tempo,
piima di rispondere Amen al Jnbc
Domine benedicerey com' egli dice
invece di Donine^ per indicare, che
non v' è superiore, il quale possa
dare la benedizione al Papa.
Se il Cardinale, che deve cantar
la messa, e che suol essere il ca-
merlengo di s. Chiesa, o quello, che
in luogo suo supplisce, si trova al
proprio posto, al principio del terzo
notturno, parte dalla Cappella, ac-
compagnato da un cerimoniere, e
facendo un inchino all'altare, e al
Papa, va in sagrestia a prendere i
paramenti sagri, e dopo il versetto:
Te ergo qucesunius, del Te Deum,
torna in Cappella parato, insieme
co' sagri ministri.
Terminata che abbia il Pontefice
la lezione, un uditore di Rota in
cappa, fatte le debite genuflessioni
all'altare, e al Papa, a pie del trono
gli dà r intonazione dell' inno Te
Deum, che il Pontefice intona dal
medesimo libro, col quale ha can-
tata la lezione, e che si ripiglia dal
coro in canto figurato ed andante.
Quindi il Papa dice Domìnus vohis-
cum , e l'orazione, cui il coro ri-
sponde Amen, e dopo che ha ripetuto
il Dominus vohfsami, due soprani
cantano il Benedicamus Domino^ e
risposto dal coro Deo gratias , il
Pnpa quando assumeva la cappa, la
deponeva , prendeva il piviale biiin-
co, ed assisteva alla messa secondo
CAP m
il solito. Se poi il Pontefice non
assiste al mattutino, l' uffizio si fa
dal menzionato Cardinale vestito di
cappa, e al faldistorio in cornu e-
pistolcCj cioè dal Cardinal camer-
lengo , o da quel Porporato , che
ne fa le veci, e che dopo suol
cantare, come diremo, la messa.
Le lezioni si cantano dai Pontificii
cantori in sottana, fascia paonazza,
e cotta come stanno in coro. Alla
benedizione della nona lezione, che
si dice dal celebrante, il Cardinale
pili degno risponde : F'erba Sancii
Evangel'iij e finitala lezione, il me-
desimo Cardinal celebrante intona
il Te De.wn laudamus, ed imme-
diatamente depone la cappa, prende
i soliti indumenti sino al piviale,
dicendo a suo tempo V orazione.
Dipoi levatosi il piviale, assume i
paramenti bianchi per la messa, che
subito incomincia.
Anticamente tutte le lezioni nella
notte di Natale si leggevano dai soli
Cardinah, poiché in un codice rife-
rito dal p. Gattico, Ada Caerem.
9 e /\.S, si legge, che » in primo no-
» cturno legunt tres lectiones clerici
# ecclesiae; quartam legit unus ex
j Cardinalibus presbyteris; quintam,
» aliquis judex; sextam septima-
» narius; septimam homiham ali-
» quis diaconus Cardinalis, qui ser-
> vit Papae a parte sinistra, et aham
» homiliam alter Cardinalis; nonam
» vero lectionem legit d. Papa, in
» qua dicit, Jube Domne benedi-
» cere, et nullus benedicat ei , nisi
> tantum modo, quod omnes respon-
' dent alta voce: Amen ".
Messa della ri al te di Natale.
Nei tempi antichi celebrava il
Papa tutte le messe proprie di que-
sto giorno. La prima di notte in s.
Ili GAP
Maria Maggiore, ove pure celebra-
va il mattutino. Da s. M. Maggio-
re all'alba andava a celebrare la
seconda nella chiesa di s. Anastasia,
di cui nel giorno medesimo corre
la festa, e finita questa, passava al-
la basilica vaticana per celebrare la
terza, dove trovava acceso, avanti
alla confessione, o sepolcro degli a-
postoli, il gran faro d'argento con
1 362 candele, che pure si accende-
vano nelle altre solennità di Pasqua,
de' ss. Pietro, e Paolo, e nell'anni-
versario della coronazione del Papa.
A motivo però della grande lonta*
nanza, e della brevità della giornata
in questa stagione, per lo più da s. Ana-
stasia tornava il Papa a celebrare la
terza messa a s. M. Maggiore, consue-
tudine che in parte, come superior-
mente si disse, nel decorso secolo ,
rinnovò Benedetto XIII, e a' nostri
giorni in un modo più particolare
Leone XII.
C'insegnano i liturgici contenersi
nel numero delle tre messe varii
misteri. Quella, che si canta di not-
te, dopo il Te Deum, ricorda l' e-
terna generazione, che fu ab aeterno,
prima di ogni creatura, che potesse
lodar Dio; e perciò dopo di essa si
aggiungono le laudi : la medesima
eziandio rappresenta lo stato avanti
la legge, in cui tutti stavano nelle
tenebre ; e quindi si legge la pro-
fezia : Populus genthimj qui ambu'
labat in tenebri s. La seconda mes-
sa, che dicesi all' aurora, dopo il
canto dell'ora prima, esprime il
tempo sotto la legge, in cui già
comincia vasi a conoscere Cristo, ma
non pienamente, e si dice, Lux ful-
gebit hodie. La terza , che si dice
di giorno, dopo l'ora terza, indica
il tempo della grazia , e pubblica
la nascita temporale del Salvatore;
Puer natus est nobis. , Il Pouget poi
GAP
Instit. Cathol. tom. I, pag. 81 4, ha
creduto, che con questi tre sagri fi-
zii, vengano indicate le tre nascite
di Gesù Cristo. La prima nell'ute-
ro di Maria, con quella, che si can-
ta dopo la mezza notte. La secon-
da nelle anime de' giusti, con quel-
la che dicesi all'aurora, e che rin-
nova la memoria dell'avviso dato
dall'angelo a' pastori. La terza nel
seno del Padre, con quella che can-
tasi prima del mezzo giorno; e pe-
rò r epistola di questa messa è stata
presa dal capo I dell'epistola agli
ebrei, in cui s. Paolo tratta di que-
sta eterna generazione, prendendosi
r evangelio dal capo I di s. Giovan-
ni, ove l'Evangelista, qual' aquila
sollevata sopra le nuvole, spiega un
tanto mistero . P^. Messa e Natale
FESTA.
Attualmente, per solito, la prima
messa si celebra nella Cappella Pon-
tificia dal Cardinal camerlengo di
s. Romana Chiesa, o da altro Car-
dinale da lui delegato. Se il Papa
intona il mattutino, abbiamo già
detto più sopra, come esso incomin-
ciasi, ma qualora intervenga soltan-
to alla messa, egli dalle sue camere
ad ora competente colle solite vesti,
scarpe, e mozzetta filettata d'ar-
mellini , di velluto rosso, si reca
nella sagrestia o camera de' para-
menti contigua alla Cappella, e do-
po aver preso la falda , l'amitto,
il camice, e la stola bianca nel mo-
do sopraddetto, nella stessa camera
de' paramenti benedice lo stocco, e
il berrettone, che, siccome si avver-
tì, avrebbe benedetto prima del mat-
tutino, se avesse voluto celebrarlo .
Quindi assunto il piviale bianco, e
la mitra di lama d'oro, preceduto
dal chierico di camera, che sostiene
sulla punta dello stocco il berret-
tone, e dalla croce Pontificia, ter-
GAP
minato che sia il Te Deiim, entra
in Cappella, e fatta breve orazione
al genuflessorio, subito principia la
contèssione col celebrante. AH' in-
troito non evvi V ubbidienza del
sagro Collegio per l' addotta ragio-
ne, onde il coro affretta i Kyrie ,
quando il Pontefice avrà letto l'in-
ti'oito.
Si cantava anticamente l'inno an-
gelico. Gloria in excelsis Deo, an-
che in greco, come afferma il Gior-
gi, de Liturgia Roman. Pontif. t. Il,
cap. i3, pag. 83. Alle parole del
Credo, et Incarnatus est, ec. il Pa-
pa, e tutti gli astanti genuflettono ,
ed all' offertorio vi è il mottetto
andante: Qiiem {fidislis pastores, del
Vittoria, con seconda parte. Prose-
guesi la messa co' riti comuni alle
altre , e si termina colla consueta
benedizione del Pontefice; ma il
Cardinal celebrante non pubblica
r indulgenza di trenta anni solita
concedersi agli astanti dal Papa, giac-
che dovendosi rigorosamente dire que-
sta messa dopo la mezza notte, in
un medesimo giorno non suole con-
cedersi l'indulgenza, essendovi pure
quella dopo la messa della mattina
di Natale. Quindi il Pontefice, fatta
breve orazione al genuflessorio, pre-
ceduto dal chierico di camera collo
stocco e berrettone, che pone sopra
una mensa, fra due candellieri nel-
la camera de' paramenti , e dalla
croce astata, ritorna in sagrestia, e
deposti i paramenti, si restituisce
alle sue camere, e i Cardinali, e gli
altri vanno alle proprie abitazioni.
Siccome la detta messa celebrasi
nella Cappella Pontificia nella notte
del s. Natale prima della mezza
notte, da un Cardinale, non sempre
digiuno, così ci sembra opportuno
riportare qui quanto analogamente
scrisse Benedetto XIV nel suo brc-
CAP ii3
ve Quodam de more, che si legge
nel suo Bollano al tom. IV, p. 4^4»
diretto a monsignor Valenti asses-
sore del s. Uffizio : >» Noto è quan-
to ogni anno succede in Roma
nella cappella Pontificia nella not-
te di Natale, celebrandosi nella
medesima la messa della mezza
notte, e non celebrandosi sempre
da chi nel giorno precedente si è
astenuto dal mangiale . Alcuni
hanno scritto , che ogni anno si
fa la spedizione dal Papa di un
breve di dispensa: ma ciò non è
vero . Ma sapendo il Papa 1' ora
in cui si celebra la messa , e sa-
pendo che chi la celebra, non ha
sempre mantenuto il digiuno, e
nulla di ciò parlando, e nulla su
ciò disponendo, e lasciando cor-
rere, subentra una certa tacita
dispensa, che assicura la coscien-
za di chi celebra la messa in
quella notte, dopo aver mangia-
to, come da Noi ampiamente si
è dimostrato nel nostro trattato
De Synodo dioecesana dell'ultima
stampa al lib. VI, cap. 5. n. i3.
> Ciò si permette, essendo troppo
> necessario, che in quella notte
> non si tralasci nella Cappella del
> Papa la sagra funzione, non es-
j sendo cosi facile di trovar sem-
> pre un Cardinale, che, non ostan-
j te l'età in cui per lo più si ri-
> trova chi è decorato della detta
3 dignità , possa mantenere il di-
> giuno naturale dalla notte pre-
j cedente all'altra, in cui canta la
i messa nella Cappella. Si aggiun-
> gè, che non è in veruna manie-
» ra praticabile, il cominciare la
> messa dopo la mezza notte, men-
> tre vi assistono i Cardinali, gli
> arcivescovi, e i vescovi, che deb-
» bono nella mattina seguente tor-
> nare in ora competente alle aU
8
ii4 GAP
» tre funzioni della Cappella (del
*> solenne pontificale che canta il
*» Papa), il che non fanno senza a-
H ver prima dette le tre messe
j» nelle loro Cappelle private, co-
w me da Noi si è ampiamente di-
« scorso nel nostro trattato De
» Synodo dioecesana^ al luogo ci-
» tato ".
Avendo fatto menzione, che la pri-
ma messa si cantava dal Papa in
s. Maria Maggiore, passando poscia
a celebrare la seconda nella chiesa
di s. Anastasia, antichissima colle-
giata edificata ne' primordi del IV
secolo, sarà bene riportarne le te-
stimonianze, che si leggono negli Or-
dini Romani. Abbiamo dunque dal
XI : a mane dicit missam ad s. Ana-
» stasiam ; dal XII : in aurora vadit
*» ad s. Anastasiam, et celebrat ibi
» secundam missam; dal XIII: Et
%» summo mane ante solis ortura
« vadit cum tota curia ad eccle-
M siam s. Anastasiae, et cantat ibi
« missam ; dall' Ordine XIV : Sum-
» mo igitur mane indutus missali-
» bus vestiraentis vadit ad s. Ana-
« stasiam, ut celebret ibi missam
« secundam cum Gloria, et Credo,
« et utitur mitra frigiata; dal XV:
« missa de aurora manda tur, quam
» Rom. Pontifex si sit in urbe,
» consuevit celebrare ; et egrediens
« de s. M. Ma Jori summo mane
» indutus missahbus vestiraentis, va-
»* dit ad s. Anastasiam , et ibi ce-
>» lebrat. In hac missa dicitur Cre-
*» do et Gloria. Non dicitur Laeta-
« tus sum, et oblationes, ut in alia
« missa de media nocte. Etiam Pa-
» pa solus communicat super alta-
» re, ut in prima. Quod si Papa
M non sit in urbe, Cardinalis, qui
» habet titulum s. Anastasiae, con-
M suevit hanc missam celebrare et
« in ejus absentia, si Papa non ce-
CAP
** lebret, prior presbyterorum Car-
» dinalium ".
47. Pontificale messa per la solen-
nità del ss. Natale.
I riti antichi, co* quali il Sommo
Pontefice solennizzava questo giorno,
sono i seguenti. Finita la seconda
messa nella chiesa di s. Anastasia ,
passava alla Vaticana per cantare la
terza. Il canonico Benedetto, descri-
vendo nell'Ordine secondo p. 126,
la strada che il Papa faceva , dice :
w Et intrans per ponlem Adriani
w ante templum ejus, et juxta obe-
M liscum Neronis, et ante memoriam
« Romuli, et per porti cum ascen-
»* deus in Vaticanum ad basilicara
« s. Petri, ubi est statio. Et ibi ho-
» norifice cantatur missa cum omni-
M bus ordinibus , si cut decet , et
» debet ibi accipere coronam in
» capite suo, et per mediam urbem
» cum processione redire ad pala-
»» tium, perfìcere festum coronae ".
Ma per Io più , come dicemmo , i
Papi, a motivo della gran lontanan-
za , e della brevità della giornata ,
tornavano a cantare la terza messa
pontificale in s. Maria Maggiore, il
che confermò, nel i586, Sisto V
colla nota bolla. In questa basilica,
mentre il Pontefice entiava nel pres-
biterio, gli veniva presentata da un
mansionario della chiesa una canna
con cerino acceso, con cui il Papa
accendeva della stoppa, che era po-
sta sopra i capitelli delle colonne ,
per rappresentare il fine del mondo,
che sarà cagionato da una pioggia
di fuoco.
Poscia, come abbiamo dagli Or-
dini romani, finito il canto dell' inno
angelico , si facevano delle laudi al
Pontefice, nel modo seguente : « In-
** terea archidiaconus ciun diaconi-
CAP
»* bus, et subdiaconibus in filo stan-
» tibus ad dexteram juxta altare,
•> et notarli deorsum in choro plu-
•» vialibus ìnduti stantes, archidiaco-
w nus alta voce cum omnibus dicit:
*> Exaudi Christe. Bespondent no-
*» tarii: Domino nostro (Gregorio) j a
« Dea decreto summo pontifici ^ et
M universali Papae, vita. Tribus \i-
f* Gibus dicit aichidiaconus cum suis;
>» tribus vicibus respondent notarii:
« Tu illuni adjuva, S. Maria. Re-
« spondent simili ter de unoquoque
w choro tribus, sanctos duabus vici-
9* bus. In fine Kyrie , tribus vicibus
« arcliid. cum diaconibus, et subdia-
»> coiiibus, et accipiunt tres solidos
'» prò laude ". Segue la descrizione
del pontificale dopo il Credo. Mentre
« primicerius cum schola cantant
M offerenda , tunc septem Cardinales
« ascendunt ad altare, cum libris,
»y tres ex una parte, et quatuor ex
« alia parte, et Pontifex a diacono
»» sustentatus intrat ad altare in ca-
t> nonem ad sacrificandam hostiam
jj cum Cardinale ". Soggiunge poi
Pietro Amelio , nell' Ordine XV ;
« In hac missa communicant omnes
» in Ghristo vere farnulantes, qui
>y dignitate episcopali non sunt con-
i* stituti, quoniam tales per se ce-
« lebrare populo tenentur ''.
Anche in questo pontificale, dopo
che si era detto V Agnus Dei ^ lo
stesso Pontefice nominava quelli,
che doveano essere invitati alla sua
tavola, e a quella del vice- domino ,
i quaU per la prima erano invitati
dal nomenclatore, e per la seconda
dal notaio del vice-domino, avendo-
ne ambedue ricevuto T ordine dal
Papa. Nell'Ordine romano di Cen-
cio Sa velli , che poi fu Onorio III ,
scritto avanti 1' anno i i gai, si ha ,
che nella mattina di Natale, cpiando
il Sommo Pontefice andava a s. Ma-
CAP
Ii5
ria Maggiore, terminata la messa,
ritornava coronato al palazzo apo-
stolico, mentre sotto i gradini del
portico , gli si facevano incontro i
giudici, e gli avvocati. Quindi cia-
scuno riceveva il presbiterio d' un
melequino , ed al primicerio , oltre
un melequino, si davano dodici de-
nari pavesi. Descrivendo poi il me-
desimo Cencio la maniera con cui
il Papa in tal' occasione cavalcava ,
soggiunge, che intorno gli andavano
i giudici vestiti di piviale , e che il
priore della basilica seguiva il pri-
micerio tra i Cardinali diaconi, e i
suddiaconi. Ma la descrizione della
pompa, colla quale il Papa si reca-
va dalla basilica liberiana, al palazzo
lateranense la mattina di Natale, su-
periormente venne descritta al § I,
coir autorità del libro Pollicitus _, di
'Benedetto canonico di s. Pietro.
Aggiungeremo però qui, come segui-
vano le acclamazioni dei primati del
clero , e del popolo, dopo che il Pon-
tefice era smontato da cavallo alla ba-
silica di Papa s. Zaccaria, e dopo altre
relative cerimonie: » Cum autem ve-
« nit Pontifex ad basihcam Zachariae
>i Papae antequam descendat, descen-
•» dunt Cardinales ad faciendum lau-
»» des. Tunc prior Cardinalis s. Lau-
>j rentii foris muros, deposita mitraj
»> dicit, Jube donine benedicerej
y> Pontifex benedicit eum , qui alta
»» voce dicit : Suninio et egregio ,
» ac ter beatissimo Papae Gregorio
» vita. Respondent Cardinales omnes:
>^ Deus conservet eum et vivificet
•> eum, tribus vicibus Salvator mun"
» di. Cardinales respondent, Tu il-
*• luni adjuva ^ et vicibus tribus :
« S. Maria y tu illuni adjuva, per
»> omnem chorum sanctorum , tres
« sanctos. In fine omnes sancii ad/u'
» veni illum, tribus vicibus. Kyrie
« tribus vicibus. Et prò laude acci-
ii6
GAP
*» piunt tres solidos. Judices vero se
H repraesentaut, et dicit primicerius:
» Jube donine benedicere. Pontifex
M benedicit eum, et alta voce dicit;
» Hunc diem. Respondent judices:
« Multos annos, tribus vicibns, Teni-
H pora bona habeas. Respondent
» judices : Tempora bona habeamus
>* omnes. Tunc Dominus Pontifex de-
M scendit de equo. Primicerius defen-
M sorum, et secundicerius suscipiunt
M eum per manus, et ducunt usque in
>» cameram ". Questo rito corrisponde
a quello, che si usava in questo me-
desimo giorno di Natale, nel tempio
di s. Sofia in Costantinopoli, cogli
imperatori , e co' patriarchi , come
ci assicura il titolo delle Acclama-
zioni, del Goar, in un codice della
biblioteca reale di Parigi.
Dopo che il Papa era tornato in
processione con tutto l'accompagna-
mento della curia al patriarchio la-
teranense, e che avea a tutti, come
nel giorno della sua coronazione, del
giovedì santo, e di Pasqua, dato un
doppio presbiterio (Fedi), seguiva il
solenne convito, che facevasi in piti
mense, disposto nel!' architriclinio la-
teranense. Una sola serviva al Papa,
alla cui destra, e sinistra erano quel-
le de' vescovi, preti e diaconi Gardi-
nali, e in appresso le altre de' pre-
lati, e de' magnati. Tutti erano ve-
stiti in paramenti sagri, colle mitre
in capo, come si descrive negli Or-
dini II, p. 129, XII, p. 169, e XIV,
p. i86, 229, 277. Leggeva in ta-
vola un Cardinal diacono in piviale,
e finito il pranzo, i Cardinali condu-
cevano il Papa nelle sue camere ,
dove egli si spogliava degli abiti sa-
gri, e poi cogli altri prelati, parati
ancora com' erano a desinare, torna-
vano in cavalcata, colle mitre in te-
sta, alle loro abitazioni. E siccome i
cantori pontifìcii cantavano duran-
CAP
te Ja mensa la sequenza , così ter-
minata che Taveano, si recavano
a baciare il piede al Papa, che loro
dava un bisanzio, ed una coppa di
vino. Questi, ed altri riti praticavansi
anticamente nel giorno del s. Natale,
ma oggidì ha luogo il solo pontifi-
cale nella basilica di s. Pietro, essen-
do rari gli esempi, che siasi celebrato
nella Liberiana, ove per altro i Car-
dinali invitati dall' arciprete assisto-
no a' secondi vesperi, di che si tratta
all'articolo Cappelle Cardinalizie.
Addobbata pertanto la patriarcale
basilica vaticana, nel modo che di-
cemmo, se vi si celebra il preceden-
te vespero pontificale, la Cappella
della Pietà serve per camera dei
paramenti, ed ivi si adunano i Car-
dinali, che vi si recano con due
carrozze, e domestici in livree di
gala, con vesti, cappe, scarpe, e tutto
altro rosso, e co' paramenti di color
bianco, secondo il rispettivo ordine.
Tutti gli altri assumono i sagri indu-
menti come nel pontificale di Pasqua,
non meno che chi abbia 1' uso della
cotta sul rocchetto, prende la cotta.
Il Papa, seguito, e preceduto dalla sua
corte, vi si reca col solito vestiario,
scarpe, e mozzetta di velluto filetta-
ta di armellini, di colore rosso, del
quale è pure la stola di raso. Assun-
ti i consueti paramenti , col piviale
bianco, o triregno in capo, ascende
in sedia gestatoria, sotto baldacchino
bianco, sostenuto dai referendari di
segnatura , e co' flabelli a' lati. Il
capitolo, avente il Cardinal arciprete
alla testa in cappa rossa con pelli
di armellini, per uniformarsi all'abi-
to corale de' canonici, beneficiati ec,
in due ale si distende dalla Cappella
della Pietà, per ricevere il Pontefi-
ce, il quale preceduto dalla proces-
sione, e seguito da quelli descritti
nel pontificale di Pasqua, ha innanzi
. GAP
la croce, e fra due mazzieri il chie-
rico di camera in cotta e rocchetto,
die porta Io stocco e berrettone be-
nedetti-, e che sostiene coU'assistenza
d'un mazziere, durante il pontifica-
le, accanto la mensa dell' altare, dal
lato dell'epistola.
Giunto il Pontefice all' altare del
ss. Sagramento, dopo essere stalo
salutato dai cantori vaticani col ver-
setto Tu es Petrus , discende dalla
sedia gestatoria, e si reca ad adorar-
lo. Quindi rimontato sulla stessa se-
dia, va air altare Papale , e fatta
breve orazione al genuflessorio , va
al trono di terza, ove riceve la so-
lita ubbidienza, e prende i paramen-
ti bianchi per la messa, di cui qui
scriveremo soltanto ciò, che appar-
tiene al rito della festa, dacché pel
resto si pratica quanto si eseguisce
nel pontificale di Pasqua di Resur-
rezione, e in quello di s. Pietro, an-
corché non celebrasse il Papa. Nel
recarsi all'altare per incominciare la
messa, viene il Papa incontrato dai
tre ultimi Cardinali preti, cui uno
dopo l'altro ammette al bacio del vol-
to, del petto, ovvero a un doppio am-
plesso, rito, che si pratica in tutti i
pontificali. In questo pontificale non
v'ha altro di particolare, che al
canto dei vangelo, quando il diaco-
no dice , et p^erbuni caro factum
est , il Papa e tutti gli altri genu-
flettono, come fanno anche, quando
dal diacono greco sono cantate le
medesime parole , allorché dice nel
suo idioma lo stesso vangelo. Il dia-
cono minisuante, a suo tempo, pone
vicino al calice la pisside con le
particole, che debbono servire per
la comujiioiie de' Cardinali diaconi,
e de' nobih laici. Al canto del Credo,
il Papa , e tutti gli astanti genu-
flettono air lucarnatus est , avendo
anche genuflesso alla recita del me-
CAP 117
desimo. AH' offertorio vi è il mot-
tetto : Hodie nohis coelorum Rex ,
di Gio. Maria Nanino, come avverte,
l'Adami a p. 108, ovvero il mottetto
con seconda parte, Quem vidistis
Pastoresy del Vittoria, secondo Can-
ceUieri. Dopo la comunione, che fa
il Papa al trono, e quella che
distribuisce al Cardinal diacono mi-
nistrante, e al suddiacono uditore
di Rota , ha luogo, colle cerimonie
descritte al pontificale di Pasqua, la
comunione de' Cardinali diaconi, prin-
cipe assistente al soglio , senatore di
Roma, conservatori del popolo ro-
mano, priore de' capo-rioni, e mae-
stro del sagro ospizio, i quaU si re-
cano al soglio a riceverla dalle mani
del Papa. Che se questi non cele-
brasse, la riceverebbero dal Cardi-
nal decano del sagro Collegio, o dal
più degno de' porporati celebrante :
e siccome in questo caso tutti i
Cardinali invece de'paramenti hanno
la cappa rossa, i Cardinali diaconi
nel ricevere la comunione , pongono
attraverso della cappa la stola bianca.
Ma se il Papa non assistesse, allora il
principe assistente al soglio, e il magi-
strato romano non vi si recano. Ter-
minandosi la messa, e detto dal Car-
dinal diacono Vita missa est, il Pon-
tefice dall'altare comparte la solenne
benedizione, sostenendo l'uditore di
Rota la croce Papale, incontro dal la-
to opposto dell'altare. Immediatamen-
te, il Cardinal vescovo assistente pub-
blica l'indulgenza plenaria, concessa
dal Papa a tutti gli astanti. Indi il
Pontefice legge l' evangelo dell'Epi-
fania , che principia : Quum natus
csset Jesus, di s. Matteo, perclié quel-
lo di s. Giovanni si è già detto do-
po l'epistola. Di poi il diacono del
vangelo leva al Papa il pallio, e il
manipolo, che lascia in mezzo della
mensa dell'altare sopra uu tondi-
m8 gap
no, e gli rimette la mitra di lama
d'oro.
Disceso il Papa dall'altare, e de-
posta la mitra, dopo aver orato al
genuflessorio, riprende il triregno, e
si pone a sedere nella sedia gesta-
toria, dove il Cardinal arciprete
della basilica, con due canonici in
cappa e rocchetto, sagrestani mag-
giori di essa , gli presenta il pres-
biterio entro una borsa di ormesi-
no bianco. Finalmente, precedendo
la processione, il chieiico di camera
collo stocco, e berrettone, la croce
Pontifìcia, e tutti quelli, che assi-
stettero al Pontificale, torna il Papa
in sedia gestatoria coi flabelli , alla
Cappella della Pietà, dove si spoglia
degli abiti sagri, e della falda, e
riprende gli usuali. Indi stando egli
appoggiato al Ietto de' paramenti ,
riceve dal Cardinal decano, e in no-
me del sagro Collegio, gli auguri, e
le felicitazioni proprie delle feste Na-
talizie, onde il Papa ringraziando
il Cardinal decano, e il sagro Col-
legio, ricambia l'uffizio, desiderando
a tutti ogni prosperità, e quindi fa
ritorno alla sua residenza , come
fanno i Cardinali, e gli altri. Anco
in questo pontificale, dopo resa
l'ubbidienza colle cappe rosse, i
Cardinali anticamente prendevano i
sagri paramenti , che deponevano
appena terminato il Pontificale, rias-
sumendo le cappe, colle quali accom-
pagnavano il Papa alla camera dei
paramenti, che stante la rigida sta-
gione, si fa nella detta Cappella
della Pietà. Qualora non celebrasse
il Papa, nel qual caso si supplisce,
e viene praticato quanto abbiamo
detto superiortnente parlando del
precedente vespero, dopo la messa il
Cardinale, che 1' ha celebrata , pubbli-
ca l'indulgenza di cinquanta anni ,
concessa dal Pontefice agli astanti.
GAP
4B. Cappella Papale della seconda
festa di Natale , per la festa di
s. Stefano ai 26 dicembre.
Si celebra nel palazzo abitato dal
Pontefice, ed il quadro dell' alta-
re è l'arazzo rappresentante il pre-
sepio. Il paliotto è di colore rosso,
e la coltre e coltrina del trono, e
della sedia Papale, sono di lama
d'oro rossa. I Cardinali vi si recano
co' domestici in livree di gala, colle
vesti, e cappe, e tutt' altro rosso,
del qual colore è il piviale del Pa-
pa, che viene in Cappella con la
mitra di lama d'oro. Canta messa
un Cardinale dell'ordine de'pieti,
che co' ministri assistenti assume i
paramenti del predetto colore. Al-
l'offertorio vi è il mottetto: Cuin
auteni esset Stephanus_, del Palestri-
na, con seconda parte, la quale
termina colle parole : ohdorniivit in
DominOj che si cantano, smorzando
a poco a poco l'armonia. Il sermo-
ne si fa da un alunno del collegio
inglese, in cappa paonazza con ar-
mellini, e berretta nera, promulgando
dipoi trenta anni d' indulgenza con-
cessa dal Sommo Pontefice. Il pri-
vilegio di recitarsi il discorso nella
Cappella Pontificia in questo giorno
da un alunno del collegio inglese,
vuoisi che abbia origine dal suo
istitutore Gregorio XIII, ovvero sot-
to il suo immediato successore Sisto
V. In un libro mss. dell'archivio
di tal collegio, vi sono i seguenti
discorsi recitati in tal festa nella
Cappella Papale: Oratio habita in,
Capella corani S. Pontiflce et Car-
dìnalibus indie s. Stephani, 1590;
Oratio habita in Capella corani
S. Pontijìce et Cardinalìbus in die
Circiinicisionis Doni. i593, a p.
Eduardo Coffino collegii anglicani
CAP
aliimno. Da" questo secondo discor-
so si può congetturare, che sotto
Clemente Vili nel 1592 non aves-
se luogo la recita di quello per la
Ciappella di s. Stefano, e in vece nel
seguente anno venisse supplito col
menzionato. Nel medesimo archivio
vi sono poi altri venti discorsi per
la festa di s. Stefano senza data ,
recitati nella Cappella Pontificia, ma
scritti con carattere alquanto piti
recente. Questo discorso non è so-
lilo stamparsi, perciò non si dispensa.
11 Galletti, Del Primicerio ip. 1 5,
dice, che in questo giorno il Papa
si recava in cavalcata , alla chiesa
di s. Stefano al monte Celio, a ce-
lebrarvi la stazione, che tuttora vi
dura.
49. Cappella Papale della terza
festa di Natale, per la festa di
s. Giovanni apostolo ed Evan-
gelistaj ai 27 dicembre.
Questa si celebra nella Cappella
Palatina ove risiede il Papa. Il qua-
dro dell'altare rappresenta in arazzo
la nascita di Gesù nel presepio; il
paliotto è bianco, la coltre del tro-
no, e la coltrina dell'altare sono
di lama d'argento co' fiori ricamati
d'oro. I Cardinali vi si recano coi
domestici colle livree di gala, e con
vesti, cappe e tutt'altro rosso; ed il
Papa comparisce con piviale bianco,
e mitra di lama d' oro. Spetta a
cantare la messa ad un Cardinale
dell'ordine presbiterale, che usa pa-
rati di color bianco. Il mottetto
dell' offertorio : Hic est beatùtsimus
discipuliiSy con seconda parte , è
del Palestrina. Anticamente pronun-
Eiava il sermone dopo l'evangelo
un ecclesiastico del clero secolare;
ma Papa Clemente XI, Albani^ con
decreto de' 26 marzo 17 16, ne con-
CAP 119
cesse il perpetuo privilegio al pro-
curatore generale dell' Ordine dei
minori di s. Francesco di Paola,
chiamato volgarmente de' Paolottij
il quale lo recita coli' abito della
propria religione, pubblicando tren-
ta anni d' indulgenza. Nel 18 14,
stante le note vicende, non essendo
peranco le cose ripristinate secondo
l'antico ordine, pronunziò il discorso
monsignor Bonomi cappellano segre-
to di Pio VII; come nel 1808, al-
lorché questo Papa era rinchiuso
dai francesi nel Quirinale, l'avea
recitato l'abbate ora monsignor Giu-
seppe de Ligne, attuale segretario
della congregazione cerimoniale, e
secondo maestro delle cerimonie Pon-
tificie. Dal seguente catalogo di ser-
moni stampati, si rileverà chi un
tempo lo faceva in questo giorno.
Petri GemeUi doct. theol. Pari-
siensis, Oratio de s. Joanne apost.
et evang. habita corani ss. D. N.
Gregorio XIU, et S. R. Ec. Card.
1579; Lselii Peregrini art. et s. theol.
doct., Orationes tres in sacello Va-
ticano habitce apud Sixlum V, et
Gregor. XIII , de d. Joanne £'v.,
d. Steph. protoni. , pceniteniìa , et
jejunio i586; Ad Sìxtum V P.
0. M. Oratio _, Sanctii de Sando-
val theol. de s. Joanne ap. et ev.
habita in sacello Vatic. VI Kal.
januarii i584; Didaci de Castillo
salmaticensis , doct. theol. Orationes
duce de D. Joanne Ev. habitce in
Capella pontificia^ sub Pont. M.
Sixto V, et Innocentio IX, Romoe
1 592 ; Dom. Mariani in D. Joan.
Ev. laudenij Oratio sub ss. D. N.
Clemente Vili. Kal. januar., inter
sacra pontificalìa in sacello Vatic.
habita i5^6; Oratio habita a Mar-
tino Suarez deAcunha, doct. theol.
Lusitano, corani Clemente Vili,
et S. F. Ec. Cardinalibiis, in festa
I2Ó GAP
s. Joann. Ev. Romse i6o4; Oratio
hàbita Romce in festo s. Joanais
Ev. a Stephano Roix de Toar, theol.
lusitano, Romae 1611; Oratio de
s. Joanne Evang. Jo. Bapt. Sacchi
Asculani in collegio de Propaganda
Fide, mag. rethor. Romae i663; Boa-
nerges, seu filius tonitrui , hoc est
Fulmen , Oratio de s. Joanne ap.
et ev. habita in Quirinali ponlificiun
sacello ad Cknientem X , s. Pla-
cido Sparapane Camerte, 1670; Jo.
Thomoe Chiappetti sacerdotis ex Do-
minis Salti, et Priacci. J. V. D. et
ci vis Taurinensis , Oratio habita in
Capella pontificia ad S. D. N. In-
nocentiuni XI , in honorem D. Joan-
nis Ev. anno 1682; Oraculum Di-
vinitatis, sive de s. Joanne Evang.
Oratio habita in sacello pontificio
ad S. D. N. Clementenì XÌ , a
Philippo Rondinino faventino, Ro-
mae 1701.
5o. Ve spero Papale per la festa
della Circoncisione del Signore,
dopo il quale il Papa, oltre il
sagro Collegio, suole intervenire
al solenne Te Deum, nella Chie-
sa del Gesù,, a 3 1 dicembre.
Questo vespero si canta nella Cap-
pella ove abita il Pontefice. R.ap-
presenta l'arazzo del quadro la Cir-
concisione del bambino Gesìi. Il pa-
liotto è bianco, e di lama d'argento coi
fiori in ricami d'oro sono la coltre
del soglio, e la collrina della sedia
papale. I Cardinali v' intervengono
con due carrozze, co' domestici in
livree di gala, e con vesti, cappe,
e tutt' altro rosso, ed il Pontefice
in piviale bianco, e mitra di lama
d'oro. Non evvi particolarità in que-
sto vespero, che è come quello d'O-
gnissanti.
Terminato il vespero, se il Papa
GAP
vi abbia assistito, sedente in trono
riceve alla presenza del Cardinal
camerlengo, e di due notari di ca-
mera il giuramento de' due nuovi
conservatori di Roma, e talvolta dei
priore de' capo-rioni, se cade però
la sua elezione in quell' epoca, non
che degli altri uffiziali del popolo
romano. Viceversa anticamente lo
riceveva nella mattina seguente, ter-
minata la messa. Ma oggidì se ii
Papa non si reca al vespero della
Circoncisione, i nuovi magistrati, o
la stessa sera, o nella mattina seguen-
te, vanno a renderlo nelle mani del
Cardinal camerlengo di s. Chiesa,
a cui essi lo prestano anche nelle
altre epoche dell'anno, nelle quali
cade il bussolo dell'elezione de'nuovi
magistrati. È poi da avvertirsi, che
se i conservatori, e il priore de'capo-
rioni furono dal Pontefice anterior-
mente confermati per qualche lieta
circostanza, essendo i medesimi sog-
getti, non ha luogo il giuramento,
come avvenne nel decorso anno. Ul-
timamente questo giuramento presta-
vasi non solo dai conservatori, e dal
priore de' capo-rioni, che col solito
rubbone nero avevano assistito al
medesimo vespero; ma anco da due
maestri giustizieri , da due nuovi
maestri di strade, dai caporioni, e
dal camerlengo di Ripa-grande, col-
la formola letta ad alta voce da un
notaro di camera. Se il giuramento
ha luogo in Cappella, e al Papa, il
Cardinal camerlengo vi assiste in
cappa rossa nel luogo ove suole stare
il Cardinal primo prete. Sul piano
del soglio, su di uno sgabello, si po-
neva il libro degli evangeli, il quale
baciavasi prima dai conservatori,
poi dai maestri di strada, indi dai
maestri giustizieri, non che dai ca-
porioni, che venivano chiamati ad
uno ad vmo col nome de' loro rioni,
GAP
dall'avvocato fiscale di Campidoglio.
Levatosi lo sgabello, i due nuovi
conservatori prendevano posto vicino
ai loro predecessori, dopo aver ba-
ciato il piede al Papa, a cui si
ammettevano pure i due maestii di
strada. Ciò che facevasi dai nomi-
nati , ora nello stesso modo si pra-
tica dai nuovi conservatori di Roma,
i quali si restituiscono alle proprie
abitazioni, dopo aver fatto questo pri-
mo atto in possesso del nuovo cospi-
cuo impiego, ovvero praticano quanto
si disse se il Papa non assiste al ve-
spero. Disceso il Papa dal trono, e
benedetto il sagro Collegio, ora al-
quanto al genuflessorio, e passa nella
camera de' paramenti a deporre gli
abiti sagri, per fare ritorno alle sue
camere in mezzetta filettata d'ar-
mellini di velluto rosso, e scarpe
simili, e colla stola di raso rosso,
se interviene nella chiesa del Gesti
de' pp. gesuiti al solenne Te Deum,
in rendimento di grazie a Dio pei
benefici compartiti in tutto il corso
dell'anno.
Il Papa vi si reca col treno detto
di città , e i Cardinali con l'a-
bito Cardinalizio rosso, deponendo i
propri caudatari la, croccia, ed in-
vece sulla sottana e fascia di seta
paonazza sovrappongono il ferraiua-
lone di seta nera; ma se il Papa
non vi si reca, allora i Cardinali,
che per, questa funzione sono stati
invitati dal Cardinal decano del sa-
gro Collegio, nell'uscire dalla Cap-
pella, levatasi la cappa e il rocchet-
to, assumono la sola mozzetta, e
prendono il ferrai uolone rosso, e sul
bavaro di esso si cava fuoii il cappuc-
cio della mozzetta. I Cardinali mona-
ci, e frati adoperano il ferraiuolo
talare di saia , del colore dell'abito del
proprio Ordine. La chiesa è nobil-
mente parata, e sontuosamente illu-
CAP 121
minata. Il p. generale della compa-
gnia di Gesù riceve i Cardinali alla
porta dell'oratorio della congrega-
zione de' nobili, ove si riuniscono.
Prima, cioè negli ultimi tempi, si
eseguiva questo ricevimento dal Car-
dinal protettore della congregazio-
ne vestito come sopra, il quale
poi andava a pararsi per in tuonare
il Te Dtimiy e dare la benedizione
col ss. Sagramento esposto nell'altare
maggiore. Giunto il Papa alla por-
teria della casa professa contigua
alla chiesa, il Cardinale più degno
apre lo sportello della carrozza, viene
incontrato dal p. generale, e dagli
altri padri graduati della compagnia,
e da tal parte entra in Chiesa pre-
ceduto e seguito dai religiosi in
cotta con torcie accese. Fra esse per
ordine di anzianità, due a due in-
cedono appresso il Pontefice i Car-
dinali, assistiti dai maestri delle
cerimonie in mantellone. Il Pontefice
si pone genuflesso al genuflessorio
dinanzi all'altare, ed i Cardinali
nella quadratura de' banchi , e su
cuscini precedentemente preparati ,
facendo ala ali' altare gli alunni del
collegio germanico -ungarico , con
torcie accese, e colla cotta. 11 Car-
dinal decano del sagro Collegio ,
o il più anziano de' Cardinali, ve-
stito di piviale bianco , in mezzo
a' sagri ministri in tonacella, a cor-
mi epùtolce ( i quali ministri so-
no o due padri della compagnia ,
o due dei detti alunni ) , intuo-
na a pie dell'altare, a cornu epi'
stolcej e, se non è presente il Pon-
tefice, nella parte davanti , 1' inno
Te Deiini laudanius^ cantato altei'-
nativamente dal coro dei musici, e
dal popolo. Quindi cantasi il Tan-
tum ergOy e il Papa, colla assistenza
del primo (cerimoniere, e del Car-
dinal primo prete, pone 1' inceuso
ì^2 CAP
nel turibolo, ed all' ultimo scalino
dell'altare fa tre volte l'incensazione
al Venerabile. Dettasi dal Cardinal
funzionante l' orazione, lo stesso Car-
dinale sale sul ripiano dell'altare, e
col Santissimo co m par te la trina
benedizione all' immenso popolo ,
terminando cosi la funzione. Poscia,
e nello stesso modo , e per la me-
desima via, il Pontefice, e i Cardi-
nali partono, e fanno ritorno alle
proprie residenze.
CAPPELLE Cardinalizie. Sono
le messe cantate pontificalmente, e
i vesperi intuonati da un arcivesco-
vo, o vescovo, a cui il sagro Col-
legio de' Cardinali, ovvero i Porpo-
rati d' una particolare congregazio-
ne Cardinalizia, assistono in Roma,
residenza del Sommo Pontefice , in
diverse basiliche e chiese, nel corso
dell' anno, per alcuna festività ordi-
naria, e straordinaria , specialmente
per antica consuetudine con parli-
colar invito dei Cardinali arcipreti
delle basiliche titolari e protettori
di chiese, monisteri, collegi, arcicon-
fraternite ec. , ed in mancanza dei
rispettivi superiori, fa l'invito il Car-
dinal decano dello stesso sagro Col-
legio. Tali messe e vesperi antica-
mente sempre venivano celebrati, e in-
tonati da monsignor sagrista, ed ora
se non da lui, da altro individuo co-
util uito in dignità episcopale, a bene-
placito del Cardinale superiore del
luogo. Coteste sagre funzioni, meno i
vesperi, vengono dirette, regolate, ed
assistite dai maestri delle Pontificie
cerimonie, dai ministri assistenti del-
le Cappelle Cardinalizie e prelati-
zicj dal collegio de' cantori Ponti-
fìcii, dai cappellani comuni, dai chie-
rici, ed altri della Cappella Papale,
colle cerimonie, e riti della santa
romana Chiesa.
CAP
§ I. Notizie sulle Cappelle Cardina-
lizie, antiche, e straordinarie.
§ IL Ministri assistenti delle Cap-
pelle Cardinalizie.
§ III. Elenco dei vesperi, e Cap-
pelle CardinaUzie, che hanno luo-
go fra r anno.
§ IV. Vesperi e Cappelle Cardina-
lizie annuali, ed ordinarie.
§ I. Notizie sulle Cappelle Cardi-
nalizicj antiche e straordinarie.
Non solo il senato apostolico dei
Cardinali interviene alle sagre fun-
zioni, che il Sommo Pontefice ce-
lebra, ed alle quali assiste, come si
disse all'articolo Cappelle Pontifi-
cie [Vedi), ma, da un' epoca remo-
tissima, come si vedrà in progres-
so, si aduna in diverse chiese colle
vesti Cardinalizie, e cappe, per so-
lennizzare anche separatamente le
principali feste del Signore e della
beata Vergine, non che per onora-
re la memoria di alcun santo , ce-
lebrare le novendiali esequie al Pa-
pa defunto, e altre funzioni nella
sede vacante, tanto prima di entra-
re in conclave , ed anco in questo,
siccome talora si fece; ed è perciò
che di due specie sono le Cappelle
Cardinalizie, ordinarie o annuali, e
straordinarie. Delle prime si tratte-
rà al § IV di questo medesimo ar-
ticolo ; ma prima di dire qui delle
altre straordinarie, premetteremo un
cenno di alcune delle antiche, e di
quelle , che in progresso di tempo
furono dichiarate Cappelle Papali.
Tali sono quelle dell' Immacolata
Concezione, agli 8 dicembre , che a
testimonianza del carmelitano Baco-
mio, morto nel 1 35o, in tempo che
Clemente VI risiedeva in Avignone,
celebravasi alla presenza de' Cardi-
nali, con solenne messa e panegiri-
GAP
co, in una chiesa del proprio Ordi-
ne, dichiarata poi Cappella Papale,
nel 174^, da Benedetto XIV. La
Cappella dell'Annunziata, istituita da
Eugenio IV, per vm tempo fu Car-
dinalizia; ma, dopo il 14B8, tornò
ad essere costantemente Pontifìcia.
Fino al 1706, la cappella, che si
celebra a' 4 novembre nella chiesa
di s. Carlo Borromeo per questo
venerando Porporato fu Cardinali-
zia, finche Clemente XI dichiarolla
Papale. Così quella per s. Filippo
Neri, avanti che Benedetto XIII, nel
1728, la stabilisse Papale, nella
chiesa di s. Maria in Vallicella si
celebrava soltanto da' Cardinali, ora
assistendo essi al vespero , come fu
nel 1718, sotto Clemente XI, ed
ora alla messa. Ma invece la Cap-
pella Papale istituita per la festa
di s. Bonaventura, nell'anno i588,
divenne Cardinalizia nel i63j, e le
Cappelle per san Tommaso d'Aqui-
no, e dell' ottava de' ss. Pietro , e
Paolo si considerano tuttora .semi-
papali ^ come dicesi a' loro numeri.
Leggiamo nel Sestini, stampato nel
1G34, che a' 3o settembre nella chie-
sa di s. Girolamo degli Schiavoni
a Ripetta, se ne celebrava la festa
coir intervento de' Cardinali in cap-
pe paonazze, prendendo il Cardinal
titolare la rossa, e i caudatari la
sottana e fascia di seta paonazza ,
e ferraiuolone di color nero. Il Dia-
rio di Roma del 1720 riporta, che
nella domenica delle Palme, essen-
dovi la stazione in s. Giovanni in
Laterano, i Cardinali solevano in-
tervenire al vespero, il quale si ce-
lebrava in quella basilica. Per la fe-
sta di s. Bartolomeo, i CardinaU
visitavano in abito la chiesa de' ber-
gamaschi, mandando la scusa chi
non vi andava ; e per qut^lla della
Madonna di Loreto, in abito visi-
GAP 1^3
lavano la chiesa di s. Salvatore in
Lauro. E senza dire di altre , che
si descriveranno qui appresso fra le
straordinarie, nel 1739, il Cardinal
Corsini, nipote di Clemente XII, ti-
tolare della chiesa diaconale di s.
Eustachio, per la ricognizione del
corpo di questo santo, e suoi com-
pagni, invitò alla processione tutto
il sagro Collegio, col beneplacito del-
lo zio Clemente XII, giacche a tali
funzioni non potè intervenire tutto
il sagro Collegio. In fatti, nel nu-
mero 69 del Diario di Roma del
i838, si legge la descrizione del so-
lenne trasporto del corpo di s. Bo-
nosa eroina romana, dalla chiesa di
s. Apollinare a quella a lei dedi-
cata in Trastevere, eseguito nel gior-
no di domenica 19 agosto dall' ar-
cicon fraternità dell' Immacolata Con-
cezione, e de' ss. Francesco d'Assisi,
ed Antonio di Padova. Quindi si
dice che v'intervennero con torcie
accese i Cardinali romani, e i Car-
dinali ascritti alla confraternita, nou
che la romana prelatura, tutti ap-
positamente invitati, in uno ai con-
servatori di R.oma, e priore de' capo-
rioni. Deve poi avvertirsi, che nel-
le processioni ed accompagnamento
per traslazione de' corpi santi, i Car-
dinali assumono le cappe paonazze,
ma per autorizzazione del Papa,
talvolta usano le cappe rosse per
accrescere solennità alla funzione. I
caudatari poi vestono la sottana, e
fascia di seta paonazza, col ferraiuo-
lone di seta nera.
Le Cappelle Cardinalizie straor-
dinarie sono le seguenti , le prime
delle quali considerandosi Papali so-
no riportate all' articolo Cappelle
Pontificie, che indicheremo col pa-
ragrafo, e numero ove sono de-
scritte.
i?,4
GAP
Tranporto del cafìavere del Papa
defunto dalla Cappella Si.slì/ia
alla basilica ifalìcaiia coli' inter'
vento del sagro Collegio ^ e sua
■ tumulazione con quello de' Car-
dinali da. lui creati ec. /^. il §
YI delle Cappelle Straordinarie,
capo 2.° n. 4-
Novendiali esequie, che i Cardinali
celebrano al de-funto Pontefice j
§ VI capo 1° n. 5.
Cappella, che precede V entrata
de' Cardinali in conclave^ il cui de-
cano celebra alla loro presenza la
messa dello Spirito Santo, § VI capo
2 0, n. 6. JN'el conclave poi talvolta
i Cardinali celebrarono le funzioni,
che qui appresso noteremo, ed alcun
Cardinale celebrava anche qualche fe-
sta particolare; mentre ciò che si pra-
ticò pei Cardinali morti in sede va-
cante, entro o fuori del conclave, il
quale fino alla elezione di Pio VI,
B raschi 3 nel 177^ si celebrò nel
palazzo del Vaticano , lo dicemmo
al detto § VI, capo 2.° n. 8, trat-
tando della Cappella per V esequie
de' Cardinali defunti. La qual fun-
zione, essendo sino al 1724 Cardi-
nalizia, da Benedetto XIII fu dichia-
rata Papale.
Nel conclave del 1721 per mor-
te di Clemente XI, dalla mattina
della domenica delle Palme, fino a
quella di Pasqua , furono celebrate
diverse funzioni alla presenza dei
Cardinali, dal vescovo sagrista. Que-
sti pertanto fece la benedizione delle
palme , e l'esposizione del s. Sepolcro
tjella cappella Paolina, con proces-
sione de* Cardinali dalla Sistina, con
candele accese in mano, ec, funzioni
che ebbero luogo, senza che mai fos-
sero sospesi gli scrutini per l' elezio-
ne del nuovo Papa, neppure la mat-
tina di Pasqua, a tenore delle co-
CAP
stltuzioni apostoliche, troppo impor-
tando di dare sollecitamente un ca-
po alla Chiesa universale. Essendo
poi la cella del Cardinal Sagripan-
te nel luogo della cappella di s. Pie-
tro martire, questo porporato nella
ricorrenza della festa, la fece orna-
re, invitando il sagro Collegio a ce-
lebrarvi la messa , per cui diversi
Cardinali vi si recarono a celebrar-
la. Ma la Cappella Cardinalizia, che
doveasi celebrare nella chiesa della
Minerva, della quale si tratta al
§ IV n. 6, fu celebrata dai consul-
tori, e dal padre commissario del
s. ofiìzio.
Nel conclave del 1724, per mor-
te d' Innocenzo XIII, dai Cardinali
si fecero tutte le funzioni della set-
timana santa, e nel giovedì santo il
senatore di Roma Frangipane, come
dicemmo di sopra parlando del gio-
vedì santo, si recò formalmente al-
l' ospedale lateranense, ove assistette
alla messa , e processione, poi lavò
i piedi a dodici sacerdoti pellegrini
in cotta, e berretta, li servì a men-
sa, e li regalò.
Nel conclave del 1730, per mor-
te di Benedetto XIII, per la città
di Roma ebbero luogo le consuete
processioni del Corpus Domi ni ^ e
in conclave il sagro Collegio l'ese-
guì portandosi il ss. Sacramento
dalla Cappella Sistina alla Paolina.
E per la festa de'ss. Pietro e Pao-
lo vi furono le consuete illumina-
zioni della facciata, colonnato, e cu-
pola vaticana , e le girandole sul
Castel s. Angelo.
Nel conclave del 174O) per morte
di Clemente XII, nella settimana san-
ta si celebrarono in esso le sagre fun-
zioni da monsignor Reali maestro
delle cerimonie, assistito da due col-
leghi. Le palme si portarono ad ogni
cella dei Cardinali, e se ne manda-
GAP
vano tliori del conclave a' personag-
gi, che sogliono goderne la dispen-
sa, il Cardinal Belhiga fece celebra-
re nella propria cella la festa di s.
Filippo Neri; e la processione del
Corpus Domini si eseguì per Ro-
ma col solito ecclesiastico decoro;
quindi pel caldo della stagione, il
sagro Collegio dispensò il clero per
alcuni giorni dal recarsi processio-
nalniente al conclave.
jVel conclave del 1758, per mor-
te di Benedetto XIV , per la festa
del Corpus Domini^ i Cardinali fe-
cero dentro di esso la processione,
e quella solenne uscì dalla basilica
vaticana. 11 Cardinal Rezzonico, ve-
scovo di Padova , che poi restò e-
letto Papa col nome di Clemente
XIII, celebrò in conclave la festa di
s. Antonio di Padova, e il Cardinal
di York quella di s. Luigi Gonzaga.
Nel conclave del 1769, per mor-
te di Clemente XIII, ebbero luo-
go le funzioni della settimana san-
ta. Monsignor Landini sagrista be-
nedì le palme, che poi si dispensa-
rono alle celle, cioè bianche a' Car-
dinali, e di ulivo a' conclavisti; ed
il Cardinal vicario vietò gli spari
nel sabbato santo al Gloria in ex-
celsisj tanto quelli di Castello , che
gli altri per Roma. I sacerdoti con-
clavisti cantarono l'uffizio delle te-
nebre, intervenendovi i Cardinali.
Nel giovedì santo tutti i Cardinali
celebrarono messa , comunicando i
propri conclavisti; il Cardinal vicario
compartì la santissima Eucaristia a-
gl' inservienti del conclave, e mon-
signor sagrista pose il sepolcro nel-
la Paolina.
Nel conclave del 1774» per mor-
te di Clemente XIV, i Cardinali
fecero fare per Roma le missioni
in preparazione dell'anno santo, pro-
mulgato dal defunto Ponteiice il dì
CAP \i'y
dell* Ascensione ; e nella vigilia di
Natale incominciò l' universal giu-
bileo senza l' apertura delle porte
sante, essendosi però sospesa, stante
la sede vacante, la seconda pubbli-
cazione di detto giubileo, solita far-
si nella terza , o quarta domenica
di quaresima.
Nel conclave del 1800, celebrato
nel monistero di s. Giorgio in Ve-
nezia per morte di Pio VI, non il
Cardinal decano, ma il padre abba-
te Soardi, benedettino dello stesso
monistero , cantò la messa dello
Spirito Santo.
Nel conclave del 1823, per mor-
te di Pio VII, vacò soltanto la ce-
lebrazione della cappella Cardinali-
zia per l'esaltazione della ss. Cro-
ce, e perciò i Cardinali non offri-
rono all'arciconfraternita del ss. Cro-
cetìsso lo scudo d' oro.
Nel conclave dell'anno 1829 te-
nuto, come quello dell'anno 1823, al
Quirinale, per morte di Leone XII,
la mattina delle ceneri, dopo la con-
sueta messa di monsignor sagrista ,
il Cardinal Castiglioni, che poi restò
eletto Papa col nome di Pio Vili,
come penitenziere maggiore, vestito
di amitlo, cottina , e stola, stando
in piedi suU' aliare della Cappella
Paolina, amministrò le ceneri a cia-
scun Cardinale, che le ricevette e-
gualmente in piedi. I cerimonieri le
ricevettero genuflessi , ed allora il
Cardinale funzionante si pose a se-
deie colla mitra in capo. Ne' ve-
nerdì di marzo, dopo lo scrutinio
del giorno, nella Cappella comu-
ne , si recitò r inno Vexilla re-
gis, con cinque Pater^ Ave e Glo^
ria^ alla passione di Gesìl Cristo,
ed analoga oiazione. Quindi da mon-
signor Perugini sagrista si diede la
benedizione colla reliquia della ss.
Croce precedentemente esposta, ui
126 GAP
Cardinali, e conclavisti. Nelle dome-
niclie poi di quaresima, nella detta
cappella comune, premesse le lita-
nie, e il Tantum ergo, col Santis-
simo esposto, il medesimo sagrista
comparti la benedizione. Finalmen-
te el)be luogo un triduo a s. Giu-
seppe, ed altro alla ss. Annunziata.
Nel giorno però della festa non \i
fu funzione alcuna, ne arila chiesa
della Minerva, ne in conclave, e
neppure l'oblazione dello scudo d'oro
de' Cardinali , all' arcicoufràterilita
della ss. Annunziata.
Nel conclave del i83o-3i tenu-
to al palazzo apostolico Quirinale
per morte di Pio Vili, ed elezione
del Papa regnante, vi fu la novena
pel s. Natale, nella cui vigilia, alle
tre ore di notte i Cardinali si re-
carono, dopo l'invito del cerimo-
niere , in compagnia de' conclavisti
ecclesiastici , nella Cappella degli
scrutini, cioè della Paolina, e stan-
do ciascun Porporato a' propri stal-
li sovrastati dai baldacchini, assi-
stette alle laudi , e al mattutino ,
che intuonò il Cardinal Bartolomeo
Pacca decano , proseguendo i con-
clavisti , i quali sedevano intor-
no alla gran tavola collocata in
mezzo alla Cappella pegli scrutini,
illuminata da molti candellieri, fun-
zione che durò un'ora, recandovisi
i Cardinali vestiti di sottana, fascia,
e croccia paonazza, e rocchetto. Vi
fu ventilato il dubbio, se nella san-
ta notte dovesse cantar messa il Car-
dinal camerlengo di s. Chiesa, ma
fu deciso che vivendo il Pontefice,
e tal Porporato celebrando nella
cappella Papale, sebbene non vi sia
dispensa , il silenzio del Pontefice
equivale come fosse accordata coe-
rentemente a quanto dichiarò Bene-
detto XIV, come da noi fu riportato al
§ X delle CArPELLE Pontificie num.
GAP
46 ; onde fu risoluto , che in sede
vacante non si può arbitrare di ce-
lebrarla, pel digiuno che necessa-
riamente si dovrebbe rompere. Nel-
la mattina seguente, solennità del
s. Natale, ad ore sedici i Cardinali
in rocchetto, e croccia si recarono
nella cappella Paolina ad assistere
alla messa bassa del Cardinal Pacca
decano, nella quale comunicò i Cardi-
nali diaconi, ponendo i cerimonieri
prima a cadauno la stola bianca
alla diaconale sulla croccia, dopo di
che ebbe luogo lo scrutinio, il quale fu
eseguito pure nel giorno. Dopo quello
dell'ultimo dì dell'anno i83o, nella
cappella comune il prelato sagrista
Augustoni intuonò il Te Deum lau-
damus, coli' assistenza de' Cardinali,
e conclavisti, a' quali diede la trina
benedizione col ss. Sacramento. Il
detto monsignore nella medesima
cappella, terminato lo scrutinio del
giorno primo del i83i, ricompartì
la benedizione col Venerabile, pre-
messe le litanie, e il Veni Creator
Spiritus, Per la festa della cattedra
di s. Pietro, vi fu la recita del re-
lativo inno, e la benedizione col
ss. Sacramento ; a' 2 5 poi dello stes-
so mese di gennaio si fece altret-
tanto nella cappella comune, coli' in-
no in onore di s. Paolo, ricorrendo
la memoria della conversione di lui.
Fu celebrato il triduo per la festa
della Purificazione di Maria Vergine,
nel cui giorno non vi fu ne bene-
dizione, ne distribuzione di candele,
perchè fu osservato non essere stata
fatta nel conclave per morte di Cle-
mente XIV. Da tal triduo risultò la
elezione cotanto bramata del novello
Papa, che cadde nella persona del
bellunese Cardinal d. Mauro Cap-
pellari camaldolese, che assumendo
il nome di Gregorio XVI, governa
tuttora la Chiesa di Dio.
GAP
Oltre alle suddescrilte Cappelle
straordinarie Cardinalizie, il sagro
Collegio interviene per consuetudi-
ne, per volere del Papa, e per invi-
to di qualche Cardinal superiore di
alcuna chiesa, a diverse, e partico-
larmente a quelle, che si registrano
qui appresso.
Cappella anniversaria delle ese-
cjfiiìej che nella basilica vaticana ce-
lebrano i Cardinali al Pontefice de-
funto, che li abbia aggregati al se-
nato apostolico, con invito a nome
della prima creatura, non solo alle
concreature, ma ai Cardinali esal-
tati da altri Pontefici, che talvolta
sogliono privatamente intervenire
coll'assistenza de' ministri delle Cap-
pelle Cardinalizie. P^. Anniversario
PEI Sommi Pontefici defunti, e il
§ VI, capo I, n. 5, ove pure si
tratta delle esequie celebrate dai
Cardinali ai Pontefici loro creatori,
o parenti. Tali cappelle si sogliono
celebrare anco nelle traslazioni dei
loro cadaveri , come fece il sagro
Collegio per Benedetto XIII nel
1783, quando il corpo di lui dalla
basilica vaticana fu trasportato al-
la chiesa di s. Maria sopra Miner-
va, canlando la messa in ambedue
un Cardinale coll'assistenza del sa-
gro Collegio. Dopo la messa in una
recitò l'elogio funebre monsignor As-
semanni, nell'altra monsignor Pier-
santi. Avanti tal'epoca, e nel 1 743, il
Cardinal Corsini, nipote di Clemente
XII volle far trasportare di notte il
cadavere di lui dalla basilica vatica-
na alla lateranense , ed è perciò ,
che prima seguì la ricognizione del
corpo alla presenza delle creature
vestite di paonazzo, in cui il nipo-
te piangendo ne scuopri, e ricopri
il volto, quindi successe il trasieri-
mento trovandosi a riceverlo sulla
porta di s. Gio. in Laterauo, ed in
CAP 127
cappa paonazza, il medesimo Car-
dinal Corsini, ch'era pure arciprete
della basilica. Poi fu posto il cadave-
re nel mausoleo destinato. Nel 1768
le creature di Benedetto XIV, aven-
dogli fatto erigere in s. Pietro un
magnifico deposito , nel riporvi il
cadavere di lui , eh' era tumulato
nella stessa basilica, gli celebrarono
le esequie, invitandovi gli altri col-
leghi. E per non dire di altri , ri-
posando le ceneri di Clemente XIII
nella predetta patriarcale vaticana,
quivi i suoi nipoti Cardinal Carlo,
e senatore Rezzonico, coli' opera di
Canova, gì' innalzarono un sontuoso
monumento, nel quale alla presenza
de' Cardinali fecero collocare il ca-
davere nel 1782.
Cappella Cardinalizia per V an-
niversarie esequie di Paolo IV^^
nella chiesa di s. Maria sopra Miner-
va. Questa Cappella fu instituita da
s. Pio V nel 1 5^Qy e si deve celebrare
dalla sagra congregazione del s. olfi-
zio, dai Cardinali, ed altri componenti
la medesima, nel giorno in cui morì
quel Pontefice. V. Anniversario dei
Sommi Pontefici defunti. In quan-
to poi all'ordine , con cui siedono
i componenti la congregazione del
s. offizio , in questa , e nelle altre
cappelle , cui essa fa celebrare , ed
alle quali assiste , si tratta in que-
sto stesso articolo al § IV, num. 6,
descrivendosi la Cappella di s. Pie-
tro martire.
Cappella Cardinalizia per un
Cardinale della congregazione del
s. OJJìzio. Questa pure celebrasi
nella chiesa di s. Maria sopra Mi-
nerva. I Cardinali membri della
congregazione vi si recano in vesti,
cappe, e tutt' altro paonazzo , col
caudatario in soltana , fascia piii>
nazza, e ferraiuolone nero. Canta
messa il p. compagno del p. com-^
iiS GAP
missario dello stesso s. offizio, e vi
assistono i r.mi consultori ed al-
tri addetti, nel banco di contro a
quello de' Cardinali ; i prelati in
rocchetto, e mantelletta, i religiosi
coli 'abito del proprio Ordine, e gli
altri, o con quello che loro convie-
ne, o in veste, e ferraiuolone nero, ed
evvi la dispensa delle candele. Tal
Cappella celebrasi allorché muore
un Cardinale della congregazione ,
facendosi le spese a conto di que-
sta, che le fa pure celebrale ai r.mi
consultori , senza V intervento dei
Cardinali.
Cappella Cardinalizia anniversa-
ria pei Cardinali defunti che ap-
partennero alla congregazione di
Propaganda Fide^ e pei benefatto-
ri della medesima, che si celebra
nella chiesa del Collegio Urbano
dai Cardinali componenti la congre-
gazione, dopo la prima congrega-
zione delle vacanze autunnali, adu-
nata nel mese di novembre, ve-
stiti di cappe, e tutt' altro paonaz-
zo, e il caudatario in sottana, e fa-
scia paonazza, e ferraiuolone nero.
Canta la messa un vescovo assistito
dai ministri delle Cappelle Cardina-
lizie coir intervento de' Pontijfìcii can-
tori, ed evvi la dispensa della can-
dela, tanto ai Cardinali, che ai cau-
datari.
Cappella per V Esequie def So-
vrani, in cui il sagro Collegio in-
terviene in cappa paonazza, facen-
do ognuno nell' entrare in chiesa
r assoluzione a pie del feretro, ma
se un diacono s'incontra con un Car-
dinale vescovo, o con un Cardinale
prete, allora il Cardinal diacono non
fa r assoluzione, ma solo assiste a
quella, che fanno i detti Cardi-
nali. Nel 173^ mori in Roma la
regina d' Inghilterra Maria Clemen-
tina Sobieski, moglie di Giacomo
GAP
in , e Clemente XII le fece cele-
brare magnifici funerali nella chie-
sa dei ss. XII Apostoli, colla sopra-
intendenza del maggiordomo prefet-
to de ss. palazzi, e l'assistenza dei
Cardinali al vespero, e mattutino ,
colle cappe paonazze, e dopo il so-
lenne trasporto alla basilica vatica-
na, il capitolo le celebrò l'esequie
nella Cappella del coro coli' inter-
vento di alcuni Cardinali, i quali in-
tervennero puranco pel trasferimen-
to del suo cadavere nel mausoleo e-
rettole nella stessa basilica nel 1 745.
Ed in morte di Giacomo III, ol-
tre i funerali, che gli fece Clemente
XIII nel 1766, il di lui figlio Car-
dinal di Yorck arciprete della basi-
lica vaticana, in questa medesima
basilica fece eseguire particolari ese-
quie, decorate colla presenza de'Car-
dinali. Da ultimo nel 18 19, essen-
do morta in Roma la regina di
Spagna Maria Luisa moglie di Car-
lo IV, nella basilica di s. Maria
Maggiore, Pio VII le fece celebra-
re solenni funerali coli' intervento del
sagro Collegio, il quale talvolta as-
sistette all'esequie in alcuna chiesa
nazionale, anco a quelle de' sovrani
morti fuori di Roma, come avven-
ne nel 17^4 "^lla chiesa di s. Gia-
como degli spagnuoli, per morte di
Luigi I re di Spagna, essendovi
stata altresì la recita di una orazio-
ne fiuiebre.
Cappella Cardinalizia per la fe-
sta di s. Lucia, a' 1 3 dicembre nel-
la basilica lateranense. F. Ambascia-
tori, § IV.
Processioni dell'ottava della festa
del Corpus Domini.
I Cardinali protettori d'alcun so-
dalizio, i Cardinali titolari delle ris-
pettive chiese, o altri invitati, soglio-
GAP
no o portare il ss. Sagramento , o
seguirlo in abito e cappe rosse, con
torcia accesa. Però tutto il sagro
Collegio interviene alle processioni
in uno ai vesperi, che si celebrano
nelle basiliche lateranense, e vatica-
na, ancorché non vi si recasse il Pa-
pa, come descrivesi all' articolo Gap-
TELLE Pontificie § X, n. 28.
Anticamente varie chiese di Roma
celebrando tal processione invitava-
no la maggior parte de' Cardinali, i
quali vi andavano in vesti e cappe
rosse, meritando special ricordanza
la processione celebrata dalla chiesa
nazionale di s. Maria dell'Anima , il
cui giro era tutto ricoperto di tende.
L' ambasciatore cesareo precedeva
con torcie il ss. Sacramento, e i
Cardinali , due a due , seguivano il
Sagramentato Signore ; e quel Cardi-
nale, che non poteva recarvisi, manda-
va la scusa. La basilica di s. Lorenzo
in Daniaso faceva l'invito non solo
de' Cardinali, ma anche di gran nu-
mero di prelati, e talora pure della
camera segreta Pontifìcia. I Cardi-
nali si adunavano in una sala, ove
il Cardinal vicecanceWiere, commen-
datario della chiesa, faceva levar loro
la mantelletta, in segno di cessione
della propria giurisdizione. Nella chie-
sa nazionale di s. Luigi de' francesi
seguiva pure l' invito di que* Cardi-
nali attinenti alla corona e corte di
Francia ; ed in quella di s. Maria
sopra Minerva, ayea luogo l'inter-
vento del sagro Collegio.
Beatificazione . A questo articolo
descrivesi la funzione , che celebra
la congregazione Cardinalizia dei
Riti, assistendovi i Cardinali di essa
nella basilica di s. Pietro, in cappa
paonazza , mentre il caudatario va
in sottana, e fascia paonazza con
ferraiuolone nero. Nel giorno si reca
a visitar il nuovo Beato il sagro
VOL. IX.
GAP 129
Collegio in abito rosso , non che il
Sommo Pontefice. Evvi poi Cappel-
la Cardinalizia , quando gli Ordini
religiosi, a cui appartiene il Beato
novello, o altra chiesa, voglia cel'^-
brargli un solenne triduo; pratican-
dosi altrettanto con maggior solen-
nità, e frequenza, nei solenni otta-
vari , che si fanno a' beati canoniz-
zati, di che si tratta all'articolo Ca-
nonizzazione.
Nelle chiese nazionali, ed altre
per i solenni Te Deum _, si pratica
invitarvi il sagro Collegio, e per dire
di alcuni esempi, nel 1729 nella
chiesa di s. Luigi de' francesi , fece
l'invito per la Cappella, e Te Deum,
il Cardinal Polignac ministro di quel
reame, per la nascita del delfino di
Francia erede della corona. Nel
1764 per l'elezione di Giuseppe II
in re de' romani, si tenne Cappella
Cardinalizia, col canto dell' inno del-
la riconoscenza , nella chiesa nazio-
nale di s. Maria dell' Anima , ove
nell'anno 1 745», erasi fatto altrettan-
to per quella del padre di lui Fran-
cesco I di Lorena, per invito del
Cardinal Albani protettore degl' im-
periali domimi, e il sagro Collegio,
per dispensa di Benedetto XIV, vi
si recò con vesti rosse e cappe pao-
nazze, sebbene cadesse nell'avvento.
Ma delle altre Cappelle, e sacre
funzioni straordinarie, che celebrano
i Cardinali , specialmente ne' loro
titoli presbiterali, o diaconali, ed al-
trove, e delle vesti, che usano ec,
diffusamente si tratta agli articoli
rispettivi. V. Cardinali di Santa
Romana Chiesa.
§ II. Minùitri assistenti alle Cap-
pelle Cardinalizie.
Oltre i monsignori maestri delle
cerimonie Pontificie, i chierici della
0
i3o GAP
Cappella Papale, i cappellani comu-
ni , e altri , non che il collegio dei
cappellani cantori, sono principal-
mente distinti con la (jualiflca di
ministri assistenti il diacono, sud-
diacono, e prete assistente al ve-
scovo, o arcivescovo, clie celebra
pontificalmente la messa in quasi
tulle le Cappelle Cardinalizie al-
la presenza del sagi-o Collegio dei
Cardinali, nelle diverse chiese di
Roma.
I cantori della Santa Romana
Chiesa, lino dai primitivi tempi, era-
no cappellani del Papa , e insieme
suddiaconi apostohci, per lo che uno
di essi ministrava da suddiacono nel
solenne pontificale del Sommo Ge-
rarca, in cui un Cardinale ha sem-
pre ministrato da diacono. In tutte
le altre messe solenni celebrate dai
Cardinali , e dai patriarchi, arcive-
scovi, e vescovi nella Cappella Pon-
tificia , due cappellani cantori mini-
stravano in qualità di diacono, e di
suddiacono. Questa costumanza, ben-
ché contasse molti secoli di antichità,
non piacque al Pontefice Sisto V: onde
coll'autorità della bolla In suprema ,
emanata il primo settembre i586,
dispose in argomento quanto appres-
so , locchè fu anche meglio dichia-
rato da Gregorio XIV colla bolla
Dudiim j de' 6 ottobre i Sg i >» Sì
» scelgano due cappellani cantori, i
" quali cessino dal cantare, prenda-
?» no il nome di cappellani sostituti,
»» cantino messa ogni dì nella ufil-
" ciatura quotidiana del palazzo apo-
« stolico , e ministrino in tutte le
w sagre funzioni da diacono , e da
» suddiacono , non tamen in prae-
>* senlia nostra. Alla mancanza dei
*' primi eletti, il collegio de' cap-
» pellani cantori scelga in perpetuo
« altri cappellani sostituti , i quaU
»> sieno sempre pagati dalla massa
GAP
» comune delle lendite del collegio
" medesimo.
In conseguenza di tali disposizio-
ni, i cappellani cantori perdettero il
titolo di suddiaconi apostolici, e nel
gran pontificale del Papa, servi da
suddiacono un prelato di distinzione,
finche Alessandro VII, nel 1667,
dichiarò gli uditori del sagro tribu-
nale della Rota suddiaconi apostoli-
ci. E così similmente lo stesso Sisto
V fu quello, che incominciò a far
invitare prelati distinti per ministra-
re da diacono, e da suddiacono nel-
le Cappelle Papali, cioè presente il
sovrano Pontefice , finché il detto
Alessandro VII stabilì, che in per-
petuo il prete assistente fosse un ca-
nonico della basilica lateranense, il
diacono un canonico della vaticana,
e il suddiacono uno della liberiana,
siccome meglio dicesi all' articolo
Canonico , ed al § IV delle Cap-
pelle Pontificie. Vedi.
In queste Cappelle il collegio de-
gli arcivescovi, e vescovi assistenti al
Pontificio soglio, avendo il diritto di
cantare la messa in tutte le Cappel-
le della curia romana, e nelle dome-
niche dell'avvento, e di quaresima,
meno la GaiidetCj e la Laetare^ in-
nanzi al Pontefice, a' Cardinali, e a
quei , che hanno luogo nelle Cap-
pelle ^ domandò ed ottenne , che per
prete assistente in tutti i suoi pon-
tificali, ossia in ogni messa solenne
non papale, celebrata avanti il sagro
Collegio, e la prelatura, come si
dirà a Cappelle Prelatizie (Fedì),
fosse nominato il segretario prò tem-
pore del collegio medesimo.
In tal modo si proseguì fino
allo spirare del secolo XVIII, in
cui trasportato in Francia Pio VI,
ed eletto dopo la morte di lui ,
nell'anno 1800, Pio VII, questi,
mediante la congregazione economi-
GAP
ca stabilita pc* sagri palazzi aposto-
lici, e sue Cappelle, abolì T antico
iiiiìcio de' due ministri • diacono e
suddiacono alle Cappelle Cardinali-
zie, detti cappellani sostituti , e lo
rese al colle^^io dei cappellani can-
tori, come il godeva prima, avendo
però riguardo, che tal determinazio-
ne avesse solo elìetto alla morte dei
due cappellani sostituti d'allora. Die-
tro tale disposi/ione nacquero alcune
vertenze di preminenza fra i due
predetti sostituti, e i cappellani can-
tori, le quali furono decise a favore
dell'intero collegio, da monsignor Ga-
votti maggiordomo con decreto dei
9,3 agosto 1802. Ed è perciò, che
nell'anno seguente il collegio rientrò
interamente, e pacificamente nel suo
antico privilegio, e diritto, di far ser-
vire da diacono , e da suddiacono
due cappellani cantori , scegliendosi
ogni volta chi deve esercitare tale
uflicio, e facendogli godere e fruire le
dispense di cera , ed incerti che vi
sono in alcune Cappelle, oltre le pro-
pine in quelle , che si celebrano ad
ogni Cardinale alla sua morte; seb-
bene dopo Benedetto XI II, per aver-
le egli dichiarate Papali, i ministri
assistenti sieno i tre canonici delle
tre patriarcali.
Leggiamo ne'Diarii mss. de' ce-
rimonieri Pontificii compilati nel
pontificato di Clemente XI, che ce-
lebrandosi, a' 7 marzo 171 1, nella
chiesa di • s. Maria sopra Minerva,
la consueta cappella Cardinalizia ,
in cui dovea cantar la messa mon-
signor arcivescovo di Teodosia vi-
cegei-ente, essendo sonata l'ora deci-
masesta in cui già doveasi celebrare,
i Cardinali vedendo, che tal prelato
tardava, ordinarono ai maestri di ce-
rimonie, che se non vi era altri, can-
tasse la messa un religioso domenica-
nt), da' fiati del qual ordine è ofiiziata
GAP i3r
la chiesa; ma trovandosi non aver
celebrato certo d. Francesco Viviano
di Pescaglia, uno de' tenori cantori
della Cappella Pontifìcia , si vestì
subito de' sacri indumenti , e cantò
la messa assistito dal diacono e sud-
diacono della Cappella , non però
dal prete assistente, venendo sem-
pre incensato con tre tiri.
§. III. Elenco dei vesperi e Cappel-
le Cardinalizie 3 che hanno luogo
fra Vanno.
1. Vcspero per la festa della Cat-
tedra di s. Pietro in Roma ai
18 gennaio, nella basilica vati-
cana.
2. Cappella coli' esposizione del ss.
Sacramento, nel giovedì di sessa-
gesima, nella basilica di s. Lo-
renzo in Damaso.
3. Cappella colla esposizione del ss.
Sacramento, nella domenica di
quinquagesima, nella chiesa del
Gesù, de' pp. gesuiti.
4. Cappella per la festa di s. Tom-
maso d'Aquino, a' 7 marzo, nella
chiesa di s. Maria sopra Miner-
va, de' pp. domenicani. '
5. Cappella per la festa di S.Fran-
cesca romana, a' 9 marzo, nella
chiesa di s. Maria Nuova, dei
pp. Olivetani.
6. Cappella per la festa di s. Pie-
tro martire , a' 29 aprile , nella
chiesa di s. Maria sopra Miner-
va, de' pp. domenicani.
7. Vcspero di Pasqua, nella basilica
di s. Maria Maggiore.
8. Cappella per la festa di s. Ivo,
a* 19 maggio, nella chiesa del-
l'archiginnasio, e università r()-
mana.
q. Vcspero dell* Ascensione del Si-
gnore, nella basilica laternnense.
IO. Vcspero per la festa della na-
j3? gap
tività di s. Gio. Battista, a' ^4
giugno, nella basilica lateranense.
1 1 . Vespero per la festa de' ss. Pie-
tro e Paolo, a' 29 giugno, nella
basilica vaticana.
11. Cappella per l'ottava de' ss. Pie-
tro e Paolo, a' 6 luglio, nella ba-
silica lateranense.
i3. Cappella per la festa di s. Bo-
naventura Cardinale, a' 1 4 luglio,
nella basilica de' ss. XII Apostoli,
de* pp. conventuali.
1 4. Cappella per la festa di s. Vin-
cenzo de Paolis, a' 19 luglio, nella
chiesa de' signori della missione,
da lui istituiti.
i5. Vespero per la festa di s. Ma-
ria della Neve, a' 5 agosto, nella
basilica di santa Maria Maggio-
re, nel giorno della sua dedica-
zione.
16. Vespero per la festa dell'As-
sunzione al cielo della b. Vergi-
ne, a' i5 agosto, nella basilica di
s. Maria Maggiore.
17. Cappella per la festa di s. Lo-
dovico IX re di Francia, a' 2 5
agosto nella chiesa nazionale di
s. Luigi de' francesi.
18. Cappella per la festa della esal-
tazione della ss. Croce, a' i4 set-
tembre, nella chiesa di s. Mar-
cello de'pp. serviti.
19. Vespero per l'anniversario della
dedicazione della basilica latera-
nense, a'9 novembre, nella stessa
basilica.
20. Vespero per l'anniversario del-
la dedicazione della basilica vati-
cana, a' 1 8 novembre, nella stessa
basilica.
2 1 . Cappella per la festa di s. Ca-
terina vergine e martire, a' 25
novembre, nella chiesa del suo
nome a' Funari, dell'annesso con-
servatorio.
22. Vespero del s. Natale, a' 25 di-
CAP
cembre, nella basilica di s. Ma-
ria Maggiore.
2 3. Vespero per la festa di s. Gio-
vanni apostolo, ed evangelista, ai
27 dicembre, nella basilica late-
ranense.
24. Cappella per la festa di s. Toni'
maso Cantuariense, a' 29 dicem-
bre, che si celebra dai Cardinali
della sagra Congregazione della
immunità ecclesiastica, nella chie-
sa del collegio inglese.
Le suaccennate sacre funzioni ,
meno i vesperi dello stesso giorno
delle festività , ed eccettuate quel-
le del giovedì di sessagesima, di s.
Pietro martire, e di s. Vincenzo de
Paolis , le quali si celebrano per
invito, e per consuetudine senza l'in-
tervento de' ministri assistenti alle
Cappelle Cardinalizie, e senza quello
de' cantori Pontificii, sono annual-
mente pubblicate nel libretto inti-
tolalo: « Denunciatio dierum qui-
M bus hoc anno Capellae Papales ,
« et Cardinalitiae habentur, et prae-
« scriptio colorum, quos iisdem die-
» bus in cappis induent E. mi et
» R.mi. D.D. Cardinales ".
§ IV. Vesperi e Cappelle Cardi'
nalizie annuali ed ordinarie .
I. Vespero per la festa della cat-
tedra di s. Pietro in Roma^ ai
18 gennaio, nella basilica Va-
ticana.
I secondi vesperi di tal festività
si celebrano solennemente nella pa-
triarcale basilica di s. Pietro da
quel capitolo, nella cappella del co-
ro. Invita il sagro Collegio, median-
te biglietto d'uso, il Cardinal arci-
prete, che lo riceve nella camera
capitolare, e poi ringrazia indivi-
GAP
(ìualmentfe ogni Cardinale a' rispet-
tivi stalli , prima di terminare il
vespero, con un inchino. Egli assu-
me la cappa rossa, e la propria fa-
miglia di livrea prende quella di
gala; gli altri Cardinali vi si reca-
no con vesti rosse, e cappe paonaz-
ze, e i caudatari con sottana , e
fascia di seta paonazza, e ferraiuo-
lone di seta nero, eh' è l' abito cui
usano nelle Cappelle e vesperi Car-
dinalizi.
Adunati i Cardinali nella came-
ra capitolare, e prese le cappe, si
racano alla cappella del coro pre-
ceduti da quel capitolo col seguen-
te ordine, cioè: Incedono due cu-
stodi di chiesa in abito talare pao-
nazzo di saia con fascia simile di
seta, aventi in mezzo il collettore
delle messe, vestito con abito tala-
re paonazzo, con toga del medesi-
mo colore, con rivolti di seta cre-
misi, portando tutti e tre in mano
delle aste foderate di velluto rosso,
decorate nell'estremità degli stem-
mi del capitolo ; indi la croce capi-
tolare astata, in mezzo a due ac-
coliti ceroferari , poscia in cotta i
seminaristi vaticani, i chierici bene-
ficiati, i beilbfìciati, i canonici in
cappa; quattro beneficiati in pivia-
le, e un canonico ebdomadario an-
ch'esso in piviale, e da ultimo il
sagro Collegio. Entrata la processio-
ne nella cappella del coro, i Cardi-
nali siedono agli stalli de' canonici
dalla parte del vangelo , prendendo
l'ultimo posto il Cardinal arciprete:
mentre i canonici alcuni vanno al
lato del vangelo, e tutti gli altri da
quello dell'epistola, prendendo i con-
sueti luoghi il restante del capitolo,
ciò che suole praticarsi anche nelle
altre basiliche nella celebrazione dei
secondi vesperi coli' intervento de* Car-
dinali. Si distinguono questi per la
CAP i33
cattedra romana per la musica dei
più valenti maestri, fra' quali si
cantano le composizioni del Pitoni,
del Jomelli , e di altri celebri uo-
mini, eseguite non solo da due
scelti coli, ma dai bravi cantori
romani, e forestieri.
2. Cappella coW esposizione del ss.
Sagramento nel giovedì di ses-
sagesima^ nella basilica di san
Lorenzo in Damaso.
In tal mattina si fa all'altare prin-
cipale della basilica una solenne espo-
sizione del ss. Sacramento in forma di
quarant'ore, dopo la messa cantata.
A questa il Cardinal vice-cancelliere,
come commendatario di detta chiesa,
invita i Cardinali, i quali vi si reca-
no in abiti, e cappe paonazze, che
assumono nelle camere di contro la
sagrestia ove si riuniscono ; quindi
collegialmente, preceduti dal capito-
lo, si recano in chiesa, visitano Ge-
sù Sacramentato chiuso nel ciborio,
e passano ai posti a conni evange-
liiy prendendo luogo a quello del-
l' epistola monsignor vicario coll'in-
tero capitolo. Canta messa un ve-
scovo, o un canonico della basilica
assistito dai beneficiati di essa, co-
me lo sono i cantori. Espostasi coi
sohti riti la ss. Eucaristia, si porta-
no le torcie a' Cardinali, si canta il
Tantum ergo_, ed ha termine la fun-
zione, col ringraziamento, che fa il
Cardinal vice - cancelliere ad ogni
Porporato suo collega, rilasciandosi
al caudatario la torcia.
Prima questa esposizione si face-
va a spese del Cardinal commenda-
tario : ed è perciò, che il Cardinal
Ottoboni, nipote di Alessandro Vili,
nel 1700, fece fare una sontuosa
macchina per collocarvi i copiosi
lumi, e il tabernacolo col Venera-
r34 OAP
bile. Attualmente la camera aposto-
lica supplisce alla spesa della cera ,
toccando al capitolo pensare al re-
sto, a cui poi rimane la cera avan-
zata. Il Sommo Pontefice colla sua
corte suol visitare il ss. Sacramento,
nello stesso giorno, o nel seguente,
e poi ammette il capitolo al bacio
del piede in sagrestia.
3. Cappella colV esposizione del ss.
Sacramento nella domenica di
quinquagesima j, nella chiesa del
Gesù dei pp, gesuiti.
Chiamasi quinquagesima, perchè
da questo giorno sino a quello del-
la Pasqua di risurrezione, vi sono
cinquanta giorni , ed anticamente
da questa domenica s'incominciava
a digiunare, come oggi si pratica
dalla Chiesa orientale, onde chia-
mavasi Dominica carnis privium.
In detta mattina all' altare mag-
giore, a spese della congregazione
dei Nobili , ivi istituita, si fa una
magnifica esposizione in forma di
quarant' ore^ cappella che fu intro-
dotta dopo il 1629, non venendo
indicata nel libro delle regole di tal
pia Congregazione, denominata del-
l' Assunta, stampato in detto anno,
per cui anticamente invitavano i
Cardinali alcuni cavalieri deputati
dalla medesima, i quali in uno al
Cardinal protettore li ricevevano al-
la porteria della casa professa de' ge-
suiti, e li accompagnavano al conti-
guo oratorio, e poi nel porsi il San-
tissimo nel tabernacolo, sostenevano
le torcie accese.
Ora r invito a' Cardinali si fa
dal Cardinal decano, che insieme
al p». generale della compagnia, e
ad alcuni religiosi di essa, li incon-
trano alla porteria , e accompagna-
no nella cappella del menzionato o-
CAP
ratorio, ove poi prendono le cappe
violacee eguali al colore delle vesti.
Quindi procedendo i piti anziani ,
due a due collegialmente , accom-
pagnati dai propri famigliari nobili,
si portano in chiesa ad orare al ss.
Sacramento chiuso nel ciborio nella
Cappella di s. Ignazio, e poscia pas-
sano alla quadratura de' bandii.
Suole cantare la messa un patriar-
ca, arcivescovo, o vescovo assistito
dai ministri delle Cappelle Cardina-
lizie, cui rispondono i cantori Pon-
tificii dal coretto dell' altare. Dopo
r evangelo un p. della compagnia
di Gesìli, che d'ordinario è quello, il
quale dovrà poi fare la predica qua-
resimale in pulpito a carmi epislo-
lae, in cotta e berretta pronunzia
in idioma italiano, un discorso sul
Sacramentato Signore. All'oftertorio
si canta il mottetto Memor csto ver-
bi tui. Collocatosi r ostensorio nel
tabernacolo, il coro canta il Tan-
tum ergOy il celebrante incensa il
Santissimo, e poi dice l'orazione con
cui si termina la cappella, ringra-
ziando il Cardinal decano, uno ad
uno, i col leghi.
Si divota e sontuosa esposizione
dura sino al martedì sera, nella
quale comparte la benedizione un
vescovo, coU'assistenza del senato ro-
mano, solendo nel detto periodo di
tempo recarsi il Papa colla sua cor-
te ad adorare la ss. Eucaristia, do-
po di che ammette il p. generale
colla religiosa famiglia al bacio del
piede nella sagrestia.
Oltre le regole della Congrega-
zione deW Assunta nella casa pro-
fessa di Gesìi, abbiamo la Relazio-
ne dell' apparato fatto nella chiesa
del Gesìt per le quarant' ore nel
i656, dai signori della congrega-
zione dell'Assunta, nonché nel 1 66'^>j
La dichiarazione dell'apparato espo-
GAP
sto nella chiesa del Gesù per le
qiinrani' ore dai nobili della con^
girgrtzione dell'Assunta nel 1671;
1(1 Relazione della splendidissima
macchina pel 1700, ec.
4. Cappella per la festa di san
Tommaso d'Aquino^ a 7 mai'zo,
nella Chiesa di s. Maria sopra
Minerva j de' pp. Domenicani.
Fino dal 14^7 si trova memoria
della celebrazione di questa Cappella,
lasciataci dal maestro delle cerimonie
liurcardo nel suo Diario, ove dice:
« VII martii, festum s. Thomae de
« Aquino in Minerva, ubi R. P. D.
« Slephanus archiep. patracen. et
j* episcopus torcellen. celebravit mis-
« sani solemnem Sermonem
M fecit post evangelium INIartinus
>* de Minerà clericus albanen., dioe-
>* cesis, scutifer rev. dom. Card.
M sen. Interfuerunt reverendiss. d.d.
»» Cardinales. " Questa istituzione si
attribuisce al Cardinal napoletano
da Paridj de Grassis , il quale cosi
ne parla nel suo Diario del i5ro,
a' 7 marzo : »» Missa in festo s. Tho-
>t mae de Aquino in ecclesia de Mi-
»* nerva prsesentibus Cardinalibus ....
w Card, neapolitanus qui causa, et
w origo est hujus consuetudinis ,
>* absens erat infirmus. " Però leg«
giamo nel Novaes, Vita di Paolo
IV^ tom. VII, pag. 187, che quel
Pontefice eletto nel i555, ordino
la cappella Cardinalizia nella chiesa
di s. Maria sopra Minerva nel gior-
no dedicato a celebrare la memoria
di s. Tommaso d'Aquino, le cui lodi
egli stesso egregiamente espose al
sagro Collegio con un'orazione lati-
na, nel primo giorno che questa
solennità ebbe principio. Certo è,
che questa Cappella, benché Cardi-
nalizia, tultavolta per un privilegio
particolare di consuetudine, s'iuliuii^
GAP i35
dai cursori Pontificii, per cui viene
considerata, e chiamata semi-papale ,
incedendovi perciò i caudatari de'Car-
dinali in croccia paonazza, come nelle
Cappelle Papali. Diffatti, sino ai pri-
mordi del secolo XVIU, il Pontefice
medesimo nel concistoro, o in altra
funzione piìi prossima alla festa del
santo dottore, soleva raccomandare
al Cardinal decano del sagro Colle-
gio r intervento ed assistenza de'Car-
dinali a tal Cappella. Sappiamo poi
che, nel 1764, nel pontificato di
Clemente XIII, ricorrendo la festi-
vità di s. Tommaso nel dì delle
ceneri, fu trasportata la celebrazione
della Cappella al giorno seguente,
siccome praticasi quando cade in
giorno di domenica.
I Cardinali si adunano in sagre-
stia, che è una delle piti celebri
per esservi stati eletti nel i43i,
Eugenio IV, e nel i447 Nicolò V.
Indi sulle vesti paonazze assunte le
cappe di tal colore, processionalmente
si recano in chiesa , e dopo aver
adorato il Santissimo chiuso nel
ciborio, vanno alla cappella dedi-
cata a s. Tommaso, ove celebra
pontificalmente la messa un vescovo,
servito dai ministri assistenti alle
Cappelle Cardinalizie. I cantori Pon-
tificii dopo l'offertorio cantano il
mottetto a quattro voci: O Doctor
optimc, composto dal De Grandis,
come ci avvisa l'Adami a pag. i56
delle sue Osservazioni per ben re-
golare il coro della Cappella Pon-
tificia . Dopo la messa un . reli-
gioso domenicano studente di teo-
logia recita un'orazione latina iu
lode di s. Tommaso d'Aquino. Il
Cardinal titolare riceve in sagrestia
il sagro Collegio, assume la cappa
del colore di quella de'colleghi, e nel
recarsi in chiesa prende l' ultimo
luogo; ma allo stallo prende quello
i36 GAP
che per anzianità gli compete, ne
ringrazia, perchè non dee invitare,
appunto perchè si considera questa
Cappella intimata in nome del Papa.
5. Cappella per la festa di santa
Francesca Romana ^ a'c^ marzo,
nella chiesa di s. Maria Nuova
de" pp. Olivetani^ in campo Fac-
cino.
Clemente Vili si determinò ca-
nonizzare questa gran serva di Dio,
onore delle matrone romane, e fon-
datrice nel 1425 delle oblate bene-
dettine della congregazione di monte
Oli veto, dette volgarmente di Tor
de" Specchi, dal luogo ov'esse dimo-
rano, perchè nel giorno anniversario
della morte di lei , avvenuta a' 9
marzo i44^> ^^ celebrava come di
precetto dalla curia capitolina, dalla
quale ogni anno si portava alla
chiesa di s. Maria Nuova , nell' an-
tico Foro Romano detto ora Campo
Vaccino, o Boario, in cui si conserva
il corpo di lei, l'offerta di un calice
d'argento, con torcie di cera. Nel
giorno medesimo si recitava in detta
chiesa un panegirico delle sue virtù
alla presenza di molti Cardinali , e si
facevano altre singolari particolarità ;
ma essendo morto, ebbe la gloria di
farla registrare nel catalogo de' santi,
Paolo V, nel 1608 a* 29 maggio.
Quindi nell'anno seguente nella pre-
detta chiesa fu cominciata la stabile
celebrazione di questa Cappella nel
di della sua festa, che venne dagli
artisti romani osservata come di pre-
cetto ; ed ecco quanto su ciò racconta
il maestro di cerimonie Paolo Ala-
leona: >» In festo s. Franciscse Ro-
» mance in ecclesia s. Marise Novae,
M in qua est depositum corpus prae-
« fatae s. Franciscae, fuit cantata
>i missa episcopalis, praesentibus d.d.
GAP
» Cardìnalibus s. Rit. Congi^egat. et
« Cseremon. et Cardinalibus roraa-
" nis invitatis omnibus Roma?
» artistaenon laborant , et apothecoe
« fuerunt clauScC propter devotionem
« hujus sanctaeromanae quam advoca-
» tam hujus Urbis Pop. Rom. ele-
git." Anzi Gio. Francesco Firmano
racconta, che la stessa Cappella Cardi-
nalizia fu celebrata in questa chiesa
anche prima della canonizzazione
di s. Francesca, giacche nel Diario
del i532 a' 9 marzo, nel pontificato
di Clemente VII scrisse quanto se-
gue: « In festo b. Franciscae Roma-
« nae, vulgariter dictae sancta Ceco-
» bilia, celebravit, praesentibus quasi
» omnibus Cardinalibus, in ecclesia
j* S. M. Novae episcopus Columna.
« Fuit magnus populus, et vix po-
« tuit stare in dieta ecclesia. " La
continuazione di quest' uso viene con-
fermata dal citato Alaleona, il quale
nel Diario del 1 60 1 , regnando Cle-
mente VIII, registrò queste parole :
« Fuit cantata missa de festo d.
j* quadraginta martyrum in ecclesia
M s. Mariae Novae prò solemni die
« colendo b. Franciscae romanae ec.
« praesentibus Cardinalibus cum cap-
>* pis violaceis, et missam cantavit
M archiepiscopus Ragusinus .... ab-
» soluta missa, stationem habuit in
»» honorem, et laudem prasdictae b.
*# Franciscae R. D. Pompejus Ugo-
« nius, in habitu suo quotidiano.
)» Cardinales in totum fuerant de-
>» cem. <t La quale orazione fu stam-
pata con questo titolo: « De beata
>» Francisca Romana, Oratio habita
» in solemnibus sacris, quae ad ejus
» honorem Romae in aedibas s. Ma-
« riae Novae, ubi ejusdem corpus
« quiescit, cum pluribus Cardi nali-
>» bus j'omanisque magistratibus prae-
w sentibus, et magna adstante he-
« quentia civium sunt celebratae
GAP
» anno salutis 1 60 1 , oct. id. martii '*.
Invita i Cardinali a questa Cap-
pella, non solo il Cardinal protet-
tore de'monaci Olivetani, ma anche
il magistrato Romano, o conserva-
tori. La ragione di questo duplice
invito si è, che ogni anno la ven.
casa di Tor de' Specchi richiede
direttamente al Papa il permesso
per la consueta celebrazione della
Cappella di s. Francesca, ed in ap-
presso officia anche il Cardinal de-
cano, dal quale si reca ancora il
priore de* capo-rioni per conoscere
il giorno, e l'ora in cui egli vo-
glia stabilire la Cappella, per darne
personalmente avviso al Cardinal
protettore degli Olivetani, facendo
in seguito intimare, per mezzo del
capitano dei capotori, gli altri Car-
dinali. Ed è perciò, che il sagro
Collegio nel giorno della Cappella
è ricevuto nella porteria del conti-
guo monistero dai deputati delle
suddette monache di Tor de' Spec-
chi, ove pure si celebra solenne-
mente tal festa, e dal Cardinal pro-
tettore nelle stanze del p. abbate
di governo del monistero, il quale
fa il ricevimento con detto Cardi-
nale. All'ora della funzione sulle
vesti paonazze prendono le cappe
di egual colore, e preceduti da un
maestro di cerimonie, scendono nella
contigua chiesa, ove celebra la mes-
sa pontificale un vescovo, assistito
dai ministri delle Cappelle Cardina-
lizie , cantandosi all' offertorio dai
Pontifìcii cantori il mottetto: l^eni
Sponsa Christtj del famigerato Pa-
lestrina. Il Cardinal protettore, che
prende luogo secondo la sua anzia-
nità, terminata la messa, ringrazia
ogni Cardinale. Se poi la festa cade
di domenica, in cui evvi Cappella
nel palazzo apostolico, o di venerdì,
nel qual giorno nel medesimo pa-
CAP i37
lazzo si fa In predica, la Cappella
Cardinalizia si celebra il giorno in-
nanzi, ovvero si canta la sola com-
pieta nello stesso giorno, come ac-
cadde a' tempi nostri nel pontificato
di Leone XII , e nel secolo decorso
nel 1725 sotto Benedetto XIII, e
nel lySi sotto Clemente XII, per-
chè ricorreva in giorno di venerdì,
mentre nel pontificato di Clemente
XIII, nel 1764, si tenne vespero nel
dì precedente, perchè la mattina i
Cardinali aveano assistito alla Cap-
pella di s. Tommaso d'Aquino, che
era stata posticipata.
Nel monistero delle monache di
Tor de' Specchi evvi una sontuosa
chiesa dedicata alla detta santa, la
quale in uno al monistero, ne'primi
vesperi , o nell' oltavario di questa
festività, si suole visitare dal Papa,
seguito dalla sua corte.
6. Cappella per la festa di s, Pie-
tro martire j ^' 29 aprile, nella
chiesa di s. Maria sopra Miner-
va dei pp. domenicani,
Celebrano questa Cappella i Car-
dinali della congregazione del s. Of-
fizio, insieme agli altri personaggi,
che la compongono, prendendo luo-
go con quest' ordine , equivalente a
quello, che si osserva nella Cappella
Pontifìcia. I Cardinali siedono secon-
do la loro anzianità di vescovi, preti,
e diaconi, e il segretario Cardinale
ha il luogo, che con tal ordine gli
compete. I consultori prendono luogo
in questo modo : i patriarchi, se vi
sono, secondo la dignità, cioè pel
primo quello di Costantinopoli, poi
l'Alessandrino, indi l'Antiocheno, e
per r ultimo il Gerosolimitano. Suc-
cedono gli arcivescovi, e vescovi per
anzianità, e i prelati con quella gia-
dazione, che osservano nella Cappel-
i38 GAP
la Papale. Monsignor assessóre non
ha posto distinto, nja quello che gli
tocca della sua prelatura ; e, se è
protono tario apostolico , prende la
mano al maestro generale dei do-
menicani. Questi , e il p. maestro
del sagro palazzo egualmente siedo-
no, secondo il posto che godono in
Cappella, cioè il generale dopo i
J)rotonotari apostolici, e il p. mae-
stro dal sagro palazzo dopo gli udi-
tori di Rota. Il p. commissario sie-
de appresso a tutti i prelati , indi
il p. consultore de' conventuali. Se
il superiore de' domenicani non è
maestro generale, ma vicario gene-
rale , siede dopo il commissario , e
prima del detto consultore de' con-
ventuali. Gli altri consultori siedo-
no tutti secondo la propria anziani-
tà, e quindi prende luogo il p. com-
pagno del p. commissario , dopo il
quale sogliono ammettersi l'avvoca-
to fiscale, l'avvocato de' rei, il som-
misla, e il caponotaro.
I Cardinali vi si recano in vesti,
e cappe paonazze, e il p. compagno
del p. commissario canta la messa
assistito dai suoi correligiosi dome-
nicani, cioè dal diacono , e suddia-
cono, il quale porta a baciare la
pace ai Cardinali, consultori ec; Ter-
minata la messa, un religioso do-
menicano, fra due chierici in cotta,
in memoria ed onore del martirio
intrepidamente sofferto dal santo,
dispensa ai sunnominati un fiore
fìnto, o ramo d'ulivo benedetto, che
si vogliono preservatori dai fulmini e
dalle tempeste ; ed altre volte questa
dispensa consisteva in rami di fiori,
e in rami di palme. Terminata la
funzione, i Cardinali, e gli altri pri-
ma di partire, passano ad orare al-
l'altare del santo, giacché la messa
si celebra all' aitar maggiore.
CAP
7. Fespcro di Pasqua nella basilica
di s. Maria Maggiore.
Per questi secondi vesperi fa l'in-
vito il Cardinal arciprete, ed i ve-
speri si celebrano all' altare Papale.
I Cardinali v' intervengono in vesti,
e cappe rosse, co' servi in livrea di
gala. Intuona un canonico della ba-
silica costituito in dignità episcopa-
le, e terminato che sia il vespero ,
evvi dallo stesso altare l'estensione
delle reliquie.
Anticamente per questa solennità,
oltre il vespero che si celebrava a-
vanti al Papa nella sua Cappella se-
greta [f^edi), aveano luogo i solenni
secondi vesperi, oltreché a S. M. Mag-
giore, anco a s. Giovanni in Lalerano,
ove pure si mostravano le reliquie,
e i Cardinali, che si dividevano in
ambedue le basiliche egualmente ,
assumevano la cappa lossa. Di que-
sti due vesperi si leggono le me-
morie principalmente negli anni 1722,
e nel 1726 ; ed in quello di s. Maria
Maggiore intervenne anche Benedet-
to ini.
Nella basilica di s. Pietro, prima
de' secondi vesperi di questa solen-
nità, dal capitolo vaticano si fa una
processione, detta volgarmente delle
tre Marie, illustrata dal Dionigi, Anti-
quissimi vespcrarnm paschalium, ec.
Ronifc 1789; indi dopo il vespero,
il predicatore quadragesimale nel ca-
pitolo pronunzia la penultima pre-
dica, che talora ascoltarono i Pon-
tefici, come fece Clemente XI, nel
17 19. Nella stessa basiHca nel di
segueiìte, prima deir ostensione del-
le reliquie, il vespero si celebrava col-
l'assistenza de' Cardinali, lo che ebbe
luogo sino al XVHI secolo.
GAP
8. Cappella per la festa di s. L>o^
a ic) maggio, nella cldesa del-
l'archiginnasio j o uni^'ersilà ro-
mana.
Essa si celebra per onorare la me-
moria di s. Ivo, prete, e confesso-
re della diocesi di Freguier; ma pri-
ma che il Borromini edilìcasse la
suddetta chiesa, si teneva in quella
di s. Ivo de' brittanni , co' vesperi
precedenti, a' quali eziandio soleva-
no assistere i Cardinali. Di che ne
fa sicura testimonianza il cerimonie-
re Giovanni Burcardo nel Diario
del i5oi, ove notò a' i8 maggio:
?' Feria tertia primae vesperac festi
« s. Ivonis confessoris advocali paU'
« peruin . R. P. D. Petrus episco-
^» pus Calmensis celebravit vesperas
« in ecclesia ejusdem sancii, hospi-
>y talis britaunorum , Rmis. D. D.
« sanctae Praxedis, Alexandrino, Cu-
« sentino, Gapuq. Senense, s. Seve-
M rini, et Farnesio Gardinalibus pra;-
« sentibus". Adduce poi il motivo,
per cui i Cardinali non intervenne-
ro alla messa cantata nel giorno se-
guente dallo stesso vescovo : « Die
» Mercurii sequentis XIX dicti men-
« sis maji festo ejusdem sancti, idem
« episcopus celebravit missam . . .
« absque alicujus Cardinalis prae-
M sentia . . . Festum hujus sancti
« non fuit hodie per auditores, et
« advocatos in basilica s. Petri ce-
5> lebratum, sed in aliam diem trans-
yì latum . . . Auditoribus, et advo-
« catis allegantibus, Cardinales non
« debere hoc in die equitaie, et
y* hodie essent vesperoe papales ( Ad-
>y soensionis). Sed non erat conve-
" niens haec translatio, nec audito-
»» rum et advocatorum allegatio.
" Nam Cardinales in diG jovis san-
» età, veneris sancta, lesto onmium
GAP i39
y* sanclorum , et vigilia nativitalis
» Domini , quando venit in doini-
» nica, et alias, quando occurrit,
» equitant bis ad palatium ".
Con invito pertanto del collegio
degli avvocati concistoriali, nella sun-
nominata chiesa dell' archiginnasio
romano , in tal giorno canta messa
un vescovo assistito dai ministri del-
le Cappelle Cardinalizie, coli' inter-p
vento de' Cardinali colle cappe pao-
nazze, degli stessi avvocati concisto-
riali in cappa serrata , de' procura-
tori di collegio della romana curia,
e di tutti i lettori dell' università.
Dopo il vangelo, un giovane eccle-
siastico studente di legge nella me-
desima, pronunzia un'orazione lati-
na in lode del santo. Il mottetto al-
l' offertorio ; Iste est, qui ante Deum,
del Palestrina, viene cantato dai Pon-
tiflcii cantori , e terminata la fun-
zione, si fa la dispensa di un maz-
zetto di fiori freschi.
9. Ve spero dell' Ascensione del Si-
gnore nella basilica laieranense.
Il Cardinal arciprete di .s. Gio-
vanni in Laterano invita il sagro
Collegio ai secondi vesperi di que-
sta solennità, lo riceve, prende ne-
gli stalli dell'altare Papale l'ultimo
posto, e poi ad uno ad uno ringra-
zia i Cardinali, che vi si recano in
vesti rosse, e cappa paonazza, e do-
mestici in gala , ma T arciprete as-
sume la cappa rossa. Un canoni-
co ornato della dignità episcopale,
coli' assistenza de' benefiziati in pi-
viale, intona il vespero.
10. Vespero per la festa della na-
tività di s. Gio. Battista^ ai 24
giugno, nella basilica laterancnse,
I Cardinali, che sono invitati, e
poi ringraziati dall'arciprete, vi si
i4o GAP
recano co' domestici in livrea di ga-
la, in vesti rosse, e cappe paonazze;
ma se tal festa cade nell'ottava del
Corpus Domini 3 assumono le cap-
pe rosse, essendo esposto il ss. Sa-
cramento, del qual colore è sempre
quella dell' arciprete. AH' altare Pa-
pale un vescovo canonico della ba-
silica pontificalmente celebra questi
secondi vesperi, osservandosi nel re-
sto le consuete cerimonie.
1 1 . V espero per la festa de* ss.
Pietro e Paolo ^ a' 29 giugno, nel-
la basilica vaticana.
Invita il Cardinal arciprete i Car-
dinali, che vi si recano in vesti e
cappe rosse, co' servi colle livree di
gala. L'arciprete riceve il sagro Col-
legio, poi lo ringrazia, e prende luo-
go nel!' ultimo stallo. In questo ve-
spero solenne vi cantano , oltre il
coro vaticano della Cappella Giulia,
i migliori cantori di Roma, con due
copiosissimi cori, che si erigono la-
teralmente all'altare Papale, accom-
pagnati da diversi organi, e contra-
bassi. I cantori della basilica stanno
in cotta, e gli altri co' propri abiti.
I Cardinali siedono a destra, e i ca-
nonici a sinistra, mentre il resto del
capitolo siede in mezzo verso l'al-
tare della Cattedra ; e sei benefiziati
in piviale servono il vescovo cano-
nico ( che pontificalmente intuona
questi secondi vesperi ) , e preinto-
nano le antifone. Per solito il pri-
mo salmo è composizione di Pito-
ni, il secondo di Jomelli a due co-
ri, il terzo di Buroni, e l'inno è del
detto Jomelli, riuscendo la musica
meravigliosa, imponente, e somma-
mente armoniosa. Il zelante monsi-
gnor Olivieri, allorquando era eco-
nomo della r. fabbrica di s. Pietro,
fece situare un altro coro di musi-
CAP
ci sul cornicione della cupola; ma
per la distanza 1' eco degli altri co-
ri non poteva corrispondervi rego-
larmente. Quando Benedetto XIV,
nel 1743, volle rendere più Solenne
la celebrazione della festa de' bb.
apostoli con instituirne l'ottava , ap-
provò quella di questi secondi vespe-
ri, e ne comandò la continuazione.
12. Cappella per follava de^ ss. Pie-
tro e Paolo, a' 6 luglio, nella ba-
silica lateranense.
Desiderando il Pontefice Benedet-
to XIV di accrescere maggiormen-
te in Roma il culto de' principi de-
gli apostoli bb. Pietro e Paolo ,
nel primo aprile i743, emanò la
bolla Admirabilis, con cui ordinò,
che la loro festa si celebrasse so-
lennemente dalla capitale del cri-
stianesimo per otto giorni, e che
neir ultimo di questi, si dovesse di-
re la messa solenne, coli' intervento
del sagro Collegio nella basilica la-
teranense, come quella, nella quale
si conservano le teste di questi santi
apostoli. E perciò, che nel detto an-
no andò egli stesso per tempo in
detta patriarcale, a celebrarvi la mes-
sa bassa, per rendere piti sagro il
principio di tal funzione. Gli suc-
cesse nel Pontificato, nel 1759, ed
in egual giorno Clemente XIII, il
quale per tutto il tempo che visse,
dovendo i Cardinali recarsi nella
Cappella Pontificia per quella anni-
versaria di sua creazione, dispose,
che Io stesso capitolo lateranense
assistesse alla messa , cui avrebbe
pontificalmente cantato un vescovo
canonico, recandosi poi nel giorno
egli stesso in persona a venerare le
sagre teste. IV on è poi a tacersi, che
essendosi fatti i nuovi busti di ar-
gento per racchiudervi le suddette
GAP
sagre testo, neirottava della festa dei
bb. apostoli, Pio VII avendo ordi-
nato un solenne triduo nel i8o4,
andò a celebrarvi la Cappella Pa-
pale, formandosi la quadratura avan-
ti al luogo ove si venerano, cioè nel-
la navata di mezzo, siccome detta-
gliatamente descrive Cancellieri, nel-
le sue Memorie storiche delle sagre
teste de' ss. Pietro e PaolOj a p. 53
e seg. , onde in quell' anno , invece
della scJita Cappella Cardinalizia ,
ebbe luogo la Cappella Pontificia.
Si erige pertanto un altare nella
navata di mezzo, avanti a quello
Pontificio, e ne* banchi laterali pren-
dono luogo i Cardinali in vesti , e
cappe rosse. E siccome si considera
come Cappella semi-papale, viene
intimata dai cursori Pontificii, e i
caudatari v' incedono colle croccie
paonazze. A questo riflesso il Car-
dinal arciprete prende il posto che
gli compete, riceve senza ringraziare,
perchè si considera come intimata
nomine Papae, adunandosi il sagro
Collegio in sagrestia. Canta messa
un arcivescovo, o vescovo, ed i can-
tori Pontificii cantano il mottetto del
Palestrina, Fuit homo missus a Deo.
Dopo la messa si venerano le sagre
teste, e quindi dopo i vesperi , se-
condo il decretato da Benedetto XIV,
si reca a fare altrettanto il senato
romano, colla curia capitolina.
1 3. Cappella per la festa di s. Bo-
naventura Cardinale, ai 1 4 luglio ^
nella basilica de' ss. XII ylpo'
stolij de' pp. conventuali.
11 gran Pontefice Sisto V , per
onorare s. Bonaventura , che avea
appartenuto al suo Ordine de' mi-
nori conventuali, fece ristampare le
opere di lui, lo dichiarò solennemen-
te dottore di s. Chiesa a' i/\ marzo
CAP i4i
i588, ed istituì presso la suddetta
chiesa un collegio colla sua deno-
minazione, pegli studenti dell' Ordi-
ne, assegnandogli un Cardinale per
particolare protettore. Inoltre de-
putò una congregazione di Cardinali,
affinchè proponessero in qual modo
si potesse onorare annualmente la
memoria di s. Bonaventura , ed è
perciò , che negli atti concistoriali
del i588 si trova registrato il se-
guente decreto : » Die g martii SS.
« D. N. dixit roensibus praeteritis
w ipsum locutum fuisse in concisto-
»» rio super ^lonore, quem cupiebat
« prsestari debere s. Bonaventura?,
>» quum sit praecipuus sanctus et do-
" ctor, ed ideo tunc deputare quam-
» dam congregationem Cardinalium,
« qu3e declararet, quinam praecipuus
w honor esset praestandus. Et quum
« ipsa congregatio saepe adunata fue-
« rit, tractaritque super hoc, tandem
»» deliberavit quaedam referenda per
>* decanum congregationis, qui est
u reverendissìmus d. Jesualdus, qui
>» Cardinalis satis copiosam relatio-
M nem super hoc habuit ; et rela-
w tione facta, sanctissimus approba-
>* vit deliberata in congregatione,
*# dixitque die lunae sequenti velie
>* in honorem hujus sancti celebrari
M debere capellam in ecclesìa ss. XII
'* apostolorum, ibique debere perlegi
>* bullam super hoc confectam, quae
>» tarditate horae in consistono lecta
>* non fuit ".
Ed è perciò, che nello stesso an-
no i588 a' i4 luglio, si principiò
a tenere Cappella Papale nella chie-
sa de' ss. XII Apostoli, come descri-
ve ancora il cerimoniere Paolo Ala-
leona nel suo Diario: >» Die i/\. niar-
» tii i588, Capella prò s. Bonaven-
>y tura relato in doclorcni in eccle-
»» sia ss. XII apostolorum, pransente
» Papa, et Cardinalibus. Ante niis-
i42 GAP
« sam fuit lecta bulla rclationis in
« doctorem s. Bonaventura? a SS. D.
-•' N. Sixfo Papa V, de Consilio Car-
?' dinalium facta, a R, D. Thoma
:" Gualteriitio secretai io brevium, in-
» cinto rochetto, et cappa, liti stat
^' in Cappella. In fine vero niissse
>» habita fuit oratio in laudern s.
'> doctoris w , per cui abbiamo da
Maurizio Bressa , « De divo Bona-
» ventura a S. D. N. Sixto V. P. M.
ii in doctorum ecclesiasticorum nu-
>' merum cooptato, oratio habita i4
« martii i588, cum in b. Bonaven-
>' turae honorem solane sacrum
^5 fìeret ". Questa Cappella Papale
divenne poi Cardinalizia : e che già
lo fosse nel 1 63 1 regnando Urbano
Vili, come si celebra oggidì, si ri-
leva da un Diario in cui si legge :
« Die i4 juhi i63i in die festo
^' s. Bonaventurae interfuerunt Car-
^' dinales missse cantatae a R. P. D.
>> episcopo Laodicese in ecclesia ss.
M XII apostolorum, et orationi ha-
*' bitae ab uno fratre s. P^rancisci ,
« in honorem s. Bonaventurae ".
Abbiamo poi, che nel i ySo, vacò que-
sta Cappella, giacche, eletto Clemen-
te XII, a' 1 1 luglio , per non affati-
care i Cardinali, stante la lunghez-
za del conclave e le prossime fun-
zioni della coronazione , non fece
celebrare la Cappella Cardinalizia di
s. Bonaventura.
Per questo giorno adunque il Car-
dinal protettore del collegio di s.
Bonaventura [Fedi), invita i Cardi-
tiah in detta chiesa a celebrale la
memoria di questo illustre santo ,
e riceve il sagro Collegio, insieme a
monsignor segretario, e al p. reggen-
te del collegio, nella contigua sagre-
stia, ove i Cardinali assumono sulle
vesti rosse , le cappe paonazze , e
quindi recandosi nella basilica colle-
gialmente, adorato Gesti sacramenta-
CAP
to chiuso nel ciborio, vanno al pres-
biterio dell'aitar maggiore ad assi-
stere alla messa , che canta pontifi-
calmente un vescovo assistito dai
ministri delle Cappelle Cardinalizie,
avvisandoci l'Adami a p. i56, che
all'offertoiio i cantori Pontificii , a
quattro voci cantano il mottetto ,
O docLor optiniej bella composizione
del De Grandis. Terminata la messa,
un religioso conventuale studente del
menzionato collegio , recita un' ora-
zione latina in lode del .santo. Il
Cardinal protettore ringrazia tutti i
Cardinali, avendo preso negh stalli
il posto , che gli compete ; ma il
Cardinal titolare della chiesa, ben-
ché dell'ordine de' preti, siede all'ul-
timo posto, avendo egli solo assunta
la cappa rossa in segno di giurisdi-
zione.
1 4- Cappella per la festa di s. Vin-
cenzo de Paolisj a" 1 9 luglio, nel-
la chiesa de Signori della Mìs-
sionCj da lui istituiti.
Fanno l'invito del sagro Collegio
i signori sacerdoti superiori della
congregazione della missione, e i
Cardinali da loro ricevuti, vestono
di rosso, e prendono le cappe pao-
nazze, mentre i caudatari incedono
colla solita sottana, e fascia di seta
paonazza , e ferrai uolon e nero. Il
ss. Sacramento è visitato da essi
collegialmente prima, e dopo la mes-
sa, la quale si canta da un vescovo
assistito da prelati, che invitano i
signori stessi della missione, come
Cappella Cardinalizia particolare. A
cornu evaugelii dell'altare principale
siedono i Cardinali, e a cornu epi'
stolae i vescovi e prelati invitati, con
abiti violacei , ed appresso i sacer-
doti missionari in cotta, e gli alunni
di Propaganda, i quaU insieme ad
GAP
alcuni signori tlella missione cantano
in coro.
i5. Ve spero per la festa di s. Ala-
ria della JVci'e, a' 5 luglio^ nella
basilica di s. Maria Maggiore^
giorno della sua dedicazione.
Invita il sagro Collegio, il Car-
dinal arciprete. Questo v' interviene
in veste e cappa rossa prendendo
r ultimo posto , riceve e ringrazia i
colleglli , i quali sulle vesti rosse
prendono le cappe paonazze. Questi
secondi vesperi solennemente si can-
tano a due cori nella magnifica Cap-
pella Borghesiana, fatta fabbricare
da Paolo V. I Cardinali prendono
luogo dal lato destro, e il capitolo dal
sinistro , intonando pontificalmente
il vespero un vescovo canonico della
basilica , assistito dai beneficiati in
piviale . Mentre si celebra questo
vespero, dalla volta alternativamente
cadono gelsomini, e candidi fiori
chiamati meraviglie^ in memoria del-
la prodigiosa neve caduta nell'area
delia basilica, nel pontificato di san
Liberio, in questo stesso giorno ver-
so r anno 366, onde pure nel me-
desimo dì fu dedicata la basilica in
onore della gran Madre di Dio, le
cui litanie si cantano dopo termi-
nato il vespero.
Il Cancellieri, nelle sue Notizie sto-
riche, e bibliografiche^ a p. 198, dice
clie il gettito di gelsomini, meravi-
glie, e rose bianche, rimonta al i547,
e si buttano alle laudi, alla messa,
e al vespero. Ciò fu intermesso, e
quindi ristabilito. Altre erudite no-
tizie suir antico rito di spargere fiorì
dall'alto delle chiese , riporta a tal
uopo il Cancellieri medesimo.
1 6. Vespero per la festa dell' As-
sunzione al ciclo della b. Fcr-
CAP
14^^
ginCj a' 1 5 agosto^ nella basilica
di s. Maria Maggiore.
Fa r invito del sagro Collegio il
Cardinal arciprete, il quale lo rice-
ve, e ringrazia, prende 1' ultimo luo-
go, ed assume sulle vesti rosse cap-
pa di tal colore. I Cardinali v' in-
tervengono co' domestici in livrea
di gala, con vesti rosse, e cappe
paonazze. Questi secondi vesperi si
intuonano da un canonico costituito
in dignità episcopale, all'altare della
Cappella Borghesiana , praticandosi
nel resto come il solito.
17. Cappella per la festa di san
Lodovico IX re di Francia^ ai
i5 agosto, nella chiesa naziona-
le di s. Luigi de' Francesi.
In mancanza del Cardinal pro-
tettore della corona, o del Cardinal
ministro di essa, fa l' invito per que-
sta Cappella il Cardinal decano del
sagro Collegio, che riceve i colleghi,
insieme all' ambasciatore, o ministro
di Francia, ed a' regi cappellani, nella
sagrestia. Questa cappella , che in-
cominciò a tenersi dopo il 1628,
è onorata anche dalF intervento del
corpo diplomatico presso la Santa
Sede, che vi assiste nelle tribune
laterali. Canta la messa all' altare
maggiore un vescovo , assistito dai
ministri delle Cappelle Cardinalizie,
ed i cantori Pontifìcii cantano il
mottetto Iste est ante Deum, del
Palestrina. Tutti i Cardinali vi si
recano in vesti rosse, e cappe pao-
nazze, con due carrozze, e domestici
in livree di gala, venendo indivi-
dualmente ringraziati dal Cardinal
decano. Abbiamo, che, nel 1720,
era ministro di Francia monsignor
Lafiteau, vescovo di Sisteron, il (pia-
le co' regi deputali della chiesa, ri-
i44 GAP
cevette sulla porta i Cardinali, e
nella sagrestia fece altrettanto il Car-
dinal Ottoboni, protettore di Fran-
cia, ringraziandoli tutti al termine
della funzione, alla quale chi mancò,
mandò la scusa. Questa non si
suole mandare dai Cardinali, che
non possono intervenire alle Cap-
pelle, e vesperi cui erano stati invi-
tati, e solo è praticata in quelle, in cui
fanno 1' oblazione dello scudo d'oro,
nell'atto di rimetterlo a chi si de-
ve consegnare. Per le vicende degli
ultimi anni del decorso secolo, e
de' primordi del corrente, per venti
anni non ebbe più luogo questa
Cappella, e solo nel i8i4 sotto
Pio VII, e Luigi XVIII, si tornò
a celebrare. Prima, o dopo questa
Cappella, o durante il giorno, il
Sommo Pontefice suole recarvisi col
treno di campagna, e colla corte,
a visitare l' altare di san Lodovi-
co IX, ove è il Santissimo nel ci-
borio. E ricevuto il Pontefice allo
sportello della carrozza, dall'amba-
sciatore, o ministro di Francia, e
dai regi cappellani, i quali poi in
sagrestia vengono ammessi al bacio
del piede.
i8. Cappella per la festa della
Esaltazione della ss. Croce ^ a" i/\.
settembre, nella chiesa di s. Mar-
cello de* pp. servili.
Siccome Michele Lonigo non ne
fece veruna menzione nel suo hbro,
DclV uso delle vesti de Cardinali^
stampato nel 1623, così vuoisi che,
come la precedente, sia posteriore
a quella anco T origine di tale Cap-
pella. Abbiamo però, che Sisto V
colla nota bolla. Egregia^ emanata
a* 1 3 febbraio 1 586 , ordinò che
per la festa dell' Invenzione della
ss. Croce , la quale si celebra a' 3
GAP
maggio, per la memoria anniversaria
dell' invenzione prodigiosa fattane in
Gerusalemme nel 326, o 327, dal-
l' imperatrice Elena madre di Co-
stantino , si celebrasse ogni anno
Cappella Papale nella chiesa di s.
Croce in Gerusalemme, ove si ce-
lebra la festa, e si mostrano le
reliquie. Ma forse per la lontananza
in progresso di tempo ne cessò l'uso.
Ricorrendo poi a'i4 settembre l'an-
niversaria rimembranza, in cui nel
629 r imperatore Eraclio, vinto
Cosroe re di Persia, ricuperò questo
vessillo di nostra redenzione, che
avea tolto a Gerusalemme, ove il
pio imperatore la restituì, benché
se ne celebri la memoria nella chie-
sa di s. Croce in Gerusalemme , fu
invece stabilita la Cappella Cardina-
lizia nella chiesa di s. Marcello, in
un altare della quale, appartenente
air arciconfiaternita del ss. Croce-
fìsso, si venera il miracoloso Cro-
cefisso, che nell'incendio della chiesa,
accaduto a' 2 3 maggio i^ig, fu
trovato illeso dalle fiamme colla sua
lampada accesa avanti.
Il Cardinal protettore pertanto
del menzionato sodalizio invita ad
intervenirvi il sagro Collegio, che
adunatosi in una sala presso la por-
teria, è ricevuto dal detto porpo-
rato, e dai pp. serviti, non che dai
guardiani dell'arciconfraternita, pren-
dendo sulle vesti rosse la cappa pao-
nazza, e il titolare la rossa. All'ora
della messa, che si canta all'altare
maggiore da un vescovo, invitato
dal protettore, assistito dai ministri
delle Cappelle Cardinalizie, i Cardi-
nali si recano collegialmente in chie-
sa, e, visitato Gesù Sagramentato
nel ciborio, passano a' rispettivi
posti, prendendo l'ultimo il Cardi-
nal titolare della chiesa. I cappellani
cantori Pontifìcii cantano il mot-
CAP
tei lo, IVos autcm gloriari opovlet,
dei Paleshina; i guardiani del soda-
lizio presentano ad o^ni Cardinale
una rama di fiori finti, e poi riee-
vono da tutti la oblazione di uno
scudo d'oro, cioè uno scudo, e ba-
jocclii sessanlaeinque , che pur si
somministra anche dn que' Cardinali
non intervenuti, i quali poscia egual-
mente ricevono il fiore. Terminala
la messa, dal Cardinale più degno
si distribuiscono i brevetti delle doli
alle zitelle dotate dall' arciconfrater-
nita, ed accompagnate dai deputati
di essa. Finalmente il Cardinal pro-
tettore ringrazia individualmente o-
gni collega.
19. Vespero per V aimiversario
della Dedicazione della basilica
lateranense^ a' g novembrCy nella
stessa basilica.
Per invito del Cardinal arciprete,
i Cardinali con vesti rosse e cappe
paonazze si recano ad assistere a'so-
lenni secondi vesperi, che all'altare
Papale intuona un vescovo canoni-
co, assistito dai benefiziati in pivia-
le, e che si cantano da due cori.
I Cardinali siedono agli stalli dalla
parte del vangelo, infine della quale,
non meno che da quella dell' epi-
stola, siedono i canonici, e il resto
del capitolo a' consueti posti. L'arci-
prete in sagrestia riceve, e poi agli
stessi stalli ringrazia il sagro Colle-
gio, prendendo l'ultimo luogo. ]Vè
solo assume la cappa rossa, ma per
uniformaisi al capitolo, sulla cappa
vi sono le pelli di armellino.
20. V espero per V anniversario della
Dedicazione della basilica vati-
cana ^ a^i8 novembre^ nella stessa
basilica.
Secondo il consueto, il Cardinal
arciprete fa 1' invito, riceve, e poi
VOL. IX.
CAP 145
lingrazia il sagi'o Collegio. Il detto
arciprete, mentre gli altri Cardinali
sulle vesti rosse assumono le cappe
paonazze, prende la cappa rossa
colla fodera di pelli bianche di ar-
raellini, per uniformarsi al capitolo^
che siede ne' soliti stalli. Intuona
pontificalmente questi secondi ve-
speri, all'altare del coro, un vesco-
vo canonico coli' assistenza de' bene-
fiziati in piviale , e 1' arciprete si
pone a sedere dopo tutti i Cardi-
nali.
Dal Cardinal arciprete nella stessat
Cappella del coro la mattina è stata
cantata la messa con i^eltissima mu-
sica a due cori, del celebre maestro
Buroni, che per la sua singolarità
da tutti chiamasi per antonomasia
Messa della Sagra. Fanno tre ca-
nonici in essa da diacono, suddiaco-
no, e prete assistente. Quando i
Pontefici abitano al Vaticano, soglio-
no talvolta intervenirvi, colla camera
segreta, in uno ai Cardinali palatini*
11 Papa v'incede vestito di mezzet-
ta, e stola di raso rosso, e siede
nel primo stallo canonicale, sotto
un piccolo baldacchino, assistito da
un lato dal primo de' suoi cerimo-
nieri. I Cardinali palatini siedono in
abito rosso agli stalli de' benefiziati.
11 maggiordomo, il maestro di came-
ra, l'elemosiniere, ed il sagrista in
abito prelatizio siedono sotto ai Car-
dinali, e gli altri della camera segre-
ta in mantellone, ai banchi dal lato
del vangelo. I canonici prendono
posto appresso i Cardinali , e il re-
sto del capitolo agli altri luoghi. Il
Cardinale palatino più degno dice
col Papa r Introito^ il Gloria, il
Credo j il Sanctus j e Xy4gnus Deij
gli dà a baciare il vangelo, V in*
censa , e gli dà la pace. Le guardie
nobili, e svizzera custodiscono l'in-
gresso della (ìappella del coro, in
10
i46 GAP
cui cantasi a due cori sceltissima mu-
sica.
2 1. Cappella per la festa di s.
Caterina s'ergine e martire, ai
25 novembre, nella chies/ff del
suo nome a^ Funarij dell' annesso
Conservatorio.
Questa chiesa chiamasi di s. Ca-
terina della Rosa, per una contigua
chiesuola dedicata a s. Rosa di Vi-
terbo, e de' Panari^ perchè edificata
nel circo Flaminio, le cui rovine
servirono sino al secolo XV a' fu-
nari per fabbricarvi le corde. S. I-
gnazio ottenne da Paolo III, nel
i536, la detta chiesa, e restauratala,
vi fondò un conservatorio per edu-
care le povere fanciulle pericolanti,
sotto la cura delle monache di s.
Agostino. Indi, nel i544j d Cardinal
Federico Cesi, rifabbricò la chiesa,
che poscia fu beneficata, in uno
air amphazione del contiguo moni-
stero , dai Cardinali Pier Donato
Cesi, Montai to, e Barberini, detto
di s. Onofrio. Prima del 1623,
s' incominciò a celebrarvi la cappella
Cardinalizia, come leggiamo nel Lo-
nigo, a pag. 26.
Il Cardinal protettore di detto
conservatorio, per la menzionala
festività invita i Cardinali a inter-
venirvi in vesti, e cappe paonazze,
le quali per la prima volta compa-
riscono cogli armellini. Li riceve in
una stanza contigua alla porteria, e
recandosi in chiesa, prende l'ultimo
luogo. Adorato da essi al suo alta-
re Gesti Sacramentato, passano agli
stalli all'altare maggiore, ove siede
nel posto, che gli compete per an-
zianità. Canta messa un vescovo,
coir assistenza de' ministri delle Cap-
pelle Cardinalizie, e da'cantori Pon-
tifìcii si canta il mottetto, Veni
GAP
Sponsa, composto dal Palestrina.
Terminata la funzione, tutti i Car-
dinaU danno le oblazioni dello scudo
d'oro, a beneficio del pio conserva-
torio, e chi non v' interviene lo
manda, ringraziandosi dal Cardinal
protettore il sagro Collegio.
22. Vespero del s. Natale, a' 23
dicembre, nella basilica di s. Ma-
ria Maggiore.
L' arciprete invita i Cardinali ,
che v' incedono con vesti , e cappe
rosse, co' famigli in livree di gala.
Dalla sagrestia si recano all' altare
Papale, ove, coli' assistenza del ca-
pitolo, un vescovo canonico intuona
i secondi vesperi, terminati i quali
il Cardinal arciprete, che avea preso
l'ultimo luogo, ringrazia individual-
mente i Cardinali.
Anticamente in questa basilica
non solo si celebravano dal Papa i
primi vesperi, la notte il mattutino,
e la prima messa pontificale; ma
nella mattina medesima vi celebrava
solennemente la terza messa, e nella
cappella segreta del palazzo aposto-
lico da' Pontificii cantori , alla pre-
senza del Papa, e de' Cardinali pa-
latini, si cantavano i secondi vesperi.
23. V espero per la festa di s. Gio-
vanni apostolo ed evangelista, ai
27 dicembre, nella basilica late-
ranense.
Antichissima è la celebrazione di
questi secondi vesperi, e ve ne sono
memorie avanti al 1721. Il Cardi-
nal arciprete al solito invita, e rin-
grazia i Cardinali, e prende l'ultimo
luogo. Il sagro Collegio vi si reca
col treno, e- livree di gala, e in vesti
e cappe rosse. All' altare Papale, un
canonico della basilica, fregiato della
CAP
(litìjnità episcopale, inluona il vespcro,
eoU'assistenza del capitolo, e di due
cori.
24. Cappella per la festa dì s. Tom-
maso Canlauriense^ a' 29 dicem-
bre, che si celebra dai Cardinali
della sagra Congregazione dell'im-
munità ecclesiastica^ nella chiesa
del collegio inglese.
In questo luogo anticamente eravi
la chiesa dedicata alla ss. Trinità
degli scozzesi, ed eia una delie ab-
bazie privilegiate di Roma. Grego-
rio XIII vi unì il collegio inglese
da lui fondato , e poi il Cardinale
Nortfolch , nel i575, rifabbricò, in-
sieme al collegio, la chiesa, che de-
dicò a s. Tommaso arcivescovo di
Cantorbery. Abbiamo dal Burcardo,
che questa Cappella veniva celebrata,
avendo scritto a' suoi tempi: « An-
« no i5o2, die 29 decembris mis-
« sa solemnis in ecclesia hospitalis
»' Anglorum, in festo s. Thomas Can-
>> tuariensis, praesente Cardinali Se-
»> nonensi, et pra^latis ". Tuttavolta
si dee ritenere, che, nel 1623, fosse
andata in disuso , non essendo no-
minata fra quelle registrate dal ci-
talo Michele Lonigo.
Tuttavolta in conferma di quan-
to asserisce il citato Burcardo, nel-
r archivio del collegio inglese si
conservano due discorsi recitati per
questa Cappella, che portano i se-
guenti titoli ; Oratio hahita in fe-
sta s. Thomae Cantuariensis corani
Cardinalibus in collegio anglica-
no 1589^' Oratio hahita in festo
s. Thomae Cant. corani Cardina-
libus in collegio anglicano ^ 1590.
Allorquando dimorava in Roma
Giacomo III re d' Inghilterra , nel
1 721, nella mattina di questa festi-
vità, Papa Clemente XI, prima del-
CAP i^f
la Cappella Cardinalizia , vi si recò
a celebrare la messa bassa , con la
colletta pel felice parto della regina
moglie di detto sovrano. Per le ul-
time vicende, e dopo il fausto ritorno
di Pio \' li in Roma, non essendosi po-
tiito celebrare questa Cappella, nel
1 8 1 5, il Cai dinal Bartolomeo Pacca,
ora decano del sagro Collegio , ed
allora pro-prefetto della congregazio-
ne dell'immunità, la fece celebrare
piuttosto nella chiesa di s. Silvestro
in capite^ non essendo stato ancora
ripristinato il collegio inglese (Vedi).
Tal Cappella si celebra coli' inter-
vento de' Cardinali componenti la
congregazione dell'immunità eccle-
siastica, in vesti rosse, e cappe pao-
nazze, unitamente ai prelati segre-
tario , e votanti , e consultori della
medesima in rocchetto e mantclletta
ec. , per onorare questo intrepido
sostenitore della ecclesiastica immu-
nità. Canta la messa un vescovo,
eoU'assistenza de' ministri delle Cap-
pelle Cardinalizie, e i cantori Pon-
tificii cantano il mottetto : Hic est
vere Martyr, del Palestrina.
CAPPELLE Prelatizie, Sono le
messe cantate pontificalmente in al-
cune chiese di Roma, colle cerimo-
nie, e secondo la liturgia della Ro-
mana Chiesa , le quali messe si ce-
lebrano da un vescovo, eoU'assisten-
za dei ministri delle Cappelle Car-
dinalizie e prelatizie, de' cantori pon-
tificii, e altri addetti alla Cappella
Papale, anche per esequie anniversa-
rie, e pei funerali, non che per le
feste straordinarie, mediante l'invito
de' superiori locali. Come ancora si
celebrano le cappelle prelatizie in di-
versi giorni dell'ottava della festa
de' ss. Pietro e Paolo , stabiliti da
Benedetto XIV , coli' intervento , e
piesenza o del collegio de' vescovi
assistenti ul soglio, o de' diversi col-
i48 GAP
legi della prelatura romana, che si
recano in abiti prelatizi di rocchetto,
sottana, fascia e mantelletta paonaz-
za. V. Prelati.
I . Cappelle prelatizie straordinarie
e funerali.
I prelati della Santa Sede, per la
maggior parte hanno luogo distinto
nelle Cappelle Papali, ed in alcune
Cardinalizie. Inoltre celebrano , ovr
vero intervengono ad assistere alle
processioni ed alle feste straordina-
rie, per invito de' rispettivi superiori
delle chiese ove si fanno, particolar-
mente a quelle nazionali. Vestono
in tali occasioni degli abiti prelatizi
violacei con berrette nere, e i pa-
triarchi e i vescovi religiosi colla
mozzetta, la quale questi ultimi assu-
mono in vece del rocchetto. Allorquan-
do si facevano le solenni cavalcate
funebri , nelle quali su di un letto
si trasportavano dal palazzo alla chie-
sa i cadaveri de' Cardinali decani
del sagro Collegio, penitenzieri mag-
giori, camerlenghi, e vicecancellieri
di s. Chiesa , su mule bardate di
panno paonazzo, cavalcavano con
mantelloni e cappelli pontificali, i
vescovi assistenti al soglio, e in mez-
zo ad essi il maggiordomo , i pro-
tonotari apostolici, i cerimonieri pon-
tificii, e cavalcavano con vesti, e cap-
pe rosse, e gualdrappe nere i cap-
pellani comuni, i camerieri extra
niurosj e gli scudieri del Papa. Alla
cavalcata del penitenziere aveano an-
che luogo i prelati , e gli ufficiali
del suo tribunale, ed a quella del
camerlengo i chierici di camera,
mentre a quella del vicecancelliere
avea luogo la prelatura e altri ap-
partenenti alla cancelleria^ con quel-
le particolarità, che si riportano ai
rispettivi articoli.
CAP
Diversi prelati intervennero pure
alla cavalcata pei principi sovrani mor-
ti in Roma, e quando nel i 7 1 9 termi-
nò di vivere Filippo Maurizio, figlio
dell'elettore di Baviera, si praticò quan-
to erasi fatto nel 1 7 1 4 in morte del
figlio del re di Polonia, onde nel tras-
porto del cadavere di lui alla chiesa ,
oltie i cerimonieri , cavalcarono il
maggiordomo, i vescovi assistenti al
soglio , i protonotari apostolici , e i
suddetti cubiculari. Quindi nella chie-
sa di s. Maria della Vittoria si ce-
lebrarono sontuose esequie, cantando
la messa un arcivescovo, co' ministri
e cantori della Cappella Pontifìcia ,
e vi ebbero luogo le cinque assoluzio-
ni fatte da altrettanti vescovi. A corna
evangeliij pel primo, siedeva il mag-
giordomo, che avea intimato ad in-
tervenirvi tutti gli ordini della pre-
latura , e poi siede vano gli arcive-
scovi , e vescovi assistenti al soglio ,
i protonotari apostolici, gli uditori di
Rota, i chierici di camera, i votanti
della segnatura di giustizia, gli abbre-
viatori di parco maggiore, i ponenti
delle congregazioni Cardinalizie , la
camera segreta, e gli avvocati con-
cistoriali.
Ne' funerali del governatore di Ro-
ma, un vescovo canta la messa coi
ministri delle Cappelle Cardinalizie,
assistendovi i prelati tesorieri ed i chie-
rici di Roma, come vice-camerlengo,
non che i ministri del tribunale del-
la camera, e del governo. Nei fu-
nerali del commendatore di s. Spi-
rito, quando non è sacerdote, e
quando è canonico, si espone il di
lui cadavere, vestito co' paramenti
di diacono, accanto la mitra, e pa-
storale abbaziale , ed a' piedi gli si
mette la cappa canonicale. In quel-
li poi de' prelati palatini, come mag-
giordomo, maestro di carnei^ , udi-
tore, elemosiniere, sagrista, segreta-
GAP
rio de'brevi a' principi, e delle let-
tere latine, sostituto della segreteria
di stato, e sotto-datario, p. maestro
del sacro palazzo, camerieri segreti ec,
e talvolta anco ad alcun cappellano
segreto ec., vestiti o cogli abiti sacer-
dotali, o co' prelatizii, intervengono i
sunnominati, e gli altri della came-
ra segreta, e le guardie nobili, ma
pei maggiordomi vi assistono ezian-
dio i vescon assistenti al soglio. Per
tutti questi suol cantar la messa un
vescovo, l'elemosiniere, il sagrista,
o un caaieriere segreto, assistito dai
ministri delle Cappelle Cardinalizie ,
e prelatizie, e dai cerimonieri, e
cantori Ponlifioii. Le particolarità di
ognuno sono dette agli articoli, che
li riguardano.
Abbiamo inoltre che i Pontefici ,
per onorare e distinguere qualche
prelato defunto, gli fecero celebrare
Cappella prelatizia , coli' intervento
della maggior parte della prelatura,
l^er non dire di altri, nel 17 17,
Clemente XI fece fare solenni fu-
nerali a sue spese a monsignor Rig-
gi arcivescovo di Catania, e patriar-
ca di Costantinopoli. Il suo cadave-
re fu accompagnato alla basilica
liberiana dai prelati connazionali di
Sicilia con candele accese in mano;
e la messa si pontificò da un arci-
vescovo, che poi con altri quattro
vescovi eseguì le cinque assoluzioni.
Fu assistita la messa dai ministri
delle Cappelle Cardinalizie, e prela-
tizie, non che dai Pontificii cantori.
V intervennero i seguenti prelati
invitati per ordine del Papa dal
maggiordomo, il quale dalla parte
del vangelo sedette al primo posto ,
sedendo dipoi gli arcivescovi, e ve^
scovi assistenti al soglio, i protono-
tari apostolici, gh uditori di Rota,
i chierici di camera, i volanti del-
la segnatura di giustizia, gli abbrc-
CAP 149
viatori di parco maggiore, i came-
rieri segreti, e di onore e gli avvo-
cati concistoriali, mentre dalla parte
dell'epistola prese luogo il capitolo
liberiano. A lutti vi fu la consueta
dispensa di cera. Delle Cappelle pre-
latizie di esequie anniversarie si trat-
ta al fine del numero seguente.
2. Cappelle prelatizie annuali ^
e di esequie anniversarie.
Le Cappelle prelatizie annuali
sono quelle istituite da Benedetto
XIV, Lanibertini. Bramoso questo
Pontefice di rendere maggior culto
a' principi degli apostoli ss. Pietro
e Paolo, non solo li dichiarò prin-
cipali protettori di Roma , perchè
in essa predicarono la fede , e vi
patirono glorioso martirio, e perchè
vi si conservano i sacri corpi loro, ma
col disposto della costituzione Adnii-
rabilis, emanata nel dì primo di
aprile 1743, come si legge nel to-
mo I, p. 270 del suo Bollarlo, or-
dinò che la festa loro si celebrasse
solennemente in Roma per otto gior-
ni, in altrettante chiese, aventi cia-
scuna qualche memoria spettante ai
medesimi santi , e che in ciascuna
chiesa si celebrerebbe solenne Pon-
tificale, coir intervento di uno dei
tribunali, o collegi della prelatura
romana, dovendo celebrarsi nell' ul-
timo giorno alla basilica lateranen-
se, ove si conservano le sacre loro
teste.
Ecco r ordine di queste funzio-
ni, che viene annualmente indicato
nel libretto il quale si dispensa ai
Cardinali ed altri, intitolato: De^
nwicialìo dierwn qnibits hoc anno ....
Cappellac Papales , et Cardinali-
tiac 3 eie. Per disposizione aduncpie
di Benedetto XIV si volle, che nel-
la vigilia i primi vcspcri si conti-
i5o GAP
nuassero a celebrare dal Sommo
Pontefice coli' assistenza de' Cardi-
nali, nella basilica vaticana, in cui
nel giorno seguente si dee cantare
la messa dal Papa, e i secondi ve-
speri solenni alla presenza del sa-
gro Collegio. Nel secondo giorno
dell' ottava deve esservi messa so-
lenne nella basilica di s. Paolo, ove
sono le reliquie di questo dottore
delle genti, coli' intervento de' pre-
lati vescovi assistenti al soglio. Nel
terzo la messa solenne si canta, col-
l'assistenza de' protonotari apostolici,
nella chiesa di s. Pudenziana, dove
s. Pietro fu albergato dal senato-
re Pudente. Nel quarto giorno vi
ha messa solenne, coir intervento de-
gli uditori di Rota , nella chiesa di
s. Maria in via Lata, dove s. Pao-
lo fu alloggiato nella sua prima ve-
nuta in Roma. Nel quinto la mes-
sa solenne è celebrata, coli' assisten-
za de' chierici di camera, nella chie-
sa di san Pietro in Vincoli, dove si
conservano le catene, con cui stette
legato nelle carceri di Roma, e di
Gerusalemme il s. Apostolo, Secon-
do alcuni, fu questa la prima chie-
sa, che in Roma venne dedicata a
s. Pietro, dopo il tempio vaticano.
Nel sesto giorno cantasi la messa
solenne, colla presenza de' votanti di
segnatura, in s. Pietro in Carcere,
ove stettero carcerati i due apostoli.
Nel settimo la messa solenne è, col-
l'assistenza degli abbreviatori di par-
co maggiore, in s. Pietro Montorio^
dove si dice fosse crocefisso s. Pietro"'
col capo verso la terra. Nell'ottavo
si celebra nella suddetta basilica la^
teranense dai Cardinali. Dispose an-
cora Benedetto XIV, che in ciascuna
delle nominate chiese, si recherebbo-
no processionalmente le arciconfra-
ternite destinate dal Cardinal vi-
cario.
GAP
Le sci cappelle prelatizie si cele-
brano nel seguente modo.
A' 3o giugno Cappella nella ba-
silica ostiense di s. Paolo fuori le
mura y della Commemorazione del
santo Apostolo.
In questa basilica anticamente si
celebravano varie Cappelle Papali,
e quando, nell'anno i586, Sisto V
ne volle rinnovare 1' uso, stabili che
in essa si tenessero quelle della IV
domenica dell'avvento, a' 2.5 gen-
naio quella per la festa della Con-
versione di s. Paolo, e quella della
seconda domenica di quaresima. Al-
lorché poi celebra va nsi le tre messe
nella festività de' principi degli apo-
stoli, e che le due prime dicevansi
in onore di s. Pietro , e la terza
comune ad ambedue, il Sommo Pon-
tefice faceva le due prime ufFiziatu-
re nella basilica vaticana , quindi
passava a fare la terza nella basili-
ca ostiense. Ma in seijuito siccome
la lontananza, e gli ardori della sta-
gione rendevano troppo incomodo
questo passaggio, benché talvolta lo
facesse imbarcandosi nel fiume Te-
vere , si separò quella di s. Paolo ,
che fu riservata nel giorno seguen-
te, col titolo di Commemorazione
di s. Paolo.
In detta mattina un vescovo as-
sistente al soglio, co' ministri delle
Cappelle Cardinalizie , e prelatizie ,
canta la messa suU' altare Papale ,
per ispeciale concessione dello stesso
Benedetto XIV. Dopo però il fatai
incendio di questa basilica, avvenuto
a' i5 luglio 1823, fiuo al decorso
anno in cui, essendo risorta più ma-
gnifica, fu dal Papa regnante a' 5
ottobre 1 840 consagrato l' altare
Papale, e quindi la nave traversa
restituita al pubblico culto, la mes-
sa fu celebrata pontificalmente nella
GAP
Cappella del ss. Crocefisso. V inter-
vengono i patiiarchi, gli arcivesco-
vi, e i vescovi assistenti al soglio in
cappa; e i cantori pontificii canta-
no il mottetto , Sancte Paule^ del
Palostrina.
Essendo singolare il privilegio con
perpetuo decreto conceduto da Be-
nedetto XIV al collegio de' vescovi
assistenti al soglio Pontificio, di po-
ter celebrare messa nell' altare Pa-
pale di detta basilica , non riuscirà
discaro, che qui si riporti, estratto
dal lib. II intitolato Decreta dd.
epìscoporum ss.nii D. N. Papae as-
sisteiilìum, pag. 3 7.
« Ex audientia SS. mi die 20 ju-
» nii 1746.
>* SS. m US petitis annuendo, privile-
»• gium, de quo in precibus a sa. me.
>* Bonifacii Vili abbati ordinario
a» basilicae divi Pauli elargitum, fa-
» vore collegii episcoporum assisten-
» tium benigne extendit prò missa,
» juxta consti tutionem Sanctitatis
»* &uae in octavario principis aposto-
>» lorum, in eadem basilica per unum
»* ex praedictis episcopis celebranda,
>* et ita ex speciali indulto aposto-
« lica auctoritate decrevit.
*» Joseph Livizzani secret. Loco -^
Sigilli.
Da ultimo poi il Papa regnan-
te Gregorio XVI, perchè nel gior-
no della festa della Conversione di
san Paolo, che cade a' 25 gennaio,
si rinnovassero suU' altare Papale e
nave traversa i divini misteri , col-
Tautorità del breve apostolico, Ma-
gniliido et praestanlia incliti Ordinis
s. Benedicti, emanato a' 23 gennaio
dell'anno corrente 1841, concesse
licenza e facoltà al p. abbate del
monistero di s. Paolo , benedettino
cassinese , al cui Ordine è affida ta
la custodia della basilica, di poter
celebrare sullo stesso alture muggio-
CAP i5f
re la tnessa pontificale e gli altri
divini offici , coir assistenza de' mo-
naci del contiguo monistero.
Al primo di luglio, Cappella nella
chiesa dì s. Pudenziana.
Pontifica la messa un vescovo ,
coir assistenza de' ministri delle cap-
pelle Cardinalizie, e prelatizie, e de-
gli addetti a quelle Pontificie , in-
tervenendovi in cappa i protonota-
ri apostolici partecipanti. Il collegio
de' cappellani cantori canta il bel
mottetto del Palestriua : Tu es Pa-
sto r ovium,
A' 2 luglio j Cappella nella chiesa
di s. Maria in Fia Lata.
Coir assistenza de' ministri delle
Cappelle Cardinafizie , e prelatizie .
de' cappellani cantori, e individui
della Pontificia Cappella, celebra la
messa pontificale un vescovo, nella
quale cantasi il mottetto : Petrus
apostolus _, et Paulus doctor gen-
tiunij composto dal Vittoria. Il colle-
gio degli uditori della sacra romana
Rota si reca ad assistervi in cappa.
A' 3 luglio. Cappella nella chiesa
di san Pietro in Vincoli.
Un vescovo vi celebra la messa
pontificale, cui prestano assistenza i
ministri delle Cappelle Cardinalizie ,
e prelatizie, gli addetti alla cappel-
la Pontificia, ed in cappa i prelati
chierici di camera. Dal collegio dei
cantori di Cappella si canta il mot-
tetto, Solve Juhente Deo, del Pale-
striua.
A^ 4 liigliOi Cappella nella chiesa
di s. Pietro in Carcere Tulliano.
Anche in questa fa pontificale un
vescovo assistendo alla messa i mi-
nistri delle Cappelle Cardinafizie, e
prelatizie, gli addetti alla Cappella
i52 GAP
Papale, e i cantori pontificii, che vi
cantano il mottetto , Surge Petre,
composizione musicale del gran Pa-
Icstrina. 1 monsignori votanti del
supremo tribunale della segnatura
di giustizia, v' intervengono in cappa.
A' 5 InglìOy Cappella nella chiesa
di s. Pietro in Molitorio.
Cantasi pontificalmente la messa
da un vescovo, cui assistono i mi-
nistri delle Cappelle Cardinalizie, e
prelatizie, que' della Pontificia Cap-
pella, e il collegio de' cappellani can-
tori, i quali cantano il mottetto ,
Tu e& Petrus, del menzionato Pa-
lestrina. Gli abbrevia tori di parco
maggiore, colle cappe vi assistono.
Le esequie anniversarie , che si
celebrano da alcuni collegi prelatizi,
cioè dai vescovi assistenti al soglio,
dagli uditori di Rota, come &\ disse
all'articolo Anniversario pei Cardina-
li, pei vescovi assistenti e pegli udi-
tori di Rota defunti. Le esequie pei
vescovi assistenti al soglio Pontifi-
cio si fanno nella chiesa di s. Maria
in Vallicella, ed anticamente in quel-
la di santa Marta, e le esequie per
gli uditori della sagra romana Ro-
ta si celebrano in quella di san Lo-
renzo in Damaso. Canta messa un
vescovo, cui prestano assistenza i mi-
nistri delle Cappelle Cardinalizie e
prelatizie, quelli della Cappella Pon-
tificia , e il collegio de' cantori di
questa, in uno ai maestri delle ceri-
monie. Nella stessa chiesa di s. Maria
in Vallicella celebrano anniversarie
esequie, separatamente a'propri colle-
ghi defunti, i maestri delle cerimo-
nie Pontificie, e i cantori della Cap-
pella Papale. Monsignor sagrista vi
suole cantar la messa coli' assistenza
de' ministri delle Cappelle Cardina-
lizie e prelatizie, de' cantori stessi
ed altri della Cappella Papale.
GAP
CAPPELLE SEGRETE DEL PaPA.
Sono quelle private de' palazzi apo-
stolici Vaticano, e Quirinale, ove i
Pontefici quotidianamente celebrano
la messa, o la ascoltano dai propri
cappellani segreti. Anticamente vi
assistevano ai secondi vesperi delle
feste solenni , e in alcune occasioni
vi fecero diverse sagre funzioni.
GU altari delle Cappelle segrete
sono Pontificii , e ni uno , come in
quelli delle principali basiUche, vi
può celebrare senza una espressa per-
messìone del Papa. Soltanto vi cele-
brano la messa i cubiculari cappel-
lani segreti, per comodo del Ponte-
fice, che la ascolta, il che segue nel
modo, che si dice agli articoli Cap-
pellani segreti, e Cappellani comuni,
ove pure si tratta del modo onde
il Papa celebra la messa. Nel cibo-
rio evvi sempre il ss. Sacramento ,
anche negli ultimi tre giorni della
settimana santa , rimanendo allora
però chiusa la porta della Cappella.
Abbiamo dal Torrigio , Grotte vati-
cane, p. 1^1, che Paolo IV, Ca-
raffa, nel 1 55^ , siccome principe
magnifico, per venerazione al ss. Sa-
cramento, ordinò che nelle Gsippelle
Pontificie del Vaticano, e del Qui-
rinale, nelle lampade in vece d'olio
ardesse notte e giorno cera bianca
e buona, locchè tuttora si osserva
esattamente. Va però qui avvertito,
che sino al decUnare del secolo
XVIII, stante la giornaliera ufficia-
tura, che aveva luogo nella Cappel-
la Pontifìcia, come dicemmo di so-
pra, costantemente nel cil^orio del-
l' altare della Cappella Sistina del
Vaticano, o della Paolina del Qui-
rinale, secondo ove risiedeva il Pa-
pa, era vi il ss. Sagramento, tanto in
particola, che in ostia grande. A ta-
le effetto, secondo il disposto da Pao-
lo IV, ardevano dinanzi due lan^-
GAP
pade di cera bianca; e quando do-
vevansi celebrare le Cappelle od i
vesperi Papali, si levava il ciborio,
ed il ss. Sagramento si trasferiva
alla Cappella Paolina del Valicano,
se il Papa abitava questo palazzo,
o alla Cappella dell' Annunziata pu-
re edilìcata da Paolo V, se dimo-
rava al Quirinale. Nei primordi per-
tanto del corrente secolo, il santis-
simo Sacramento non più si con-
serva nelle Cappelle Sistina, e Paoli-
na, ma sibbene nelle Cappelle se-
grete del Papa dei palazzi apostoli-
ci che abita, con lampade di cera
avanti.
Dai secondi vesperi del sabato
avanti la domenica di passione ,
chiamato Sitìenles, sino alla matti-
na del venerdì santo, nelle Cappelle
segrete tanto il quadro dell' aliare ,
che il Crocefisso si cuoprono d' un
velo di seta paonazza, praticandosi
altrettanto con tutti i crocefissi del-
le camere Pontificie. Nella sola mat-
tina del giovedì santo a quello della
detta Cappella segreta si cambia la
copertura con un velo di seta bianca.
Ne soltanto nei nominati palazzi
Pontificii , ma anco negli antichi i
Papi avevano le loro Cappelle do-
mestiche, e segrete, e sappiamo che
s. Gregorio 11, educato da Sergio I,
eletto nel 687, nel patriarchio late-
ranense , ebbe in cura gli oratori!
delle Cappelle Pontificie esistenti nel
medesimo. F. Palazzi Pontificii.
§ I. Cappelle segrete del palazzo va-
ticano , e di quelle del palazzo
apostolico di Castel Gandolfo.
§ II. Cappelle segrete del palazzo
Quirinale.
§ III. Funzioni Pontificie, eh' ebbero
luogo nelle Cappelle segrete dei
palazzi apostolici, ordinarie, e stra-
ordinarie.
CAP
i53
§ I. Cappelle segrete del palazzo
valicaìiOi e di quelle del palazzo
apostolico di Castel Gandolfo.
Cappella dedicata alla nascila
dì GesÌL Cristo. Questa nel palazzo
vaticano , fra le diverse cappelle
domestiche de' Papi , di cui in ap-
presso parleremo, attualmente è la
sola segreta de' Pontefici , che vi
abitano. Quantunque tal palazzo ai
tempi di Sisto V fosse già vastissi-
mo, pure osservando quel gran Pon-
tefice , che la sua edificazione iu
varie epoche , produceva i diversi
appartamenti oscuri ed imperfetti ,
pensò di fabbricare presso quello di
Gregorio XIII altro palazz^o staccato
dagli antichi, e connesso per mezzo
soltanto di un angolo, comodo e
magnifico qual si conveniva al so-
vrano Pontefice. Ma questo generoso
divisameuto fu posto ad etfetto da
Clemente Vili, Aldobrandini^ su-
bhmato al triregno nel 1592. Al
terzo appartamento nobile di questo
palazzo, evvi la residenza pontificia,
nella cui sesta stanza v' ha la porta
della Cappella segreta, con archi-
trave di marmo fatto nel 1624 da
Urbano Vili, come si vede dal suo
stemma gentilizio. 11 quadro dell'al-
tare, che sta fra due finestre, di-
pinto a olio dal viterbese Gio. Fran-
cesco Romanelli, prediletto discepolo
di Pietro da Cortona, rappresenta
la nascita di Gesù, La volta è tutta
ornata di stucchi dorati, con armi
ne' riquadri di Alessandro VII, Chi'
gìy e di buone pitture a fresco ese-
guite da qualche discepolo di Pietro
da Cortona; lo sfondo o quadro di
mezzo, ov' è l'assunzione della b.
Vergine, fu fatto fare da Urbano
Vili, il quale fece eseguire pure al-
cuni stucchi ; e le altre qui\ttro \>ì\i
i54 GAP
Iure esprimono varie storie del Te-
stamento vecchio. A destra evvi la
piccola sagrestia, e a sinistra una
stanza, ove anticamente i Papi a-
scoltavano la messa, senza essere
veduti. II soffitto della quale stanza
è dipinto a vari riquadri, cogli stem-
mi di Clemente Vili. Nel sottoposto
fregio di rabeschi gialli su fondo tur-
chino, si veggono ripetuti quelli di
Innocenzo XI, Odescalchi.lSeì 1724,
Benedetto XIII fece vari ristauri a
questa Cappella, e a' 2 dicembre
179,4 vi consacrò e dedicò l'altare,
finche il regnante Gregorio XVI nel-
l'abbellire il contiguo appartamento
pontificio, la ha nobilitata col far nuo-
vamente dorare gli stucchi, pulire le
pitture, rinnovare il pavimento, l'ar-
chitrave e gli stipiti della porta interna
di marmo bianco, ov'è inciso il suo
nome , decorandone le pareti con
riparti di pilastri, e sagri emblemi
lumeggiati ad oro, e fornendo l'al-
tare di decenti arredi, e la sagrestia
di armadi. Nella detta stanza poi, in
cui i suoi antecessori prima ascolta-
vano la messa, e poi la predica nel-
l'avvento, e nella quaresima in pre-
caria bussola, fu ridotta stabile la
bussola medesima.
Cappella di Nicolo V. Questo
magnanimo Pontefice, del i447 eres-
se nel palazzo vaticano due Cappel-
le, una pubblica, dove Paolo 111
fabbricò la Cappella Paolina^ della
quale si parlò a suo luogo, l'al-
tra privata, che resta presso le
stanze dipinte da Raffaello. Quest' o-
latorio da Nicolò V fu fatto egre-
giamente decorare di pitture a fre-
sco, per mezzo del beato Giovanni
Angelico da Fiesole domenicano ,
valente dipintore di quell' età. Per
C[uadro dell' altare , vi rappresentò
il Redentore deposto dalla croce,
circondato dagli angeli , che lo ado-
CAP
ravano ; ma poi vi fa sostituito il
martirio di s. Stefano del Vasari.
Ora però evvi un arazzo esprimente
il Presepio. Ne' quattro angoli della
volta il b. Angelico vi eseguì i quattro
evangelisti, e i principali dottori della
Chiesa greca, e della latina, e nelle tre
facciate delle pareti, in quattro ri-
partimenti, vari trattì della vita del
protomartire s. Stefano, e di s. Lo-
renzo. Gregorio XIII vi fece ripulire
le pitture, e Clemente XI, nel 17 12,
la restituì all' antico splendore. Be-
nedetto XIII, nel 1725, ne consa-
crò l'altare, avendo la sera prece-
dente, dopo il consueto sermone,
esposte le reliquie de' ss. Venerando
e Fausto martiri, che poi ripose
sotto la mensa dell' altare, ove ce-
lebrò per ultimo la messa. Final-
mente a' nostri giorni Pio VII la
ridusse al primiero stato, mediante
le cure dell'esimio barone Camucci-
ni. Questa Cappella, eretta pel do-
mestico uso de' Papi, servì poi, quan-
do essi abitarono il contiguo appar-
tamento, per Cappella comune della
famiglia Pontificia, celebrandovisi
eziandio per comodo di essa i divi-
ni ufficii quotidianamente. Essa vi
assisteva anche dalla contigua sala
vecchia degli svizzeri, mediante una
finestra, dalla quale si vede la Cap-
pella, e qualche volta presentemente
nelle solennità la detta famiglia vi
riceve la santa comunione.
Dalla Storia de'' Conclavi di Bur-
cardoj sulle due Cappelle di Nicolò
V, abbiamo tratte le seguenti noti-
zie, la maggior parte delle quali
sembrano riguardare principalmente
la di lui Cappella maggiore. Nel
conclave del i4^^3 ^^^' l'elezione
di Pio II, i Cardinali fecero serrare
nel palazzo vaticano due sale, e due
Cappelle, e quella minore di Nicolò
V fu riserbata per l' elezione del
GAP
Papa. Nel conclave del 14^4 P^^i'
l'elezione di Paolo li, i Cardinali
nella cappella di Nicolò V, che poi
fa detta di Papa Paolo, si aduna-
rono a fare lo scrutinio, dopo che
ivi il sagrisla celebrò la messa del-
lo Spirito Santo. Nel conclave del
1492 per l'elezione di Alessandro
YI, il conclave ossia gli scrutini fu-
rono fatti nella cappella di Sisto IV.
Nel conclave del i5i3 per la elezio-
ne di Leone X, dai Cardinali, nel-
la cappella solita di Papa Nicolò V,
si disputò sui consueti capitoli, e si
promise da tutti V osservanza. In
detta Cappella pertanto si fece il
primo scrutinio; i Cardinali vi ce-
lebrarono la messa, e vi elessero il
Papa. Nel conclave per 1' elezione di
Adriano VI, nel i522, il sagrista ce-
lebrò la messa al sagro Collegio nel-
la cappella di Papa Nicolò V, ed
ivi si fece il primo scrutinio.
Cappella d" Innocenzo FUI. Nel
cosi detto palazzo d'Innocenzo Vili,
Cibo , dalla parte di Belvedere , e
presso la galleria delle statue co-
struita da Clemente XIV, e prose-
guita da Pio VI nel Museo Vati-
cano fino alla biblioteca, con dise-
gno del famigerato Antonio PoUa-
juolo, Innocenzo YIII nel i490j fe-
ce costruire la sua Cappella privata
di forma quadra, con piccola cupo-
la, ed annessa sagrestia. Il Ponte-
fice la dedicò al precursore s. Gio.
Battista, di cui avea portato il no-
me, avendo preso possesso nella fe-
sta della sua decollazione. L' altare
di bianco marmo avea per quadro
il detto santo, che battezza Gesti
Cristo, e tutta la Cappella era fre-
giata di stimabili pitture a fresco
di valenti artisti (specialmente di An-
drea Mantegna ) , che vi eseguirono
vari fatti della vita del Redentore,
di s. Gio. Battista , diversi santi , e
CAP 155:
sante, non che lo stesso Papa genu-
flesso, cui s. Pietro, ponendogli una
mano sulla spalla, raccomandava al-
la ss. Vergine. Vi dipinse inoltre il
Montegna il sagrifìcio di Abramo,
e varie virtù ; ma trovandosi in ne-
cessità, e vedendo che Innocenzo VIIC
per le gravi cure del governo della
Chiesa non vi poneva riparo, vi di-
pinse fra esse la Discrezione, ed al-
lorché il Papa si recò a vedere le
sue opere, e seppe da lui ciò, che
tal figura rappresentava, soggiunse:
>» se tu vuoi che sia bene accompa-
" gnata , dipingi accanto la Pa-
« zienza ". Ma si preziose pitture,
che il Chattard, Descrizione del Va-
ticano , t. Ili, p. 143, dice tutte
eseguite dal Montegna, in uno al
pavimento di mosaico, ih parte de-
perirono per opera del tempo, ed in
parte pegli edifici i eretti in questo
sito da nominati Clemente XI V, e
Pio VI.
Cappella di Giulio III. L' ap-
partamento detto comunemente del-
la contessa Matilde, fu fabbricato
d'ordine di tal Pontefice eletto nel
i55o, e poi accresciuto, e decora-
to di bellissime pitture da Urbano
Vili. Al lato destro della seconda
stanza evvi la magnifica Cappella edi-
ficata dal medesimo Giulio III, dove
già veneravasi all'altare di marmo, im
quadro colla b. Vergine, e il s. bam-
bino in seno. Le due finestre late-
rali di questo altare sono di forma
ovale, i vetri rabescati, colle imma-
gini de' ss. Pietro e Paolo, e gli
stemmi di Pio IV. Il quale non fu il
solo Pontefice benemerito di questa
Cappella abbellita da ringhiera di fini
marmi, ma lo furono anche prima
Paolo IV, e poi Paolo V, come rileva-
si dalle loro armi. Nella volta v' ha
dipinto il Padre eterno, e lo Spiri-
to Santo, con una gloria d'angeli.
i56 GAP
Presso di questa Cappella fu co-
struita la sagrestia, con soffitto scor-
niciato, cogli evangelisti dipinti ne-
gli scompartimenti, sul gusto degli
scolari di llafìaello. Ma V apparta-
mento fatto per uso Pontifìcio, ven-
ne poi abitato da' principi alloggia-
ti nel palazzo Vaticano, e quindi
assegnato per abitazione di monsi-
gnor sotto-datario, ed altri prelati
palatini.
Cappella di Pio IF. Questo Pon-
tefice avanti il giardino della Pigna
fece innalzare l'appartamento Pon-
tifìcio di ritiro, detto di Belvedere,
ossia di Tor de' venti, presso il pa-
lazzetto d'Innocenzo Vili, seguendo
il disegno di Bramante, che ivi si
rese più celebre per la meravigliosa
scala, o cordonata, per salirvi, Cliia-
inasi Belvedere, per le deliziose ve-
dute di Roma, e per molta parte di
sua campagna, che si osservano da
taf eminenza. Ci lavorarono per al-
tro diversi arcìiitetti. Per quel che
riguarda il palazzetto d' Innocenzo
YIII, fu eseguito dal Pollajuolo, e
pel resto da Pirro Ligorio, e in par-
te da Giacomo Barozzi. Memorie
della Cappella di Pio IV non ve
ne sono, ma vuoisi che fosse quella,
che stava dopo la terza stanza soia-
rata. Avea un altare di marmo rin-
novato, e consacrato da Benedetto
XIII, Orsini, con quadro in tela
dentro cornice di stucco quadrata .
V era dipinto nella volta lo Spirito
Santo raggiante, e ci aveano fregi di
grotteschi, conchiglie, rosoni ec. Ma di
detto palazzo, che servi alcune volte
per alloggiarvi i principi, fu poi as-
segnato il secondo piano per abita-
zione del Cardinal bibliotecario , e
il primo per appendice del museo,
fi cui lion ha guari provvidamente
il Papa regnante ha aggiunto due
jjuQvi musei, 1' Egizio al primo pia-
CAP
no, e l'Etrusco al secondo, che for-
mano l'ammirazione, e lo stupore
degl' intelligenti, V. Museo Vati-
cano . Nel 1724 Benedetto XHI
consacrò l' altare del ss. Rosario.
Questo , o è quello della suddetta
Cappella di Pio IV, ovvero un al-
tro , che si vuol da lui eretto nel
casino del medesimo Pio IV al gran
giardino Vaticano, detto il Bosca-
reccio, ove fìnoagli ultimi tempi era-
vi in una camera un dipinto a guaz-
zo al muro in grand' ovato ( con
fogliami per cornice) in cui rappre-
sentavasi la ss. Vergine del Rosario
col s. Bambino in braccio, e a pie-
di i ss. Domenico, e Filippo Neri,
tutti patroni di Benedetto XIII; il
che è anche un segtìo manifesto, che
tale stanza era destinata ad uso di
cappella Pontifìcia privata. Tuttavia
quel medesimo Papa Benedetto XllI
nel Vaticano eresse delle altre Cap-
pelle dedicandole al ss. Rosario, e
ai detti santi, come si legge nel ci-
tato Chattard.
Cappella di s. Pio V. Presso
le camere dell'appartamento Borgia,
e sul nuovo appartamento di Paolo
V verso Belvedere, il detto Ponte-
fice ne aggiunse delle altre dopo
\iò<ò^
cui fu esaltato alla cat-
tedra apostolica. In memoria di s.
Pietro martire, vi eresse altresì una
magnifica cappella per suo uso par-
ticolare, di forma quadra, comun-
que si chiuda verso l'altare di fac-
ciata in figura ovale. 11 quadro di
queir altare esprimeva 1' uccisione
del santo, che scrive col dito tinto
nel proprio sangue il Credo , e fu
eseguito ad olio dal Vasari. La volta
è ripartita di cornici a stucco do-
ralo, con sacre pitture a fresco rap-
presentanti la vita di alcuni santi
dell' Ordine domenicano , a cui s.
Pietro avea appartenuto, e X estasi
CAP
di s. Caterina da Siena, dietro i di-
sei^ni dolio stesso Vasari. Dipoi, nel
iT-j.^, Benedetto XIH , che prima
del Pontificato era stato domenica-
no, ne consacrò l'altare, ma in se-
guilo questa Cappella siccome venne
compresa nella biblioteca vaticana, ne
fu tolto l'altare, e da ultimo l'odier-
no Pontefice per mezzo di un can-
cello vi congiunse l'appartamento
Borgia. Sotto questa Cappella al pia-
no inferiore, € di figura ovale, s.
Pio V fece edificare altra picco-
la Cappella in onore di s. Stefano
protomartire, venendo dipinta daGia-
como della Zucca, fiorentino, la vol-
ta, e le pareti delle sue eroiche azio-
ni, come il quadro dell' altare a olio
esprimeva il sofferto martirio.
Inoltre s. Pio V costruì nel Va-
ticano , nelle camere , eh' egli fece
fabbricare presso 1' appartamento di
Raffaello, un'altra cappella magnifica
decorata di marmi, e di pregevoli pit-
tine a fresco. La sua forma ovale par-
tecipante dell'ottagono, termina a
cupola in cerchio. Ivi Federico Zuc-
cari dipinse con varie foggie e co-
lori Lucifero e gli angeli ribelli scac-
ciati dal cielo dagli altri angeli, e
nel tamburo in quattro vani la sto-
ria di Tobia, ed in due l'astrologia,
e l'eternità. 11 quadro dell'altare
dipinto in tavola dal Vasari, rap-
presentava l'assunzione della b. Ver-
gine coronata dal Padre, e dal Fi-
gliuolo. Le pareti incrostate di mar-
mi costituiscono quattro specchi or-
nati dì cornici di breccia rossa , e
sulle tre porte eranvi altrettanti lu-
nettoni bislunghi. Negli specchi si
vedevano i quattro evangelisti di-
pinti in tavola , e ne' luneltoni s.
Tommaso d'Aquino, ed i quattro
principali dottori della Chiesa latina.
Finalmente ne' quattro gran tondi
erano effigiale l' Annunziazione, la
CAP 15:7
nascila del Signore, la liberazione
di s. Pietro dal Carcere , e s. Zacca-
ria quando gli apparve l' angelo, se-
condo il Taja, Descrizione del pa-
lazzo Vaticano , p. 275, ma secondo
il Chattard, Aronne con un angelo.
Dopo le ultime vicende, e dopo
aver servito questa celebre Cappella
a s. Pio V, e ad altri Papi (prin-
cipalmente a Benedetto XIII , che
ai 19 marzo 1725 ne rinnovò e
consacrò 1' altare, e vi celebrò molte
funzioni comprensivamente alla con-
sacrazione di diversi vescovi), ne'pri-
mordi del secolo corrente. Pio VII
siccome collocò gli arazzi eseguiti
presso i disegni di Raffaello nelle
altre camere dello stesso s. Pio V,
tolse dalla Cappella il bel pavimento
di marmo e lo fece situare nella
stanza ove pranzano i Papi al Qui-
rinale, mentre l'altare fu trasportato
in una camera della sagrestia Pon-
tificia. ]\el luogo , ov' era 1' altare,
fu aperta una gran finestra : lo spec-
chio destro servi per porta, da cui
si scendo mediante tie branchi di
scala, alla sagrestia pontificia j dalla
quale scala i Papi si recano, per le
Cappelle e sagre funzioni, alla detta
sagrestia, e da essa alla Cappella Si-
stina. Sul primo ripiano della scala
vi è a fresco il Presepio, opera mi-
rabile di Baldassare da Siena. Quindi
il lato sinistro della cappella di s. Pio
V venne aperto per la comunica-
zione della galleria degli arazzi. Ma
non restando che i marmi, e le pit-
ture della cupola, e suo tamburo,
Pio VII fece eseguire ne' quatti^
gran tondi dal bellunese Demin, al-
trettanti dipinti a fresco , dove le
arti da lui tanto protette furono es-
presse. Però il Pontefice regnante
con saggio divisamento avendo tras-
portati gli arazzi nella galleria ap-
presso a quella di Gregorio XI 11,
i58 GAP
e collocata la galleria de' quadri
nelle camere di s. Pio V fra l'ap-
partamento dipinto da Raffaello e
questa antica cappella, siccome ave-
Aano molto sofferto le pitture del
eh. Demin, lo stesso regnante Pon-
tefice commise al cav. Pietro Pao-
letti bellunese, che egualmente a
fresco ne dipingesse i tondi. Egli con
bello accorgimento, e lodata esecu-
zione per rinnovare la memoria dei
preesistenti dottori, negli antichi lu-
nettoni, li raffigurò un'altra volta.
Cappella di Gregorio XIII. Nel
braccio della loggia di tal Pontefi-
ce, che corrisponde coll'appartamen-
to ora abitato dai Papi, e le loggie
di Raffaello, presso la sala, della quale
faremmo altrove menzione, ed ove
nell'avvento, e nella quaresima il p.
compagno del p. maestro del sagio
palazzo, mentre il Papa, i Cardinali,
e i prelati ascoltano la predica, ne
fa altra a' loro famigliari , vi è la
Cappella comune eretta da Grego-
rio XIII del 1572, in cui nelle fe-
stività, dal primo cappellano segreto
si comunica la famiglia Pontifìcia.
La sua forma è ottangolare, coper-
ta di cupoletta, con altare quadro,
in cui Girolamo Muziani dipinse a
olio s. Paolo , e s. Antonio primi
eremiti, quando nel deserto per mez-
zo di un corvo ebbero il pane. La
cupoletta é pitturata a fresco da
Cherubino Alberti, e da' suoi sco-
lari, e vi è rappresentato il Salva-
tore sedente in atto di benedire, in
mezzo ad angeli, che sostengono gli
attributi della sua passione. Ne' quat-
tro angoli sono effigiati i princi-
pali dottori della Chiesa, e sotto la
fortezza, la giustizia, la speranza, e
la carità, con alcune storie eseguite
a chiaroscuro in terretta gialla. Al
di sopra vi sono i quattro evange-
listi, ed altre storie, fra le quali Mo-
CAP
sé, Davide, e la tavola de' pellegri-
ni serviti dal Papa. Si riconoscono
per autori di tali pitture il Noga-
ri , il Massei , Gio. da Modena , e
Raffaele da Reggio. Nel 1725 Be-
nedetto XIII non solo rifece magni-
ficamente l' altare, ma volle consa-
crarlo egli stesso.
Cappella di Urbano Vili. Nel-
la ultima stanza dipinta da Raffael-
lo evvi una piccola porta, la quale
mette alla cappelletta, che dai ripe-
tuti stemmi di Urbano Vili, Bar-
berini, elei 1623, fa conoscere do-
versi a lui la sua erezione. Essa è
tirata a volta con diversi sparti-
menti di cornici di stucco dorato ,
con vari fatti della passione del
Salvatore, cioè l'orazione nell'orto,
la coronazione di spine, la flagella-
zione, e l'incontro con la madre
Maria colla croce sulle spalle; men-
tre -per la volta si vede vm coro di
angeli cogli stromenti della stessa
passione, opere tutte eseguite dai
discepoli di Pietro da Cortona. Pe-
rò la più bella,* che vuoisi essere
di Pietro, è il fresco o quadro del-
l'altare rappresentante il Salvatore
deposto dalla croce, colla b. Vergi-
ne, s. Giovanni, s. Maddalena, e Ni-
codemo. A mano destra di questa
Cappella, v' ha una piccola porta co-
gli stipiti, e l'architrave di marmo,
con finestra quadrata con volta a
botte, che serviva per ascoltarsi dal
Papa la messa, dalla contigua stan-
zola. Sembra, che una Cappella si-
mile, come nelle pitture delle pare-
ti, e dell'altare, ed anco nello stan-
zolino per ascoltare la messa. Ur-
bano Vili la facesse costruire nel
palazzo pontifìcio di Castel Gandol-
fo {Fedi), da lui edificato per vil-
leggiatura de' Papi , col disegno , e
opera di Maderno, del Breccioli , e
del Castelli, accresciuto e compito
CAP
da Alessandro VII. In detta cappel-
la, che tuttora è la domestica dei
Pontefici , Urbano YIII a' 24 otto-
bre 1627 congiunse in matrimonio
il suo nipote d. Taddeo Barberini,
con d. Anna Colonna. Ne mancaro-
no i suoi successori di celebrarvi al-
cune private funzioni. Sappiamo di-
fatti, che Clemente XllI soleva re-
citarvi il rosario colla famiglia, che
a' 9 giugno i75g vi conferì l'ordi-
ne del presbiterato a monsignor O-
razio IVI a t tei suo cameriere segreto,
e guardaroba , ed ai 12 giugno
1763 diede i quattro ordini minori
al chierico Gio. Francesco Minari
padovano, convittore del seminario
romano.
Nello stesso appartamento Ponti-
fìcio di Castel Gandolfo, e poco di-
stante da detta Cappella, il mede-
simo Clemente XIII, Rezzonico ^
fece altra cappella segreta di forma
quadra, con aliare di marmo, e ai
3 ottobre 1709, lo consacrò dedi-
candolo in onore della beatissima
Vergine, e s. Gio. Battista, che ven-
gono rappresentati nel quadro. Col-
locate furono nella mensa le reli-
(fuie de' ss. martiri Liviniano ed Ila-
rio, di nome proprio, e per memo-
ria evvi una iscrizione sulla fascia
di marmo.
Delle altre Cappelle del palazzo
Vaticano, alcune delle quali appar-
tennero ai Pontefici, tratta il men-
tovato Chattard , principalmente di
quella della Madonna del Rosario,
coi ss. Domenico e Filippo, che si
vuole di Benedetto XIII, e che è
neir appartamento ora abitato dal
maestro di camera ; di quella nel-
r appartamento del maggiordomo ,
della ss. Vergine, e del s. Bambi-
no; di quelle dei tribunali della ca^
mera, dedicata come la precedente,
e della romana Rota ; di (juclla de'ss.
CAP iSg
Pietro e Paolo nell' antica abitazione
del segretario di consulta; di quel-
la della sagrestia Pontificia, dedi-
cata air Assunzione di Maria, ec. ec.
§ II. Cappelle segrete del palazzo
Quirinale.
Questo celebre colle, uno de' più
salubri ed ameni di Roma, verso
il i54o, fu incominciato ad abitare
da Paolo III, Farnese j particolar-
mente nell' estate, nel palazzo del
Cardinal Gianvincenzo Caraffa, pres-
so il monistero de' benedettini , nel
luogo ove attualmente è il pontifi-
cio. In esso mori quel Pontefice ai
IO novembre i549. Gregorio XIII,
eletto nel 1572 , acquistato quello
del Cardinal d' E.ste col contiguo
giardino, ne incominciò la fabbrica
col disegno di Ponzio lombardo, e
del Mascherini , e Sisto V, e Cle-
mente Vili ne continuarono l' am-
pliazione per mezzo del cav. Dome-
nico Fontana , finche Paolo V, e-
saltato al pontificato nel i6o5, vi
aggiunse l'appartamento nobile, e
la Cappella paolina con architettura
di Carlo Maderno, della quale si
fece a suo luogo la descrizione. Lo
ingrandirono anche Urbano Vili,
Alessandro VII, Innocenzo XII e
XIII, Clemente XII, e Benedetto
XIV, Clemente XIII, e ne furono
benemeriti Pio VII, e massime Gre-
gorio XVI Papa regnante.
Cappella di Paolo V. Nell'ap-
partamento, che guarda il giardino
dalla parte di levante , detto dei
I^rincipi, perchè in questo talvolta
vennero alloggiati alcuni principi
stranieri, e da ultimo l'imperatore
d'Austria Francesco I, e poi Maria
Teresa regina vedova di Sardegna,
attualmente abbellito e abitato nel-
la stagione estiva dall' odierno Pou-
i6o GAP
tefice, Paolo V edificò , nell' anno
sesto del suo pontificato , una ma-
gnifica cappella a forma di croce
greca, con cupola, e piccola sagre-
stia, cui sovrasta lo slemma di Ur-
jDano VITI. Decorata è dessa da
Tari riparti con vaghi stucchi do-
rati, e da bellissime pitture a fre-
sco, eseguite dal celebre bolognese
Guido Beni. Piappresentano queste
la vita della B. V., la sua nascita, la
sua presentazione al tempio ec, va-
ri angeli santi, e profeti , e il Pa-
dre eterno in mezzo a un coro di
angeli, che cantano. Nella cupola
rappresentasi la stessa ss. Vergine
in gloria alla destra dell' eterno I^a-
die, circondata da angeli, che suo-
nano vari stromenti; mentre in otto
pilastri l'Albani in fondo d'oro effi-
giò stupendamente le otto virtù. Ol-
tre i mirabili freschi. Guido dipinse
a olio r annunziazione della Madon-
na nel quadro dell'altare. Mentre egli
dipingeva questa nobilissima cappel-
la, Paolo V, che avea per lui un
affetto particolare, sovente si com-
piaceva nel vederlo lavorare, obbli-
gandolo a cuoprirsi il capo in sua
presenza. Queste pitture vennero
eseguite in quindici incisioni da pa-
recchi artisti, per cura della calco-
grafia camerale, e il Travalloni sta
(egregiamente incidendo l'Annunziata.
Benedetto XIII, a' 29 settembre 1724,
ne consacrò l'altare da lui ristaurato
con vari marmi, e lo dedicò alla stes-
sa Annunziazione, concedendo in quel
giorno indulgenza plenaria a chi
visitando la cappella, avesse pregato
per lui. Finalmente Pio VII rifece
il pavimento con marmi di vari
colori e specie, decorandone il mez-
zo la sua arme; e sotto quella di
Paolo V, incontro alla finestra prin-
(ipale, ewi il sorprendente arma-
dio, umilialo a Pio VII dal macchi-
CAP
nista Ciancarelli di Rieti, che fra i
meccanismi, che contiene, suona al-
cuni pezzi di musica.
Cappella della h. Vergine del
Boxano. Dalla parte della scala a
chiocciola in fondo alla corte del
cortile eseguita a somiglianza di
quella di. Bramante, subilo dopo la
porticella segreta dell' appartamento
d' inverno, ewi questa piccola ma
graziosa cappella, eretta da Pio
VII, Chiaramoìitì^ nel 1821, anno
XXI del suo pontificalo , come si
legge dalla iscrizione in giro sull'ar-
co dell'altare sotto . al suo stemma
gentilizio; edificata per maggior como-
do dei Papi, particolarmente nella sta-
gione invernale. È di forma ettagona
con pavimento di marmi di colori
diversi; nella volta v'ha lo Spirito
Santo raggiante, e alle quattro lu-
nette sono dipinti a chiaroscuro gli
evangelisti. Andrea Giorgini fece a
fresco il quadro dell'altare, ove con
lodevole diligenza, e vivacità di co-
lorito rappresentò la b. Vergine col
s. Bambino, che tiene nelle mani il
rosario, circondato da diversi ange-
letti in vari divoti atteggiamenti .
Nella parte inferiore s. Pio V ve-
stito degli abiti pontificii con istola,
genuflesso e rivolto alla Madonna,
e al suo figlio prega pel felice esi-
to della battaglia navale di Lepan-
to, in cui le sue galere unite a
quelle de' suoi alleati veneti e spa-
gnuoli^ combattevano contro la for-
midabile flotta di Selim II, impe-
ratore de' turchi, L' altare di mar-
mo con incorniciature dorate, ripor-
ta r iscrizione esprimente, che Be-
nedetto XII l il consacrò a' 1 5 otto-
bre 1724. Esso prima stava in fon-
do alla galleria, ove ora dimorano
i palafrenieri pontificii, e serviva di
Cappella, quando i Pontefici cele-
brando le funzioni della settimana
GAP
santa al Quirinale, dalla grati Cap-
pella Paolina vi riponevano nel gio-
vedì santo il sepolcro. Quella galle-
ria ne' conclavi in esso palazzo ce-
lebrati, venne ridotta a Cappella co-
mune pei Cardinali , e conclavisti.
Sappiamo inoltre, che nel detto an-
no 1724, Benedetto XIII fece in
sua presenza consacrare un altare
di una Cappella segreta, da monsi-
gnor arcivescovo Coscia, poi Cardi-
nale, e lo dedicò a Gesù coronato
di spine. Quindi lo stesso Papa vi
celebrò pel primo la messa. Questo
è forse quello stesso della B. V. del
Rosario summentovato, a seconda del-
le ricerche esaurite. Si sa pertanto, che
Paolo V, al termine di detta galleria
eresse una piccola Cappella per suo uso
privato, e per quello de* successori,
facendovi dipingere a fresco da Gui-
do Reni la coronazione di spine,
nella quale era rappresentato Gesìi
Cristo, sedente in mezzo a due ma-
nigoldi, uno de' quali gli presentava
la canna. Sotto l'amministrazione fran-
cese volendosi ridurre il palazzo
pontificio del Quirinale, come vm
palazzo imperiale, l' intendente della
corona Darti nel far demolire la
cappella, fece restaurare la pittura
della coronazione, la quale ora tro-
vasi in una sala terrena , sotto la
galleria de' quadri esistenti in Cam-
pidoglio. Però nell'operazione del
distacco perdette molto della sua
primiera bellezza.
Cappella del Presepio. Questa
fu eretta da Paolo V sotto la cap-
pella dell' Annunziata, nell' apparta-
mento, che già servi per le congre-
gazioni Cardinalizie e prelatizie ;
poi sino al corrente anno fu resi-
denza della segreteria di stato per
disposizione di Pio VII, giacché
slava prima sopra la sontuosa Cap-
pella Paolina del medesimo palazzo
VCL. IX.
GAP iGt
Quirinale, ed ora nel detto apparta-
mento vi sono stabiliti gli uffìzi del
niaggiordomato. Il Pontefice Paolo V
a comodo de' Cardinali, e prelati, che
in questo luogo adunavansi per le
congregazioni, volle edificare una
bellissima cappella con cupola^ de-
corandola di riquadri, e di eleganti
ornati di stucco e dorature, con
dipinti a fresca, opera di Pomaran-
cio. 11 primo , che trovasi ov' è il
grande e belio altare di marmo
bianco, rappresenta il presepio, e
r adorazione de'pastori. Nella parte
a destra dell' ingresso, corrisponden-
te al lato dell'epistola dell'altare,
vedesi effigiata la strage degl' inno-
centi, e nella sinistra evvi espresso
l'arrivo e l'adorazione de' re Magi.
Il quarto dipinto nella volta mostra
una gloria, e corona d'angeli, men-
tre le quattro lunette sono abbel-
lite dagli evangelisti. Sotto all'ado-
razione de' Magi vi è un'apertura
con grata, che serviva per ascoltare
la messa, fatta dire da quelli, che
si riunivano per le predette congre-
gazioni, avanti d'incominciarle.
Cappella dell' Assunzione del
tribunale della Rota. Dal lato del
palazzo Quirinale, che guarda la
strada pia, egualmente edificato da
Paolo V, e sotto alla sua gran Cap-
pella Paolina, vi sono le stanze ove
si radunano gli uditori della Rota*
Nell'ultima trovasi una cappella di
forma bislunga, dipinta con riqua-
dri messi a oro , e nel soffitto lo
Spirito Santo j con rosoni, e altri
ornati di chiaro-scuro lumeggiati
pure d'oro, eseguiti allorché Cle-
mente XIII ne ordinò il restauro
nel 1768) come si vede da* suoi
stemmi ed iscrizione. Bello è l'alta*
re di marmo con architrave, e pi-
lastri con capiteUi, come di marmo
sono le ai'mi gentilizie di Paolo V
1 1
i62 GAP
a' lati di esso altare, il cui quadro
l'appresenta l' Assunzione al cielo
della Madonna. In questa Cappella
gli uditori di Rota ascoltano la mes-
sa quando ivi si adunano per giu-
dicale le cause; ed allorché il Pa-
pa abita al Quirinale, il primo
eappellano segreto per le solenni-
tà di Pasqua, Assunta, Ognissan-
ti, e Natale vi celebra il santo sa-
crifizio, e comunica la famiglia Pon-
tificia.
Nei tre ultimi conclavi celebrati
nel palazzo Quirinale, in detta Cap-
pella si disse quotidianamente la
messa dello Spirito SantOj dopoché
il clero ha fatto la solita processio-
ne, il che segue come andiamo a
descrivere. In tutto il tempo del
conclave , ogni mattina , appena la
processione del clero nel cortile del-
lo stesso palazzo termina le sue pre-
ci per la sollecita elezione del Pon-
tefice, e torna nella chiesa donde
partì, ovvero in altra più vicina,
incontanente il collegio de'cappellani
cantori Pontificii canta nella Cap-
pella della Rota la messa dello Spi-
rito Santo, e quindi recita le con-
suete orazioni. Canta messa un cap-
pellano cantore assistito dai chierici,
e sotto chierici della Cappella. A
tutto il conclave di Clemente XIV,
che si faceva al palazzo vaticano, si
cantava tal messa in una cappelletfca,
elle erigevasi nel cortile del mare-
sciallo di detto conclave. Nel con-
clave per la elezione di Pio VI fu
cantata in s. Maria in Vallicella, e
per quello per morte di Pio VII
fu stabilita questa Cappella della
Rota, ed altrettanto si praticò per
quelli per morte di Leone XII e
Pio Vili. Tre altre Cappelle nel
|)alazzo Quirinale meritano qui di
essere ricordate, cioè quella di mon-
signor maggiordomo, quella di mon-
CAP
signor sagrista, e quella del tribu-
nale della camera.
La cappella domestica del mag-
giordomo, presso la sua abitazione,
che guarda la strada di porta pia,
avente per quadro dell'altare la b.
Vergine col s. Bambino, che sostie-
ne una rosa , non offre niente di
particolare, se non che per due iscri-
zioni marmoree è resa interessante,
come quelle che ricordano essere
stata Cappella domestica di Pio VII.
La prima iscrizione é la seguente,
che riportiamo tradotta dal latino:
» Pio VII Pontefice reduce con gran
» trionfo in Roma, dopo cinque an-
» ni di schiavitù e di esilio, dimorò
« in questa abitazione dai 24 di
» maggio fino ai 23 luglio dell'an-
« no 1814. Benedetto Naro prefet-
» to de' sagri palazzi apostolici, de-
M voto alla Santità Sua ec. " L'al-
tra iscrizione é di questo tenore:
» Alla Santità di Pio VII Pontefice
» Massimo, alla maestà di Carlo IV,
w re di Spagna, e di Luisa regi'
» na, perché a' 19 giugno i8i4 in
» questa sala ridotta poi a Cap-
« pella conferì la tonsura , e tutti
» gli ordini minori a Francesco di
« Paola Borbone, infante di Spa-
»> gna , alia presenza de' suoi reali
» genitori ".
La Cappella di monsignor sagrista
trovasi nella sua abitazione, egual-
mente dal lato della strada, che con-
ducendo a porta pia, chiamasi con
questo nome. Essa fu fatta costruire
da Clemente XI, il quale le assegnò
puranco l'olio necessario, per farvi
ardere di continuo una lampada, in
onore dei corpi de' ss. martiri, che
ivi si conservano. Nel lySy fu in-
titolata a s. Lorenzo martire , pel
dono fattole da Clemente XII di
una pittura rappresentante la Ma-
donna col Bambino, s. Agostino, e s.
GAP
Lorenzo levita e martire, come si
legge nella iscrizione marmorea ivi
esistente, che è del tenore seguente,
tradotta dal latino idioma: »> Cle-
>» mente XI , ad istanza di fr. A-
»> gostino abbate Olivieri vescovo
« di Targa (era suo parente) e
»» prefetto della sagrestia apostolica,
»» stabib e adornò questa Cappella,
»» onde in appresso con più conve-
« nienza fossero custodite le reliquie
« de' santi martiri, che si trovano
»» nello scavo delle catacombe, e
>» la dotò d' una lampada , che
■>i sempre ardesse. Anno I7i5, del
»> suo Pontificato XV. '* . Cle-
mente XII poi neU' anno VII del
suo Pontificato vi aggiunse un
quadio di san Lorenzo martire
egregiamente dipinto . Neil' anno
1798 monsignor Cristiani sagrista
fece tiasporlare in questa Cappella
una custodia di legno dorato rap-
presentante un piccolo tempio, in
cui conservavasi la testa di s. Lo-
renzo martire, la quale con altre
reliquie si venerava nella Cappella
Pontifìcia del palazzo vaticano. Poco
dopo il medesimo prelato ridusse la
cappella in miglior forma, e fece di-
pingere l'attuale quadro, che rappre-
senta s. Lorenzo sulla graticola, non
che rifare l'altare sotto del quale
conservasi il corpo petrificato di s.
Giustina martire, e le credenze in-
torno alla Cappella, ove si pongono
i corpi santi , che si trovano nelle
catacombe. A' io agosto, ricorrendo
la festa di detto santo, si espone la
di lui testa, e i Sommi Pontefici
sogliono visitare privatamente la
Cappella.
Finalmente presso le stanze degli
uditori di Rota, di cui superiormen-
le si fece menzione , vi sono quelle
nel l'j^^ assegnate da Clemente
XI 11 al tril)unale della reverenda
CAP i63
camera apostolica , cui Pio VI nel
1790 aggiunse delle altre, nelle qua-
li , non solo il detto tribunale, ma
anche gli altri prelatizi, e le congre-
gazioni Cardinalizie si dovessero
adunare. E quando il conclave si
celebrò al Quirinale, queste camere
si assegnarono per abitazione al ma-
resciallo del conclave. Nell'ultima
stanza evvi una Cappella, il cui al-
tare di marmo, nel Pontificato di
Benedetto XllI fu consacrato a' 25
febbraio 1728, da Nicola Saverio
Albini episcopo Lucensi, ed il pic-
colo suo quadro a olio rappresen-
ta la b. Vergine che legge, col Bam-
bino in braccio, e chiamasi volgar-
mente la Cappella comune, o della
camera. Ivi talvolta fu dal cappel-
lano segreto distribuita la s. Comu-
nione alla Pontificia famiglia d'ogni
ceto. È a notarsi , che anticamente
eravi una Cappella nel palazzo Qui-
rinale, che avea il titolo di Cappella
comune, ed abbiamo, che, nel I724>
Papa Benedetto XIII consacrò l'al-
tare di s. Geminiano della Cappella
comune*
g III. Funzioni Pontificie y che eh^
bero luogo nelle cappelle segrete
de'' palazzi apostolici j ordinarie^
e straordinarie.
Fino circa alla metà del. secolo pas-
sato , nelle Cappelle segrete dei Pon-
tefici quattro volte l'anno, cioè nelle
solennità di Pasqua di Risurrezione^
di Pentecoste, de' ss. Pietro e Paolo
e del s. Natale, si cantavano i se-
condi vesperi dai cappellani cantori
della Cappella Ponlilicia , ndla ca-
mera innanzi alle stesse cappelle del
palazzo abitalo dal l^ontefice. Leg-
giamo in Andrea Adami , Ossen'a^
zùoni per ben regolare il coro della
i64 CAP
Cappella Papale , Roma 1 7 1 r , che
ne' detti giorni, all'ora stabilita dal
Pontefice, il collegio dei cantori si
trovava nella indicata stanza per
cantare coU'organo i secondi vesperi,
clie intuonavansi da uno di essi, co-
stituito nella dignità sacerdotale in
cotta e stola, il quale inoltre dice-
va r orazione nel fine ; e tanto le
antifone che i salmi doveano essere
corti ed allegri , e di composizioni
di valenti autori , regolandole il
maestro colla battuta , cui inoltre
incombeva prendere l'ora suindica-
ta dal maestro di camera nella mat-
tina. Quello di Pentecoste era e-
guale al precedente di Pasqua ,
ma l'inno F^eni creator Spiritus
non intonavasi finche il Papa non
si era inginocchiato sul genufles-
sorio^ e scoperto il capo dal mae-
stro di cerimonie, che lo assisteva.
Pel vespero de'ss. Pietro e Paolo, non
\i erano particolarità , se non che
doveva essere ben concertato ; e per
l'altro del s. Natale, stante la mol-
tiplicità delle precedenti sagre fiin-
zioni, si soleva trasportare nel gior-
no seguente di s. Stefano ; anzi quan-
do le funzioni della mattina termi-
navano molto tardi, anche gli altri
tre vesperi si differivano al seguen-
te giorno.
11 Papa v' interveniva, vestito con
mozzetta e camauro, ma senza stola,
e l'ascoltava dove soleva sentire la
messa, avendo innanzi l'inginocchia-
toio collo strato. Vi aveano luogo
i Cardinali palatini, che sedevano su
sgabelli , porgendo l' aspeisorio al
Pontefice il più degno, in abiti rossi,
con rocchetto, scoperto, e senza cap-
pa. Àifche il Cardinal protettore dei
cantori Pontificii vi assisteva, in uno
agl'intimi famigliari del Pontefice,
e a quelli, eh' egli faceva invita-
re: i primi sedevano nella stanza
CAP
avanti la cappella ove stava il coro,
e i secondi venivano ammessi nel-
l'anticamera nobile, e solo per di-
stinzione a' principi si facevano en-
trare ove assisteva la camera segreta,
sedendo in isgabelli , il che veniva
reputato per una onorificenza.
Altre funzioni sagre annuali, ed
ordinarie nelle Cappelle segrete, me-
no quelle che nomineremo, non
ebbero in costume i Pontefici di ese-
guire, avendo le maggiori negli stessi
palazzi apostoHci, e vicine ai propri
appartamenti, meno le straordinarie,
di cui qui poi si parlerà. In quelle
maggiori, siccome altrove si disse,
dopo il XIV secolo hanno celebrato
le cappelle quando non lo fecero
nelle basiliche, e chiese di R^^ma.
Però in queste Cappelle domestiche,
e segrete conservandosi il ss. Sa-
cramento chiuso nel ciborio , lo vi-
sitano, e sugli altari celebrano, o
assistono al santo sacrificio della mes-
sa, e permettono che gì' intimi loro
famigliari quotidianamente interven-
gano a quella del cappellano segreto,
e alle principali novene, e altri eser-
cizi divoti, che i Pontefici stessi ezian-
dio fanno privatamente, mentre nel-
le feste solenni, o di qualche santo
si espongono le analoghe reliquie.
Talvolta i Papi nelle Cappelle segrete
per un tempo fecero esporre alla
pubblica venerazione alcune insigni
reliquie, e, per dire di alcuni, Inno-
cenzo Vili, allorché, nel 149*2, rice-
vette in donativo da Bajazetto II la
sacra lancia, ripose questa per pa-
recchi giorni nella cappella domesti-
ca, che avea edificato al Vaticano
nel suo palazzettOj di cui si tratta
superiormente, e poi la fece trasfe-
rire nella basilica di s. Pietro. I re-
pubblicani francesi, nel 1797, pro-
fanarono il santuario della s. Casa
di Loreto, trasportando a Parigi il
GAP
simulacro della b. Vergine col divin
Figlio in braccio, per collocarla nel
museo profano. Divenuto però pri-
mo console della repubblica il gene-
ral Bonaparte, questi nel 1802 la
restituì al Pontefice Pio VII, che
ne r aveva richiesto ; onde giunta in
Roma la sacra immagine, il Papa
la fece vestire e ornare di gemme,
e la fece esporre alla divozione dei
fedeli, prima nella sua Cappella se-
greta del Quirinale, e poi nella chie-
sa di s. Salvatore in Lauro, donde
la rimandò al santuario di Loreto.
JNon ha guari poi il regnante Pon-
tefice, avendo fatto ripulire la bel-
lissima croce d'argento , che custo-
di vasi nella sagrestia Pontificia, con-
tenente un grosso pezzo di legno
della vera Croce, ove mirabilmente
sono incisi il Crocefisso, la Madon-
na, e diverse figure, che Giovenale
vescovo di Gerusalemme nel V se-
colo donò a s. Leone I, e" che fino
agli ultimi del decorso secolo espo-
nevasi nella Cappella Pontificia nel-
le principali feste , non solo volle ,
che nel venerdì santo del 1 840 fos-
se collocata sull'altare della Cappel-
la Sistina, ma prima di darla a cu-
stodire alla basilica vaticana, la fe-
ce per diversi giorni esporre sulla
mensa dell' altare della sua cappel-
la segreta della Natività nel palazzo
vaticano, come dicemmo meglio par-
lando della Cappella del venerdì
santo.
Molte, e diverse furono poi le
sacre funzioni, che i Sommi Pon-
tefici fecero nelle loro Cappelle se-
grete, per impotenza di eseguirle
altrove, o perchè preferirono cele-
brarle privatamente, di alcune del-
le quali passiamo a dare qualche
cenno.
La benedizione della Rosa d'oro,
che si suol lare dai Papi nella ca-
CAP 165:
mera de* paramenti nella IV dome-
nica di quaresima, Innocenzo XIII,
nel ryaS, la esegui nella cappella
dell' Annunziata al Quirinale ; ciò
che fece in questa, e in tutto il
tempo del suo pontificato Clemente
XII, cioè dal lySi al 1739 in-
clusive , sicome quegli , che per
l'età e cecità non intei'veniva alle
pubbliche funzioni. Benedetto XIV,
nel primo giovedì di ottobre, e nella
predetta cappella, dopo aver cele-
brata la messa, benedi la Rosa
d'oro, che per mezzo di monsignor
Acquaviva inviò in dono alla regina
delie due Sicilie; e Pio VI, nella
mattina della quarta domenica di
quaresima nella Cappella della Na-
tività al Vaticano nel 1794? dopo
aver celebrata, e ascoltata la messa,
benedi la rosa d'oro per la chiesa
di s. Antonio de' portoghesi.
La benedizione dello stocco e
berrettone, che i Pontefici esegui-
scono nella camera dei paramenti,
prima del mattutino, o della messa
nella notte di Natale, fu fatta nel
1722 da Innocenzo XIII nella mat^
tina di Natale, dopo aver celebrato
la' messa, nella cappella dell'Annun-
ziata al Quirinale. Altrettanto pra-
ticò nel suo pontificato Clemente
XII, Corsini^ per le addotte ragioni;
e Leone XII, a' 3 maggio del-
l' anno 1825, giorno sacro all' In-
venzione, della ss. Croce , nella Cap-
pella della Natività al Vaticano, be-
nedi lo stocco, e berrettone, che per
mezzo di monsignor Ancajani, ora
monaco benedettino, regalò al real
delfino di Francia, duca d'Angou-
lème.
Non solo le menzionate benedizio-
ni, ma altre ancora dai romani
Pontefici si fecero nelle Cappello
segrete, come quella delle prezio-
se Fascic benaletle , che soglio»
iSe GAP
no formalmente benedire nella sala
del concistoro, e poi donare ai pri-
mogeniti , o eredi de* monarchi cat-
tolici. Vi amministrarono eziandio il
sacramento della confermazione , co-
me, nel 1761, eseguì Clemente XIII,
dappoiché nella Cappella dell' An-
nunziata al Quirinale cresimò d. Ce-
sare Lambertini, pronipote di Bene-
detto XIV, facendogli da padrino
per Carlo III , re di Spagna , il
Cardinal Orsini, e poi gli ammi-
nistrò la ss. Eucaristia. Egualmente
in queste Cappelle benedirono le
nozze, e congiunsero in sacramentai
matrimonio i propri parenti, o qual-
che distinto personaggio, come fece
Innocenzo XIII che, nel 1722, nella
Cappella della Annunziata al Quiri-
nale, dopo avervi celebrata la mes-
sa, in mozzetta, e stola uni in ma-
trimonio d. Marc' Antonio Conti suo
nipote, con d. Faustina Matteij e
Clemente XIII, nel 1768, in detta
cappella congiunse in matrimonio il
suo nipote don Abbondio Rezzonico
senatore di Roma, con d. Ippolita
Boncompagno Ludovisi.
Inoltre eseguirono i Papi diverse
consacrazioni nelle loro private Cap-
pelle, non che di calici ec, e nel
1747 Benedetto XIV, volendo pro-
movere al Cardinalato il real duca
di Yorck, dopo aver celebrato la
messa nella Cappella della Annun-
ziata al Quirinale, gli conferì la pri-
ma tonsura alla presenza del padre
di lui Giacomo III re d'Inghilterra, di
alcuni Cardinali, nobiltà, e corte Pon-
tificia ; e dipoi nella medesima Cappella
gli conferì i quattro ordini minori, e
poi il suddiaconato, e diaconato,
per cui nella prima messa, che il
duca celebrò, commiicò il re suo
genitore. Abbiamo ancora, che di-
versi vescovi vi furono consaciati
dai Pontefici, giacché Benedetto XIII
CAP
nel palazzo vaticano e nella Cappella
dell'Assunta di s. Pio V, consacrò
nella notte di Natale, Lercari in
arcivescovo di Nazianzo, e Camarda
in vescovo di Rieti, ed in appresso
Dosquet in vescovo di Sarno nella
notta di Natale del 1727; nell'anno
seguente nella stessa notte e cappella
consacrò Muscettola in vescova di
Loreto e Recanati, e similmente fece
con Baroni vescovo di Bova nell'anno
1739. Da ultimo Pio VII nella Cap-
pella della Annunziata del Quirina-
le, consacrò, nel 1808, in vescovo
di Sinigaglia il Cardinal Gabrielli.
Quando poi Clemente XII, nel 1730,
concesse al suo nipote Guadagni
vescovo di Arezzo, e suoi successori
il privilegio del pallio, egli colle sue
mani glielo impose nella Cappella
della Annunziata al Quirinale. Né
mancano ulteriori esempi, che i Som-
mi Pontefici colle loro sacre mani
imposero 1' insegna del pallio a pa-
triarchi, e ad arcivescovi, come da
ultimo fecero Leone XII, e Grego-
rio XVI, anche nelle loro Cappelle
maggiori, e segrete.
In queste medesime domestiche
Cappelle, i Papi distribuirono la
ss. Comunione a diversi sovi'ani, a
personaggi distinti, ed alla propria
famiglia. Clemente XI, nel 17 19,
lo fece nella Cappella dell'Annunziata
al Quirinale, alla principessa di Ba-
den , e al figlio di lei, dopo aver ce-
lebrato la messa; e nello stesso anno
e cappella la compartì a monsignor
Mezzabarba patriarca di Alessan-
dria, vicario apostolico della Cina,
ed ai suoi compagni missionari, pri-
ma che partissero per quella re-
gione. Indi, nell'anno 1720, pri-
ma della partenza da Roma del-
l' ambasciatore veneto Duodo , il
comunicò nella medesima Cappella.
Tacendo altri simili esempi de' suoi
GAP
siiccesson, abbiamo che Pio VII, nel
mercoledì santo del 1 80 1 , nella pre-
detta Cappella, prima di recarsi al
Vaticano per le funzioni della set-
timana santa, celebrò la messa, e
comunicò Carlo Emmanuele IV re
di Sardegna, e la ven. M. Clotil-
de regina moglie di lui , non che
la famiglia nobile Pontificia.
Nel palazzo apostolico quattro
volte l'anno evvi la comunione ge-
nerale, cioè nel mercoledì santo pei
secolari, nel giovedì santo pegli
ecclesiastici, e nelle vigilie dell'As-
sunta, d'Ognissanti, e di Natale,
preceduta da tre giorni di catechi-
smi , che si fauno nelle Cappelle
Pontificie dal p. compagno del p.
maestro del sagro palazzo , nelle
quali ha luogo per mano del Pon-
tefice la comunione della famiglia
nobile, mentre per quella d'ogni
grado si fa dal primo cappellano
caudatario, o da un suo collega
nelle Cappelle comuni, ed in sede
vacante ha anche luogo pei fami-
gliari del palazzo apostolico. Nel solo
giovedì santo la ricevono nella Cap-
pella segreta gli ecclesiastici palatini
del Papa, e in sua vece dal maesti'O
di camera, e quando questi non è
prete, suppliscono l'elemosiniere, o
il sagrista, i quaU fanno altrettanto
se il maggiordomo non è sacerdote
( qualora non la amministri lo stes-
so Pontefice alla famiglia nobile laica)
cui incomberebbe supplire. Facendosi
tal prelato rappresentare la riceve
pel primo in abito prelatizio, men-
tre gli altri della nobile famiglia vi
sì recano cogli abiti di corte.
Confermano tali pratiche di vote i
seguenti esempi. Clemente XI, nel
mercoledì santo, del 17 18, comunicò
al Vaticano nella Cappella segreta
della Natività, secondo il solito, la
sua famiglia, e nel giovedì sauto i
CAP 167
prelati, e sacerdoti della sua camera
segreta, molti vescovi forestieri, e i
tredici apostoli coi loro abiti, e tutti
colla stola. BenedettoXlV, come isuoi
predecessori, per le suindicate quattro
festività, quasi in tutto il suo ponti-
ficato, nella Cappella Paolina del
Quirinale, comunicò la sua famiglia
nobile, e nella vigilia d' Ognissanti
1743 pure il Cardinal Colonna pro-
maggiordomo, che sugli abiti Cardi-
nalizi assunse la stola alla diaconale ;
poi pel maggiordomo la fece il sa-
grista, enei 17.56 monsignor ReaH,
primo maestro delle cerimonie, men-
tre nel 1759, supplì per lo stesso
maggiordomo il maestro di camera.
Anche Pio VI quasi sempre com-
parti alla famiglia nobile la ss. Eu-
caristia nella Cappella Sistina del
Vaticano, nel mercoledì santo alla
secolare, e nel seguente giorno alla
ecclesiastica; anzi allorché nel 1782
andò a Vienna, il maggiordomo
incaricò, in mancanza del sagrista ,
e dell' elemosiniere, il p. Segarelli
pro-sagiista , che la distribuì alla
famiglia nobile palatina.
Sebbene poi l'altra famiglia Pon-
tificia riceva là ss. Comunione nelle
Cappelle comuni da monsignor cau-
datario, o altro cappellano segreto,
sotto Clemente XIV, l'ebbe dal p.
Sangiorgi conventuale, confessore di
quel Pontefice, e diversi Papi vol-
lero ammetterla al ricevimento di
essa dopo quella nobile nelle Cap-
pelle Pontificie, e segrete de' palazzi,
che abitavano. Di fatti abbiamo che
Benedetto XIII, nel 17^4» P^i* 1^
vigilia dell' Assunta, nella Paolina
del Quirinale comunicò la famiglia
palatina d'ogni grado, la quale per
la vigilia d'Ognissanti, era composta
di cento diecinovc individui. Altret-
tanto esegui monsignor Lercari mae-
stro di camera ueU' a uti vigilia dì
Ì68 GAP
Natale, alla Paolina del Vaticano
nel 17^5, 0 nell'anno seguente il
detto Papa la fece a centottanta
persone della famiglia d' ogni specie
nella Sistina. Clemente XIII, nel 1 7 58,
la comparti egualmente a quella di
tutti i gl'adi; nel 17^9 essa ascese
B. duecentocinquanta individui; ma
siccome egli facea ristaurare la Cap-
pella Paolina del Quirinale, fatto
erigere nella sala regia un altare,
da questo la distribuì; ascoltò poscia
la messa del caudatario, ed intuonò
le litanie. Quindi la fece nel 1761
a novantasei persone. Tali esempi
in parte si sono rinnovati a' nostri
tempi a vantaggio della famiglia
comune, dappoiché nel i8o3 fu
somministrata, invece del cappellano
segreto, da monsignor arcivescovo
Odescalchi maestro di camera , e
nel 1808 da monsignor Doria insi-
gnito della stessa . carica , a quella
d'ogni ceto. J^. Famiglia Pontificia,
E Palazzi Apostolici del Vaticano,
E del Quirinale.
Anche i cappellani cantori tre
volte all'anno ricevono la ss. Comu-
nione nelle Cappelle Pontificie, Si-
stina del Vaticano, o Paolina del
Quirinale, secondo che abiti il Pon-
tefice; cioè nella domenica fra l'ot-
tava del Corpus Domini, nella do-
menica fra l'ottava dell'Assunta, e
nella domenica fra l' ottava d' O-
gnissanti. Vi canta solennemente la
messa uno dei cantori, assistito dai
chierici della Cappella, e vi si co-
municano i cappellani cantori non
sacerdoti.
CAPPELLETTI Benedetto, Car-
dinale. "Benedetto Cappelletti nacque
in Rieti da nobili genitori a' 2 no-
yembre 1764, e dopo essere stato
educato dai monaci benedettini cas-
sinesi, intraprese la carriera eccle-
siastica. Nominato venne dal Pon-
CAP
tefice Pio VI canonico coadiutore
a monsignor Stay della patriarcale
basilica liberiana. Il successore Pio
VII, nell'anno 1802, lo ascrisse tr^
i prelati referendari delle segnature,
e successivamente il promosse a po-
nente della sacra congregazione del
buon governo, ed a protonotario a-
postolico. Sostenne dipoi lodevolmen-
te per molti anni i governi delle de-
legazioni di Viterbo, di Macerata,
e di Urbino e Pesaro, finche il Pon-
tefice Leone XII gli conferì la ris-
pettabile e gelosa carica di gover-
natore di Roma, vicecamerlengo, e
direttore generale di polizia. A pre-
miarne la lunga carriera prelatizia ,
il Papa regnante nel concistoro dei
3o settembre i83i, il creò, e riser-
vò in petto Cardinale , pubblicandolo
poi in quello de' 2 luglio i832 del-
l' ordine de' preti, indi gli assegnò
in titolo Cardinalizio la chiesa di s.
Clemente , e nel concistoro de' 29
luglio i833, lo preconizzò a vesco-*
vo di Rieti sua patria. Ma poco
dopo una malattia infiammatoria ,
gli troncò il filo de' suoi giorni la
notte del i5 venendo il 16 maggio
1834, munito di tutti i conforti del-
la religione, e compianto pel suo ze-
lo, per le virtù, e per lo attacca-
mento suo alla Santa Sede. La pa-
tria e la diocesi furono inconsola-
bili per la perdita di sì illustre con-
cittadino e di sì benefico pastore,
le cui sollecitudini tutte erano im-
piegate al vantaggio spirituale della
sua greggia Fu sepolto nella cat-
tedrale, ove gli vennero celebrate
le consuete solenni esequie.
CAPPELLO, Indumento, che cuo-
pr€ il capo, fatto alla forma di es-
so , circondato nella parte inferiore
da un girQ, che sporge in fuori, il
quale si chiama tesa o piega, ed an-
che falda ed ala, che riesce 0 stret-
CAP
ta, o larga, o ripiegata in più mo-
di, secondo i costumi, e la qualità
delle persone che l'usano, come lo
sono la materia, e il colore. In la-
tino dicesi petasusy pìleiis, . pileiinij
galerum.
Antichissimo è l'uso del cappello
qual copertura , ed ornamento del
capo, nonché qual insegna di liber-
ti». Gli ateniesi se ne servivano si
in città che per viaggio, e in cam-
pagna ; ed in generale presso i greci
tutti portavano il cappello. I roma-
ni, che prima in tempo di lutto si
cuoprivano la testa col petaso, e tal-
ora in guerra marciavano col capo
nudo, adottarono l'uso de'greci, par-
ticolarmente in campagna, per gua-
rentirsi dal sole , e dalla pioggia.
Molti legavano il cappello sotto al
mento, per prevenire l' impeto del
vento, e poterlo ritenere con sicu-
rezza. Una legge de' romani obbli-
gò le meretrici a portare il cappel-
lo giallo, e i capelli tinti di tal co-
lore. Comunemente gli antichi ado-
perarono i cappelli bianchi, e vuoi-
si, che il primo cappello di castoro
si portasse nella metà del XV se-
colo dal re di Francia Carlo VII.
Tra le cose memorabili del diari-
sta M. Antonio Valena, si nota
che nel seguente secolo XVI, in Ro-
ma principiarono allora i cappelli
di feltro, portandosi prima berrette
di panno, o di velluto, o se si por-
tavano i cappelli , facevansi di or-
mesino. Abbiamo dal Bonaroti, Os-
seriazioni istoriche sopra alcuni me-
daglioni antichi j p. 85, che i cappelli
non si portavano che dagl' infermi ,
attribuendosene l'uso a morbidezza.
Difutti il p. Casimiro da Roma, nel-
le sue Memorie ec, p. 207 , dice ,
che nel i4B3 non si usavano che
le benetle, dai nobili, e dai facol-
tosi , ornate con medaglie d' oro ,
CAP 169
con pennacchi, ec., locchè vediamo
confermato dalle pitture. T cappelli
si foderarono pure di pelliccie, e si
guarnirono con frangie d'oro, con
cordoni , con perle , e anche con
gemme. Nel dechnar poi del secolo
XV in Francia ri tenevasi come un
disordine grande , che gli ecclesia-
stici principiassero a portar cappelli
non appuntati come i secolari , a
modo delle antiche berrette. Ed è
perciò, che fu ordinato ch'essi do-
vessero adoperare piccoli cappucci
di panno, o drappo nero a piccole
punte, e qualoia fossero poveri, al-
meno le portassero attaccate a' loro
cappelli, sotto pena di sospensione ,
scomunica, ed anche di cento soldi
di ammenda, siccome riporta Lobi-
neauj t. I, p. S^5. Ma i prelati li
aveano adottati molto prima, giac-
ché avanti il concilio di Lione del
1245, negli stemmi gentilizi non
più si videro sovrastati dalle mitre,
ma sibbene dai cappelli, e poi dai
galeri o cappelli pontificali, come
rileva il Bernini, // tribunale della
Rota, pag. 32. Allorché i cappuc-
ci [Vedi) scomparvero, e gli uomi-
ni non ebbero più per coperta ed
ornamento del capo se non che cap-
pelli , questi si formarono eoli' orlo
ribassato all' intorno., onde si chia-
marono fatti a ruota, senza che la
falda, o ala fosse in veruna parte
rialzata.
I grandi di Spagna anticamente
appella vansi, Ricomhri, Ricos'hom-
breSj ricchi uomini. La loro digni-
tà era sì grande, che come pari
ed eguali al re loro, non solo sede-
vano, e si cuoprivano innanzi ad
esso, ma suggellavano con lui tutti
gli atti in sigillo rotondo. Tuttavol-
ta l'uso di tenere il cappello in te-
sta presso alcuni, e specialmente
presso gli orientali, è segno di rispet-
170 CAP
to. I romani, ed altri popoli sacri-
ficavano col capo coperto. I siri di-
cono la messa in tal modo, ed Isac-
co, neWIrwect. II in Annenios, 4 1 4>
dice che i vescovi armeni tengono
il capo coperto, nel tempo de' di-
vini misteri. Anche i quaqueri e gli e-
brei tengono il cappello in testa nelle
loro sinagoghe. Il p. abbate Sarti, e
il conte Marco Fantuzzi , Mommi.
Ravenn, 166, riportano alcuni detti
di Odofredo, fra i quali: « colligi-
« mus argumentum, quod aliquis,
» quando venit coram magistrata,
» debet ei revereri. Quod est con-
« tra Ferrarienses, qui si essent co-
>» ram Deo, non extraherent sibi
»j cappellum vel birretum de capi-
si te, nec flexis genibus postularent.
« Sed hoc ... in Bononia, et alibi
M bene servatur. Id. in God. sec. loc.
»i fF. de postulando ". Curioso è poi
quanto racconta il citato Valena di
certo bizzarro gentiluomo romano,
chiamato Rutiho Gracco. Egli por-
tava tre cappelli in testa ; a' nobili
ne cavava uno, a' prelati due, e ai
Cardinali tutti e tie.
Lungo sarebbe se si volesse trat-
tare de' diversi usi, specie e forme
de' cappelli , ma essendo il nostro
argomento di parlare di quello de-
gli ecclesiastici, de' Papi, de' Cardi-
nali , de' véscovi e de' prelati , esso
si vedrà a' seguenti articoli.
Cappello degli ecclesiastici. Que-
sti, sino dai primitivi tempi della
Chiesa, cuoprivansi il capo colla ber-
retta ( Vedi ) di color nero, e di la*
na, in chiesa ed anco per le stra^
de , e col berrettino ( Vedi ) , giac-
che anticamente era loro vietata la
seta , e gli altri colori. Tuttavolta nei
primi anni del secolo XVI, il concilio
lateranense prescrivendo al clero ve-
stimenta modeste, gli proibì i colo-
bi rossi, e verdi, dal che si dedu-
CAP
ce, che sino a quel tempo non era
bene stabilito il color nero in tutte
le loro vesti. Di sopra all'articolo
Cappello si disse quando nel seco-
lo XV l'adottarono gh ecclesiasti-
ci, e principalmente i canonici, cioè
que' cappelli, che partecipavano del-
le berrette antiche. Essi però ven-
nero in seguito proibiti da parecchi
concili sinodali , e dai decreti dei
vescovi. Però la congregazione dei
vescovi e regolari , nel Pontificato
di Clemente VIII, avvertì i vescovi,
che non impedissero agli ecclesia-
stici l'uso del cappello nelle pub-
bliche vie, mentre fra gli altri il
sinodo cremonese del i584 avea
prescritto ; « portino sempre la ber-
» retta solita clericale, massime in
>i chiesa, e nelle processioni, ed ese-
« quie , e non mai il cappello , se
M non per viaggio, o per istrada
« quando piove, sotto pena arbitra-
« ria ". Il Nicolio riporta il decreto
della mentovata congregazione, con-
cepito in questi termini; »> che i
« chierici non portino cappello s'in-
>* tende in chiesa, e nelle proces-
« sioni". Giorgenio, 27 marzo 1601,
Tropea 8 aprile i6o3. Nel pontitì-
cato poi di Paolo V, la stessa sa-
gra congregazione fece quest'altro
decreto: ^^ Valenza 1 3 maggio 16 io.
« Non deve il vescovo fare editto
>t che i suoi preti sotto pena di sco-
« munica sieno obbligati di portar
« la berretta tanto di giorno, quan-
M to di notte, perchè ne potrebbe-
M ro seguire molte infermità".
Pompeo Sarnelli, nel tomo I Let-
tere ecclesias Lidie y p. 75, del Cap-
pello clericale _, nel prescrivere, co-
me e di qual colore dev' essere , e
quando è vietato, ci riporta i se-
guenti decreti, giacché a' suoi tempi
molti erano gli abusi di esso , non
che la variazione della forma, ad oa-
CAP
ta del grave avvertimento del Car-
dinal 6. Carlo Borromeo, conc. Me-
diol. anno i565: » omnem habitus,
M et ornamenti novitatem clerici fu-
« giant ". L* altro sinodo milanese
del 1 568, decretò; ^» Pileus ejusmo-
>» di sit, qui a militaris pilei forma
M distet, non turbini* speciem prae-
» seferat , sed talis denique sit, qui
» ordinis clericalis hominem deceat.
»» Concil. Consentinum anno iSyg;
M Pileis simplicibus ncque aculeatis,
« aut turbinatis. Directorium An-
M driense postea a Clemente Vili
M approbatum, anno i586; Nec pi-
j> leo fastigiato, ac oblongo utantur,
»> sed decenti ac demisso. Concili um
« Seneuse sub Sixto V a Sacr. Con-
« greg. Cardi nalium postea appro-
3> batum die i5 decembris 1600:
>» Pileum sericum omnino ne defe-
» rant . Synodus imolensis anno
« i6i4: Cum pileis latioribus ni-
« gris '*. Finalmente in un suo edit-
to, ecco come il Pontefice Urbano
Vili, creato nel 1623, volle espri-
mersi. » Li cappelli sieno di forma
M conveniente con cordoni attorno
»» semplici, sotto pena di venticinque
» scudi d'ovo".
Generalmente parlando, i cappelli
degli ecclesiastici, di que' monaci, e
religiosi, che ne hanno 1' uso , e dei
secolari, cui è permesso vestire da
abbate, non che di alcuni di quelli
appartenenti alla famiglia Pontificia
allorché vestono T abito di corte ,
sono di feltro ed anco di seta, me-
no alcuni religiosi che 1' usano di fel-
tro, e tutti di color nero, con lar-
ghe ale rivoltate da tre lati, e soste-
nute da cordoncini (la qual forms^
triangolare vuoisi rammentare la ss.
Trinità ) , venendo circondato il cu-
polino da un semplice cordone , o
fettuccia di seta nera con nastro ,
il quale rimane dal lato sinistro,
CAP 171
Però gli abbati mitrati regolari e
secolari, il p. maestro del sagro pa-
lazzo, il p. commissario del s. ofli-
zio, e il p. segretario della congre-
gazione dell' indice , tutti e tre del-
l' Ordine di s. Domenico, e il p. ge-
nerale di questo Ordine, nonché gli
avvocati concistoriali , e i protono-
tari apostolici, non ad instar par-
tici pantium ^ ec. ec, usano a' loro
cappelli il distintivo della fettuccia
con fiocco eguale a quello de' pre-
lati domestici, ma di color nero. Al-
tri religiosi poi , come i gesuiti , i
mercedarii, passionisti, pii operai, del
ss. Redentore , i liguorini , ec. ec;
portano il cappello nero colle sole
due ale laterali rivoltate. Antica-
mente alcuni Ordini religiosi porta-
vano il cappello del colore dell'a-
bito, come continuarono a ritenerlo
i camaldolesi eremiti ec.
Cappello del Papa. Fino dai primi
secoli della Chiesa, domesticamente,
quando usciva dal palazzo apostoli-
co o viaggiava il romano Pontefice,
cuoprivasi il capo col cappuccio, di
cui abbiamo una memoria in quel-
lo della mezzetta , per significare
r antico già usato. Ora in tali cir-
costanze adopera sopra il berrettino
(Vedi) ^ o il camauro, il cappello.
Questo è rotondo colle due ale la-
terali rivoltate, e sostenute da cor-
doncini d'oro, sempre di colore ros-
so porpora, orlato di fettuccia d'oro,
con fiocco di fettuccia di seta rossa,
con ricami d'oro , e prezioso fiocco
pur d'oro. Esso è di tre specie, di
velluto, di seta , e di feltro. Si usa
questo e l'altro di velluto nell'inverno,
e di seta nell'estate, ma colla distinzio-
ne, che quando il Papa porta le vesti
di seta, e la mezzetta di velluto, di
seta, o di velluto è il cappello, ed
allorché deve vestire di lana, il cap-
pello è di ftìltro; tUttuvoUa il cw[\-
72
CAP
pello di feltro si usa quasi sempre,
e quello di velluto soltanto nelle
solennitìi, purché il Papa porti la
mozzetta divelluto. In carrozza, visi-
tando chiese, e monisteri, nel levarsi
che faccia il Pontefice il cappello,
viene custodito dal prelato maestro
di camera, o se è coi camerieri se
greti, viene sorretto dal più anziano
tifi essi. Recandosi però il Pontefice
alle cappelle e funzioni, che dee ce-
lebrare, od alle quali assiste vestito
de' paramenti sagri, il maestro di
camera ripone il cappello nella stan-
za, ove prende la falda, eh' è pres-
so quella de' paramenti. Nella ca-
mera de' paramenti poi, deposta
che il Papa abbia la falda , gli si
riconsegna dal medesimo maestro di
camera. Nelle solenni cavalcate per
le cappelle della ss. Annunziata, di
s. Filippo, della Natività della b.
Vergine, e di s. Carlo , nonché nei
solenni possessi al Laterano , i Papi
vestiti di mozzetta, e di stola usa-
vano il cappello Pontificale con ale
piane , e cordone con fiocco d'oro ,
onde fermarlo con sicurezza. Il Bo-
naiuii ne dà la figura a pag. 365
della sua Gerarchia ecclesiastica.
Precedevano però avanti gli abbre-
viatori, e dopo i camerieri segreti,
ovvero fra il baronaggio romano e
il capitano degli svizzeri, quattro
camerieri segreti più anziani, caval-
cando vestiti di cappe rosse, ed ognuno
sosteneva un' asta coperta di velluto
cremisi, in cui elevati portavano
altrettanti cappelli Papali di vel-
luto cremisino orlati con trine d'oro.
Nella cavalcata nondimeno del 1770,
colla quale Clemente XIV si recò alla
Minerva per la cappella dell'Annun-
ziata , ne furono portatori quattro
camerieri segreti di spada e cappa;
e ne' possessi anticamente li sostene-
vano quattro scudieri del Papa, co-
CAP
me avvenne in quello d'Innocenzo
Vili nel 1484. Che se il Pontefice
cavalcava fra i paggi nobilmente ve-
stiti, uno di essi procedeva a destra
vicino alla staffa, portando in mano
un velo di seta cremisi con merletto
d' oro, con dentro il cappello Pon-
tificale di velluto, se il Papa ado-
perava quello di raso, e viceversa.
Questi quattro cappelli Papali signi-
ficavano la supreiTia dignità del Som-
mo Pontefice. La pienezza della di
lui potestà si vedeva indicata in una
immagine di s. Pietro esistente nel-
l'archivio della basilica vaticana, e
riferita dal Torrigio a p. 'jQ, con
tre ordini di cappelli in testa, in
vece del triregno, non ancora intro-
dotto allorché l' immagine venne di-
pinta.
Nel trasporto del defunto Ponte-
fice dal suo appartamento alla cap-
pella Sistina , vestito di mozzet-
ta , all' uscire della sala de' pala-
frenieri del palazzo apostolico, gli
si mette il cappello in capo. E quan-
do per tre giorni si espone nella cap-
pella del ss. Sacramento della basi-
lica vaticana, vestito cogli abiti Pon-
tificali, a' piedi si collocano due cap-
pelli Pontificali di velluto rosso cre-
misi, rappresentanti, secondo il p. Car-
rier De rom. Pontif. quaest. 4 j ^^
duplice giurisdizione del sovrano
Pontefice, temporale e spirituale.
V. Vesti dei Pontefici.
Cappello de" Cardinali. Nel con-
ciHo generale XIII, Lionese I, cele-
brato da Papa Innocenzo IV, Fie-
scili j nel 1245, coU'assistenza di di-
versi Cardinali, tre patriarchi, cen-
toquaranta vescovi , dell' imperatore
d' oriente Baldovino II, e degh am-
basciatori di Francia,e d' Inghilterra,
fra le altre gravi cose , che ivi si
trattarono, fu dal Papa stabilito ai
Cardinali di Santa Romana Chiesa
GAP
il cappello rosso, col quale intese
dare ai pochi Cardinali vecchi, e ai
dodici di recente da lui creati , un
distintivo di onore , particolarmente
allorquando cavalcassero per città.
Prescrisse dover essere quel cappel-
lo di colore rosso per ammonirli ad
esser sempre disposti a spargere il
proprio sangue per difendere la li-
bertà ecclesiastica , e quella del po-
polo cristiano ; tanto più che, come
osserva il Panvinio , in quel tempo
la romana Chiesa era al sommo
travagliata da Federico II. /^. Ga-
gnino de fr ancor, gestìs^ lib. Vili
p. 2 1 2. Ma i Caidinali solamente ri-
cevettero il fcappello rosso in Clu-
gny, ove il Papa, nel novembre del
1 246 , si abboccò con s. Lodovico
IX , re di Francia, e co' fratelli di
questo , il che conferma Nicolò da
Curbio, contemporaneo d' Innocenzo
IV nella sua vita cap. 21 , t. Ili,
Rer. Ital. 592: « Pontifex post con-
»• cilium, anno secundo, Cluniacum
» ivit cum rege Franciae, et ipsius
»» fratribus locuturus , ubi domini
» Cardinales primo cappellos rid^eos
« receperunt, sicut in ipso concilio
» fuerat ordinatum ". Questa dun-
que fu la prima insegna purpurea,
che coronò il capo de' Cardinali, in-
nanzi che Bonifacio Vili, per ren-
dere più cospicua la loro dignità ,
prescrivesse loro di vestire intera-
mente di porpora, prima usata dai
soli Pontefici, ed accordata a qual-
che legato a lalere. Finalmente Pao-
lo li onorolli colla berretta rossa
(Fedì), oltre altri ornamenti. Per
la qual cosa prima che i Cardinali
fossero decorati colla berretta rossa,
meno quando assumevano i para-
menti sagri, nelle pubbliche funzio-
ni, ne' concistori ec, tenevano il ca-
po coperto col cappello rosso, come
apparisce dalle antiche pitture, e da
CAP 173
una medaglia riportata dal Macn,
ove si rappresentano i Cardinali as*
sistenti a Paolo li, nel 1464, coperti
col cappello, prima ch'egli conce-
desse loro la menzionata berretta.
Ed è per questo, che i Cardinali
decorano i loro stemmi col cappello
rosso ornato di cordoni con fiocchi,
come si vede nel Ciacconio. Di quat-
tro specie è il cappello di Cardi-
nale, la cui forma vedesi nel Bonan-
ni, p. ^11, cioè il pontificale, che,
come diremo, è da essi ricevuto nel
concistoro pubblico dal Papa, il cap-
pellone o parasole, il cappello rosso
piccolo, e il eappello nero, ambedue
usuali della forma di quello degli
ecclesiastici.
Il coppello pontificale chiamasi
così, secondo il Bonanni, p. 4^2 del-
la Gerarchia , perchè stabilito con
legge Pontifìcia, e solamente asse-
gnato a' Cardinali. Esso è di panno
rosso, grande nelle ali, e piccolo nel-
la cupola, da cui pendono due cor-
doni , con cinque ordini di flocchi
per cadauno, incominciando il pri-
mo con un fiocco, e terminandosi il
quinto con cinque, onde i due cor-
doni contengono trenta flocchi, oltre
i due laterali del cupolino, e tanto i
cordoni , che i fiocchi sono di seta
rossa. Però il detto Bonanni, a p.
4 18, riporta la figura d'un Cardi-
nale del i5oo con cappello Ponti-
ficale di forma ordinaria , con due
fiocchi laterali al cupolino, e dal cui
cordone pendono tre ordini di fiocchi
con soli tre per ciascun ordine. Quan-
do Paolo II concesse, dopo il i4^>4>
vari distintivi a' Cardinali , voleva
decretare, che il cappello Pontificale
fosse di seta, ma ebbe molte oppo-
sizioni , « qui bene senlientes di-
>y minucndam esse ccclcsiae pompam
») non augcndam cum detrimento
» Christiana; reUgionis prxdicabanl ".
174 GAP
Questo cappello Pontificale usa vasi
dai Cardinali nelle solenni, e pub-
bliche cavalcate ( ;^^r//), portandolo in
capo, copertosi questo prima col cap-
puccio della cappa, cioè sopra il cap-
puccio, ed è della forma che ci dà
il Bonanni a p. 5 io. Allora però
il cappello Pontificale avea dai cor-
doni pendenti sotto al mento un
solo fiocco, altrimenti sarebbe riu-
scito d'incomodo. Ma quello con tutti
i fiocchi attualmente sovrasta la loro
arme, pendendo i cinque ordini di
fiocchi da ambo i iati. Innocenzo X,
nel i64't^, decretò che gli stemmi
de' Cardinali non dovessero ornarsi
con corone reali, o ducali, ma sola-
mente col cappello Cardinalizio. Il
p. Stanislao Santinelli, nel t. XXVI
degli Opuscoli del Calogerà SgS ,
ha trattato della dignità, del Cardi-
nalato ^ sopra alcune parole della
costituzione Militantis ecclesiae di
Innocenzo X, solo pileo de pretioso
Christi sanguine ruhente insigniti
e.l decorati. Con essa ( approvando
la proibizione della congregazione ce-
rimoniale) vietò pertanto di aggiun-
gere, nelle armi gej,itilizie, nei si-
gilli ed altrove, qualunque forma
di fregio e di corona, benché pro-
pria delle famiglie loro reah, o du-
cali , e dichiarò che non dovesse im-
porsi che il solo cappello Cardina-
lizio. Per altro fu poi derogato a
questa legge, come si dice qui ap-
presso , da Clemente XI , il quale
permise potersi porre sugli stemmi le
corone gentilizie, e le insegne delle
decorazioni di Ordini religiosi, eque-
stri , e cavallereschi , dovendo però
il cappello pontificale tutti ricuoprirli
pei' dinotare, che chi è fregiato della
dignità Cardinalizia , tiene le altre
tutte inferiori ad essa.
A questo proposito narra il Va-
lesio, che a' r4 aprile 1708 nella
GAP
chiesa di s. Giovanni de' fiorentini,
il celebrarono solenni esequie al
Cardinal Nerli, priore de' cavalieri
di s. Stefano , e volendo i cavalieri
di tal religione aggiungere alla di
lui arme Cardinalizia gli spicchi del-
la loro croce, e ripugnandovi i mae-
stri di cerimonie con asserire, che in
vigore della bolla di Gregorio XV,
confermata da Urbano Vili, e di
quella d'Innocenzo X, non era lecito
aggiungere allo stemma d'un Car-
dinale altra insegna di religione eque-
stre, se non la gerosolimitana, come
immediatamente soggetta alla santa
Sede, soggiunsero essere stato anche
negato, nelle esequie fatte nella chie-
sa di s. Luigi, al Cardinal de la Gran-
ge, padre della regina di Polonia ,
di porre nella di lui arma la croce
dell'Ordine dello Spirito Santo di
Francia. Per terminare tal contro-
versia fu ricorso a Clemente XI , a
spese del cui nipote si facevano tali
esequie, il quale permise di porre gli
spicchi della croce di s. Stefano nello
stemma del Cardinal Nerli, anzi sul
catafalco , oltre il cappello rosso, fu
posto l'abito solenne , e proprio dei
priori di quella rehgione.
Inoltre il Cappello Pontificale, ri-
cevuto dal Papa alla morte del Car-
dinale, si attacca nel mezzo al piede
del letto funebre ricoperto di un
gran drappo di lama d' oro , sopra
cui rimane esposto il cadavere del
Cardinale defunto tanto in casa, che
in chiesa, e poscia questo stesso cap-
pello suole appendersi nella chiesa ,
sopra la sepoltura, ov' è stato tumu-
lato il cadavere. Abbiamo una testi-
monianza di questo antichissimo uso
da Francesco Torrigio, Grotte vatica-
ne ^i^. 4i7j Roma, 1639, ove dice,
M che Urbano VI nel i38r creò
" Cardinale Marino Bulcano o Vul-
« cano napoletano, il cui cappella
GAP
» Cardinalizio l'osso, nella forma che
« si usava in quei tempi, \edesi o-
»» i-a appeso al suo sepolcro in s.
*» Maria Nuova, di cui fu diacono ,
» e sono adesso 2 36 anni (è a no-
*» tarsi che il Cardinale mori nel
w iSgo, e che la citata opera era
w ristampa); onde credo che inRo-
>» ma non se ne veda un altro piti
** antico di quello ".
Altra simile testimonianza l'abbia-
mo ancora da Sigismondo Tizio di
Siena, il quale in un passo della sto-
ria della sua patria, prodotto da Co-
stantino Ruggieri, in tom. VI, Op.
Bencdicti XI F, 3 3 9, narra del Cardi-
nal Nicolò Albergati: «Die 9 mai i i44'^>
« Card. s. Crucis in sena urbe de-
» cessit. Intestina humata apud d.
»• Augustini aedem, juxta gradus ma-
« joris grae, quae olim inferius erat
>» sub arca, et superne pileus ap-
» pensus. Corpus vero ad fratres
>» carthusienses , cujus ordinis erat,
« prope Florentiam delatum. Alte-
M rum quoque galerum in majori sa-
»» nensi aede appendi mandavit ".
Il Cappellone , o parasole , è
grande, di seta cremesi, con trina
di egual colore intarsiata d'oro, con
due fiocchi laterali al cupolino, ed
un altro all'estremità de'due cordoni
pendenti , co'quali dovrebbe fermarsi
sotto il mento. Tuttavia mai non
si porta in capo, ma soltanto si
sosteneva anticamente dal maestro
di camera del Cardinale, ed ora dal
decano, per riparare dal sole nelle
processioni delle canonizzazioni, del-
l'apertura della porta santa, del
Corpus Domìni^ ed in quelle dell'ot-
tava di questa solennità, od altre,
cui intervenissero i Cardinali. Si
usava in luogo dell'ombrellino, a
cui si può paragonare. Nelle ale,
e nel giro è più ampio degli altii
cappelli.
CAP 175
Il Cappello rosso piccolo, o usua-
le di feltro^ è della forma di quello
degli ecclesiastici , venendo sostenute
le tre ale da cordoncini d'oro. L'or-
latura e il fiocco sono pure d' oro ,
e questo di vari lavori di lustiini.
La fettuccia rossa, che circonda il
cupolino, è riccamente ricamata d'o-
ro. I Cardinali incominciano a por-
tare questo cappello, come diremo,
dopo che nel giorno della loro esal-
tazione al Cardinalato hanno rice-
vuto dalle mani del Papa la ber-
retta rossa. Dipoi l'usano i Cardinali
colle vesti Cardinalizie tanto rosse
che paonazze, ma non quando as-
sumono i paramenti sagri , nel qual
tempo, come in tutte le volte, che
lo lasciano per prendere la berretta,
n' è custode il cameriere. Appena
morto il Papa, fra i segni di duolo,
che distinguono i Cardinali da lui
creati, evvi quello di togliere l'or-
latura d'oro di tal cappello, facen-
do altrettanto ai cordoncini. Levano
inoltre la fettuccia ricamata, e il
fiocco d'oro, e vi pongono invece
una semplice fettuccia larga passa-
manata di seta rossa, giacché l'oro
nel tempo della sede vacante deve
essere escluso dal loro cappello. Ap-
pena eletto il nuovo Pontefice, si
torna ad usare l'oro nella orlatura,
e ne' cordoncini, e vi si rimette il
fiocco d'oro, uscendo dal conclave
i Cardinali creature del defunto,
senza verun segno di lutto.
Il Cappello nero, che usano i
Cardinali quando incedono in abito
nero corto, e quelli regolari in abito
talare del colore del proprio Ordi-
ne, è di feltro nero, e della forma
di quello degli ecclesiastici , non
essendovi altra distinzione, che dat-
torno al cupolino lo adorna una
fettuccia rossa con ricami d'oro. È
a lustrini, ed all'augolu sinistro evvi
lyS GAP
il nastro della medesima fettuccia
con ricamo d'oro piti ricco di essa.
I Cardinali portano domesticamente
ovunque questo cappello; ma se
vanno privatamente col suddetto
abito dal Pontefice, lo depongono
in anticamera lo che pur fanno u-
sando il precedente. Taluni in cam-
pagna, e ne'viaggi, invece delia fettuc-
cia , usano un cordone con due fioc-
chetti di seta rossa intersiati d'oro. Anco
in questo cappello i Cardinali creati
dal Papa defunto mostrano il segno
del loro duolo, giacche, appena sa-
puta la yiuova della morte di lui,
vi fanno levare la fettuccia ricamata,
suiTogandone altra liscia, del mede-
simo colore, la quale ritengono in
sede vacante, sino alla creazione del
nuovo Papa.
Passiamo ora a descrivere I. Ciò
che precede il ricevimento del cap-
pello rosso; IL La formalità con cui
i novelli Cardinali si recano a rice-
vere il cappello pontificale, e la
funzione con cui il Sommo Ponte-
fice lo pone loro in testa. III. Quan-
to è dopo praticato, nonché il mo-
do col quale lo ricevono i Cardi-
nali non presenti in Roma alla loro
esaltazione; IV. Il cerimoniale anti-
co del formale ingresso in Roma
con solenne cavalcata; V. La spe-
dizione, che ne fa il Papa ad alcun
Cardinale assente da Roma per trat-
to di specialissima considerazione.
I. Nel concistoro segreto il Papa,
alla presenza del sagro Collegio, pub-
blica o crea i Cardinali, ed il sege-
gretario di stato ne dà, per mezzo
d' un biglietto, 1' avviso agh esaltati
alla sagra porpora, i quali subito
"vestiti di sottana, calze, e fascia
paonazza , e del colore del proprio
Ordine se religiosi, cui è escluso
il colore rosso , e con berrettino
nero in testa, e berretta nera in
GAP
mano, ricevono le visite di rallegra-
mento. Nel dopo pranzo i novelli
Cardinali vanno al palazzo aposto-
lico per ricevere dalle mani del
Papa la berretta rossa, con cappello
usuai nero, cioè quello stesso, che
usavano prima della promozione,
e recatisi prima dal Cardinale se-
gretario di stato, nelle sue stanze si
cingono della fascia co' fiocchi doro,
e di seta se religiosi, lasciando la
paonazza, o di altro colore i re-
ligiosi , in uno al detto cappello ,
al cameriere del Cardinale. Quindi
accompagnati dal segretario di stato,
vanno dal Papa a ricevere la ber-
retta rossa, e la mozzetta, prenden-
do di poi il berrettino di tal colore,
e ritornano a* propri palazzi col
cappello rosso usuale, dopo aver
visitato que' sovrani, che fossero al-
lora in Roma.
La sera e le due seguenti riceve
il nuovo Cardinale le visite in abito
nero corto, non foderato, e filettato
di rosso, con calze paonazze, con
cappeWo nero sotto il braccio, ornato
con fettuccia rossa ricamata d' oro,
e berrettino rosso in capo, come la
mattina. . Sta sempre in piedi, e
sulla soglia della porta . Siccome
parlando di questa cerimonia nel
voi. V, pag. i6o, col. 2, dicemmo
che questi serali ricevimenti si fan-
no dal nuovo Cardinale in sottana
e mozzetta Cardinalizia colla berret-
ta rossa in mano, mancammo av-
vertire, essere ciò stato l'uso antica,
mentre oggi praticasi invece quanto
qui abbiamo detto. Per amore del
vero, lungi dall' occultare l'abbaglio,
qui ingenuamente il confessiamo,
affinchè serva di regola all' indul-
gente lettore .
La mattina però del martedì, e mer-
cordi, il Cardinale vestito del colore
corrente, senza rocchetto e mantellet-
GAP
la, con calze paonazze, riceve le visite
di formalità de' patriarchi, di quat-
tro prelati di fiocchetti, degli am-
basciatori, dei principi assistenti al
soglio, ed altri principi romani , . ol-
tre il senatore, avendo tutti preven-
tivamente presa l'ora, per non in-
contrarsi. Il Cardinale non si muove
dalla soglia della porta, tanto nella
venuta , che nella partenza de' visi-
tanti, indi il Cardinale si pone a
sedere sotto al luogo ove si porrà
il baldacchino, o presso il dossello.
Parte degli individui della sua an-
ticamera, incontra, e accompagna
alla carrozza i visitanti, essendo o-
gnuno vestito di nero, comprensi-
vamente al caudatario.
II. Uno o due giorni prima del
concistoro pubblico, ove il Papa dà
il cappello a'nuovi Cardinali; con-
cistoro, che si suol adunare nel pa-
lazzo pontificio per solito nel giovedì
mattina, ossia nel quarto giorno
dopo la promozione, ogni novello
Cardinale riceve per esso V intima-
zione dal cursore Pontificio, in uno
alla scliedula stampata, in cui si
prescrive l'ora del concistoro, e il
colore dell'abito Cardinalizio da as-
sumersi. Nella mattina del concistoro
il Cardinale con tre carrozze, e quat-
tro se è principe , esce dal suo pa-
lazzo, vestito dell' intero abito Car-
dinalizio, con calze, cappello usuale,
berretta, e berrettino rossi, mentre
il caudatario per la prima volta
veste la croccia di saia paonazza ,
sulla sottana e fascia di seta simile.
Precede il treno un servo coli' om-
brellino rosso, e il decano con abito
di città va allo sportello destro della
carrozza, dietro la quale procedono
altri servi colle livree di gala. Le
bandinelle della carrozza devono es-
ser socchiuse, e i cavalli senza fioc-
chi. Giunto il Cardinale nella sala
GAP 177
regia del palazzo apostolico, e de-
posto il cappello, la mozzetta, e la
mantelletta , assume la cappa pao-
nazza, colla berretta rossa, e si reca
nella Cappella Pontificia, ove, fatta
breve orazione, e discioltasi la cap-
pa, va ad assidersi dal lato de' Car-
dinali preti, e il caudatario si pone
sul sottoposto scalino, rimanendo in
piedi il maestro delle cerimonie,
che lo assiste. Recatisi i Cardinali
capi d' ordine in cappella , cioè il
primo de' vescovi, il primo de'preti,
e il primo de' diaconi, e i Cardinali
vicecancelliere, camerlengo di santa
Chiesa e camerlengo del sagro Col-
legio, si avviano all'altare co' novelli
Cardinali, da' quali ricevono il giu-
ramento delle bolle Pontificie di s.
Pio V, Sisto V, Gregorio XV, e di
altri Papi. Questo giuramento, e
quello di fedeltà al Pontefice, per
ordine di Giulio II, del i5o3, si
deve prestare da tutti i Cardinali
prima di prendere il cappello rosso.
Frattanto all'ora destinata il Papa
con piviale rosso, e mitra di lama
d' oro, va nella sala del concistoro
pubblico [Vedi), e ricevuto all'ub-
bidienza il sagro Collegio, i Cardi-
nali diaconi più anziani partono dal
fianco del Pontefice, e si recano a
sedere al loro banco, e quindi van-
no a prendere i loro nuovi colleghi^
cui si uniscono tante coppie di Car-
dinali diaconi e preti, quanti sono
i novelli. Questi, venendo dalla cap-
pella presi in mezzo dai detti Car-
dinah , essi li accompagnano al-
la sala concistoriale colla cappa
spiegata, ove per ordine di pro-
mozione , s* incamminano al tro-
no, facendo al Pontefice tre pro-
fonde riverenze j e baciali in ginoc-
chio il piede, e la mano al Papa,
ricevono da lui un duplice amples-
so , che poi vanno a dare a tutto
VOI. IX.
178 CAP
il sagro Collegio, prendendo quindi
luogo negli stalli secondo l'ordine
e l'anzianità delia promozione. Dopo
una perorazione degli avvocati con-
cistoriali, ciascuno de' nuovi Cardinali
si leva la berretta, e torna al soglio
per prendere genuflesso il cappello
Cardinalizio, che (ricevendolo dal
maggiordomo, cui lo consegna il
guardaroba o sottoguardaroba ) gli
impone il Papa, dopo che il ceri-
moniere gli ha coperto il capo col
cappuccio della cappa , leggendo la
formula prescritta dal rituale, ch'è
del seguente tenore :
» Ad laudem omnipotentis Dei ,
» et sanctae sedis apostolicae orna-
>» mentum, accipe galerum rubrum,
w insigne singulare dignitatis Cardi-
» nalatus, per quod designatur,
» quod usque ad mortem , et san-
ti guinis effusionem inclusive, prò
M exaltatione sanctae fidei, pace et
>ì quiete populi christiani augmento,
» et slatu sancta; romanae Ecclesiae,
>i te intrepidum exhibere debeas.
»> In nomine Patris, et Filii, et
»j Spiritus Sanati. Amen. " Questa
è la formula, che usano i Pontefici
nel porre in capo a' Cardinali il
cappello rosso, mentre l'antica ri-
portata dal Gattico, ^cta. Ccerem.
p. 62, era del seguente tenore : « Ad
« laudem Dei omnipotentis, exalta-
»' tionem quoque catholicae fìdei, prò
» qua etiam paratus sis, si expe-
« diat, proprium sanguinem fun-
« dere, damus. et capiti tuo impo-
»> nimus cappellum rubeum." Dopo
tal formula il cerimoniere leva il
cappello dal capo del Cardinale, e
lo dà a monsignor cameriere segreto
guardaroba , che il consegna al
sotto guardaroba. E scendendo il
Cardinale dal trono, dopo avere
genuflesso baciata la mano al Papa,
si ferma dal lato destro, aspettando
CAP
ch^ lo abbiano ricevuto i colleghi >
e dipoi seguendo la croce Papale >
precedono tutti il Pontefice nella
stanza de' paramenti, ove appena
egli ha ripresi gli abiti usuali, ascolta
dal più degno per ordine di pro-
mozione, un' orazione italiana di
ringraziamento a nome de' colleghi ,
che gli stanno a' fianchi. Ma dispen-
sando il Papa da questo atto, cui
risponderebbe brevemente, allora ha
luogo il ringraziamento privato, che
i nuovi Cardinali fanno al Pontefice
nella sua camera, dopo il canto del
Te Deum. Il Parisio, tom. II, pag.
i4i e seg. delle sue Istruzioni , ci
dà alcuni modelli di tali ringrazia-
menti.
Ritiratosi il Papa nelle sue stan-
ze, i novelli Cardinali fanno ritorno
alla sala del concistoro, donde par-
tono i cantori verso la cappella,
cantando 1' inno Te Deum lauda-
muSj seguiti collegialmente da tutti
i Cardinah, e infine i diaconi, ma
con ordine inverso, cioè prima i
juniori, e poi i seniori. I cantori si
fermano all'altare dal lato dell'epi-
stola, mentre il sagro Collegio prende
luogo nelle bancate. I nuovi porpo-
rati però, dopo fatta una riverenza
all'altare, si prostrano sui gradini, e
su di alcuni cuscini paonazzi, cuopren-
do ad essi il capo col cappuccio della
cappa i maestri delle cerimonie,
dopo di che i cantori in falso bor-
done cantano il verso : Te ergo quos-
sumusj e poi 1' ultimo. Quindi il
Cardinal decano si reca all' altare,
ove dette alcune orazioni, si termina
la funzione. Subito escono dalla cap-
pella i Cardinali novelli, e si fer-
mano per ordine sulla porta per
ricevere un altro amplesso, e alfre
congratulazioni dai colleghi. Poscia
ogni Cardinale nuovo torna al pro-
prio palazzo co' fiocchi a' cavalli ,
GAP
coli' ombrellino ixdsso, e co' servitori
avanti alla carrozza, le cui bandi-
nelle sono aperte. Seguita è dessa
dalle altre del treno, ed arrivato il
Cardinale alla sua residenza, antica-
mente subito si suonava la campa-
nella per la prima volta, per segno
di distintivo, e per V epoca dell' in-
cominciamento del ruolo pe' fami-
gliari. Mentre si fa il concistoro
pubblico, si alza il baldacchino, si
scuopre l'arme del dossello, o coltre
della sala de' novelli Cardinali, e
nella camera di udienza si pone il
baldacchino, se il palazzo non è
apostolico, o casa religiosa, perchè
allora ha luogo il solo dossello in
ambedue le stanze.
III. Nel dopo pranzo i Cardinali
nelle carrozze de' più degni (e se fos-
sero quattro vanno tutti in una car-
rozza), con treno pubblico, si reca-
no a visitare la basilica vaticana, es-
sendosi prima riuniti nella porteria
di qualche chiesa, ove hanno rice-
vute nuove congratulazioni dai gen-
tiluomini degli altri Cardinali, dei
prelati di fiocchetti, degli ambascia-
tori, de' principi romani, e del sena-
tore di Roma. Tali gentiluomini
prima, cioè sino al i83o, faceva-
no corteggio a* novelli porporati col-
le loro carrozze, tanto alla visita
della basilica vaticana, che per quella
del decano del sagro Collegio. Qui
poi si deve avvertire, che se fosse
un solo Cardinale nuovo, egli va in
carrozza con alcuni prelati, i quali
però in tutti i modi s'invitano pel
corteggio, ma allora il detto Cardi-
nale riceverebbe i complimenti al
proprio palazzo. Dopo la visita di
san Pietro, che alcuna volta fu
fiìlln di mattina subito dopo il
concistoro, fanno i novelli Cardinali
ivi un' abbondaute elemosina ai po-
veri, e passano a visitare lòrmaliiica-
CAP 179
te il Cardinal decano, che suol trat-
tarli di lauto rinfresco in uno al loro
seguito, ciò che pure i novelli porpo-
rati praticano, quando il decano resti-
tuisce loro la visita. Nel visitare pe-
rò il Cardinal decano, e quando que-
sti fa altrettanto al nuovo, il visi-
tante è incontrato alla carrozza dai
gentiluomini e cappellani del visita-
to, indi per le scale il caudatario
del visitato gli sostiene il lembo del-
le vesti, e gli altri famigliari del vi-
sitato gli levano la mantelletta in
segno di onorificenza, e cessione di
giurisdizione, ma nel partire, al vi-
sitante il rocchetto viene ricoperto,
cioè si sovrappone ad esso la man-
telletta dal proprio maestro di ca*
mera.
Nella sera di tal giorno, verso le
ore due, monsignor guardaroba, in
mantellone paonazzo, accompagnato
dal bussolante sotto-guardaroba, e da
altro bussolante (ambedue co' loro
abiti di mantellone paonazzi di sa-
ia), e servito da cinque palafrenieri,
vestiti come il cocchiere, si porta con
frullone palatino al palazzo del nuovo
Cardinale, e se fossero più, uno do-
po l'altro, per consegnar in nome del
Papa il cappello rosso, che nella
mattina precedente o ha ricevuto, o
ricevettero solennemente in conci-
storo. Precede il frullone un para-
freniere, e lo circondano gli altri
quattro, cioè due con torcie di cera
accese, un altro col cappello Cardi-
nalizio posto su di un bacile di ar-
gento, e coperto con seti no rosso ,
con merletto d'oro, mentre l'altro
palafreniere va allo sportello dellii
carrozza. Giunto il guardaroba nella
sòglia dell' anlicamera del Cardinale,
viene incontrato da esso vestilo in
abito Cardinalizio con rocchetto sco-
perto e colla berretta in mano; indi
condottolo alla camera d' udicn/u ,
i8o GAP
in piedi sotto il baldacchino, o pres-
so il dossello se abita ne' palazzi apo-
stolici, o nelle case religiose, riceve il
complimento, che gli viene fatto da
monsignor guardaroba, il quale sta in
mezzo ai menzionati due bussolan-
ti, sostenendo il bacile col cappello
quello della parte destra, il quale
lo ricevette dal palafreniere avanti
di entrare nella sala tlel Cardinale.
Nel complimento il guardaroba va
ricordando i pregi, le virtù, e le ca-
riche sostenute dal poiporato, per cui
egli venne insignito della dignità Car-
dinalizia. Dopo la risposta analoga
fattagli in piedi dal Cardinale, con
attribuire piuttosto alla Pontificia
clemenza la sua promozione, che al-
le proprie qualità, il cappello rosso
viene posato su di un tavolino co-
perto di damasco, e fra candellieri
con candele accese, ricuoprendosi con
velo di tal colore, con merletto di
oro, come lo era prima. Quindi il
Cardinale dà a sedere al guarda-
roba incontro a lui, che siede sotto
il baldacchino, e ritirandosi gì' invi-
tati a tal consegna (che poi ven-
gono trattati a lauti rinfreschi), si
trattiene alquanto col guardaroba in
domestica conversazione, indi il re-
gala d' una scatola, od orologio di
oro , e lo accompagna sino alla
anticamera, dove subentrano gl'in-
dividui di essa, e i camerieri con abito
di città, e con candele di cera accese
ad accompagnarlo sino alla sala. Ivi
due domestici del Cardinale con tor-
cie accese l'accompagnano sino alla
carrozza, in uno ai gentiluomini, ed ai
cappellani, da' quali fu incontrato,
ma con due sole torcie, invece delle
sei prime, essendo terminata la sua
rappresentanza di ablegato apostolico.
Se vi sono altri nuovi Cardinali, il
guardaroba va a fare altrettanto, e
terminate le tradizioni, o consegne dei
GAP
cappelli, si reca a ragguagliare il Pon-
tefice della eseguita commissione. Il
nuovo Cardinale, deposti poscia gli
abiti Cardinalizi , assume quello cor-
to nero filettato di rosso, oltre il
cappello, e, se è religioso, il talare, e
con esso si trattiene co' colleghi, ed
altri personaggi invitati al rinfiesco.
I Cardinah, che nell' atto della crea-
zione aveano pagato, benché assenti,
la somma di scudi mille trecento
cinquantadue, e bajocchi cinquanta
di propine, ed emolumenti, oltre
scudi novantuno alla famiglia del
Cardinale segretario di stato, nel ri-
cevimento del cappello devono sbor-
sare seicento settantanove scudi, e
bajocchi novanta, come dalla nota
stampata dalla tipografia camerale.
Non solo in Roma i Pontefici
impongono sul capo de' novelli Car-
dinali il cappello rosso, ma anco
viaggiando. Se ne diedero gli ulti-
mi esempi da Pio VI, Braschi^ e da
Pio VII, Chiaramonti. Nel 1782,
essendosi Pio VI recato a Vienna,
nel palazzo imperiale a' 19 aprile,
alla presenza dell' imperatore Giu-
seppe II, e di alcuni Cardinali , e
vescovi etc. , nel concistoro pubblico
die' f(Drmalmente il cappello rosso
a' Cardinali Firmian, e Bathyan, e
di poi il Papa, i Cardinali, ed i ri-
spettabili spettatori passarono nella
cappella maggiore al canto del Te
Deum. I detti due porporati anda-
rono poscia a visitar la chiesa di s.
Pietro di Vienna, quindi la sera
monsignor Caleppi, uditore della nun-
ziatura, e cameriere segreto, con mon-
signor Spagna crocifero, accompa-
gnati da due palafrenieri con torcie,
presentarono ad ambedue i porpo-
rati nelle proprie abitazioni i cap-
pelli Cardinalizi. Il Cardinal Firmian
donò una scatola d' oro contorna-
ta di brillanti, e il Cardinal Bathyan
GAP
una ripetizione cV oro con contorno
di brillanti.
Ritornando da Vienna, e trovan-
dosi Pio VI in Imola a' 2 7 maggio
nella sala dell* episcopio, coli* inter-
vento di sei Cardinali e altrettanti
vescovi etc. , impose colle consuete
cerimonie il cappello rosso al Car-
dinal Mattei, il quale dopo il con-
cistoro visitò il duomo, e le chiese
di s. Cassiano, e di s. Pietro Criso-
logo. Quindi il conte Codronchi, in-
ternunzio di Torino, fu dichiarato
cameriere segreto, ed incaricato dal
Papa di consegnare la sera al det-
to porporato il cappello Cardinalizio,
ciò che avendo eseguito, ricevette
in regalo un orologio contornato di
brillanti. Fra i concistori, che Pio
VII celebrò nel monistero di s. Gior-
gio di Venezia dopo la sua elezio-
ne ivi effettuata, a' 28 marzo 1800,
tenne concistoro pubblico, nel quale
impose al Cardinal di Martiniana il
cappello rosso, che poi la sera gli conse-
gnò monsignor Ginnasi cameriere se-
greto. Ed allorquando andò il me-
desimo Pontefice a Parigi nel i8o5>,
celebrò un concistoro pubblico nel
palazzo arcivescovile, e diede i cap-
pelli Cardinalizi a due porporati fran-
cesi.
Oltre le illuminazioni, e fuochi
di gioia, che si praticano nella se-
ra dell'esaltazione al Cardinalato, e
nella seguente, e da qualcuno anco
la sera del ricevimento del cappel-
lo, anticamente la facciata del pa-
lazzo de' novelli Cardinali, pel gior-
no in cui ricevevano il cappello ros-
so, era fatta adornare con figure al-
legoriche, virtù, emblemi etc. , me-
no quelle di case religiose, e de'pa-
lazzi apostolici. Tale costume venne
bensì trasandato, ma per ordine di
Benedetto XI V^ nel 1743, fu ri-
chiamato air osservanza. Singolare
CAP i8i
fu r illuminazione del palazzo del
Cardinal Priuli, allorché nel 1759
ricevette il cappello rosso dal suo
concittadino Clemente XIII. Ma il
di lui successore Clemente XIV, co-
me avea fatto con altri Cardinali,
dispensò il Cardinal Caraffa dall'ob-
bligo di ornare la facciata del palaz-
zo, la sera in cui ricevette il cappello
Cardinalizio, col patto però, che elesse
cinquecento scudi in elemosina al pio
luogo de' catecumeni.
Quei Cardinali creati o pubblica-
ti non presenti in Roma, ricevono il
cappello al ritorno dalla nunzia-
tura, o da* altra missione, per cui
erano assenti, e i vescovi oltramon-
tani, o altri personaggi forestieri e-
levati a tal dignità, si recano a pren-
derlo. Ciò è sommamente necessario
non solo per la sublimità dell'orna-
mento, ma anche acciocché venga lo-
ro dal Papa in concistoro segreto
chiusa, e quindi aperta la bocca ,
imposto l'anello, e conferito il tito-
lo Cardinalizio presbiterale, b la diaco-
nia, secondo l' ordine cui apparten-
gono. Perciò di frequente accade, che
alcun Cardinale muoja senza aver
ricevuto ne il cappello, ne le altre
insegne, e molti di essi, obbligati di
recarsi al conclave, vi si portano sen-
za essere fregiati di esse , ond' è
che il novello Pontefice nel primo
concistoro pubblico impone loro il
cappello Cardinalizio, premesse le con-
suete formalità, e cerimonie suindi-
cate, assumendo persino le calze pao-
nazze, sebbene già fino allora avessero
portate le rosse, che a rigore non si
dovrebbero mettere , se non nell;i
mattina del concistoro pubblico. E
siccome i Cardinali nel giorno, che il
Papa pubblica, o ci'ea altri Cardi-
nali sogliono scrivere ad essi le pro-
prie congratulazioni, il che ecpiivalo
alla così detta visita di calore, che fun-
i82 GAP GAP
no eseguire dai loro gentiluomini ap- e i prìncipi romani, nella seguente
pena terminato il concistoro, cosi mattina lo complimentavano per
alla venuta in Roma de' nuovi Car- mezzo de' rispettivi gentiluomini,
dinali non mandano il gentiluomo Wella sera poi, e all' ora destina-
per tal visita. Ne si dee tacere, che ta dal Pontefice, il nuovo Cardina-
talvolta si è praticato, oltre di tenere le in abito corto di nero si recava
il concistoro pubblico per dare il dal Cardinal nipote, o dal segreta-
cappello ai Cardinali che vennero a rio di stato, nelle cui camere prece-
Roma da altre parti, di celebrarsi dentemente era flitto preparare l'a-
quindi in quella mattina dallo stes- bito Cardinalizio paonazzo, con roc-
so Papa anco il concistoro segreto, chetto, berretta rossa, e cappello ros-
nel quale chiuse ed aprì la bocca so eguale. Appena vi giungeva, egli
a' nuovi Cardinali, impose loro l'a- assumeva quegli abiti, e in tal mo-
nello, e conferì loro la chiesa tito- do era ricevuto da uno de' detti
lare, o la diaconia. Cardinali, che lo introducevano nel-
IV. Prima di parlare del forma- la camera d' udienza, trattenendosi
le ingresso, e della solenne cavalca- insieme finche il maestro di came-
ta de' Cardinali forestieri, e creati ra del Cardinal nipote, o del segre-
mentre erano nunzi presso qual- tario di stato portava V avviso, che
che corte sovrana, per ricevere il sua Santità stava attendendolo. Al-
cappello rosso, premetteremo alcune lora col suo corteggio recavasi nel
cerimonie, che si praticavano nel lo- pontificio appartamento, e veniva
ì'O arrivo. Nella sera pertanto in introdotto dal prelato maestro di
cui giungeva in Roma un Cardina- camera del Papa. Il Cardinale le-
le, a cui era stata precedentemente vavasi nell' entrare il berrettina, che
spedita dall'ablegato la berretta, il poneva nella berretta, e dopo due
suo maestro di camera recavasi al genuflessioni, approssimatosi al Pon-
palazzo apostolico, per partecipare tefice, gli baciava il piede ^ e la
al Pontefice il di lui arrivo, e per mano, ed alzatosi riceveva il Pon-
domandare quando voleva ammet- tificio amplesso , onde il Papa lo
terlo a' suoi piedi, il che si usa faceva sedere sullo sgabello, e cuopri-
tuttora per mezzo del prelato mae- re col berrettino, tenendo in mano
stro di camera. Questa partec-pazio- la berretta. Il Cardinale rinnovava a
ne si praticava ancora coi Cardina- voce gli ossequiosi ringraziamenti e-
li nipote del Papa, è segretario di sternati in iscritto per la sua pro-
stato, col quale oggidì tuttavia si mozione, e rinnovava le promesse
deve fare, ma se l' arrivo del Car- d' impiegare tutto se stesso pel
dinaie seguiva ad ora tarda della Pontefice , per la Chiesa , e per
notte, allora ciò si adempiva nella lo stato di essa. Quindi implora-
mattina seguente. Finche il novello va il permesso di poter ricevere
Cardinale non avea ricevuto il cap- le visite de' Cardinali senza forma»
pello rosso in concistoro pubbUco, si lità, di poter uscire a restituirle,
asteneva di uscire di casa, riceveva e farne altre, cose che oggidi pur
le visite senza formalità de' parenti si domandano, ed inoltre domanda-
ed amici, il che ora segue ne' tre va di poter fare la pubblica entra^
soli giorni precedenti al concistoro, ta in Roma. Cavatosi il berrettino,
e tutti i Cardinali, gli ambasciatori baciata la mano al Papa, con un
CAP
profondo inchino partiva dalla sua
camera. Avanti però di uscire dal
palazzo, se il maggiordomo era
nipote del Papa, come avvenne
sotto Clemente XIII, e Pio VI,
andava il Cardinale a visitarlo, e
se in Roma eranvi altri parenti
del Pontefice , faceva altrettanto
prima di ritirarsi alla propria resi-
denza.
Ne' giorni precedenti al jnibblico
ingresso, usciva da essa in abito cor-
to , con calze , e collare paonazzo ,
e col cappello nero col fiocco ver-
de se era vescovo, o prelatizio se
lo usava avanti al Cardinalato, in-
di faceva il pubblico ingresso in Ro-
ma {P^edi\ partendo con formalità
dalla villa di Papa Giulio III , in
abito viatorio paonazzo, con i scarpe
senza tacco rosso , e con cappello
nero con fiocco verde se vescovo, o
da prelato se lo era prima, e col-
r ablegato apostolico, da cui avea ri-
cevuto la berretta rossa. Con treno
di mute, e cavalcata si recava al-
l'udienza pubblica del Papa, per
fare il solenne ringraziamento per
la sua promozione , avendo prima
assunto nelle camere del Cardinal
segretario di stato l'abito Cardina-
lizio paonazzo, lasciando in dono
al cameriere del porporato nipo-
te, o segretario di stato, il cap-
pello nero , e la fascia paonazza.
Quindi nella sera incominciava il ri-
cevimento pubblico , come descri-
vemmo superiormente pei Cardinali
novelli. Abbiamo dal Platina p. 4'?-4
nella vita di Nicolò V del i447j che
ritornando a Roma dalla Germa-
nia i legati apostolici, in premio
delle loro fatiche furono creati Car-
dinali, e per singoiar distinzione il
Papa mandò loro incontro .sino alla
porta Flaminia , ncll' ingresso che
fecero in Roma, i cappelli rossi per^
CAP i83
che entrassero più onorati nella città.
Non solo il Cardinale, che si re-
cava a Roma a prendere l'insegna
del cappello Cardinalizio, dovea fa-
re il pubblico ingresso, ma doveva
ancora recarsi con solenne caval-
cata ( P^edi ) al palazzo apostolico
nel giovedì dopo eseguito l' ingres-
so, per ricevere dalle mani del Pon-
tefice il cappello in concistoro pub-
blico, purché non venisse dal Papa
dispensato da tal formalità. Ed è
perciò, che nel giovedì mattina , o
altro giorno stabilito per la funzio-
ne, il Cardinale con abito Cardina-
lizio del colore corrente, e con car-
rozze senza fiocchi, si recava al
convento contiguo alla chiesa di s.
Maria del popolo de' pp. agostinia-
ni, e quivi deposta la mozzetta , e
mantelletta, prendeva la cappa pao-
nazza, e con essa riceveva i Cardi-
nali, che volevano onorare la sua ca-
valcata (/^ec?t), non che quelli, i quali
cavalcavano. Adunati tutti gl'indivi-
duijche dovevano comporla,i Cardina-
li antichi sulle mule procedevano col
cappuccio della cappa, coperti col
cappello rosso pontificale, e collegial-
mente secondo l'ordine, incomincian-
do però dai vescovi, meno i diaco-
ni perchè i piìi degni di essi andava-
no gli ultimi per avere in mezzo il
novello Cardinale, che pure caval-
cava la mula avendo coperta la
testa il cappuccio della cappa, sul
quale poneva il cappello, che usava
prima del Cardinalato , cioè tutto
verde, e semi-pontificale , se era
insignito della dignità episcopale, e
di colore paonazzo, se prima era
stato prelato, con quel fiocco che
conveniva al collegio cui avea ap-
partenuto. Indi seguivano i prelati
in cappello scmipontifìcale, e giunta
la cavalcata al palazzo pontificio, il
nuovo Cardinale si recava nella Gap-
i84 GAP
pella per prestare il giuramento, e
gli altri nella sala del concistoro,
dopo di che seguiva l'imposizione del
cappello rosso. Il giorno avevano luo-
go le altre cerimonie, e la sera il rice-
vimento di esso, il tutto nel modo so-
praddescritto ; essendo ritornati tan-
to il novello Porporato, che gli al-
tri Cardinali dopo il concistoro ai
propri palazzi, colle carrozze, e tre-
no egualmente detto. E però da av-
vertirsi, che quando erano diversi i
Cardinali, che dovessero prendere il
cappello, per cui i colleghi diaconi
non fossero stati sufficienti a pren-
derli in mezzo, supplicavano i preti,
ed anche i vescovi suburbicari; e
che talvolta il cappello Cardinalizio
fu dato anche fuori del concistoro
pubblico, giacche Clemente VII, agU
8 novembre iSig^ lo diede in con-
cistoro segreto al Cardinal Doria, e
Gregorio XIII a' 2 giugno 1572 lo
diede al di lui nipote Fihppo Bon-
compagno, detto di s. Sisto , nella
camera de' paramenti, in una con-
gregazione generale, mentre egli col
sagro Collegio stava per recarsi nel-
la Cappella Sistina al vespero del
Corpus Domini.
V. Allorquando il Pontefice ha
creato un Cardinale , pei sommi
suoi meriti colla Santa Sede , o
per essere di famiglia sovrana, o
a preghiere di qualche beneme-
rito monarca , per tratto di spe-
cial favore , e considerazione per
mezzo d' un prelato espressamente
delegato^ suol mandare nel luogo ove
si trova il cappello Cardinalizio.
Questo gli viene trasmesso ed impo-
sto colle seguenti cerimonie. Dal no-
vero de' molti Cardinali che rice-
vettero s\ particolare onorificen-
za, si vedranno le differenti cir-
costanze, che accompagnarono tali
spedizioni.
GAP
Il Sommo Pontefice pertanto, vo-
lendo onorare un Cardinale che ri-
siede fuori di Roma, o del luogo
ov'egli dimora colla corte, suol man-
dargli il cappello rosso, come suole
rimettergli il berrettino, e la ber-
retta, sentendo prima in concistoro
segreto il parere del sagro Collegio.
Ed è cos\ antico quest'uso, che Pao-
lo III, nel concistoro de' 1 5 marzo
1546, allorché stabilì di mandare
in Francia il cappello rosso al Car-
dinal d'Amboise, v' interpellò i Car-
dinali. Lo spedisce per un suo ca-
meriere , o altro distinto soggetto ,
con un breve apostolico diretto allo
stesso Cardinale, o al nunzio pon-
tificio del luogo ov' egli sta , o del
vescovo, o altro prelato ove trovasi
il porporato, il quale fa incontrare
r ablegato apostolico da tutti i suoi
famighari ed amici. Con essi entran-
do nella città l'ablegato porta il cap-
pello in modo, che tutti lo possano ve-
dere, e anticamente si elevava perciò
su di una mazza d' argento, come si
costumavano portare nelle pontificie
cavalcate, i quattro cappelli papali.
In un giorno poi festivo , o di do-
menica si reca nel palazzo del Car-
dinale l' inviato pontificio, e 1' inca-
ricato ad imporgli il cappello in
mezzo a tutti quelli, che vorranno
corteggiare il Cardinale in tal fun-
zione. Il Cardinale con vesti Cardi-
nalizie, assume la cappa paonazza,
e copertosi il capo col cappuccio vi
sovrappone il cappello nero, ovvero
foderato di verde con cordoni, e
fiocchi simili se era vescovo, o pao-
nazzo se era prelato ; ed asceso a
cavallo, in nobile cavalcata, se gli
usi del luogo lo permettono, con
tutta la comitiva, principalmente del-
l' inviato pontificio, il quale nell'ac-
compag Ilario porta innanzi a se il
cappello rosso. Se però l'ablegato
GAP GAP i8T
fosse un prelato, o altro personag- niale, viene rimesso il cappuccio
gio qualificato, dovrà deputare altra della cappa in testa al Cardinale, e
persona a portare il cappello, giac- ripresa la mitra dal funzionante ,
che nel i49^ ^^ criticato Cesare questi prende il cappello rosso dal-
Borgia, che essendo generale di s. le mani dell'ablegato Pontificio, lo
Chiesa, volle portarlo egli stesso , mette sul capo del Cardinale, dan-
quando fu incaricato, come diremo, dogli V osculimi pacis. Dipoi il
di recarlo al Cardinal de Rohan. Cappello gli viene levato, restituen-
Giunta ]^ cavalcata alla chiesa dosi al portatore, e cavatosi di nuo-
ove si deve fare la funzione, tutti vo il funzionante la mitra, intuona il
discendono da cavallo, e il Cardina- Te Deunij praticandosi ciò, che si fa
le si reca ad assistere alla messa nella cappella Pontificia da quelli,
dello Spirito Santo, che si celebra che lo ricevono dalle mani del Papa.
a piacere solenne o bassa. Talora il Terminato l' inno della riconoscen-
Cardinale vi prende la s. Comu- za , si alza in piedi, il funzionante
nione, se non è già sacerdote. Fini- comparte la benedizione al popolo,
ta che sia la messa, il prelato od e rogatosi dai notari pubblico istro-
altro incaricato dal Papa ad impor- mento della seguita imposizione del
re il cappello, si veste di piviale e cappello Cardinalizio, il funzionante
mitra, e si pone a sedere in luogo e tutti gli altri accompagnano in
eminente per essere dal popolo ve- cavalcata il Cardinale al proprio
duto. Allora quello, che ha portato palazzo , cavalcando egli col det-
il cappello rosso, lo posa sulla men- to cappello pontificale in capo , a-
sa dell'altare, e presenta il breve vendo luogo poscia le consuete di-
apostolico al prelato funzionante , mostrazioni di gioia, e i donativi al-
il quale ricevendolo con rispetto lo l'ablegato del Papa. Ci avverte il
fa leggere da un suo famigliare . dotto gesuita Zaccaria nelle note al
Dopo di che pronunzia un analogo Lunadoro , Corte di Roma j dei
discorso, ove suol dichiarare la rico- Cardinali j ec. , che il delegato del
noscenza, che professa al Pontefice Pontefice fa la funzione dell' impo-
per essersi degnato nominarlo ad sizione del cappello nella principal
eseguire incarico sì onorevole, loda chiesa della città ove dimora il Car-
le virtù del nuovo Cardinale, e si dinaie; ma ne' luoghi delle residén-
mostra ben soddisfatto di poterlo ze sovrane il monarca stesso suole
esercitare con un porporato merita- fare la funzione nella propria cap-
mente decorato di sì sublime di- pella, rimettendo al novello poipo-
gnità. rato le insegne del Cardinalato , su
Quindi il Cardinale avvicinatosi di che è a vedersi il p. Caraffa Tea-
all'altare, in ginocchio fa il giura-r tino. De Cappella regis , etc. Il
mento di fedeltà al Papa, nel mo- primo esempio, mi è riuscito ri u-
do e nella forma prescritta dalla Cor- venire, che il Papa abbia manda-
te romana, e proprio di que'Cardinali, to il Cappello Cardinalizio (con-
che ricevono il Cappello extra cu- tro il costante uso della corte ro-
riarrij non che delle bolle Ponlifi- mana, dandolo sempre i Pontefici
eie. Indi il funzionante si fu levare a quelli presenti in curia colle loro
la mitra, e recitate alcune orazioni mani) è quello di Clemente V, il pri-
sul Cardinale, prescritte dal cerimo- nio Papa, il quale fermò la vcsidenz(\
i86 GAP
pontificia in Avignone. Questi per-
tanto avendo nel dicembre i3i2
creato Cardinale Guglielmo Teste
francese, illustre per chiarezza di
sangue, scienza e virtù, trovandosi
nunzio in Inghilterra, quivi gli man-
dò il cappello rosso, e poscia gli
conferì il titolo presbiterale di s.
Ciriaco.
Giovanni XXII, a* i8 dicembre
1827 in Avignone esaltò al Cardi-
nalato Pietro Gomez di Toledo ,
illustre per prudenza e pietà, men-
tre si trovava legato presso il suo
amico Alfonso re di Castiglia. E
per conciliargli maggior venerazio-
ne e autorità , gli trasmise nella
Spagna il cappello, contro l'usato
costume della Chiesa Romana.
Clemente VI a' 18 dicembre i35o
creò Cardinale in Avignone Egidio
Rigaudi benedettino francese, per le
istanze di Giovanni II re di Fran-
cia, il quale avea bisogno di Egi-
dio per affari della massima impor-
tanza, né poteva perciò permetter-
gli che si recasse in Avignone a
prendere il cappello . Laonde il
Pontefice glielo mandò a Parigi, ed
Egidio ivi lo ricevette alla presenza
del re, dai vescovi di Laon, di Char-
tres, e di Parigi.
Innocenzo VI in Avignone, alla
fine di febbraio i353, annoverò al
sagro Collegio Guglielmo Farinier
di Aquitania, generale de' france-
scani. E siccome doveva assistere in
Bordeaux al re di Francia co' suoi
consigli, cosi per non allontanarlo
da lui, in segno di grazia straordi-
naria, gli rimise il cappello . Negò
di mandarlo a Nicolò Roselli do-
menicano spagnuolo da lui creato
Cardinale nella stessa promozione ,
ad onta che il re Pietro d'Aragona
ne avanzasse premurosissime istanze
ai Papa, il quale gli rispose, che
GAP
avendo su ciò consultato il parere
de' Cardinali , li avea trovati tutti
contrari al di lui desiderio. Né per-
ciò rimanendo persuaso il re con
produrre l'esempio del Cardinal Fari-
nier, gli fu risposto da Innocenzo
VI esservi disparità di ragioni tra
l'uno e r altro, mentre il Farinier
era stato inviato dalla Sede aposto-
lica per conchiudere la pace tra la
Francia, e l' Inghilterra, e trovavasi
in servigio della medesima in Bor-
deaux, ragione che non militava
pel Roselli.
Inoltre lo stesso Innocenzo VI
nella predetta promozione Cardina-
lizia vi promosse Pietro de la Fo-
rest di mediocre condizione diMans,
cancelliere di Francia. Attesa la va-
lida interposizione dei due Cardina-
li Talleyrandj e Capocci legati nelle
Gallie, gli trasmise il cappello Car-
dinalizio, Poscia, nell'anno i36i
a' 7 settembre , elevò al Cardina-
lato Androino de la Roche borgo-
gnone, abbate di Clugny, e nunzio per
la pace, che felicemente conchiuse
fra i due sovrani, mentre ti*ovavasi
in Parigi trattenuto dal re per de-
cidere una gravissima controversia
sul ducato di Bretagna. Quel mo-
narca supplicò il Papa a compia-
cersi di spedirgli il cappello, e ven-
ne esaudito, sebbene il Cardella lo
neghi a torto, giacche abbiamo una
lettera d'Innocenzo VI riportata dal
Duchesne, nel tom. IL de' suoi Aned-
doti, che parla della seguita spe-
dizione.
Gregorio XI nel giugno 1371 in
Avignone fece Cardinale Bertrando
Cosnac, canonico regolare del Limo-
sino, spedito due volte in Ispagna
per pacificare i re di Portogallo ,
Castiglia, ed Aragona, che avea no
rimesso le loro contese all' arbitrio
del Papa, per cui contro il costume
GAP
gli mancia il cappello per mezzo di
Arnaldo d'Andrea suddiacono della
chiesa di Bordeaux.
Urbano VI in Roma, a* a 8 set-
tembre I 378, creò Cardinale Bar-
tolommeo Me/.zavacca, bolognese,
vescovo di Rieti, cui per singolar
distinzione rimise il cappello in
Bologna ove si trovava, e dove fu
da lui ricevuto con gran pompa e
solennità nella chiesa di s. Dome-
nico, da Gio. di Lignano, celebre
giureconsulto. In pari tempo, e nel-
la stessa promozione, Urbano VI
esaltò al Cardinalato Filippo Caraffa
della Serra napoletano, da lui già
fatto, per le istanze del clero e po-
polo, vescovo di Bologna, ove per
maggior attestato di stima, e di
onorificenza gli inviò il cappello
rosso, che ricevette per le mani del
medesimo Lignano, nella stessa chie-
sa di s. Domenico alla presenza di
infinita moltitudine di popolo.
Quindi Urbano VI, nel 1879, in
Roma creò Cardinale Giovanni Oczko
boemo , arcivescovo di Praga , ed
inoltre lo dichiarò legato di tutta
la Boemia, e contro la consuetudi-
ne della Santa Sede, gli rimise non
solo il cappello, e le insegne Cardi-
nalizie, ma anco la croce di legato.
Martino V in Roma, a' 24 mag-
gio 1426, elevò al Cardinalato En-
rico Beaufort, fratello di Enrico IV,
e zio di Enrico V re d' Inghilterra,
arcivescovo di Cantorbery, ed inol-
h'e lo dichiarò legato a laterc di
una crociata contro gli ussiti {Vedi\
non solo in Inghilterra, ma in Ger-
mania, Ungheria , e Boemia. Tro-
vandosi lontano per tale motivo, il
Papa lo dispensò di recarsi a Ro-
ma a prendere il cappello Cardina-
lizio, che gli fu trasmesso per mez-
*o di un certo Salviati di Gcnazza-
no, pontifìcio gentiluomo.
CAP 187
Nicolò Y, vedendo ravveduto Sbi-
gneo Olynitz , polacco , vescovo dì
Cracovia, il quale era stato fatto
Cardinale da Eugenio IV nel 14^9,
e s'era unito all'antipapa Felice V,
da cui ebbe pure la porpora , nel
1 449 mentre dimorava a Fabriano,
non solo lo riconobbe per vero Car-
dinale, ma gli mandò il cappello
rosso a' 29 luglio per Gio. Dugloss
canonico di Cracovia , e segretario
dello stesso Sbigneo, come racconta
il medesimo Dugloss nella sua Sto-
ria di Polonia al lib. XIII.
Calisto III in Roma, a' 18 di-
cembre i45'6, annoverò al sagro
Collegio Riccardo Olivier di Lon-
galico, o Longeuil di Normandia,
vescovo di Coutances, e con raro e-
sempio dipoi, per mezzo di Antonio
Saraceni suo scudiere, a' 20 settem-
bre 145^8 gli spedi il cappello rosso.
Sisto IV, a' IO dicembre i477 j
in Roma creò Cardinale Giovanni
d'Aragona figlio di Ferdinando re di
Napoli, siccome nato fatto per l'ec-
clesiastico ministero, e avente altre
belle prei'ogative. Stante la sua età
di diciassette anni, gli permise di ve-
stire la porpora, meno il cappello
rosso, il quale per altro, come leg-
giamo in Luigi Pompili Olivieri,
// Senato Romano , pag. 3o2, nel
1478, gli fu rimesso dal Papa in
Napoli, per mezzo di Francesco de
Scannasorci napoletano, senatore di
Roma. J^. Cardinali creati in gio-
vanile età',
Innocenzo Vili creò in Roma
nel i486 segretamente Cardinale
Pietro d'Aubusson gran maestro di
Rodi, pubblicandolo nel marzo 1 4^9»
e dichiarandolo pe'suoi distinti meri-
ti legato a latere di tutta l'Asia,
Gli rimise poi a cagione di segnalato
onore il cappello rosso fino a Rodi,
il quale fu da lui con solenne poni»
i88 GAP
pa ricevuto nella chiesa di s. Gio.
Battista, nella festa de' ss. apostoli
Pietro e Paolo.
Nel medesimo concistoro, Innocen-
zo Vili creò Cardinale Gio. de
Medici fiorentino , poi Pontefice
Leone X, benché avesse allora quat-
tordici anni, colla condizione però,
che solo dopo tre anni potesse far
uso delle insegne Cardinalizie, che
secondo Novaes tom. VI, pag. i63,
ricevette nell' abbazia di Fiesole agli
1 1 marzo r49"^- Tuttavia il Car-
della, tom. Ili, p. 24 1, sostiene es-
sere ciò seguito nel 14^9? mentre
il Burcardo ci racconta, che nell'an-
no 1491 Innocenzo Vili gli mandò
il cappello, e le altre insegne Car-
dinalizie per mezzo di un apostolico
breve, che indirizzò al medesimo
Cardinale autorizzandolo a prendere
il cappello dalle mani di chi più
gli piacesse, ond'egli nominò l'ab-
bate di Fiesole, e volle che celebras-
se prima la messa dello Spirito san-
to, e gli somministrasse la s. Comu-
nione. Recatosi dipoi in Roma, In-
nocenzo Vili gli conferì per titolo
Cardinalizio la diaconia di s. Maria
in Domnica.
Inoltre Innocenzo Vili, nel pre-
detto concistoro, fece Cardinale An-
drea d' Espinai della Bassa Breta-
gna, e siccome amato dal re di
Francia, e modello di rettitudine,
gli spedi il cappello rosso, destinan-
do per darglielo il nunzio di Fran-
cia Leonello Cheregato, che nella
morte di questo Papa gli fece l' ora-
zione funebre.
Alessandro VI, a' 12 settembre
1498, in Roma innalzò alla sacra
porpora Giorgio d' Amboise il senio-
re francese, arcivescovo di Rouen,
in premio d' aver fatto dare al suo
figlio Cesare Borgia, dopo che avea
rinunziato al Cardinalato, il duca-
CAP
to Valentinois. E per maggiormen-
te distinguerlo, gli mandò per mez-
zo dello stesso il donativo di alcu-
ni rocchetti, e altri regali, oltre il
cappello Cardinalizio, che formal-
mente gli mise in capo il Cardinal
Giuliano della Rovere, il quale trova-
vasi in Parigi, e fu poi Papa Giu-
lio II. Questi impedì in seguito al
d' Amboise di porsi in testa il tri-
regno cui agognava. Rileva il Bur-
cardo a detto anno, che Cesare Bor-
gia come generale di s. Chiesa, nel-
la cavalcata che precedette la funzio-
ne, volle portare innanzi al Cardi-
nale il cappello, che dovea far soste-
nere da altrui.
Giulio II, nel primo dicembre
i5o3, in Roma creò Cardinale Si-
gismondo Gonzaga de' marchesi di
Mantova, vescovo della sua patria ,
siccome illustre più pei costumi che
pei natali. Per mezzo di Paolo Mo-
lara suo prelato domestico gli rimi-
se il cappello e le insegne Cardina-
lizie. Quindi a' i4 gennaio i5o7
fece Cardinale in Bologna Renato di
Prie di Bourges, vescovo di Bajeux,
il quale ne ricevette la notizia senza
dare alcun segno di allegrezza, ad
onta che per onorarlo il Papa gli
inviasse il cappello rosso, cui rice-
vette nella chiesa de' predicatori di
Lione dalle mani del Cardinal Gior-
gio d' Amboise il seniore, alla pre-
senza di Luigi XII re di Francia;
però non andò guari, che ribellato-
si contro Giulio II, fu da lui depo-
sto, e poi assoluto da Leone X. Nello
stesso concistoro e in Bologna, Giu-
lio II annoverò al sagro Collegio Lui-
gi d' Amboise, nipote del precedente,
arcivescovo d' Alby. Quindi recato-
si in Viterbo, ove allora dimorava
il Papa per ricevervi il cappello, a-
vendo saputo Giulio II, che il re di
Francia avea ordinato non pagarsi
GAP
le rendite agli ecclesiastici assenti
dal regno, sebbene Cardinali, non
solo gli ricusò le insegne Cardinalizie,
ma non volle riceverlo finche il re
non revocasse tal ordine.
Leone X, nel i5i8 a'24 marzo,
in Roma fece Cardinale Alberto di
Brandemburgo, e di Magonza. Per i-
speciale distinzione gli mandò il cap-
pello, e le insegne del Cardinalato,
le quali furono da lui ricevute so-
lennemente nella città d'Augusta.
Clemente \1I, a' 3 di maggio
iSij, in Roma fece Cardinale Ma-
rino Grimani veneziano, patriarca
d' Aquileja, pubblicandolo però nel
febbraio i528, e per maggior si-
gnificazione di onore, e di stima gli
trasmise in Venezia il cappello Car-
dinalizio. Indi nella promozione fat-
ta a' 2 I novembre iSij in Castel s.
Angelo, mentre assediavalo l'eserci-
to di Carlo V, ad istanza di Carlo
medesimo, non solo fece Cardinale En-
rico de'duchi di Cardona spagnuolo,
viceré e presidente di Sicilia, e prefet-
to dello stesso castello, ma inoltre es-
sendo egli assente gli rimise a Monrea-
le, sua sede arcivescovile, il cappello, e
le insegne del Cardinalato. Creò an-
cora Clemente VII nella medesima
promozione in Cardinale Antonio del
Prato di Alvernia, arcivescovo d' A 1-
by per nomina di Francesco I re
di Francia, onde a suo riguardo, e
]>e' meriti eh' oasi acquistati nell'a-
bolizione della Prammatica sanzione,
e concordato combinato con Leone
X, gli mandò a Parigi il cappello
e le insegne Cardinalizie, ch'egli ri-
cevette solennemente nella chiesa de-
gli agostiniani . Egualmente , nel
i53i, creò in Roma Clemente VH
il 11 marzo Cardinale l'inquisitore
generale di Spagna Alfonso Manri-
co, o Manricjues di Lara spagnuolo,
e arcivescovo di Siviglia, e ciò ad
CAP 189
istanza di Carlo V. Per ispeciale ri-
guardo gli mandò il cappello, e le
insegne del Cardinalato, comprensi-
vamente al titolo Cardinalizio pres-
biterale di s. Maria in Trastevere
detto allora di s. Calisto , sebbene
mai sortisse da quel regno. ^.
Titoli Cardinalizii.
Paolo 111, a' 20 dicembre i538,
in Roma dichiarò Cardinale Pietro
Enrico Maurico Fernandez Manri-
quez spagnuolo, vescovo di Cordo-
va, per le preghiere di Carlo V, ed
in considerazione di lui gli fu rimesso
nella Spagna il cappello rosso. Ma
recatosi poi in Roma per prendere
le altre insegne della dignità, vi la-
sciò la vita, avendo solo dieci me-
si goduta la porpora. Nella promo-
zione de' 12 dicembre i53g fece
Cardinale Marcello Cervini di Mon-
tepulciano, che fu poi Papa Mar-
cello II. Era egli vescovo di Nica-
stro , e legato in Germania , e gli
mandò il cappello rosso, e ogni al-
tra prerogativa propria del Cardi-
nalato. Ad istanza di Carlo V, Pao-
lo III fu eziandio condiscendente,
con creare Cardinale a' 19 dicem-
bre i544} Gasparo di Avalos di
Murcia, arcivescovo di Compostella,
e gli spedì ancora il cappello rosso,
senza assegnargli verun titolo. Final-
mente, a' 16 dicembre 1 545, anno-
verò fra i Cardinali Giorgio d'Am-
boise il juniore, arcivescovo di Rouen,
per le premure del re di Francia,
e quindi il Papa nel concistoro se-
greto de' i5 marzo i546, consultò
i Cardinali ad esempio de' suoi pre-
decessori, affine di poterlo onorare
colla spedizione del cappello rosso,
che gì' inviò in Francia.
Giulio IH in Roma nel !55o sol-
levò al Cardinalato Giorgio Martinusio
Wisonowski di Croazia, arcivescovo di
Slrigonia, già monaco benedettino,
190 CAP
e per maggior significazione d'ono-
re, gli trasmise senza obbligarlo a
portarsi a Roma, il cappello rosso,
con facoltà di assumere le vesti di
tal colore interdette a' Cardinali, che
hanno professato regola monastica.
Gregorio XIII, a 3 marzo iS'j'j,
in Roma pubblicò Cardinale Alber-
to arciduca d'Austria, figlio di Mas-
similiano II, e per privilegio specia-
le, benché fosse semplice chierico ,
gli conferì assente il titolo presbite-
rale di s, Croce in Gerusalemme,
mentre per mezzo del proprio con-
cittadino Annibale Pepoli bologne-
se, e suo cameriere gì' inviò in Ispa-
gna la berretta, la porpora, e il cap-
pello, da lui ricevuto con tutta so-
lennità alla presenza del re, e della
regina da Nicolò Ormaneto vescovo
di Padova, ed internunzio alla cor-
te di Madrid, nel giorno di Pente-
coste. Nondimeno tutto ebbe a ri-
nunziare nel 1598, per isposare la
figlia di Filippo III. A' 21 febbraio
1 57 8, Gregorio XIII fece Cardinali due
fratelli, Ludovico e Carlo di Lorena,
stretti parenti de'monarchi di Fran-
cia. Il primo, per non essersi recato in
Roma, non ebbe ne titolo, ne insegne
Cardinalizie; ma al secondo, siccome
quello eh' era stato elevato a pre-
mura di Enrico III, mandò il cap-
pello rosso. Facendo Cardinale ai
12 dicembre i583 Roderico di Ca-
stro spagnuolo, arcivescovo di Sivi-
glia per le istanze della imperatrice
Maria, dopo alcuni mesi, non sen-
za ripugnanza , condiscese però a
quelle di Filippo II re di Spagna,
perchè gli mandasse il cappello Car-
dinalizio, non iscorgendovi impedi-
mento legittimo, che ritardasse al Car-
dinale il recarsi a prenderlo in Ro-
nja dalle mani del Pontefice.
Innocenzo IX in Roma, a' 18
dicembre i^gi, elevò al Cardinala-
CAP
to Filippo Sega bolognese, parente
di Gregorio XIII, mentre esercitava
in Parigi la sesta nunziatura, e sic-
come sostituiva nella legazione di
Francia il Cardinal Gaetano , cosi
gli rimise il cappello rosso, e la cro-
ce di legato, onde pieno di meriti
ritornando in Roma, fu incontrato
con grande onore da trentaselte
Cardinali.
Paolo V, a' 29 luglio 16 19, an-
noverò in Roma al sagro Collegio
Ferdinando d'Austria figlio di Filip-
po III, e con raro esempio gli man-
dò a Madrid il cappello rosso, e le
insegne Cardinalizie, siccome quello,
che si meritò essere chiamato la
delizia di tutto il mondo.
Clemente XII, a* 19 novembre
1735, creò in Roma Cardinale Lo-
dovico di Borbone, figlio di Fihp-
po V re di Spagna, ed essendo as-
sente, spedi in quel regno monsi-
gnor Caracciolo de' principi Santo-
buono a portargli la berretta rossa,
e, dopo un anno, spedi monsignor
Altoriti, protonotario apostolico ca-
meriere segreto , ed economo della
fabbrica di s. Pietro, col cappello
Cardinalizio , conferendogli in pari
tempo la diaconia di s. Maria della
Scala.
Benedetto XIV, in Roma a' 19
settembre 1 743, creò Cardinale Gio.
Teodoro di Baviera fratello, dell'im-
peratore Carlo VII. Quindi il pub-
blicò nel 1 746 a' 1 7 gennaio , e
per ispecial onorificenza gli ritnise
il cappello Cardinalizio, e le altre
insegne, nominandolo al titolo presbi-
terale di s. Lorenzo in Paneperna.
Pio YII, nel concistoro de' 20
ottobre 1800, creò Cardinale Luigi
di Borbone, e gli rimise nella Spa-
gna il berrettino, la berretta, il cap-
pello rosso, e l' anello, assegnando-
gli per titolo presbiterale la diaco-
GAP
lì la di s. ]\raria della Scala , come
col di lui genitore avea fatto Cle-
mente XII. Lo stesso Pio VII, nel
1819, in Roma fece Cardinale a* 4
giugno Ridolfo Gio. Giuseppe Ra-
nieri , arciduca d' Austria , fratello
dell' imperatore Francesco I, arcive-
scovo d'Olmùtz, inviandogli la ber-
retta, il cappello, e altre insegne Car-
dinalizie per monsignor Carlo Ode-
scalchi , quegli che fatto poi Cardi-
nale rinunziò ultimamente la digni-
tà. Monsignor Leardi nunzio aposto-
lico presso l'imperiai corte impose in
Vienna il cappello rosso al Cardi-
nal Ranieri.
Altre notizie ed aneddoti riguar-
danti il cappello Cardinalizio.
I Pontefici hanno per costume di
restituire il loro cappello Cardinali-
zio a qualche parente del Papa, che
lo ha loro conferito, e ^e sono re-
golari, a qualche individuo dell'Or-
dine cui appartennero. Ne diede l'ul-
timo esempio il Papa regnante nel
creare meritamente Cardinali Ga-
briele della Geiiga Sermattei, nipo-
te di Leone XII, che lo avea esal-
tato al Caidinalato, e d. Ambrogio
Bianchi abbate generale de' camal-
dolesi sua antica congregazione. Que-
sta consuetudine ecco come viene
descritta dall' Amidenio. » Solent
« plerumque Ponlifices galcrum
>' Cardinalitium con.sanguineis suo-
»' rum promotorum gralitudinis cr-
» go restituere. Consuetudinem hanc
" praetermissam a Paulo V, et Gie-
« gorio XV, reduxit Urbanus Vili,
" et ad nominationem Rurghesio-
» rum, e sago ad togam, et e mi-
'» lite ad Cardinalatum, evexit Pe-
'» trum Mariam Rurghesium, ndo-
» lescentem senenscm, et Paulo V
" aflìnitate vinclum ". Ed anche in
GAP 191
altro luogo ripete : *» Solent Pouti-
>• fices , in gratitudinis indicium ,
w pileum rubrum, quem acceperunt
»» a Ponti fice suo promotore, eum-
»» dem reddere, intuitu, et contem-
»♦ platione nepotis Pontifìcis promo-
» toris ". Potrebbe Io stesso dirsi
di quanto avvenne a' nostri tempi ,
allorquando Pio VII, volendo resti-
tuire il cappello alla famiglia Bra-
schi, per averlo ricevuto da Pio VI,
né avendo essa soggetti , perchè i
due fratelli che la componevano ,
uno era Calcinale, l'altro coniuga-
to, ad istan7a della medesima elevò
alla porpora a' 12 luglio i8o3 Pier
Francesco Galeifi affine di essa , e
prelato economo della fabbrica di s.
Pietro, nell'età di trentatre anni.
Giulio III nel i55o conferì lo stes-
so suo cappello ad Innocenzo del
Monte figlio adottivo del proprio
fiatello Baldovino. Questo Pontefice
dipoi, a' 26 gennaio i554, proib\
colla bolla 11 Bull. Rom. t. I, p.
8o3 del Cherubini, di darsi contem-
poraneamente due cappelli Cardina-
lizi a due fratelli, ciò che approvò
nel 1559 Pio IV.
Nello scisma sostenuto dall'anti-
papa Clemente VII, Gentile de San-
gro napoletano, crealo Cardinale da
Papa Urbano VI nel iSyS, essen-
do stato anche dichiarato legato del
regno di Napoli, si mostrò severis-
simo co' partigiani dell'antipapa, on-
de alla presenza del re Carlo III,
de' baroni del reame, e d' immenso
popolo, nella chiesa di s. Chiara ob-
bligò Leonardo di GilTone già mi-
nistro generale de* minori , e Jaco-
po d' Otranto , anticardinali dello
slesso Clemente VII, a gettare colle
proprie mani nel fuoco ivi apparec-
chiato i cappelli Cardinalizi, che a-
veano ricevuti. Pileo de Prata di
Concordia fu chiamato il Cardina-
icp GAP
le de' tre cappelli, perchè ricevette
il primo neir anno 1878 da Ur-
Lano VI , il secondo dal suddetto
antipapa nel i386 quando si rifu-
giò in Avignone , il terzo da Boni-
fazio IX nel 1889, allorché tornò
all'ubbidienza romana.
Paolo li nel dare il cappello Car-
dinalizio, per gli uffizi del Cardi-
nal Bessarione nel i/j-67, a France-
sco della Rovere, gli pronosticò il tri-
regno, e di fatti lo ebbe a successore nel
i^ji col nome di Sisto IV. Il Pon-
tefice Pio IV, neir imporre il cap-
pello rosso nel i565 al Cardinal
Ugo Buoncompagno, esclamò : Ecce
\>ìr in quo dolus non est^ e nel
1572 divenne Papa col nome di
Gregorio XIII. Per le istanze del
sagro Collegio, e di Filippo II re di
Spagna, nel i566 s'indusse s. Pio
V a far Cardinale il nipote Fr. Mi-
chele Bonelli domenicano, ma gli
proibì di lasciar l' abito di s. Do-
menico, e di usare il cappello ros-
so, mentre i Cardinali religiosi an-
cora non aveano la berretta rossa ,
che poi diede a lui pel primo nel
1591 Gregorio XIV. Questo Papa
voleva dare il cappello Cardinahzio
a s. Filippo Neri, ma ricusandolo,
il fece un giorno porre a sedere
accanto a lui col cappello in capo.
13' altronde l' Algarolti riporta nei
suoi Pensieri^ che quando un reli-
gioso de' serviti , con una istanza
supplicò Clemente XI a dargli il
cappello Cardinalizio, gli rispose con
vQSCYìVio: Resterà sentita j e fu gra-
zioso giuoco di parole. Allorché poi
nel 1761 Clemente XIII beatificò
il suo parente, e concittadino Car-
dinal Barbari go , ricevè il di lui
cappello rosso ancora intero, in uno
all'abito Cardinalizio, che, nel i663,
avca ricevuto da Alessandro VII.
Nel conclave celebrato in Avigno-
CAP
ne nel i334 per morte di Giovan-
ni XXII, fu offerto il pontificato al
Cardinal Comminges, con la condi-
zione che non riportasse a Roma la
pontificia residenza ; ma egli rispose
esser pronto a rinunziare il cappello
rosso, e a vedersene spogliare, piut-
tosto che aver il Papato con tali pre-
scrizioni. Essendosi ribellati a Giu-
lio II alcuni Cardinali, egli li depose
nel 1 5 1 I , e nel concistoro pubblico,
che tenne nella sala regia del Va-
ticano , nel dare il cappello Cardi-
nalizio al Cardinal di Strigonia, ne
dichiarò decaduto il Cardinal Fran-
cesco Sanseverino uno de' capi dei
ribelH.
La rinunzia della porpora o di-
gnità Cardinalizia, si chiama anco
rinunzia del cappello di Cardinale.
Sebbene all'articolo Porpora si tratti
dì tali rinunzie, tuttavolta ci sembra
interessante il riferire come seguì la
rinunzia del cappello del Cardinale in-
fante di Spagna Lodovico di Borbone
figlio di Filippo V, cui, come dicem-
mo di sopra, era stato inviato nel
1736 da Clemente XII.
Avendo pertanto risoluto l' infan-
te, con approvazione di Ferdinando
VI suo fratello, di rinunziare il cap-
pello di Cardinale, venne incaricato
il Cardinal Portocarrero di trattare
con Benedetto XIV questo affare ,
affine di poter tornare allo stato seco-
lare. Ed é perciò, che scrisse al Papa
una lettera del seguente tenore. ■' La
» vocazione più grata a Dio è quel-
» la, che più si combina colla nostra
» coscienza. I doveri, che questa da
» noi esige, vogliono un minuto
« esame sopra di noi medesimi, e
» sopra le interne nostre disposizio-
i> ni. Feci sopra di me questo esa-
M me supplicando il Signore d'illu-
» minarmi a regolare le mie deli-
« berazioni circa la vocazione, cui
GAP
*» mi dovea fissare, ma non ho tro-
-' vale in me le necessarie qualità
« per compiere i doveri di quello
'•> stato di vita, nella quale credetti
^ da principio dovermi stabilire.
:>i Poiché dunque permette il Signo-
» re, ch'io lo serva ed onori nello
« stato secolare, seguo l'impulso del-
*» la vocazione, a cui egli mi chia-
» ma , e rispettosamente prego la
»» Santità Vostra di accordarmi le
« necessarie dispense, e di ricevere
>y di buon grado che io le rassegni
» il cappello di cui volle il di lei
*> predecessore decorarmi ".
Benedetto XIV, adunata una con-
gregazione di Cardinali, col parere
di essa convenne di accettare la ri-
nunzia del cappello Cardinalizio, nel
modo come si accordò da Clemen-
te XI nel 1709 al Cardinal Fran-
cesco Maria de' Medici , fratello di
Cosimo III, granduca di Toscana, per
isposare Eleonora Gonzaga. Intima-
tosi pertanto dal Papa, a' 18 dicem-
bre 1 754? un concistoro segreto nel
palazzo quirinale, vi si recarono
trenta Cardinali compreso Portocar-
rero, che vi comparve con nobilissi-
mo corteggio ed accompagnamento
di ventotto prelati. Da un suo gentil-
uomo, entro una superba carrozza, si
portava il cappello dell'infante, il
quale venne collocato su di un ta-
volino nella sala del concistoro. Quin-
di entrato in esso Benedetto XIV,
ed asceso il trono, propose al sagro
Collegio il motivo di tal convocazio-
ne , accennando brevemente molti
altri esempi di simili rinunzie di
cappeUi Cardinalizi, che dai prede-
cessori suoi, o erano state benigna-
mente accettate, o per giuste cagio-
ni non ammesse. Indi venne fatta
colle più solenni formalità la spon-
tanea rinunzia, ed usciti dalla sala
concistoriale tulli quelli, a' quali era
YOL. i\.
GAP 193
stato permesso V ingresso per essere
presenti ad un tal atto, si chiuse
nuovamente il concistoro. Proseguì
allora Benedetto XIV la sua allocu-
zione a' soli Cardinali , ed accennò
i motivi, i quali aveano determinato
Clemente XII a crear Cardinale l'in-
fante: encomiò la pietà di questo,
ognora corrispondente all'aspettativa
di lui concepita^, e disse che avea ese-
guite diligentemente le formalità di
filiale ubbidienza, e di ossequio che
in simili casi debbonsi praticare colla
Sede apostolica, e che perciò il re-
putava meritevole di essere esaudito
nell'istanza. Interrogò pertanto il
sagro Collegio colla consueta formu-
la: QwzV/ vobis vìdetur? e i Cardi-
nali alzandosi in piedi, approvarono
la rinunzia del cappello; per cui il
Cardinal Portocarrero si recò a. ba-
ciare i piedi del Papa in rendimen-
to di grazie per l'accettazione, e gli
consegnò su d' un bacile nobilmente
ornato, il cappello Cardinalizio, che
ad istanza del re di Spagna, fu de-
stinato a d. Luigi Ferdinando di
Cordova, della metropoli di Toledo,
indi arcivescovo. Nel medesimo con-
cistoro da Benedetto XIV venne egli
creato Cardinale, dignità che accettò
dopo una virtuosa resistenza.
Finalmente intorno al cappello
Cardinalizio, fino al 1769, abbiamo
che i palafrenieri de' Cardinali, per
la festa di s. Anna hanno cavalcato
sopra mule bardate pontificalmente
di colore rosso, coi cappelli de' rispet-
tivi padroni pendenti dietro alle spal-
le, o appesi al loro braccio sinistro.
Nella mattina , otto giorni avanti
della festa di detta santa , si reca-
vano in cavalcata dal Cardinal de-
cano protettore della loro arcicon-
fiaternita [Fedi), e dopo essere stati
nel di lui palazzo trattati di rinfre-
schi , andavano alla loro chiesa ia
i3
u>i CAP
Borgo s. Anna. Inoltre, collo stes-
so cappello Cardinalizio dietro le
spalle, i palafrenieri de' Cardinali ca-
valcavano, e precedevano le seguenti
solenni cavalcate , per l' ingresso for-
male in Roma degli ambasciatori dei
principi presso la Santa Sede, e nel
ritorno che faceva im Cardinal le-
gato a Intere^ dopo aver adempiuto
la sua legarione, non che nel pos-
sesso solenne del senatore di Roma,
nella cui cavalcata due suoi paggi
a cavallo portavano lo stocco e il
cappello senatorio, seguiti dal sena-
tore, ed in quello, che prese a' i8
febbraio 1629 Giulio Cartaro d'Or-
vieto, un paggio a cavallo teneva il
cappello del senatore dietro le spalle.
Sul cappello Cardinalizio abbiamo
da Francesco Novelli , Opusculani
nov.elluni de pileo cardineo^ et ani-
plissiniis Cardinalìbns ad Paulwn
ITI Rom. Pont. Max.^ Romae apud
Ant. Bladura i536.
Cappello dei vescovi. I patriarchi,
gli arcivescovi, e i vescovi, benché
jeligiosi, usano due cappelli, l'usuale
di feltro nero della forma di quel-
lo degli ecclesiastici, e lo adoperano
sempre quando incedono con abito
corto, o prelatizio, ed il semipontiflca-
le di seta color verde della forma di
quello de' Cardinali, che adoperavano
«elle cavalcate, e sagre funzioni ve-
stiti di cappa, o mantelloni, con cor-
doni e fiocchi di egual colore. I
patriarchi nel cappello nero usano
i fiocchi di seta verde con oro fram-
mischiato, gli arcivescovi e vescovi
la semplice fettuccia e fiocco di seta
verde. Tuttavolta i nunzi , per es-
sere costituiti nella dignità ai-cive-
scovile , nelle nunziature adoperano
la fettucia e il fiocco di seta verde
con oi'o frammischiato. Ciò pur fan-
no molti arcivescovi nelle loro dio-
cesi, ed alcun vescovo nelle proprie.
CAP
Il cerimoniale de' vescovi al cap. T,
lib. I, § 3, parlando dell'abito dei
vescovi prescrive , Galero nigro la-
neOj viridi serico ornato ciim cordii-
lis ac Jloccis coloris viridis.
Concesso a' Cardinali il cappello
rosso, nel 1 245», ci avverte il Ronan-
ni a pag. 4^9 della Gerarchia ec-
clesiastica, che non manca chi affer-
mi, essere stato più antico tal colo-
re nel loro cappello, usandolo ta-
lora anco i legati non Cardinali, e i
semplici vescovi, come dice tra gli altri
Erasmo nel lib. Ili , De Rationc
concionandij il che per altro negasi
dal Baldovino. L'origine e l'uso dei
cappelli verdi adoperati dai patriar-
chi, arcivescovi e vescovi, e collo-
cati sui loro stemmi gentilizi, vuoisi
derivato dalla Spagna, dal qual re-
gno pretende inoltre il p, Menestriei",
che derivasse 1' uso del cappello per
tutti i prelati. Pare, che essa Io
abbia adottato ne' primi anni del
decimoquinto secolo , e che poi fos-
se per la prima volta introdotto in
Francia, nel i^J'i, dall'arcivescovo
di Sens Tristano di Salazar, oriondo
della Riscaglia Ciò non pertanto
si osserva, che nel secolo XIV le
armi gentilizie, le quali prima erano
sovrastate dalle mitre , si veggono
decorate dei cappelli coi fiocchi. I
vescovi spagnuoli anche oggidì ado-
perano il cappello usuale con fodera
di seta verde , con fiocco simile ,
frammisto ad oro, sulla forma però
di quello del Papa, cioè colle ale
alzate da due sole parti, essendo il
resto di feltro, o seta nera. Apostolo
Zeno ha poi notato, nel tom. X
Giorn. de^ Lelter. 96, che il primo
vescovo regolare ad usare il fiocco
verde sul cappello fu Favori no ve-
scovo di Nocera , fiorito nel ponti-
ficato di Leone X. Egli però si
chiamava Guarino, e fu detto voi-
GAP
garmenle Favoriiio siccome origina-
rio della pieve di Favera, castello
della diocesi di Camerino.
Gli ecclesiastici portavano prima
ovunque la berretta, cioè in chiesa
e per le strade, come fra gli altri
prescrisse il concilio di Bourgcs de-
cretando nel canone 2: Pileiim
f/uadratum , seu hiretum seinper
gerani in ecclesia ^ et extra eccle-
sianij nisì quotics coeli injuria ur-
gchitj e ciò la disciplina esigeva
acciocché per tutto si conoscessero
gli ecclesiastici. A questo riflesso il
concilio celebrato in. Aix nel i585,
comandò che i vescovi sopra la ber-
retta portassero il cappello pontifi-
cale, come si usava quando si por-
tava la berretta tonda e repressa.
Dal qual uso probabilmente ebbe
origine la consuetudine del portarsi
talora il cappello sopra la berretta
dai vescovi, e dai prelati nelle so-
lenni cavalcate . A questo articolo
riporteremo le diverse cavalcate dei
possessi de^Papi, per le cappelle del-
la ss. Annunziata ec, quelle funebri,
ed altre, ove si faranno le distin-
zioni de' diversi abiti, bardature,
cappelli ec. de' vescovi assistenti al
soglio, e non assistenti, non che ciò,
che riguarda altri prelati.
Finalmente nella sede vacante, men-
tre i Cardinali creature del defimlo
Pontefice levano le guarnizioni d'oro
dai cappelli neri ed usuali , e tutti i
prelati tolgono dal cappello i fiocchi
e cordoni, soltanto i patriarchi, arci-
vescovi e vescovi conservano al loro
cappello il fiocco verde, uniforman-
dosi nel resto alla prelatura. Nella
loro morte il cappello pontificale
verde con fiocchi si appende nella
parte davanti del feretro , tanto
quando sono esposti nelle proprie
camere, che in chiesa per le ese-
quie. Questo cappello si appende
GAP 196:
di poi alla volta della chiesa o cap-
pella, ove il loro cadavere viene
tumulato. In quanto poi al numero
de' fiocchi, che pendono dai loro cap-
pelli pontificali, e che insieme de-
corano lateralmente i loro stemmi,
anticamente si usava solo quello,
che riuniva il cordone sotto al
mento, poi ne vennero adottati
due, quindi in progresso si accreb-
bero notabilmente , per cui nella
generalità si osserva, che dai due
cordoni dei patriarchi, e nunzi apo-
stolici, comunque fregiati della di-
gnità episcopale, ne pendono quat-
tro per parte, contenente ognuno
dieci fiocchi, e da quelli degli arci-
vescovi, e vescovi tre dai due lati,
cioè sei fiocchi per cadaun cordone.
Cappello dei Prelati. Due sono
i cappelli, che adoperano i prelati
della romana Chiesa, ambedue di
color nero, cioè l' usuale di feltro,
come quello di tutti gli ecclesiastici,
ed il pontificale, o semi-pontificale
di paimo nero foderato di seta pao-
nazza o cremisi , della stessa forma
di quello dei vescovi , il primo con
fettuccia e fiocco di seta rosso, pao-
nazzo, ed anco alcuno, come di-
remo , verde , a tenore del gra-
do , o del collegio cui appartengo-
no, e il secondo con cordoni simili,
c«)n fiocchi paonazzi o misti degli
stessi colori paonazzo e nero, a se-
conda della specie de'prelati, e con
qviel numero di fiocchi, che in ap-
presso si dirà. Non potendosi pre-
cisare r origine del ciippello prolati-
zio, pontificale, o semi pontificale,
sembia forse concesso, o adottato
assai dopo che l' ebbero assunto i
vescovi.
Che il cappello prelatizio pontifi-
cale, o semipontilìcale, venisse por-
tato dai prelati sulla berretta cleii-
cale, e si stringesse sotto il mento coi
rgG GAP
due cordoni laterali da esso pendenti
con flocco, lo abbiamo dalla Cerar-
chia del Bonanni pag. 4^^» ® ^^
dicemmo di sopra parlando del cap-
pello de' vescovi , che praticavano
altrettanto. Rimase in seguito qual
solo distintivo agli uditori di Rota,
nella cavalcata solenne colla berretta
in capo, e sopra il cappello ponti-
ficale con due fiocchetti laterali al
cupolino, venendo fermato sotto il
mento da due cordoni, da cui pende
un fiocco. Ma la ragione, per cui
rimase agli uditori di Rota il distin-
tivo di usare la berretta sotto il
cappello nelle cavalcate, si apprende
dal Bernini, // tribunale della s.
Rota romana^ a pag. ^i. Egli per-
tanto ci dice, che la berretta non è
solo propria de' chierici, ma anche
de' dottori, ed essendo stata sempre
usata dagli uditori di Rota, ne
giammai essendo stata dimessa per
denotare il magistrale lorO uffizio,
così dovendo assumere nelle pub-
bliche cavalcate il cappello, ad essa
lo sovrappongono , per non rima-
nere in alcun tempo privi di quel-
r insegna propria del grado loro
dottorale.
Siccome la distinzione del cappello
fra i prelati consiste nel colore dei
fiocchi, e nelle pontifìcie concessioni
fatte da' Sommi Pontefici , cosi andia-
mo tutto ciò a descrivere. La deco-
razione de'cordoni con diversità di
colori ne' cappelli prelatizi, conce-
duta dai Papi ad alcuni collegi dei
prelati della santa Sede, provenne
dall'antica, e privativa concessione,
che il cerimoniale de' vescovi deter-
mina a' patriarchi , arcivescovi e ve-
scovi. E se trovasi , che oltre di
essi alcuno fosse fornito di tal di-
stinzione, non è che a similitudine,
e con variazione di colore e di or-
nato , finche da' Pontefici venne
GAP
estesa si privativa insegna a' prelati
non decorati della dignità episcopale.
Vero è però, che quando i medesimi
Pontefici concessero gli ornamenti,
o fiocchi di colore rosso, paonazzo,
o verde, non che di paonazzo misto
al nero, pei cappelli de* prelati , in-
tesero solo pei cappelli pontificali,
o semi - pontificali da usarsi nelle
pubbliche e solenni cavalcate. Di
che abbiamo una prova dai mae-
stri delle cerimonie pontificie, i qua-
li, non godendo il distintivo del fioc-
co al cappello, nelle cavalcate ve-
stiti di mantellone e cappuccio, u-
sano il cappello semi -pontificale ne-
ro foderato di paonazzo, con cordo-
ne e fiocchi misti dello stesso co-
lore paonazzo e nero . Tutta volta
in progresso di tempo tale distintivo,
quasi in compendio, si volle apph-
care ai cappelli usuali, affinchè dalla
esteriorità dell' ornato eziandio, o
vestendo l'abito corto, o il prelatizio
violaceo, in ogni circostanza, e per
tutto apparisse la prerogativa della
dignità individuale, e della diversità
del grado, di cui il prelato era
rivestito, come vedremo in seguito
dagli analoghi brevi pontificii di
concessione. E tanto è vero, che i
Papi decretarono i fiocchi ai cap-
pelli pontificali , o semipontificali ,
che si servirono costantemente della
parola Galerus, la quale, secondo
l'etimologia da alcuni autori dichia-
rata, e principalmente dal Macri,
altro non significa che il cappello
pontificale, a differenza della parola
Pìleus^ che significa il cappello usua-
le. E se ne' tempi a noi più pros-
simi trovasi PìleuSj ciò- avvenne per-
chè già era in uso l'ornamento anco
al cappello usuale, cosa che non era
ne' tempi più antichi; estensione lo-
devole sotto tutti i rapporti, per
non esporre la dignità prelatizia fra
GAP
la moltitudine a qualche involon-
tario alFronto, procacciarle i dovuti
rì'juardi, ed evitare qualunque com-
promissione, perocché non basta pei
prelati a Tarsi conoscere le calze pao-
nazze, e il collare di tal colore, es-
sendo ciò comune extra urbeni ai
cubiculari, e ad altri. E però da
avvertirsi, che in sede vacante, fra i
segni di lutto della romana prelatu-
ra, evvi quello di levare il fiocco al
cappello usuale, surrogandovisi una
semplice fettuccia di seta nera. I soli
maggiordomo, e maestro di camera
del Papa defunto, e i protonotari
apostolici conservano il flocco al
cappello, sinché il di lui cadavere
non é sepolto; portando altresì i soli
maggiordomo e maestro di camera,
fino alla tumulazione, la veste vio-
lacea, avvegnaché essi si considera-
no ancora all'attuai servizio del Pon-
tefice. Ed in que'giorni difatti assi-
stono, e nel palazzo, e nella basilica
vaticana, alle esequie come fami-
gliari.
Volendo parlare delle diverse con-
cessioni fatte a vari collegi prelatizi
de' fiocchi ai cappelli, osserveremo
l'ordine della loro gerarchia, donde
si rileverà pure l' epoche, nelle quali
essi li ottennero.
Incominciando dai protonotari a-
postolici [Vedi), partecipanti e so-
prannumerari, che usano fettuccia, o
cordone di seta rosso e fiocchi simi-
li al cappello, é a sapersi che que-
sto distinto, e antichissimo ceto ot-
tenne, a' 1 7 febbraio 1 6 1 7, dalla
«. congregazione de' Riti un decre-
to nel pontificato di Paolo V, ap-
provato dallo stesso Pontefice, col
quale ricevette la facoltà di poter
usare il cappello cogli ornamenti
paonazzi : Pileum nigri colorisy cor'
dulis violaceis cir curii ornatunij et
etiam serico suffidtum cum Jloccis
GAP 197
et ornamentis ejusdem coloris. Ma
in seguito, essendo stato concesso il
fiocco paonazzo e violaceo agli udi-
tori di Rota, ed ai chierici di ca-
mera, per cui non avevano più i
protonotari un particolare segno,
che dagli altri prelati li distingues-
se, cosi domandarono al Papa la
facoltà di poter intarsiare 1' argento
al fiocco, o cordone violaceo. Il
Pontefice Clemente X rimise la co-
gnizione di questa supplica ad una
congregazione particolare composta
dei Cardinali Brancacci, Rasponi ,
Massimo , Carpegna e Casanata. Il
primo fu favorevole, il Massimo
rispose negativamente : quia metallo,
sunt promiscua, et data concessio
forsan esset injuriosa sacro Colle-
gio. Il Carpegna invece propose un
fiocco rosaceo al cappello, ed alla
fascia, e del medesimo parere fu il
Casanata; tutti poi dichiararono, che
si concedesse ai protonotari la sola
fettuccia, e fiocco rosaceo al cap-
pello. 11 qual privilegio a' 6 agosto
1674 dalla medesima congregazione
venne decretato colla seguente di-
chiarazione: Quod insuper uteren-
tur in pileo privative , quod ad o-
mnes alios praelatos vitta coloris
rosacei addenda etiam in pileo
usuali. Dalle quali ultime parole si
conferma chiaramente ciò, che su-
periormente fu accennato, che nelle
prime concessioni s'intenderà sem-
pre l'ornamento del cappello pon-
tificale, giacché in questa trovasi
espresso il cappello usuale, lo che
non era dichiarato in altre pontifi-
cie concessioni.
Gli uditori di Rota ( Vedi) eb-
bero nella reintegrazione dell'abito
paonazzo anche il cordone paonaz-
zo al cappello, come dal breve di
Alessandro VII a favore di questo
collegio, emanato nel j655, sicco-
igS CAP
me espriitiono le seguenti parole:
>y Ac insiiper praedictis auditoribus,
« et eorum singulis nunc et in fu-
>■> turum quandocLimque existenti-
« bus prò majori ministerii eis per
« praesentes injuncti decore ac sua-
» rum personarum ornamento , ut
« deinceps vestem interiorem, quae
y> subtanea, nec non aliam exterio-
»> rem, quae mantelletum vulgo nun-
» cupatur, violacei coloris, ac etiam
w galeri redimiculum, cordone vul-
« go dictum, ejusdem coloris viola-
» cei ubique deferant, praecipimus,
» et manda mus ".
Il collegio de' chierici di camera
( Vedi) , porta al cappello il fioc-
co di seta paonazza, come riferisce
Fulvio Servanzio maestro delle ce-
rimonie Pontificie. Ebbero ad assu-
merlo per la prima volta i prelati,
che lo componevano, nel dì 2 1 giu-
gno 1670, in cui comparvero orna-
ti di fiocco paonazzo al cappello sì
pontificale, che usuale, in vigore di
un breve spedito in loro favore da
Clemente X con queste precise pa-
role: w Ut ipsi omnes et singuli
» galeri redimiculum vulgo cordo-
M ne nuncupatum coloris violacei in
« quibusvis functionibus et actibus
»> publicis et privatis ubique de-
» ferre, et gestare libere et licite
» possint et valeant, tenore prae-
« sentium concedimus, et indulge-
» mus ". Nel qual privilegio Bene-
detto XIII, creato nel 1724, volle
compreso anche il presidente della
medesima camera. Dal che si dedu-
ce, che questi per lo spazio di più
di cinquant' anni non avea goduto
come i chierici un tal privilegio, ed
egualmente da tal concessione si ri-
levaj che i prelati se non apparte-
nevano ad un collegio, che ne go-
deva il distintivo, andavano privi
di tal ornamento al loro cappello.
CAP
I prelati votanti del tribunale
della segnatura di giustizia (Vedi),
ebbero il fiocco paonazzo al cap-
pello dal menzionato Benedetto XIII,
il quale col disposto di un breve e-
manato a' 12 luglio 1727, concedette
ad essi : » Galeri redimiculum cordo-
>i ne vulgariter nuncupatum coloris
>i violacei in quibusvis functionibus
>» et actibus publicis et privatis de-
» ferre ac gestare libere et licite
possmt, et valeant*'. JNella qual gra-
zia successivamente rimase compre-
so ancora l'uditore della segnatura
(Vedi), che non fruiva di tal' onori-
ficenza fatta ai votanti. V, Se-
gnatura DI GRAZIA.
Gli abbreviatori di parco mag-
giore ( Vedi ) vennero anch' essi con-
traddistinti col fiocco paonazzo (da
continuarsi ad usare anche dopo
aver lasciato 1' uffizio ) da Benedet-
to XIV a' 2 3 settembre 1740 col
disposto della costituzione MaxirnOj
esprimendosi dal benigno Pontefice
la concessione : »> ut Praesules Col-
" legio abbreviatorum de parco ma-
« Jori adscripti uterentur in usuali
« pileo cordulis et floccis violaceis,
« nec non in pontificali, et senii-
>» pontificali paiiter pileo , et ma-
» gno mantello in equitationibus
» pontificalibus ".
Fra i prelati poi privilegiati fuo-
ri dei collegi si annoverano il reg-
gente della penitenzieria apostoli-
ca { Vedi) , che per grazia speciale
di Clemente XII ha l' uso del fioc-
co ed ornamento di colore verde
al cappello, sull' esempio di ciò che
godeva il giudice delle contraddette
e simonie, prima che si stabilisse che
fòsse scelto fra gli uditori di Rota.
Tale uffizio però venne in seguito
soppresso ed unito alla giurisdizione
dell'uditore della Camera. Il presi-
dente del piombo, della cancelleria
GAP
apostolica (T-^edi), per privilegio di
Sisto V del i585, ebbe l'uso del
COI dono paonazzo al cappello. Si-
niilmonle il prefetto de' brevi pontifì-
cii ( f^\'di)j allorché vi era, parimen-
ti per concessione di Sisto V, avea
l'uso del Hocco, ed ornamento pao-
nazzo al cappello. Siffatto ornamen-
to è assunto dai novelli prelati, ap-
pena il Papa conferisce loro una ca-
rica, ed allora lasciano il nero.
Finalmente i quattro prelati di
mantellcttone, de' quali si tratta al-
l'ai ticolo Camera apostolica, cioè
1 avvocato de' poveri, l'avvocato ge-
nerale del fìscOj il procuratore ge-
nerale del fìsco, ed il commissario
generale della Camera apostolica,
usano al cappello il fiocco di .seta
violaceo, tanto coH'abito di man-
tellettone, che nel corto, ossia d' ab-
bate. Né mancano esempi di essersi
concesso temporaneamente il fiocco
paonazzo al cappello, a qualche per-
sonaggio per alcuna straordinaria
rappiesentanza e circostanza, come
da ultimo accordò Leone XII ai
decano degli avvocati concistoriali
hivernizj, allora quando lo inviò in
Romagna per una commissione spe-
ciale; ed a' nostri giorni fece altret-
tanto il regnante Pontefice, coll'at-
tuale decano degli avvocati concisto-
riali conte Tommaso Gnoli, il qua-
le nel recarsi in Ferrara sua patria
per la recita dell' orazione inaugu-
rale per la solenne riapertura degli
.^tudi dell' università, fu abilitato a
porre la fettuccia col fiocco paonaz-
zo al cappello, ed usare mostre, e
ailze di tal colore ; non che il titolo
di monsignore.
Questo fiocco al cappello, ma di
color nero, come superiormente di-
cemmo a Cappello Ecclesiastico, sì
porta dagli abbati mitrati , da al-
cuni superiori religiosi , o rivcsli-
CAP 199
ti di cariche pure suindicate, dagli
avvocati del sacro concistoro , dai
protonotari, non ad instar parti-
cipantiuni , ec. , mentre i prela-
ti di mantellone ( Vedi ) , fuori
di Pioma sogliono usare una sem-
plice fettuccia di seta paonazza al
cappello usuale. In quanto al nume-
ro de' fiocchi, che pendono dai cap-
pelli prelatizi!, questi sono di molto
accresciuti di numero da quelli, che
anticamente si costumavano ne' si-
gilli esterni, mentre i prelati de' fioc-
chetti pendenti dai due cordoni ne
hanno quattro per parte, e quindi in
tutto fiocchi venti; gli altri prela-
ti tre per parte , e perciò in tutto
fiocchi dodici , e i prelati di man-
tellone due per parte, cioè in tutto
fiocchi sei.
Il cappello pontificale , o semi-
pontificale usavasi nelle cavalcate
( Fedi), dai prelati di fiocchetti, dai
protonotari apostolici partecipanti, e
soprannumerari , dagli uditori di
Rota , dai chierici di camera , dai
votanti di (ugnatura, dagli abbrevia-
tori di parco maggiore, dai i-eferen-
dari , dai maestri delle cerimonie
pontificie fino dal i644» ^ da altri
prelati della romana curia e corte.
Nelle medesime cavalcale diversi pre-
lati incedevano con cappello usua-
le, come i camerieri segreti, e altri
cubiculaji.
Dalle cavalcale de' romani Pon-
tefici si rileva, che i prelati di fioc-
chetti, come gli arcivescovi assistenti
al soglio, v' incedevano in mantel-
lone, o gran mantelli, cappello pon-
tificale in testa con fodera di seta
verde, e fiocchi simili, ed in roc-
chetto, e cappuccio al collo, e sidle
spalle, e talvolta similmente sono
descritti i protonotari apostolici , ma
con cappello foderato di seta cre-
misi , e fiocchi simili. Questi però
20O GAP
generalmente procedevano come i
vescovi assistenti, cioè in rocchetto,
mantelletta, cappuccio, cappelloni o
cappelli semi-pontificali , al modo
con cui cavalcavano gli altri prelati .
Così gli uditori di Rota interveni-
vano ai possessi coi loro mantelloni,
cappucci , e cappelli pontificali , e
quello, che portava la croce ponti-
ficia, indossava pure il rocchetto. Fi-
nalmente altri prelati cavalcavano in
mantelletta, e cappello usuale, ed ai
prelati, che hanno 1' uso del cappel-
lo pontificale e semi-pontificale, si
suol mettere sopra il feretro allor-
ché i loro cadaveri sono esposti
nelle loro abitazioni, e in chiesa, e
talora anche si appendono alla vol-
ta de' luoghi ove furono tumulati.
E poi noto che i Pontefici, nel-
r accordare distinzioni a capitoli e
dignità di chiese, e ad altri eccle-
siastici costituiti in qualche superio-
re rappresentanza, vi compresero pu-
re quella del fiocco rosso, o pao-
nazzo al cappello, e talvolta insie-
me alle calze di eguali colori, senza
parlare degli abiti, e di altre onori-
ficenze.
CAPPONI Luigi, Cardinale. Lui-
gi Capponi patrizio fiorentino, nato
nel i583, uomo ingenuo, letterato,
e d'eccellente ingegno, laureatosi ap-
pena nell'archiginnasio romano, ve-
stì l'abito prelatizio, e fu tesoriere
di Leone XI, dal quale fu stimato
pei suoi talenti, non meno che per
1' incorrotta sua amministrazione.
Quindi Paolo V, ai 24 novembre
del 1608, creollo Cardinal diaco-
no di s. Agata, e legato di Bolo-
gna, dove guadagnossi la benevolen-
za comune; poi nel 1621, Gregorio
XV lo elesse all'arcivescovato di
Ravenna, chiesa, cui resse per cin-
que lustri, con fama della piìi raffi-
nata prudenza. Visitò piìi fiate la
GAP
sua diocesi, convocò il sinodo, ab-
bellì la metropolitana, arricchì di
fabbricati l'arcivescovile palazzo, ed
a grandi spese incorporò il castel-
lo di Tudorano, posseduto dalla fa-
miglia Manzoli, alla mensa di quella
metropolitana, come scrive Girola-
mo Fabbri , il quale aggiunge , che
il nostro porporato fu anche pre-
fetto della congregazione di Propa-
ganda, e, nel i65o, da Innocenzo X,
fu fatto bibliotecario della Vaticana ,
colla protettoria dei monaci silvestri-
ni. Lasciata la sua diaconia , passò
all'ordine de' Cardinali preti, ed al
titolo di san Lorenzo in Lucina, e
rinunziata nel i645, coli' assenso del
Pontefice Innocenzo X, la chiesa di
Ravenna a s>uo nipote Luca Torre-
giani, con seimila scudi di pensione,
e dopo di aver contribuito alla ele-
zione dei Pontefici Gregorio XV ,
Urbano Vili, Innocenzo X, ed Ales-
sandro VII, morì a Roma nel iBSg
di settantasei anni, e cinquantun di
Cardinalato, e fu sepolto poi nella
chiesa del suo titolo, con onorevolis-
sima iscrizione , replicata anche nella
chiesa di s. Spirito a Firenze.
CAPPUCCIATI. Fanatici del se-
colo XII , che fecero una specie di
scisma civile e religioso. Ebbero tal
nome da un cappuccio bianco, dalia
punta del quale pendeva una pic-
cola lastra di piombo, ch'essi porta-
vano qual segno della società. Un
taglialegne di Puy fu il loro capo.
Questi sparse voce, che Maria Ver-
gine gli era apparsa, e gli avea do-
nata la di lei immagine con quella
del suo figliuolo avente la iscrizio-
ne : Agnello di Dio, che togli i pec-
cali del mondoy donaci la pace.
Aggiungeva, che la santa Vergine
gli avea prescritto di recarsi al
vescovo con quel segnale affinchè
predicasse 1' apparizione e procuras-
GAP
se numerosa società di fedeli per as-
sicurare la pace alla Chiesa, in quel
tempo assai agitata : e questi fedeli
avessero per emblema 1* indicato
cappuccio. Infatti il disordine e il fa-
natismo di que' tempi gli fecero aver
gran proseliti anche tra gli stessi
magnati. Formatasi numerosa unio-
ne, si die' di piglio a ladronecci e ru-
berie, poiché primo lor dogma era
il prendere a tranquilla coscienza tut-
to ciò, che si credevano necessario. La
setta ebbe presto incremento nella
Borgogna e nel Berry. Dessa tal-
mente si rinforzò che prese le armi,
si facea strada colla spada alla ma-
no , e massacrava i tranquilli paesani.
Fu duopo levare in molti luoghi
delle armate per arrestarne i progres-
si, ed in vero in poco tempo furo-
no pienamente distrutti.
CAPPUCCINE Monache. Ordine
religioso. Le Clarisse, le quali ricono-
scono per loro madre, e quasi fonda-
trice s. Chiara [Vedi)^ che ricevette
nel 1 2 1 2 , dal patriarca s. Francesco
d'Assisi, l'abito de'minori, osservano
alla lettera e rigorosamente la regola
di detta santa, e perciò sono ritiratis-
sime, e dedite solo alla penitenza, e alla
contemplazione. Molte sono soggette
a' minori osservanti, e diverse di
meno antica fondazione ai religiosi
cappuccini (Vedi). Illustrano en-
trambi la Chiesa, conculcando tutte
le vanità mondane, comechè gran
numero di esse abbiano ricevuti
gloriosi natali. V. Regola di Papa
Urbano IV per le monache Cla-
risse, Roma 1821.
Nel i538, la venerabile madre
suor Maria Lorenza o Laurenzi a
Longa, nello stato vedovile dedicos-
si al servigio divino, ed avendo ve-
stito l'abito del terz' Ordine di san
Francesco, fabbricò a sue spese
un ospedale in Napoli, e nel iS/j^
GAP 2tj,
incominciò in esso a servire gì' infer-
mi. Dipoi le Venne il pio desiderio
di recarsi a visitare i santi luoghi
di Palestina; ma, per celeste ispira-
zione, chiaramente conobbe, che sa-
rebbe stata pili infinitamente grata
a Dio la fondazione d'un monistero
di vergini sotto il titolo di s. Maria
di Gerusalemme y o di Religiose
della Passione, dette poi volgar-
mente Cappuccine. Nell'età pertanto
di sessanta anni pose ad effetto tal
diyisamento , racchiudendosi, l'an-
no i558, nella città di NapoU in
un monistero con dodici vergini, le
quali professarono solennemente, e
con autorità apostolica, i reHgiosi
voti, sotto il titolo di terzo Ordine
di s. Francesco. Divenuta 1' istitu-
trice abbadessa, risolvettero per suo
consiglio di abbracciare la menzio-
nata regola di s. Chiara, siccome la
più austera, ed adottarono posterior-
mente alcuni regolamenti particola-
ri , loro dati dai cappuccini. Perciò
vollero in seguito essere chiamate
monache cappuccine, sebbene i cap-
puccini, come si vede, non influi-
rono nella primitiva loro istituzio-
ne, essendo allora assistite dai tea-
tini di Napoli. Tutto fu eseguito
col beneplacito, e l'approvazione del
Sommo Pontefice. Adottarono esse
pertanto un rigoroso digiuno e te-
nore di vita, non mangiando mai
carne, se non nel caso d'infermità,
e vestendo un abito rosso, e grosso-
lano di lana. Portano pure la lana
sulla carne , ed usano co' piedi nudi
i sandali , ricoprono il capo con
pannolino bianco, cui ne sovrappon-
gono un altro nero, come nero è
pure r ampio velo, che dal capo
discende loro a metà della persona.
Dormono vestite su di una sempli-
ce, e grossolana coperta; a mezza
notte recitano il mattutino, e oltre
-ì-OT, GAP
altre penitenze, tre volte la setti-
mana si fanno la disciplina. Cogli
estranei di rado parlano colle grate
chiuse, e sono molto osservanti del
silenzio.
Queste esemplari monache, dopo
l'istituzione, si propagarono non
solo in parecchi luoghi d' Italia,
ma ancora in altri regni, ed in
quello di Francia. Nel 1602 furono
introdotte a Parigi dalla duchessa
di Mercocnr, e non molto dopo Lui-
gia di Lorena, vedova di Enrico III,
fondò loro in Parigi un monistero
lungo la via Neuve-des-Petits-Champs,
<iove furono introdotte nel 1 606. Po-
•scia si stabilirono anche in Marsiglia.
F. il p. Zaccaria Boverio negli An-
nali de pp. Cappuccini., tomo I, al-
l'anno i54'2, pag. 329.
In Roma le Cappuccine hanno
due monisteri, quello del ss. Cro-
cifisso al Quirinale, e l'altro di s.
Urlfa/io, di cui si tratterà in appres-
so. 11 primo ebbe origine nel i5'j/\.
allorché due nobili romani, confrati
del sodalizio del ss. Crocefisso di s.
Marcello si disgustarono sul portare il
ss. Crocefisso nel giovedì santo in
processione a s. Pietro. Quindi pro-
curarono nel seguente anno santo
di far figurare maggiormente l' arci-
confraternita della ss. Trinità. Dis-
piacenti i confrati del ss. Crocifisso
di vedersi umiliati , stabilirono di
istituire qualche opera pia, e uno
di loro, Patrizio Patrizi, promise
mille scudi per l' erezione di un
monistero di zitelle, ed un sacerdote
propose di porvi le Cappuccine, che
fiorivano in Napoli. Superate avendo
l'arciconfraternita molte difficoltà,
ricevè a tal fine da d. Giovanna
d' Aragona Colonna , duchessa di
1\igliacozzo, un locale che possedeva
sid monte Quirinale. Con approva-
zione di Papa Gregorio XIII, vi
GAP
prese possesso a' 28 marzo, portan-
dovi processionalmente il ss. Croce-
fisso. Incominciatasi la fabbrica, oltre
Patrizio, vi concorsero il Cardinal
Farnese protettore del sodalizio con
cinquecento scudi, oltre dieci scudi
al mese da lui somministrati finché
vivesse, ed il senato romano, col resi-
duo de' legnami e ferramenti avan-
zati dal riedificato ponte di s. Maria,
da' quali ricavaronsi sei mila scudi.
Ne fu benemerito un terziario per
nome fr. Domenico, che colla questua
somministrò ottanta scudi al mese.
La chiesa fu dal Pontefice intito-
lata al Corpo di Cristo j ed eseguita
per via di altre generose somministra-
zioni di danaro. I confrati invitarono
alcune monache di Napoli a venire
ad abitare l'annesso monistero, ed
istituirvi le Cappuccine; ma esse ri-
cusandosi, Gregorio XIII, chiamato
il p. generale de' cappuccini, 1' inca-
ricò di farle venire, e per precetto
d' ubbidienza gliene affidò la dire-
zione. Pel pontificio comando, quat-
tro monache partirono da Napoli
ai 29 marzo 1^7 6, e dopo avervi
fondato ai 18 aprile il loro istituto,
due ritornarono a Napoli dopo quat-
tro anni, e due vi terminarono i
loro giorni, cioè suor Tranquilla da
Sessa, che fu la prima abbadessa,
e suor Agnese da Carinola, che fu
la prima vicaria.
11 monistero tuttora è sotto il
governo spirituale de' cappuccini ,
spettando il temporale aW Arcicon-
fraternità del ss. Crocefisso ( Fedi),
la quale in gran parte gli sommi-
nistra il mantenimento, non posse-
dendo le monache cosa alcuna. Le
pitture al di fuori della chiesa sono
del Roncalli, del quale è pure la
Coronazione della B. V., eseguita
nel coro interno; mentre il quadro
dell'altare maggiore rappresentante
GAP
il ss. Ci-ocefisso, con s. Francesco, e
con s. Chiara, è del Venuti; il per-
chè si chiama ancora questa chiesa
s. Chiara al Quirinale. JVell' epo-
ca repubblicana, assistite le mona-
che dalla Provvidenza, non senza
soffrire, furono lasciate nel moni-
stero; ma nel 1810 nella seconda
invasione francese, esso fu venduto,
ed avendolo acquistato la duchessa
d. Anna Torlonia (la quale con dispia-
cere di quelli che la conobbero pei"
le splendide virtù di cui andava a-
dorna, terminò i suoi giorni a' 4
novembre 1840), benignamente lo
restituì nel 18 14 alle monache cap-
puccine, dopo averlo alquanto mi-
gliorato e di suppellettili, e masse-
rizie fornito. JVè deve tacersi che
quando le monache furono espulse
dal monistei'O, la duchessa le raccolse
a spese del suo privato peculio in
apposita abitazione, ove di vesti ed
alimentile mantenne. Quindi Pio VII
in prova della sua soddisfazione ad
atto così pio e generoso, le die' am-
pio permesso di entrare nel moni-
stero quando più le fosse piaciuto,
non ostante la sua rigorosa clausura,
chiamandola nuova fondatrice di es-
so. Le monache perpetuarono la lo-
ro riconoscenza con maimorea iscri-
zione; ed il medesimo regnante Pon-
tefice attestò in più modi alla du-
chessa ammirazione per sì lodevoli
azioni, come meglio si legge nel ve-
ritiero quanto giusto, e dotto elogio
che della defonta fece l' illustre con-
tessa Enrica Dionigi Orfei, il cui
nome risuona rispettato nella re-
pubblica letteraria, ed inscritto nel-
V Àlbum, giornale letterario ec. , che
si pubblica in Roma, cioè nel nume-
ro 41 del 1840. Siccome questi! chie-
sa è situata di contro, e molto vicina
al palazzo apostolii^o del Quirinale,
abitato dal Pontefice nella stagione
GAP 2o3
estiva, così esso nella mattina del se-
condo giorno di agosto suole recar-
visi col corteggio della camera se-
greta, e con altri personaggi per
lucrarvi l'indulgenza della Porziuncu-
la, ascolta la messa da un cappel-
lano segreto, e poi visita il moni-
stero, ed ammette le monache al ba-
cio del piede. Presso questo luogo fu
già l'antichissimo tempio di Quiri-
no, consagrato a Romolo, per cui i
romani furono anche chiamati Qui-
rini, dopo che Giulio Procolo fece
credere al popolo dolente della morte
di quel suo primo re e fondatore di
Roma, essergli ivi apparso circon-
dato di gloria. In Roma v' ha un
altro monistero per le Cappuccine,
derivanti dalle precedenti, dette Ur-
baniste^ per aver contigua al moni-
stero la chiesa di s. Urbano. Il Car-
dinal Baroaio, avendo cooperato in-
sieme a Gio. Leonardo Ceruso da
s. Severina all' insti tuzione in favore
de' fanciulli dispersi, a suo consiglio,
ed aiutato da Clemente Vili, e dal
Cardinal Federico Boriomeo, stabili
di fare altrettanto colie donzelle.
Presso la chiesa di s. Eufemia nel
foro Trajano, edificò un conservato-
rio, e vi pose le povere zitelle, che
per andar vaganti per la città si
chiamarono le Disperse. Poste fu-
rono sotto la giurisdizione di un
Cardinal protettore, che fu poi il
Cardinal camerlengo di s. Chiesa.
Vedendo in seguilo i zelanti fonda-
tori, che le zitelle erano giimte al
numero di duecento, per favorire
chi avesse vocazione religiosa , nella
casa presso la chiesa di s. Urinano,
situala in campo Carico, e perciò
poco distante dal conservatorio, fon-
darono colle generose elargizioni di
Fulvia Conti Sforza contessa di s.
Fiori, un monistero di monache
nel quale coli' uutorilà di Cleiueute
2o4 CAP
Vili, Aldohrandini j e della bolla
Debitunij che emanò ai 2 i febbraio
1600, furono poste le monache di
santa Chiara, coli' osservanza delle
Cappuccine del monistero sul Qui-
rinale, da cui passarono alcune ma-
dri per istruire quelle zitelle, che si
decisero in esso professare la regola
francescana.
La chiesa di s. Urbano I Papa
ebbe la seguente origine. Giacoma
Bianchi, dama romana , ottenne nel
12 64} dal Pontefice Urbano IV la
licenza di fabbricare in questo luogo
un monistero, e chiesa in onore di
Papas. Urbano I, nel qual luogo pos-
sedeva diverse casej ma in progresso di
tempo il monistero non ebbe più
effetto, e la chiesa fu unita alla ba-
silica di s. Lorenzo fuori delle mura.
Ricevette essa molti restauri, venen-
do edificata la facciata con disegno
di Mario Arconio. In essa vi sono
alcuni lodevoli dipinti, e quello del-
l'altare maggiore, coi laterali freschi,
e con s. Urbano di fuori, è opera di
Sebastiano Ceccarini. Questa chiesa
da Clemente Vili , coli' annuenza
del Cardinale Sforza commendatario
della menzionata basilica, insieme
alla contigua casa, fu perpetuamente
esonerata e tolta dalla di lei sogge-
zione, affinchè liberamente si erigesse
il monistero di Cappuccine dell'Or-
dine di s. Chiara, colla clausura a
graticci, e sotto la giurisdizione del
Cardinal vicario, donde passarono a
quella del Cardinal camerlengo di
s. Chiesa, venendo stabilito, che il
governo dell' abbadessa dovesse du-
rare tre anni. Sotto l' amministra-
zione francese le monache passarono
ad abitare il palazzo Bagni, e quindi
al ritorno di Pio VII in Roma,
vennero reintegrate della chiesa e del
monistero. Non così accadde al con-
servatorio e chiesa di s. Eufemia,
CAP
che furono demolite da' francesi, per
isgombrare le ruine del foro Traja-
no, per cui le donzelle passarono
prima nel conservatorio di s. Paolo
primo eremita, e non ha guari a
quello presso la chiesa di s. Loren-
zolo non lungi dal detto foro. Dalle
loro rendite deve trarsi parte del
mantenimento delle Cappuccine di
s. Urbano. /^. Piazza, Opere Pie
di Roma, cap. IH , e IV.
CAPPUCCINI 3Iinori dell' Ordi-
ne di s. Francesco. Congregazione
religiosa istituita dal b. Matteo da
Bassi o Boschi, castello della dioce-
si di Monte-Feltro nel ducato di
Urbino, dei minori osservanti della
provincia della Marca anconitana.
Acceso egli di zelo per una maggior
povertà , ed avendo osservato che
un' immagine di s. Francesco era
rappresentata con cappuccio qua-
drato e piramidale, ne fece uno si-
mile, ed attaccatolo ad una tonaca
vecchia, nel i52 5, cominciò ad u-
sarlo. Ripreso dai superiori per tal
novità, egli invece si recò dal Pon-
tefice Clemente VII, e richiestogli
di poter portare quel cappuccio,
n' ebbe la concessione anche per un
compagno, che avesse voluto imitar-
lo, e l'autorizzò a camminare scal-
zo, ed a predicare la parola di Dio.
Francesco di Cartoccio, che vivea
piamente in un eremo, adottò il suo
vestire, ed il p. Matteo incominciò le
sue predicazioni nella Marca, ove i po-
poli non assuefatti a vedere un tal
cappuccio da principio lo derisero,
senza che venisse in lui mena il
fervore. E giunto il tempo del ca-
pitolo provinciale degli osservanti, ,
vi si recò secondo il pontificio co-
mando. Fu però messo in castigo;
ma avendo ricorso al patrocinio del-
la duchessa di Camerino Caterina
Cibo, per la interposizione di lei fu
GAP
posto in libertà dal p. provinciale.
Allora fu che a lui si un\ il reli-
gioso Francesco da Cartoceto , che
per altro morì nel i526, suben-
trando in suo luogo fr. Ludovico
da Fossombrone, sacerdote de' mi-
nori osservanti, che nel domandare
licenza per seguirlo fu posto in
carcere, e uscitone indusse il pro-
prio fratello e correligioso laico per
nome Raffaele, ad unirsi a loro.
Questi vedendosi negare il permesso
dal provinciale, si rivolse al p. Qiii-
gnonez generale dell' Ordine, che
approvando invece la loro risolu-
zione, li esortò a ben maturarla ,
ma essi impazienti di porre ad ef-
fetto la comune vocazione, ricorsero
al Cardinal protettore, il quale lo-
dandone il divisamento , manifestò
loro essere intenzione del Papa, che
gli affari concernenti le riforme, si
dovessero trattare dai superiori del-
l'Ordine.
Udito ciò i due fratelli, senz'al-
tro si fecero ambedue il cappuccio
simile a quello del p. Matteo, lo
cucirono sull'abito , e partendo se-
gretamente dal convento, andarono
in cerca di lui, e passarono fra lo-
ro molte conferenze. Indi ottennero
dalla duchessa di Camerino lettera
commendatizia al Papa. Recatisi in
Roma Ludovico, e Raffaele , nel
i526, impetrarono dal Cardinal
Pucci penitenziere maggiore , un
breve con facoltà di portare il cap-
puccio simile a quello di Matteo
da Bassi. Domandarono a' superiori
di ritirarsi in qualche luogo a vi-
vere da eremiti, ma non fu ciò
loro concesso , anzi il provinciale
non avendo potuto far togliere il
breve, ne ottenne uno in vece con-
tro gli apostati della sua provincia,
e fece di tutto per avere nelle ma-
ni i due fratelli, che si ritirarono
GAP
2o5
all'eremo del Massaccio presso ì
camaldolesi. Non cessando i risenti-
menti vei'so fr. Ludovico , egli si
appellò al legato della Marca, e poi
passò col fratello ad altro eremo dei
camaldolesi, e nel 1527 andò con
esso in una montagna di Fossom-
brone, ove li raggiunse il p. Matteo
con un religioso, che a lui si era
accompagnato. In questo luogo di-
visavano sottomettersi a' conventuali,
ricorrendo a tal fine alla predetta
duchessa Cibo, loro singolare pro-
tettrice. Né essa potendo allora ot-
tenere la bolla pontificia, per esse-
re Roma travagliata dal saccheggio
de' soldati di Carlo V, pregò il ma-
rito Gio. Maria Varano di ricever-
li nel suo palazzo, e di adoperarsi
perchè fossero ricevuti all' liblJidien-
za de' conventuali, in qualità di ere-,
miti minori, il che ebbe effetto,
colla conferma solenne nel i528
di Clemente VII, dietro istanza che
n'aveano fatta i due fratelli reca-
tisi in Roma. Il Pontefice inoltre
permise loro di dare l'abito a chi
lo domandasse, di portare la bar-
ba, di chiamarsi frati eremiti mino-
ri, e di abitare ne' luoghi solitari
per vivere da eremiti. La bolla Re^
lìgionis zelus , di questa approva-
zione, fu emanata a Viterbo ai 7
o i3 luglio i528, come si legge
nel Boll. Rom. tom. IV, par. f,
pag. 73, e quindi venne pubblicata
dal vescovo di Camerino, onde pre-
cisamente in tal anno ebbe canoni-
camente principio la riforma dei
cappuccini, cosi detti dal cappuccio
piramidale e lungo , che tuttavia
portano attaccato ad una tonaca
stretta, e di panno grigio ruvido e
grosso, cinto con una fune, tenendo
dal lato sinistro la corona, e i san-
dali ai piedi. Si racconta inoltre ,
che appena questi religiosi lurono
'>.ob CAP
veduti così vestiti per la città , col-
la bai'ba e col cappuccio, i ragazzi
incominciarono a gridare cappuc-
cini, cappuccini j e divulgandosi in
tal modo questa denominazione si-
no d'allora, sono stati poi sempre
riconosciuti sotto il titolo di Cap-
puccini, cambiato talvolta con quel-
lo di scappuccini.
Pubblicata la bolla, ebbe princi-
pio questa congregazione in un luo-
go detto Renacavata presso Came-
rino^ nell'angusta casa di un prete,
che avea cura di una cappella de-
dicata a s. Cristoforo , ed eletto ne
fu per superiore il p. Matteo. Non
bastando poco dipoi la ristretta ca-
sa per ricevervi quelli, che in gian
numero imploravano di ricevere l'a-
bito, e di esservi ammessi, dalla du-
cliessa di Camerino fu concesso lo-
ro un convento quasi abbandonato
dell' Ordine de' girolamini in Col-
inenzone, circa una lega distante da
Camerino. Ivi si unirono loro an-
che altri cinque minori osservanti ,
seguiti da molti, onde nel medesi-
mo ducato venne edificato il con-
vento di Montemelone, e poi nel se-
guente anno iSag, altri due, uno
in Albacina, od Alvacina nel territo-
rio di Fabriano , e l' altro in Fos-
sombrone, patria di fr. Ludovico.
Fabbricati furono que' conventi con
fango, e frasche, spirando la più se-
vera povertà. In quello d' Albacina
si celebrò il primo capitolo, coli 'in-
tervento di dodici frati deputati, e
vi fu eletto in vicario generale, sog-
getto al generale de' minori conven-
tuali, il medesimo p. JMatteo da Bas-
si, e furono eziandio stabilite le co-
stituzioni rehgiose.
In esse viene ordinato : che si re-
citi r uffizio divino senza note, e sen-
za canto, e il mattutino sempre a
mezza notte , anche ne' tre giorni
CAP
della settimana santa in cui si re-
cita quello delle tenebre: che si ce-
lebri ogni giorno la messa conven-
tuale coli' assistenza de' sacerdoti , e
laici in ogni convento : che i supe-
riori non possano obbligare gli altri
sacerdoti a celebrarla, fuorché nelle
solennità, e in caso di bisogno; e
che per queste messe non si riceva
alcuna elemosina. Si prescrissero le
ore nella mattina e sera per 1' ora-
zione mentale e pel silenzio , non
che i giorni per la disciplina in co-
mune ; si ordinò eziandio che a
mensa non sì desse a' frati che una
vivanda oltre la minestra, e che nei
giorni di digiuno si possa aggiun-
gere una sola porzione d' insalata
cotta, o cruda, e che se un religio-
so vuol privarsi della carne eh' è
proibita nei mercoledì, o del vino,
o digiunare anche ne' giorni non
comandati, i superiori non possano
impedirlo. Si proibisce l'ascoltare le
confessioni de' secolari, il cercare car-
ne, ova e formaggio, e il fare prov-
visioni. Sono escluse le berrette e i
cappelli, si raccomanda la semplici-
tà e povertà ne' paramenti di chie-
sa , proibendosi l' oro, T argento, la
seta ec. Finalmente si ordina in es-
se disposizioni, che il vicario gene-
rale non possa essere confermato
neir uffizio che di tre anni in tre
anni , e i provinciali , e i guardia-
ni ogni anno: e che tutti per giu-
ste cause possano essere deposti. Que-
ste costituzioni furono pubblicate
con qualche variazione nell'anno se-
guente i53o, indi più diffusamente
compilate nel capitolo generale del
i536, e di poi accresciute nel iSyS
da alcuni decreti del concilio di Tren-
to, e da quelli di vari Sommi Pon-
tefici , riguardanti la disciphna re-
golare.
Il padre Matteo^ due mesi dopo
GAP
la sua elezione, linun/iò il vicariato
generale, che fu conferito al predet-
to p. Luigi da Fossombione , i-e-
candosi a Roina per la confeima ,
nella qnal circostanza ebbe il con-
vento della INIadonna de' Miracoli ,
da cui nell'anno seguente passò a
quello di s. Eufemia , e quindi ad
altro migliore. Spedi compagni nel
regno di Napoli e in Sicilia, che vi
fondarono alcuni conventi, e per me-
glio stabilire la sua congregazione,
chiamò in Roma i principali di essa :
ma Clemente VII, che avea risoluto
di sopprimerla, fece loro intimare la
partenza da Roma, e solo nel fine
del suo pontificato ne permise il
ritorno. Sotto Paolo III si dilata-
rono maggiormente, e nel i535 ce-
lebrarono in Roma un altro capito-
lo, in cui fu eletto per \icario ge-
nerale il p. Bernardino da Asti, il
quale co' definitori divise la congre-
gazione in Provincie, stabilendo i pro-
vinciah, i custodi, i guardiani e le
famiglie, oltre aver dato molti rego-
lamenti pel buon governo. Il p. Lu-
dovico, che aspirava ad essere con-
fermato, suscitò de' disturbi, ed ot-
tenne che, nel 1 536, fosse convocato
un nuovo capitolo, il quale per al-
tro confermò le cose stabilite. Ma
il p. Ludovico commise tali impru-
denze, che il Cardinal di Trani, il qua-
le presiedeva al capitolo, lo fece espel-
lere, e il p. Bernardino fu confer-
mato anche dal Pontefice, che inol-
tre approvò l'espulsione del p. Lu-
dovico dalla congregazione. Quindi
il p. Matteo da Bassi, essendosi nel
iSSy recato in Roma, ed avendo
sentilo vociferare, che una bolla a-
vrebbe proibito a chiunque non sog-
getto al vicario generale de' cappuc-
cini di portare il cappuccio pirami-
dale, sebbene egli ne fosse stato Tin-
ventore, ne tagliò al suo la metà,
CAP 207
e fece ritorno a' minori osservanti ,
coir abito de'quali visse e morì san-
tamente nel i552 in Venezia, meri- ^
tre predicava nella chiesa di s. Mui-
sè, da dove il suo corpo, illustralo
da Dio con molti miracoli, fu Ir.isfe-
rito alla chiesa di s. Francesco de-
gli osservanti, e quivi sepolto col ti-
tolo di beato.
Nel i538, nel capitolo convocato
in Firenze, fu eletto in vicario ge-
nerale il p. Bernardino Ochino sa-
nese, che da quattro anni era dagli
osservanti passato a' cappuccini, i
quali nel \5^ì il confermarono nel-
r uffizio. Era egli eloquente predi-
catore, ma avendo dato gravi sospet-
ti con certe proposizioni, sul timore
di essere processato, abbandonò i
cappuccini, e si ritirò fra gli ereti-
ci luterani, e dopo aver insegnato
diversi errori, e cambiate varie sta-
zioni, mori nella Moravia, o in Ge-
nova, ravveduto e pentito de' suoi
errori. Molti argomenti ricavati da
antichi manoscritti , e da testimoni
degni di fede comprovano la di lui
penitenza in morte. Fece la sua ri-
trattazione, ricevè i ss. Sacramenti,
ed assistito da un sacerdote cattoli-
co, fu costante nel suo ravvedimen-
to; motivo per cui . gravi scrittori
asseriscono, che venne pugnalato ed
ucciso nel proprio letto dagli ereti-
ci islessi. Di esso scrissero Rivet e
Bozarino : vìr infclicis niemoriae, e
Teodoro Beza, qui in fine se oslen-
dit esse iniquum hypocritani. I quali
eretici non si sarebbero espressi cer-
tamente in tal guisa, se Ochino fosse
morto fedele ai loro errori. È ben
vero però, che per questa apostasia
la congregazione corse pericolo di
essere disciolta, pel timore che es-
sendo infetto il capo tali fossero an-
cora le membra, onde furono citali
innanzi a Paolo III per rendere con-
2o8 GAP
to della loro fede: si trattò di abo-
lirla, ovvero di uniila in perpetuo
a' minori osservanti, e le fu proibi-
to persino di predicare. A questo
fine il Papa tenne un concistoro, o,
secondo altri, una congregazione, per
deliberare e stabilire, se fosse espe-
diente unire i cappuccini agli os-
servanti, ovvero sopprimerli. Mentre
cinque Cardinali erano del senti-
mento di Paolo III, il solo Cardi-
nal Antonio Sanseverino napolitano,
ebbe la gloria di opporsi al parere
comune, e perorò, ed espose il suo
divi sa mento con tal' energia, e for-
za di ragione, che concludendo la
sua perorazione eloquente e robusta
con queste parole : >» Sanctissime Pa-
>y ter, magnopere curandum est ne
i> dum zizania evellere studemus,
J5 simul et triticuin eradi cemus ",
gli riuscì di rimuovere i Cardinali
da tal risoluzione , e dichiararsi a
favore de' cappuccini. Onde il Pon-
tefice, avendo fatto esaminare dal
Cardinal di Carpi la purità del dom-
ma, che si manteneva in questa e-
semplarissima religione, non solo la
confermò di nuòvo, ma l'arricchì di
benefizi e di privilegi, come ripor-
ta r Oldoino nel tomo III, col. 549,
e 55o nelle Addizioni al Ciacconio.
Di fatti Paolo III permise loro di
celebrare in Roma nel i543 un ca-
pitolo, in cui elessero per vicario
generale il p. Francesco da Jesi, e
nel 1545 restituì loro la predica-
zione. Calmate queste tempeste, i
cappuccini si moltiplicarono, e gran-
demente si propagarono in Italia,
perchè Paolo 111 avea loro vietato
di stabilirsi ultra montes nel i53'/.
Però ad istanza di Carlo IX re di
Francia, nel ^5^5, rivocò questa
proibizione Gregorio XIII, e per-
mise che si recassero in quel regno,
e che si potessero fondare conventi
GAP
in tutto il mondo. Ed è perciò che
i cappuccini furono subito ricevuti
in Meudon dal Cardinal di Lore-
na. In seguito coltivandosi da essi gli
studi produssero i rispettabili individui
di quest'Ordine utilissime opere per
la religione, confutarono i nascenti er-
rori , e ciò pur fecero poscia in al-
tri regni e paesi. E celebre l'acca-
demia Clementina di Francia , che
interpretò eruditamente i salmi, con-
forme al testo ebraico.
Quindi il medesimo Gregorio XIII
in Frascati fece mettere ad oro il sof-
fitto della chiesa dei cappuccini, a'qua-
li dava il sostentamento per tutto il
tempo, che annualmente egli villeg-
giava in quella città, e in Roma fece
loro più ampia la chiesa di s. Nicola
di Bari alle falde del Quirinale, che
prima era angustissima. Nel iSyS
la fece rifabbricare in onore di s.
Bonaventura , in uno col contiguo
convento, il quale prese il nome di s.
Felice per esservi volato al cielo nel
iSSy s. Felice da Cantalice.
Siccome accadeva che i religiosi cap-
puccini si lasciassero passare all'Ordi-
ne de' minimi, o paolotti, e questi fra
i cappuccini, s. Pio V, colla bolla
Sedìs apostolicae, emanata a' .6 ot-
tobre 1567, proibì ciò espressamen-
te, come dipoi Sisto V mediante la
costituzione Pro ea^ de' 28 gennaio
i586, comandò che i cappuccini,
non potessero, senza formale licenza
della Santa Sede, ammettere alla
loro professione i minori osservanti.
Indi anche Gregorio XIV nel iSgr,
col disposto della costituzione VI, Bull.
Rom. del Cherubini p. 707, proibì
all' Ordine de' minori cappuccini di
amministrare il sagra mento della pe-
nitenza, acciocché con maggior co-
modità, e tempo si applicassero i
religiosi, siccome fanno, alla contem-
plazione delle cose divine : ma Cle-
e A P
mente Vili a' 3 febbraio 1602,
moderò tal costituzione colla bolla,
Alias, Bull. Rom. t. V, par. II, p.
409, e li abilitò di nuovo a senti-
re le confessioni dei fedeli. Anche
Paolo V si mostrò benigno ed amo-
revole co' cappuccini, dappoiché nel
1606 permise loro di passare nella
Spagna, nel 1607, colla bolla, Ec-
clesiae mili tanti s , dichiarò essere
compresi sotto il nome de' Frati
minori, e di veri figli di s. France-
sco ; e nel 1 6 1 9 eresse la congre-
gazione in Ordine, diede il titolo di
ministro generale al loro vicario, lo
esentò dal chiedere la conferma da
quello de' minori conventuali, e tutti
i cappuccini dalla visita di questo,
e dall'andare nelle processioni dietro
la loro croce, o della parrocchia
dove i cappuccini non avevano con-
vento, e permise loro di alzare la
croce propria, giacché eransi cotan-
to moltiplicati, che nell'anno 162 1,
ascendevano i religiosi a quindici
mila, siccome afferma il p. France-
sco Longo da Coriolano cappuccino,
nella sua Cronologia ^ a pag. 892.
Nel principio della congregazione
venivano chiamati eremiti , ma in
progresso di tempo ottennero varie
bolle dai Papi , oltre la citata di
Paolo V. In esse si proibisce chia-
marli con tal denominazione. Ven-
nero soprattutti beneficati, e protetti
da Urbano Vili, Barberini. Dichiarò
égli con autorità apostolica, che i
minori cappuccini traevano la vera
origine dal patriarca s. Francesco
d' Assisi , per linea non interrotta ,
e, ad onta della virtuosa ripugnanza
di lui, creò Cardinale il proprio fra-
tello Antonio, ch'era religioso cap-
puccino, il secondo di quest' Ordine
aggregato al senato apostolico. Que-
sto insigne Cardinale, che nella di-
gnità non cambiò che la forma del'
voi. IX.
CAP 209
l'abito esterno, conservando sempre
le sublimi qualità, da lui esercita-
te come semplice cappuccino , ricol-
mò di favori la sua religione, e sul-
la piazza già Grimani, che dal pa-
lazzo della propria famiglia chiamasi
Barberini, con architettura di An-
tonio Casoni, cui poi venne aggiun-
to il p. Michele cappuccino, fece e-
dificare il convento, e la chiesa di
una sola navata, e con ornati sempli-
cissimi. Correndo il giorno della festa
di s. Francesco, a' 4 ottobre 1626,
Urbano V^III volle formalmente get-
tare la prima pietra in questa chie-
sa, e poi nel i63i fece passare i
cappuccini dal convento di s. Feli-
ce, e chiesa di s. Bonaventura al
convento nuovo, e alla chiesa, che
fu dedicata all' Immacolata Conce-
zione di Maria Vergine : inoltre Ur-
bano VIII ridusse l'antico conven-
to ad abitazione della famiglia Pon-
tificia, per cui chiamasi tuttora il
locale s. Felice. Donò la chiesa alla
nazione lucchese, la quale consa-
grandola alla ss. Croce, o Crocefisso
di Lucca, prese il nome di chiesa
della ss. Croce e s. Bonaventura del-
la nazione lucchese. Pertanto la chie-
sa della ss. Concezione de' cappuc-
cini è pregevole anche per cele-
bri dipinti, giacche nella prima cap-
pella a destra evvi il bel quadro di
s. Michele Arcangelo di Guido, la
cui copia fu eseguita in mosaico
nella basilica vaticana , come fecesi
altrettanto del s. Francesco del Do-
menichino, dall'autore stesso donato
alla chiesa. Neil' aliar maggiore la
ss. Concezione è copia dell* origina-
le di Lanfranco, che ivi peri da
un incendio. Quest' altare è decora-
to di marmi, e di un vago tabci'-
nacolo, riposandovi sotto alla men-
sa il corpo di s. Giustino , filosofo
e martire. In altra cappella il s. Bo-
>4
3IO GAP
na ventura è del Sacchi, e il s. Fe-
lice da Cantalice sotto il cui altare
venerasi il corpo, è del veronese
Turchi : finalmente meritano pure
special menzione il s. Paolo , capo-
lavoro di Pietro da Cortona, e il
cartone di Giotto rappresentante la
navicella di s. Pietro , da lui ese-
guita, nel 1 298, in mosaico nella ba-
silica vaticana , situato sulla porta
della chiesa.
Non solo i summentovali Ponte-
fici furono larghi di beneficenze coi
benemeriti, e da tutti rispettati cap-
puccini, ma anche i loro successori
protessero e stimarono un istituto
cotanto utile, particolarmente per la
predicazione, e per le missioni di
Asia , Afi'ica ed America con gran
profitto de' popoli , per la mirabile
edificazione, che danno col loro te-
nore di vita umile, povera, ed au-
stera. Ed è perciò che Benedetto
XIV, ammiratore della dottrina, e
santità di quest'Ordine, un individuo
del quale è sempre consultore dei
Riti, stabili in esso perpetuamente
r onorifico impiego di predicatore
del sagro palazzo apostolico [Vcdi)^
carica di cui ora in possesso da più
d'un secolo, anzi nel conclave in cui
fu egli esaltato al Pontificato, il p.
Barberini predicatore apostolico, ex.
generale de' cappuccini , poi arcive-
scovo di Ferrara, con raro esempio
in tre scrutini ebbe da alcuni Car-
dinali il voto pel Papato. V. la co-
stituzione Inclytum , de' 2 marzo
1 743, presso il Boll, di detto Pon-
tefice, toni. I, pag. 245.
Ne' cappuccini principalmente si
scorge verificata la divina promessa
nihil habenteSj et omnia possidentes^
delle cose anche necessarie al pro-
prio sostentamento. Tale Roverlà li
fece estendere, e diffondere non
solo per tutta l'Europa, ma anche
GAP
nelle altre parti del mondo, e si pro-
cacciarono la stima persino degli
eterodossi, e degli infedeli, come quel-
li che tanto si prestano ne' pubbUci
ospedali , e nelle private abitazioni ,
in vantaggio degli infermi. L'abbate
Filippo Maria Bonini, nel suo Uo'
mo evaugelicOj narra che i cappuc-
cini nella sola provincia di Poilou
convertirono mille calvinisti, e il p.
Fontana nella sua Storia degli Or^
dini ec. , tom. VII, dice, che il p.
Ivone di Parigi da se solo purgò dal-
l' eresia un intera provincia. Nelle
missioni oltramontane, per la predi-
cazione del vangelo, e per la difesa
della cattolica religione , soffrirono
tormenti, e il martirio. Nel Congo
più di cento quarantaquattro incon-
trarono il martirio gloriosamente, e
la sola provincia d' Italia conta sino
a tremila dei loro religiosi, estinti
vittime di carità nelle sole conqui-
ste portoghesi. Abbiamo dal Novaes
tomo III, p. 159, che i cappuccini
si distesero in cinquanta provincie
(dieci delle quali in Francia ), e tre
custodie , nelle quali egli lesse nei
loro cataloghi più di treataquattro
mila religiosi. Nel libro poi intito-
lato : Narrazione sincera e generale
del principio j progresso e slato pre-
sente di tutta la serafica religione
cappuccina, distesa dal p. Gabriele
da Modi gli ana deW is tesso Ordine,
già annalista per la sua provincia
di Bologna, e della medesima pro-
vinciale, stampato in Venezia nel
1736, il computo de' conventi di
questo Ordine ascendeva a mille
settecento quindici , oltre a cento
settantacinque ospizi, e quello de* re-
ligiosi allora viventi ascendeva a tren-
taduemila ottocento venti circa, sen-
za comprendervi le cappuccine (Fedi)
da loro dirette.
Inoltre, per mezzo di quest'Ordine
GAP
cospicuo, sono state rigenerate colle
acque battesimali molte persone di
e;iandc riguardo, fia le quali quattro
r(«, ed un imperatore, come si ha dal
Hìeroth. Confi, epitom. hi stor. fran-
car, ad anmini i658, con popoli
iimumerabili acquistati in tal modo
alla Chiesa. Molti nobilissimi perso-
lìiiggi, principi, e grandi signori, con
ammirazione universale disprezzarono
i piaceri, i comodi, e gli onori mon-
dani, per vestire la ruvida lana dei
cappuccini, e condurre umile, peni-
tente, ed abbietta vita. I cappuccini
sono pure benemeriti di utilissime
istituzioni, procurando l'erezione dei
monti di pietà, di ospedah, di mo-
li isteri di vergini, di conserva torli di
femmine pericolanti, di confraternite,
e di pie congregazioni ec.
Sebbene quest' Ordine non conti
che poco più di tre secoli di esisten-
za, pure non è piccolo il suo nume-
ro di santi, e beati, dal p. Carlo da
Bi usselles raccolti in due volumi ,
intitolati : Flores seraphìci, il quale
numero di eroi venne aumentato
dalle monache cappuccine, osservanti
come essi quanto si può alla lettera
la regola francescana. Celebri perciò
sono i ss. Fedele da Sigmaringa pro-
tomartire di Propaganda, Felice da
Cantalice, Serafino d'x\scoli, Giusep-
pe da Lionessa ec, ec, e i bb. Ber-
nardo da Corleone, Lorenzo da Brin-
disi , Crispino da Viterbo , Angelo
da Acri ec ec.
I cappuccini contano eziandio molti
autori, che hanno dato alla luce
opere pregevoli , come può vedersi
nella Biblioteca degli scrittori cap-
puccini , stampata in Venezia nel
1747. Molti di questi religiosi sos-
tennero decorosamente vaii o/Tìci ,
V cariche ragguardevoli , ed hanno
avuto Cardinali , vescovi , ambascia-
lori, legati, teologi dei concili, con-
CAP SII
sultori di varie congregazioni Car-
dinalizie, ed i quatti'o Cardinali so-
no i seguenti, le cui biografie si ri-
portano a' rispettivi articoli. AnscU
ino Marzati di Sorrento, procurato-
re generale de' cappuccini, e predi-
catore famoso del palazzo apostolico,
fatto Cardinale da Clemente VIU
nel i6o4- Antonio Barberini Hoven-
tino, creato Cardinale nel 1624 dal
proprio fratello Urbano Vili. Fran-
cesco Maria. Casini di Arezzo, ripu-
tato per r eloquenza quasi un De-
mostene, elevato al Cardinalato nel
17 12 da Clemente XI, dopo essere
stato confessore di Innocenzo XII,
e predicatore apostolico. E il vivente
Lodovico Micara di Frascati, ancor
egli da predicatore apostolico creato
Cardinale da Leone XII a' 20 di-
cembre 1824, poscia divenuto ve-
scovo suburbicario della sua patria
a' 2 ottobre 1837, che con pruden-
za, e grande zelo governa.
Oltre i citati autori, scrissero dei
cappuccini , il Boverio ne' suoi An-
nali ec. ; Giuseppe Zarlino, dell' Ori-
gine della congregazione de^ cappuc-
cini ^ Venezia 1579; Marco di Pisa
negli Annali f.f. minor, cappuc.^ il
Wadingo Annal. minor. j il p. Helyot,
Hist. des. Ordres monast. t. VII,
cap. 24, Bonanni, Catalogo degli Or-
dini religiosi^ cap. 64, ed Annibali,
compendio della sLoria degli Ordini
regolari, cap. 6.
CAPPUCCIO. Abito, che i nostri
antichi portavano in capo in luogo
di cappello, chiamato in latino cu-
culliis. Alcuni di que' cappucci ave-
vano tre parti; il mazzocchio, che
era un ceri;hio di borra (cimatura,
o tosatura di pelo di panni Inni) ri-
coperto di panno, che girava e fa-
sciava intorno intorno la testa, e di
sopra, soppannato dentro di rove-
scio, e copriva tutto il capo ; la fog-
aii GAP
già, che, pendendo sulla spalla, di-
fendeva r intera guancia sinistra;
il becchetto , che era una striscia
^ppia dello stesso panno, e che
discendeva sino a terra e ri pie-
ga vasi sulla spalla destra , e di
frequente ravvolgevasi al collo, e
da quelli, che bramavano essere
più destri, e più spediti, intor-
no alla testa. Cappuccio altresì si
nomina quello, che portano i frati
continuamente, massime i cappuccini
i^Vedi), dal quale vuoisi prendessero
il nome, e che altre volte portavano
anche i sacerdoti. Formandosi però
poi esso di pelle di vajo, si chiamò g'?^-
fo od alniuzia ( Fedi). Il piviale
(Fedi) e la cappa [Vedi) ebbero il
loro principio colle processioni del-
la Chiesa per le pubbliche vie, ser-*
vendosene gli ecclesiastici per ripa-
rarsi dal freddo e dalla pioggia, per
lo che nella pai te di dietro vi cuci-
rono il cappuccio , per cuoprirsi il
capo. Quando poi, dopo il X seco-
lo, col nome di cappa si chiamaro-
no le altre vestimenta, la vera cappa
prese il nome di piviale, rimanendo
però nella cappa il cappuccio del
piviale, e nel piviale la similitudi-
ne della cappa. Avverte il Berni-
ni, del tribunale della Rota p. 4^»
che in Roma particolarmente si fe-
ce grand' uso del cappuccio, o cuci-
to nel di dietro del mantello, o fer-
raiuolo (il qual cappuccio accor-
ciato più o meno si disse comu-
nemente Bavaro), ovvero venne
usato col medesimo ferraiuolo o
toga rintorcinato , e disposto alla
copertura della testa; ed aggiunge
che siccome dall' oriente passò al-
l' occidente 1' usanza de' lini tiu-
binati nelle donne, cosi dalla chie-
sa greca derivò alla latina V uso
della berretta (Fedi), e negli eccle-
liastici, e nei dottori, si chiamò la co-
CAP
mune clericale bir return, dalla pa-
rola virelum^ che vuoisi dedotta dal-
la antica viria^ che suona quanto
viri tegunientunij e, secondo il Me-
nocchio, Stuore t. II p. 383, dalla
paiola birro , cioè mozzetta (Fedi)
a cui nel di dietro pende il cappuc-
cio, col quale cuoprivasi la testa,
giacche l'antico era più ampio.
Finalmente dicesi in generale cap-
puccio quella parte dell'abito d'un
monaco, o di un religioso, di forme
diverse, che gli cuopre la testa, e che
usano pure i confrati de' sodalizi. Il
cappuccio oggidì è una specie di
mantellina o mozzetta, che cuopre il
capo, le spalle, e lo stomaco di parec-
chi religiosi, di dilTeienti Ordini. An-
ticamente i canonici meltevansi in te-
sta il cappuccio della mozzetta, sicco-
me fecero i Papi, i Cardinali, e i pre-
latij essendovene chiara memoria nei
piccoli cappucci, che tuttora si por-
tano sulle mozzette, ed in quelli del-
le cappe col cappuccio. I Cardinali
nelle cavalcate portavano il cappuc-
cio sotto il cappello Cardinalizio, con
esso si cuoprono il capo nel riceverlo
dalle mani del Papa, e mentre as-
sistono nella cappella pontifìcia al
successivo Te Deuni. Di fatti più di
mille anni addietro in vari luoghi
non si cuoprivano le teste che con
mozzelte, e con cappucci, onde la
mozzetta de' canonici era egualmen-
te una specie di cappuccio, che por-
tavano in testa, e che chiamavano
anche capulare. I magistrati lo mi-
sero sulle spalle, e i canonici sulle
braccia. Il cappuccio è pure un se-
gno del dottorato, o della laurea
nelle facoltà scientifiche , si porta
sulla spalla sinistra, ed è appunto
della medesima forma di quello, che
gli antichi mettevano sulla testa per
cuoprirla, denominandosi altresì la-
cerna^ e birrux^ come si ha dal Ma-
GAP
cri, Notizia dei vocaboli ecclesìastt-
et. Questo autore alla parola Capu-
tìor^ coprirsi col cappuccio, incappuc-
ciarsi, riporta 1' ottimo ricordo di
Blesens, Serra. 5o, ad Monachos^ col
quale avverte i religiosi del fine per
cui usano il cappuccio , singolar-
mente per impedir agli occhi la cu-
riosità, talvolta dannosa all' anima.
V, Cappello.
Finalmente agli articoli riguar-
danti i prelati, e i famigliari, o
cubiculari del Pap^i si parlerà del
cappuccio delle loro cappe , eh' è
ritenuto per segno di distinzione,
Benedetto XIV 1' accordò ai bus-
solanti camerieri extra miiros, che
non r avevano , della forma del-
l' usato dai caudatari, e quello del
chierico nazionale del sagro Colle-
gio dovrebbe essere ritorto a secon-
da de' registri concistoriali. Cosi agli
articoli dei religiosi, trattasi della di-
versa forma di quelli, cui è conces-
so r uso del cappuccio,
CAPITOLLNA CAMERA, am-
ministrata dai Conservatori di Ro-
ma. ( Pedi ).
CAPRA. Sede vescovile in Africa
nella Mauritania Cesariana, comesi
ha dalla JVot. y4fr. e da Comman-
ville. Quest' ultimo registra un' altra
sede vescovile collo stesso nome di
Capra nella Bizacena, nella mede-
«ima Africa occidentale, di cui si
trova menzione ne' concili di s.
Cipriano.
CAPRANICA Angelo, Cardinale.
Angelo, Capranica patrizio romano, e
fratello del Cardinal Domenico di
questo nome, dopo aver fatto rego-
larmente i suoi studi, e dato saggio
di sé, nel i438 da Eugenio IV fu
creato arcivescovo di Siponto; poi nel
i447 Nicolò V lo promosse al vesco-
vato di Ascoli; e quindi nel i4^o, ov-
vero nel i4'>i, a quello di Rieti. Qua-
GAP ^i3
sto prelato fece rifiorire la pietà nel
popolo, ed il fervore nel clero, predi-
cando assiduamente la divina paro-
la a' suoi diocesani ; e tanto era il
candore dei suoi costumi, che meri-
tossi dal Pontefice in ptibblico
concistoro il glorioso nome di angio-
lo di nome e di fatti. Presiedette
prima al governo di Fuligno, quin-
di fu destinato alla legazione di Bo-
logna , ove si contenne in modo ,
che Pio II, ai 5 marzo del i46o,
in Siena, e non in Roma, come al-
cuni scrissero, lo creò Cardinal pre-
te di s. Croce in Gerusalemme, e le-
gato della Romagna, e a tutt'i princi-
pi d'Italia in fatto di religione, con
piena facoltà di predicare la crocia-
ta contro il turco. Sisto IV, nel 1472,
gli diede l' amministrazione della
chiesa di Fermo, restata libera per
la morte di Nicolò suo nippte. Ivi
il Capranica tenne il sinodo, di cui
si conservano ancora gli atti nell'ar-
chivio di quella cattedrale; e con-
sacrata la chiesa dei frati minori
dell' osservanza , rinunziò poscia la
sede di Fermo al Pontefice , con-
tento della sua diocesi di Rieti. Di
poi coni' era commendatario del
chiarissimo monistero di s. Bar-
tolommeo a Ferrara, rassegnollo li-
beramente a Bernardo della Casa,
esemplare monaco nel monistero
di Settimo nella Toscana, e così
s' introdusse in Italia la congregazio-
ne dei cistcrciensi di s. Bernardo.
Dotto com' era nelle facoltà teo-
logiche, predicava in tutte le feste
al popolo, confermando le parole col-
l'esempio delle più sublimi virtù fi-
no alla morte, che avvenne a Roma
nell'anno i478> contando quaranta
anni di episcopato, e diciotto di Car-
dinalato, mentre era vescovo di Palc-
strina, ritenuto l'antico titolo di Car-
dinal di s. Croce. Ebbe sepoltura
2i4 GAP
onorevole nella chiesa di s. Maria
sopra Minerva nella cappella del
Rosario di s. Caterina da Siena
presso il Cardinal suo fratello.
CAPRAJXIC/V Domenico , Cardi-
nale. Domenico Capranica nacque
nel i4oo. Era uomo fornito di acu-
to ingegno, cui coltivò nella uni-
versità di Padova, ove pendeva dal
celebre Giuliano Cardinal Cesarini,
allora professore di canoni. Dappoi si
laureò in quella di Bologna, e servì
a Martino V come segretario, dal
quale di ventidue anni appena, ottenne
un chiericato di camera. Poscia con
questo titolo, nel 14^4) andò al con-
cilio di Siena per intimarne a quei
padn lo scioglimento. Quindi fu pro-
tonotario apostolico, nonché gover-
natore d' Imola e Forlì ; peritissi-
mo in affari sì politici, che militari,
ne diede saggio nelle ardue imprese
cui ebbe a trattare , e specialmente
nel ridur Bologna, dopo lungo asse-
dio, alla soggezione della Chiesa, per
le quali cose Martino V,nel 14^3, lo
ascrisse privatamente ai Cardinali
diaconi, come si espresse lo stesso
Pontefice nel i43o, in un concisto-
ro segreto, cui tenne, con espressa
condizione, che se fosse morto pri-
ma di pubblicarlo, i Cardinali do-
vessero ammetterlo nel loro numero,
e dargli luogo nella elezione del nuo-
vo Pontefice, al che i porporati si
obbligarono con solenne giuramento.
Benché Cardinale, fu dichiarato am-
ministratore della chiesa di Fermo,
di cui fino dall'anno 14^5, era stato
destinato vescovo, e della quale avea
preso possesso nel 14^9; ma non ne
avea ricevuto l'episcopale consagrazio-
ne. Trascurò di andare a Roma per
ricevere il cappello, e morto poi il
Papa, vi andò per la nuova elezione,
ma i Cardinali lo consigliarono a
non usare del diritto di eleggere ^
GAP
finché non si decidesse, se la man-
canza del cappello e del titolo po-
tessero impedirgli il suffragio nella
prossima elezione. Questa decisione
venne riservata al futuro Pontefi-
ee , che fu Eugenio IV ; il qua-
le in concistoro dichiarò come nes-
suno potea godere dei privilegi ed
onori del Cardinalato prima di a-
ver conseguito il cappello ed il ti-
tolo. Lo stesso Pontefice pertanto
ricusò di riconoscere il Capranica
come Cardinale, e sedotto da chi
glielo dipinse come partigiano del-
la sollevazione eccitata in Roma
da' Colonnesi, e collegato col duca
di Milano Filippo M. Visconti, pri-
vollo di tutti i beni, e cercò d'im-
prigionax'lo ; perloché il Capranica
si ricovrò col favor dei sanesi pres-
so il duca suddetto, che onorevol-
mente lo accolse, e lo spedì con E-
nea Silvio Piccolomini suo segreta-
rio, poi Papa Pio II, al concilio di
Basilea, al quale, per trattare la sua
causa, dovette fermarsi per tre an-
ni nelle maggiori strettezze. Quei
padri dopo lungo esame, decisero
che a diritto gli si doveva la porpo-
i-a ; ma quando lo seppe Eugenio IV
arse di sdegno, e convocato il concisto-
ro, privò il Capranica di qualunque
onore e dignità, finché umiliato, git-
tossi ai piedi del Pontefice a Firenze,
che lo accolse benigno, lo riconobbe
per Cardinale del titolo di s. Croce in
Gerusalemme, e con parecchi benefizi
gli ritornò quanto gli avea tolto. Fu
al concilio generale di Ferrara princi-
piato da Eugenio IV; come anche tra
i Cardinali deputati a disputare coi
prelati greci. Si rese chiaro per molti
governi, e dodici legazioni sostenute
con decoro e vantaggio della s. Se-
de, ed a premio di ciò lo volle il
Pontefice penitenziere maggiore, col-
r arcipretura della basilica luterà ncn-
GAP
se, e la protettoria dell'Ordine serafi-
co. Ei-a di genio rigido e severo ol-
tre r usalo , e nel conclave in cui
lii eletto Nicolò V , Pareniiicelli ,
appena credeva a se stesso, come in
poco tempo da semplice sacerdote
tosse pervenuto tanto oltre. Volle
inoltre esaminare i suffragi dei Car-
dinali elettori per meglio assicurarsi
della legittimità e validità di tal'ele-
zione ; ma il Pontefice novello, lun-
gi dal prender ciò in cattiva par-
te, lo elesse al governo del Pi-
ceno, della Marca, del distretto
di Farfa , e della Massa Traba-
ria. Poscia il Capranica come le-
gato della Marca condusse l' eserci-
to a difendere quella provincia con-
tro le armi di Francesco Sforza; ma
r esito fu infelice, dacché disperse le
truppe, ed egli ferito dovè travestir-
si per fuggire dai nemici e ricovrarsi
ad Osimo. Gli fanno grande onore la
concordia stabilita coi genovesi divi-
si fra loro per domestiche ostinate
discordie, e la pace, che a suo mez-
zo, Alfonso re di Napoli accordò al-
la Chiesa lungamente travagliata con
l'armi. Era il Capranica altamente
stimato non solo dai Sommi Pon-
tefici, ma dagli stessi sovrani, che
nulla facevano a Roma senza con-
sultarlo ; « benché rigido e severo di
naturale, era coi poveri tenerissimo,
poiché a sovvenirli in ogni manie-
ra di soccorsi, ridusse talvolta alla
indigenza sé stesso. liibero e franco
nel suo sentimento, egli solo resi-
stette fortemente a Calisto 111, quan-
do voleva crear vicario di Spoleto
Borgia suo nipote ; e nella causa del
vescovo di Ferrara innocentissimo e
di specchiata virtù, ma cacciato vio-
lentemente dalla sua sede da Borso
duca di Este, che ne pretendeva
dal Pontefice la deposi,/ione, ed a-
vea in concistoro paiecclii voti a suo
GAP ii5
favore, il solo Capranica, conosciu-
ta la giustizia della causa, si oppo-
se a tutti, e fece in modo, che ve-
nisse onorevolmente restituito alla
sua chiesa. Austerissimo con sé stes-
so, prendeva appena tre ore di ripo-
so in duro letto: vestiva sulle carni di
lana, era contento di una sola vivanda,
o due al più quando invitava a mensa
qualche amico, e la sera si cibava di
pane asciutto. Fondò un'insigne bi-
blioteca di duemila sceltissimi codici,
arricchì di rendite copiose il collegio
Capranica nella sua casa, da lui fonda-
to, ed ancora in piedi, perché vi si
mantenessero parecchi giovani allo
studio, e stabilì le costituzioni al buon
governo del medesimo : e siccome fu
il primo collegio, che si eresse in
Roma, acquistò il titolo di Al'
mo. S. Antonino loda moltissimo
questo porporato; e dice che la mor-
te di lui cagionò a Roma un lut-
to universale per le sue virtù e
pregi eminenti, le quali purgarono
la macchia contratta per le discor-
die avute con Eugenio IV, e per
la sua aderenza ai refrattari di Ba-
silea. Si adoperò con infaticabile ze-
lo pel bene della Chiesa ; al qual ze-
lo si deve la riforma dei due mo-
nisteri cistcrciensi di Settimo e Buon-
solazzo presso Firenze , dai quali
ne venne poi la riforma di altri mo-
nisteri d' Italia, Dalla sua famiglia
domestica uscirono un Pontefice, due
Cardinali, ed altri uomini in gran
numero. Il sagio Collegio perdette in
lui un illustre ornamento, quando mo-
rì a Roma di cinquantotto anni, e ven-
tisei di Cardinalato, nel ì^'jS. La
chiesa di s. Maria sopra Minerva ne
accolse la fredda spoglia, collocata
nella cappella di s. Caterina con ono-
revole iscrizione. Il Baluzio, il Poggi,
il Catalano scrivono molto di «piesto
Cardinale, ed il chiariss. Giandom«m-
ai6 CAP
co Mansi dice di aver veduto, tra le
moltissime opere del Capranica, un
trattato presentato al concilio di Ba-
silea per la sua elezione al Cardina-
lato ; ed un altro dell' arte del ben
morire pubblicato nel 1487 ; da ul-
timo una storia del concilio di Basi-
lea, della quale giovossi il Patrizi
nell'opera, che pubblicò sul medesi-
mo argomento. Dal canonico di Fer-
mo Michele Catalano abbiamo: De
Vita, et scriplìs Dominici Capra--
nicae Cardinalis etc. Fermi, 1793;
ed è scritta con maggior critica di
quella che compilò Battista Poggio,
e si vede nel Baluzio, Misceli, lib.
Ili, p. 263 dell'edizione di Parigi
del 1680, e tom. I, p. 34^, dell'e-
dizione di Lucca.
CAPRANO Pietro, Cardinale.
Pietro Caprano nacque in Roma ai
28 febbraio 1759 da onesti e fa-
coltosi genitori. Dedito sino dalia te-
nera età agli studi, fece rapidi pro-
gressi, e per la sua pietà ed illiba-
tezza de' costumi, divenne il modello
de' suoi coetanei. Ordinato sacerdote,
ne esercitò con diligenza i doveri.
Si dedicò principalmente ad assistere
i giovani nella letteraria carriera ,
coltivandone lo spirito, anche nel-
r amministrazione del sacramento
della penitenza, che non lasciò mai,
ne per la moltipHcità delle occupa-
zioni, ne per la esaltazione ai primi
gradi della gerarchia ecclesiastica.
Diresse per parecchi anni la congre-
gazione primaria nel collegio roma-
no, per cui potè fare non pochi al-
lievi nella carriera ecclesiastica. Indi
divenne professore di liturgia nel
romano liceo, e poi di teologia mo-
rale , nonché di storia ecclesiastica,
cattedra da lui occupata per sedici
anni. Contemporaneamente veniva
incaricato negli affari ecclesiastici dai
Cardinali della congregazione, e so-
CAP
pra tutto dal Cardinal di Pietro, che
per lui avea stima, ed amorevolezza.
Invaso lo stato Pontificio dalle trup-
pe imperiah francesi, nel 1809, il
Caprano fu deportato, per non aver
voluto prestare il giuramento al go-
verno. Ma appena Pio YII, nel 18 i4,
ritornò in Roma, nominollo came-
riere d' onore, e canonista della sa-
gra penitenziaria, nel quale cospicuo
posto dovette sbrigare molti affari,
rimasti indietro a causa de' ben noti
avvenimenti. Pio VII inoltre lo no-
minò consultore del s. officio, il di-
chiarò arcivescovo d' Iconio in par-
tihus, segretario della congregazione
de' libri della chiesa orientale, di
quella degli affari straordinari eccle-
siastici, e, nel 1823, di Propaganda,
e dell'esame de' vescovi. Neil' eserci-
tare principalmente il rilevante in-
carico di segretario di Propaganda,
il Caprano fece conoscere di qual
zelo fosse animato per l'incremento
e per la propagazione della rehgione_,
onde il collegio Urbano ben presto
si vide accresciuto di alunni desti-
nati alle missioni. Introdotto venne
in esso per opera del Caprano un
utilissimo sistema negli studi , e di
questi fu nominato prefetto. Il regnan-
te Pontefice, che, nel 1826, venne da
Leone XII eletto prefetto generale
di Propaganda, ne ammirò l'impe-
gno, e le cognizioni, e lo ebbe a
cooperatore del gran bene da lui re-
cato con indefessa fatica a sì vene-
rando istituto. Finalmente, volen-
do il medesimo Leone XII pre-
miare i meriti del Caprano , nel
concistoro de' i5 dicembre 1828, lo
preconizzò Cardinale dell'ordine dei
preti, e morendo quel degno Papa
a' IO febbraio 1829, intervenne ai
sacri comizi per l'elezione di Pio
Vili. Il quale Pontefice per dare al
nostro ' Cardinale un chiaro segno
GAP
della sua stima, e benevolenza, il no-
minò prefetto della congregazione
dell'Indice, sebbene ancora colla boc-
ca chiusa, cioè non abilitato ad in-
terloquire e trattare gli affari. Di
poi gli assegnò in titolo presbiterale
la chiesa de' ss. Nereo ed Achilleo ,
annoverandolo eziandio a varie delle
principali congregazioni Cardinalizie.
Ma dopo essere stato nel conclave,
in cui fu esaltato alla cattedra di
s. Pietro l'odierno Sommo Pontefi-
ce, fu preso da lunga e penosa in-
fermità, che tollerò con inalterabile
cristiana rassegnazione. In essa venne
visitato, e confortato d;il medesimo
Gregorio XVI, e ìst sera de' 24 feb-
braio 1834, passò al riposo de' giu-
sti. Celebrate fuix)no le solenni sue
esequie nella chiesa di s. Marcello,
e fu tumulato il cadavere di lui ,
giusta la sua testamentaria disposi-
zione, presso la cappella di s. Luigi
Gonzaga , del quale era stato sem-
pre di voto, nella chiesa di s. Ignazio
de' padri della Compagnia di Gesti.
GAPRARA Alessandro, Cardina-
le. Alessandro Capraia nacque in
Bologna nel 1626, da famiglia pa-
trizia. Ottenuta la laurea in filosofia,
teologia e diritto, recossi a Roma
ove il Cardinal Sacchetti, a lui con-
giunto, e prefetto della segnatura,
lo ammise alla propria corte come
assessore, o uditore. Quindi Alessan-
dro VII, nel 1662, Io annoverò tra
gli avvocati concistoriali ; poscia fu
fatto luogotenente dell'uditore della
camera, e dopo alcuni anni fu udi-
tore di Rota, datario e reggente del-
la penitenzieria. Da ultimo, di ot-
tant'anni, ai 17 maggio del 1706,
Clemente XI creollo Cardinal prete
dei ss. Nereo ed Achilleo, lo ascrisse
alle congregazioni dei vescovi e re-
golari , dell' immunità , del concilio,
e di Propaganda ; ma dopo un lu-
CAP 217
stro morì a Roma, ed ebbe tomba
in chiesa di s. Maria del sufh'agio.
GAPRARA Giambattista, Cardi-
naie. Giambattista Caprara nobile
bolognese, nacque a' 29 maggio 1733
in Bologna da Francesco conte di
MontecoUi, e da Maria Vittoria su-
perstite dell' illustre famiglia Capra-
ra, per cui ne assunse il cognome.
Dedito allo slato ecclesiastico , fece
regolarmente gli studi , ed il con-
cittadino Benedetto XIV stimando-
ne r ingegno, Io nominò vice-legato
di Ravenna. 11 successore Clemente
XIII, nel 1767, l'inviò nunzio in
Colonia, ove si procacciò la consi-
derazione dell' im pelatrice regina
Maria Teresa, che s'interpose per-
chè fosse trasfeiilo alla nunziatura
di Lucerna, e Pio VI ve lo spedi
nel 1775, con felici risultamenti.
Quindi nel 1785 venne promosso
a quella di Vienna, con soddisfazio-
ne dell'imperatore Giuseppe II. In
quella capitale sovvenne di molto i
poveri , massime quelli d' uno dei
sobborghi, che restò sommerso per
una inondazione. 11 medesimo Pio
VI, in premio delle cariche eserci-
tate con zelo ecclesiastico, nel con-
cistoro de' 18 giugno 1792, lo creò
Cardinale dell' ordine de' preti, e poi
gli conferì il titolo di s. Onofrio,
chiesa eh' era stata suo titolo Car-
dinalizio prima che fosse assunto al
Pontificato. Lo fece inoltre membro
delle congregazioni de' vescovi e re-
golari, di propaganda, del buon go-
verno, e della consulta. Dopo le vi-
cende, cui soggiacque Roma nel de-
clinare del secolo decorso, nelle quali
il nostro Cardinale non poco soffrì
.dagl'invasori, nel 1800, il nuovo
Pontefice Pio VII lo fece vescovo
di Jesi, ove si mostrò generoso pa-
store nella carestia, che affliggeva
r intera diocesi. Considerando lo
.2 1 8
GAP
«tesso Papa i suoi lumi, e il suo
attaccamento alla Sede apostolica ,
nel ristabilire il culto in Francia ,
dopo le note catastrofi , che prece-
dettero e seguirono la morte del
virtuoso Luigi XVI, a fare esegui-
re il difficile incarico del concorda-
to conchiuso fra il Sommo Pontefi-
ce e quella nazione, Pio VII pre-
scelse il Cardinal Caprara, e nell'a-
gosto 1801, in concistoro da quel
Pontefice fu dichiarato legato a la-
icre in Francia, colle relative inse-
gne e la croce papale, mercè il bre-
ve Dexlera Altissimi de' 4 settem-
bre, presso la repubblica francese,
e colla lettera credenziale, Deferet
tìhij non che col breve facoltativo,
Ciim prò tua religione, doctrina, ec.
per r esecuzione del concordato. Il
Cardinale giunse a Parigi, a' 4 ot-
tobre, e venne ricevuto con ogni
distinzione. Quindi nell'anno seguen-
te 1802, a' 18 aprile giorno di Pa-
squa, i consoli, il senato, e i mini-
stri della repubblica francese si re-
^carono nella cattedrale di Parigi ,
dove il Cardinale celebrò la messa,
jntuonò il solenne Te Deum^ ed il
culto divino fu interamente ristabi-
lito. Poco dipoi, a' 24 maggio, Pio
Vii traslatò il Caprara alla metro-
politana chiesa di Milano. Costituita
la Francia in impero, e l'Italia in
regno italico. Napoleone Bonaparte,
che prima fu coronato imperatore
dal Papa , recandosi poscia a Mi-
lano, nella cattedrale ricevette la
corona ferrea di re d' Italia dal Car-
dinale, a' 26 maggio i8o5, dichia-
rando poscia il Cardinale conte e
senatore del regno italico, e grande
dignitario della corona di ferro. Con--
tinuaudo ad esercitare anco presso
r imperatore il Cardinale Caprara
l'eminente grado di legato a late-
rCj nelle relazioni diplomatiche, che
GAP
questo benemerito personaggio ebbe
col governo francese, sempre e ad
onta delle vicissitudini de' tempi, e
dell' invasione rinnovata degli slati
della Chiesa , godette considerazio-
ne e rispetto. Senonchè, divenuto
infermo e quasi cieco, terminò i
suoi giorni in Parigi a' 21 giugno
18 IO, nell'età di settantasette an-
ni. Per decreto imperiale il suo cor-
po, dopo essere stato esposto in una
cappella del suo palazzo , ricevette
1^ onore delle solenni esequie nella
cattedrale a' 2 3 luglio, recitandone
r elogio funebre l' abbate Rauzan.
Fu sepolto nella chiesa di s. Geno-
veffa. Fra le sue testamentarie dis-
posizioni , merita speciale menzione ,
l'aver costituito suo crede l'ospeda-
le di Milano.
CAPRARIO Ridolfo, Cardinale.
Ridolfo Caprario, detto anche di
Chevriers, o Gosparmi, discese da
nobile prosapia in un luogo detto
dei Peri, nella Normandia. Fu dap-
prima canonico a Bayeux; poi teso-
riere della chiesa di Senlis, e guar-
dasigilli di Francia, quindi nel 1259
da Alessandro IV ottenne il vesco-
vato di Eureux, e da Urbano IV,
nel dicembre del 1261, fu creato
Cardinale vescovo di Albano, a mez-
zo di s. Luigi IX re di Francia, di
cui era consigliere, o cancelliere.
Dicesi, che il Caprario abbia pro-
posto al Papa di chiamare in Italia
Carlo conte di Provenza, e duca di
Angiò fratello del re Luigi, per eleg-
gerlo vicario dell' imperio nella To-
scana, e senatore di Roma, e che
egli medesimo d' ordine di Urbano
IV gli abbiadato solennemente la in-
vestitura del regno di Napoli, e gli
abbia imposta la corona reale nel
1265; ma il nome di questo Cardi-
nale non si trova nella bolla Papale
circa r investitura di questo re. In
GAP
seguito Clemente IV lo spedì legato
in Francia per sopire le discordie
tra il clero ed il popolo di Lione,
che prosciolse dall' anatema scaglia-
togli contro dal vescovo di Aiitiin,
e per sovvenire al regno di Geru-
salemme, che andava in rovina più
che mai con gravissimo danno del-
l' unione della Chiesa Orientale colla
Occidentale. Senonchè, morto il Pon-
tefice, prima che desse mano all'o-
pera, il sagro Collegio coiifermollo
nella sua legazione con lettere, le
quali lo autorizzavano al tanto bra-
mato accomodamento coi greci. Col
medesimo carattere passò di là alla
spedizione dell'Africa col re s. Luigi,
ma la peste lo fece morire a Tunisi
nel 1270, dopo nove anni di Car-
dinalato. Ricorre la memoria di lui
nei fasti della chiesa di Evreux ai
24 di ottobre. Fu tra gli elettori
di Clemente IV, alla presenza del
quale nel primo giorno di settembre
del 1 266 consacrò solennemente in
é Assisi la chiesa di s. Chiara, e con
somme considerabili sovvenne, fin-
ché visse, al monistero di s. Pietro
di Mascon, a quello dei domenica-
ni, ed al pubblico spedale di quella
città.
CAPRAROLA. Castello nello sta-
to Pontifìcio, edificato sul pendio
di un' amena collina. Fu già com-
preso nell'antico stato di Ronciglio-
ne, il quale appartenne alla nobi-
lissima famiglia Farnese , ed ora è
cospicuo boigo della delegazione di
Viterbo, distante circa tre miglia da
Ronciglione, al cui governo è sog-
getto. Volendo rimontare però ad
epoca più antica, sappiamo dal Tor-
l'igio, le sagre grotte vaticane pag.
4o2, che Caprarola fu un patiimo-
nio ereditato da Adriano 1, eletto
nell'anno 772, il quale lo lasciò
alla s. Sede apostolica per soslenta-
CAP 219
mento de^poveri, e poscia s. Leone
IX lo diede al capitolo vaticano.
Nel luogo il più elevato evvi il
magnifico palazzo eretto nel XVI
secolo in forma di cittadella dal Car-
dinal Alessandro Farnese nipote di
Paolo III, coU'architettnra del cele-
bre Vignola, ed è uno de'più belli di
Italia. La figura di questo sontuoso e-
difìzio è pentagona, venendo circon-
dato da fosse, e da baluardi, a guisa di
fortezza. Nelle camere interne si fanno
delle esperienze di acustica, e in una
di esse varie persone situate agli
angoli possono intendersi parlando
a voce bassa, senza che nulla ascolti
chi trovasi situato nel mezzo ; e in
altra parte dando un colpo col pie-
de, al di fuori si sente una detona-
zione alquanto sensibile. Il suo no-
bile appartamento è tutto decorato
di bellissime pitture dei fratelli Tad-
deo , e Federico Zuccari , le quali
rappresentano i fasti del glorioso
pontificato di Paolo III , dal quale
la famiglia Farnese {Fedi) ricevette
il maggior splendore, e l'investitu-
ra dei ducati di Castro e Ronci-
glione, e di Parma e Piacenza.
I rabeschi però, che si vedono sot-
to i portici, e per le scale sono
di Antonio Tempesta. Alla magni-
ficenza di questo principesco palazzo
corrisponde una vastissima villa, con
elegante casino. Poco lungi evvi la
chiesa dedicata a s. Teresa, con l'an-
nesso convento dei carmelitani scalzi,
che r uftìziano ; e la sua encomiata
archi tettina è pure pregio del genio
di Vignola. Evvi anche una colle-
giata, la quale è dedicata a s. Mi-
chele Arcangelo.
Prima, come dicenimo, il castello e
l'antico palazzo appartenevano alla ca-
mera apostolica, per cui Papa limo-
cenzo Vili, CihOy con suo breve dei
3o agosto 1 4^4) concesse l'uno e l' al-
120 GAP
tro al Cardinal Giovanni di Ara-
gona figlio di Ferdinando re di Na-
poli, celebrato per zelo ecclesiastico,
dottrina, ed esemplarità di costumi ;
concessione da durare finche egli
vivesse, siccome anche afferma il Ma-
lini, ne' suoi Archiatri, al tomo I,
p. ig?,. Passato di poi il palazzo e
il castello in proprietà dei Farnesi,
divisando il Cardinal Alessandro di
costruire in Caprarola un grand io-
io palazzo, gli fu detto da un Car-
dinale, che gli sarebbe stato facile
di erigervi de' bei soffitti col legna-
me de' dintorni. Allora egli, per far
conoscere che non badava a rispar-
mio veruno, ordinò che ivi si fa-
cessero tutte le camere colle volte ,
e che in quello di Roma fabbrica-
to dallo zio, nelle camere si costruis-
sero soffitti di abete. Compito il pa-
lazzo di Caprarola, andò a vederlo
inesser Daniele Barbaro, ed esclamò :
no/i mi imi 1 3 imo magnopere i^icit
praesentia famam.
Il Pontefice Paolo III , che dopo
le prime acque di agosto, solca re-
carsi in Viterbo, diverse volte abitò
il palazzo di Caprarola, che pur fu
onorato da parecchi principi e Car-
dinali. Si sa inoltre che quando
Gregorio XIII, nel fine di agosto
dell' anno iSyS, si recò a santa
Maria della Quercia , presso Vi-
terbo, oltre di aver visitato il pa-
lazzo e la villa Bagnaja, dimorò an-
che in questo di Caprarola. Il Car-
dinal Alessandro Farnese non solo
frequentemente l'abitò , ma gli ulti-
mi due anni della sua vita , segre-
gato dal commercio degli uomini ,
quivi si apparecchiò alla morte col-
r esercizio di pie e sante opere. In-
nocenzo X vi rilegò il suo nipote
d. Camillo Pamphilj , colla moglie
d. Olimpia Aldobrandini, perchè, do-
po aver rinunziato al cappello Car-
CAP
dinalizio, per dar successione alla
sua cospicua famiglia , avea incon-
trato la disgrazia del Papa, e di d.
Olimpia sua madre, gelosa del po-
tere che esercitava. Finalmente il
palazzo, la villa, e tutti gli altri fon-
di Farnesiani furono ereditati dal
re delle due Sicilie, che attualmen-
te n' è possessore ; onde dai re Fer-
dinando I, e Francesco II, e dal re-
gnante Ferdinando II, fu incaricato
il barone Camuccini, come ispettore
dei palazzi reali esistenti in Roma
e suoi dintorni, e direttore dell'ac-
cademia reale di Napoli in Roma ,
di togliere i danni, che cagionava-
no la rovina delle pitture dei fra-
telli Zuccari, il che venne fedelmen-
te eseguito, con ammirazione degli
intendenti dell' arte. K. i seguenti
autori , che trattarono del palazzo ,
e villa : Aurelio Ursi , De Capva-
rolae descriptioiie ad Card. Farne-
siiim, Parmae 1 589 et Bononiae 1 594 ;
Leopoldo Sebastiani, Descrizione del
palazzo di Caprarola 174^; '^c^'
nografia del nobilissimo palazzo di
Caprarola del Card. Farnese, in-
venzione dell' eccellentissimo archi-
tetto Giacomo Barozio da Vis^nola,
incisa da Nicola Mogalli ; Pianta
alzata, ed illustri fatti Farnesiani ,
coloriti nel real palazzo di Capra-
rola dai fratelli Zaccaria disegnali
e coW acqua forte incisi in rame
da Giorgio Gaspare Premier, Ro-
ma, ij^S; Gio. Antonio Liberati,
La Caprarola descritta in versi to-
scani e latini, Ronciglione i6r4,
ed il p. Casimiro da Roma, 3Ie-
inorie storiche delle chiese e con-
venti de* minori nella provincia ro-
mana, Roma i744j ^^^ convento
di s. Maria della Consolazione.
GAPRASIO (s.). L'amore alla
solitudine , che sino dai più teneri
anni si destò in petto a questo san-
GAP
to , la persuase ad abbandonare il
jTìondo sul più bel fiore della sua
giovinezza. La fama delle sue virtù
lo fece conoscere a molle persone
pie e quantunque amante del riti-
ro, provava però una santa conso-
lazione nel guidare per la strada
della eterna salute tutti coloro, che
a lui venivano, e da lui desidera-
Tano spirituali consigli. Fra i molti,
eh' egli condusse alla perfezione e-
Tangelica, si annovera s. Onorato ,
che fu poi vescovo d' Arles. E co-
mune parere, ch'egli morisse nell'i-
sola di Lerins, verso l'anno 4^o, e
di questo santo abbate si hanno
grandissimi elogi da s. Ilario di Ar-
les, che fu presente alla moite di
lui. Nei martirologi di Francia e
nel romano se ne fa menzione il
giorno primo di giugno.
CAPREOLO Giovanni. Scrittore
ecclesiastico del secolo decimoquinto,
nato in un villaggio presso Rodi.
Abbracciò la religione di s. Dome-
nico nella città di Rodi, e passato
poscia a Parigi, tenne lezioni sul
maestro delle sentenze. Qualche tem-
po dopo fu eletto a presiedere lo
studio generale del suo Ordine a
Tolosa; ma dipoi si ritirò nel suo
primo convento, dove mori nel i444-
Scrisse alcuni commenti sul maestro
delle sentenze, ed una difesa della
dottrina di s. Tommaso, cui egli sos-
tenne con tanta costanza che fu
dipoi chiamato il principe dei To-
misti.
CAPRI (Capreae). Città Teseo-
vile nel regno di Napoli nell' isola
di tal nome, di cui fu già capitale,
nel mar Tirreno, dirimpetto a Poz-
zuoli. Assai famosa è l' isola di Ca-
pri. Vuoisi aver preso tal nome o
dall'isola Capraja nello stesso mare,
o dalla quantità delle capre, che
\i si trovavano. Risiedette io Capri
GAP 221
Augusto nella sua infermità, e Ti-
berio ci visse sette anni fra le dis-
solutezze, e vi terminò i suoi gioini,
come vi morirono esiliate Crispina,
e Lucilla moglie, e sorella di Com-
modo. Nella città situata nel mezzo
di una vallata, fra due montagne,
si ammirano gli avanzi dei monu-
menti di sua grandezza, ed un'an-
tica torre fabbricala dai turchi allor-
quando s' impadronirono dell' isola ,
la quale, come abbiamo anche dal
Borgia, Breve islorìa del dominio
temporale della Sede apostolica ,
pag. i5, nel pontificato di s. Gre-
gei io II, prima della metà deil'Vlll
secolo, faceva parte del patnmonio
della Chiesa romana.
11 Pontefice Giovanni XV, detto
XVI, nell'anno 987 vi fondò un
vescovato suffraganeo della metro-
poli di Amalfi. La bella cattedrale
è dedicata al vescovo di Costantino-
poli s. Costanzo, ed il suo capitolo
componevasi dell'arcidiacono con al-
tre tre dignità, e di dieci canonici.
Evvi un monistero di monache, un
seminario, la casa di educazione, e
la gran Certosa erettavi dalla regina
di Napoli Giovanna I, nel XIV se-
colo. In progresso venendo estinta
la sede vescovile, fu incorporata alla
diocesi d'Ischia, e poi a quella di
Sorrento. Neil' invasione francese fat-
ta del regno, gì' inglesi se ne impa-
dronirono, ma Gioacchino Murat ti
discacciò quando divenne re di Na-
poli. In seguito il Pontefice Pio VII,
nel 1818, ad istanza del re Ferdi-
nando I , ne soppresse la sede ve-
scovile, e la uni alla metropoli di
Sorrento col disposto della lettera
apostolica , De mcliori domìnicof,
data V kal. julii.
CAPSA. Città vescovile nella Bi-
zacena in Africa , già forte e grande
ja tal seguo, die il celebre re Giù-
giirla vi depositò i suoi tesori; e
Tolommeo la colloca fra le soggette
ad Adrumeto. Doiiatulo suo vescovo
intervenne al concilio di Cartagine
sotto s. Cipriano, e l'altro vescovo
Foitunato fu presente alla conferen-
za di Cartagine.
CAPSA. Città vescovile nella pro-
vincia di Numidia in Africa, rino-
mata per la sua celebrità, volendosi
fondata da Ercole Libico; prima fu
presa da Mario per una singoiar
ventura, e poi venne distrutta nella
guerra di Giulio Cesare. Il vescovo
Donaziano assistette alla conferenza
Cartaginese, e si conosce anche altro
pastore chiamato Citere, seguace per
altro dei donatisti. Attualmente è
vescovato in parlibuSy sotto l' arci-
vescovo di Ciro, e ne porta il titolo
monsignor Lorenzo Maica Imbert,
vicario apostolico di Corea nella
Cina, fatto dal regnante Pontefice
a' 26 aprile i836.
CAPO A (Capuan.). Città con re-
sidenza arcivescovile nel regno delle
due Sicilie provincia della terra di
Lavoro, edificata nella bella pianu-
ra del suo nome, sulla riva sinistra
del Volturno, che si traversa sul
grandioso ponte Casilino. Essa, co-
me diremo, non è però l'antica. Que-
sta altre volte era una delle più
grandi del mondo, e meritò di es-
sere paragonala a Roma, ed a Car-
tagine. Venne così chiamata o per
la prodigiosa fertilità della sua cam-
pagna, o perchè era la principale
delle altre undici della Campania
da lei denominata, e la piii impor-
tante della Magna Grecia. Vuoisi
fondata dai tirreni , in mezzo ai
campi, e perciò detta anche Caui'
pua j o da Capsis decimo primo
re dei latini, 801 anni circa avanti
l'era volgare, ovvero da Capsi re
Troiano. Gli opici, gli ausoni;, e gli
GAP
osci ne furono i primi abitatori ,
dopo che questi ultimi furono scac-
ciati da quei di Cuma, ben presto
la resero florida, e possente. I san-
niti quindi s' impadronirono del pae-
se, il quale per lungo tempo rimase
sotto il loro dominio, finche occu-
pata venne dai romani, gelosi della
sua grandezza. Difatti i capuani
giunsero a proporre in senato di
eleggere ogni anno per consoli un
loro concittadino, ed un romano.
I capuani si unirono ad Annibale
Cartaginese per le persuasioni di
Vibo Virio, nella speranza, che, de-
bellata Roma, a Capua venisse de-
cretato il primato suU' Italia. Aven-
do poi Annibale vinta la strepitosa
battaglia di Canne, fece in Capua
svernare le sue truppe verso l'anno
di Roma 538, e 216 avanti lana-
scita di Gesù Cristo. Ma per le de-
lizie di questo ameno soggiorno i
cartaginesi fra le gozzoviglie si am-
mollirono e perdettero quell'ardore,
e quel coraggio, che loro avea fat-
to superare qualunque ostacolo, per
cui non furono più in grado di oc-
cupare Roma. Laonde fu detto che
Capua riuscì a' cartaginesi funesta ,
come Canne a' romani . Questi se-
condi dopo cinque anni di lungo
ed ostinato assedio , la ripresero, e
nella più terribile maniera la trat-
tarono : fecero battere coll^ ver-
ghe ottanta senatori, mentre i più
ardenti con Vibo Virio presero il
veleno, e poi di crono loro la mor-
te. Proibirono che in avvenire aves-
sero luogo le assemblee, ordinarono
che i più magnifici palazzi di questa
città fossero abitati dagli artigiani,
e la ridussero in fine a prefettu-
ra. Tuttavolta Giulio Cesare le re-
stituì i suoi privilegi, e Frontino
la chiamò Julia Capua Felix^ per-
chè vi avea costituito una colo-
GAP
nia ; perciò meglio rifiorì sotto An-
gusto.
Nel VI secolo sotto V imperatore
Giustiniano l fu Capna distrutta
interamente, e incendiata nell'irru-
zione dell'anno 4^*^ <^^i Genserico
re de' vandali, ma Narsete la rifab-
bricò , e potè riacquistare il suo
splendore. In seguito, come diremo ,
i longobardi la rovinarono affatto,
e la compresero nel ducato Bene-
ventano per essi instituito. Allorcliè
Garlo Magno vinse Arigiso duca di
Benevento, nel trattato di pace se-
guito l'anno 787, dismembrando
alcune città della Campania, appar-
tenenti al ducato Beneventano per
donarle a s. Pietro, sotto la giuris-
dizione della santa Sede, vi compre-
se la città, e contado di Capua, ed
il Pontefice Adriano I ne prese il
possesso, come si legge a pag. 44
delle Memorie storiche di Beneven-
to. Tale donazione fu confermata
dall' imperatore Carlo, // Calvo^ nel
pontificato di Giovanni Vili, com-
ponendosi il contado delle città di
Aquino, Sora, Teano, ed altre. Se-
condo Erchemperto, Hist. num. 4o,
oltre Capua v'erano nel contado Tea-
no, Caserta, Berolassi (dove fu l'an-
tica Capua) , Sessa, Calinio, Cajaz-
za ed altre terre. Si ha ancora, che
il conte Pandolfo negH strumenti,
e nelle monete, che faceva conia-
re, poneva pure il nome, e forse an-
co l'effigie del Papa di cui si di-
chiarava vassallo; donde rilevasi, che
quando il conte di Capua non di-
pendette più dal principato di Sa-
lerno, avea il diritto di coniare mo-
nete, il che anche in que' tempi si
riteneva qual pregio rilevante.
Detto quanto poteva riguardare
la santa Sede sulla origine del suo
temporale dominio su Capua , pas-
siamo ora a parlare di Capua nuo-
CAP 223
va, e dei principi che la signoreg-
giarono, finche i Papi, col resto del
regno, la concessero ai vincitori nor-
manni. Divenuto principe di Bene-
vento Sicone Castaldo d' Acerenza ,
ordinò a Landolfo I, detto il vec"
chioj che sino dall' 8 15 era dive-
nuto gastaldo della vecchia Capua
compresa nel ducato beneventano ,
che per meglio dominarla, e tener-
ne lontani gli aggressori, edificasse
nella prossima collina di Triflisco
un' altra città , che dal suo nome
chiamò Sicopoli, la quale poi Lan-
dolfo I fece sua residenza , quando
dopo la morte di Sicone si dichia-
rò indipendente, divenendo egli con-
te, e primo principe di Capua. I
capuani sempre più la fortificarono
per tenersi in sicuro dai saraceni ,
i quali verso T 840 , recarono alla
vecchia Capua l'estrema rovina. Vi
dominarono i saraceni per quindici
anni, al termine de' quali per di-
versi incendi rimase Capua affatto
deserta. Il luogo dell'antica Capua
chiamasi santa Maria, dalla basi-
lica di s. Maria maggiore o delle
grazie, edificata dal vescovo Sim-
maco nel quinto secolo, superstite a
tanti eccidii. Il contiguo villaggio
di 8. Pietro in Corpo, altro quar-
tiere della vecchia città, prese il no-
me dall' antichissima basiUca, che
la tradizione vuole eretta da Costan-
tino, o sotto il suo impero. I soli
avanzi de' monumenti capuani, sono
il tempio di Diana, e l'anfiteatro
Campano, eguale nel disegno , non
nella mole al romano Colosseo , o
anfiteatro Flavio.
Dopo la morte di Landolfo I, il
suo primogenito Landone divenne
conte di Capun. Neil' 836, esscnd(>
rimasta preda delle fiamme la città
di Sicopoli, il vescovo Landolfo, e
Landenolfo, ambedue fratelli del uon«
2 7.4 CAP
te, preferirono di scendere alla pia-
nma, ed incominciarono ad erigere
edifici presso l' antica e rinomata
Casilina, vicino al ponte di questo
nome, nonostante che il loro fra-
tello maggiore fosse di diverso pa-
rere. Ma quando vide segnato dalle
mura il recinto della novella città,
cambiò consiglio, ed ivi stabili la
propria dimora eseguendovi opportu-
ne fortificazioni ; onde la nuova Ga-
pua tre miglia distante dall'antica,
presto divenne importante. In pro-
gresso di tempo per le avanie dei
fratelli del conte, i nuovi abitatori
essendosi ribellati, fu costretto Lan-
done ad implorare l'aiuto di Guido
duca di Spoleto per contenerli. Que-
sti, neir 8^9, ristabifi l'ordine colle
sue truppe, e Landenulfo soggiacque
allo spoglio de' suoi beni allodiali ,
e della gastaldia di Sora, a profit-
to del potente ausiliario. Neil' 86 1
successe a Landone il suo figlio Lan-
done ir, che diede saggi di valore nel
combattere i napoletani; ma il vesco-
vo Landolfo suo zio, e Pandone ulti-
mo figlinolo di Landolfo I, dopo sei
mesi, deironizzarono il comune ni-
pote, che fu obbligato ad errare per
lungo tempo finché morto lo zio,
ebbe Sessa in appannaggio, e Bero-
lai, o Berolassi, col qua! nome al-
lora si chiamavano i luoghi di Ca-
pua vecchia, campati dall'incendio
de' vandali. Intanto regnarono per
poco Pandone, e suo figlio Pande-
nolfo come conti di Capua; ma non
potendo questi soffrire la prepotenza
del vescovo Landolfo, preferì di ri-
tirarsi, e lasciare a lui interamente
il comando, onde nel fine dell' 862
fu Landolfo II vescovo, e conte di
Capua. E sebbene alla discesa in
Italia di Lodovico II imperatore ne
fosse spogliato, gli riuscì ad acqui-
star nel suo animo tale ascendente;
GAP
che divenne persino il primo mini-
stro, e ricuperò la contea. Mori
poco dipoi, e lasciò nella divisione
degli stati un fonte perenne di dis-
cordie a' suoi successori.
Pandenolfo tornò a regnare in
Capua, essendosi impadronito per
frode de' suoi cugini, Landenolfo, ed
Atenolfo. Spogliando Landone di
Sessa, proscrisse il figlio di lui Lan-
dolfo, benché vescovo di Capua, e
fatto col di lui consenso. Quel ve-
scovo dovette rifugiarsi nella cat-
tedrale di Capua vecchia, ed essen-
dosi nominato alla nuova Landenol-
fo fratello del conte, insorse un la-
grimevole scisma, che produsse san-
guinose guerre, ed obbligò il Pon-
tefice Giovanni Vili, dell' 872, anco
come supremo signore del contado,
a recarsi in Capua per ottenere col-
la sua autorità la pacificazione del-
le parti, dividendo fra i due vesco-
vi competitori le cattedre delle due
Capue. Ciò non pertanto la guerra
si riaccese, prendendone parte il duca
di Napoli, il principe di Salerno, e
persino i saraceni. Landone III, fi-
glio di Landenolfo cugino di Pan-
denolfo, già discacciato da Capua,
ne divenne signore, dopo che il ve-
scovo e duca di Napoli Atanasio
occupò Napoli , e ne fu espulso
da Guido III duca di Spoleto; ma
il suo fratello minore Atenolfo gli
rese la pariglia di quanto avea fat-
to allo zio, col bandirlo da Capua,
confinandolo a Teano. Eccitato quin-
di il nuovo conte dai malcontenti
sudditi di Radelgiso II principe di
Benevento, s' impadronì di quella
città, e fu investito del principato,
onde tornò ad esser compresa nel
dominio Beneventano.
Dipoi il contado Capuano, da che
Atenolfo suo conte fu nell'anno 900
proclamato dal popolo di Benevento,
CAP
incorpoi'ato venne stabilmente al
principato Beneventano, e quindi
accadde , che questo contado nel
decimo secolo fosse eziandio deco-
rato del titolo di principato, e Ca-
pua ne divenisse prima la metropoli
civile, poi r ecclesiastica, rimanendo
unito il contado o principato capua-
no al beneventano. Durò questa
unione per molti anni, ordinaria-
mente sotto un medesimo sovrano,
che intitolavasi principe dell'uno e
deir altro principato, finché poi si
separarono nella fine del secolo X,
o poco dopo , dandosi a ciascun
principato il suo principe distinto,
come può vedersi nella Storia Civile
di Capita, di Francesco Granata.
Dopo Atenolfo regnarono Lan-
dolfo III, ed Atenolfo II, figh del
precedente, contemporaneamente in
Capua, e in Benevento, ed il primo
che rimase superstite, si associò nel
governo Atenolfo III e Landolfo
IV, suoi figliuoli. Quest'ultimo rima-
sto solo sul trono, ammise anch'egli
a parte del comando i propri figli
Pandolfo I, detto Testa di ferro,
e. Landolfo V. Furono essi che ri-
cevettero in Capua Ottone I, del
quale dichiararonsi vassalli. Morto
Landolfo V non volle Pandolfo con-
tinuare la comunione coi figli del
fratello, e insieme al suo primoge-
nito Landolfo VI, godè, oltre il
principato di Capua, e di Beneven-
to, anche il ducato di Spoleto, e
il marchesato di Camerino, mentre
il secondogenito Pandolfo, ebbe per
adozione di Gisulfo I, il principato
di Salerno, che amministrò insieme
al genitore , e fu questa l' epoca
della maggior grandezza de' conti
capuani. A Landolfo VI fu tolto il
principato di Benevento dal cugino
i^andolfo; ma ritenne il principato
di Capua, che trasmise al fratello
VOL. IX.
CAP iiS
Landenolfo, cui l' imperatore Otto-
ne II ( che successe ad Ottone I ,
nel 973 ) promise 1' investitura a
condizione, che seco lui regnasse
Alcara sua madre, siccome avvenne.
Ottone III, assunto all' impero nel
983, spedì Ugo I, marchese di To-
scana in qualità di commissario a
destituirlo, surrogando in vece di
lui Ademaro nobile capuano, e forse
parente de' conti precedenti. Passati
appena quattro mesi, il popolo sol-
levato il discacciò, ed elesse a suo
signore Landolfo VII, detto da
s. Agata , discendente legittimo di
Pandolfo I , che trasmise la sovra-
nità al proprio figlio Pandolfo II,
il quale si associò lo zio Pandolfo
principe di Benevento, che fra i
conti capuani chiamasi Pandolfo III.
Dopo la morte di questo zio, par-
tecipò il comando al di lui secon-
dogenito Pandolfo IV, fratello del
principe di Benevento, e poscia pure
a Pandolfo V, figlio del medesimo,
i quali ambedue gli successero; ma
ne' primordi del secolo XI furono
spogliati del trono dall' imperatore
Enrico II quali fautori de' greci in-
vasori della Sicilia. Furono invece
investiti Pandolfo VI , e Giovanni
suo figlio conti di Teano, del prin-
cipato di Capua, e Pandolfo IV,
prigione in Germania, non ricuperò
la libertà che dopo il 1024 d^'^'i™*
peratore Corrado II. Aiutato poscia
dal principe di Salerno, e secondato
dai normanni, ch'erano stali chia-
mati per opporli ai greci, e dal
conte de' Marsi, ricuperò i suoi slati,
che governò in uno a Pandolfo V
suo figlio. Tutta volta Corrado IT
pose sul seggio capuano il principe
di Salerno, ma Pandolfo IV, col
soccorso de* normanni, occupò Na-
poli , e col consenso dell* imperatore
Enrico IH fece ritorno a Capun,
I >
ikiG GAP CAP
ove regnò con Pandolfo V, credi- cipe Carlo Ferdinando, figlio di
tando il potere Landolfo Vili, fin- Francesco II, e fratello del regnante
che, nel 1062, fu spogliato dal Ferdinando II. F'. Napoli.
normanno Riccardo I, conte d'An- Capua fu sovente saccheggiata
versa, e cosi passò da' longobardi nel medio evo, e nel 1799, ""«che
nei normanni il principato di Ca- nel 1806, venne occupata dai fran-
pua. cesi. Molto soffri pel terremoto del
I longobardi dominatori della Si- i8o3. Nel 181 5 vi si rannodarono
cilia, del ducato, e di altre terre gli avanzi delle truppe del re Gioac-
napoletane, per cacciarvi i greci, chino Murat già sbandate a Mace-
che l'opprimevano, e che ogni gior- rata, e nella contrada Casalanza fu
no stendevano sempre più le loro segnata la celebre convenzione, che
conquiste, chiamarono in soccorso restituì il reame a Ferdinando IV,
i normanni, i quali invece s' insi- o I, e ai Borboni, per cui questo
gnorirono del paese guerreggiando re conferì al general tedesco Bianchi
contro i greci, ed opprimendo i lon- il titolo di duca di Casalanza.
gobardi, per cui incorsero nelle sco- Essa è ben fortificata e difesa da
numiche fulminate dai Pontefici, una cittadella, che si considera ima
Tuttavolta Papa Nicolò II li assol- delle chiavi del regno. Oltre i sagri
vette concedendo a Riccardo, mio edifìzi, di cui si parlerà in segui-
de'loro capi, nel 1059, il princi- to, il palazzo episcopale, il civico,
pato di Capua, e a Roberto Guiscar- quello del governatore , e pochi al-
do, altro capo de' medesimi, la Ca- tri, sono i più osservabili. A Capua
labria, Puglia e Sicilia, ricevendo termina la via Appia, che Caligola
da essi il giuramento di fedeltà, divisava di proseguire sino a Brin-
come vassalli, e feudatari della Ghie- disi, e che Trajano poneva ad ef-
sa romana, per l'annuo censo, che fetto. Non è meno bella ed amena
loro impose. Partecipò Giordano I con la via, che da Napoli conduce a
Pùccardo suo padre al comando, e Capua. E lunga diciotto miglia, è
morendo trasmise il trono a Rie- piena di ville e di giardini, e per-
cardo li suo figlio, contro il quale ciò chiamata viene Campagna felice.
si ribellarono i capuani, cacciandolo 11 vangelo fu predicato in Capua,
dalla città unitamente a tutti i nor- o dall'apostolo s. Pietro, o da Prisco
manni. Durò la guerra per ben sette suo discepolo, il quale vi fabbricò
«nni, finche, nel 1098, Capua fu una piccola cappella dedicata al suo
ridotta alia primiera ubbidienza, ed maestro, che ivi lo avea spedito, e
a successori di lui vi continuarono dove stabilì la sua sede nell' anno
a regnare. Finalmente impadronitosi 4^ ^^ Cristo. I suoi successori fu-
di Capua l'altro normanno Ruggiero rono sempre immediatamente sog-
,re di Napoli, dopo averla fatta sac- getti alla sede apostolica. Tra essi
cheggiare, la rifabbricò donandola si annovera, i.° quel Germano, fio-
con titolo di principato al suo fi- rito nel 49^j i' qnale pregò Iddio
gliuolo, onde da allora in poi corse pel Cardinal Pascasio, seguace del-
la sorte, e la ventura del regno di l'antipapa Lorenzo, e che liberollo
Napoli, ricevendo il titolo principe- così dalle pene, che soffriva nelle
SCO conferito dai re ai loro figli, terme angulane; 2." quel Sivone, a
Attualmente lo porla il reale prin cui nel 94^, scrisse Martino III,
CaP gap 227
rimproverandolo d' ignorare i cano- Surica, o Berciassi unita alla stessa
Ili , di essere troppo famigliare coi Capua nel medesimo X secolo, Ca-
secolari, e di trasgredire l'autorità serta. Calvi, Teano, Cajazzo, Ca-
Pontifìcia, perchè ad un suo diaco- rinoia, a cui si trasferirono le sedi
no avea conferita in beneficio la di Civitarotta, Sessa, Gaeta, For-
chiesa di s. Angelo, da Papa Ste- mia, Trajetto, a cui poi furono
fano IX suo predecessore data a'mo- unite le sedi di Minturno, Fondi ,
naci benedettini, per erigervi un Aquino, Gassino, Venafro , Isernia,
monistero. Sora , A tino e Volturno. lu pro-
Avendo il Pontefice Giovanni XIII gresso di tempo vennero staccate da
incorso il malcontento delia nobiltà Capua alcune di dette chiese, che
lomana pel tumulto, che in Roma rese furono immediatamente sog-
si suscitò contro di lui, fu co- gette alla Santa Sede. Innocenzo III,
stretto a ritirarsi in Capua , ove nel XII secolo, soppresse l' antichis-
per dieci mesi venne con somma sima sede di Atino, la cui erezione
onorificenza trattato dal principe di rimonta al secolo V, ove pose un
essa, Pandolfo, alle cui richieste, prevosto in luogo del vescovo, e
secondo l'annalista Baronio, fece volle che. questo prevosto non di-
melropoli la sede vescovile, consa- pendesse che da lui. Pegli ulteriori
dandovi in arcivescovo Giovanni cambiamenti avvenuti, attualmente
fratello di lui. Capua ha per suffraganee le sole
Alcuni asseriscono, che Capua sia quattro seguenti sedi vescovili; cioè
la prima sede episcopale d' Italia Isernia, Calvi unita a Teano, Sessa,
eretta in metropolitana con autorità e Caserta.
Pontificia , seguendo l' opinione del La cattedrale di Capua è magni-
Baronio. Si vuole però dal Sarnelli, ficamente fabbricata, con una cupola
Lei. Eccl. tom. II, pag. 82, ch'egli sostenuta da diciotto colonne anti-
ìgnorasse aver ricevuto da Giovanni che, ed è dedicata a s. Stefano
XI lì tal onore Benevento, come ri- protomartire, non che alla vergine
sulta dalla bolla , data kal. junìi e martire s. Agata. Fra i diversi
969; onde si vuole, che piuttosto Sommi Pontefici, che la visitarono,
il Papa, grato a Pandolfo per la oltre il suddetto Giovanni XIII ,
generosa accoglienza, gli promettesse meritano special menzione; i.** san
erigere Capua in arcivescovato, ciò Leone IX nel io5i, donde passò a
che pose ad effetto solo nel 971, al celebrare la festa de' ss. Pietro e
qual anno la registra Commanville, Paolo a Benevento; 2." Vittore Ili,
sebbene dica esser la prima sede eletto Papa con sua ripugnanza
arcivescovile d' Italia. Quindi è, che a' 2 1 maggio 1086, e che fuggito
altri accurati scrittori pongono la da Roma depose gli abiti pontili-
erezione della chiesa capuana in cali a Terracina, quindi nascostosi
arcivescovato col Baronio all'anno a Montecassino, a forza di suppliche
968, non nel 971, come racconta e di ragioni fu costretto riprenderli
lo stesso Michele monaco di Capua, in Capua a' 2 1 marzo 1087, ^'*^^
nel Santuario di quella chiesa, nella domenica delle palme; 3." nel
par. Ili, tit. Poiìtific. Rom. fol. 882. i 1 19 vi si recò Gelasio li, e vi
I vescovati soggetti anticamente scomunicò Enrico V, e l' antipapa
alla metropoli di Capua, furono Gregorio VUI; 4-" ^^^ i384; n
iiS GAP
andò Urbano VI, il quale nell' in-
vestire del regno Carlo III D mazzo,
concesse a Francesco Prignani suo
nipote una parte di esso regno col
principato di Capua, con mero e
misto impero. E per non dire di
altri, diremo di Benedetto XIII,
che ritenendo nel pontificato l' am-
ministrazione della chiesa di Bene-
vento, nel recarsi a questa città,
nel 1727, a' 3o marzo, giunse a
Capua, ove concorse tanta nobiltà
da ogni parte del regno, che man-
carono abitazioni a tanti concorrenti.
Alloggiò Benedetto nel convento dei
suoi domenicani, e ne parti nel
giorno seguente. Nel ritornare a
Roma si fermò a Capua a'i5 mag-
gio presso gli stessi domenicani ,
consacrò un altare della cappella
del tesoro di questa cattedrale, e
conferì la prima tonsura al nipote
del Cardinal Caracciolo ivi presente.
Allorquando poi Benedetto XIII,
nel 1729, volle rivedere Benevento,
dopo avervi celebrato un concilio,
a' 26 maggio, giunse in Capua,
fermandosi nel palazzo arcivescovile.
Numeroso è il clero della metro-
pohtana di Capua, composto di quat-
tro dignità, cioè del decano, dell'ar-
cidiacono, e di due primiceri, non-
ché di trentasei canonici, il primo
de'quali è Tarcivescovo, che un tem-
po ebbe anche il dominio temporale
del principato. Venti ebdomadari,
oltre altri preti e chierici sono ad-
detti al divin servigio di Capua.
Benedetto XIII, agli 8 maggio 1725,
col disposto della costituzione. In
Apostolicce, che si legge nel Boll.
Rom. tom. XI, par. II, pag. 4oS,
concesse a' canonici di quell' insigne
cattedrale l'uso della cappa magna,
rocchetto e mitra , come usavano
i canonici della cattedrale beneven-
tana. Oltre questa cattedrale, che
GAP
contiene molte reliquie de' santi, e
belle pitture, vi sono delle altre
chiese di buona architettura, come
quelle de' domenicani , de' gesuiti , e
de' fiancescani. Evvi pure una chiesa
collegiata dedicata alla ss. Annun-
ziata, il cui sagrista è dignitario;
sonovi diciassette parrocchie con fonti
battesimali, un convento di reUgiosi,
due monisteri di monache, un con-
servatorio, un ospedale, un semina-
rio, e un monte di pietà, oltre altri
luoghi pii. La tassa della mensa
ascende a duemila fiorini, ed ulti-
mamente rendeva all' arcivescovo
diecimila scudi,
Capua fu patria di vari uomini
illustri, e la sua sede è stata go-
vernata da amplissimi Cardinali .
Presentemente ha per pastore il ze-
lante Cardinal Francesco de'principi
Serra Cassano napoletano, che nel
concistoro de' 3 luglio 1826 ne fu
da Leone XII dichiarato coadjutore
con futura successione. Questa città
diede i natali ai Pontefici Bonifacio
V del 619 (F'edi)y al suo imme-
diato successore nel 625, Onorio I
della Marra (Vedi) ^ nonché ai se-
guenti Cardinali di s. Romana Chie-
sa; Adimaro, già segretario di Ric-
cardo principe di Capua, e Pietro
Cameano detto Atenolfo, ambedue
creati Cardinali da Alessandro II,
del 1061; Tommaso del Vescovo,
annoverato al sagro Collegio nei
12 12 da Innocenzo III; Pietro de
Capua, fatto Cardinale da Onorio
III nel 1219; e da ultimo Gugliel-
mo de' conti d'Altavilla, e Lodovico
Campano, detto il Capece de' conti
d'Altavilla, tutti e due innalzati al
Cardinalato nel 1378, da Urbano
VI, Prignani.
Tre concili furono tenuti in Ca-
pua, il primo nel 389, 390, ovvero
nel 391 nel Pontificato di s. Siricio
GAP
lotto il regno di Valentiniano II,
per definire le differenze insorte tra
Flaviano vescovo d'Antiochia, ed
Evaglio successore di Paolino nella
medesima sede, ed altri importanti
artari. I vescovi di Egitto, e Teofilo
di Alessandria furono destinati per
giudici a tal causa, sebbene Flaviano
si ricusasse di riconoscerli. Bonosio,
vescovo di Macedonia, vi fu con-
dannato, come quegli, che sosteneva
aver la b. Vergine dopo la nascita
di Gesù Cristo , avuti figliuoli di
s. Giuseppe. Vennero probiti i ri-
battesimi, le riordinazioni, eie tras-
lazioni de' vescovi. Questo concilio
pel gran numero de' vescovi, che
v' intervennero, venne chiamato Ple-
nario. Reg. tom. III. Labbé tom. II.
Arduino tom. I.
Il secondo concilio vi si tenne
nell'anno 1087, per invitare il vir-
tuosissimo Vittore III a riprendere
le deposte insegne pontifìcie, locchè
vinto dalle lagrime, e dalle preghie-
re del clero e del popolo, ei fe-
ce appunto in questo concilio. Reg.
decimosesto, Labbé X, Arduino to-
mo VI.
Il terao concilio celebrato nel
1 I 18, presiedendovi Gelasio II , fu
tenuto per la grave differenza delle
investiture ecclesiastiche. Il Pontefice
scomunicò 1' imperatore Enrico V,
e Maurizio Burdino da lui fatto an-
tipapa col nome di Gregorio Vili.
Reg. tom. XVII. Labbé tom. X.
Arduino tom. VI.
CAPUA Pietro, Cardinale. Pie-
tro Capua di nobilissima prosapia
fu monaco a Montecassino; poi co-
me abbate andò al monistero di s.
Benedetto di Salerno ; da ultimo fu
creato Cardinal prete. Si rinviene
tra i porporati di Alessandro li, ed
era di straordinaria virtù.
CAPUA o CAPUTO Pu.tro ,
GAP 229
Cardinale. Pietro Capua, o, come
altri dicono. Caputo, nacque in Amalfi
dalla famiglia di Capua. Fu da Cele-
stino HI ascritto al sacro Collegio, co-
me Cardinal diacono di s. Maria in
via Lata nel 1 192, ovvero nel 1 193;
quindi da Innocenzo III venne crea-
to prete di s. Marcello; ebbe dipoi
la legazione di Sicilia, e nel i 198
da Innocenzo III quella delle Gallie
al re Fihppo per dichiarar nullo il
matrimonio del principe con Agnese
figlia del duca di Moravia, ed ob-
bligarlo colle censure a riconoscere
per sua legittima moghe Inseburge;
più per fare una recluta di croce-
signati a soccorrere Terrasanta, che
furono molto numerosi, e per ista-
bilire da ultimo durevole riconci-
liazione fra i sovrani di Francia e
d'Inghilterra, e stabili in un'assem-
blea tenuta ai confini dei loro stati
fra Andeli e Vernon, presenti mol-
ti vescovi e signori dei due regni ,
una tregua di cinque anni, cui ap-
provò Innocenzo III, lodando a cie-
lo la fedeltà e sollecitudine del Car-
dinal legato ; ma tale tregua durò
per soli tre mesi. Poscia il Cardi-
nale convocò un concilio a Dijon, a
cui intervennero quattro metropoli-
tani, dieciotto vescovi, e molti ab-
bati, e benché gli ambasciatori di
Francia appellassero alla s. Sede, il
Cardinale pronunciò la definitiva
sentenza, e venti giorni dopo il Na-
tale di N. S. G. C, volle, che fosse
pubblicata; quindi passato in Vienna
nel Delfinato, ai 5 di febbraio, si
pubblicò la sentenza d' interdetto
che durò fino ai i3 di settembre,
dal che irritato il re, cacciò dalle
loro chiese i quattro vescovi, che
aveano eseguita tale sentenza, ma
gli altri ricorsero alla santa Sede,
che obbligoUi ad eseguirla. Nel leni-
})o di questa censura si adoperava
33o GAP
il nostro Porporato perchè si toglies-
se da Parigi la festa detta dei Paz-
zi, che celebra vasi nel primo giorno
di gennaio, ove commettevansi tutte
le abbominazioni ; ma ad onta del-
le rimostranze del legato, il quale ob-
bligò anche il vescovo di Parigi ad
abolire dalla sua chiesa tale abuso,
pure non rimase totalmente estir-
pato che sul declinare del secolo
decimoquiiito. Dappoi andò alla le-
gazione di Cipro, e a, quella di So-
ria coi crocesignati; rimediò a pa-
recchi abusi ; estinse la guerra che
bolliva tra i pisani ed i genovesi; e
dall'imperatore di oriente fu rega-
lato di molte rehquie , delle qua-
li potè arricchire parecchie chiese ,
specialmente della sua patria , cui
donò il corpo di s. Andrea apo-
stolo. Leggesi nella chiesa di Amalfi,
che a Roma splendeva il nostro
Cardinale come il sole fra le stelle.
In Boemia e Polonia convocò pa-
recchi sinodi, come il lanciciense
tenuto nel 1197, nei quali pub-
blicò utilissime leggi per la disci-
phna ecclesiastica, il celibato dei
chierici, ed i matrimoni dei laici ,
che stabilì si celebrassero nelle chie-
se. Ritornando dalla Boemia nel
territorio piacentino, Guglielmo Pal-
lavicini lo assalì e spogliò di quan-
to aveva, del che offeso Innocenzo
III sottopose Piacenza all'interdetto, e
di poi assoggettò il vescovo di lei al
metropolita di Ravenna ; poscia spe-
dì Gregorio Cardinal diacono di
s. Maria in Portico, come legato a
chieder soddisfazione di tale affron-
to, dacché risentitosene l'offeso presso
ai consoli, quali mostrarono di non
farne conto. Dottissimo nei canoni,
scrisse di essi alcuni commentari eru-
diti, stabilì nella patria uno spedale
a sovvenire i poveri infermi, e lo
dedicò alla Vergine, a cui era di-
CAP
votissimo . Finalmente chiaro per
molti merili e fatiche morì a Roma
nel 12 IO, dopo diecisette anni circa
di Cardinalato. Era stato fra gli elet-
tori d'Innocenzo III, ed avea princi-
piato il chiostro del monistero di s.
Paolo nella via Ostiense, come ap-
parisce dalla iscrizione, che vi si
legge nel fregio.
CAPUA PiETKO, Cardinale. V,
Vescovo del
CAPUA Pietro, Cardinale. Pie-
tro Capua nacque nella provincia
di Campagna nel regno di Napoli.
Era nipote al Cardinale del mede-
simo nome, e divenne assai chiaro per
la sua dottrina, che gli meritò fosse
fatto professore di teologia a Pari-
gi. Fu consecrato patriarca di An-
tiochia; poi eletto Cardinale di s.
Croce in Gerusalemme da Onorio
III, nel novembre del 12 19, ovvero
nel 1220. Da ultimo, dopo un bre-
vissimo Cardinalato, morì.
CAPUA Lodovico, Cardinale. V,
Campajvo.
CAPUTCILLANUM , o Caputa
Cillanuni. Sede vescovile dell' Africa
occidentale, nella Mauritania Cesa-
riana, sotto la metropoli di Giulia
Cesarea, di cui fecero memoria
l' itinerario di Antonino, e le notizie
dell' impero.
CARABIZIA. Città vescovile del-
la provincia di Rodope diocesi di
Tracia, sottoposta alla metropoli di
Trajanopoli, in cui risiedettero tre
arcivescovi. Commanville la chiama
Carabi della provincia d'Emimonte,
suffraganea di Adrianopoli, ed eretta
nel nono secolo.
CARACALLA. Veste lunga sino
ai talloni in forma di cocolla da mo-
naco, la quale avea talvolta il cap-
puccio, e talvolta no. Anticamente
era usata per decoro dai chierici, co-
me afferma Beda, liist, aw^L l. i.
CAR
e. 7. Di questa medesima veste, o-
riginariameiite gallica, avea parlato
s. Girolamo, ragionando dell' abito
sacordotide. Antonio Bassiano, figlio
dell' imperatore Severo, ne introdus-
se l'oso a Roma, donde poi fu chia-
mato Caracalla, perchè diede al po-
polo romano tal veste lunga, mai da
esso usata fino allora. V. il Ferrano
de re vesti aria j rHoffmann, Lcx
univ. , ed il Macri, NoL de' voc.
Eccl.
GARACCAS. Città con residenza
arcivescovile nell'Indie occidentali. 1^.
Benezuela.
CARACCIOLl Roberto. Scrittore
del secolo decimoquinto, nato a Lec-
ce nel regno di Napoli, l'anno 1^1^.
Il Tiraboschi, nella sua storia della
letteratura italiana, parla di lui con
onore, ed anzi vuole, che in tutta
r Italia non vi fosse a que' tempi o-
ratore piìi celebre del Caraccioli. Ap-
partenne dapprima all'Ordine dei mi-
nori osservanti, poscia a quello dei
conventuali. Datosi alla predicazione,
assai presto giunse così in fama, che
in ogni luogo gli allri predicatori
sforzavansi d'imitarlo. Molti vissuti in
queir età vanno assai discordi nel
parlare sul di lui costume. Se l'abb.
Domenico de A ngelis, scrittore della
sua vita, ha raccolte le testimonianze
di non pochi che lodano la santità
della condotta di lui, non ha dissi-
mulalo però che altri ne parlano
diversamente. Ciò non ostante le
commissioni onorevoli a lui alìidate
dai Pontefici Calisto III, e Sisto IV;
r eleggerlo che fece questi a vesco-
vo d' A(juiiio, e il trasferirlo poscia
nel i4<^4> ^l'I'^ chiesa di Lecce, do-
ve morì undici anni dopo, sono pro-
va non dubbia dell' ottima fama di
cui egli godeva. La unzione, che a-
vea nel predicare, e la forza degli
argomenti adoprati gli meritaiono
CAR 23r
il titolò di secondo s. Paolo. Olti'e
molli sermoni, stampati in diversi
luoghi, abbiamo di lui speculum fi-
dd christiance, Veneliis i ^S5\ Tra-
ctatus de (eterna beatitudine ^ ib. 1 496;
De honiinis formatione, Norimbergae
1479. ^'^ viene attribuito anche un
Tractatus de incarnatione Chris fi
contra errores Judceorum, qui in
Christo credere nolunt. Alcuni però
negano che sia opera di lui.
CARACCIOLO Bernardo, Car-
dinale. Bernardo Caracciolo, nobile
napoletano, fu creato Cardinal dia-
cono da Innocenzo IV nel dicem-
bre del 1244» Undici anni dopo
egli morì a Roma , ed ebbe tom-
ba nella basilica lateranese, ove sot-
to la destra nave della medesima,
tra la cappella del Crocefisso e
quella di s. Domenico, sorge un an-
tico avello col busto del Cardinale.
Abbiamo una bolla di Alessandro
IV segnata dal nostro Porporato;
il perchè non si sa per qual ragio-
ne Ciacconio non l'abbia annovera-
to tra i Cardinali elettori di quel
Pontefice.
CARACCIOLO Nicolò, Cardinale.
Nicolò Caracciolo Misquino, o me-
glio Maschino, discese da una delle
più distinte famiglie napoletane. An-
cora giovinetto si consecrò a Dio
neir Ordine dei predicatori, e dive-
nuto celebre in pietà, fu generale
inquisitore di Napoli. Operò assai
per liberare la Chiesa dall' orrendo
scisma, da cui veniva lacerata nel
1 3 80 ; e da Urbano VI ebbe la
chiesa di Messina in amministrazio-
ne, secondo le più probabili opinio-
ni, dacché vi sono alcuni, che lo
vogliono arcivescovo di tal chiesa.
Dal medesimo Pontefice, ai 18 set-
tembre del 1378, fu creato Cardi-
nal prete di s. Ciriaco, legato a
laterc a Perugia ed alla repubblica
23a CA^R
veneta e vicario del Papa nella Ro-
magna col Cardinal Colonna. Mori
a Roma nel iSBg, dopo undici an-
ni di Cardinalato , e fu sepolto nel-
la chiesa di s. Maria sopra Miner-
va, Scrisse una somma intorno il sa-
gramento della penitenza, e da al-
cuni venne onorato col titolo di
beato.
CARACCIOLO Corrado, Cardi-
nale. Corrado Caracciolo, nobile
padovano, era preposto alla chiesa
di s. Stefano presso Aquileia, ed era
iiuddiacono pontificio e vice camer-
lengo, quando venne promosso alla
chiesa arcivescovile di iXicosia a Ci-
pro nel iSgS. Quindi nel i^oi
passò a quella di Mileto; poi nel
1408 a quella di Malta, cui rinun-
ziò subito, avendo ritenuto a titolo
di commenda l'arcivescovato diNico-
sia. Fin dai 12 giugno del i4o5 In-
nocenzo VII lo promosse alla sacra
porpora come Cardinal ^'ete di s.
Grisogono, ed il fece carì\erlengo
della S. R. C, e legato a latere in
Lombardia. Intervenne alla elezione
di Gregorio XII, dal quale dicesi che
avesse conseguito illimitato potere di
arruolare agli stipendi pontifìcii il
valentissimo Paolo Orsini, perchè
liberasse la Chiesa dalla persecuzio-
ne, che le movea Ladislao re di
NapoH, e dipoi , lasciato il Papa ,
andò il Caracciolo al concilio di
Pisa, per cui il Pontefice privollo del-
le sue dignità, ma inutilmente , dap-
poiché Alessandro V, cui il Carac-
ciolo elesse cogli altri porporati ,
lo stabilì amministratore perpetuo
della chiesa di Orvieto colla lega-
zione della Lombardia per tenere
soggette alla s. Sede alcune castel-
la, che sembravano volessero scuo-
terne il giogo. Vogliono alcuni, che
il nostro Porporato fosse anche le-
gato in Francia, e patriarca di Gra-
c AH
do ; ma V Ughellio non ne parla.
Finito il conclave di Giovanni XXIII,
morì a Bologna nel i^ii, dopo sei
anni di Cardinalato, e fu sepolto
in quella cattedrale.
CARACCIOLO Marino, Cardi-
nale. Marino Caracciolo discese da
una delle più cospicue famiglie na-
poletane, nel 1459. Passò i primi
suoi anni a Milano, alla corte del
Cardinale Ascanio Sforza, e progredì
assai in fatto di pietà e dottrina.
Quindi nel i5i5 il duca di Milano
spedillo al concilio di Laterano, co-
me suo oratore, e Leone X lo man-
dò nunzio a Cesare. Si trovò alla
dieta imperiale, tenuta da Massi-
miliano in Augusta, e molto fece
alla dieta di Vormazia a prò della
religione, specialmente con Alean-
dro, affinchè si condannassero alle
fiamme gli scritti di Lutero. Dappoi
l'imperatore, che lo stimava molto,
invioUo suo ambasciatore ad Enrico
Vili re d' Inghilterra, ove compose
la pace tra Cesare e quel regnante,
poi venne spedito al veneto senato,
il quale, a mezzo di lui, strinse
lega con Cesare. In appresso per
urgenti affari fu spedito al duca
Francesco Sforza, dal quale ebbe
in dono due contee, ed alcune ca-
stella. Fu nunzio per ben tre volte
presso r arciduca Massimiliano, e
mentre nel i52o copriva il mede-
simo posto presso l' imperatore, nel
i524, sotto Clemente VII, ebbe la
nomina di vescovo di Catania in
Sicilia. Nell'anno seguente Paolo IH
lo creò Cardinal diacono di s. Ma-
ria in Aquiro, e legato alle corti di
Vienna e Parigi, per pacificare quel-
le corone. In quel tempo, essendo
morto il duca di Milano, Carlo V
lo destinò al governo di quella pro-
vincia; reggendo la quale, una mor-
te pressoché improvvisa lo tolse a
CAR
Milano nel iS^S, di sessantanove
anni, e trenta mesi di Cardinalato.
Ebbe tomba in quella cattediale,
ove a memoria di ini fu eretto
magnifico avello adornato da splen-
dido elogio.
CARACCIOLO Innico, Cardìna'
le. Innico Caracciolo dei duchi di
Airola, nacque a Napoli nel 1607.
Eseguiva lodevolmente i minori uffi-
ci della curia di Roma, quando Ur-
bano Vili Io ascrisse ai chierici di
camera, colla presidenza dell'annona,
cui anche in tempo di carestia e di
peste mantenne a maniera, che le
vettovaglie si vendevano a vilissimo
prezzo. Indi Innocenzo X lo pose
tra i giudici della fabbrica di s. Pie-
tro, lo associò ai ponenti del buon-
governo ed ai votanti di segnatura ;
Alessandro VII lo destinò per uno
dei quattro nunzi a Cristina regina
di Svezia, lo fece uditore della ca-
mera, e da ultimo creollo, ai 7 mar-
zo del 1667, Cardinal prete di san
Clemente. Nello stesso concistoro lo
promosse poi all'arcivescovato di Na-
poli, ove molto ebbe a che fare coi
ministri regi in materie giurisdizio-
nali: pure non la risparmiò a nessuno
e sostenne stenti , fatiche e spese ,
per riformare i costumi del popolo,
migliorare il clero , reggere ottima-
mente la greggia. A questo line in-
trodusse a Napoli i sacerdoti della
congregazione della missione. Assiduo
alla cura della sua diocesi , teneva
dei sinodi, ricusando qualunque vit-
tuaria, benché permessa dai canoni.
Eseguiva le sagre funzioni con tale
"compostezza, che al solo vederlo inspi-
rava divozione, perlochè non pochi
eretici, mossi dalla divina gra-zia, rien-
trarono nel seno della Chiesa. Ge-
neroso coi poveri, somministrava loro
di nascosto quanto poteva, e talvol-
ta \\ donò fino delle proprie vesti.
CAR 733
Rifabbricò alcuni templi, altri ne
ristaurò, adornò la sua metropolita-
na delle statue degli apostoli, dei dot-
tori e altri santi, vi fece fare il pa-
vimento tutto di marmo, e le regalò
parecchie suppellettili preziose. Ne-
mico all'adulazione, si professava te-
nuto a chi lo avesse avvisalo di
qualche difetto. Divenne legato di
Ferrara, dove seppe condurre le cose
in modo, che molle nobili fami-
glie decadute per mezzo di lui ri-
tornarono air antico lustro . Dopo
i conclavi dei Clementi IX e X,
e d'Innocenzo XI , morì improvvi-
samente a NapoH nel i685 di set-
tantotto anni, e diciotto di Cardina-
lato, e restò sepolto in quella me-
tropolitana.
CARACCIOLO Innico, Cardinale.
Innico Caracciolo, di nobile antica
famiglia napoletana , nipote al Car-
dinal dello stesso nome e cognome,
nacque nel castello di Martina, feu-
do di sua casa, nel 1642. Fino dalla
prima età si fece ecclesiastico, e
giunto a Roma, da Innocenzo XI
fu destinato inquisitore a Malta.
Alessandro Vili lo fece segretario
della congregazione della disciplina
regolare , nel quale impiego tutta
Roma potè ammirare la illibata
condotta di lui. Era assai umile, e
perciò ebbe a ricusare parecchi ve-
scovati e l'arcivescovato di Capua,
al quale lo voleva innalzare Inno-
cenzo XI. In appresso per altro,
per non opporsi alla voce di Dio,
accettò la chiesa di Aversa, confe-
ritagli da Innocenzo XII, e nei
trentatre anni, in cui la governò,
diede continui esempi delle più belle
virtù. Mostrossi assai caritatevole
coi poveri; ogni anno visitò la sua
diocesi, e per provvedere ai bisogni
di essa, tenne un sinodo. Ristaurò
lu cattedrale, fondò il seipinario, cui
234 e A Pi.
diede eccellenti maestri , e tanta
Cima si acquistò per queste ed al'
tre sue azioni, che Clemente XI
Io nominò Cardinal prete di s. Tom-
maso in Parione ai 29 maggio del
i7i5, e lo ascrisse alle prime con-
gregazioni di Roma. Dopo essere
intervenuto ai conclavi d' Innocenzo
e Benedetto XIII, e a quello di
Clemente XII , cominciò ad infer-
mare nel lySo di ottantotto anni,
e quindici di Cardinalato. Morì a
Roma , ed ebbe tomba nella catte-
drale di Aversa, nella cappella del
ss. Sagramento da lui fondata.
CARACCIOLO Nicolò, Cardinale.
Nicolò Caracciolo nacque a Napoli
nel i658. Laureatosi in patria, si re-
cò a Roma, e fatto da Innocenzo XI
governatore dello stato ecclesiastico, e
poscia anche di Perugia, si procac-
ciò la stima e l'amore di tutti. Quin-
di Clemente XI, che lo vedeva do-
tato di somma prudenza, e di straor-
dinaria illibatezza di costumi, lo spedì
nunzio alla corte di Toscana, e riu-
scito accettissimo a quel principe. Io
promosse all'arcivescovato di Capua.
Era generoso coi poveri, migliorò il
clero ed il popolo , fece nuove co-
stituzioni a mantenere tal riforma;
e fatto vicegerente di Roma , con
illimitato potere, prese severe misure
contro la sfrontatezza delle donne, e
la scandalosa licenza dei giovani. A
premio di tanto zelo Clemente XI,
ai 1 6 dicembre del 1715, lo asso-
ciò al sacro Collegio col titolò di
s. Martino ai Monti, e lo ascrisse
alla congregazione dei vescovi e re-
golari, ed a quelle dell'immunità e
dei Riti. Dipoi, col permesso del Pon-
tefice, fece ritorno alla sua chiesa, cui
rifabbricò perchè prossima a ruinare,
e cui arricchì di preziosi arredi con
la somma di centomila ducati. Bene-
detto XIII, che gli era amico, gli
GAP
diede parecchi benefizi, e due volte
degnossi di visitarlo a Capua. Era
intervenuto ai conclavi d' Innocenzo
XIII e di Benedetto XIll , e quando
voleva ristaurare il palazzo vescovile
nel 1728, di settanta anni e tredici
di Cardinalato, morì a Capua, ed eJi-
be sepoltura in quella metropolita-
na, ove a memoria di lui fu eretto
magnifico avello.
CARACCIOLO GiovAXxi Costan-
zo , Cardinale. Giovanni Carac-
ciolo, nobile napoletano, ebbe culla
a Napoli a' 19 dicembre del 1715.
Fatti regolarmente i suoi studi*, e
percorsa con lode la carriera prela-
tizia, meritò di essere promosso al-
la cospicua carica di uditore gene-
rale della Camera apostolica. In pre-
mio delle sue doti, e del commen-
devole esercizio delle cariche affi-
dategli. Clemente XIII creollo Car-
dinal diacono di s. Cesareo ai 24
settembre del 17^9; donde pas-
sò all'altra diaconia di s. Eusta-
chio. Quindi fu fatto prefetto della
congregazione Cardinalizia della se-
gnatura di grazia, e membro di
quelle della sagra consulta, dei ve-
scovi e regolari, del concilio , del
buon governo, dell' immunità, della
rev. fabbrica di s. Pietro, di quella
di Avignone, e della Lauretana. Da
ciò rilevasi in qual conto lo tenne-
ro i Pontefici, sotto de* quali visse.
,Fu protettore di tutto l'Ordine
Trinitario, di quello dei predicato-
ri, dell' accademia de' nobili eccle-
siastici, delle congregazioni Urbana
e di s. Ivo, di diverse arciconfra-
ternite, della città di Ascoli nella
Marca, e di vari luoghi dello stato
pontificio, giacche amava di fare del
bene a tulli. Ma compianto per le
sue belle doti, dopo essere interve-
nuto alle elezioni di Clemente XIV,
e di Pio VI, morì in Roma a' 2 2
CAR
settembre 1780 nell'età di sessan-
tacinque anni, e ventuno di Cardi-
nalato. II cadavere di lui f\i espo-
sto nella chiesa di s. Lorenzo in
Lucina, da dove privatamente fu
trasportato alla chiesa collegiale di
s. Eustachio sua diaconia Cardina-
lizia, nella quale restò sepolto.
CARaCCIOLODiegoInnico, Car-
di/inle. Diego Innico Caracciolo pa-
tiixio napoletano, de' duchi di Mar-
tina, feudo di sua casa, nacque in
questa città della Puglia, nel regno
delle due Sicihe, a' 18 luglio i75g.
Dopo onorevole carriera prelatizia, fu
da Pio VI fatto suo maestro di ca-
mera, ed allorquando occupato ven-
ne lo stato ecclesiastico da'repubbli-
cani francesi, e quel Pontefice ve-
nerando a' IO febbraio 1798 ven-
ne trasportato da Roma a Siena
qual prigioniero, ebbe il Caracciolo
a compagno nell' infortunio, e nella
stessa sua carrozza con l'^x gesuita
Maiotti preso da quel Pontefice per
segretario sul punto della partenza.
Il Caracciolo seguì Pio VI nella Cer-
tosa di Firenze, e in Francia. Ma
tolto dal fianco del Papa, in uno
agli altri intimi suoi famigliari, in-
sieme con essi da Briancon fu tras-
ferito a Grenoble, e soltanto dopo
l'arrivo di Pio VI a Valenza nel
Delfinato, gli fu permesso di rag-
giugnerlo colà, ove poco dipoi, ai
29 agosto 1799, ne raccolse gli ul-
timi sospiri, e ricevette l'ultima sua
benedizione apostolica. Esaltato al
pontificato Pio VII, volle questi pre-
miare le fatiche, i sofferti strapazzi, e
l'esemplare attaccamento del Carac-
ciolo al suo predecessore, creandolo
Cardinale nel concistoro degli i 1 a-
gosto 1800, col titolo presbiterale
di s. Agostino, che poi volle ritene-
le in commenda, quando passò a ve-
scovo suburbicariu di Palestrina, a
CAR aS5
cui consacrollo il Pontefice. Inoltre
Pio VII gli conferì la carica di pre-
fetto delle indulgenze e sagre reli-
quie, e poi quella di prefetto della
segnatura di giustizia, e commissario
apostolico per l' esecuzione del con-
cordato conchiuso fra la santa Sede, e
il re di Napoli Ferdinando 1, nonché
delegato pontificio alla circoscrizione
della diocesi del regno, al qual ef-
fetto si recò a Napoli. Ma mentre
dimorava in questa città, vi mjrì
a' 5,4 gennaio 1820, e gli vennero
celebrati i fimeraU nella metropoli-
tana, ove fu seppellito. Magnifica fu
la pompa delle sue esequie dappoi-
ché, in considerazione dell'alto suo
grado, il Cardinal arcivescovo di
Napoli, celebrò la solenne messa, col-
r assistenza di ogni ordine di per-
sone iti gran numero concorse. Vi
recitò eloquente elogio il p. Luigi
Cassitto, delegato generale de' padri
predicatori nel regno, il quale pro-
vò nel porporato defunto un no-
vello esempio di quell'eroica fermez-
za, che la religione eminentemente
imprime nelle anime elette, a far co-
noscere di quanto le virtù del van-
gelo, animate dalle celesti speranze,
e dal sublime principio della carità,
vincano quelle della filosofia, e del-
la fredda ragione, sempre faciU a
cedere ai tempi, all' amore di sé
stesso, ed alle voci possenti delle
opinioni, e del proprio interesse.
CARADOCO (s.), discendente da
ricca ed illustre famiglia del paese
di Galles , nacque nella contea di
Brecknock. La di lui educazione let-
teraria fu quale si conveniva alla
nobiltà del casato, e profittando in
questa , si guadagnò la coumne
estimazione dei dotti insieme e dei
grandi. Rees, ossia Reso, principe
dei gallesi meridionali, non appe-
na il conobbe, che lo donò di sua
236 CA.R
confidenza, e lo volle tra i pri-
mi della sua corte. Ma il Signo-
re, che amava meglio vederlo tut-
to consecrato al suo servigio, per-
mise, che il nostro santo cadesse in
disgrazia a quel principe, e fosse al-
lontanato per sempre dalla corte di
lui. Caradoco ammaestrato cosi a
non confidare che nella protezione
del Re dei Re , il quale non è mu-
tabile, ne mentisce, siccome gli uo-
mini, obbligossi con voto a vivei'e
in perpetua continenza e a rendersi
religioso. Si ritirò a Landulf, e ri-
cevuta da quel vescovo la clericale
tonsura, servì Iddio per alcun tem-
po nella chiesa di s. Teliao , ma il
desiderio di vivere in solitudine vie-
maggiormente crescendo in lui, pas-
sò ordinato sacerdote, nell' isola d'A-
ry, e quivi attese con tutto l'animo
alla contemplazione delle cose cele-
sti. Il suo ritiro fu turbato dai cor-
sari di Norvegia, ma il Signore ne
lo protesse e campò dal pericolo.
Obbediente al comando dell' arcive-
scovo di Menevia passò dalla sua
solitudine al monistero di s. Ismae-
le nel paese di Ross , in cui dopo
una vita menata nell'esercizio delle
più belle virtù , e nella operazione
dei miracoli, morì il giorno decimo
terzo di aprile dell' anno 1 1 24 , a-
vendo onorevole sepoltura nella chie-
sa di s. Davide.
CARADRO, o C ARADE A (Cha-
radrensis). Città vescovile in parti-
bus della Fenicia presso il fiume
Caradro. Venne eretta questa cit-
tà nel quinto secolo una sede ve-
scovile, suffraganea della metropoli
di Damasco. Ora però è vescovato
titolare in partibus pur soggetto a
Damasco.
CARAFFA oCARAFA. Famiglia
illustre d'Italia, fiorita da molti secoli
in Napoli. Secondo il Novaes, t. VII,
CAR
p. 102, ebbe origine dalla real fami-
glia di Polonia, ovvero da un ca-
valiere della casa Caraccioli, il qua-
le vedendo ordito un tradimento
contro la vita di Ottone I, il Gran-
de, coronato imperatore nell' anno
936, colla propria morte salvò ge-
nerosamente la vita del suo sovra-
no. Questi al guardare distesa la vit-
tima dell'illustre cavaliere, esclamò
con tenerezza O cara fé, per cui
restò il cognome di Caraffa a que-
sta famiglia. Altri raccontano diver-
samente tale avvenimento. Dicono
discendere questa dalla cospicua fa-
miglia Sismondi di Pisa, e dicono
che il primo a portare un tal co-
gnome sia stato un gentiluomo pi-
sano , il quale salvò l' imperatore
Enrico VI, succeduto nell' impero ,
nel 1190, a suo padre Federico I
Barbarossa. Scagliandosi il gentiluo-
mo fra il principe , ed un uomo ,
che voleva ucciderlo, fatto bersaglio
al vibrato colpo, cadde a terra. E
mentre il sangue sgorgava sul pro-
prio scudo, l'imperatore, ch'era pure
re di Sicilia, lo asciugò colla stessa
sua mano ( per cui formaronsi tre
strisci e bianche sul rosso) esclaman-
do nel medesimo tempo : Cara fé
ni' e la vostra. Tale adunque vuoi-
si r origine del nome o motto di
guerra, e degli stemmi gentilizi dei
Sismondi, e de' Caraffa, forse per
due eguali avvenimenti, accaduti in
persone, e in tempi diversi. Certo è,
che lo stemma della famiglia Caraf-
fa si compone di tre striscie bian-
che in campo rosso. In due rami
si divide questa famiglia cioè della
Bilancia, e in Caraffa della Spina : il
primo è de' duchi d'Andria, ducato,
che dal duca di Sezze acquistò Fa-
brizio Caraffa conte di Ruvi, l'al-
tro è de' principi di Belvedere. Tut-
ta volta vi furono i Caraffa della
CAR
Serra, e a questi apparteneva il Car-
dinal Filippo, il primo porporato di
tal cognome elevato alla Cardinali-
zia dignità nel 1378, nonché i Ca-
raffa conti di Matlalona, da cui ve-
dremo discendere diversi Cardinali
comprensivamente a Giampietro, che
divenne Papa col nome di Paolo IV
nel I Sj'ì ; e finalmente i Caraffa
Trajelto F. l'Oldoino nelle Addizioni
al Cìacconio, Filae Pontijlcum, tomo
III. p. 823, e Biagio Altamura nel-
la sua Istoria genealogica della fa-
miglia Caraffa, Napoli per Raillard
1 69 r , splendidissima edizione che ne-
gli atti di Lipsia si chiama slupen-
di laboris opus.
La famiglia Caraffa, come si dis-
se, fu assai celebre per diversi
Cardinali , arcivescovi , viceré di
Napoli, valorosi guerrieri , e dot-
ti scienziati. Caraffello Caraffa, uno
de'primari della corte di Giovanna I
regina di Napoli, ebbe parte nel
1345 nella congiura contro Andrea
d' Ungheria suo marito, e fu nel nu-
mero di quelli condannati all'estre-
mo supplizio. Antonio soprannomi-
nato Malizia, uno de' più abili po-
litici d' Italia, fu spedito dalla re-
gina di NapoU Giovanna li (che
nel 14^4 successe al re Ladislao
suo fratello) al sommo Pontefice
Martino V qual suo ambasciatore.
Con tal qualifica conchiuse nel 1420
r alleanza tra la regina e Alfon-
zo V d' Aragona. Questo ultimo
fu perciò adottato per erede del
trono di Napoli. Ma lungi dall' e-
numerare i personaggi, che figura-
rono in sì preclara famiglia, ci limi-
teremo a descrivere le biografie dei
Cardinali da essa dati al sagro Col-
legio, premettendo prima le notizie
che riguardano i parenti di Paolo
IV, principale e augusto ornamento
di questa prosapia.
CAR 237
Amorevole Paolo IV co' suoi pa-
renti , tre ne creò Cardinali , cioè
Carlo suo nipote , che dichiarò so-
praintendente di tutti gli affari dello
stato ecclesiastico ; Diomede suo con-
giunto, il quale non ebbe influenza
nel suo pontificato; ed Alfonso suo
pronipote, che in seguito dopo la
disgrazia del Cardinal Carlo divenne
favorito intimo del prozio, per le
sue rare doti. A Giovanni altro suo
nipote conte di Montoro , diede il
ducato di Palliano, ch'era de' Colon-
nesi , lo fece generale delle milizie
dello stato Pontificio, e prefetto del-
le galere, coll'annua rendita di set-
tantadue mila scudi , come si legge
in una lettera scritta a' 1 febbraio
1559 da Gabriele Salvago alla re-
pubblica di Genova, e riportata pres-
so l'Oldoino in Ciacconio, tom. Ili,
col. 838. Finalmente ad Antonio
Caraffa marchese di Mirabello suo
pronipote, affidò il capitanato delle
guardie pontificie, con una rendita
di trenta mila scudi.
Questo venerando Pontefice, che
avea portato sul maggiore de' troni
la dottrina , la seventà de' costumi,
una esemplare domestica parsimonia,
conciliabile con un esteriore magni-
fico e quale a principe si conviene
per solo decoro della suprema sua
dignità, mal fu corrisposto da* suoi
parenti, i quali abusarono del po-
tere , della di lui grave età , e
della di lui benevolenza. E pri-
mieramente il nipote Cardinal Car-
lo, cui era affidata la somma del-
le cose, sebbene d'animo grande
e pieno d' ingegno, spiegò un carat-
tere dispotico, che disgustò molti.
Giovanni , conte di Montoro , com-
promise il Pontefice zio con Filip-
po II re di Spagna , e col re di
Francia per certe galere appartenenti
a quest' ultimo , portandone couse-
238 CAR
guenza la guerra del Papa colla
Spagna, e coi Golonnesi, il capo dei
quali Marc'Anlonio dovette fuggire,
venendogli confiscati i beni. Quindi
furono giustiziati l'abbate Nanni, e
Cesare Spina sicario calabrese, incol-
pati con giudiziale processo di vo-
lere uccidere il Cardinal Carlo , o
il Papa medesimo, per commissione
della corte di Spagna. Tanto bastò
perchè fosse dichiarata la guerra a
quel regno , invitandosi la Francia
ad operarla in Italia. Il re Filippo li
Tenne dichiarato dalla corte di Roma
decaduto dal reame di Napoli, men-
tre il duca d'Alba viceré di esso,
con un esercito in unione ai Colon-
iiesi, pose a ferro e a fuoco i din-
torni di R.oma, e minaccioso si av-
vicinò alle sue porte. Tuttavolta ,
nel i557, segui la pace, che segna-
rono in Cave il Cardinal Carlo, e
il duca d'Alba.
Non pei'ciò i nipoti di Paolo IV
cangiarono condotta , a segno che
nell'entrare dell'anno i55g, comin-
ciarono a destarsi dallo zio Pontefice
gravi sospetti su di loro, e perciò no-
tossi diminuito il primiero amo-
re per essi. Vuoisi, che il primo ad
illuminare Paolo IV fosse il duca
di Guisa, dicendogU che i nipoti
avevano tradito la Santa Sede col
provocare la guerra, e col contegno
tenuto in si pericoloso emergente.
Nello stesso tempo Filippo II inca-
ricò i suoi ministri in Roma di pro-
curare l'abbassamento del potere nel
Cardinal Carlo, che impediva a Pao-
lo IV di rimettere nella sua grazia
Marc'Antonio Colonna. Accadde quin-
di, che in una congregazione di Car-
dinali, cui il Papa adunò avanti di
sé a' 5 gennaio 1 55^ , declamando
egli contro certo scandalo di un Car-
dinale, gridò : Rìfonna^ Riforma. Il
Cardinal Pacecco, che dolcemente
CAR
procurava scusare l' incolpato , sog-
giunse; Santanienttj beatissimo pa^
dre, ma bisogna che la riforma co-
minci da noi. Tacque il Pontefi-
ce, credendo , che con ciò si vo-
lesse alludere alle persone de' suoi
nipoti. Ma l'ultima spiata alla loro
rovina, fu data per opera del mini-
stro del duca di Firenze Bongiano
Gianfiliazzi , allora quando raccontò
a Paolo IV le ingiurie ricevute dal
Cardinal Carlo, fra le quali l'avergli
chiuso le porte in faccia , mentre
erasi recato da lui per trattare di
rilevanti affari, ed esporre per parte
del proprio sovrano amare doglianze
contro di lui , che nella Toscana
avea posto al clero insopportabili
imposizioni. Finalmente un pio re-
ligioso teatino chiamato Geremia, che
godeva la fiducia del Pontefice, Io
illuminò appieno de' disordini, che
i Caraffa commettevano.
Discoperta dal virtuoso e retto
Pontefice la riprovevole condotta
de' nipoti, volle detestarla in un con-
cistoro che appositamente adunò; e
quindi con suo decreto impose ad
essi che tutti colle loro famiglie, fra
dodici giorni, partissero da Roma.
Li spogliò d' ogni autorità e digni-
tà, poiché se n'erano abusati per
opprimere i popoli con violenti im-
posizioni, come dice il Rinaldi al-
l'anno r 559 num. 3i, e 82. Pao-
lo IV determinò 1' esilio pel Cardi-
nal Carlo in Civita Lavinia, onde
in un giorno tal porporato lasciò
nel pianto duecento servitori, come
racconta il Vittorelli in Ciacconio
t. III, col. 81 5. A Giovanni duca
di Palliano assegnò per luogo di e-
silio Gallese, castello poco prima
da lui comprato da Giulio della
Rovere; ed al figlio di questo An-
tonio marchese di Montebello o Mi-
rabelle, prescrisse il suo marchesato
GAR
in Ronuìgiia per esilio A tiitli poi
fece intimare, che sarebbono incoi-
si nella pena di lesa maestà, se si
fossero partiti da tali luoghi. Quin-
di l*aolo IV impose silenzio a quei
Cai<iina]i, che volevano scusare i
nipoti, e proibì loro di pai largliene
gianmiai in favore. Levò gì' impie-
ghi a quelli, che li avevano ricevuti
dai nipoti, ne fece parecchi impri-
gionare, ed abolì le imposizioni mes-
se senza sua saputa. Tuttavolta vol-
le appresso di se il Cardinal Alfon-
so, figlio del marchese di Montcbel-
lo, perchè era di bontà provala e
(li egregia indole, come si rileva dal
Tallavicino, Hist. Concil. Trìd. lib.
XIV cap. 7.
Partiti pei loro esili i tre nipoti,
esclamò il buon Pontefice ; Adesso
5Ì, che possiamo e dobbiamo dire
del nostro pontijicato anno primo.
Però non andò guari, che oppresso
dalle fatiche, dai dispiaceri, e dal pe-
so di ottantatre anni, morì a' 1 5 a-
goslo 1 559. A torto la plebe di
Roma inveì contro la sua rispetta-
bile memoria, distruggendo tutti gli
stemmi gentilizi, e i monumenti del-
la famiglia Caraffa. Gli successe ai
26 dicembre Pio IV, Medici, di
Milano, il quale supphcato dal sa-
gro Collegio, e dal Cardinal Car-
lo Caraffa perdonò a' romani X ol-
traggio fatto alla memoria di Paolo
IV, imponendo però al senato il
dovuto risarcimento. Indi, a' 7 giugno
1 56o, come descrivono il Muratori
a tal anno. Annali d' Italia t. X,
e il Rinaldi all'anno i56i, fece
imprigionare i due Cardinali Carlo,
e Alfonso Caraffa , non che Giovan-
ni conte di Montoro e duca di Pal-
liano, il cognato di lui conte di
Ah fé, e Leonardo di Cardine cugino,
complici questi ultimi della morte
data du Giovanni alla propria mo-
CAR 239"
glie duchessa Rrianza d' Ascalona ,
eri a Martino Capece per sospetti di
adulterio, i quali morendo a colpi
di pugnale, eransi protestati inno-
centi.
Pio IV deputò otto Cardinali pei*
processare i suddetti due colleghi, e
il governatore di Roma monsignor
Federici per fare altrettanto cogli
altri. Durò la causa sino a' 3 mar-
zo i56i, nel qual giorno fu letto
in concistoro per circa nove ore il
processo del Cardinal Carlo. Que-
sti fu convinto qual reo di lesa mae-
stà , per avere ingannato V ottimo
zio, con avvisi e consigli falsi, pre-
cipuamente nella guerra di Napoli,
eccitato quella tra la Francia e la
Spagna con lettere munite di false
sottoscrizioni , e per avere vessato
persone costituite in eminenti di-
gnità ; ed, è perciò che nella notte
seguente fu strangolato nella pri-
gionia in Castel s. Angelo. In pari
tempo nelle carceri di Tordinona
venne decapitato Giovanni conte di
Montoro, duca di Palliano, il quale
poco prima di morire scrisse un'e-
dificante lettera al di lui figlio An-
tonio, che si legge presso il Caccia-
guerra, lib. II Epistolar. spiritual.
Il medesimo supplizio ebbero i no-
minati di lui complici, il conte d'A-
life suo cognato, e Leonardo di Car-
dine suo cugino, i quali tutti furo-
no esposti nella vicina piazza di pon-
te s. Angelo , siccome luogo desti-
nato alla pubblica giustizia. 11 Car-
dinal Alfonso Caraffa dichiarato in-
nocente, fu multato di cento mila
scudi, per certi danni sollerti dalla
camera.
Ma divenuto, nel i566, Papa s.
Pio V, ad istanza del Cardinal Dio-
mede Caraffa, e di Antonio Caraffa,
marchese di Mirabello, figlio del
duca di Palliano, fu uuovaiuentc ri-
24q CAR
veduta questa famosa causa, e fatto
accurato esame di tutti i processi.
Venne dichiarato pertanto; che il
Cardinal Carlo, e il suo fratello
Giovanni duca di Palliano erano
stati ingiustamente puniti coU'estre-
mo supplizio , laonde i Caraffa su-
perstiti furono restituiti a^li antichi
onori e beni , come descrive il p.
Bartolomeo Carrara nella Vita di
Paolo ly^ t. II, p. 609 e seg., do-
ve fa una minuta descrizione di
questa tremenda giustizia. Dalla re-
visione di detti processi si rilevò ,
che Alessandro Pallantieri procura-
tore fiscale di essi , ingannò il ze-
lante Pontefice Pio IV, coli' aggra-
vare il processo contro il Cardinal
Caraffa, per vendicarsi della carce-
razione sofferta allorché quel por-
porato comandava, essendosi servito
nella compilazione di detti processi,
di certo Franco, uomo mordacissi-
mo per satire e pasquinate. E seb-
bene il Pallantieri avea esercitato
la cospicua carica di governatore di
Roma dal i563 al iSGy, compre-
so il tempo della sede vacante, per
ordine di s. Pio V gli fu troncato
il capo nel iSji, essendo convinto
anco di altri delitti. Siccome la di
lui sorella avea sposato il proto-me-
dico Francesco Ginnasi, così ne ri-
porta le notizie il Marini, archia-
tri^ t. I, p. 427. Il Lambertini,
De serv. Dei beatif. _, lib. Ili ,
cap. 24, § 2, n. 20 p. 2i5, rac-
conta , che s. Pio V procede in tut-
to col parere del sagro Collegio; e
il Gabuzi, Vita di s. Pio V ^ lib.
V, cap. 6, aggiunge che quel Pa-
pa colmò di grazie e di rendite per-
sino i famigliari e ministri di Pao-
lo IV, la cui memoria grandemen-
te onorò.
CARAFFA Filippo, Cardinale.
Filippo Caraffa della Serra nacque
CAR
a Napoli da nobile prosapia. Otten-
ne a Roma l'arcidiaconato della
cattedrale di Bologna; quindi a mez-
zo del clero e del popolo, nel iSyS,
venne promosso al governo di quella
chiesa; e poi, ai 28 settembre del
medesimo anno 1878, Urbano VI
creollo Cardinale di s. Martino ai
Monti. Il Pontefice, ad onorarlo mag-
giormente, gli trasmise a Bologna
il cappello Cardinalizio, cui ricevette
da Gio. Lignano celebre giurecon-
sulto nella chiesa di s. Domenico,
alla presenza di numeroso popolo.
Nel 1379 nacquero delle sommosse
a Bologna, che volea esser libera;
la quale cosa come ebbe intesa l'an-
tipapa Clemente VII, spedì subito
ai bolognesi per guadagnarli, promet-
tendo loro il vicariato della città,
se r avessero riconosciuto per legit-
timo Pontefice. Ma essi ricusarono
tale proposizione, dicendo che non
potevano, senza far ingiuria a Ur-
bano VI, svincolarsi dalla legittima
sua giurisdizione, dacché lui aveano
riconosciuto a legittimo successore
di s. Pietro. Questa risposta riuscì
per tal modo piacevole ad Urbano VI,
che a mezzo del Caraffa, donò ai
bolognesi la contea d'Imola, e con-
segnò a Mario Bulcano arcivescovo
di Taranto , e suo camerlengo le
due fortezze di Bertinoro e di Ca-
strocaro. Mentre il Caraffa era ve-
scovo, venne estratto dall'urna se-
polcrale il capo di s. Domenico, ed
esposto alla pubblica venerazione in
prezioso reliquiario. Morì di pesti-
lenza a Bologna nel 1389, dopo
undici anni di Cardinalato.
CAPtAFFA Oliviero, Cardinale.
Oliviero Caraffa, nobile napoletano
dei conti di Matalona , nacque nel
i43o. Chiarissimo non meno per
nascita, che per perizia in legge, ot-
tenne un canonicato nella metropo-
CAR
litana di Napoli ; poi, nel 1 45^8, Pio
ne lo elesse arcivescovo; quindi ai
1 8 settembre del i 467 , Paolo II ,
ad istanza di Ferdinando re di Na-
poli, che tenealo carissimo, e lo vol-
le presidente del regio consiglio ,
creollo Cardinale prete dei ss. Pie-
tro e Marcellino. Ebbe varie lega-
zioni. Nel 1470 contro i turchi, co-
me ammiraglio , guidò una flotta
composta di novantotto galere, ben-
ché con esito infelice ; in quella di
Napoli impose la corona reale a Bea-
trice figlia al re Ferdinando, e spo-
sa a Mattia Corvino re di Unghe-
ria; colla sua prudenza e potere
estinse la guerra, che bolliva tra
Sisto IV e il re Ferdinando, a mo-
do che Alfonso figlio di lui, e duca
di Calabria avea sfilate contro il
Papa buone truppe. Ferdinando, lo
aveva assai caro e lo stimava così,
che ordinò al suo ambasciatore a
Roma di non intraprender veruna
cosa, senza l'oracolo di lui. Alessan-
dro VI volendo riformare il clero ,
stabilì una congregazione di sei Car-
dinali, a' quali presiedette il Caraf-
fa ; quindi nel 1498 andò a Napoli
venti anni dopoché n' era arcivesco-
vo, e fu ricevuto con tale onore,
che di più non si avrebbe potuto
fare al Pontefice stesso. Poi Ales-
sandro VI, ai 1 febbraio del i499>
nominollo al vescovato di Chieti.
Avea già avuto l' amministrazione
della chiesa di Cajazzo, e nel 149S
di quella di Rimini; poscia ebbe da
Giulio II il vescovato di Terracina
nel i5o7; fu abbate commendata-
rio nel monistei'o di Montevergine,
cui ampliò ed accrebbe di nuovi edi-
fìzi ; e di quello della Cava, ove nel
1494» pei' istabilire disciplina rego-
lare introdusse i benedettini della
congregazione di s. Giustina, a' quali,
permettendolo il Papa, lasciò libe-
VOL. u.
CAR a4L
rissima X abbazia , ritenendosi una
pensione di duemila quattrocento
scudi da cessare con lui. Fece il Ca-
raffa molti beni in Roma ed in Na-
poli. Fondò una magnifica cappella,,
ove fece erigere per se , e pei suoi
successori maestoso mausoleo fregia-
to di fini marmi, e colonne prezio-
se, al servigio della quale assegnò
dieci sacerdoti, un sagrestano, e due
chierici. Nella metropolitana stabilì
tredici altari , dedicato il primo a
s. Gennaro, ove nel i497 venne
riposto il corpo del santo da Mon-
tevergine portato a Napoli. Fondò
anche uno spedale pegl' infetti da
peste. Era poi provveduto , come
si disse, di ricche abbazie e benefici;
perchè oltre la chiesa di Napoli j
era passato a quella di Ostia e Vel-
letri, ed amministrava parecchie al-
tre cattedrali. Avea la protettoria
dei canonici di s. Giorgio in Alga ;
quella dei frati predicatori, e dei ca-
nonici regolari lateranensi, a' quali
eresse in Roma il monistero accanto
la chiesa di santa Maria della Pa-
ce , a cui lasciò la sua biblio-
teca , ed una vigna fuori della
porta del popolo; alla chiesa poi
donò l'organo e molte tappezzerie.
Favorì moltissimo le chiese di s. Lo-
renzo fuori delle mura, quelle di
Araceli, della Minerva, di s. Giaco-
mo degli spagnuoli, e di s. Pietro ia
Vincoli a Roma. Sempre amico ai
letterati , prendeva sollecita cura di
quei giovani ch'erano di straordinario
ingegno, ma senza beni di fortuna,
i quali egli ricovrava nella propria
casa, e provvedeva di ogni maniera
di belle ed utili istruzioni; anzi a
Napoli aprì un luogo apposito a' gio-
vani di tal maniera , alUdandoli a
celebri istitutori . Giampietro Ca-
raffa, che poi divenne Sommo Pon-
tefice col nome di Paolo IV, pec
16
54ai CAR
ben lunga stagione ricovrò pres-
so al nostro Porporato. Da ultimo
dopo essere intervenuto a quattro
conclavi, nei quali più di una fiata
venne votato al sommo Pontificato,
nel 1 5 1 1 , di ottantun anno, e qua-
rantasette di Cardinalato, morì a
Roma decano del sagro Collegio, e
fu sepolto nella cattedrale di Napoli.
Caraffa Gianv^cenzo, Cardi-
nale. Vincenzo Caraffa, o Gianvin-
cenzo, nacque da nobile patrizio na-
poletano, ed era nipote del Cardinal
Oliviero di questo nome. Alessandro
AI, nel 1497 > lo elesse a vescovo
di Rimini, e dopo sette anni Giulio
II lo promosse all'arcivescovato di
Napoli rinunziato a suo favore dal-
rOliviero. Fu al concilio latertinese
di Giulio II, che lo avrebbe creato
di buona voglia Cardinale per la
sua devozione alla Santa Sede , se
non si fosse gagliardamente opposto
Ferdinando re cattolico, che teneva la
promozione dei primi nel suo regno
come pregiudicevole ai propri inte-
ressi. Se non che morto Leone X, il
sagro Collegio Io destinò al governo
di Roma, quindi Clemente VII creol-
lo Cardinal prete di s. Pudenziana
ai 21 novembre del 1^27, mentre
quel Pontefice era tenuto prigione
in Castel s. Angelo. Clemente VII,
nel i53o. Io destinò ad amministrare
la chiesa di Anglona, e nel i534
quella diAnagni, cui lasciò nel i54i.
Di poi nel iSSy Paolo III gli conferì
la chiesa di Acerra, cui governò per
soH due anni; nel iSSg lo fece
vescovo di Palestrina, quindi nel-
1' anno 1 54o destinollo legato a la-
tere di Roma ^ quando partiva
per Piacenza , con istraordinarie
amplissime facoltà. Morì a NapoU
con fama di ottimo pastore, nell'an-
no i54i, dopo quattordici anni di
Cardinalato, e fu sepolto nella sua
CAR
metropolitana, al capitolo della tina-
ie avea ottenuto da Paolo III, che
potesse usare in coro le vesti me-
desime, che usano in Roma i cano-
nici della basilica vaticana. Di più
Io stesso Papa gli avea accordato di
testare fino ad ottomila scudi; e
Clemente VII aveva concesso a lui
e suoi eredi di nominare in perpe-
tuo dieci sacerdoti, un sagrestano e
due cherici a servire la cappella di
s. Gennaro, eretta nella metropolita-
na di Napoli dal Cardinale Oliviero
Caraffa.
Caraffa Gianpietro, Cardinale,
V. Paolo IV.
CARAFFA Carlo, Cardinale.
Carlo Caraffa, patrizio di Napoli, che
vi nacque nel 1 5 1 6, nipote dei Pon-
tefice, fin da giovane era famigliare
di Pompeo Cardinal Colonna, poi
di Pierluigi Farnese duca di Castro.
Militò nella Lombardia e nel Pie-
monte, sotto il marchese del Vasto,
celebre capitano; poi sotto Ottavio
Farnese nelle guerre di Svevia e
Germania; ma insorta lizza tra lui
ed un cavaliere spagnuolo della fa-
miglia Manriquez, a motivo di un
prigioniero, ne avendo il Caraffa po-
tuto ottener ragione, stabilì di far-
sela con la spada sfidando colui a
duello. Perciò venuto in Italia, Car-
lo V, che lo seppe, lo fece fermare
a Trento per .ni mesi ; quindi
lasciollo libero, a patto, che desi-
stesse dal suo divisamento. Conse-
guita la libertà , passò a militare
sotto le bandiere di Pietro Strozzi
alla guerra di Siena, e diede segni
di prodigioso valore ; quindi ascritto
ai cavalieri di Malta, e fatto bali in
Napoli, diede il suo nome alla ec-
clesiastica milizia, sebbene, come di-
ce il Graziani, lo stato clericale non
si addicesse gran fatto a lui, attesa
la sua vita per facinora et licen-
CAR
ùani iradiicta. Quindi lo zio di lui
l*aolo IV, ai 7 giugno del 1 555 ,
crtX)llo Cardinal diacono dei ss. Vilo
e Modesto, reggente delia cancelle-
ria, legalo di Bologna colla soprain-
tendenza a tutti gli alFari dello sta-
to ecclesiastico. Era allora il Caraffa
di trentotto anni, fornito di tutte
quelle doti, cui V insano volgo chia-
ma virtù, segnatamente di una estre-
ma bramosia di signoreggiare; né
l'appassionalo zio, specialmente nei
primordi del Pontificato, lasciava di
adoperare il nipote negli affari più
gelosi del governo ecclesiastico; il
perchè due volte lo sped\ legato a
Intere ad Enrico li, re di Francia,
che nom inolio al vescovato di Com-
minges; poi collo stesso carattere ai
principi cattolici. Benché alcuni col
Carrara non vogliano, che il Caralla
fosse vescovo di Comminges, perchè
due Cardinali spagnuoli rappresenta-
rono al Papa, che male gh si conveni-
va la miha, governò quella chiesa fino
alla morte. Riconciliato il re cattolico
col Pontefice, chiuse la pace anche
tra Enrico II ed il medesimo re
cattolico nelle Fiandre. Senonchè nel
colmo dei suoi onori, nel i ìSg,
fu cacciato da R^oma da Paolo IV,
e rilegato a Civitalavinia. Ottenne
poi di recarsi a Marino , ove fra
tante amarezze , r^^ l' unico con-
forto di rivedere *1<. propria madre.
In appresso esaltato al pontifica-
to Pio IV, venne arrestato, e rite-
nuto in Castel sant'Angelo ai 7 giu-
gno del i56o; quindi deputati otto
Cardinali ad esaminarne la causa ,
che duiò nove mesi, Federici Giro-
lamo vescovo di Sagona governato-
re di Roma lesse il processo in pie-
no concistoro, e senza consultare il
sagro Collegio , per una schedula
consegnala dal Papa al governato-
re istcsso, iù scutcn/iiato il Caraffa ,
CAR 243
che deposto da tutti gli onori e be-
nefici, come reo di lesa maestà, ven-
ne condannato a morte, cui, pentito
de' suoi falli, incontrò nella notte del
sei marzo i56i, di quarantacinque
anni e sei di Cardinalato, strangola-
to nella fortezza di Castel sant'Angelo,
e sepolto nella chiesa di s. Maria
della Trasponlina. Chi bramasse più
minuta descrizione del tragico avve-
nimento, legga il Carrara, tom. Il
della vita di Paolo IV p. 6o3. Se-
nonchè il Pontefice s. Pio V accet-
tò l'appellazione del marchese di
Montebello fratello al defunto Car^
dinaie , ne fece rivedere la causa ,
decise solennemente che il Caraffa
fu ingiustamente ed iniquamente
condannato, e ne assicurò il sagro
Collegio ; poi restituì la memoria di
lui, e gli eredi a tutti i beni repa-
rabili peculiari ed onorevoli ; in ap-
presso fece decapitare il fiscale Pal-
lantieri Alessandro perchè ingannò
il Pontefice Pio IV aggravando il
Caraffa , per vendicarsi del disonore
sofferto, quando era stato carceralo
per ordine del Caraffa. Da ultimo il
Pontefice s. Pio V tenute solennissime
esequie alla tomba del decesso Car-
dinale, annoverò al sagro Collegio
Antonio Caraffa, per compensare, in
qualche parte almeno, al gravissimo
affronto ricevuto dalla famiglia.
CARAFFA Diomede, Cardinale.
Diomede Caraffa, dei duchi di Ariano,
ove nacque nel \^<^i, era consan-
guineo di Paolo IV. Sì rare erano
le sue doti, e tanta la perizia di
lui in diritto civile, e la esperienza
nei tribunali di Roma, che Giulio
Il , nel i5c e , lo promosse al vesco-
vato di Ariano, ch'egli governò
per cinquanta anni con postoral vi-
gilanza. Assunto al pontificato il su(»
[)nrente Paolo IV , nel medesimo
iiuuo ed ai 20 dicembre dell aii-
244 CAR
no 1 555 lo creò Cardinal prete di
s. Martino ai Monti. 11 Caraffa ri-
staurò la cattedrale di Ariano e la
consacrò di poi solennemente; rista-
bilì r episcopio e la chiesa abbaziale
di s. Andrea prossima a minare ; rese
magnifica la basilica del suo titolo,
ed ottenne dal Pontefice, che venis-
se distinta col privilegio della qua-
resimale stazione. A Napoli nell' a-
menissimo borgo Piaggia edificò son-
tuoso palazzo con ameno giardino,
e fondò una cappella all'Arcangelo
s. Michele in chiesa di s. Maria del
Parto dei padri serviti nel delizioso
luogo detloMergellino; ed altra cap-
pella edificò a s. Stefano protomar-
tire, di cui era divotissimo, in s. Do-
menico maggiore di JNapoli. Mode-
rato slette sempre lontano dalla cor-
te , il perchè non ebbe parte al-
le sventure dei Caro Ila, In fine, do-
po la elezione di Pio IV, morì san-
tamente nella casa del suo titolo a
Roma nel i56o, di sessantanove an-
ni, e cinque di Cardinalato, e fu se-
polto nella sua titolare rimpetto al-
l' altare maggiore.
CARAFFA Alfonso, Cardinale.
Alfonso Caraffa nacque a Napoli,
nel i54o, dai marchesi di Monte-
bello. Era pronipote del Pontefice
Paolo IV che, ai i5 marzo del i55'/,
creollo Cardinale prete dei ss. Gio.
e Paolo, e dopo un mese lo fece
amministratore della metropolitana
di Napoli, benché senza giurisdi-
zione, e poscia, nel 1 5 09, bibliote-
cario della Vaticana. Morto France-
sco Alberici uditore della camera, il
Pontefice abolì questa carica, e vi sos-
tituì quella di reggente, cui decorò di
amplissime facoltà e privilegi, e nel
i558 la conferì al Caraffa. Viven-
te Paolo IV, non ebbe parte alle
disgrazie dei Caraffa il nostro Al-
fonso, anzi il prozio ripose in lui la
CAR
supiema sua confidenza, giacche di
giovanile non aveva che l'età e il
volto: ma sotto Pio IV, accusalo
ingiustamente di aver tolte alcune
cose dalla camera del defunto Pon-
tefice, fu privato della carica, e ri-
tenuto nel i56o in Castel s. An-
gelo , nonché multato della som-
ma di cento mila scudi di oro,
con divieto di uscire da Roma. Il
sagro senato ne sborsò diecimila, e
lo stesso fecero i principi romani. Il
Pontefice ghene condonò una parte,
e così venduti alcuni suoi beni pa-
trimoniali, potè far fronte a tale dis-
grazia. Permettendolo poi il Ponte-
fice, affittò le rendite dell' arcivesco-
vato di Napoli per nove anni ad
Antonio Caraffa, a condizione di rice-
vere sul fatto r intero pagamento dei
frutti da decorrere, e n' ebbe quat-
tordicimila scudi, con diritto di esi-
gere gli altri otto mila a sua dispo-
sizione. Ritornato in grazia al Pon-
tefice Pio IV, gli permise di andare
alla sua chiesa, nel i562, ove tenne
il sinodo, pubblicato poscia dal suo
successore Mario Caraffa nel i568.
Morì di malinconia, nel 1 565, ed ebbe
tomba al manco lato dell' aitar mag-
giore nella sua metropolitana. Ma
s. Pio V, che molto lo amava, gli
eresse in quella metropolitana un
magnifico avello, ponendovi un' iscri-
zione, ch'egli stesso compose.
CARAFFA x^NTONio, Cardinale.
Antonio Caraffa, patrizio napoletano,
nacque nel i538. Esercitò l'uffizio
di coppiere di Paolo IV, a cui era
congiunto di sangue; ma sotto il
Pontefice Pio IV, fu involto nelle
disgrazie dei Caraffa, e privato del
canonicato, cui possedeva a s. Pietro
in Vaticano, ripatriò; poi andò a
Padova per istudiarvi la legge, e
vi riuscì molto onorevolmente; quin-
di si ritirò in Abruzzo fino alla morte
CAR
di Pio TV. Assunto al ponlifìcato s.
Pio V, lo restituì al suo canonicato,
e ai 2 4 in«'^»'zo del i568, creollo
(arclinal diacono di s. Eusebio;
quindi passò nell' ordine dei preti
col titolo dei ss. Giovanni e Pao-
lo, la qual chiesa egli ornò religio-
samente di marmi e pitture. Pao-
lo IV avea stabilito di promuover-
lo al Cardinalato. Gregorio XIII
nell'anno 1 585 lo fece bibliotecario
della Vaticana, cui accrebbe di rari
e preziosi codici; ebbe la proteltoria
dei monaci Olivetani, tra'quali rista-
bilì la regolar disciplina, e promosse
i buoni studi. Perito nelle lingue
greca e latina, fu nominato prefetto
della congregazione del concilio, e
della stabilità da Sisto V per la
correzione della Bibbia, del brevia-
rio, e del messale romano; emen-
dò da parecchi errori la edizion dei
settanta , opera delta da Baronio
divina ., e divinamente ispirata , e
pubbli col la con alcune note, coi
concili ecumenici greci e latini; tra-
dusse dal greco in latino vari libri
dei ss. Padri ; e scrisse alcune an-
notazioni apologetiche riguardo la
vita di Paolo IV. Sisto V inoltre lo
deputò a presiedere alla canonizzazio-
ne, che destinava del b. Diego del-
l' Ordine dei minori. Procurò poi
il Caraffa, che le ossa di s. Gian-
grisostomo neglette nella basilica
valicana, venissero collocate in luo-
go più onorevole. Nella scelta dei
domestici era guardingo, e li voleva
buoni e cristiani ; digiunava rigoro-
samente tre volte per settimana;
si flagellava duramente, e tre volte
si tormentava col cilicio; amantissi-
mo dei poveri li sovveniva genero-
ffamente. Da ultimo, dopo esser inter-
venuto ai comizi di Gregorio XIII,
Sisto V, Urbano VII, e Gregorio
XIV, assistito da s. Andrea Avellino,
CAR 145
placidamente spirò a Roma nel ba-
cio del Signore nel 1591, di cin-
quantatre anni, e ventitre di Car-
dinalato, pianto da tutti. Fu sepolto
nella chiesa di s. Silvestro nel Qui-
rinale, innanzi l'aitar maggiore. Il
nostro porporato viene a ragione
commendato dai Cardinali Osio, Sa-
doleto, Valerio, e Baronio, che gli
dedicò, dopo Sisto V, il primo to-
mo de' suoi annali.
CARAFFA Decio, Cardinale. De-
cio Caraffa, nobile patrizio di Napo-
li, nacque nel i556. Fu educato
nelle buone disciphne ed ottimi co-
stumi da Mario Caraffa arcivescovo
di Napolijche lo provvide di parec-
chi beni ecclesiastici, ed a cui succe-
dette neir arcivescovato dopo il Car-
dinal Gesualdo, ovvero dopo il Car-
dinal Acquaviva, come si dirà. Dap-
prima venne annoverato tra i pre-
Iati della curia romana, e, nel 1598,
fu eletto da Clemente Vili, a cui
era accettissimo , collettore aposto-
lico in Portogallo. Fu allora che
a Roma fu salutato arcivescovo
di Napoli, e quella metropolita-
na spedi a lui due canonici come
ambasciatori a congratularsene. Se
nonché nel giorno stabilito a subirne
r esame, ammalò, e morì il Ponte-
fice Clemente Vili; per cui restata
imperfetta la elezione, Leone XI, pre-
gato da alcuni Cardinali, conferì
quella chiesa all' Acquaviva ; e Pao-
lo V, che pochi giorni dopo successe
a Leone XI, confermò tale elezione,
e consacrato il Caraffa arcivescovo di
Damasco, lo spedì nunzio nelle Fian-
dre alla corte di Alberto arciduca di
Austria ; e l'anno seguente a quella di
Mndrid a Filippo IH, durante la qual
nunziatura, a mezzo di quel re, fu
creato da Paolo V Cardinal prete
assente di s. Lorenzo in Paneperna
ni 17 agosto del 161 i. In seguito
1^6 CAR
dimesso quel titolo, passò a quello dei
ss. Giovanni e Paolo; e due anni
dopo divenne finalmente arcivescovo
di Napoli, alla cui chiesa andò dopo
imanno. In questa diocesi ristabilì la
disciplina ecclesiastica, ed il buon co-
slume del popolo. Di più attese anche
al materiale della chiesa, ed impiegò
seimila scudi per 1' abl)eUimento del-
la metropolitana, della sagrestia, e
del battisterio; fece fare il coro di le-
gno ornato di bellissimi marmi, e
di statue a mezzo busto, degli otto
santi, che allora proteggevano Na-
poli, e vi spese quattroniila sette-
cento ducati: quattordicimila ne im-
piegò pel soffitto eccellentemente la-
vorato e dipinto; seimila ne donò
alla sacrestia perchè dopo la sua
morte si provvedesse di sagre vesti
e suppellettili ; fece costruire un or-
gano rimpetto all'antico; accrebbe
1 arcivescovato di nuovi edifici, tra
i quali di una beUissima galleria;
ne ampliò la sala, fece pignere la
storia di s. Pietro nel risanare, ed
istituire in primo vescovo di Napoli
s. Aspreno, e fondò poco lungi da
Napoli a Fonseca una chiesa ad o-
nore della ss. Annunziata cui dotò
a sufficienza. Ne' tredici anni, in cui
resse la sua chiesa , non 1' abban-
donò mai, tranne nel tempo dei due
conclavi di Gregorio XV, ed Urba-
no Vili, ai quali intervenne. Da ul-
timo amato e stimato da tutti per
le sue rare virtù, nel 1626 mori
in Napoli di settant'anni, dopo quin-
dici di Cardinalato, e fu riposto nel-
la tomba, che nel coro della sua
chiesa aveasi preparata.
CARAFFA Pierluigi, Cardinale.
Pierluigi Caraffa derivò da una
delle più cospicue famiglie napole-
tane nel i58i. Divotissimo alla ss.
Vergine, ogni sera a nude ginocchia
ne recitava il rosario, e dappoi afìlig-
CAR
geva la propria carne con ogni ma-
niera di flagelli. Pervenuto a Roma,
Paolo V, nel i6i4, lo elesse a vi-
celegato di Ferrara; poi Gregorio
XV lo fece governatore di Fermo;
quindi, nel 16^4, Urbano Vili lo
promosse alla chiesa di Tri carico, e
a nunzio di Colonia, ove condusse
bene i difficilissimi impegni assunti,
mantenne la ecclesiastica immunità,
specialmente nelle appellazioni, che
dai tribunali si facevano dei vescovi
alla camera di Spira. Visitò la dio-
cesi di Liegi; riformò il monistero
di Fulda, ritornandolo a buona di-
sciplina; poi ridusse alla fede catto-
lica il duca di Buglione, prode ca-
pitano, eretico calvinista , che a
Liegi nel collegio dei gesuiti, alla
presenza del nunzio, solennemente
abiurò agli errori dell'empia setta.
Inoltre si adoperava con ogni studio
perchè alla vedovata chiesa di Ma-
gonza venisse dato un pastore che
soddisfacesse ai voti del Pontefice
Uibano Vili, perlochè questi profuse
tali elogi al Caraffa, che parecchi dei
porporati teneano di certo, che nella
prossima promozione lo avrebbe
ascritto al sagro Collegio . Poi ìì
Papa desti noli o visitatore delia Ger-
mania bassa ed alta, con illimitato
potere, ma per le guerre di allora
non si potè effettuare la visita, e
dopo undici anni di una nunziatura
la più laboriosa, chiese di andare
alla sua chiesa, cui sommamente
beneficò, ristaurandola quasi dalle
fondamenta. Arricchì di nobilissimi
apparati la sagrestia; fondò un se-
minario; l'istaurò ed ampliò il pa-
lazzo vescovile; edificò una dilette-
vole villa ricca di fontane a comodo
dei vescovi , ne comperò un' altra
da uniisi alla mensa episcopale; do-
nò al capitolo duemila scudi ad ac-
ci esecrile le distribuzioni quotidiane,
CAR
e dicesi che spendesse a bene di
quella cattedrale cinquantamila du-
cati. Non mancò anche nel resto di
farla da buon pastore, migliorando
il suo clero non meno che il popo-
lo , e ricusò le chiese arcivescovili di
Capua e di Urbino, offeritegli dal
Pontefice. Dice Gualdo, nel suo li-
bro, Scena dUiomini illustri _, che
sebbene semplice vescovo ed assente,
ebbe voti al sommo Pontificato.
Quand'era a Roma per visitare i
sagri liminiy nel congedarsi dai Car-
dinali, il Cardinal Panfili, poi Pon-
tefice, significò al Caraffa il suo
dispiacere, perchè non venisse rico-
nosciuto il suo merito; ma divenu-
to egli Pontefice col nome d' Inno-
cenzo X, dopo la promozione del
nipote, tosto, applaudendovi tutta
r Europa , creò il Caraffa Cardinal
prete di s. Martino, ai 6 marzo i645>;
dappoi nel i65i, lo nominò legato
a Bologna, ove poco rimase, e ne
parti per indisposizione di salute.
A Roma ottenne la prefettura del
concilio, e fu ascritto a parecchie
congiegazioni , ove facea ammirare
le rare doli, che lo fregiavano.
Dopo aver usati buoni uffizi al Pon-
tefice, a vari principi, ed a chiun-
que poteva, dopo avere istituito una
prelatura col fondo di sessanta mila
scudi pei discendenti della famiglia
Caraffa, nel conclave di Papa Ales-
sandro VII ; terminò la sua car-
riera mortale, nel i655, di settan-
taquattro anni, e dieci di Cardina-
lato , e fu sepolto al destro lato
della porta maggiore nella chiesa
del Gesù, con onorevole epitaffio.
La storia della nunziatura di lui
si pubblicò a Liegi nell'anno i634.
Era egli tale, che quando Innocenzo
lo promosse alla sacra poipora, disse
all'ambasciatore di Francia: *» è di
" tanto merito il Caraffa, che ci sa-
GAR 247
>f remmo svergognati di non crearlo
M Cardinale." Egualmente la pensa-
vano di lui tutti i principi d'Europa
cattolici ed accattolici; e Gustavo
Adolfo re di Svezia diceva , che
avrebbe ben volentieri riposte nelle
sue mani, come arbitro, le differen-
ze tra la propria corona e 1* impe-
ratore. Da ultimo i suoi costumi
incorrotti fecero che parecchi pro-
testanti odiassero meno la vera reli-
gione, poiché lo chiamavano il Santo,
V Angelo. Serviva di frequente negli
spedali; frequentava le congregazio-
ni pubbliche e private; digiunava
due volte per settimana, e le vigilie
della Madonna in pane ed acqua;
vestiva sempre di lana; esortava i
suoi compagni a non perder l' inte-
rezza dei costumi fin da giovanetti,
il perchè lo diceano il santo, il
Cardinal in erbaj era piacevole,
amabile, ma dignitoso a tale, da
imprimere in tutti somma venera-
zione di sua persona.
CARAFFA Carlo Cardinale. Car-
lo Caralfa napoletano dei principi
della Rocella, fratello a Gregorio Ca-
raffa gran maestro di Malta, e pro-
nipote a Paolo V, nacque a Roma
nel 161 1. Urbano Vili, nel 1639,
lo ascrisse ai protonotari apostolici,
lo elesse vice-legato di Ferrara e
Bologna, in vece del Cardinal Anto-
nio Barberini, ove potè far brillare
le doti egregie delle quali era foi-
nito; lo promosse quindi nel i644
al vescovato di Aversa in luogo del-
lo zio Callo Caraffa, e nei trambu-
sti di Napoli avvenuti nel 1647, man-
tenne sempre Aversa alla devozione
della corona. Innocenzo X, nel i653,
lo deputò nunzio agli svizzeri ; ed A-
lessandro VII, nel 1664, a' veneziani,
nella qual circostanza il Pontefice
ottenne dal senato, che venissero ri-
chiuinuli i gesuiti nel doiniuiu vcut>
a48 CAR
to a mezzo del Caraffa. Per la qiial
cosa tutti lo attendevano Cardinale,
ma in quella vece passò alla nunzia-
tura di Vienna, ove incontrati pa-
recchi difficili affari, ne riuscì feli-
cemenle. 11 perchè Alessandro VII
rimunerò il distinto merito di lui ,
promovendolo al Cardinalato col ti-
tolo presbiterale di s. Susanna ai i4
gennaio del 1 664- Quindi, nel 1 665,
ebbe la legazione di Bologna^ cui tenne
per sei anni con somma ed univer-
sale soddisfazione. Sarebbe poi stato
dal Pontefice promosso all' arcivesco-
vato di Napoli; ma atterrito dall'e-
norme peso di quella chiesa, ricusò
l'onore, che gli si offeriva. Final-
mente, dopo essere intervenuto ai con-
clavi dei due Clementi IX e X, ed
a quello d' Innocenzo XI, rassegna-
ta con pensione la sua chiesa a d.
Scipione suo fratello, quasi all' im-
provviso morì a Roma nel i68o,
di sessantanove anni , e quattordi-
ci di Cardinalato, e fu sepolto nella
chiesa del Gesù senza pompa fu-
nebre.
CARAFFA Fortunato, Cardinale.
Fortunato Caraffa nacque a Napoli
nel i63i, da cospicua prosapia. Eb-
be per fratello il gran maestro del-
l'ordine gerosolimitano fi'. Gregorio
Caraffa. Per le preclari sue doti,
divenne vicario generale dello zio
Simeone Caraffa arcivescovo di Mes-
sina, nel qual ufficio si regolò con
matura prudenza, e con grande at-
taccamento a Carlo II re di Spa-
gna. Mentre il ramo dei Caraffa
della Roccella andava ad estinguer-
si con una don/ella, il padre di lei
Carlo principe di Butera determinò
di unirla in matrimonio al nostro
Fortunato. Recatosi questi a Roma
come ambasciatore straordinario del
regno di Napoli, per presentare al
l'en. Innocenzo XI il tributo della
CAR
Ghinea, lo suppHcò per la dispensa
di sposare detta giovine, che gli era
nipote. Il Papa negò tal grazia, per-
chè la donzella 1' aveva supplicato
per lettera a non concederla, per
avere il Caraffa più di cinquant'anni.
Considerando poi Innocenzo XI che
ottime erano le doti dell'ambascia-
tore, e che apparteneva all' ordine
chiericale, per compensarlo della
dispiacente negativa, all'improvviso,
e ad istanza del re di Spagna ,
creollo Cardinale prete de' ss. Gio. e
Paolo ai 2 settembre del 1 686 , e
neir anno seguente lo promosse al
vescovato di A versa , ove seppe ri-
splendere come lucerna sul candel-
liere per l'esercizio delle migliori
virtù, segnatamente per lo zelo della
religione , e la compassione verso
dei poveri, come afferma lo stesso
Innocenzo XI , in un breve inviato al
suddetto principe della Rocella e Bu-
tera, ove dice: « Le virtù del novello
>y Cardinale sono tante e così emi-
» nenti, che proviamo sommo pia-
n cere di averle esposte alla pubblica
>» luce, perchè altri le imitino." In-
nocenzo XII gli affidò la legazione
della Romagna , cui rinunziò dopo
un anno, poiché impedito da ma-
lattia, per qualche tempo esercitolla
assente. Intervenne ai conclavi di
Alessandro Vili e d' Innocenzo XII,
e morì in Napoli di morte repen-
tina, nel 1697, di sessantasei anni,
ed undici di Cardinalato. Fu sepol-
to nella cattedrale di Aversa con
elogio magnifico.
CARAFFA PiERLUiGT, Cardinale.
Pierluigi Caraffa nacque a Napoli nel
1676, da nobilissima (amiglia. Perve-
nuto a Roma nel febbraio del 1699,
divenne camerier segreto d'Innocenzo
XII, di cui era affine; poi da Clemen-
te XI ebbe la vice-legazione di Urbi-
no, cui per tre anni in assenza del
CAR
presidente, governò da se. Nel 1704,
fii destinato al governo di parecchie
città; nel 1708 divenne chierico di
camera, e maggiordomo del Cardinale
Renato Imperiali, quando quel por-
porato andava legato a latere a Mi-
lano a Carlo VI, che ritornava dal-
la Spagna. Fu nunzio alia corte di
Toscana nel 1 7 i 3 ; segretario della
congregazion di Propaganda nel 1717,
e di quella dei vescovi e regolari
nel 1724: quindi Benedetto XIII,
ai 20 settembre del 1728, Io creò
Cardinale prete di s. Lorenzo in Pane-
perna, da cui passò al vescovato di
Albano, ove introdusse le maestre
pie, le quali forni di comoda abitazio-
ne colla spesa di tremila scudi. Di
poi sotto Benedetto XIV, nel l'j^i^
ebbe il vescovato di Ostia e Velie-
tri, nel quale si mostrò magnifico e
generoso coi poveri, e coi luoghi pii ;
per cui il pubblico di Velletri gli
eresse nel palazzo della ragione un
elogio assai magnifico. Contribuì al-
l'elezione di Clemente XI!, che nel
1789 gli diede la protettola del-
l'Ordine camaldolese; e dopo essere
intervenuto all' elezione di Benedet-
to XIV, morì santamente, come vis-
se, a Roma, decano del sagro Colle-
gio, nel 1755, di settantanove anni, e
ventisette di Cardinalato; e fi.i sepol-
to nella magnifica chiesa di s. An-
drea delle Fratte, ove gli fu eretto
un nobile avello.
CARAFFA DI Traietto France-
sco, Cardinale. Francesco Caraffa
della nobilissima famiglia dei duchi
di Traietto, nacque a Napoli a' 29
aprile 1722. Giimto all'età d'anni
ventidue, si recò a Roma, ove pii-
mieramente fu da Benedetto XIV
annoverato tra i suoi camerieri se-
greti, quindi venne aggregato fra i
protonotari apostolici del numero
de* partecipanti, S accessi yamente di-
CAR 249
venne vice legato a Ferrara per cin-
que anni , ponente della sagra con-
sulta , nunzio apostolico di Venezia,
segretario della sagra congregazio-
ne de' vescovi e regolari , finché
il Pontefice Clemente XIV, a' 19
aprile dell' anno 1778 , lo creò
Cardinale prete del titolo di s. Cle-
mente, donde passò come primo del
l'ordine presbiterale , alla chiesa di
s. Lorenzo in Lucina. Gli furono
assegnate varie congregazioni , e fu
prelètto di quella de' vescovi e re-
golari. Pio VI lo inviò in quali-
tà di legato apostolico a Ferra-
ra, ove lungamente restò la me-
moria del buon governo di lui per
le grandi cose operatevi ad utiHtà
pubblica. Ritornato in Roma, nel
1786, si adoperò sempre ne' mag-
giori affari della santa Sede, e sof-
frì molto nelle due invasioni fran-
cesi. Pio VII nominollo visitatore a-
postolico dell'arcispedale di s. Spi-
rito in Sassia, quindi gli conferì la
cospicua carica di vice-cancelliere, e
som mista di s. Chiesa, e perciò di-
venne commendatario della basilica
di s Lorenzo in Damaso. Finalmente,
encomiato per le virtù che l'adornava-
no, a' 20 settembre i 8 1 8, cessò di vi-
vere nella grave età di circa novan-
tasette anni, essendo il più antico
Cardinale. Conservò fino agli estre-
mi della vita l' uso di tutti i senti-
menti, ed una sanità perfetta in tut-
to il corpo. Le sue esequie vennero
celebrate in s. Maria in Vallicella, o-
ve fu tumulato temporaneamente,
per poi trasferirsi alla menzionata
basilica.
CARAFFA Marino, Cardinale.!),
Marino Caraffa principe di Belvede-
re nacque a Napoli a' 29 gennaio
1764, e recatosi in Roma, fece i
suoi studi e ricevette la sua educa-
zione nel collegio Nazareno. Caduto
2^0 CAR CAR
ammalato mentre i convittori suoi CARAMITA. Città vescovile della
compagni villeggi£^vano nell'ottobre diocesi di Armenia maggiore, dipen-
jn Albano, il Pontefice Clemente dente dal primo cattolico di Escmia-
XIV, che dimorava in Castel Gan- sin, arcivescovato con due chiese
dolfo, ordinò al suo medico monsi- suffiaganee. Si sa, che il suo vescovo
gnor Adinolfì, che in uno al dotto- Serapione successe al cattolico Mei-
re del collegio prendesse cura di chisedecco I, che aveva abdicato.
Jui. Dopo una lodevole carriera Caramita non sembra diversa da
prelatizia. Pio VII lo fece suo Caramit, o Amido (Fedi) di Me-
maestio di camera, poi maggiordo- sopotamia. Caramit è sulle sponde
iTio, prefetto de' sagri palazzi apo- del Tigri, ed é lo stesso che Diar-
stolici, quindi j nel concistoro del 2 3 bekir, e dove precisamente il pa-
febbraio 1801, lo creò Cardinale triarca caldeo Simeone recatosi a
dell' ordine de' diaconi, e poi gli con- Roma, sotto Giulio III, pose la sua
feri la chiesa titolare di s. Nicola in sede. Tir essa i successori di lui ri-
carcere Tulliano. Ma trovandosi il siedettero sino al i58i, in cui pas-
ramo della sua nobilissima famiglia sarono nel Curdistan. Tornati dipoi,
senza successione, implorò dal men- nel 1681, in Diarbekir, finalmente,
zionato Pontefice di rinunziare il nel 1827, i due patriarcati di Diar-
cjppello Cardinalizio. Nel concistoro bekir e Mossul, furono riuniti in
de' 24 agosto 1807, dopo la preco- quest'ultimo luogo, cioè in Bagdad,
iiizzazione di vari vescovi, aperta- CAR ANDINI Filippo, Cardinale.
si r aula concistoiiale, da alcuni pre- Filippo Caraudini, di nobile famiglia
lati nelle consuete forme fu fatta la modenese , nacque in Pesaro a' 6
istanza a nome del Cardinal Mari^ settembre 1729, nella qual città si
110 Caraffa di Belvedere. Pio VII ri- trovavano i genitori di lui, marche-
(jliiese il parere del sagro Collegio, se Gianlodovico, e contessa Osanna.
e nel condiscendere alla domanda , Ebbe la sua prima educazione nel
creò in di lui luogo altro Caldina- collegio, ove diede prove di talen-
]e diacono, che per altro riservò in to; ma rimasto vedovo il genitore,
petto . Quindi rimanendo il principe e recatosi in Roma, si pose in pre-
d. Marino libero del proprio stato, latura , e copri diversi impieghi.
$i congiunse in matrimonio con d. Chiamò il figlio a Roma affinchè
Anna M. Caetani dell'Aquila di completasse i suoi studi , locchè fece
Aragona , de' duchi di Laur^nzar con buon volere, e si distinse spe-
na, per conservare in Napoli il ra^ cialmente nel diritto canonico e ci-
mo della sua antica e rispettabile vile. Non andò guari, che dal duca
famiglia. di Modena Francesco III meritò di
CABALI A, o CARALLIA. Città essere nominato ministx'o presso la
vescovile della prima Pamfilia, nel- santa Sede, donde quel duca lo pro-
l'esarcato d'Asia, eretta nel quinto mosse a consigliere di stato, nel
.secolo, e sottoposta alla metropoli tempo in cui Pio VI lo dichiarava
di Sida, che, secondo Stefano di Bi- prelato domestico, conferendogli la
Sanzio, appartiene alla Lidia. Se ne carica di luogotenente del vicariato,
fa menzione negli atti del concilio per cui il suo sovrano gli permise
di Efeso, e si conoscono tre vescovi, rimanere in Roma. In progresso di-
che vi ebbero sede. venne vicegerente, e poi luogotenente;
CAR
cìoll'A. C, ove si fece grande ono-
re per la sua scienza legale , e per
aver potuto in tre anni discutere
più di settemila cause, onde lo stes-
so IMo VI volle premiarlo col cospi-
cuo posto di segretario della coi^-
gregaziono Cardinalizia del concilio,
e passati appena diciolto mesi, a' 29
gennaio 1787, lo promosse alla di-
gnità Cardinalizia, conferendogli poi
il titolo diaconale di s. Eustacliio ,
e la ragguardevole prefettura della
congregazione del Buongoverno. Ta-
le e tanta fu l'attività, e la dili?
genza, con cui esercitò questo uffi-
zio, che nei primi dieci anni della
carica, la rendita delie comuni dello
stato Pontificio si aumentò di cento
ventimila scudi. Nelle vicende del
J798, non andò esente dalle con-
seguenze della straniera invasione ,
e della prigionia di Pio VI. li suc-
cessore Pio VII , dalla menziona-
la prefettura lo trasfen a quel-
la del concilio, di cui era stato, co-
me dicemmo, segretario, e lo pre-
pose a visitatore perpetuo degli uf-
fici de' tribunali. Appartenne ezian-
dio alle congregazioni del s. offizio,
dell'esame de' vescovi, della laure-
tana, delle acque, e di quella eco-
nomica, e fu protettore della città
di Pesaro, e del conservatorio del
Carmine alle falde del Gianicolo.
Occupata Roma nnovamente dai
fi'ancesi, insieme allo stato ecclesia-
stico, deportato altrove Pio VII, il
nostro Cardinale dovette partire da
Roma a' 16 giugno 1809, per tras-
ferirsi nel regno italico, sotto pena
della confisca de' l)eni. Si trattenne
però a Tolentino , lusingandosi di
poter ritornare in Roma, ciocche es-
sendogli stato impedito, si recò in
Modena in seno alla propria fami-
glia, a' 9 luglio 1810. Ivi poco di-
poi, per ima breve malattia , cessò
CAR 25 1
di vivei^ a' 28 t^gosto 1810, ncl-
r età d'anni ottantaqno meno otto
giorni, e ventiquattro di Cardinala-
to. Furongli fatte solenni esequie
nella cattedrale dal vescovo di Mo-
dena, ed ivi fu sepolto fuori del-
l' altare di s. Geminiano in conni
epìstolaej come rilevasi dalla lapide
posta sul cadavere, per andave al-
l' altare del ss. Sacramento , lapide
che celebra le pregevoli , e distinte
doti di SI degno porporato.
CARATTERE (Characler). Se-
gno spirituale indelebile impresso da
Dio neir anima d' un cristiano per
mezzo di ajcuni sacramenti, cioè del
battesimo, della cresima, e dell'ordine
(Fedi), per cui non possono essere
conferiti più che una volta. Questo
segno è impresso ad ogni persona an-
corché eretica, qualora nulla sia man-
cato di essenziale nella loro ammi-
nistrazione , nella materia e iieila
forma. La realtà di questo caratte-
re è provata dai testi del dottore
delle genti san Paolo interpretati
dalla continua tradizione dei padri,
e dal senso e dalla pratica della
Chiesa, e si comprova ancora dalla
confessione medesima di tutte le
antiche sette . Dicono alcuni prote-
stanti essere il carattere un ritro-
vato del Pontefice Innocenzo 111.
Ma s' ingannano a partito, poiché il
gian dottore s. Agostino , che fiorì
parecchi secoli prima di lui , il co-
nobbe, come lo conobbero gli altri
antichi padri greci e latini , anzi
r intera Chiesa, la quale nei concilii
ecumenici propone non una fede
nuova, ma quella precisamente, che
sempre ha venerata e professata.
CARBONARI. vSettari, ch'ebbero
origine nel declinar del secolo XV Ili,
nelle piìi aspre montagne dell'Abruz-
zo, nel regno di Napoli. Così furo-
no i^ppellali, perchè i^ detta pioviu-
25^ CAR
eia sì fa gran quantità di carbone,
e perchè molti de' primi settari eser-
citavano quel mestiere. Si conobbe
a principal autore di tal setta certo
Capobianco, che diede riti, e pra-
tiche somiglianti a quelle de' Fran-
chi Muratori (^Ferli), e particolari
denominazioni . Chiamate sono in
questa setta baracche le loggie , e
vendite le adunanze. Conoscevansi
scambievohnenle i carbonari al toc-
carsi lamano , cioè segnando sulla
palma di essa col pollice ima croce
e dicevano di voler vendicare l'agnel-
lo ucciso dal lupo , intendendo per
l'agnello il Pvedentore, e pel lupo
il sovrano. Questo zelo, che affetta-
vano per la cattolica religione, era
posto in opera per guadagnare piut-
tosto la bassa gente, come in parte
sono riusciti.
Nel 1809 piantarono questi settari
la prima vendita in Capua , e se
odiavano dapprima egualmente il
proprio re, che i repubblicani francesi,
propagatori negli ultimi anni del de-
corso secolo della democrazia, in pro-
gresso peggiorarono nei divisamenti,
ed iniziavano i proseliti nei più letali
misteri tendenti alla distruzione del
governo monarchico. Un tal fine per
altro tenevano occulto alla loro clas-
se inferiore, e non lo partecipavano
se non à quelli , che aveano dato
chiare prove di analoghe disposizio-
ni. Allora venivano ammessi a tutti
i segreti della società, ed obbligati
al silenzio co' piìi terribili giuramen-
ti, sotto pena della vita dove l'aves-
sero menomamente violato. Trasfon-
devano nei loro addetti un nuovo
genere di fanatismo , sì coli' investi-
tura de' pugnali e sì coU'infiammar-
li al tocco tragico di (juest'arma mi-
cidiale. La classe di tali settari, che
chiamavano alla vendita, avea il di-
ritto di pronunziare sentenza di.mor-
CAR
te contro quelli, che avessero tradi-
to la società , e 1' esecuzione n' era
adìdata ai così detti buoni cugini.
Questa società , meno le forme
esterne e altre particolarità, avea i fini
medesimi delle società segrete di Fran-
cia, le quali negli ultimi anni del
passato secolo, e ne' primi del cor-
rente, posero a soqquadro molli re-
gni e nazioni. I carbonari, che per
diversi fini erano stati accarezzati
dagl'inglesi allorché presidiavano la
Sicilia , e dal re Gioachino Murat
nella sua infelice campagna del 18 15,
aveano trovato favorevoli occasioni
per radicarsi nel regno di Napoli,
propagarsi nello stato Pontifìcio, re-
gnandovi Pio VII , ed ordirvi una
congiura, nel 18 18, in Macerata, pe-
netrare nella Lombardia, e collegar-
si in Piemonte coli' altra società se-
greta denominata Adelfia , che ve-
nuta d' oltremonti avea fatto nume-
rosi settari, principalmente nelle rea-
li milizie. Fu allora, che scoppiata
la rivoluzione in Ispagna, istigarono
i malcontenti, i quali trovavansi nelle
truppe del re delle due Sicilie Ferdi-
nando I, e fatta causa comune, a' !»
luglio 1820, si mossero contro la
capitale, e costrinsero il sovrano a
giurare la costituzione delle Cortes
spagnuole. In Palermo la rivolta per
dieci giorni si abbandonò ai saccheg-
gi, ed alla carneficina. Così la car-
boneria apparecchiò i movimenti del-
l'Adelfia nel Piemonte, i quali, scop-
piati a' IO marzo 1821, ebbero per
conseguenza, che il re Vittorio Emma-
nuele abdicasse la corona, e che la
giunta rivoluzionaria usurpando il
supremo potere, si denominasse Con-
federazione italiana, e regno d'Ita-
lia, proclamando egualmente la co-
stituzione della Spagna.
Attaccato per siffatta maniera il
fuoco della rivolta nelle due estre-
CAR
m\ìl\ dell'Italia, Benevento soggiac-
que ad egual sorte, per un certo
Seiiante, che volle intitolarsi orga-
nizzatore {iella Carboneria. Un egual
moto rivoluzionario sottrasse dal soa-
ve dominio della sede apostolica an-
che Pontecorvo, ed un movimento
comparve pure in Civitavecchia, che
per altro fu felicemente represso. In
tali lagrime voli circostanze i carbo-
nari innondarono i dominii Ponti-
fìcii di proclami in nome óeìVunio-
nc palriotica per lo sialo romano,
chiamarono sotto le insegne loro ai
quattro campi, che vennero designa-
ti presso Pesaro, Macerala, Spoleto
e Prosinone, e facendo i settari una
irruzione, occuparono Ripalransone,
alzando ovunque la bandiera trico-
lore, proclamando la costituzione
delle Cortes , promettendo mari e
monti, e dilapidando invece le pub-
bliche casse, estorcendo contribuzio-
ni, e liberando i detenuti nelle car-
ceri. Accolti nondimeno dai sudditi
pontificii con disprezzo , fu agevole
al vigile prelato delegato d' Ascoli ,
che era allora l' attuale uditore di
Rota monsignor Giuseppe Antonio
Zacchia, respingerli colle milizie del-
la Chiesa.
Essendo mira de' carbonari Io
spargere anche il veleno delle sug-
gestioni a danno della religione cat-
tolica, sotto r ipocrite zelo di essa,
e sotto l'effimero amore per la feli-
cità de' popoli, il Pontefice Pio VII
a premunire gì' incauti , a' 1 3 set-
tembre 1821, emanò la bolla di
scomunica contro i carbonari, Ec-
clesiani a Jesu Chrislo fundalam.
Avverte pertanto in questa il prov-
vido ed immortai Pontefice , che
» fingono i carbonari principalmen-
» te una singolare osservanza, e cer-
♦» to affettato favore per la cattolica
>* religione, e pei' la persona e dot-
CAR 253
trina di Gesù Cristo Salvator no-
stro, che empiamente osano tal-
volta chiamare rettore e maestro
grande della loro società .... ma
che dai documenti autentici 1 ile-
vasi, che i carbonari particolar-
mente a dar piena licenza a cia-
scuno di formarsi col proprio in-
gegno, e colle sue particolari opi-
nioni una religione da seguire ,
introducono l' indifferentismo in
religione, di cui non può imma-
ginarsi cosa più fatale, a profana-
re, e corrompere con nefande ce-
rimonie la passione di Gesù Cri-
sto , a disprezzare i sacramenti
della Chiesa ( a' quali mostrano
di sostituirne colla massima scel-
leratezza altri inventati da se) e
i ministri stessi della religione cat-
tolica, e a rovesciare la sede apo-
stolica , contro la quale , giacche
in essa sta sempre il principato
della cattedra apostolica, serbano
un parziale odio, e meditano di-
segni avvelenati e perniciosi " .
Espone quivi che egualmente noci-
vi sono a' costumi i precetti di que-
sta setta » che impudentemente fa-
« vorisce le voluttà più sfrenate ,
>» insegna essere lecito uccidere quei
» che non avessero osservato il giu-
i> ramento del segreto .... e nelle
» sedizioni eccitate, spogliare del lo-
*> ro potere i re , e gli altri impe-
M ranti, che ingiuriosamente, e spes-
ai so osa chiamare tiranni ". Fi-
nalmente Pio VII, esposte nella
bolla le funeste dottrine dei car-
bonari , richiamò alla memoria le
censure ecclesiastiche fulminate dai
Pontefici predecessori contro i Fran-
chi Muratori, comandò che i fedeli
debbano astenersi da tale società sot-
» to pena di scomunica, che da tut-
>» ti i contravventori s' incoi rerebbc
» sul latto, e senza alcuna dichia-
i^ CAR
» razione, e dalla quale iiiuno po-
** tra venire assoluto se non dal
« romano Pontefice, meno in punto
« di morte '*. Comandò inoltre sotto
h medesima peha di scomunica la
denuncia a' vescovi, o ad altri cui
spetti, de' colpevoli , condannò pure
tutti i libri, e i catechismi delle set-
te, ne proibì la lettura , e he pre-
scrisse la consegna agli Ordinari, o
ad altri, cui appartenga.
Quindi ovunque i rispettivi so-
vrani colle armi repressero questi
settari sovvertitori della pubblica
quietej ed essendo successo nel 1823
a Pio VII il Papa Leone XII, mo-
strò il più grande impegno colitro
di loro. F. Vita di Pio VII, t. IV
di Pistoiesi, e principalmente Barruel,
nella Storia del Giacobinismo.
CARBONEFftANCEsco, Cardinale.
Francesco Carbone, o Carbonari©,
patrizio napoletano, diede il suo no-
me ai cistcrciensi, e giovanetto an-
cora era pio e dotto. Nel 1882, Ur-
bano VI lo promosse a vescovo di
Monopoli, e lo avea spedito nunzio
a Napoli al re Ladislao contro la
regina Giovanna , ove si contenne
a maniera di soddisfare alla s. Sede.
Il perchè lo stesso Urbano lo cieò
Cardinal prete di s. Susanna, nel di-
cembre del i38r, poi vescovo di
Sa[)ina, penitenziere maggiore, arci-
prete della basilica lateranense, pro-
tettore dell' Ordine dei minori, e del-
le Clarisse, cui assoggettò alla cura
dei frati minori, munito del diplo-
ma il ministro generale, eh' era a
Mantova per presieder al capitolo
universale dell' Ordine. Per la sua
avvedutezza e destrezza nel condur-
re a buon fine difficilissimi impegni,
assai caro divenne a Bonifacio IX,
che lo spedi legato apostolico in
varie provincie , perchè scegliesse
a predicar contro l'eiesia i più va-
CAR
lenti predicatoli ; dappoi lo spedì a
tranquillare la rivoltosa Fuliguo, che
perseguitava non solo il governatore
perpetuo della Marca Andrea Toma-
celli y ma se l' avea presa anche colla
s. Sede. Fu al conclave d' Innocenzo
VII, presso al quale godeva molto
credito, alle legazioni di Spoleto, Vi-
terbo e Perugia, e le sostenne con
grande onore della Chiesa e proprio;
poi quasi d'improvviso morì a R.o-
ma nel i4o5, compianto da tutti
come sostegno della Chiesa Romana,
ed ebbe tomba nella metropolitana
di Napoli, con elegante iscrizione.
CARBONE Giovanni, Cardinale.
Giovanni Carbone, o Carlone, napo-
letano, da Panvinio e Ciacconio viene
annoverato tra i porporati di Urbano
VI, cui egli promosse nel i384; i
quali due scrittori a crederlo tale si
appoggiano ad alcuni manoscritti
rinvenuti presso il Cardinale Trivul-
zio, il primo a raccoghere materiali
per la storia dei Cardinali, e le cio-
niche di Sicilia. Credono poi, die il
nostro Carbone morisse prima di
Urbano, poiché non si ritrova il
nome di lui fra gli elettori di Bo-
nifacio IX. Contelorio dice, che Gio-
vanni Carbone non fu mai Cardinale,
sibbene padre al Cardinal Francesco
dello stesso nome.
CARBONE GuLiELMO, Cardinale.
Gulielmo Carbone di Napoli, fratello
al Cardinal Francesco dello stesso
nome, divenne arcidiacono di Aqui-
leia, e protonotario apostolico; poi
Bonifacio IX, nel i395, lo pro-
mosse al vescovato di Chieti, ove
fece palese quello spirito di pietà
e di zelo, che lo animava al bene
della sua greggia, e al sovvenimen-
to dei poverelli. Quindi, nel i4ii.
Giovanni XXIII lo creò Cardinal
prete di santa Balbina, e nel suo
viaggio per Roma venne fatto pri-
CAR
giono da Liìiidulfb Colonna, il quale
dopo non molto tempo lo rimi-
se in liberta. Gulielmo , anziché
riseiitii*sene col Pontellce, lo scu-
sò, e gli ottenne il perdono, ben-
ché Ughellio scriva, che il Papa sco-
municò il Colonna, ne lo prosciolse
dalle censure prima ch'egli accordasse
ai Carbone la libertà. Morì a Na-
poli, e fu sepolto in quella metro-
politana nella cappella della propria
famiglia presso il Cardinal suo fra-
tello. Benché Ciacconio e Panvinio
non parlino di questo Cardinale ,
nulladimeno é certissima la promo-
zione di lui, dacché in un suo breve
r attesta chiaramente Martino Papa
V, secondo lo dimostra Ughellio,
Italia Sacra ^ tom. VI, pag. 749.
CARBOxNEANO (da) Filippo. F.
Filippo da G arboneano.
CARCABIA. Sede vescovile della
provincia Bizacena nell' Africa occi-
dentale, sotto la metropoli di Adrii-
melo, o Hadramituniy eretta nel IV
secolo. Il vescovo di Carcabia Dona-
ziano fu alla conferenza di Carta-
gine, e l' altro rinomato vescovo
\ittoriano intervenne al concilio di
Cabarsusa, e poi fu deposto in quello
di Bagaja. V. S. Aug. lib. Ili can-
tra Creso.
CARC ASSONA ( Carcassonen. ).
Città con residenza vescovile nel re-
gno di Francia, nella provincia di
Linguadoca , capoluogo del diparti-
mento dell' Aude. Carcasse é anti-
ca città, da Plinio anche appellata
P olcariun Tectosagum, ponendola
fra quelle della provincia Narbone-
se , con privilegio del diritto latino
di governarsi da sé medesima. Essa
è vantaggiosamente situata sulle ri-
ve dell' Aude, che la divide in alta
e bassa. Nella prima si vede alzata
una forte citladella , costrutta nel
medio evo, e vi si trova la caite-
CAR 25;?
drale, mentre la bassa presenta un
regolare quadrato , e viene da vie
rettilinee , e da regolari edifìzi ab-
bellita. 11 nuovo canale vi forma un
comodissimo bacino, e la comuni*
cazione col gran canale di Lingua-
doca riesce assai utile. I primi abi-
tatori di Carcassona furono i volsci
tectosagi, e sebbene la sua origine
non si conosca, a' tempi di Giulio
Cesare era già importante. L' impe-
ratore Onorio la donò, in uno a
tutta la Gallia Narbonese, a' visigo-
ti, i quali nell'anno 44^ fortifica-
rono la città, e fabbricarono le tor-
ri, che tuttora fiancheggiano le vec-
chie mura, riguardate come prege-
voli monumenti delie antiche forti-
ficazioni. I saraceni venuti dalla Spa-
gna, nel 724, la tolsero ai visigoti,
che vi avevano ti asportato i loro te-
sori, e il bottino di Roma come luogo
di sicurezza , ma però la conserva-
rono sino al 759, epoca in cui Pi-
pino // Pìccolo sottomise tutta la
Settimania, o Gozia, e la riunì alla
corona di Francia, e l'eresse in con-
tea. Nel tempo delle crociate contro
gli albigesi vi fu stabilita la sagra
inquisizione ; e durante le guerre di
quegli eretici fu presa, ripresa e ro-
vinata. Agli albigesi, nel 1226, la
tolse Luigi Vili, e finalmente il suo
antico conte Raimondo di Trinca-
velo, nel r 247, la cedette a s. Lui-
gi IX, insieme a qualunque diritto
sulla contea di Carcassona. Questa
città si rese rinomata per le sue
fabbriche di ottimo panno, che prin-
cipalmente invia in America, e pegli
scali del Levante.
La sede vescovile di Carcassona fu
eretta, secondo Com man ville, l'anno
3'.>,o, e secondo il Manuel des dates,
nel 5o7, divenendo prima sulfraga-
nea di Nurbona, poi di Tolosa, come lo
è presela temente. La chiesa cattedrale,
^56 CAR
monumento gotico del secolo XI ,
adorna di belli vetri colorati, è de-
dicata in onore dei ss. Nazaro e
Celso martiri. Il capitolo seguì la
regola di s. Agostino, e visse in co-
mune fino al Pontificato di Euge-
nio IV, il quale lo secolarizzò per
le istanze del vescovo di Carcasso-
na Gottifredo Pampadour. Compo-
nevasi il capitolo di quindici cano-
nici, compreso il cantore , e le tre
dignità di diacono, arcidiacono, e
tesoriere, oltre parecchi prebendati;
ma poi fu ridotto a dieci canonici.
JVella diocesi eravi eziandio un ca-
pitolo a Monte Reale di quindici
canonici , con tre dignità , quattro
abbazie, parecchi Ordini religiosi
d'ambo i sessi , tre ospedali , e tre
case della misericordia, assistite dal-
le suore di s. Francesco de Paolis.
Il vescovo, assistito da otto vicari ,
avea il diritto di sedere agli stati
di Linguadoca, e godeva la rendita
di ti'entacinque mila lire, con sei
mila fiorini di tassa alla camera a-
postolica ; più altre seicento lire da
pagarsi alla regia camera dei conti.
Dall' epoca, in cui Carcassona diven-
ne seggio episcopale, sino al regno
di Pipino, non si Icgi^e che i ve-
scovi fossero intervenuti ai concili
gallicani, ma soltanto a quelli di
Toledo, dappoiché la Setti mania, o
Gozia, alla quale Carcassona appar-
teneva, era soggetta prima a' goti,
e poi a' saraceni, che nella Spagna
aveano la sede del loro impero.
Finalmente Carcassona fu onora-
ta dalla presenza di Clemente V,
nel i3o9, giacche avendo quel Pon-
tefice stabilito la sede apostolica in
Avignone, vi si recò accompagnato
da nove Cardinali , ed a' nostri gior-
ni da Pio VII nel i8i4, allorquan-
do, dopo cinque anni di deporta-
zione, faceva ritorno a Pcoma. Co-
CAR
testo viaggio fu il più splendido
trionfo per sì magnanimo Pontefice,
e per la religione. Si legge pertan-
to nel Pistoiesi, Fìta di Pio VII,
t. III, pag. 177, che partito il Pa-
pa a' 2 3 gennaio da Fontainebleau,
gli abitanti di Carcassona attesero
il passaggio di lui sulla strada, es-
sendovi alla testa il vescovo, Arnal-
do Ferdinando della Porta, fatto
da lui vescovo di Carcassona a' 3
settembre 1802, locchè riuscì di pa-
terno gradimento a Pio VII , che
mostrossi egualmente sensibile ad un
discorso pronunziato dal prefetto
della città, il quale inoltre Io sup-
plicò a benedire la propria spada
depostagli a' suoi piedi. Vuoisi che
il Papa sorridendo rispondesse : ma
questo e un istrotnento di guerra,
non di pacej e che il prefetto sog-
gi ungesse : io assicuro vostra San-
tità di non farne cattivo uso : mo-
tivo per cui il Pontefice la benedì.
CARCERE {Career). Custodia,
prigione, luogo pubblico, dove si
tengono serrati i rei. La parola car-
cere career, deriva a coercendo, dal-
l' infrenare e contenere. Il primo
carcere o prigione, di cui la sacra
Scrittura abbia fatto menzione , è
quella nella quale fu chiuso Giu-
seppe ingiustamente accusato dalla
sposa di Putifar, e nella quale tro-
vò per compagni d' infortunio il
grande coppiere, e il grande panet-
tiere di Faraone re d'Egitto; dal
qual carcere, in premio della sua in-
nocenza. Dio collocò Giuseppe sul
primo seggio dopo il possente mo-
narca del medesimo paese.
La necessità di punire i delitti, e
di reprimere l' audacia de' primiti-
vi romani , costrinse Anco Marzio ,
che, neir anno 1 1 2 di Roma ne di-
venne il quarto re, ad erigere in
questa città il primo carcere, e Ser-
CAR
vio Tullio, il quale ascese al mede-
simo trono l'anno 1 74, vi aggiunse
il secondo. Per eguali motivi tutti
gli altri legislatori, e capi delle na-
zioni costruirono tal luogo di pena,
che ora prese il nome dal suo fon-
datore, ora dall'uso cui era desti-
nato , ed ora dalla sua medesima
forma. Quindi leggiamo, che il car-
cere dai cipri dicevasi ceraunosj dai
popoli di Tessaglia, Creta, ed Ate-
ne, labyrinthus j corvus, haralhrumj
dai messinesi thesaurus^ dai siracu-
sani latomiaej dai lacedemoni de-
casy dagli etiopi heliotrapeza, dai
beozi coraXj presso i persiani le-
ihes, nella corte del tiranno Geli-
mero presso i cartaginesi, career o-
blivionis^ malevolentiae faniim, an-
cori j cioè cubiti Jlcxus, nella Caria
termeriOj in Cizico profiindum maris.
Il carcere costantinopolitano nel pa-
lazzo imperiale, si chiamava carcere
eburnea o bronzina^ quello di Ca-
ligola chiamavasi galeagra j quello
de' ladri solca dirsi puteuSj hypo-
geuni, barathruni, quello de' servi
vrgastulum, e qualunque carcere ge-
nericamente diceasi dagli antichi
janua carontica.
In quanto al custode delle carce-
ri, si legge presso Paolo Diacono
nella vita di Foca imperatore , ne-
gli atti di s. Cipriano e nel codice
Teodosiano, che chiamavasi col vo-
cabolo strator, ma il Macri avverte,
che si deve piuttosto leggere slator.
Trovo poi in una leggenda presso
il Surio, tom. I julii. Bull. p. 3o3
negh atti de' ss. Processo e Marti-
ni ano, che custodirono nel carcere
Mamertino i ss. apostoli Pietro e
Paolo ; Erant autcm iisdeni b. b. a-
postolis custodìendis deputali milites
multi, inter rpios erant duo magi-
siriani melloprincipes Processus et
Ahwtinianus. Ed il Macii alla pa-
vor. IX.
CAR a'^T»
rola Cellerarius avverte, che fu an-
che chiamato cellarìus ^ col qual
nome significossi più volte la custo-
dia, o carcere, che era nel patriar-
chio, o palazzo lateranense, il cui
soprastante veniva denominato Cel-
larius.
Dai diversi passi degli storici gre-
ci e romani si legge, che presso di
essi le carceri erano composte di
camere più, o meno disgiunte e
spaventose , sotterranee ed oscure ,
particolarmente quelle pei dehn-
quenti di gravi delitti. Talvolta i
prigionieri non erano custoditi se
non che in un semplice vestibolo,
nel quale godevano la libertà di ve-
dere i loro congiunti ed amici : tal-
volta ancora, e principalmente, se-
condo la natura dei delitti, essi era-
no chiusi entro sotterranei oscuri ,
e dentro fosse profonde, umide e
infette; ed anticamente la maggior
parte delle esecuzioni capitali del-
l'estremo supplizio, si facevano nel-
le carceri, massime per riguardo a
coloro, ch'erano condannati ad es-
sere strangolati, od a sorbire il ve-
leno.
Sì sa inoltre, che nei tempi an-
tichi i rei di piccole colpe non sem-
pre erano tenuti nelle carceri , ma
talora, mediante sicurtà o cauzione
d'alcuno, si permise che l'avessero
nelle proprie abitazioni coli' astenersi
dall' uscirne ; e talora si tennero se-
questrati, e guardati in luoghi par-
ticolari, meno incomodi delle carce-
ri. Così fu permesso a s. Paolo di
abitare una casa presso la prigione,
come sì ha da s. Luca capo 28 .
Leggesi anche in s. Girolamo, che le
persone ragguardevoli solevano con-
fidarsi alla custodia de* magistrati,
e senatori. Non così i tiranni di Si-
cilia, che fecero custodire i rei nel-
le latomie, cioè né' luoghi ove si
»7
a58 CAR
cavavano e tagliavano le pietre pe-
gli edifìcii : tiUtavolta alcuni credet-
tero le latomie j, o lapidtcinae , es-
sei'e vere carceri scavate nella pie-
tra, o nelle roccie, oppure vaste
cave, le cui aperture chiudevansi
diligentemente. Secondo l' uso e le
leggi de' romani, i carcerati nel gior-
no godevano un poco di libertà ,
ma nella notte si custodivano con
doppie guardie: gli uomini erano
separati dalle donne, ed a quei, che
non avevano con che sostenersi, si
distribuivano alcune oncie di pane. Al-
cuni erano legati con ceppi e ca-
tene, le quali anticamente chiama-
vansi nervi, giacche i nervi furono
prima usati per legare le persone ;
e quando un carcerato veniva tro-
vato innocente, per dimostrare ch'e-
gli non era colpevole, non si scio-
glievano i legami, con cui era stato
avvinto, ma si tagliavano.
Vari poi furono i modi atroci,
co' quali obbligavansi i detenuti a
confessare i piopri delitti, o a fare
importanti manifestazioni ; torture
che furono abolite negli ultimi tem-
pi. Altri per condanna venivano ri-
legati in luoghi insalubri , altri a
cavare i metalli. Ed a tali castighi
nelle pei*secuzioni de' primi secoli
della Chiesa soggiacquero i cristiani,
onde sappiamo che il Pontefice san
Sotero del 175, secondo il pio co-
stume de' suoi predecessori , usato
.sino dalla nascente Chiesa, spediva
copiosi soccorsi ai bisognosi di remo-
tissimi luoghi, massime a quelli, che
nelle persecuzioni erano condannati
per la fede a scavare i metalli , o
a lontano esilio dalle loro patrie.
E perciò si facevano anche delle
collette dagli altri cristiani. Inoltre
ai cavatori de' metalli , con ferro
ardente, per infamia era impresso
in fronte un M, come ai calunnia-
CAIl
tori un C. Ma delle Carceri degli
antichìj e del modo di tormentare
in esse i rei^ V. il p. Menocchio
nelle sue Stuore, tora. Ili, pag. 349,
capo VII.
Le carceri non solo servirono agli
ecclesiastici ( V, Carcere degli Ec-
clesiastici ) per salutare correzione
e punizione delle loro mancanze ;
ma altresì furono luoghi da loro
illustrati, fino dal principio della
Chiesa, con eminenti virtù, pazienza
e rassegnazione in sofferiie, ad esem-
pio e per amore di Gesù Cristo,
persecuzioni e tormenti. Anzi sono
innumerabili i santi , e i martiri,
che vi lasciarono la vita, onde tal-
volta furono tali carceri cangiate in
chiese , come sono in Roma la
chiesa di s. Pietro in carcere, chia-
mata volgarmente di s. Giuseppe
de' falegnami, perchè sopra vi fu
edificata la chiesa di tal santo, ove
stettero carcerati i principi degli apo-
stoli, secondo che in appresso si dirà.
Siccome in detta città il levita san
Lorenzo fu carcerato in casa d' Ip-
polito cavaliere romano, essendo
questi convertito dal santo alla fède,
egli fece scaturire in detto luogo un
fonte prodigioso, e quindi tal car-
cere fu ridotto in una chiesa , cui
fu dato il nome di s. Lorenzo in
fonte, presso la via Urbana alle
radici dell' Esquilino ; la qual chiesa
ultimamente fu restaurata.
Non sia discaro, che qui si riporti
qualche fatto principale sulle prigio-
nie e carcerazioni, cui soggiacquero
tanti Sommi Pontefici per confessare
la fede, per opporsi con petto sacer-
dotale ai funesti scismi ed eresie, e
per difendere con fortezza d' animo
i diritti della Chiesa.
Abbiamo pertanto dagli Atti apo-
stolici, e. yil, 47> c^^e s. Pietro, il
primo de' rooaani Pontefici, fu da
CAR
Erode Agrippa, nemico della nascente
Chiesa cristiana, latto porre in cai'-
cere in Gerusalemme, donde fu
liberato da un angelo; e in Roma
per r ira di JVerone contro i novelli
seguaci del vangelo, venne gettato,
nel carcere Mamerlino, o Tulliano,
alle radici del Campidoglio , ove
ancor oggi si conserva un fonte
d' acqua , che prodigiosamente sgor-
gò da un sasso, allorquando volle
ivi battezzare i due carcerieri santi
Processo e Martiniano, con altri
quarantasette individui, i quali tutti
subirono glorioso martirio. In questo
carcere il santo Pontefice stette le-
gato per nove mesi con ima catena,
che poi essendo stata collocata nella
chiesa di s. Pietro in Viiiculis col-
r altra, con cui fu avvinto in Geru-
salemme, miracolosamente le due
catene si riunirono, come si potrà
vedere all' articolo Catene, Questo
carcere racchiuse anche l'altro apo-
stolo s. Paolo, ove arabidue sofleri-
rono infiniti disagi, finche Nerone
inviperitosi viemmaggiormente con-
tro di loro, dopo averli fatti battere
a due colonne, ne ordinò il marti-
rio. Oltre la menzionata fonte, in
detto carcere si conserva alla vene-
razione de' fedeli la colonna, ove
stette legato s. Pietro, e la pietra
cui lasciò impressa la propria im-
magine nel violento urto col capo,
a cui lo spinse un soldato mentre
scendeva per le scale della prigione.
Quindi dai cristiani de' primi tempi
fu ridotto il carcere in oratorio, e
dal Pontefice s. Silvestro, eletto nel
3i4, venne consacrato, e dedicato
al medesimo principe degli apostoli.
Nel iSSg, avendo l* arcìconfrater-
nita di s. Giuseppe de falegnami
( Vedi ) acquÌ!>talo T oratorio , vi
fal)bricò sopra una chiesa di legno,
e poi nel 1 598, con architettura di
CAR !259
Giov. Battista Montani milanese ,
quella che presentemente esiste. Di
questo carcere eruditamente scrisse
Francesco Cancellieri nelle sue No-
tizie del Carcere Tulliano detto poi
Mamertino ec. Roma 1788. Dice
egli, che poi furono custoditi nella
stessa prigione in diversi tempi i
ss. martiri Palmasio console, Sisto
II Pontefice del 260 , Felicissimo
ed Agapito diaconi, Lorenzo archi-
levita, Eusebio prete, Marcello dia-
cono e compagni, Crisanto e Daria
conjugi, s. Lucia vedova, Geminia-
no, Abbondio prete, Abondanzio e
Sisinio diaconi , Ciriaco, Largo, Sma-
ragdo e Crescenziano , riportando
le diverse opinioni degli autori, se
nel medesimo carcere sieao stali
rinchiusi i ss. Ignazio, Teoforo, e i
Pontefici Alessandro I, creato l'anno
121, e Stefano I, eletto nel aSy,
non che s. Martina.
Quasi tutti i Pontefici de' primi
secoli della Chiesa furono innanzi il
loro martirio posti in orride carceri.
Cessate poi le persecuzioni contro ì
cristiani , nel IV secolo, i Papi di
quando in quando soggiacquero a
quelle per aftiontare le eresie, e per
sostenere illibato il dogma, e la pu-
rità della fede, aggiungendosi spesso
per essi alla prigionia anche la morte.
Egualmente ne' funesti scismi susci-
tati dagli ambiziosi ed indegni ec-
clesiastici, e nelle guerre delle fazio-
ni ne' bassi tempi , le cui barbarie
giunsero al sommo, andarono sog-
getti a simili patimenti. Fu pertanto
s. Giovanni I, per oixiine del re
Teodorico fautore degli ariani (pei
quali nel 356 fu esiliato Papa san
Liberio da Costanzo imperatore )
messo in una prigione, e cacciato
in esilio l'anno 526. S. Leone HI,
nel 799, hi cacciato in carcere da
Pasquale e Campolo, che ne vote-
iGo CAR
vano usurpare la dignità, cavando-
gli in carcere gli occhi e la lingua,
che però nel medesimo giorno gli
vennero restituiti per intercessione
de' ss. apostoli Pietro e Paolo. Gio-
vanni Vili fu posto in carcere da
Lamberto conte di Spoleto, e da
Adalberto marchese di Toscana nel-
rSyS, perchè da lui condannati quah
predatori delle città appartenenti
alla Chiesa romana. Una fazione,
neir 897, mise in carcere, ed ivi
strangolò Stefano VII. Nel 908,
Leone V, e Cristoforo morirono
eziandio in carcere, il primo accuo-
rato per vedersi dal secondo spoglia-
to del pontificato, e Cristoforo per
esservi stato confinato da Sergio III
in punizione del misfatto. Fra le altre
barbarie dello stesso secolo si racconta
la morte, che, nel 928, ebbe in pri-
gione Giovanni X, per opera della
possente Marrozia, che altrettanto
poi fece nel 986 con Giovanni XI.
Nello scisma dell' antipapa Leone
VIII fu deposto, nel 964, il legit-
timo Benedetto V, che Ottone I
consegnò in Germania alla custodia
dell'arcivescovo di Amburgo. Nell'an-
no 974 > l'antipapa Bonifacio VII
fece strangolare nelle carceri di Ca-
stel s. Angelo Benedetto VI, e poi
nell'anno 985 nella medesima carcere
anche Giovanni XIV, che vi mori
di fame, o di veleno. S. Leone IX fu
imprigionato in Benevento dai nor-
manni, nel io53, ma venne trattato
co'più alti riguardi. Nella grave ver-
tenza delle Investiture ecclesi astiche ^
che divise il sacerdozio dall' impero
per più di quarant'anni, il romano
Quinzio partigiano di Enrico IV
imperatore, mentre s. Gregorio VII
celebrava messa nella basilica libe-
riana, nella notte di Natale, ferì
gravemente il Papa, e lo arrestò
come un ladro. Ma sdegnato il po-
CAR
polo per sì orrendo attentato, corse
alla casa di Quinzio, l'atterrò, e
mise in libertà il Pontefice, il quale
s'interpose per l'assassino, affinchè
non fosse fatto a pezzi. Quindi per
le stesse vertenze Enrico V, nel
IMI, fece prigione Pasquale II,
obbligandolo a concedergli le inve-
stiture, concessione, che poi rivocò,
siccome estorta con violenza; ed
appena nel 1 1 1 8 fu eletto in suo
successore Gelasio II , Cencio Fran-
gipane, seguace delle parti imperia-
li , sacrilegamente trasse in sua casa
il Papa, e ve lo tenne prigione,
finché il prefetto di Roma, ed altri
lo obbligarono a lasciarlo. S. Cele-
stino V, dopo aver rinunziato il
pontificato, fu per cautela della sua
gran semplicità posto in un carcere
nel castello di Fumone, ove morì
nel 1296. In Anagni , nel i3o3,
Nogaret, e Sciarra Colonna, dopo
aver oltraggiato Bonifacio Vili, mi-
nacciarono di condurlo prigione in
Francia. Nel famoso scisma, in cui
ad un tempo venivano riconosciuti
per pontefici Gregorio XII , e Gio-
vanni XXIII, oltre l'antipapa Be-
nedetto XIII, questi nel concilio di
Costanza fu scomunicato, il primo
rinunziò, e Giovanni XXIII essendo
fuggito, nel i^i5, fu preso, e man-
dato prigione ad Eidelberga, indi
a Monaco, ove stette per quattro
anni custodito in carcere da alcuni
tedeschi, senza che fra loro s'inten-
dessero, finché scappò nel 14^9 per
gettarsi a' piedi del legittimo Mar-
tino V, il quale lo creò decano del
sagro Collegio. Il Pontefice Clemente
VII, quando l'esercito di Borbone,
nel i52 7, si recò a Roma, rifu-
giossi in Castel s. Angelo in cui
stette assediato per sette mesi, fin-
ché costretto ad arrendersi a duris-
sime condizioni, ciò non pertanto
CAR
venendo riguardato qual prigioniero,
evase e fuggi in Orvieto. Finalmente
sono poi troppo note le prigionie,
e i trattamenti da ultimo gloriosa-
mente sopportati in difesa dei diritti
della Chiesa, dagl'immortali sommi
Pontefici Pio VI, Bruschi, e Pio
VII, Chìaramontij ambedue di Ce-
sena.
Delle carceri orribili parlano tut-
te le storie del medio evo, singo-
larmente della Germania, della Fran-
cia, dell'Italia. S'immaginarono gab-
bie di ferro, nelle quali chiudevan-
si persone, e talvolta vi si lasciava-
no morire di freddo e di fame. La
carità cristiana, e l' incivilimento eu-
ropeo soppressero tutte le pene cru-
deli, e generalmente si pensò, ad e-
sempio de' sovrani Pontefici, a mi^
gliorare lo stato delle prigioni, preci-
puamente di quelle destinate a tene-
re rinchiusi individui, di cui fosse
dubbia la reità, o l'innocenza. In
Francia da lungo tempo l'ammini-
strazione pubblica si occupò del mi-
glioramento de'luoghi di detenzione,
cioè nel regno di Luigi XVI dopo
il 1780, onde in progresso, e nel
1819 in Parigi s' istituì una società
per recare alle prigioni que' miglio-
ramenti, che richiedono la religione,
la morale, la giustizia e l'umanità.
A questa furono dirette le sollecitu-
dini, gli studi, e le ricerche del be-
nemerito inglese Howard, per por-
gere sollievo a' carcerati, al quale
oggetto intraprese lunghi viaggi per
r Europa, visitando colla massima
dihgenza le case di forza, ed altri
luoghi di detenzione, e tornato ìi\
Inghilterra pubbhcò un'opera vera-
mente classica sulle prigioni, la qua-
le in generale produsse ottimi ef-
fetti, essendosi provveduto tanto al-
la salubrità delle carceri, che al mi-
glior trattamento de' prigionieri. 11
CAR 261
titolo dell' opera pregievolissima di
Howard è: The state of the prì-
sons in England ond Wales, with
preliminary chservations , and an ac-
count ofsonie forcing prisons and
hospitalsy London 1792. Sulle car-
ceri antiche e moderne sono a con-
sultarsi, Jos. Laurentii, Varia sacra
Gentìliiim e. XVL in t. VII : Anti-
quit. Graec. Gronovii p. 212, et in
ejus Philomathia, Vicentiae 1 63 1 ,
et Lugdunii i666, et in ejus disqui-
sitione de tormentis in eadem Phi-
lomathia, et in t. VI Ant. Graec.
Gronovii pag. 8690; Zenodorus in
Collectaneisj Erasmus Adagior. Chil.
2. Cent. I cap. 96 ; Antonius Bom-
bardinus De Carceribus veterum. Pa-
la vii 1 7 1 3 ; D. Carlo Ilarione Pe-
titti. Della condizione attuale delle
carceri, e del sistema di migliorar'
le, Torino 1 840 ; Scanarola, De vi-
sitatione carceratorum , libri tres ,
Romae typis R. C. Apostolicae 1 655,
indi ristampato nel 1676; Charles
Lucas, De la reforme des prisons
ou de la theorie de V empresonnemeni
Paris i836; L. M. Moreau Cristo-
phe. De la reforme des prisons en
France, Paris i838. Il medesimo,
de V état actuel, et de la reforme
des prisons enAngleterre, Paris 1 838,
Duepetiaux, Des progres et de V è-
tat actuel de la reforme peniten-
tiaire, Bruxelles i837;Grellet Vam-
my Manuel des prisons, e Volpi-
cella, Dell'ordinamento delle pri-
gioni, Napoli 1837. In Germania è
benemerito di questi studi il signor
Julius, che ha stampato vari scritti
su tale materia.
CARCERI Ecclesiastiche. La Cliie-
sa ebbe pure le sue prigioni non solo
per punire gli ecclesiastici colpevoli,
ma anche per somministrar loro i
mezzi di fare penitenza. Tale ap-
punto era Io scopo di quelle ox\xi&*
^^^ CAR
ri tanto conosciute nelle antìclie co-
stituzioni ecclesiastiche sotto il no-
me di Decania^ di cui dice il Ma-
cri : Executor autem litìum consti-
tìitns in decanicis ccclesìarum rc"
cludalur, conìpetenles poenas lui-
turus. Julian. constit. 7 3. Questa
Decania, o carcere ecclesiastica, da
molti autori fu confusa col Diaco-
nium, il quale era in vece la sa-
grestia , ovvero il luogo contiguo
alla chiesa , ove il vescovo rice-
veva i pellegrini. V. Cancellieri
nel tomo I De secretariìs eiJmicO'
rum, et christianorum in par. IV.
Synlagmatis, cap. VII, de Deca-
ìlio, et Decanicìo p. 579. Lo stes-
so Macri dice, che cliiamossi Cate-
chumenum quel luogo destinato in
chiesa pei catecumeni ; e soggiunge,
che questo medesimo vocabolo si-
gnificò presso i patriarchi di Co-
stantinopoli quel luogo, in cui si ca-
stigavano i chierici, ed altri eccle-
siastici discoli, indiscipHnatì, e di non
lodevoli costumi.
Il Sommo Pontefice s. Eugenio
I, romano, elevato alla cattedra a-
postolica neir anno 654, ordinò,
che i vescovi avessero delle carceri,
in cui dovessero castigare i delitti
degli ecclesiastici; e poscia il conci-
,Iio di Vernevil suU' Oise, celebrato
nel mese di dicembre dell' 844} o^'"
dinò, che i monaci apostati sareb-
bono custoditi in prigione. Vi pre-
siedette Ebroino vescovo di Poiliers,
con Vemilone di Sens, che pregaro-
no Carlo, il Calvo, ad inviar com-
missari per le provincie, a repri-
mere i chierici, e i monaci vaga-
bondi, che disprezzavano la discipli-
na ecclesiastica, e li facesse punire
secondo i sacri canoni colla prigio-
ne ed altre penitenze. Il Bercastel
Storia del Cristianesimo t. XVI
riporta le provvidenze prese nel se-
CAR
colo XIV dair arcivescovo di Can-
torbery, ed altri prelati del parla-
mento d' Inghilterra sulle prigioni
chericali , col regolamento pei de-
liquenti carcerati.
Anticamente, e ne' bassi tempi an-
cora i monisteri avevano prigioni ,
e sovente vi si punirono con rigore
i religiosi delinquenti. Questi estre-
mi furono disapprovati da Carlo
Magno nei Capitolari, repressi da al-
cuni sovrani, e condannati da pa-
recchi concili. Ciò nonostante vi fu-
rono, secondo alcuni, per lungo tem-
po in diversi monisteri e conventi,
prigioni religiose, chiamate Vade in
pace, ed anche Gerusalemme j e
quando i congiunti domandavano di
vedere quel religioso, che avea me-
ritato la detenzione, i superiori ri-
spondevano averlo spedito in Terra
Santa.
Non si deve però qui tacere, che
tali carceri claustrali, colle circostan-
ze riferite da vari autori, vengono
dai più assennati ritenute per inven-
zioni, per rendere odiosi gli Ordi-
ni regolari. Sulle carceri usate dal-
la Chiesa, si può consultare la pri-
ma parte dell' opera del citato An-
tonio Bombardini, intitolata : De car-
cere et antiquo ejus, ec, i pp. Ma-
billon e Ruinart, l'abbate Fieury,
e i menzionati Capitolari di Carlo
Magno, presso il Baluzio nel t. II.
Nel r35i, l'arcivescovo di Tolosa
Stefano Aldebrando, si querelò con
Oiovanni li re di Francia sull'ec-
cessivo rigore delle prigioni mona-
stiche, laonde quel monarca emanò
un ordine per alleggerire la pena ai
prigionieri, massime del carcere chia-
mato Vade in pace. V. il citato
Bercastel, t. XVI.
Nella vita di Stefano III, presso
Anastasio bibliotecario, si parla del
carcere, il quale stava nel sacro pa-
CAR
lazzo, o patriarchio lateranense, sotto
la custodia di un ufllziale detto il
Ctllarius. 11 mentovato Cancellieri
lìeila citata opera De secretariis, ol-
tre quanto si disse de Dccanicis ,
et DecanìcOj ec., indi alla pag. 584
ti*atta delle carceri, che vi tennero i
canonici regolari, fino al tempo di
Eugenio IV, come tuttora può os-
servarsi nelle stanze della prebenda
di uno de' benefiziati della basilica
lateranense, ove il medesimo Can-
cellieri pose relativa iscrizione, che
si legge nel suo Cenotaphium Leon,
^ntonelli Card. pag. ^i.
E poi noto, che nello stato Pon-
tificio le benefiche cure di Urba-
no Vili diedero origine alla lo-
devole istituzione della Pia casa
di penitènza di Corneto , chiamata
volgarmente l' ergastolo , per sepa-
rare dalla vile ciurma delle galere,
ed altre prigioni gli ecclesiastici , i
quali si erano resi delinquenti. Quin-
di il Papa Benedetto XIII , come
quello che nutriva grande rispetto
pei sacerdoti, afìfinchè i rei di gravi
delitti condannati dalla sacra inqui-
sizione, o altro tribunale ecclesiasti-
co, non fossero amalgamati nelle
galere, rimise in vigore le disposi-
zioni di Urbano Vili, e fece fab-
bricare nella città di Corneto , nel
1728, una carcere detta V ergasto-
lo, nella quale sarebbero rinchiusi
i delinquenti ecclesiastici , e i reli-
giosi, senza che per T avvenire do-
vessero soggiacere a più gravi pe-
ne, fuori di questa prigione. Fino
dal medesimo Urbano Vili vennero
stabilite delle regole pel buon anda-
mento di tal luogo di reclusione; ma
siccome le circostanze de' tempi o va-
riarono le fissate discipline, o le al-
terarono, o le indelx)lirono, così es-
sendosi Clemente XIII, nel maggio
1762, recato a Corneto, volle in-
CAR 263
formarsi del tenore di vita dei de-
tenuti neir ergastolo, per mezzo del-
l' elemosiniere , e in altri modi li
beneficò, e stabilì di prendere prov-
videnza sulla loro condizione. Ed è
perciò, che a' 26 settembre del me-
desimo anno, avendo emanato la
lettera apostolica quibus gnbernio et
directioni consulitar donius poeiii-
tentiae et correctionis in cìvìtate Cor-
Iteti, che incomincia. In tanta pro^
fedo viliorimi corruptela, con essa
riordinò le antiche discipline e nor-
me , le richiamò in pieno vigore ,
affidandone l' esecuzione al vescovo
prò tempore di Corneto e Monte-
fiascone, sotto la cui immediata di-
rezione pose la pia casa di peniten-
za, rimanendo a monsignor decano
de' chierici di camera l'amministra-
zione economica della pia casa, col
titolo di prefetto di essa.
Ed è perciò, che i rispettivi ve-
scovi adottarono dt tempo in tem-
po le savie disposizioni, richieste dai
relativi bisogni, secondo le Pontifi-
cie prescrizioni , e fra gli altri il
Cardinal Bonaventura Gazzola, col-
r approvazione di Leone XII , nel
1828, pubblicò colle stampe i i?e-
golamenti disciplinari per questa pri*
gione ecclesiastica , aflinchè proce-
desse con ordine tanto quello, ch«
spettava al ministero, quanto ciò,
che era ingiunto agli ecclesiastici
detenuti ; regolamenti che, nel i833,
furono rinnovati, con giunte e mo-
dificazioni a norma delle attuali cir-
costanze pel pih esatto regolar an-
damento di tal casa di penitenza-,
dall' altro zelante vescovo Cardinal
Giuseppe Maria Velzi, che pure li fe-
ce slampare, f^. .To. Georgio Simon,
Ergastcria disciplinaria, Jeux 1678-
CARCERI DI Roma. 11 summeii-
tovato carcere Mamertino o Tullia-
no, il pili antico di Roma, fu cdi-
264 'CA.Il
iicato da Anco Marzio , dal quale,
o dal contiguo vico marforio (allo-
ra mamerlino ) prese il nome , né
manca chi Io crede così denomina-
to dal foro e tempio di Marte, che
gli era poco distante. Essendo poi
stato ingrandito da Servio Tullio ,
si disse Tulliano. Questa prigione
costruita di grossi marmi di tufo ,
o peperino uniti insieme senza cal-
ce, si compone di due piani. Ven-
tidue anni avanti l'era volgare fu
restaurata nell'impero di Augusto,
per opera dei consoli Cajo Vibio
Rufino, e Marco Cocceio iVerva, co-
me si legge da ir iscrizione nella fron-
te, che sovrasta l'accesso del carce-
re. In questa tetra prigione si rin-
chiudevano quelli, ch'erano condan-
nati all'estremo supplizio, e molti
Tennero in essa uccisi , venendo
quindi i corpi ignudi de' rei gettati
al di fuori sui gradi di alcune sca-
le, le quali gULudavano il Campi-
doglio, affine di atterrire il popolo,
che si tratteneva nel foro. Queste
scale si univano allo stesso Campi-
doglio, con una specie di ponte, e
si chiamarono gemonie j forse dai
gemiti del vicino carcere, e perciò
dette anco gemitorìe. In questa car-
cere fu gittato il re di Numidia
Giugurta, e vi fu fatto morire di
fame; vi furono strangolati Lentu-
lo, Cetego, Statilio, Gabinio, e Ge-
pario per comando di Cicerone,
quai complici della congiura di Ca-
tilina ; per ordine di Tiberio vi fu
ucciso Sejano, e poi Gioras, figlio
di Simone capo degli ebrei fatto
prigioniero da Tito, e tanti altri
incontrarono la medesima sorte .
Per quanto poi concerne la tradi-
zione cristiana, per conto di quelli,
che stettero in tal carcere, si fece
da noi menzione più sopra all' ar-
ticolo Carcere.
CAB
Il Carcere decemvirale fu edifi-
cato nell' area del foro Olitorio, ver-
so l'anno di Roma 3o3, o 3o5, dal
decemviro Appio Claudio, e perciò
fu detto ancora Carcere di Claudio.
Destinato era per la plebe , pe' de-
bitori, e pe' rei de' minori delitti.
In esso accadde il celebre caso, se-
condo alcuni, di una madre, e, secon-
do altri, di un padre chiamato Ci-
mone, condannato a morire di fame,
e che fu alimentato industriosamen-
te dalla figlia col proprio latte, affin-
chè non morisse d' inedia. Per que-
sto singoiar atto di amor filiale, che
viene conosciuto sotto il nome di
carità romana, fu conceduta al vec-
chio delinquente la vita, e dai con-
soli C. Quinzio e M. Attilio, sulla
carcere fu eretto un tempio alla Pie-
tà , innalzando avanti ad esso una
colonna chiamata Laitarìa^ ove espo-
nevansi i bambini spuri, per far tix)-
var loro le nutrici. Evvi chi opina,
che sulla prigione esistesse il tempio
dedicato alla Pietà, e che fosse rie-
dificato pel menzionato straordinario
avvenimento. In progresso di tempo
rovinato il tempio e il carcere, so-
pra questo fu fabbricata la chiesa
collegiata di s. Nicola in Carcere,
che è pure diaconia Cardinalizia, al-
la quale essendo state dipoi soggette
tutte le carceri della città, per lun-
ghissimo tempo, godè il privilegio
della liberazione d' un carcerato nel
dì della festa di s. Nicola.
Le altre più antiche carceri di
Roma sono quelle di Campidoglio
(Vedi), particolarmente pei debitori,
e massime di Castel s. Angelo (Vedi)^
che fu chiamato carcere di Teodo-
rico.
Le carceri del Campidoglio dipen-
denti dal senatore di Roma, che so-
no le più antiche fra le attuali pri-
gioni di Roma, di tempo in tempo,
CAR
secondo i varii bisogni, sono state
riparale e ristaurate dai Pontefici a
proposta dei senatori di Roma, di
che fanno prova le iscrizioni lapida-
rie, e gli stemmi gentilizi in marmo,
che leggonsi, e veggonsi rispettiva-
mente neir interno, e nell'esterno di
dette carceri.
Cura speciale ne prese il Ponte-
fice Sisto V, e ne affidò la commis-
sione a Giovanni Pellicano senatore
da lui eletto, ed in tal'epoca furono
costruite le segrete nella parte supe-
riore. Anche sotto il Pontefice Urba-
no Vili, nell'anno del giubileo 1625,
fu accresciuto il locale a spese di Ora-
zio Alberini, che godeva dell' officio
vacabile di custode di dette carceri.
Venne pure allora concessa dal Pon-
tefice una quantità di acqua perenne
per l'uso dei carcerati, e per irrigare
i belli giardini giacenti sotto il pa-
lazzo senatorio verso il foro romano,
che il senatore Baldo Massei aveva
accresciuti e recinti di muro.
Era divisamento di Leone XII di
fare una innovazione sostanziale sul
carcere capitohno, ma non potè man-
darla ad effetto pel breve suo Ponti-
ficato. Intanto il successore Pio Vili
esonerò il detto arciospedale dall'am-
ministrazione economica delle mede-
sime carceri, che fu assunta dalla rev,
camera apostolica succeduta in corre-
spettività nei pesi e diritti competenti
air ospedale medesimo.
AUaffliggente stato, in cui si trova-
vano ridotte le carceri capitoline, ha
dovuto provvedere il Pontefice Gre-
gorio XVI, ed emulando i sentimen-
ti di umanità esternati da Leone XII,
in proposito delle medesime, e di quel-
li de^suoi antecessori, a preghie-
ra del principe d. Domenico Orsini
attuale senatore di Roma, ed a cura
elei Cardinal Tosti pro-tesoriere ge-
nerale, accorse primieia mente con
CAR 26 >
solidi ristauri necessarii al sostegno
della fabbrica nella parte del palaz-
zo incontro la rupe Tarpeja, ove
son le medesime Carceri. A queste
fu dato un nuovo ed imponente in-
gresso sulla discesa del clivo capito-
lino, costruendovi una commoda sca-
la a tre branchi aperta, con disegno
del valente architetto Giovanni Az-
zurri consigliere dell' accademia di s.
Luca. Per mezzo della medesima si
possono ammirare d' appresso i mae-
stosi avanzi del tabulario romano, che
il medesimo architetto ha lasciati in-
tatti, e non deturpati dalle moderne
costruzioni. E pure per la medesima
che sonosi posti in comunicazione i
locali recentemente ristaurali coU'an-
tico carcere. Cosi regolare, e più
commoda è addivenuta la loro divi-
sione, ed ai detenuti civili si è conces-
so un quartiere appartato, e totalmen-
te distinto, oltre un luogo separato
pel passeggio. Alla maggior salubrità
si è aggiunta in fine la sicurezza.
E conseguenza dei lavori fatti per
tali carceri a cura del Sommo Pon-
tefice, il discuoprimenlo di una del-
le arcate doriche di detto tabulario,
avvenuto nel gennaio 1889, mo-
numento interessante non solo al-
la storia delle romane antichità, ma
insigne per la parte artistica, presen-
tando uno fra i più belli, erari esem-
pi d'imitazione della greca maniera.
L' icnografia di tale arcata colla de-
scrizione esatta delle parli, che la com-
pongono, è stata pubblicata dall' Az-,
zurri coi tipi del Monaldi nel marzo
1839, e dedicata alla Pontificia ac-
cademia romana di s. Luca. Il Dia-
rio di Roma dei 26 febbraio di det-
to anno al tinnì. iG dà un cenno
di tal discuoprimento.
Mercè il nuovo ingresso dato al-
le carceri capitoline , e mediante
altra nuova scala minore edificala
0.66 CAR
per solire alla cancelleria criminale
elei tribunale senatorio, e per ascen-
dere alle superiori abitazioni dei
giudici della curia capitolina, e ad
luja delle torri del medio evo la
più conservata, che offre uno dei
piti belli punti di vista, l'aula mas-
sima del Campidoglifì, celebre anche
per le solenni triennali premiazioni
dei concorsi Balestra, e dementino,
che vi fa eseguire la detta accade-
mia di s. Luca, e dov' è fissata dal
governo la esposizione dei drappi di
lana dello stato riconosciuti degni
di premio , è rimasta libera dal
passaggio, che dava alla detta can-
celleria, e dalla servitù dell'ingres-
so alle carceri criminali e civili ,
servitù non più tollerabile colla ce-
lebrità, e colle decorose funzioni, al-
le quali r aula è destinata.
Altri utili ed interessanti lavori
si stanno ora eseguendo nelle carceri
per clemenza sovrana, e disotterran-
dosi una parte dell'antico tabulario,
(he nel medio evo era stata riempita
di terra, si è rinvenuto un braccio
delle prigioni, nelle quali il piano
sotto il portico verso il foro roma-
no era stato convertito, essendo co-
si manifesto, che quelle aperture ir-
regolari, che vi si veggono, non
siano dell' antica costruzione, ma
fette posteriormente, quando cioè
«piel luogo divenne fortificato.
Ove ora esiste il magnifico tea-
tro di Apollo sontuosamente ab-
bellito dall' attuai proprietario prin-
cipe d. Alessandro Torlonia, eran vi le
f imose carceri di Tordinona , cosi
chiamate da un vasto edificio, e da
una torre, che ne' secoli di mezzo
chiama vasi Torre di Nona 3 e l'uno
e l'altro servirono per molti secoli
qual pubblica prigione di stato, fin-
« he, per essere divenuta angusta e
ristretta, Innocenzo X, come diremo,
CAR
trasportò i carcerati a strada Giulia.
Altre carceri antichissime erano
quelle di Corte Savella, nell'antica
strada Florida, la quale ampliata da
Giulio li, ne' primordi del ^VI se-
colo, dal suo nome si chiamò Giu-
lia, precisamente presso Piazza Pa-
della. Narra Domenico Danese , ca-
nonico di s. Nicolò in Carcere, di
aver letto in un antico codice del-
l' arciconfraternita di s. Girolamo
della carità, che anticamente essen-
do tutte le carceri sotto la diaconia
di s. Nicola in Carcere , e sotto i
nobili romani della famiglia Capo-
diferro, a questi successero i Savelli
assai possenti in Roma, i quali ri-
dussero le antiche carceri a stalle
pei cavalli di proprio uso , dando in-
vece ad uso di carcere Corte Savel-
la, cioè un luogo di loro apparte-
nenza, leggendosi nella vita di Gre-
gorio XIII del 1072, Novaes t. Vili,
p. 94 , che questo Papa allargò , e
restaurò le carceri di Corte Savella,
Fino dal XIII secolo, godette questa
famiglia la cospicua carica di ma-
resciallo del conclave (P^edi) , con
tribunale e giurisdizione, che si esten-
deva su tutti i laici della famiglia
pontificia. Questo tribunale aveva le
sue carceri annesse, come quelle del
senatore di Roma, cioè nella stessa
Corte Savella , e nel luogo ove In-
nocenzo X , Pamphilf , fabbricò le
carceri nuove. Autori più critici per
altro opinarono, che le carceri di
Corte Sa ve Ila fossero state piuttosto
sulla via, la quale da s. Girolamo
conduce a Monferrato: nondimeno
mancano documenti per rilevarne
con verità il sito, avendole Innocen-
zo X affatto spianate. Di fatti il Fa-
nucci. Opere pie di Roma , Roma
i6or, dice alla pag. 79, che Io spe-
dale per gl'inglesi, ora collegio in-
glese, fii aperto in alcune case vici-
CAR
no a Corte Savella. Pih il medesimo,
a pag. 338, sci! ve, che alcuni spa-
glinoli acquistarono un sito vicino
a Corte Savella , ove diedero princi-
pio ad una chiesa sotto il titolo di
s. INI aria in Monferrato. 11 Piazza ,
Eusevologìo romano 3 Roma 1698,
alla pag. iSy, della parte prima,
narrando il trasferimento di s. Filip-
po Neri dall'abitazione di s. Girola-
mo alla A^allicella, e il portarsi dai
seguaci del Santo come in proces-
sione le poche masserizie domestiche
che avevano , aggiunge che mentre
passavano da Corte Savella, la quale
in quei tempi serviva ad uso di pub-
blico carcere (il cui sito è ora occu-
pato da case), i prigioni vedendoli
in tal portamento se ne burlavano.
Ed a prova della sua asserzione
cita il Ricci nella vita di s. Filippo.
Da tutto ciò viene escluso , che le
carceri nuove occupassero il luogo
di Corte Savella , e si dovrà argo-
mentare, che Corte Savella neppure
fosse prossima a Piazza Padella, po-
sta alla sinistra della menzionata via
Florida, o Giulia, per chi va verso
s. Giovanni de' Fiorentini, ne può
dirsi vicina alla chiesa di Monserrato,
e molto meno al collegio inglese.
Volendo pertanto il Pontefice In-
nocenzo X abolire le prigioni di
Tordinona in parte anguste ed in-
salubri, e in parte cadenti, e consi-
derando che le carceri di Corte Sa-
vella non erano ben regolate, e poco
sicure per la custodia dei carcerati,
e che inoltre si eccedeva nella giu-
risdizione del maresciallato, soppres-
se ed abolì il tribunale di Corte Sa-
vella, e fece demolire questa con di-
verse contigue case di pioprielà del-
la stessa famiglia, come parlando di
esse riporta il Ratti, della fami};lìa
Sforza, tom. II , pag. 343. Abbia-
mo pertanto dal diarista Gigli, con-
CAR 267
temporaneo di Innocenzo X, che nella
metà di strada Giulia, avendo spia-
nate le anliche carceri di Roma di
Corte Savella, a' 3o aprile i^47> ^^^^e
incominciare il grandioso edificio del-
le attuali prigioni , che presero , e
tuttora ritengono il nome di carceri
nuove, le quali furono compiute, nel
i655, sotto il pontificato di Ales-
sandro VII^ e riuscirono molto lo-
date per solidità, sicurezza e distri-
buzione delle prigioni più o meno
ristrette.
Molte poi sono state le ricerche,
degli eruditi per sapere chi sia sta-
to l'architetto delle carceri nuove ,
ma non si è potuto rinvenire che
la seguente notizia estratta dal tomo
i88, pag. 4?^ dell'archivio deir ar-
cicon fraternità di s. Girolamo della
carità, cioè con un ordine di paga-
mento : " Illustr. signori provvedi-
»» tori della Pietà di Roma si com-
>» piaceranno sui danari della R. C.
>» Apostolica posti a mia disposi -
» zione per spenderli nella fabbri-
» ca delle nuove carceri , passare
" ad Antonio del Grande architetto
" di detta fabbrica scudi cento di
>» moneta, quali gli si fanno paga-
!» re a buon conto della mercede,
>y che gli si deve per la stima delle
« case vecchie fatta per detta fab-
>» brica, che con sua ricevuta sa-
>» ranno ben pagati. Questo d\ 11
>» gi'igno 16.53 ". Resta a vedersi,
se Antonio del Grande abbia fatto
il disegno della fabbrica, incomin-
ciata nel 1647, ^ "^ abbia avu-
to in tutto, o in parte l'esecuzione,
massime in un'epoca, in cui fiori-
rono valenti architetti dell'opera,
de' quali si servi Innocenzo X nei
suoi edifizi, come Fontana, Rainal-
di padre e figlio, Rorromini, ed
altri.
E qui poi a notarsi, che allor-
268 CAR
quando Innocenzo X volle trasferi-
re i carcerati dalle vecchie prigioni
di Torre di Nona alle nuove da lui
erette, la suddetta aicicon fraternità
di s. Girolamo, che godeva di un
patronato sulle prime, ricorse al
Papa per conseivarlo ancora sulle
nuove, ed Innocenzo X gliele con-
cesse, a condizione però che il so-
dalizio pagasse le spese che tal fab-
brica aveva importato, e l'arcicon-
fraternita acconsent'i, pagò, e ritirò
i documenti relativi.
Secondo lo Scanarola, De visita-
tione carceraloruni , alla metà del
XVII secolo, esistevano anche le car-
ceri di Ripa ; non che quelle di Bor-
go (A e^/), ora non più esistenti .
Queste stavano presso la chiesa di
s. Maria in Traspontina, e l' antico
sepolcro di Scipione africano il Gio-
vane^ della forma di quello di Cajo
Cestio. Giulio III, nel i55o, istituì
il governatore di Borgo , con suo
tribunale ed annesse carceri; ma
Clemente IX, nel 1667, aboh tal
carica, e ne die', in uno alle carce-
ri , la giurisdizione al governatore
di Roma. Attualmente però le car-
ceri di Roma consistono, oltre quel-
le di Campidoglio, e Castel s. An-
gelo, in quelle Innocenziane, o car-
ceri nuove, ed in quelle del tribunale
della sacra Inquisizione, la quale fu
confermata nel i558 da Paolo IV,
Caraffa.
Quel Pontefice stabilì una casa per
questo tribunale, e vi fece costruire
una carcere, presso il porto di Ri-
petta, nelle vicinanze del palazzo dei
Borghesi. Ciò non pertanto leggiamo
nel Ratti, della Famiglia Sforza, t. II,
p. 260, e 265, che a quell' epoca
la casa e il carcere del s. Uffizio era-
no presso il convento della Minerva.
L' erezione di cotesto carcere dis-
piacque tanto ai romani, che, ap-
CAR
pena morto Paolo IV a' 18 agosto
1559, diversi del basso pòpolo invi-
tati dai segreti nemici di quel Ponte-
fice, volevano abbruciare la casa e
carcere dell'lnquisizionejed avrebbono
eseguito il disegno, se nel punto del-
l' incendio non si fosse colla sua au-
torità intromesso Giuliano Cesarino
gonfaloniere del popolo romano .
Per la qual cosa inveirono invece
contro r immagine di Paolo IV ,
spezzarono la di lui statua, e di-
strussero gli stemmi gentilizi di sua
famiglia, per cui appena eletto nel
i566, il Pontefice s. Pio V ordinò al
senato romano, che per riparazione di
sì gravissime ingiurie, erigesse nella
chiesa della Minerva un monumen-
to marmoreo a Paolo IV. Quindi il
medesimo s. Pio V acquistò due pa-
lazzi presso la basilica vaticana, e li
ridusse per luogo della congrega-
zione dell'Inquisizione (Vedi), colle
carceri pei delinquenti di questo su-
premo tribunale. Dopo il ritorno in
Roma, nel i8i4, di Pio VII, il s.
Offizio si trasferì alla Minerva, ove
alcune camere servirono di carcere,
finche, nel 1825, il suo immediato
successore Leone XII restituì al pri-
miero locale tanto la s. Inquisizio-
ne, che le sue carceri.
Le altre prigioni di Roma sono le
seguenti. Il carcere, o casa di emen-
da, e di correzione, volgarmente chia-
mato di s. Michele, costruito da Cle-
mente XI, Albani, nel 1716, per casti-
go dei giovanetti discoli, oziosi e vaga-
bondi per la città, non che per quelli
che, non essendo giunti all'età legale,
avessero commesso delitti. Dipoi nel
1735, Clemente XII eresse il bell'e-
difizio per le donne condannate al
carcere per mal costume, e ree di
altre colpe. Si deve poi a Leone
XII l'altra casa correzionale da lui
eretta per mezzo dell' architetto cav.
CAR
Valadier, presso le carceri nuove,
nelle quali fece trasportare, nell* an-
no 1828, i giovanetti tli età mino-
re, che stavano a s. Michele , affi-
dandone la cura, e la direzione ad
imo dei deputati dell' arciconf'rater-
nita di s. Girolamo della Carità.
Evvi inoltre sulla piazza di Termi-
ne, incontro la chiesa di s. Maria
degli Angeli, una carcere detta vol-
garmente Bagno, che i latini chia-
mano ergastulum, e il Dizionario
della lingua italiana dice essere quel
luogo rinserrato, dove, quando è in
terra, alloggia la ciurma.
In Roma le pubbliche carceri
con singoiar esempio sono dirette,
ed affidate alla carità. I cuori dei
pagani indui'iti alla vista perpetua
della schiavitù, ed educati alla cru-
deltà anche dagli stessi pubblici di-
vertimenti , erano incapaci di sen-
tir compassione dei prigionieri. Ma
il costante zelo de' romani Pontefici
che loro suggerì diverse benefiche isti-
tuzioni a sollievo della misera uma-
nità, seguendo i dettami della reli-
gione, che santifica e prescrive l'a-
more dei nostri simili, li fece anche
solleciti di migliorare la condizione
dei prigionieri, sia coU'edificai-e salubri
prigioni» sia col vegliare sull'infelice
condizione de' carcerati, sia col pro-
movere, ed incoraggire le arcicon-
fraternite ed altre pie istituzioni in
beneficio temporale, e spirituale dei
medesimi. Furono essi i primi a mi-
gliorare con nobile emulazione il
sistema penitenziario e correzionale;
esempio, che viene imitato eziandio
in varie parti d'Europa, e di Ame-
rica.
Fino dal nascere della Chiesa i
Sommi Pontefici presero cura dei
prigioni, degli schiavi (Fcdi)^ e d'o-
gni sorte di detenuti. Unito al po-
tere ecclesiastico il dominio tenipo-
CAR 269
i*ale, dimostrarono tosto quai sovra-
ni molta sollecitudine e clemenza pei
delinquenti. Leggiamo nella vita di
Adriano I, eletto nell'anno 772,
aver egli seguito l'antica disciplina,
cioè di salvare la vita a' rei per dar
loro il tempo di far penitenza , ri-
chiamando in Roma alcuni magnati
condannati all' esilio, e liberando al-
tri dal carcere. Eugenio IV, del 14^'?
siccome d'animo grande, e come quel-
lo, che amava sapere i pubblici bi-
sogni per ripararvi, istituì la visita
graziosa, che per le principali festi-
vità ha luogo nelle pubbliche car-
ceri dai rispettivi superiori, per co-
noscere lo stato, e le brame dei de-
tenuti, informandosi se i loro pro-
cessi procedono speditamente. Inno-
cenzo Vili, nel 1 490, approvò l'arci-
confraternita della misericordia ( /^e<:/t)
di s. Gio. Decollato , per assistere i
rei all'ultimo supplizio. In vantag-
gio spirituale de' rei medesimi i ho
nemeriti confrati, non ha guari, fe-
cero comporre un' apposita messa
per chi subisce la pena estrema di
morte. Clemente VII , mentre era
Cardinale, istituì nel i5r9 l' arci-
confraternita della carità (f^edi) di
s. Girolamo per distribuire limosi-
ne ai carcerati, aver cura delle pri-
gioni, onde fino dal suo incomin-
ciamento vegliò su quelle di Corte
Savella, e di Tor di Nona. E quan-
do Innocenzo X fabbricò quelle di
Strada Giulia, imprese a mantene-
re tutti i detenuti, ed acquistò, co-
me dicemmo, anche l' edifizio. Fu
pure prima del Ponfificato d' Inno-
cenzo X, come si legge nel Piazza,
Opere pie di Roma, p. 717, che
con Pontificia sanzione , e privilegi
fu eretta la congregazione della ss.
Vergine nella chiesa del Gesù, chia-
mata anche della Comunione gene-
rale delle prigioni, appunto perchè
270 CAR
essa promosse di far ricevere la ss.
Eucaristia ai detenuti più volte fra
Tanno, distribuendo alle carceri di
Tor di Nona , di Corte Savella , di
Campidoglio , di Borgo , e poi a
quelle Innocenziane , una refezione,
il tutto sotto la direzione e coope-
razione dei pp. gesuiti. Precedette
per altro sì lodevole istituzione l'ar-
ciconfraternita della pietà de' carce-
rati ( Vedi), detta di s. Giovanni
della Pigna, fondata dal p. Tallier
gesuita nel iSyS, ed approvata, e
beneficata da Gregorio XIII, e Sisto
V, affine di liberare dalle prigioni nel-
le solennità di Natale e di Pasqua i
debitori ; occupandosi poi eziandio a
conciliarli co' creditori per liberarli
dal carcere. E qui cade in accon-
cio lodare fra gli altri Pontefici pri-
mieramente il venerando Innocenzo
XI, Odescalchi, che nel 1684 spa-
lancò le carceri pagando i debiti a
quelli, che vi stavano per tal tito-
lo, e perdonando i delitti a' rei di
piccole colpe; e secondariamente Be-
nedetto XIV, che colla costituzione
JusliliaCj nel 1749» stabilì il me-
todo e i regolamenti per la visita
delle carceri.
Lungo sarebbe 1' enumerare tutti
i sodalizi, Ordini religiosi, sacerdoti
secolari, e pie istituzioni, che si eser-
citano neir opera di misericordia di
visitare, e portar sollievo a' detenu-
ti, non escluse le carceri di Castel
s. Angelo, del Campidoglio, del Ba-
gno alle Terme Diocleziane, e di s.
Michele, dappoiché, oltre la quoti-
diana assistenza dei pp. gesuiti, che
si adoperano indefessamente nelle
prigioni a vantaggio dei carcerati ,
in tutte evvi qualche sacerdote cap-
pellano per le cose spirituali. Né la
casa correzionale, edificata da Leo-
ne XII, contigua alle carceri nuove,
"va esente da tali soccorsi , giacche
CAR
due deputati dell' arciconfraternlta
di s. Girolamo, l'uno ecclesiastico,
l'altro secolare, dirigono questo luo-
go, che procede lodevolmente : tutti
i giovani v' hanno stanze separate ,
lavorano la lana, ed osservano il si-
lenzio, ed una società di preti, chia-
mati pii operai, vi presta eziandio
utile assistenza.
Il capo delle carceri sotto i
Pontefici chiamavasi il Saldano, ca-
rica rispettabile a segno, che nei
ruoli del palazzo apostolico si vede
registrato per le distribuzioni di pa-
ne e vino, come un famigliare pon-
tifìcio.
Non lasciarono di tratto in tratto
i sovrani Pontefici di personalmen-
te visitare nelle carceri i detenuti ,
per verificare , se ricevevano quel
trattamento, che dalla giustizia unita
colla pietà vicn loro stabilito. Ne
diedero esempio nel secolo passato
Benedetto XIV, e Clemente XIII
nel visitare la darsena di Civita-
vecchia, il primo nel 1 74? ? il se-
condo nel 1762, e beneficare i de-
tenuti, che vi rinvennero, massime i
malati nell' infermeria. Nel corrente
secolo ne offrirono altri esempi Leo-
ne XII, e il regnante Gregorio XVI,
cioè questi nel i835 allorquando
recossi alla darsena di Civitavecchia
mentre il suo predecessore a' 26 lu-
glio 1824, improvvisamente andò
alle carceri nuove, percorse tutti i
luoghi comprese le segrete, esaminò
i regolamenti, e i metodi d' uso , e
volle persino assaggiare le vivande
de' carcerati, rinnovando cosi la me-
moria della visita, che della mede-
sima prigione avea fatto Benedetto
XIV.
Lo stesso Leone XIT, nel giorno
27 settembre 1824, improvvisamen-
te recossi nel carcere capitolino, ne
esaminò i registri ^ visitò i locali
CAR
tleslinatl al carcere largo e segreto,
non meno che alla custodia dei
detenuti civili, e fece dimettere que-
sti ultimi, pagando del proprio i
rispettivi debiti.
1 Romani Pontefici, nelT assunzio-
ne al trono, e in altre solenni cir-
costanzCj diminuiscono la pena agli
infelici detenuti, meno i rei di gran-
di delitti. Ciò non pertanto, quando
nel i585 fu creato Sisto V, essen-
do piena V Italia di ladri, omicidi ,
e malfattori, nella sua coronazione
non permise, che si spalancassero le
carceri, coni' ei"a solito, dicendo; che
pur troppo ve n erano di malfat-
to ri j onde non era uopo dì accre-
scerli. Per questo stesso riflesso Pio
VII tolse, e sospese, come si disse
all'articolo Arciconfraternite, il pri-
vilegio, che molti sodalizi godevano
della liberazione dei detenuti; sussi-
stendo per altro la consuetudine, che
dopo la morte del Papa, i presidenti
regionari dei rioni Campitelli e Regola,
facienti le veci degli antichi caporio-
ni in sede vacante si recano alle
carceri del Campidoglio, nel rione
Campitelli, e a qnelle Innocenziane,
in luogo dell' antica compresa nel
rione Regola, e vi hberano nella
prima i carcerati per piccoli delitti e
debiti, e nella seconda i detenuti per
lievi colpe , secondo 1' antichissima
consuetudine, descritta, all' articolo
Capo-Rioni di Roma. (J^'edi).
Protettore principale de' carcerati
è s. Leonardo romito del Limosino,
che cessò di vivere l' anno 55<9 ai
6 novembre, giorno in cui la Chie-
sa ne celebra la festa. 11 Butler rac-
conta nella sua vita, oltre altre stre-
pitose liberazioni di detenuti, che
parecchi di questi per le sue ora-
zioni furono liberati in un modo mi-
racoloso dalle loro catene, e che il
re Clodoveo 1, compreso per lui di
CAR 271
somma venerazione, accordò lo spe-
cial privilegio di poter alcune volte
porli in libertà, privilegio, di che
verso quel tempo cominciarono a
godere eziandio i vescovi, e altii
personaggi ragguardevoli.
Sulle Carceri di Roma sono poi
a vedersi Fr. Albertinius de Mira-
hilibus Urbis Roniae, ubi de carce-
re publico. p. 4') Lugduni i52o;
Andrea Fulvio Della Carcere, ov-
vero Casamento della plebe ronia^
na, nel libro delle AntìchiLà della
città di Roma, p. 1 84, Venezia 1 ^44 i
Prospero Parisio Antichità di Roma,
Delle Carceri pubbliche p. 71, Ro-
ma 1 7 I o, e Carlo Luigi Monchini,
DegV istituti di pubblica carità in
Roma, stampato ivi nel i835. Que-
sto egregio prelato romano, avendo
fatto uno studio particolare sulle
carceri, e sistema penitenziario, nel
maggio 1840, lesse nell'accademia
pontifìcia di religione cattolica una
applaudita memoria, diretta a pro-
vare, che i Romani Pontefici furo-
no i primi a concepire ed eseguire
il ben inteso miglioramento delle pri-
gioni, e che questo ha per princi-
palissimo elemento la religione cai-
tolicaj memoria, che meritò di es-
sere pubblicata colle stampe , nel
fascicolo di luglio e agosto 1 84o ,
nei celebrati Annali delle scienze re-
ligiose, compilati dal eh. ab. Anto-
nio de Luca.
CARCHA, o CARCH. Città epi-
scopale nella diocesi di Caldea, pres-
so Bagdad, ovvero nel Curdistan, di
cui si conosce un vescovo chiamato
Mosè, discepolo di Mar-Aba.
CARCHA. Sede vescovile nella
Persia , nella diocesi de' caldei , di-
pendente dalla metropoli di llolwan.
CARDABUNDA. Città vescovile
della diocesi di Antiochia , sotto la
metropoU di Seleucia, il cui vescovo
•272 CAK
Zaccaria intervenne al settimo con-
cilio generale.
CARD A LI A Bertrando, Cardi-
nale. Bertrando Cardalia nacque a
Cardiliaco, diocesi di Cahors , dalla
nobile prosapia Cardalia. Il Frizzo-
nio dice, che Clemente V lo creò
Cardinal vescovo di Porto. Ma s'in-
ganna a partito, imperciocché il no-
me di questo Porporato non si rin-
viene non solo nei registri del sagro
Collegio, ma nemmeno nelle crona-
che degh scrittori contemporanei, ne
tampoco nella Italia sacra del-
l' Ughellio , tra la serie dei vescovi
portuensi.
CARDICE, o CARDICA {Gar-
dicium o Cardicium). Sede vesco-
vile in parlibusy eretta nel XII se-
colo nella provincia della prima
Tessaglia sotto il patriarcato di Co-
stantinopoli, sufFraganea della me-
tropoli di Larissa , a cui fu unita
Dimitria, o Demetriade , istituita
nel V secolo. Innocenzo IH ne fa
frequente menzione, come leggesi nel
tomo II delle sue lettere presso
Baluzio, e si conoscono cinque ve-
scovi di rito latino, che in essa ri-
siedettero. Ora però non è che un
villaggio nel golfo di Zeiton. Il re-
gnante Papa Gregorio XVI , a' 9
settembre i83r, fece vescovo in
partihus di Cardica, monsignor Al-
fonso Maria Donato, de' minori os-
servanti di s. Francesco, coadiutore
del vicario apostolico di Xansi o
Xensi nella Cina.
CARDINALI DI SANTA Romana
Chiesa. Sono primari dignitari d'ogni
nazione, vescovi , preti e diaconi ,
componenti il principesco senato a-
postolieo, elettoli del Romano Pon-
tefice, che si presceglie dal loro ve-
nerando ceto. Essi sono i più intimi
(consiglieri, e coadiutori del Papa ,
con voce attiva e passiva pel gover-
CAR
no spirituale della Chiesa universa-
le, e per quello sovrano dello sta-
to ecclesiastico. Formano il collegio
il più augusto, e rispettabile nella ge-
rarchia della S. Sede, per cui ha la
qualifica di sagro, distinguendosi i suoi
membri per proibita di costumi, per
l'esercizio di preclare virtù, per iscien-
za e dottrina, e pel maneggio di tutti
gli aifari riguardanti la Chiesa, e la
repubblica cristiana. Usano la por-
pora, ed miiformi costumanze e ve-
stimenta, con singolari insegne, pre-
eminenze, e prerogative.
§ I. Nome ed origine de' Cardinali.
Vari sono i pareri degli autori
sul nome ed origine de' Cardinali ,
mentre alcuni sostengono che Cardo,
significando nello stretto senso il car-
dine di una porta, e in quello figu-
rato, il fondamento d'una tal cosa,
cioè quello che essa ha di principa-
le, è di più eccellente. Quindi sos-
tengono che i Cardinali sieno stati
chiamati con questo nome per esser
eglino, come si esprimono alcuni au-
tori, il fondamento principale della
Chiesa, e i membri più cospicui del-
l' ecclesiastica gerarchia. Altri pre-
tendono, che tal nome sia derivato
a* consiglieri del Sommo Pontefice
dai grandi officiali della corte impe-
riale, che dicevansi Cardinali. Vi è
chi opina, che fossero detti Cardi-
nali tutti i sacerdoti e chierici , i
quali erano addetti a qualche chiesa,
ordinati a titolo della medesima, e
come nella stessa incardinati; e se-
condo il ven. Bellarmino, lib. i. de
clericis, capo XVI, i primi Cardina-
li erano i curati o titolari delle chie-
se di Roma, che essendo le princi-
pali si dicevano Cardinali; nome, che
passò anche a coloro, i quali vi pre-
siedevano. Vuoisi ancora, che con
CAR
tal nome furono appollnti , porche
allorquando il Pojitefìce celebrava
In messa, essi stavano ai cardini,
cioè agli angoli dell' altai'c ; e sic-
come in detta città vi erano due
qualità di chiese, le parrocchie e i
titoli, servite dai preti, e le diaconie
regionarie in custodia de' diaconi;
così le case, o luoghi pii, che avea-
no Cappella in cui si mantenevano
i poveri e gì' infermi colle hmosi-
ne, furono dette diaconie ; donde
venne la distinzione e l'ordine dei
Cardinali preti, e dei Cardinali dia-
coni. Il Sestini e l'Amati sostengo-
no, che il terzo Pontefice s. Cleto ,
eseguendo le ingiunzioni di s. Pie-
tro, il quale vivendo previde il no-
tabile accrescimento dei fedeli , de-
putasse in Roma venticinque preti ,
o, come altri vogliono, trenlacinque,
i quali ajutare il dovessero infiren-
tlo onore sarcinae pastoralis. Cosi
divise la città in tante parrocchie,
o titoli. Abbiamo inoltre, che a-
vendo s. Evaristo, eletto nell' anno
112, diviso, e distribuito a' preti
i titoli, ossia le chiese di Roma più
insigni, molti ricavano da ciò l'origine
dei titoli de' Cardinali preti.
Tuttavolta il p. Tamagna, trat-
tando del nome di Cardinale^ di-
ce, che non è sicuramente facile il
determinare quando questo vocabolo
nella Chiesa avesse principio ; ma che
nel pontificato di s. Igino dell' an-
no 154, sembra più probabile la
sua origine, e 1' uflìzio, che gli an-
dava annesso. A questo Papa si at-
tribuisce comunemente, e si sostiene
dal Panvinio, De 7 Eccles. cap. 2.
vevs. Cardinal, nonien, la prima re-
golare istituzione di quel ceto ec-
clesiastico, che chiamiamo clero: dap-
poiché trovando già da' suoi prede-
cessori stabilite presso certe chiese
alcmie case appellate 77/0//^ e Dia-
VOL. IX.
CAR
Ì73
conie^ per raccogliere i cristiani al
culto e all'istruzione, nonché per aver
cura delle vedove e degli orfani, e de-
gl'infermi conoscendo, che il prete, o il
diacono, cui n'era alfìdata la cura, non
era più sufficiente ai fedeli di molto
aumentati, ve ne aggiunse altri sot-
to la direzione d' un capo, che vi
presiedesse, per cui fu denominato
Cardinale, o principale, come più
degno degli altri, e di questo sen-
timento è rOldoino nelle Addizioni
al Ciacconio. Non è a tacersi, che
avendo s. Fabiano, creato Papa nei
238, diviso Roma in sette rioni ec-
clesiastici, ad ognuno in altrettante
chiese prepose un diacono per aver
cura de'povei'i, onde i critici vi os-
servano 1' origine de' titoli de' Cardi-
nali diaconi, chiamati regionari, i
quali in progresso si aumentarono.
Certo è, che nel principio del IV
secolo, il nome di Cardinale era in
uso , mentre nel concilio romano ,
celebrato da s. Silvestro J, nel 824,
riportato dal Baronie, e citato dal
Bellarmino (benché il Van-Espen \o
giudichi suppositizio) si trovarono
sette Cardinali diaconi della Chiesa
romana. Quindi , convocandosi nel-
l'anno seguente il concilio generale
di Nicea, per ordine dello stesso Pa-
pa, e di Costantino imperatore, al
cap. Praesul. 2, q. 4? senza contro-
versia si legge : Preshyter aiitem
Cardinalis ec. Più il Volterrano, in
antropolog. I. 22 in vita Innoc. IF
pag. 255, ci assicura di aver letto
una scrittura di donazione fatta da
un certo Zenobio senatore romano
alla chiesa di Arezzo, sino dai tem-
pi di s, Damaso I, il quale fu in-
nalzato al Pontificato nel 867 5 scrit-
tura, che conservasi nell' archivio di
quella chiesa , ed in cui evvi questa
sottoscrizione : E^o Joanncs S. R. E.
diaconus Cardinalis ex parie Da*
18
274 CAR
masi Pontlficis laudo, et con/inno.
Chiaramente anche sotto s. Gelasio
I, del 49^5 si nominarono i Cardi-
nali della santa romana Chiesa, ri-
ferendoci il Ciacconio nella vita di
questo Papa, phe nelle antiche per-
gamene della basilica di s. Maria in
Trastevere, si fa menzione di Paoli-
no prete Cardinale della S, R. Chie-
sa, ed air anno 494 l'porta tutti i
titoli Cardinalizi coi nomi loro ris-
pettivi. Adunque conchiudiamo, col
menzionato Tamagna, che se anche
nel secondo secolo non prmcipiò il
noriie di Cardinale, certamente esi-
steva nel quarto, e che quindi nel
quinto non era più nuovo. S. Gre-
gorio I spesso si servi di tal nome,
ma non per indicare un principale^
ne per crederlo incardinato inamo-
vibilmente j e ne' secoli a san Gre-
gorio posteriori, Cardinale significò
presso alcuni lo stesso, un soggetto
cioè trasferito ed incardinato; pres-
so altri luoghi, come presso Roma
indicò un ecclesiastico più stretta*
mente che gli altri ineiente al car-
dine, ossia al rispettivo vescovo. Le
soscrizioni poi di alcuni canonici col-
r aggettivo di Cardinale , e di altri
senza questo titolo, non dimostrano,
che quelli fossero insieme parrochi
e canonici.
Si raccoglie da vari monumenti
ecclesiastici , che in quasi tutte le
chiese principali , i più distinti sa-
cerdoti trovansi insigniti del titolo
di Cardinali, finche in progresso di
tempo venne esclusivamente riser-
bato a quei soli, i quali compongo-
no il sagro Collegio, e il senato a-
postolico della santa Sede, e del
Pontefice romano. In alcune chiese
e cattedrali insigni, come Ravenna,
Milano , Colonia , Fermo , Salerno ,
Napoli, Compostella ec. , i canonici
erano fregiati del titolo di Cardi-
CAR
naie, nome che davasi particolarmen-
te in Francia ai principali curati, i
quali aveano l'obbligo di assistere
in certe feste nella cattedrale, quan-
do celebrava il vescovo. Altri sosten-
gono, che tali Cardinali aveano il
diritto di amministrare i sacramen-
ti, ed allorché erano eletti a qual-
che vescovato, cessava il loro Car-
dinalato. Anzi il Cardinal de Luca,
lib. II, dice che i preti, e i diaco-
ni della chiesa di Costantinopoli si
chiamavano Cardinali, e in molte
chiese del rito latino appellavansi i
canonici CardinaU. Tuttavolta defi-
nitivamente, nel 1^67, lo tolse ed
abolì s. Pio V, con ogni e qualun-
que pretensione, e privilegio analo-
go; ordinando espressamente, che
niun' altra chiesa, meno la Roma-
na, mai più si arrogasse V istituzio-
ne de' Cardinali , né a verun altro
si addicesse il nome di Cardinale,
che ai soli Cardinali di santa Ro-
mana Chiesa, creati dal Sommo
Pontefice, e da Eugenio IV, del
i43i, chiamati i perni sopra cui
si aggira il governo della Chiesa
universale : >» Sicut per cardinem
« volvitur ostium domus, ita super
M hoc sedis Apostolicae totius Èc-
w clesiae ostium quiescit et susten-
>* tatur ". V. Bonanni, Gerarchia
ecclesiastica j capo CI; Del nome di
Cardinale, e Menocchio Stuore t.
III, pag. io4, Dei Cardinali di san-
ta romana Chiesa. Il Macri, Noti-
zia de^ vocaboli ecclesiastici, al vo-
cabolo Cardinalis conchiude : » Que-
« sto nome già comune a diverse al-
w tre chiese, oggi è proprio solamen-
i) te de' Cardinali capi del clero ro-
M mano, il quale ha la potestà di e-
>* leggere il Sommo Pontefice , asse-
» gnandone la ragione Pietro vescovo
» con queste parole: » Multitudo pres-
si byterorum, et diaconorum foren-
CAR
« siiim ad Urbern concurrentiiira
»» causam dedit ut Urbani presby-
*» teli, et diaconi ab eis distingue-
" rentiir nomine Cardinalis ". Il Nar-
di ancora ha eruditamente scritto
sui Cardinali della Chiesa Romana,
dilucidando dottamente molti punti
di storia, che li riguardano, De'par-
vachi, cap. XXIII, e XXIV.
Il Novaes, nel tomo XIII, p. 4o>
ci assicura che il primo personag-
gio, clie ebbe il titolo di Cardinale
della romana Chiesa si fu un indi-
viduo dell'antichissima e nobilissi-
ma casa Orsini , una delle quattro
primarie di Roma, e nel tomo I, p.
57, e 117, aggiunge, che s. Eleute-
10 è forse il primo Cardinale solle-
vato alla veneranda cattedra apo-
stolica nell'anno 179, essendo però
incerto se fosse stato fatto diacono
Cardinale da s. Aniceto del 167, o
prete Cardinale dal suo antecessore
s. Pio I. Inoltre dichiara che s. Mar-
co, creato Papa nel 336, era Car-
dinale diacono romano, fatto da s.
Melchiade , sotto di cui Costantino
diede pace alla Chiesa, o da s. Silve-
stro I, di lui successore immediato.
§. II. Del Sagro Collegio.
Sì è già di sopra al precedente
paragrafo accennato, che s. Cleto
assegnando a ciascuna il suo prete,
divise Roma in varie chiese, che
alcuni dicono venticinque più o me-
no, ciocche non si può stabilire,
come osserva l'Antonelli, Dissert.
De tìlìilo Cardinal, num. i, pag. 4-
Lo stesso confermò Papa Evaristo,
€ da s. Igino cominciarono questi
preti a dirsi Cardinali, e fino le
chiese ad essi affidate venivano ap-
pellate Titoli Cardinalizi (Vedi),
nome che in R.oma si conservò sem-
pre, aumentandosi i Cardinali preti
successivamente fino al numero di
CAR 275;
cinquanta. I titoli, di che vennero
insigniti i preti Cardinali della sede
apostolica , per lo piti si presero dal
santo cui la chiesa era stata dedi-
cata, e talvolta dal Pontefice che li
aveva intitolati, ed anco dai pii be-
nefattori, che li aveano dotati o edi-
ficati, onde con essi si sottoscrissero,
e chiamarono. Confondono molti
col Muratori i titoli colle parrocchie,
quando, come ben notò il Cenni
nelle note alle Antichità Italiane
del medesimo Muratori, Innocenzo
I, del 4^2, apertamente distinse i
titoli dalle parrocchie, e a quelli,
non a queste, scrivendo a Decenzio,
gli ordinò di mandare il fermento.
Rimontando la istituzione de' sette
diaconi agli apostoli , s. Evaristo
stabilì che assistessero al vescovo
mentre predicava, e fossero di suo
aiuto, e testimonianza contro le de-
trazioni; indi s. Fabiano gl'incarico
di assistere le vedove, i pupilli, e
i malati sparsi ne' quattordici rioni
di Roma , e per essere sette, ne as-
segnò a ciascuno due, onde furono
detti regionari, istituendo di piìi
sette suddiaconi, perchè invigilassero
sui sette notari da s. Clemente isti-
tuiti a registrare gli atti de'martiri.
Traggono alcuni da ciò l'origine
de' Cardinali diaconi, anzi vuoisi
supporre, che il primo de'sette dia-
coni chiamato arcidiacono fosse an-
che Cardinale, giacche F Oldoino
pone il martire s. Lorenzo fra i
Cardinali diaconi di s. Chiesa. Per
qualche tempo si fermò il numero
di essi a" quattordici; in appresso
arrivarono a sedici; sotto Onorio II
giunsero a diciotto, secondo Du-Can-
ge, e diciannove, come attesta Leone
d' Orvieto nel suo Cronico, ed an-
che a ventiquattro, finche vennero
nuovamente fissati a quattordici. Co-
si ancora in seguito non si chia-
276 CAR
inarono più Cardinali regionari se-
condo il numero della regione, ma
della diaconia, o titolo. Le donazioni
frequenti de' fedeli alla Chiesa, di
palazzi e di predi, i quali poi dai
diaconi si amministravano, diedero
anche il nome a' rispettivi ammini-
stratori, onde nacquero i titoli di
Equìzio, di Vestina^ di Pamniac-
cìiioj di Lucina ec. Presentemente
non più dai rioni, ne da chi fondò
la -diaconia, ma dai titoli delle chiese,
i Cardinali diaconi, come i Cardi-
nali preti, prendono il nome. Negli
antichi monumenti si rinvengono
esempi di Cardinali suddiaconi : il
Cohellio riporta Lotaringo fatto
Cardinale nel 1057 ^^ Vittore II,
e chiamato Cardinal suddiacono, ed
il santo Pontefice Gregorio VII, già
Ildebrando da Soana, che fu ascritto
al sagro Collegio da Niccolò li, del
io5B. Il Baronio e il Tirio ne re-
gistrano due altri. Ma ciò, che reca
maggior meraviglia, dice il Tomas-
sini, si è, che nel concilio romano,
celebrato nel 968, dopo un certo
Giovanni suddiacono Cardinale, si
legge un Stefano arciaccolito con
lutti gli accoliti. Che però assai
mal si apporrebbe chi ne volesse
dedurre, che facessero parte del sa-
gro Collegio pure gli accoliti, come
errore sarebbe il credere Cardinali
i vescovi tutti, e gli abbati ordi-
nari , che insieme co' Cardinali veg-
gonsi sottoscritti a' concili. Rilevasi
poi dal celebre decreto di Stefano
III, emanato nel concilio romano
del 769, che i vescovi non avevano
ancor luogo fra i Cardinali della
romana Chiesa. Voleva egli forse
riserbato quest' onore a' soli sette
vescovi suburbani e a Roma più
vicini, come quelli, che con maggior
frequenza erano invitati a' concili
della metropoli, o ad assistere nei
CAR
più difficili affari il capo della Chi«"-
sa. O che già fossero stabiliti, o
eh' egli ve li incardinasse , certo è,
che a' suoi tempi fu determinato,
che dai vescovi di Ostia, di Selva
Candida , ossia delle ss. Ruffina e
Seconda, di Porto ossia di s. Ippo-
lito, di Sabina, di Palestrina, di
Frascati o Tuscoio, e di Albano si
cantasse ogni giorno e ripartitamenle
la messa nella basilica lateranense
sull'altare di s. Pietro, colla quali-
fica di ebdomadari. Alcuni però opi-
nano, che tali vescovi già si trovas-
sero addetti al Laterano; ma è
sicujo che nell'ottavo secolo i suac-
cennati sette vescovi già appartene-
vano al collegio Cardinalizio, e furono
denominati anco » Vescovi romani,
« vescovi del Laterano, vescovi suf-
« fraganei, collaterali del Pontefice,
» ed anche vescovi della Chiesa ro-
si mana, e Pontefici del Laterano."
Come variò il numero de' preti e
de' diaconi , cosi variò quello de' ve-
scovi Cardinali, siccome riporteremo
all'articolo Vescovi Suburbicari, fin-
ché rimase fermo al numero di sei ,
comprese le chiese riunite. /^. il
Giorgi nella Dissert. I. de Hierarchia
S. R. E., t. IL Lìturg. Rom. Pont. p. 5.
Istituiti pertanto i Cardinali ve-
scovi, i Cardinali preti, i Cardinali
diaconi, tutti destinali a sollevare
il Sommo Pontefice nel grave inca-
rico di vicario di Gesù Cristo, essi
in seguito ebbero un rapporto vi-
cendevole, e formarono un ceto, ed
un collegio. Tracxie di tal' unione,
si rilevano dall'Anastasio, nella vita di
s. Leone III, creato Papa nel 795,
a cunctìs proceribus ec. , e nel de-
scrivere il di lui ritorno in R^oma
neirSoo, aggiunge, che Io ricevet-
tero proceres clericorum. Questo
stesso nome s' incontra dato a' Car-
dinali, e specialmente a quelli, che
CAR
erano vescovi, nell'elezione di Va-
lentino avvenuta neir827, leggendosi
nel Tomassini : Colleclis in unum
episcopis j et glorìosis ronianoruni
proct-nbus. Altrettanto si ha nell'esal-
tazione di Sergio li, neir844* ^■"''*
procereSj et romance Urbis optima-
teSj universusque populus prò eli-
gendo Poiitifice in unum coiissenl.
Questo glorioso nome distintivo dei
Cardinali da qualunque altro perso-
naggio, e dagli stessi vescovi, secondo
il Tamagna, somministra un argo-
mento molto probabile per farli cre-
dere tutti riuniti in un collegio,
giacche il nome comune a molti ,
suppone unione tra di loro. Che per
altro i Cardinali romani fino dal
I073, in cui fu eletto s. Gregorio
\H, formassero un collegio, si legge
chiaramente ne'regislri vaticani: Nos
Sanctce Romance et apostolicce sedis
CardinaleSj clerici j acolychi, subdia-
conij diaconi j presbiteri , prcesenli-
ùus episcopisy abbatibus ec. , cioè il
collegio de'Cardinali distinto dall' in-
tero clero di Roma . Così ancora
enuncia la propria elezione Vittore
III, nel concilio beneventano del
1087: Cum unanimi concordia epi-
scopi ^ et Cardinales ( ecco tutto il
sagro Collegio, giacche de' vescovi
non Cardinali si parla immediata-
mente dopo) provincialesque anti-
stites una cum romano clero ^ et
populo parvitatem nostrani prcefecis-
sent. Se nel detto secolo XI, i do-
cumenti ci fanno certi , che i Car-
dinali appartenevano ad un collegio,
in cui essi soli avean luogo, ne' se-
coli seguenti tutto confernja, ed au-
tentica l'unione di questi venerandi
personaggi. Fissata l'epoca, in cui
i Cardinali di santa romana Chiesa
sono conosciuti anche col nome di
sagro Collegio, e senato apostohco,
per tutto ciò che il riguarda iu
CAR 277
globo, e pel numero de'Cardinali,
che lo composero nelle diverse epoche,
si dirà al § IV di questo articolo, ed
ancora all'articolo Sagro Collegio.
§ 111. Della sublime dignità
Cardinalizia.
A qualunque regolatore de' popo-
li è necessario chi gli presti consi-
glio, sollievo ed aiuto. Si ha l'esem-
pio di Mosè condottiere del popolo
ebraico, cui fu comandato da Dio
di scegliere in esso settanta senioii
e maestri per essere sollevato nel
principato; e quello del Redentore ,
che si scelse dodici apostoli , e poi
settantadue discepoli per propagar
l'evangelo , e la dottrina sua. Cosi
pei bisogni della Chiesa avvenne, che
i Sommi Pontefici avessero de' coad-
iutori , de' ministri, assessori, consi-
glieri e cooperatori nelle funzioni ,
e nell'esercizio del supremo pontifi-
cato, e nella grande amministrazione
del vescovato universale. Onde lo
stesso s. Pietro dovette avere consi-
glieri, ed operari in messeiii suam,
ne ipse solus gravaretur. Ed è per-
ciò, che parlando Eugenio IV, nella
sua lettera ad Enrico arcivescovo di
Cantorbery, Bull. Rom, t. HI, p. 3,
de' Cardinali coadiutori del Papa, dice:
** sebbene di questa dignità quel no-
« me, eh' è ora in uso, non sia sta-
« to COSI marcato dal principio deU
>» la primitiva Chiesa , 1' ufficio me-
>* dcsimo si rinviene evidentemente
» istituito da s. Pietro, e dai suoi
M successori ". Giovanni VIII del
872 parlando a' suoi consiglieri si
espresse tenere per indubitato, che
rappresentando egli Mosè, essi rappre-
sentavano i settanta seniori. L'impera-
tore Federico lì, certamente non pro-
teggitore della Sede Apostolica, in una
sua lettera riportata da Matteo Paris,
278 CAR
presso il Tomassino , parlando dei
Cardinali, nel 1289, arrivò a dire:
« siccome Cristo capo della Chiesa
» nel vocabolo di Pietro fondò so-
i> pra la pietra la su^ Chiesa, così
« costituì successori degli apostoli
>» i Cardinali ".
Potrebbonsi su questo oggetto rife-
rire le molte luminosissime testimo-
nianze, che si hanno, per rendere sem-
pre palese, quanto sublime sia anche
per la sua istituzione la Cardinalizia
dignità 3 ma basti il riportarsi alla co-
stituzione di Eugenio IV, Non me-
diocri, XIX in Bull. Mainardi, che
in difesa del grado Cardinalizio indriz-
zò ad Enrico arcivescovo di Cantor-
bery per grave dissensione nata tra
esso e il Cardinal Giovanni del ti-
tolo di s. Balbi na, siccome esso narra
nel proemio. In detta costituzione
si legge riunito quanto di più gran-
de e di più interessante, anche da
antichi monumenti, riguarda il Car-
dinalato, ne potrebbesi che snervar-
sene la forza, se volesse riferirsene
sol qualche tratto. Conchiudendo
con le parole d'un concilio di Papa
Stefano, il quale dice : « era neces-
9) sario , che questa sagrosanta si-
» gnora la Romana Chiesa, secondo
>* che da s. Pietro , e da' suoi suc-
?> cessori è stabilito, canonicamente
»» si ordinasse, e nel colmo dell'apo-
M stolato si consagrasse uno de' pre-
M ti, o Cardinali diaconi ; ed aggiun-
» gendo , da questo chiaramente si
» intende, che questi nostri fratelli,
M i quali fra i Cardinali son posti,
M fin dai tempi di s. Pietro esiste-
vi vano " ; ad onta di sì forti ra-
gioni, più moderazione è il conve-
nire col detto Cardinal Paleotti, De
s. Consist. consult. memh. 5 e. 1 ,
p. 365, in cui dice : « Altri poi in-
>* segnano , che sieno succeduti in
.>^ luogo degli apostoli, i quali assi-
CAR
>» stevano a Cristo Signore nostro ,
»> la qual è sentenza di uomini gian-
» di , ed è munita di gran proba -
» bilità, certo essendo che Cristo
M Signore e Redentore nostro quan-
» do era sulla terra avea dodici
w apostoH , e settantadue discepoli,
« che lo assistevano ". Adunque
certo è fuori d'ogni dubbio, che ap-
pena s'incominciò il pontificato ad
amministrare dagli uomini, vi furo-
no cosiffatti personaggi , che in un
incarico sì sublime, geloso e- vasto,
col consiglio, e coli' opera assistette-
ro, ed aiutarono grandemente quel-
lo che n'era investito. V. Menoc-
chio Sluore, t. Ili, p. 106, e. ^'0.
Della dignità Cardinalizia. La
«ubhme dignità dei Cardinali di San-
ta Romana Chiesa, per tutti i titoli,
preeminenze e riguardi , sorpassa
tutte le dignità ecclesiastiche dopo
la suprema del Sommo Gerarca, es-
sendo il massimo de^ pi'cgi, il pun-
to più distinto del Cardinalato, quel-
lo che tempio , ed organo il costi-
tuisce dello Spirito santo, e Semi ,
per servirsi della frase di Sisto V ,
»y da cui quello sortir deve, nel qua-
« le per divina istituzione vada me-
M ritamente a riunirsi la pienezza
fi tutta della podestà apostolica ".
Destinati i CardinaH di Roma ad
assistere co' loro consigli il capo vi-
sibile della Chiesa, acquistarono nel-
la Chiesa stessa la denominazione
di membri, di occhi, di parti prin-
cipali del corpo del Papa , il che
trovasi ovunque ripetuto ne' monu-
menti ecclesiastici . S. Pier Damia-
ni , riportato dal Sigonio , de regn.
Ital. ad ann. 1059, afferma, che
questi gli occhi sono di una sola
pietra, queste le lucerne dello stesso
candelabro. Enrico VII dopo aver
ricevuto in Roma per ordine di
Clemente V , il diadema imperiale
CAR
dalle mani de' Cardinali nel i3i3,
ne mostrò con suo diploma la gra-
titudine, coli' esprimere: « Coman-
>* diamo che il Piomano Pontefice,
'» ed i Cardinali della sua Chiesa ,
« che sono la parte nobile del suo
« corpo, immuni vadano da ogni
>* ingiuria '* ; ed Eugenio IV , che
sostenne la dignità Cardinalizia sopra
qualunque altra dignità ecclesiastica,
nella suaccennata lettera all' arcive-
scovo di Cantauria, ecco come espres-
se il proprio sentimento e quello
degli altri Pontefici, che l' avevano
preceduto: >» inoltre i medesimi Car-
>* dinali attesa l' eminenza del loro
'» onore e dignità vengono dai Pon-
y> tefici detti parte del loro corpo .
'» Dal che senza alcun dubbio dimo-
« strasi, che i membri contigui del
» corpo del Papa, i quali sono i suoi
»> fratelli Cardinali ec." Sisto V però
nella celebre bolla, Postquam verus
ìllcj data a' 1 3 dicembre 1 585, Const.
76, riepiloga tutte le sentenze dei
predecessori a lustro della dignità
Cardinalizia. Si legge perciò nel proe-
mio: » i Cardinali sono la parte
>» nobilissima della persona del Pa-
M pa, e i principali suoi membri ; e
» quindi siccome il Romano Pon-
« tefice nella cattedra dello stesso
3> Pietro successore, e vero vicario di
« Cristo per comando divino possie-
5» de l'apice della suprema dignità
j» apostolica , e ne tiene il luogo in
»> terra, così ancora i Cardinali del-
»' la sagrosanla Romana Chiesa, che
»* le persone rappresentano de' santi
*» apostoli quando di Cristo erano
j- ministri, che il regno di Dio pre-
*> dicava , e consumava il mistero
" dell' umana salvezza , ministrano
'» al Romano Pontefice nell'eserci-
» ciò dell' ulìlcio sacerdotale , e gli
>> assistono in qualità di consiglieri
>• e coadiutori nel governare la Chic-
CAR 279
» sa cattolica, di cui è capo, quasi
»* come pupille ed orecclii , e parti
« nobilissime del sagro capo, e mem-
»» bri suoi principali, dallo Spirito
» santo stabiliti ed innalzati al gra-
» do altissimo di sostenere collo stcs-
» so Romano Pontefice in questa
« medesima ecclesiastica gerarchia ,
»> da Dio ordinata a guisa della ce-
)i leste cui corrisponde, una mole
>» sì grave, e l'incarico de' popoli ".
Il titolo poi onorifico , con grande
autorità di legato a Intere (Fedi),
non si diede che a' Cardinali , seb-
bene a diversi personaggi venissero
addossate importanti legazioni, come
anco dimostra il Ferraris, Biblioth.
valle. Legaliis^ e ricevettero un tal
titolo, siccome appartenenti al corpo
del Romano Pontefice, e si dicevano
staccati a latere Summi Pontìficis.
V. Perez, Pentateuci, tract. 3, e. 8,
n. 81. Ne spiega la ragione il p.
Diana, dicendoci essere i Cardinali
incorporati col Papa, part. 5, tract. 2,
resol. 33.
Siccome parti principali del cor-
po del Papa, i Cardinali rettamente
non solo s'intitolano e sono Cardinali
della S. C. R. _, ina ancora Cardi-
nali deW universo. Ed è perciò, che
a seconda dell'autorità di vari conci-
li, precipuamente di quello di Trento,
ed inculcato dalla maggior parte
de' Pontefici, i Cardinali si scelgono
da tutte le nazioni cattoliche, acciò
destinati cardini dell' universo sieno
più a portata, come riflette s. Rer-
nardo, di governare tutto il mondo,
governando meglio ciascuno que'sud-
diti, che conosce . Venendo pregato
Pio 11 possibilmente a restringere il
numero de'Cardinali romani, rispose,
che egli qual capo della Chiesa non
poteva trascurare gli oltramontani ,
giacche nelle costituzioni di molli
Papi suoi predecessori, e dai concili
28o CAR
ancora fu stabilito che i Cardinali del-
la Chiesa Romana si prendessero da
quakmque nazione, affinchè possano
meglio conoscere l' indole, e i costu-
mi di qualunque popolo, e quindi
più saggiamente giudicare, pei* la
sublime prerogativa di giudici di tut-
ta la terra, come li chiamò s. Ber-
nardo, ep. i5o.
I Cardinali di Roma in qualità
di consiglieri, di cooperatori del ro-
mano Pontefice considerato nella sua
principale, essenziale relazione di ca-
po della Chiesa Cattohca , formano
con esso lui tutto un corpo , sono
parti principali, cardini della Chiesa
ecumenica, come appunto i consiglie-
ri, i coadiutori del metropolita sono
parti cardinali della metropoli stessa.
In fatti nel concilio romano celebra-
to nel io59 sotto Niccolò II, trat-
tandosi del gran punto, che riguar-
dava r elezione del romano Pontefi-
ce, tutti i Cardinali della sede apo-
stolica furono dichiarati metropoli-
tani , leggendosi in un canone di
esso: « ma perché la Chiesa apo-
*i stolica si antepone a tutte le chie-
» se del mondo, e perciò aver non
« può sopra di se un metropolitano;
« i Cardinali vescovi senza dubbio
M fanno le parti di metropolitani, i
*> quali cioè portano all'apice della
>» grandezza apostolica il vescovo
M eletto ■**. Allora i Cardinali ve-
scovi lateranensi incardinati ai sagro
Collegio sino da Stefano III, più de-
gli altri concorrevano all'elezione Pon-
tificia, che sembra essere stata ad essi
commessa interamente; ma in ap-
presso per ecclesiastiche prescrizioni
chiamati i Cardinali tutti al grande
atto della Pontificia elezione, a tut-
ti nei senso del succitato canone
convenivasi la qualifica di metropo-
litani. Quindi s. Pier Damiani an-
tepose i Cardinali vescovi elettori
CAR
del romano Pontefice, ai patriarchi
e primati , e s. Antonino allermò i
Cardinali superiori a qualunque ec-
clesiastico , eccettuato il solo Papa ,
del quale parere sono Turrecremata,
il Valdese, l'Ostiense, Giannandrea,
il Giacobazzi, e tutti gli altri teologi
e canonisti dopo Eugenio lY. Non fu
una romana usurpazione, non furono
le pingui rendite, né talora alcuni
titoli secolareschi per particolari cir-
costanze dati ai Cardinah, che, come
osa dire uno scrittore, portasse l'epi-
scopato a cedere ai Cardinali ; ma
bensì fu una conseguenza naturale
per 1* innanzi forse non bene svilup-
pata, non ancor dedotta dal luogo
eminente e sublime, che questi mem-
bri del romano Pontefice occupava-
no nella Chiesa di Dio, come lunga-
mente ragiona il citato p. Tamagna,
particolarmente al tomo I, capo 8,
della precedenza de' Cardinali ro-
mani sopra i vescovi, e nel t. II,
e. 5, de' vescovi, potendosi anche con-
sultare Girolamo Piati , de Cardi-
nali s dignitate et officio ^ e. 3. § I,
in cui tratta ex professo de emi-
nenti a Cardinaliuni prae episcopis,
ove dimostra, che, o si riguardi l'or-
dine, o si abbia in mira la giurisdizio-
ne di far leggi, punire, dispensare
e concedere, il vescovo è superiore
al Cardinale, e se si rifletta all'ufficio
del Cardinale nel governo della Chie-
sa universale, egH non la cede che
al Papa , il quale elegge e giudica
tutti i vescovi e gradi ecclesiastici,
servendosi dell'aiuto e consiglio dei
Cardinali, che perciò vengono riguar-
dati quai giudici di tutta la terra ;
giurisdizione amplissima , che costi-
tuisce i Cardinali romani nel grado
il più subHme.
A SI delicato, e interessante pun-
to, ci permetteremo di aggiungere
quanto scrisse il dotto, e ven. Bel-
CAR
lariiìino contro i novatori, che mal-
lenarouo la dii^nilà Cardinalizia,
vv fìnsi strada ad opprimere tutte le
Itre della Chiesa, come si ìe^^e nel
libro I de clfrìcis. e. i6: w Eppu-
re confesso, che una volta il ve-
scovo qualunque era preferito al
Cardinale non vescovo ; che anzi
il Cardinalato era grado al vesco-
vato , come rettamente insegna
Onofrio Panvinìo, nel libro dei
Cardinali j ed apertamente si de-
duce dal libro I. cap. V della
Pila di s. Gregorio 1. In appres-
so però mutossi l' ordine, ed in-
cominciarono i Cardinali ad an-
teporsi ai vescovi ; della qual mu-
tazione due ragioni si possono as-
segnare. Una che a' soli Cardina-
li fu devoluta 1' elezione del Som-
mo Pontefice ; imperocché in quel
tempo in cui gl'imperatori, o il
clero ed il popolo eleggevano i
Pontefici, none meraviglia se non
erano tanto stimati i CardinaH.
Ma dopo che incominciarono es-
si soli ad eleggere, e per lo più
a venir ancora essi soli eletti, non
senza ragione principiò la dignità
Cardinalizia ad essere in pregio più
che per lo innanzi. Altra ragione si
fu che i soli Cardinali incomin-
ciarono ad essere consiglieri del
Sommo Pontefice; imperocché pri-
ma né eglino soltanto, ne i pri-
mi si erano del consiglio pontifi-
cio. Ed in fatti ne' primi seicento
o ottocento anni i Sommi Ponte-
fici , onde giudicare i più gravi
all'ari della Chiesa romana, radu-
navano i concili nazionali de' ve-
scovi d'Italia, a' quali concili in-
tervenivano certamente i Cardinali
preti, ma il primo luogo era dei
vescovi. Per lo che non v'era ra-
gione, per cui in quel tempo i
Cardinali preti si anteponessero ai
CAR 28 f
« vescovi tosto che anzi , più che
« i Cardinali, aiutavano il Pontefi-
>» ce. Ma crebbero in appresso gli
» affari della Chiesa Romàna, essen-
*» dovisi specialmente aggiunto il
yy principato temporale nelf ottavo
« secolo a' tempi di Pipino e Car-
» lo Magno che lo aumentarono;
« onde abbisognava il Sommo Pon-
« tefice dell' aiuto de' consiglieri più
« spesso che per lo innanzi ; ne po-
« teva così spesso, come era neces-
« sario, radunare i concili de'vesco-
« vi. Sicché ammaestrati dall'uso,
« costretti dalla necessità s' incomin-
« ciarono a poco a poco a tralasciare
y> i concili vescovili, e tutti gli affari
" a riportarsi al senato de' Cardi-
»> nali. Ma accaduta questa legitti-
» ma mutazione del concilio ponti-
w ficio da' vescovi e Cardinali ai
*» soli Cardinali, non dee recar ma-
»y raviglia, se accadde ancora la mu-
" tazione della dignità ". Ecco poi
come, nel 1 3 1 2, Clemente V in u-
na sua lettera riportata dal Rinaldi
a detto anno, spiega la precedenza
da lui accordata ai Cardinah sui ve-
scovi, per la unione, che hanno i pri-
mi col Papa : « JVec quisquam mi-
« retur, si contra morem antiqui-
>» tus observatum, in praesentis sa-
y> lutationis eloquio, Tu, praefate
« Cardinalis praeponeris, Tuque, epi-
« scope praedicte postponeris, et pro-
" pterea venerabilis frater etiam non
» vocaris, quoniam in talibus mo-
>» dum hujusmodi modernis tem-
y> poribus observari decenti us repu-
« tamus ".
Finalmente si legge nel citato Ma-
cri, al vocabolo Cardinalis, die i
Cardinali della Chiesa Romana, seb-
bene inferiori in dignità ai vescovi^
con tutto ciò hanno preceduto i ve-
scovi medesimi da molti secoli come
membri di quella Chiesa, col capo
!i82 CAR
della quale sono uniti. Onde nel con-
cilio efesino, celebrato nel 43 1 , dei
tre legali del Papa s. Celestino I,
sempre precedette il prete della Chie-
sa Piomana ai due vescovi ; anzi es-
so si sottoscrisse primo di tutti nel
detto concilio generale, e più chia-
ramente si prova questa verità dal-
le vite de' Romani Pontefici, nelle
quali si fa menzione delle ordina-
zioni fatte nel mese di dicembre, se-
condo l'uso e il rito de'primi secoli
della Chiesa, ed in esse furono sem-
pre preferiti i preti e i diaconi del-
la Chiesa Romana, come Cardinali,
ai vescovi, dicendosi : Creavit pres-
hyte.ros j diaconos , e poi epìsco-
pos per diversa loca. Ed i titoli,
che si conferivano ai Cardinali nel
Pontificato di s. Marcello I eletto nel
304, ci avverte il Zaccaria nelle No-
te del LunadorOy che erano riguar-
dati quasi dioeceseSy propfer haptis-
ììium, et poenitentiani multoruin, cjui
convertcbantur ex paganis, et pro-
pter sepulturani martyrum, con la
autorità dell' Anastasio. Abbiamo dal-
l' Andreucci, nella dissertazione De
CardinalìhuSj p. i. n. 16, ^ 17, che
i Cardinali preti godono nelle loro
chiese titolari di un diritto vescovi-
le, o quasi episcopale per concessio-
ne di Onorio III, Cap. his quae. i i
de major, et obed.j come nelle lo-
ro diaconie i Cardinali diaconi pos-
sono usare della stessa quasi episco-
pale giurisdizione per privilegio di
Sisto Y, dichiaralo nella costituzio-
ne pubblicata neir aprile 1589. Quan-
do dunque i sagri canoni insegnano
esser maggiore il grado episcopale
del Cardinalizio, parlano dell' ordi-
ne, non della dignità, come l' arci-
diacono ancorché non sacerdote, in
quanto all' ordine è inferiore a qua-
lunque prete, ma in quanto alla di-
gnità precede a tutti i canonici. Tal
CAR
modo di precedenza osservò ancora
la chiesa costantinopolitana, ove al-
cune dignità, come gli exocatacoeli
(Vedi) sebbene diaconi, precedevano
nel sedere i vescovi, venendo riguar-
dati come Cardinali di quella chie-
sa, e come tali furono nel XV seco-
lo trattati dal Papa nel concilio ge-
nerale di Firenze.
Passando a considerare i Cardi-
nali quali elettori del B ornano Pon-
tefice, ed insieme eleggibili, breve-
mente premetteremo, che prescinden-
do dai segni manifesti con cui alcune
volte Dio indicò chi dovea essere e-
letto a capo della Chiesa, ne' primi
otto secoli, il Papa veniva eletto
dal clero e dal popolo, i quali ul-
timi in progresso di tempo (stante
i dissidii e le fazioni) furono rappre-
sentati dai magistrati e dagli otti-
mati di Roma. Nei primi secoli in-
oltre i vescovi, non già i soli suffra-
ganei di Roma, ma tulli quelli, che
in occasione à' intcr-pontificio si tro-
vavano in tal città, concorrevano
all'elezione del supremo pastore. Al-
l' elezione di Cornelio nel 254 ^^i-
rono presenti sedici vescovi, tra i
quaH due africani col suffragio dei
sacerdoti, chierici e della plebe, la
quale intervenne a' sagri comizi si-
no al ii43; ma il clero in globo
sempre concorse a dare il successo-
re a s. Pietro, finche Stefano III det-
to IV, fu il primo, che nel concilio
romano del 769, celebrato in Late-
rano, ne limitò la libertà, con im-
porgli, che i suoi voli non potesse-
ro favorire che un diacono, o un
prete Cardinale escludendone i sud-
diaconi e i vescovi, come prova il
Du-Cange, nel riportare la deposi-
zione di Papa Formoso, fatta dopo
la sua morte nell' 896 da Stefano
VII, perchè essendo vescovo di Por-
to, contro i decreti de santi canoni
CAR
a\>ea occupata la romana Cattedra^
sebbene il Tamagna, ed altri sieno
di parere, che Stefano HI non in-
tese escludere i vescovi, cui egli me-
desimo avea incorporato al sagro
Collegio, ne' sette suburbicari, come
si disse di sopra, ma piuttosto voler
che fosse eletto un Cardinale Roma-
no. Anzi si osserva, che i Cardina-
li vescovi in seguito divennero gli
arbitri della creazione del Papa, giac-
che Niccolò li, nel concilio romano
del loSg, decretò, che morendo il
Pontefice, primieramente i Cardina-
li vescovi trattando insieme con som-
ma diligenza circa la elezione, vi chia-
mino di poi i chierici Cardinali , e
in tal guisa acceda il restante dtd
clero ed il popolo a prestar consen^
*o alla elezione. Osserva Pandolfo
nella creazione di Gelasio li, acca-
duta nel 1118, che a' Cardinali, al
clero, e al popolo si spetta eleggere
il Papa, ma che i vescovi Cardina-
li godevano del diritto di approvare,
o escludere l'eletto; esclusione ed in-
clusione, su cui altri non convengono.
Niccolò li pertanto, avea ristretto
ne'soli Cardinali di santa Romana
Chiesa il diritto di eleggere il sovrano
Pontefice, cui il clero inferiore, ed
il popolo prestassero il consenso ;
ma però Papa Alessandro III col
consiglio e colfapprovazione di tut-
to il concilio generale XI , late-
ranense, III celebrato nel iiyg, os-
servando le innumerabili calamità del-
la Chiesa, che derivarono dall'ecces-
sivo numero degli elettori nel grande
affare della creazione del suo capo
visibile, ed i trenta Ire scismi, che sino
allora l' aveano lacerata, determinò
che in appresso i soli Cardinali di
Roma, esclusi affatto gli altri chie-
rici, il popolo ed i sovrani, godes-
sero del diritto di sciogliere, creare,
confermare ed intronizzare il suc-
CAR 283
cessore del principe degli apostoli;
aggiungendo che quello solo dai
Cardinali si dicesse e fosse canoni-
camente eletto, nel quale concorres-
sero i suffragi e voti delle due delle
tre parti de' medesimi Cardinali e-
lettori, per cui l' immediato succes-
sore di Alessandro III, Papa Lucio
HI, Jlliicingolì y creato nel ii8r,
fu il ])riniO che con sì provvida leg-
ge fu innalzato al pontificato, e i
concili generali di Lione li, celebrato
da Gregorio X nel 1274, e di Vien-
na presieduto, nel i3i i,da Clemente
V^ coir assistenza de' monarchi di
Francia , Inghilterra ed Aragona,
confermarono pienamente quanto so-
lennemente era stato determinato dal
concilio generale lateranense sud-
detto. Così la Chiesa nel cangiare
la sua disciplina, liberò col nuovo
sistema l'elezione da quei disordini,
che tanto di frequente travagliavano
prima la cristianità. Il che dimostra
luminosamente ad evidenza la giu-
stizia, la prudenza del suo stabili-
mento, mentre sempre più risalta la
sublime ed alta dignità Cardinalizia.
Ed è perciò che dal 1878 in poi
non evvi esempio che sia slato in-
nalzato veruno al triregno senza che
al sacro Collegio non abbia apparte-
nuto. P^. r articolo Porpora (^Ar.ni-
NALiziA, in cui si tesse il novero dei
Papi eletti prima di tal tempo, sen-
za essere Cardinali di S. R. Chiesa.
Non è poi a tacersi, che fra le
prerogative del sagro Collegio evvi
quella, che quando il Papa fosse as-
sente dal luogo ove vuole che risie-
da la curia, al sagro Collegio dei
Cardinali per delegazione di lui
spettano le redini ed il governo del-
la Chiesa universale. Trattano dif-
fusamcFìte questo grave punto i Car-
dinali Giacovazzi e Caietano , cioè
Tommaso da Vio. Il primo ha pre-
384 CAR
so di mira specialmente un Papa
assente, o infermo, ed il conferma
con quanto accadde nell'elezione di
Adriano VI , eletto a' 9 gennaio
i522, mentre egli era assente e di-
morante nella Spagna che governa-
va per Carlo V, per cui le decisio-
ni dei trìbunali della rota, e della
segnatura si segnarono, durante tal
assenza, con queste pai ole : placet sa-
cro Cardinaliuni Collegio etc. Il Ca-
jetano, o de Vio poi sottilmente,
ed ampiamente tratta tal questione.
Veggasi in oltre su questo punto il
menzionato Tamagna, Orìgine^ e pre-
rogative de Cardinali^ capo VI, del-
la Sublime dignità de^ Cardinali di
santa Romana Chiesa, pag. 179,
e seg.
Il Pontefice Gregorio X, conside-
rando il pregiudizio delle lunghe
sedi vaccmti, nel concilio generale di
Lione II, nel 1274, emanò santis-
sime leggi relative. La sesta di esse
prescrive quanto segue: »» i Cardi-
» iiali in sede vacante nulla pren-
« dano dall'erario della camera a-
» postolica, e dalle sue rendite. Col-
M la morte del Papa cessino tutti
i> gli uffiziali ecclesiastici, e i tribii-
M nali della curia, fuorché i Cardi-
» nali penitenziere maggiore, e il
« Camerlengo, i quali continueran-
>» no in tempo della sede vacante ".
Conviene pertanto sapere, che se-
condo le Pontificie bolle , dopo la
morte del sovrano Pontefice, il go-
verno temporale di Roma, e di tut-
to lo stato ecclesiastico si devolve
al sagro Collegio , che conferma i
ministri delia santa Sede, e custo-
disce le rendite della camera apo-
stolica; ed essendo esso composto
di vescovi suburbicari, preti e dia-
coni, uno di ciascun ordine per tur-
no^ e per tre giorni consecutivi assu-
mono l'ispezione degli affari, insieme
CAR
al Cardinal camerlengo, facendo da
segretario di stato, il segretario del-
lo stesso sagro Collegio. Pio IV con-
fermò tali leggi, e vi aggiunse, che
il Cardinal vicario potesse continua-
re nella sua giurisdizione ; e Cle-
mente XII ordinò, che morendo
nella sede vacante i Cardinali ca-
merlengo, e penitenziere maggiore,
i Cardinali ne eleggessero per voti
il successore, che durerà sino all'e-
lezione del nuovo Pontefice; e mor-
to in detto tempo il Cardinal vica-
rio di Roma, resterà colle facoltà di
questo il prelato vicegerente. Le con-
gregazioni poi dei Cardinali conti-
nuano a spedire affari di poco mo-
mento per mezzo dei loro rispetti-
vi segretari, fattane prima relazio-
ne alla congregazione dei Cardinali
capi d' ordine. Spedisconsi pure gli
affari, che prima della morte del
Papa erano già risoluti nelle con-
gregazioni, in que'casi ne' quali ba-
sti la sottoscrizione del segretario.
Non è poi a tacersi, che i Cardinali
in sede vacante, non ammettono
persona alcuna in carrozza a fianco,
e mentre assistono all' esequie no-
vendiali, o alla messa dello Spirito
Santo, siccome fra loro è il Papa ,
sebbene incognito, tutti debbono fa-
re al sagro Collegio riunito le genu-
flessioni, come si fanno al Pontelice ;
omaggio di rispetto, che ricevono
nelle congregazioni generali della
stessa sede vacante, e in conclave
quando ricevono gli oratori de' prin-
cipi, y. Elezione de' Sommi Ponte-
fici, Sede vacante, e Conclave.
Trattandosi ne' paragrafi seguenti
eziandio della sublime dignità , e
grandezza del Cardinalato , prima
di terminar questo, faremo menzio-
ne dell'antico e grave distintivo dei
Cardinali , di essere cioè protettori
presso il Papa, e la sede apostolica
CAR
d'imperi, regni, città ec. Molto pii-
rna della celebrazione del concilio
Costanziese, i Cardinali si prende-
vano per prolettori presso la santa
Sede degli interi regni e monarchie.
Venerato il Sommo Pontefice qual
sovrano spiri Inale e qual padre di
lutti i principi, che più volte lo invo-
carono arbitro dei loro più grandi
interessi, stimato capo supremo di
tutta la Chiesa cattolica, non è me-
raviglia se j regni , e i monarchi
cattolici per gli innumerabili affari,
che riguardavano la religione, si pro-
curassero presso il supremo Gerarca
qualche aiitoievole persona nella cu-
ria romana, tanto pel disbrigo dei
medesimi, che pel patrocinio nel
trattarli , donde ebbero origine le
protettori e de' regni presso la Sede
apostolica, e quindi quelle degli Or-
dini religiosi ed equestri, città, ac-
cademie, pii istituti ec. Che tali pro-
tettone de'regni esistessero prima del
secolo XIV, si apprende dal Rinal-
di all'anno 1878 n. loi, il quale
racconta, che appena assunto al
Pontificato Urbano VI, come quello,
che era versatissimo negli affari del-
la romana corte, pubblicò essere sua
intenzione, che i Cardinali non go-
dessero in appresso né pensioni, ne
provvisioni, ne altri doni sommini-
strati loio dai principi, da comunità,
e da qualunque altra persona , poi-
ché tali donativi facevano talvolta
prendere cattiva piega ai negozi ec-
clesiastici, avvenendo per la fragili-
tà umana, che talora i Cardinali
pensionati, e protettori non conser-
vassero interamente quella impar-
zialità, che ai giudici si conviene.
Martino V, eletto nel i4i7> nel
concilio di Costanza non si conten-
tò su questo delicato punto di espri-
mere i vivi suoi desideri , ma nel
i434> come abbiamo nella sua vita
CAR tB5
da Felice Contelori, con suo decre-
to comandò assolutamente , che i
Cardinali non assumessero le prote-
zioni dei re, de' principi, de' conti,
e di altre persone secolari , e che
quelle già assunte non l' esercitasse-
ro, acciò con più libertà potessero
assistere al Papa ne'consigli, negli
aflari della sua corte, e negli altri
alti. Alessandro VI del 149*2 , «in-
novò i rigori de' suoi predecessori ,
e li accrebbe, dappoiché proibì ai
Cardinali di frequentare le curie se-
colari dei principi, di assumere gli
impieghi di segretari e di protetto-
ri, acciò non si facesse un'indecente
mescolanza di secolare e di eccle-
siastico, dovendosi rendere a Cesare
ciò eh' é di Cesare, e a Dio ciò che
a Lui appartiene. In seguito, cele-
brando Leone X nel Laterano il
concilio generale XVII, che termi-
nò nel i5i7, "^^^^ bolla di rifor-
ma, Sess. 9, ecco come si espresse
sulle protettone de'Cardinali : >» As-
sistendo i Cardinali al romano
Pontefice padre di tutti i fedeli,
é molto inconveniente, eh' eglino
divengano accettatori , ed avvo-
cati delle persone. Stabiliamo per-
ciò , eh' essi non prendano par-
zialità alcuna né di principi, né
di comunità , né di qualunque
altro, contro veruno , se non quan-
to la giustizia e l' equità richie-
da, e la loro dignità, e condizio-
ne esige, che divengano promo-
tori, o difensori: ma attendano,
spogliati di qualunque passione,
a sedare, e terminare fra chiun-
que i litigi : promovano con a-
nimo pio i giusti affari de' prin-
cipi, e di. ogni altro, ma con ispe-
ciaiità de' poveri , e de' rehgiosi,
e prestino aiuto agli oppressi ed
ingiustamente gravati, secondo le
foize e il dovere, che il loro uf-
286 CAR
^' fido prescrive ". In questo aigo-
niento sono a consultarsi le celebri
epistole del Cardinal Ammaniiali ,
detto il Papiense, che colla sua elo-
quenza inveì contro le protezioni, che
talvolta a' suoi tempi rendevano ligi i
Cardinali suoi colleghi dei dominanti.
Mentre nobilita la sublime dignità
Cardinalizia il dichiarare che face-
vano i sovrani protettori de' loro do-
minii, non il sagro Collegio, ma un
membro di esso , ne accresceva il
lustro allorquando la protezione e-
sercitavasi secondo le sante prescri-
zioni de' Pontefici.
Negli articoli Conclave , ed Ele-
zione de' Pati, si vedrà l'influenza,
che si esercitò sui Cardinali nazio-
nali dai Cardinali protettori delle
rispettive corone, fregiati alcuna vol-
ta eziandio del carattere di amba-
sciatori presso la santa Sede i^Ve.di).
Talvolta fino al declinare del secolo
decorso quasi tutti i regni, molte na-
zioni, repubbliche, e città imperiali
aveano per protettore un Cardinale,
e persino i regni, in cui la religio-
ne non era dominante, ma che per
altro aveano in Roma collegi ad
essi appartenenti. L' impero soleva
nominare due protettori, cioè uno
pegli stati soggetti all' impero stes-
so, e l'altro pegli stati patrimoniaH
della casa d'Austria. Questi protet-
tori solevano essere per lo più na-
zionali, e talvolta no; e in concistgro
proponevano le chiese cattedrali, ino-
nisteri , e beneficii concistoriali, che
erano sotto le loro protettone, tan-
to elettive, che di nomina , o pre-
sentazione. Da ultimo il Cardinal
Giuseppe Albani fu protettore del-
la nazione austriaca, e degli antichi
e nuovi stati del re di Sardegna ,
de' quali stati del regno Sardo at-
tualmente è protettore il Cardi-
nal Luigi Lambruschini genovese.
CAR
Presentemente i Cardinali sono
protettori delle città e luoghi del-
lo stato ecclesiastico , e della re-
pubblica di s. Marino in esso esisten-
te, di Ordini e congregazioni reh-
giose d'ambo i sessi, di Ordini eque-
stri, di monisteri , di chiese nazio-
nali, di cappelle insigni, di collegi,
di accademie, di arcicon fraterni te, di
ospedali, pie istituzioni ec. ec, e vi
hanno anco de' Cardinali compro-
tettori. Tali protezioni si accordano
dal sovrano Pontefice o per moto
proprio, o per beneplacito alle do-
mande, che gli vengono fatte, aven-
do luogo per molte la spedizione di
un breve apostolico, il quale si leg-
ge neir atto del possesso , che suol
prendersi colle solite formalità, leg-
gendosi nelle Notizie annuali di Ro-
ma, che ivi si pubblicano ogni an-
no, le protettorie che ogni Cardi-
nale ha: ne mancano esempi, che i
Cardinali assunti al Pontificato ri-
tenessero le protettorie che prima
avevano, come ha fatto il regnante
Pontefice, il quale si riserbò la pro-
tezione suir arciconfraternita del ss.
Sagramento, e di s. Maria della Ne-
ve, e della città vescovile di Per-
gola.
F. Hieronymi Piati a Jo. An-
drea, et Nicolao Tria additionibus
auctus. Tractatus de Cardinalis di-
gnitaie et officio, Romae i836, cioè
capo XXXllI. De proteclionihiis ^
quae Cardinalibiis interdwn com-
miltunturj § I. De proteclione reli-
giosorurìtj quae Cardinalibus a Pa-
pa conimitùturj § II. De pvaecipuo
Cardinalis prolectoris religiosoruni
munerej § III. De protezione lo-
corum piorunij et comniunitatum,
quae a Papa Cardinalibus parti-
cularibus committiturj § IV. De
proteclione regnorum, sive provincia-
runi) quani Cardinales particula-
CAR
Vfs susci piunt. Ed in oltre, y. gli
articoli Possessi de' Cardinali , e
Protettori Cardinali.
§ IV. Numero 3 residenza, qualità,
ed età de' Cardinali.
11 numero de'Cardinali, che com-
pongono il sagro Collegio, come me-
glio si dirà a quest'articolo, variò se-
condo i tempi, la volontà dei Papi,
e la durata del loro pontificato, e
perciò toccando i secoli a noi più
vicini si legge, che invitato Giovan-
ni XXII a decorare del cardinalato
due fiancesi, rispose, come riporta
il Rinaldi all'anno i33i, che fra
tutti i Cardinali non erano che venti,
e di questi se ne contavano dicias-
sette francesi, onde non poteva sod-
disfarlo, che scegliendone un solo.
Per morte di Clemente VI , nel
i352, i Cardinali determinarono,
che il loro numero non dovesse es-
sere più di venti. Urbano VI per
opporli agli anticardinali di Clemen-
te VII, molti ne creò, ed a Pioli
i Cardinali dimostrarono, che il loro
numero eccessivo avviliva la dignità
Cardinalizia. Sisto IV, del i47i>
ampliò più di tutti i suoi predeces-
sori il numero de'Cardinali, seguen-
done l'esempio Alessandro VI, creato
nel 1492. Ma Leone X, eletto nel
i5i3, non avendo riguardo alla
consuetudine fino a lui tenuta, fu il
primo ed unico Pontefice, che in una
promozione creasse trentuno Cardi-
nali , e che avesse viventi sotto di
lui fino a sessantacinque Cardinali ,
per gli altri che avea annoverati al
sagro Collegio, cioè in tutti ne fece
quarantadue, giacche i ventitre, che
formano il numero di sessantacinque
erano stati creati Cardinali dai suoi
predecessori. Quindi Paolo III, del
i534, ne creò settantuno; ma Pao-
CAR 287
lo IV, dopo aver consultato il sagro
Collegio, emanò una bolla, detta
del Compatto ( Compactum), ia
cui stabilì, dopo lunghe discussioni,
che in appresso i Cardinali non fos-
sero più di quaranta, e che ninno
si creasse se non avesse ceduto il
luogo il quarantesimo. Tuttavolta
r immediato suo successore Pio IV,
del 1559, ne creò quarantasei, indi
Sisto V, col disposto della celebre
bolla, Poslquam, del i585, stabili
ad esempio de' settanta seniori da
Dio assegnati per consiglieri a Mosè,
il numerò di settanta , dovendosi
comporre i tre ordini del sagro Col-
legio , di sei vescovi suburbicari ,
di cinquanta preti, e di quattordici
diaconi, numero che giammai non
ebbero i suoi successori sorpassato,
sebbene non tenuti a tal limite, co-
me osserva il p. Tamagna. Abbiamo
poi, che Clemente Vili, del 1592,
creò cinquantatre Cardinali, Paolo
V, del i6o5, sessanta. Urbano Vili,
del 1623, settantaquattro, oltre quat-
tro, che non pubblicò siccome riser-
vati in petto. Innocenzo X morì
nel i655, lasciando il sagro Collegio
composto di settanta Cardinali, senza
verun cappello Cardinalizio vacante;
altrettanto avvenne nella morte di
Alessandro VII, del 1667. Clemente
XI, eletto nel 1700, creò settanta
Cardinali, Benedetto XIV, del 1740,
sessantaquattro. Pio VI, del 1775,
settantatre, onde rimaneva ad Ur-
bano VIII il vanto di averne creati
più di tutti , se il Pontefice Pio
VII , ad onta che per le circostanze
de' tempi, dai 26 marzo i8o4 ^'"^
agh 8 marzo 1816 inclusive, non
avesse potuto creare verun Cardinale,
non ne avesse annoverati al sagro
Collegio novanlotto, e quando morì
ne avea riservati in petto dieci. Al-
cuni autori osservano, che per lo
^88
CAR
scarso numero de' Cardinali si è
prolungato il conclave più volte,
per mesi ed anni con gi'avissimo
danno della Chiesa, e per rammen-
tare qualche esempio, ciò accadde
nel 1241 dopo la morte di Celesti-
no IV, nel 1261, per quella di A-
lessandro IV, nel r 268, per quella
di Clemente IV, e nell'anno 1292
per morte di Nicolò IV. P^. Ber-
nardino Borgarucci, Disordini cagio-
nali dalla lunghezza del Concla^'e,
presso il tomo V, pag. 1716, del
Mazzucchelli.
La residenza de' Cardinali presso
il Sommo Pontefice, siccome incar-
dinati alla Chiesa romana , ed isti-
tuiti per assistere co' loro consigli il
suo capo, è obbligatoria, né senza
permesso, o commissione del Papa
possono partire donde egli risiede.
Il concilio romano , composto di
settantasette vescovi, celebrato nel-
r 853, nel pontificato di s. Leone
IV, chiamò in giudizio, e depose il
Cardinal Anastasio prete, del titolo
di s. Marcello, perchè da cinque
anni era assente da questa sua chie-
sa. Riflette il Pagi , Prcef. n. 1 3,
che se alcuno ricerca perchè prima
della metà del secolo XI, e XII i
vescovi non si creassero Cardinali
( giacché soltanto abbiamo, che Vit-
tore li creò nel io55 il vescovo di La-
bico Cardinale, e che Alessandro III,
prima nel 1 163, fece Cardinale l'arci-
vescovo di Magonza Corrado Witel-
lespach, che dai più critici vuoisi il pri-
mo vescovo, il quale senza controver-
sia fosse sublimato a tal dignità, e
poi nel concilio lateranense del 1 179
Guglielmo arcivescovo di Reims),
egli è perchè allora essi erano ob-
bligati alla residenza come i vesco-
vi, e per ciò non potevano essere
insieme Cardinali e vescovi, non po-
tendo in due luoghi risiedere. Che i
CAR
Cardinali nel IX secolo fossero tenuti
alla residenza, il prova la canonica
deposizione del suddetto Anastasio,
dal che si deve inferire, che i Car-
dinaU furono dispensati dalla resi-
denza allorché i vescovi incomincia-
rono ad ascriversi al Collegio Cardi-
nalizio, o quando i Cardinali vennero
fregiati del vescovato, il che avvenne
nella metà del secolo XI, come si
disse. Tutta volta sappiamo che, nel
1 1 98, Innocenzo III negò alle suppli-
che de' ravennati un Cardinale per lo-
ro arcivescovo: >i Abbiamo considerato,
» disse loro, che la presenza del me-
» desimo Cardinale è più vantaggiosa
» non solo alla Chiesa Romana, ma
« anche alla Chiesa universale tanto
» presso alla sede apostolica, che
» presso la chiesa di Ravenna. Che
» però non senza ragione antepo-
>i nendo al privato il comune van-
» taggio, ed al minore il maggiore,
» non istimiamo opportuno il con-
« cedere alle vostre istanze 1' anzi-
'» detto Cardinale".
S. Lodovico IX re di Francia
pregò istantemente Urbano IV, del
1261, acciò per un solo anno gli
volesse accordare gli arcivescovi di
Narbona e di Ebrun, che avea creati
Cardinali , adducendo il re per ra-
gione , che tali personaggi si sareb-
bero occupati con ottimo successo
nel ristabilire la pace tra la regina
sua moglie, e il proprio figlio conte
di Provenza. Ma il Papa si scusò
col dire, che per affidar loro affari
gravissimi ed urgenti, si era deter-
minato a creare Cardinali i due arci-
vescovi , e quindi non poteva esau-
dir le sue istanze. Di poi Giovanni
XXII Papa , residente in Avignone,
avendo promosso al Cardinalato nel
i33i, Taleyrando vescovo d'Auxer-
re, gli concesse per due anni le ren-
dite del suo vescovato, acciò potesse
CAR
Prov\edere ai bisogni decenti del suo
viaggio, scrivendone anche al re Fi-
lippo V, // Lungo ^ come riporta
l'annalista Rinaldi : tanto i Pontefici
antichi credettero necessaria la resi-
denza de' Cardinali presso di loro,
ad onta che ibssero pastori di chiese
episcopali. Ed è perciò, che volendo
Clemente VI, nel i 344j creare Car-
dinale il vescovo d'Arras Bertrando,
lo sciolse prima dal vincolo episco-
pale. In seguito Giulio II, del i5o3,
lece stare in Castel s. Angelo per
qualche tempo Francesco de Clermont
da lui creato Cardinale sì perchè
avea voluto partir da Roma senza
il suo permesso, e sì perchè, essendo
protettore di Francia, fu tacciato di
soverchia libertà di parlare al Papa
in favore del suo sovrano. Vicever-
sa, avendo Giulio II, creato Cardi-
nale Lodovico d'Amboise, recandosi
questi in Viterbo, ove stava il Pon-
tefice, per ricevervi le insegne, non
fu da lui ricevuto , finché Lodovi-
co XII re di Francia non rivocò la
legge allora da lui pubblicata sul
non potersi godere le rendite eccle-
siastiche del suo regno , da chi ne
fosse assente. Il successore immedia-
to di Giulio li , Papa Leone X ,
tanto ebbe a cuore la residenza dei
Cardinali presso il Pontefice , che
nel concilio generale XVII , emanò
nella sess. 2 3, una bolla, colla quale
rinnovò a' Cardinali tal dovere.
Alcuni Cardinali, nel 1 538, pro-
posero a Paolo III un piano di ri-
forma, suir incompatibilità di gover-
nare il gregge, ed essere Cardinale,
piano che Natale Alessandro riporta
al tomo XVII, art. i6, Hist. eccl.
Sisto V nella succitata bolla prescri-
ve la residenza de' Cardinali ove di-
mora il Papa colla curia, ed obbli-
ga gli assenti da Roma a recarvisi
entro l'anno della loro promozione,
CAR 289
a visitare ì sagri limini. Ed Inno-
cenzo X, del i644> come abbiamo
dalla sua vita scritta dal Bagatta ,
pubbhcò una bolla, colla quale proibì
a' Cardinali di partire da Roma sen-
za licenza espressa del Sommo Pon-
tefice.
Ad onta che il Fagnano, e il Ca-
jetano sieno d'avviso che gli uffici
di Cardinale, e di vescovo non pos-
sano combinarsi, perchè risiedendo
presso il Papa si lascia il gregge ,
non è per altro necessaria la resi-
denza di tutti i Cardinah ove di-
moia il Pontefice, supplendo ai man-
canti gli altri , come praticossi pei
legati a late re , ed il concilio di
Trento sess. 2 3, e. i (obbligando i
Cardinali vescovi a risiedere nelle
proprie sedi, siccome comandarono
pure diversi Pontefici) non dice es-
sere tali due dignità incompatibili ;
e gli stessi Cardinali, che ricorsero
a Paolo III per la residenza in cu-
ria de' loro colleghi, pure conven-
nero per alcuni essere spediente di-
morare nelle loro provi n eie.
Le qualità, che si richieggono nei
Cardinali di Santa Romana Chiesa,
debbono essere corrispondenti all'al-
tezza del loro eminente grado, e
queste designarono i seguenti dottori,
Papi, e concini. Si legge pertanto ,
nel hb. I, Epistol. I, ad CardinaL
episcop. lateran., del Cardinal s. Pier
Damiani, quanto segue: » Noi dunque,
» o miei fratelli, per mischiare an-
" cor me arditamente tra voi, noi
« dissi, che siamo sette occhi sopra
f la stessa pietra , che l' immagine
« rappresentiamo delle stelle , che
» godiamo nel nostro ufficio di an-
" nunciare la dignità degli angeli ,
« vediamo, risplendiamo, ed annun-
« ciamo a' popoli le parole di vita
» non colle voci soltanto, ma anco-
« ra co' costumi ". E dopo di aver
'9
29Q CAR
declamato contro la simonia, e l'am-
bizione, così riprende co' Cardinali
il suo discorso: » Ma voi, o dilettis-
» simi, a' quali incombe per auto-
» rità della sede apostolica corregger
'> questi ed altri mali, date in voi
»» medesimi non solo a tutti gli altri
" fedeli, ma ai sacerdoti ancora nel-
'-* la nostra vita cosa operare, cosa
>» ometter sì debba. Perchè dunque
'y voi dovete non solo sacerdoti, ma
« maestri altresì essere de' sacerdoti,
?' è necessario che la nostra vita sia
i> una certa linea e quasi la traccia
« del diamante che dia agli altri la
» forma di vivere .... In tal guisa,
« cioè divenuti con Pietro partecipi,
» otteniamo le chiavi della Chiesa,
M quando presentiamo in noi stessi
» a tutti gli altri fedeli una certa
« regola, e traccia di vita ". Ma
più minutamente s. ÌBernardo degU
stessi Cardinali parla quando prosie-
gue a fare il maestro del suo Eu-
genio III, divenuto maestro di tutti
i fedeli, lib. IV, de considerat. cap. 4?
di cui qui appresso riporteremo i
principali tratti.
» Veniamo, egli dice, a' tuoi col-
laterali , a' tuoi coadiutori ... A.
te sì spetta procurarteli e chia-
marli (come Mosè) vecchi , non
giovani ; ma vecchi più pel co-
stume, che per l' età , quelli cioè
che tu conosci essere i vecchi del
popolo. E non si dovranno sce-
gliere da tutto il mondo quelli, che
il mondo dovranno giudicare ? In
questa dignità non s' intruda chi
supplica .... Tieni per sospetto
quello per cui sei pregato. Quello
poi, che per se stesso prega, già
è giudicato .... Dunque promovi
gì' indifferenti e i ritrosi . . . nc^n
sieno sfrontati, ma verecondi, e
*» non temano per altro che Dio;
« quelli, che stieno pegli afflitti, e
CAR
giudichino con equità, formati al
buon costume, provati nella san-
tità, pronti all' ubbidienza, man-
sueti alla pazienza, soggetti alla
disciplina, rigidi alla censura, cat-
tolici nella fede, fedeli nelle di-
stribuzioni, concordi nella pace ,
conformi nell'. unità; quelli che
sieno retti, discreti, misericordio-
si; quelli che in sé presentino un
Giovanni; agli egizii un Mosè, ai
fornicatori un Finees , un Elia
agi' idolatri, un Eliseo agli avari ,
un Pietro ai mentitori, un Paolo
ai bestemmiatori, a' commercianti
un Cristo; quelli che amino l'o-
razione, quelli che si rendono a-
mabili, e venerabili siccome umi-
li, giusti e zelanti ; quelli che fac-
ciano ogni sforzo per piacere a te,
e a Dio, per dare la pace a' re-
gni, la legge a' barbari, la quie-
te a' monisteri , alle chiese 1' or-
dine, a chierici la disciplina , a
Dio un popolo seguace delle buo-
M ne operazioni '^. Ecco le qualità ,
che ne'Cardinah di S. R. C. desi-
derava il dottore s. Bernardo.
Elevato nel i458 al soglio pon-
tificale il dottissimo Pio II, in una
breve allocuzione animò a ben cor-
rispondere alla loro promozione quei
soggetti, ch'egli nella cattedrale di
Siena sua patria innalzava alla por-
pora. In Comment. Pii II. lib. 4>
pag. 99. " Voi,, o figli, siete stati
> fregiati di una massima ed ec-
» cellentissima dignità: chiamati al
i collegio apostolico sarete nostri
> consiglieri , sarete congiudici di
i tutta la terra ; farà d'uopo che
> discerniate tra causa e causa, tra
. sangue e sangue, tra lepra e le-
> pra ; successori degli apostoli se-
. derete intorno al nostro trono.
> Voi sarete i senatori di Roma, e
* diverrete simili ai re, veri cardi-
CAR
*• ni del inondo, sui quali volgersi
»» deve la porta della Chiesa, e
♦» stabile mantenersi. Pensate quali
« uomini, quali ingegni, qual' inte-
>♦ gritk questa dignità ricerca. Que-
*• sto onore vuole umiltà , liberali-
>» tà, astinenza, continenza, scienza,
»» tutte le virtù domanda, ogni vi-
» zio rigetta .... Operate in mo-
» do che la vostra luce risplenda
»» innanzi a tutti, e finalmente sia-
M te tah, quali finora avete giudi-
** caio, che esser debbano i Cardi -
« nali, prima che ascendeste voi a
>* questo colmo di dignità ".
Leggiamo nel Rinaldi all'anno
1471, che il veneto Paolo II, con-
siderando a' doveri del romano Pon-
tefice di provvedere le chiese di
particolari pastori, e la sede apo-
stolica de* Cardinali, diceva che il
Pontefice Romano nelle altre cose
poteva esser uomo, ma nel creare
i rettori delle chiese dovea esser
angelo j nel formare il sagro Col-
legio faceva d^uopo che fosse un
Dio. Appena Lorenzo de Medici udì
il suo figlio Giovanni, e poi Papa
Leone X, creato Cardinale da In-
nocenzo Vili, che gli scrisse una
lettera, ove dicendogli essere questa
la maggiore dignità che entrasse
nella loro casa, gì' inculcò di esserne
sempre grato a Dio, e gliene ram-
mentò i doveri. Il concilio latera-
nense V, generale XVII , incomin-
ciato da Giulio II, e compito nel
i5i7, da Leone X, prescrisse che
la casa, tavola, famiglia , ed arredi
de* Cardinali dovessero essere spec-
chio di modestia, ne l'immunità da
altri fosse goduta che da* soli fami-
gliari effettivi. Quindi il concilio di
Trento, nella sess. XXIV de reform.
e. I, stabilì, che quelli i quali vo-
glionsi promossi al Cardinalato, de-
requi-
CAR 291
siti, che dai sagri canoni si esigono
per r istituzione de* vescovi ; ne si
hanno a promovere, che i ragguar-
devoli, gli esimii, e per ogni rispet-
to degnissimi personaggi. E finaj-
mente Sisto V, nel preambolo del*
la sua bolla Postquam, si esprime
sulle qualità richieste ne* Cardinali
nel modo conforme a si alta digni-
tà, dicendo, fra le altre cose: >» esser
» necessario che tra i settanta sie-
>■> no inclusi almeno quattro maestri
»> in teologia degli Ordini regolari
» mendicanti, che abbondino di sin-
« golar pietà e dottrina , di una
M insigne virtti, che risplendano so-
>» prattutto per la lode della vita pas*
» sata, che le parole si devono tener
« in conto di oracoli, ed osservar una
« disciplina che devesi propagare on-
» de formare i costumi, e la vita di
M tutti i fedeli ; giacché essi sono i
« luminari della Chiesa, le lucerne
« poste sul candelabro, le basi del
« tempio di Dio, i firmamenti e
» sostegni della repubblica cristiana,
»» ma ciò eh' è veramente massimo,
» dal loro stesso ceto deggiòno eleg-
» gere quello, che a tutti i poste-
» ri dee presiedere, il Sommo Pon-
» tefice ".
Le altre qualità, che richieggon-
si ne* Cardinali, riguardano I' età, e
le loro parentele. Parleremo prima
di queste. Giulio III colla bolla 22,
Bull. roni. tom. I, p. 80 3 del Che-
rubini, bolla che emanò ai 26 gen-
naio i554, e fii poi confermata da
Pio IV, nel 1559, come a detto
anno si legge nel Rinaldi, ordinò
che nel tempo medesimo non vi fos-
sero due Cardinali fratelli nel sagro
Collegio. Paolo IV, che gli successe
nel i555, colla bolla delta Compa-
cluni, esclude dal medesimo lo zio
ed il nipote, il fratello ed il co-
gnato, che a un tempo venissero
29*2 C/VR
creati Cardinali. Sisto V poi, nel
i585, rese inabile a questa dignità
chiunque avrà avuto figli, o nipoti
anche per legittimo matrimonio , e
prescrisse che vivente un Cardinale
non si possa creare ne fratello, ne zio,
né nipote, ne i nipoti e zii per parte
di fratello o sorella, o qualunque
altro, che gli sia parente in primo
e secondo grado di consaguineità.
Inoltre comandò , che sieno ina-
bili al Cardinalato gì' illegittimi, ben-
ché legittimati pel matrimonio suc-
cessivo, o abbiano ricevuto dispen-
sa con apostolica autorità sopra il
difetto de' natali , sebbene fossero
di sangue reale : e quelli ancora, che
secondo le leggi canoniche non pos-
sono essere promossi agli ordini sa-
gri, o sieno notati d' infamia, e con-
vinti di qualche grave delitto; dispo-
sizioni tutte, che di frequente in pro-
gresso furono derogate dagli altri
Papi , il che anzi, per ciò che ri-
guarda i parenti, si vedrà nell'arti-
colo Parenti de' Papi.
Finalmente l'età richiesta pei Car-
dinali è di trent'anni, sebbene nul-
la venga su ciò disposto dalla bolla
Sistina, avendone solo fatta menzio-
ne il concilio di Basilea, Se non che,
avendo il concilio tridentino stabi-
lito, che tutti e singoli i requisiti
voluti pei vescovi si esigono altresì
pei Cardinali di s. Chiesa, e sicco-
me r età da quel sagro consesso ri-
chiesta è di trent'anni, così ne vie-
ne per ragionevole conseguenza, che
di trenta anni sia pure l' età pro-
pria pei membri del sagro Collegio.
Ma però Sisto V prescrisse quella
dei Cardinali diaconi , decretando ,
che i diaconi non possano essere
eletti al Cardinalato se non abbia-
no almeno ventidue anni, e che
dentro l'anno della creazione deb-
bano essere promossi all' ordine del
car
diaconato, quando prima non l'ab-
biano, altrimenti restino privi di vo-
ce attiva e passiva. La benignità ed
indulgenza de' Pontefici suole con-
cedere dispensa a tempo determina-
to a' Cardinali non costituiti nelf or-
dine diaconale; ma se questa ter-
mina in sede vacante, rimangono
privi di poter votare. Riguardo poi
all' età, che devono avere quelli, che
si elevano alla sagia porpora, secon-
do le menzionate prescrizioni, dal
seguente novero de' Cardinali creati
in giovanile età, si vedrà, che prima
e dopo la disposizione di Sisto V,
vi sono molti esempi in contrario,
stante il beneplacito de' Pontefici ,
i quali credettero ciò fare, secondo le
particolari ragioni , tempi e circo-
stanze, che ve li fecero determinare,
potendosi vedere pel resto gli arti-
coli delle loro biografìe.
Onorio II, nel 1126, creò Car-
dinale Giacinto Bobò Orsini roma-
no, mentre avea soli venti anni,
dell' ordine diaconale , e dopo ses-
santacinque anni, nel 1 191, fu elet-
to Papa col nome di Celestino III.
Clemente VI, nel 1 348, in Avigno-
ne promosse al Cardinalato Pietro
Roger, suo nipote, d'anni diecisette,
colla diaconia di s. Maria Nuova ,
e di poi, nel 1870, giovine di età,
ma vecchio di dottrina e prudenza,
fu esaltato al trono Pontificio, e fu
il glorioso Gregorio XI, che resti-
tuì la sede da Avignone in Roma.
Eugenio IV, nel i44o> colla men-
zionata diaconia annoverò al sagro
Collegio il nipote Pietro Barho^ ve-
neto, di anni ventuno, il quale,
nel 1 464, divenne Paolo II.
Pio II, nel 1460, fece vescovo di
Siena e Cardinale, il nipote France-
sco Todeschini Piccolomini^ che allora
contava diciassette, ovvero venti anni,
e che nel i5o3 fu eletto Papa, as-
CAR
sumendo il nome di Pio III. II me-
desimo Pio II, nel i46r, dichiarò
Cardinale diacono di s. Maria Nuo-
va Francesco Gonzagay de'duchi di
Mantova, d' anni venti.
Sisto IV nel i477 promosse alla
porpora Cardinalizia Giovanni d'A-
ragona figlio di Ferdinando re di
Napoli , di circa diciotto anni , a-
vendogli permesso di usarla cinque
anni prima, meno il cappello rosso.
Nella stessa promozione Sisto IV no-
minò Cardinal diacono di s. Giorgio
in Velabro il pronipote Raffaelle
Sansoni Riario, mentre d* anni di-
ciassette studiava a Pisa.
Innocenzo Vili fece Giovanni ^le-
^/W^ d'anni quattordici nel 1489 Car-
dinale, essendo fino dagli anni sette,
protonotario apostolico, colla condizio-
ne che dopo tre anni usasse le insegne
Cardinalizie, conferendogli la diaconia
di s. Maria in Domnica. Questi nel
i5i3 divenne Leone X, che diede
il nome di aureo al suo secolo.
Alessandro VI, nel i493 , nomi-
nò Cardinale diacono di s. Lucia in
Selci, Ippolito d'Este, de' duchi di
Ferrara d'anni diciassette, il quale
di otto era stato presentato a Sisto
IV per l'arcivescovato di Slrigonia
dal re Mattia di Ungheria. Quindi
nella stessa promozione Alessandro
VI fece Cardinale diacono Federico
Casimiro Jagellone, figlio del re di
Polonia, mentre avea diciannove an-
ni, ed era da poco vescovo di Cra-
covia.
^^eone X, in restituzione di cap-
pello Cardinalizio, nel i5i3 creò
Cardinale diacono de' ss. Cosma e Da-
miano, Innocenzo Cibo, nipote d'In-
nocenzo Vili, d'anni ventidue non
compiti. Dipoi, nel i5i 7, creò Car-
dinal diacono Guglielmo o Giaco-
mo de Croy, fiammingo, di anni
diciannove, avendolo fatto nel prc-
CAR 293
cedente anno arcivescovo di Cam-
bray : ed Alfonso di Portogallo y fi-
glio del re, nell'età di anni sette,
però colla condizione di non trat-
tarsi per tale sinché non giungesse
all' anno decimoquarto, siccome eb-
be osservalo. Indi, nel i5i8, deco'*
rò della porpora colla diaconia di
s. Onofrio, Giovanni di Lorena , fi-
glio del duca Renato II re di Sici-
ha, nell'età di vent'anni; ed Ales-
sandro VI di quattro anni Io avea
fatto coadiutore al vescovo di Metz.
Clemente VII, nel iSsy, pubbH-
cò Cardinale diacono di s. Maria
Nuova Ercole Gonzaga de' duchi
di Mantova, che avea ventidue an-
ni. Di quindici Leone X lo pro-
mosse alla mitra della di lui patria.
Dipoi, nel iSsg, innalzò alla di-
gnità Cardinalizia il proprio cugino
Ippolito de Medici, nipote di Leo-
ne X, col titolo presbiterale di s.
Prassede, sebbene avesse soli diciot-
t'anni. E ad istanza del re di Fran-
cia Francesco I, nel i533, fece Car-
dinale diacono de' ss. Sergio e Bac-
co Odetto di Coligny y nella tenera
età d'anni undici, il quale dementò
poi la sagra porpora, e ne venne
spogliato nel 1 563.
Paolo III, Farnese, romano, ap-
pena assunto nel i534 al Pontifi-
cato, promosse al Cardinalato colla
diaconia di s. Angelo il suo nipote
Alessandro Farnese, figlio del du-
ca di Parma, d' anni quattordici ; e
colla diaconia de' ss. Vito e Mode-
sto Guido Ascanio Sforza, figlio di
Costanza Farnese sua figlia, avendo
soli sedici anni. In appresso, nel
i536, fece Cardinali Rodcrigo Bor-
gia, assai giovine, pronipote di A-
lessandro VI, e diacono di s. Nicco-
la in Carcere, e segretamente il pro-
prio nipote cugino Niccolo Gaeianiy
de'duchi di Sermoneta, il quale con-
(194 CAR
tava dodici anni, ma il pubblicb
dopo quindici mesi colla menziona-
ta diaconia. Poscia, nel i5i45, an-
noverò al sagro Collegio Ranuccio
Farnese^ di cui egli era avo, d'anni
quindici, e colla diaconia di s. Lu-
cia in Selci. Neil' anno precedente
l'avea eletto arcivescovo di Napoli.
(V. Vescovi eletti in età' giovanile).
Finalmente Paolo III , nel 1 547 >
creò due Cardinali, cioè Carlo di
Lorena , figlio del duca di Guisa ,
fratello de' due Cardinali e della
regina di Scozia, il quale avea ven-
tidue anni, col titolo presbiterale di
s. Cecilia, avendolo già d'anni tre-
dici fatto arcivescovo di Reims. L'al-
tro fu Giulio Feltre della Rovere,
fratello del duca d'Urbino parente
del Papa , cbe di dodici anni non
compiti, il dichiarò Cardinale prete
di s. Pietro in Vincoli, e nell' anno
seguente legato dell' Umbria.
Giulio III, nel i55o, creò Cardi-
nale Innocenzo del Monte , figlio
adottivo di suo fratello Baldovino,
d'anni diciassette, colla legazione di
Bologna. Poi, nel i553, esaltò alla
porpora i due nipoti Roberto dei
Nobili di quattordici anni, dell'or-
dine diaconale, chiamato per l'in-
nocenza della vita, e per la santità
r angelo del Signorej e Girolamo
Simoncelli d' anni ventuno, che vis-
se sessanta anni nella dignità Car^
dinalizìa.
Paolo IV, nel i557, promosse al-
la porpora Alfonso Caraffa suo pro-
nipote, giovine d' età e di volto, non
di senno e di virtù.
Pio IV, nel i56o, creò Cardinale
diacono Giovanni de Medici, figlio
di Cosimo I, d'anni diciassette. Nel
i56i , fece vescovo d'Angouléme,
e poi Cardinale Filiberto Naldi Ba-
bou francese, di anni venti; e nel-
lo stesso anno Luigi d^ Este d' an-
CAR
ni ventitre , e che di quindici era
stato preconizzato vescovo di Ferra-
ra. Di tal' età nel 1 56o avea creato
Cardinale pure il suo nipote s. Car-
lo Borromeo^ e finalmente nel 1 563,
creò Cardinale diacono Ferdinando
de Medici, che avea quattordici an-
ni, dignità, che poi rinunziò pel tro-
no di Toscana.
Gregorio XIII, nel 1576, creò
Cardinale diacono Andrea d Au-
stria, d'anni dìciotto, figlio natu-
rale dell' arciduca Ferdinando ; e nel
i577 della stessa età promosse alla
porpora dell' ordine de' diaconi, Al-
berto d Austria, figho di Massimi-
liano II, porpora che nel 1598 ri-
nunciò per isposace la figlia di Fi-
lippo II. Nel 1578, fece Cardinale
diacono Carlo di Lorena, cognato
del re di Francia, che avea sedici
anni; e nel i583 esaltò ad egual
dignità Francesco Sforza di anni
venti.
Sisto V, a' i3 maggio i585, e
prima che pubblicasse la bolla Post-
quam, annoverò al collegio Cardi-
nalizio il SLio nipote Alessandro Da-
masceni Perettij che avea quattor-
dici anni.
Innocenzo IX, nel 1591 , creò
Cardinale diacono il nipote Antonio
Facchinetti della Noce, di anni di-
ciotto.
Clemente VIII, nel 1597, creò
Cardinale, mentre avea venti anni,
Filippo PVillelmo figlio del duca
di Baviera, che con dispensa di Gre-
gorio XIII ancor bambino era sta-
to fatto vescovo di Ratisbona. Nel
i599 dichiarò diacono Cardinale
Gio. Battista Deti suo parente , il
quale contava soli diciassette anni ;
e nel 1604 creò Cardinal diacono
il nipote Silvestro Aldobrandini, che
avea appena sedici anni, ad onta che
avesse fatto Cardinale, nel 1593,
CAR
c^^aniii venlidue, l'altro nipote Pietro
Jldobr andini.
Paolo V, nel 1607, nominò Car-
dinale diacono Maurizio di Savojay
d' anni quattordici , maturo per
senno , poi duca di Savoia . Nel
16 15 fece Cardinale diacono Carlo
de Medici de' granduchi di Tosca-
na, d anni diciannove ; nel 1 6 1 9 fe-
ce Cardinale diacono Ferdinando
d' Austria j figlio di Filippo III re
di Spagna, di soli dieci anni, il quale si
meritò il soprannome di delizia di
tutto il mondo j e nel 1621 fece Car-
dinale prete Luigi de Nogaret de
la Fallette, di giovanile età, men-
tre di venti anni lo avea preconiz-
zato arcivescovo di Tolosa, dignità
che poi rinunziò per non essere ne-
gli ordini sagri.
Gregorio XV, nel 1 621, promos-
se a Cardinale diacono il nipote di
Gregorio XIII, Francesco Boncom-
pagnOj avente V età d' anni venti.
Urbano Vili, ad onta che avesse
annoverato nel sagro Collegio il ni-
pote e fratello Francesco e Anto-
nio Barberini, nel 1627, creò e ri-
servò in petto r altro nipote Anto-
niOy d' anni venti, pubblicandolo do-
po cinque mesi deli' ordine presbi-
terale.
Innocenzo X, nell'anno 1 647, creò
diacono Cardinale il nipote di sua
cognata d. Olimpia, Francesco Mai-
dalchini, d'anni diciassette. Abbia-
mo inoltre dal diarista contempora-
neo Giacinto Gigli , che Innocenzo
X voleva fare Cardinale, nel i654,
il suo pronipote Gio. Battista Pam-
phiij, fanciullo di sei in sette anni,
figlio di Camillo, che avea rinun-
ziata precedentemente la porpora ,
per dar successione alla sua illustre
famiglia.
Clemente IX, nel 1667, creò Car-
duinle diacono , in restituzione del
CAR 29^
cappello Cardinalizio ricevuto da A-
lessandro VII, il nipote di questo,
Sigismondo Chigij di anni dician-
nove.
Alessandro VIII, nel 1690, di-
chiarò Cardinale diacono Lorenzo
Altieri, di anni diciannove, suo pa-
rente, e nipote di Clemente X.
Clemente XII, nel 1735, ad istan-
za di Filippo V re di Spagna , ac-
cordò r arcivescovato di Toledo al
di lui figlio d. Luigi di Borbone ^
avendo soli otto anni, ed insieme il
creò diacono Cardinale, dignità che
poi questi rinunziò.
Pio VII, nel 18 IO, creò Cardi-
nale diacono di s. Maria della Sca-
la Luigi di Borbone, figlio del pre-
cedente, di anni venti tre.
§ V. Creazione de* Cardinali.
I. Cerimonie, che si usavano antica^
mente. II. Creazione segreta dei
Cardinali, e di quelli riservati in
petto. III. Cerimonie, che si co-
sfumano presentemente nella crea^
* zione de' Cardinali.
La creazione dei Cardinali di San-
ta Romana Chiesa si fece con varie
cerimonie e consuetudini, secondo
la varietà dei tempi, e il volere dei
Sommi Pontefici. Ora il Papa pro-
muove chi vuole secondo i me-
riti, o, giusta il costume, que' prelati
che occupano le primarie cariche , •
dette volgarmente posti Cardinali-
zi, V. Concistori. Tali promozio-
ni vengono fatte dal Pontefice
quando gli piace, senza interpellare
prima i suffragi del sagro Collegio,
consultandolo soltanto nel pubblicare
in concistoro segreto (con quella for-
mola che si dirà al uum. Ili) quelli
da lui già prima creati segreta-
mente , cioè riservati in pectore ^
59^ CAR
il che non è noto a veruno , sino a
tal pubblicazione, meno un preceden-
te avviso, eh' egli ne dà, affinchè si
preparino i soggetti promossi; ovve-
ro crea nel medesimo concistoro, e
quindi pubblica que* soggetti, che ha
già fatto prevenire per mezzo del
Cardinal segretario di stato, sia per-
chè si preparino ad essere fregiati di
sì sublime dignità, sia per l' acqui-
sto delle vesti , treno , formazione
di famiglia, addobbamento dell'ap-
partamento, e tutt'altro ad ognuno
noto. Tuttavolta non mancano esem-
pi, che i Pontefici all'insaputa del
sagro Collegio, e degli individui
promossi al Cardinalato improvvi-
samente crearono, o pubblicarono
Cardinali di s. Chiesa alcuni indivi-
dui, siccome avvenne ne' seguenti
personaggi.
Alessandro Oliva, di miserabile
famiglia, religioso agostiniano, e ge-
nerale del suo Ordine, in premio
della sua virtù, e siccome celebre
predicatore , senza eh' egli nulla sa-
pesse, venne da Pio II, nel 1460,
pubblicato Cardinale.
Leone X, vedendosi poco amato
dai tredici Cardinali, che compone-
vano il sagro Collegio, stabilì di
accrescerlo con un numero grande
di soggetti , da' quali si potesse at-
tendere un maggior attaccamento,
ed è perciò che nel primo di luglio
i5i7, fece la promozione di tren-
tuno Cardinali, cosa non più ve-
duta ne per l' addietro, ne di poi.
Fra questi vi furono i quattro se-
guenti fatti air improvviso, e senza
che r avessero potuto menomamente
immaginare; cioè Giovanni Picco-
lominij arcivescovo di Siena, di gran
mente e consiglio; Nicolò Pandol-
Jlni fiorentino, governatore di Bene-
vento, di santa vita; Tommaso da
Vio, detto CaielanOy generale dei
CAR
domenicani , chiamato il lume della
Chiesa j e Cristoforo Numay forli-
vese, generale de' francescani , che
accettò per comando espresso del
Papa.
Guglielmo Alano inglese, rettore
del collegio di tal nazione in Roma,
fu da Sisto V, nel 1587, contro
ogni sua espettazione, come quello
che avea ricusato eguale onore da
Gregorio XIII, pubblicato Cardinale,
qual dotto ed intrepido sostenitore
della fede.
Lorenzo Friuli veneto, patriarca
di sua patria, senza che egli nep-
pure l'immaginasse, fu da Clemente
Vili, nel 1596, decorato colla por-
pora, siccome degno di essa.
Ferdinando Taverna, milanese ve-
scovo di Lodi, poi governatore di
Roma, nel i6o4 dal detto Pontefice
fu creato Cardinale; ma all' avviso
di sì inattesa promozione , venne
meno dall'estrema contentezza.
Giancasimiro, figlio di Sigismon-
do III re di Polonia, della compa-
gnia di Gesù, senza che sei potesse
figurare, ed inaspettatamente, nel
1646, da Innocenzo X fu annove-
rato al sagro Collegio. Ma essendo
dell'ordine de'diaconi, potè poi ascen-
dere il trono.
Giovanni Bona, piemontese, ge-
nerale de' cistcrciensi , siccome am-
mirato per santità di vita e profonda
scienza liturgica, fu da Clemente IX,
nel 1669, all'improvviso pubblicato
Cardinale, dignità che solo accettò
per precetto.
Pietro Basadonna, veneziano, fu
egualmente fatto Cardinale contro
la sua ed altrui espettazione, giacche
dovendo Clemente X, secondo l'uso,
fare un Cardinale veneto, nel 1678,
pubbhcò il Basadonna pel credito,
che godeva.
Filippo Tommaso Howard ^ dei
CAR
ducili di Norlfolk, domenicano, sic-
come fuggito dall' Inghiltena per le
persecuzioni degli eretici, senza nep-
pure pensarlo si trovò esaltato al
Cardinalato, nel 1675, per disposi-
zione di Clemente X , estimatore
delle sue rare virtù.
Fortunato Caraffa, napoletano,
trovandosi in Roma ambasciatore
ad Innocenzo XI pel suo sovrano, il
quale volea la dispensa di sposare la
nipote, questa segretamente pregò il
Papa a negarla, per cui Innocenzo
XI, avuto riguardo ai singolari suoi
pregi, nel 1686, ed all'improvviso,
il nominò Cardinale.
Giambattista Gabrielli, di città di
Castello, generale de' cistcrciensi ,
prefetto degli studi del collegio ur-
bano di Propaganda, mentre in esso
trovavasi occupato in una conclu-
sione o disputa teologica, ricevette
l'avviso, che in quel punto Inno-
cenzo XII lo avea creato Cardinale.
Egli, senza alterarsi, lesse il biglietto,
se lo pose in saccoccia, e senza
mostrare veruna sorpresa, continuò
a proseguire la disputa, finche ve-
nuti gU astanti in cognizione della
di lui esaltazione , per le congratu-
lazioni vivissime, il costrinsero a
terminarla..
Don Bernardo Conti, fratello d'In-
nocenzo XIII, fu da lui nel 1721
creato all' improvviso Cardinale.
All'articolo Porpora non solo si
tratta di quelli, che la rinunziarono,
ma anco di quelli, che costantemente
la rifiutarono, e siccome nell'appros^
simarsi delle promozioni Cardinalizie
molti fanno congetture sui Cardinali,
che il Papa sarà per creare, cosi
anticamente erano accompagnate da
scommesse di danaro, Pio IV, colla
costituzione In Eligendis^ Bull. rom.
tomo IV, par. II, pag. i4^, nel
i562, e poi Gregorio XIV, nel
CAR 297
i5gT, mediante la bolla, Co^it nox,
Bull. tom. V, par. 1, pag. 24^»
proibirono le scommesse come un sa-
crilegio, ordinando il secondo, che
il danaro delle scommesse in depo-
sito fosse da* magistrati assegnato
a' luoghi pii, e che gli scommetti-
tori, essendo laici fossero scomuni-
cati co' loro mezzani, assistenti, sot-
toscritti ec. Utilissima fu tal prov-
videnza, dappoiché essendo grosse
le scommesse, l'una e l'altra parte,
che temeva la perdita del danaro,
procurava con mezzi illeciti per ogni
strada d' impedire, o di ritardare
r elezione, e con false ed empie
detrazioni denigrava la fama di
quelli, che contro le loro scommesse
erano degni di essere eletti . Nel
pontificato di Sisto V, erano molto
in uso tali scommesse, in virtù delle
quali sborsavasi ad un mercante
una maggior o minor somma di
danaro, a proporzione che quello,
in favore del quale si scommetteva,
era più o meno nella grazia del
Papa. Il mercante con suo chiro-
grafo si obbligava di pagare la de-
terminata somma su quel tale, il
cui nome in detto chirografo appa-
riva, che nel futuro concistoro tosse
stato creato Cardinale. Quindi è,
che nella improvvisa promozione
fatta nel 1587 del celebre Cardinal
inglese Guglielmo Alano summen-
tovato, di cui per la città di Roma
appena sapevasi il nome, que' mer-
canti, che in favore di lui avevano
accettate le scommesse in numero
grandissimo, furono esposti a gravis-
sime perdite, come racconta Giano
Nicio Eritreo, Pinacotheca pag. 90.
Non si dee poi passar qui sotto
silenzio, che solendo i Sommi Pon-
tefici creare e pubblicare Cardinali
anche personaggi assenti da Roma
(i cui esempi sono numerosissimi),
298 CAR
accadde talvolta , che al giungere
le notizie nel luogo ove risiedevano,
altri erano già morti, alcuni igno-
rarono la loro esaltazione, ed altri
essendone prevenuti, l'attesero inva-
no. A queste categorie appartengono
i seguenti, fra' quali ci permettere-
mo aggiungere quelli, che goderono
meno di tre mesi del Cardinalato,
mentre de' Cardinali, che vissero
assai ed intervennero a molti sagri
comizi, parleremo altrove.
Pietro Aquilano fatto, nel 1294,
Cardinale prete di s. Marcello da
Papa s. Celestino V, morì dopo un
mese.
Guglielmo Maklesfieldj domeni-
cano inglese , professore d' Oxford ,
ove si acquistò il nome di dottore
inclito, nel dicembre i3o3, fu
creato Cardinale prete da Benedetto
XI in Roma, mentre era già morto
in Lovanio, il che s* ignorava dal
Pontefice.
Il b. Giacomo Pasquali, sanese^
morì senza sapere, che Giovanni
XXII in Avignone, nel i33i, Fa-
vea esaltato al Cardinalato.
Raimondo di Monfort, francese,
religioso della Mercede, per la rara
sua scienza e santità di vita, da
Benedetto XIT, nel i338, in Avi-
gnone fu creato Cardinale dell' or-
dine de' preti ; ma quando giunse la
notizia a Barcellona, luogo di sua
residenza, egli era morto.
Arnaldo Bertrand o Bernard
francese, e patriarca titolare di A-
lessandria, secondo alcuni fu pro-
mosso alla porpora da Urbano V,
ai 22 settembre i368, in Montefia-
scone, un giorno dopo la di lui mor-
te, senza che il Papa lo sapesse.
Antonio Archìonij romano, fatto
Cardinale nel 1 4o5 da Innocenzo VII,
visse poi due soli mesi.
Cristoforo della Rovere^ famoso
CAR
giurisconsulto, nel i477) f" ^^ S*"
sto IV, annoverato al sagro Colle-
gio, ma morì dopo un mese, d'an-
ni quarantaquattro.
Pomponio Ceci, nel i542, fu fat-
to Cardinale da Paolo III, e morì
dopo due mesi.
Giorgio Pf^isenowiski, arcivescovo
di Sti'igonia ed amministratore del
regno d' Ungheria, fatto Cardinale
nel i55o da Giuho III, morì dopo
due mesi.
Giovanni Groppero, tedesco, ricu-
sando la dignità Cardinalizia , nel
i555, dal detto Pontefice fu chia-
mato a Roma, e costretto ad accet-
tarla. Gessò di vivere dopo pochi
giorni.
Guglielmo Petow, inglese, vesco-
vo di Sarisbury, confessore della re-
gina Maria, fu creato Cardinale da
Paolo IV, a* 1 4 giugno 1 5^7, ma mol-
ti dicono aver ignorato la notizia di
sua promozione, dalla regina indu-
striosamente nascostagli, perchè nel
breve pontificio, in cui veniva avvi-
sata di tal' esaltazione, si diceva di
sospendere il legato Cardinal Polo,
per sostituirvi il Petow, ciò che la
regina gli tenne occulto per non pri-
varsi di Polo. Quindi il Petow morì
passati dieci mesi.
Bartolomeo Ferratini, di Amelia,
fatto Cardinale, nel 1606, da Paolo
V, morì in Roma due mesi dopo.
Ottavio Belmosto genovese, nel
1 6 1 6, da Paolo V fu ascritto al sa-
gro Collegio, ma terminò di vivere
dopo cinquantaotto giorni.
Paolo de Carvaglio e Mendoza,
fratello del famoso Pombal mini-
stro di Portogallo, patriarca di Li-
sbona, creato in petto da Clemente
XIV, nel 1769, e pubblicato a' 20
gennaio 1770, morìa Lisbona tre
giorni innanzi, senza che ne fosse
consapevole.
CAR
Paolo Massei di Montepulciano,
creato nel 179^, da Pio VI Cardi-
nale, mori poco dopo i tre mesi
della sua esaltazione.
Antonio Lante, romano, pubbli-
cato Cardinale da . Pio VII , nel
1817, godè la porpora due mesi e
venticinque giorni.
Viviano Orsini di Fuligno , fu
da Pio VII, creato Cardinale a' io
marzo 1823, e mori agli 8 del
successivo maggio.
Francesco Maria Marazzani Vi-
sconti, piacentino, fu da Leone XII
pubblicato Cardinale ai i5 dicem-
bre 1828, e morì ai 18 gennaio
del seguente anno.
Benché la creazione de' Cardinali
sia interamente devoluta ai romani
Pontefici, tutta volta essi promossero
alla porpora distinti soggetti per le
suppliche del sagro Collegio, di al-
cun Cardinale, e di qualche sovrano,
anzi ne concessero il privilegio della
nomina di uno all'imperatore, e ai
re di Francia, di Spagna, Polonia e
Portogallo, nonché alla repubblica
di Venezia: nomina, che avea luogo
in ogni pontificato, e nel concistoro
in cui si effettuava , dice vasi la pro-
mozione delle corone. Spesso però i
sovrani domandavano la cosi detta
anticipazione delle nomine, ed allo-
ra il Cardinale si creava e pubbli-
cava in una promozione qualunque,
Giacomo 111, re d' Inghilterra,
essendosi ritirato in Roma per pro-
fessare la religione cattolica , Cle-
mente XII gii usò ogni maniera di
distinzioni, ed a similitudine d'altri
sovrani, i quali godevano il privi-
legio di nominare un Cardinale,
gliene concesse la nomina; ed egli
per mostrarsi grato alla gentile ac-
coglienza ricevuta in Urbino da mon-
signor Rivera, che avea la carica
di presidente, lo nominò alla por-
CAR 299
pora, datagli dal Papa nel 1732.
Alle biografie de' CardinaU , ed
all'articolo Concistori, si vedranno
quali Cardinali furono creati dai
Papi per le istanze e premure dei
sovrani, mentre all'articolo Nunzi
Apostoj,ici si dirà quali sono le corti
sovrane , di cui vengono innalzati
alla porpora i prelati , che esercita-
rono le nunziature presso di loro.
Secondo il Cancellieri, il Mercato
pag. IO 5, Clemente V, de Got, del
1 3o5, introdusse il costume di creare
i Cardinali a petizione dei principi,
donde vuoisi nato l' uso delle no-
mine delle corone, e poi l'alterna-
tiva delle promozioni , incominciata
da Benedetto XIV. E quando , nel
145*8, il sagro Collegio supplicò Pio
II a non aumentare di molti il loro
numero, riflettè egli, come altro-
ve ripetemmo, che essendo allo-
ra composto di quasi tutti italia-
ni, come capo della Chiesa non
poteva esimersi dalle suppliche dei
re y e dei principi oltremontani ,
molto meno permettendogli il suo
onore di trascurare le nazioni este-
re, come egli scrisse ne' suoi Com-
mentariy hb. 2. pag. 129, i3o. 11
concilio di Trento fu di parere, che
il Papa scegliesse i Cardinali, per
quanto è possibile, da tutto il mondo
cristiano, iSe*^. i/\. ci. Ai rispetti-
vi articoli delle città e regni di cesi
eziandio dei Cardinali, che vi ebbero
i natali ; e a quelli degli Ordini re-
ligiosi, si fa parola dei Cardinali, che
ad essi aveano appartenuto. Attual-
mente non vi è regolarità in dette
nomine ed istanze, per la variazio-
ne de' tempi e dei dominii, ma qua-
lora ne sia degno il personaggio
presentato da un sovrano cattolico,
i Papi ben volentieri procurano sod-
disfare alle premure dei monarchij
che le avanzano.
3oo CAR
Si legge nella vita di Clemente
IX, eletto nel 1667, tratta dall'i-
storia d' Italia di Girolamo Brusoni,
che bramando quel Papa di otte-
nere dal re di Francia im soccorso
di milizie acciò sotto le insegne del-
la Chiesa liberassero Candia sot-
to il dominio della repubblica ve-
neta, dall' assedio dei tm'chi, ed ol-
tre diverse grazie, che concesse al
re, elevò alla porpora il duca d'Al-
bret, cioè Emmanuele Teodorico de
la Tour , e nello stesso tempo ,
per le preghiere della regina di Spa-
gna, compartì egual onore a Luigi
Por loca rrero, riserbandoselo in petto.
Per queste disposizioni nacquero
gran differenze fra Roma e l' im-
peratore, il quale pretendeva, che
Clemente IX dovesse in pari tempo
promovere quello da lui nominato.
Ma dimostrò la santa Sede essere
libero il Papa di crear Cardinali
chi volesse, senza ledere alle consue-
tudini delle corone, altrimenti per ta-
li promozioni esigerebbero nomina-
re anche la repubblica di Venezia,
e le corti di Polonia e di Porto-
gallo. Inoltre è avvenuto talvolta,
che i Pontefici si ricusarono pro-
movere qualche individuo per alcu-
na circostanza, non potendo in tali
casi esaudire le premure de' rispet-
tivi sovrani, come fece Innocenzo
XI per Janson de Fourbin, ad on-
ta delle sollecitudini dei re di Fran-
cia e di Polonia; ma il successore
di lui Alessandro Vili, per giusti
motivi, nel 1690, lo fece Cardinale.
Nel pontificato poi di Benedetto
XIV avvenne un grave caso, dap-
poiché volendo egli innalzare al Car^
dinalato Gianfrancesco Stopparli mi»
lanese, presidente d'Urbino, già nun-
zio alla corte di Vienna e alla dieta
di Francfort(incui fu eletto imperatore
Francesco 1 di Lorena consorte deK
€AR
la regina Maria Teresa d' Austria)
il Cardinal Millini, ministro di que-
sta sovrana, fece rigorose rappresen-
tanze per escluderlo dalla porpora,
perchè alla menzionata dieta lo Stop-
pani era stato, propenso alla casa
di Baviera, benché tali fossero sta-
te le analoghe istruzioni, eh' egli
avea ricevute da Roma. Ma consi-
derando il dotto e prudente Ponte-
fice, che non conveniva dar argo-
mento alle corti di cominciar a da-
re r esclusiva dal Collegio Cardina-
lizio, come pretendevano darla sul
novello Papa in conclave, il che la
Santa Sede tollera per un provvido
riguardo, tutta volta considerando
insieme,, che il prelato Stoppani a-
vea servito con riputazione la Sede
Apostolica qual nunzio presso 1' im-
peratore Carlo VII di Baviera, alla
elezione del di lui successore Fran-
cesco I, lo passò alla presidenza di
Urbino, quindi avendo egli superate
le narrate difficoltà, a' 26 novembre
1753, il creò Cardinale dell'ordine
de' preti.
I. Cerimonie^ che si usavano an-
ticamente nella creazione dt Car-
dinali.
Sebbene il Sommo Pontefice ab-
bia avuto sempre piena autorità di
creare per Cardinali que' soggetti ,
che aveano meritato la sua partico-
lare stima, ed aveano reso segnalati
servigi alla Sede Apostolica, tuttavolta
nei primi secoli della Chiesa, quando
vacava in Roma qualche titolo pres-
biterale, o diaconia, ed il Papa vo-
leva provvederli di prete, o diaco-
no Cardinale, nella feria quarta o
mercoledì delle quattro tempora ,
nel qual giorno la stazione ordina-
riamente sta a s. Maria Maggiore,
detto l'introito, e la colletta della
CAR
messa solenne, un lettore ascendeva
l'ambone o pulpito elevato, e ri-
volto al popolo con voce sonora di-
ceva : »* Cognoscat caritas vestra
•' quia Sergius subdiaconus de ti-
^' lulo s. Clementis advocatur in
« ordine diaconatus ad diaconiam
« s. Adriani ; et Gregorius diaconus
» de titulo sanctorum quatuor co-
»» ronatorum advocatur in ordine
» presbyteri ad titulum s. Chryso-
*» goni. Si quis liabet adversus lics
»» viros aliquam querelam , exeat
»j coufidenter propter Deum et se-
»» cundum Deum, et dicat ". Se ninno
si opponeva, si continuava la messa si-
no al termine; se veniva da qualcuno
risposto, si sentivano le opposizioni, e
qualora fossero state rilevanti e veri-
diche, si provvedeva ai titoli Cardina-
lizi con altri soggetti. Indi nel se-
guente venerdì, in cui la stazione era
ai ss. XII Apostoli, in questa chiesa si
praticava altrettanto, e questa pro-
vocazione nel popolo neir interpel-
larlo sulle qualità e idoneità de' can-
didati , non si faceva per altro se
non perchè i promovendi haberent te-
stinionìum bonuni ab his qui forìs
sunt, come prescrive s. Paolo. La
seguente mattina, che la stazione
stava nella basilica di s. Pietro, re-
citato l'introito, e la colletta della
messa solenne, il Pontefice si volta-
va al popolo, e pronunziava queste
parole: « Auxiliante domino Deo,
»* et Salvatore nostro Jesu Christo,
» eligimus in ordinem diaconi Ser-
»» gium subdiaconum de titulo s.
« Clementis ad diaconiam s. Adria-
»' ni, et Gregorium diaconum de ti-
»» tulo sanctorum. quatuor corona-
>' torum in ordine presbyteratus ad
" tilulum s. Chrysogoni. Si quis
" autem habet aliquid contra hos
»> viros , prò Deo et propter Deum
M cum fiducia exeat et dicat. Ve-
CAR 3or
>» rumtamen memor sit conditionis
» suae ". Quindi aspettavasi alquan-
to, e se ninno si presentava al Pa-
pa, egli continuava la messa, e gli
ordinava. Questa è la più antica ce-
rimonia, e formalità usata dai Pon-
tefici nella creazione de' Cardinali ,
i quali si creavano nelle chiese ed
inler missarum solemnia.
In progresso di tempo i Papi in-
trodussero un' altra formola e ceri-
monia di creare i Cardinali , non
più inter sacra^ ne in chiesa, ma
nella loro residenza del palazzo apo-
stolico, ed alla presenza di tutto il
sagro Collegio. Nella settimana per-
tanto, che si dovevano creare, avea-
no luogo tre concistori, due segreti,
ed uno pubblico. Nel primo segreto,
che si faceva nel mercoledì delle
quattro tempora, il Papa, ante o-
mnia^ deputava due Cardinali, i quali
dovevano subito recarsi alla casa dei
Cardinali infermi, a domandare il
loro parere su questi due punti, cioè
se si dovevano creare Cardinali, e
chi si doveva promovere a tal di-
gnità. Dopo di ciò il Pontefice pro-
poneva in concistoro se dovevansi
fare CardinaH , o no, e ricevuti i
voti di tutto il sagro Collegio, di-
ceva : Nos sequimur consilium di*
centium, quod Jiant. Indi subito in-
terrogava i medesimi Cardinali del
numero, che se ne dovea creare, e
ricevuto individualmente il loro sen-
timento, pronunziava: Nos sequimur
consilium dicentìum, quod Jiant sex,
vel octOj a seconda delle votazioni
ricevute. Pregava in fine i Cardi-
nali a riflettere meglio, e pondera-
re sulle persone , che sì dovevano
esaltare, e licenziava il concistoro.
Nel venerdì seguente si adunava
il secondo concistoro , nel quale si-
milmente il Pontefice deputava due
Cardinali, che andassero a pigliare
3(>2 e A R
i voti de* Cardinali infermi , sulle
persone, che si dovevano ascrivere
al sagro Collegio, ed eseguita tale
interpella/ione, il Papa diceva ; Por-
telar nuda cathedra, e subito al-
zandosi i Cardinali in piedi, usciva-
no fuori dei banchi, e si appoggia-
vano al muro della parete dell'au-
la concistoriale per ordine di digni-
tà; quindi portatosi il faldistorio al
lato destro del Pontefice, su di esso
coUocavasi il primo Cardinal vesco-
vo suburbicario, cui il Papa segre-
tamente manifestava chi voleva crea-
re Cardinale, ed aggiungeva in fine :
Quid ifobis videtur? Allora il Cardi-
nale esternava il proprio sentimento,
e faceva ritorno al suo posto. Suc-
cedeva il secondo Cardinale, poi il
terzo, e gradatamente seguivano tut-
ti gli altri , praticando ciò che avea
fatto il primo , ed ognuno riceve-
va dal Pontefice eguale interpella-
zione auricolare, ed appena tutti e-
rano tornati ai loro banchi, il Ponte-
fice con chiara voce diceva : Deo gra-
fia s, hahenius de personis creandis
concordiani omnium fratrum, ovvero
quasi omnium, oppure majoris par-
tìsy secondo che fossero proceduti i
voti, e quindi immediatamente pub-
blicava al sagro Collegio i novelli
Cardinali, colla formula : Auclorita-
te Dei omnipotentisj sanctorum apo-
slolorum Petri et Paulij et N'astra
talem absolvimas, etc, e cosi si da-
va termine al secondo concistoro.
Nel seguente sabbato immediato si
adunava il concistoro pubblico, nel
quale il sommo Pontefice solenne-
mente pubblicava i Cardinali da lui
creati, li faceva chiamare nel mede-
simo concistoro, indi faceva loro una
adatta ed efficace esortazione, ram-
mentando ad essi i tanti doveri an-
nessi a sì eminente dignità , e nel
fine imponeva loro il cappello Car-
CAR
dinalizio , e in tal mattina tanto i
novelli porporati , che gli antichi ,
restavano nel palazzo apostolico a
desinare col Papa. Aggiunge il Ma-
cri , che i Cardinali novelli nello
stesso concistoro del sabbato riceve-
vano dal Papa il titolo presbiterale,
o diaconia, verso la quale cavalca-
vano a prenderne il possesso , fun-
zione, di che si parlerà all' articolo
Titoli Cardinalizii.
Nei secoli a noi poi non tanto re-
moti, e come si legge nella Relazio-
ne della Corte di Roma del Luna-
doro, stampata nel 1646, procede-
va presso a poco come oggidì, di
che si tratta al numero seguente.
La creazione per tanto dei Cardina-
li allora seguiva coli' avvisare i no-
velli Cardinali residenti in curia nel-
la sera precedente della loro pub-
blicazione, per mezzo del Cardinal
nipote del Papa, e quindi si por-
tavano al palazzo apostolico la mat-
tina del concistoro. In questo il Pon-
tefice pubblicava i Cardinali che
voleva creare, e chiamati essi nella
medesima aula concistoriale, si pro-
stravano ai piedi del Papa, che
ad essi poneva in capo la berretta
rossa, dicendo : Està Cardinalls,
neir atto che faceva il segno della
croce. Praticavasi talvolta anche un
altro cerimoniale, il quale consiste-
va, che in concistoro segreto il Pa-
pa dicendo: Habemus fratres, pro-
nunziava per ordine di dignità i
Cardinali da lui creati, dandone no-
ta al Cardinal nipote, il quale, per
mezzo del suo maestro di camera, e
colla propria carrozza faceva cerca-
re per la città i novelli porporati
e trovatili li conduceva nelle came-
re del medesimo Cardinal nipote ,
ove facevansi la chierica grande, ed
assumevano le vesti Cardinalizie di
color paonazzo. E dopo aver desi-
CAR
nato col Cardinal nipote, accompa-
j^nati venivano allo zio Pontefice a
prendere la berretta rossa. In man-
canza del Cardinal nipote suppliva
il Cardinal più anziano, o il segre-
tario di stato, i quali talvolta legge-
vano in concistoro ad alta voce i
nomi dei novelli Cardinali creati
dal Papa, Il modo di creare anti-
camente i Cardinali viene descritto
con esattezza anche dall' annalista
^Spendano all' anno 1460, e princi-
palmente dal Cerimoniale Romano.
Siccome i Pontefici facevano le
promozioni Cardinalizie nelle quattro
tempora, rammenteremo qui, che
sino dal principio della Chiesa i Pa-
pi costumarono fare le ordinazioni
dei preti, e dei diaconi nelle quattro
tempora^ non però in tutte, ma sem-
pre in quelle di dicembre, rito che
durò nella Chiesa Romana sino a
Papa s. SiriciOj il quale terminò il suo
pontificato 1' anno 898, e di tre or-
dina7Ìoni che eseguì, due ne fece in
dicembre, e la terza nel febbraio; co-
stume imitato dai suoi successori, ce-
lebrando le loro ordinazioni (così chia-
mandosi nei primi secoli le promozio-
ni eziandio dei Cardinali) nei mesi di
dicembre e febbraio. Quindi s. Grego-
rio I, eletto nel 5go, ne fece una
nelle tempora di settembre, e s.
Leone II, creato nel 682, ne ce-
lebrò una ai sedici giugno nelle
tempora di Pentecoste. In progres-
so di tempo si fecero senza distinzio-
ne in tutte e quattro le tempora del-
l' anno secondo il beneplacito dei
Pontefici, e poi anco fuori di tali e-
poche, ad onta che Sisto V nella
bolla Postcjuam, richiamando gli an-
tichi riti, espressamente avea prescrit-
to, che i Cardinali si debbono crea-
re solamente nel dicembre, in giorni
di digiuno, secondo l' antico costu-
me dei Pouleflci Clemente I, Ana-
CAR 3o3
cleto, Evaristo, Alessandro I ec. ed
altri, durato per diversi secoli. V,
ObDIN AZIONI.
§ VI. Creazione segreta de^ Cardi-
nali, e di quelli riservati in pe-
ctore.
Prima di dire quale rito si osservi
nella creazione de' Cardinali a' tempi
nostri, ci sembra opportuno dichia-
rare l'origine de'Cardinali creati e ri-
servati segretamente in petto dai
Sommi Pontefici.
L'uso di creare in concistoro se-
gretamente i Cardinali, che vuoisi
incominciato nel pontificato di Mar-
tino V, deriva da quello preceden-
temente descritto, in cui i Pontefici
ricercavano i voli auriculari e se-
greti di tutto il sagro Collegio, al-
lorquando volevano fare promozione,
e in tre diversi concistori, nel mer-
cordì, venerdì e sabbato delle 7em-
pora. Qui però occorre fare una di-
stinzione dal creare i Cardinali se-
gretamente, e dal riserbarli in petto.
I primi si annunziavano dal Papa
segretamente a' Cardinali in conci-
storo, ed i secondi si riserbano in
petto, senza annunziarli in modo al-
cuno, il qual uso incominciò sotto
Paolo III, Farnese, eletto nel i534.
Martino V pertanto in una pro-
mozione di quattordici Cardinali ne
pubbHcò dieci solamente, riservan-
dosi di pubblicarne a suo beneplacito
altri quattro. Si seppe però dagli
altri Cardinali il nome di questi an-
cora , che furono Domenico Ram
spagnuolo vescovo di Lerida, Prospe-
ro Colonna romano, Domenico Ca-
pranica romano, segretario del Pon-
tefice, e Giuliano Cesarini romano,
a' quali fino d* allora vennero asse-
gnati i titoli dal medesimo Papa ,
cioè di s. Sisto, di s. Giorgio, di
3o4 CAR
s. Maria in Via lata, e di s. Angelo.
Intorno all'epoca di questa creazione
gli autori sono contradditori, ma il
Novaes dice, che i primi due furono
creati segretamente nel luglio 14^3,
e gli altri a' 24 maggio 1426. Quat-
tro anni dopo, il medesimo Marti-
no V ne pubblicò due, che furono
Colonna e Cesarini, e ne creò altri
due senza pubblicarli, benché segre-
tamente notificati a tutto il sagro
Collegio residente in curia, cioè Gio-
vanni Casanuova d'Aragona dell'Or-
dine de predicatori , e Guglielmo
Dinano francese. Mori Martino V,
a' 20 febbraio i43r, senza averli
pubblicati, onde Domenico Caprani-
ca recossi in Koma , e fece le sue
istanze per essere ricevuto in con-
clave per l'elezione del futuro Papa;
ma ne egli, ne gli altri tre suoi colleghi
poterono ottenerlo ad onta, come os-
serva particolarmente su Capranica
il citato Novaes, che esso era stato
nuovamente da Martino V confer-
mato nella dignità , nel concistoro
del 1426, dichiarando a' Cardinali,
ch'egli segretamente nel 142 3 lo
uvea creato, e con espressa condizio-
ne, che se prima di pubblicarlo ve-
nisse a morire , fossero obbligati i
Cardinali a pubblicarlo, riconoscerlo
per tale, ed ammetterlo nel sagro
Collegio nel futuro conclave; ciò
eh' essi giurarono di fare , ma poi
non eseguirono, sebbene Io stesso
Martino V, nel concistoro degli 8
novembre i43o, di nuovo protestas-
se a' Cardinali, di averlo molto pri-
ma creato Cardinale, e per tale vo-
lere che fosse da tutti riconosciuto.
Eletto, nel i43i, Eugenio IV, di-
poi con diploma dato in Firenze
agli 8 luglio i434> riconobbe il Ca-
pranica per Cardinale, gli conleiì
nn altro titolo , e il pubblicò cogli
altri tre suddetti nuovamente da lui
CAR
creati. Alcuni sono di parere , che
Eugenio IV riconobbe prima i tre
ultimi Cardinah, e dopo il Capranica,
il quale era ricorso al concilio di
Basilea. Tuttavolta Eugenio IV per
tali avvenimenti, e di unanime con-
senso del sagro Collegio, per ovviare
ad ogni questione in avvenire, pro-
mulgò una costituzione in cui stabi-
li, che ninno avesse diritto di essere
considerato per Cardinale di s. Chie-
sa, benché creato segretamente , se
non fosse stato solennemente, e colle
debite formalità pubblicato , e non
avesse ricevuto il cappello rosso ,
l'anello , ed il titolo in concistoro ;
ed essendo assente dalla curia non
avesse avuta la berretta rossa , che
gli si dovea spedire ; costituzione, che
fu religiosamente eseguita, dappoiché
essendo stato Paolo li, a' 26 luglio
1 47 I , prevenuto dalla morte, nana
il Contelorio, in Elencho Cardi iialiunij
Romae 1 659 , a pag. 63 , che non
potè pubblicare Pietro Toscano ve-
neto , Gio. Battista Savelli romano,
e Federico di Clugny borgognone, che
avea creati Cardinali. Sisto IV suo
successore, dopo aver annullata la
loro creazione, creò di nuovo e pub-
blicò Cardinali i due ultimi; ma
r arcivescovo di Strigonia , eh' era
stato creato col Toscano, e non pub-
blicato , e il prevosto di Salburg ,
creato precedentemente da Pio li,
non furono mai Cardinali, perchè
non ottennero dai Papi successori
la loro solenne nominazione in con-
cistoro. Inoltre abbiamo dal Cardi-
nal Ammannati, detto di Pavia, che
altrettanto avvenne al vescovo di
Trevigi , il quale quantunque da
Paolo II fosse stato fatto segreta-
mente Cardinale, non fu giammai
riconosciuto per tale. Il Burcardo
poi riporta, nel Diario de' 28 set-
tembre i494> ^'^^^ lettera con que-
CAR
sta data : Anno a Jesu prophetae
Nativitate, scritta dal sultano otto-
niaiiu Bajazetto li al Pontefice Ales-
sandro VI, pregandolo di fare per-
ftctuni Cardinaleni Nicolò Cibo ar-
civescovo d'Arles, cugino d' Innocen-
zo Vili, da cui nel 14^9 era stato
creato Cardinale, e riserbato in pet-
to. L'originale di detta lettera fu
veduto dall'abbate Nicolini nella li-
breria Ambrogiana, e ne fanno men-
zione i Sammartani nella Gallia
Christiana, tom. I, p. io3; ma il
Cardella Memorie istoriche de' Car-
dìnalij Roma 1793, nel tomo III,
pag. 244> dice che vi sono alcuni, i
quali non convengono nella creazio-
ne del Cibo. Non dee poi sembrare
strano che il sovrano de' turchi scri-
vesse ad un Papa, e per far pub-
blicare Cardinale uno, ch'era creato
segretamente , quando si consideri
che Bajazetto II si contentò, che il
suo fi-atello Zizimo, il quale gli dispu-
tava il trono, fosse custodito in Roma,
per cui inviò ad Innocenzo VIII i
più preziosi prodotti dell'oriente, la
insigne reliquia della sagra Lancia,
e quarantamila ducati d' oro annui
pel mantenimento del fratello. E
tanto stava a cuore del sagro Col-
legio, che si abolisse l'uso di creare
ì Cardinali segretamente , che nei
capitoli , di cui si farà altrove men-
zione , fatti nel conclave del sud-
detto Innocenzo Vili, erasi stabilito,
come il Papa dovesse attendere due
terzi de' voti del sagro Collegio per
ascrivervi qualche soggetto, e quindi
dovesse palesarh ; ma al Pontefice
romano non si può da veruno ri-
stringere la autorità suprema. Qui
poi si riportano tali ed altri senti-
menti, per pura erudizione.
Tutta volta abbiamo che il solo
Federico Sanseverino, creato Cardi-
nale da Innocenzo Vili, ma non
VOL. IX.
CAR 3o5
pubblicato, morto nel 1 492 il Pon-
teficcj ottenne ad istanza del Cardi-
nale Ascanio Sforza dal sagro Colle-
gio la facoltà di entrare in conclave,
e di dare il voto per l'elezione di
Alessandro VI. Anche Giovanni de
Medici, poi Papa Leone X, creata
Cardinale dallo stesso Innocenzo Vili,
in età di quattordici anni, ottenne
per grazia speciale, che giunto al-
l'anno diciottesimo, senza bisogno
di altra pubblicazione in concistoro,
potesse da se stesso prendere il no-
me, e le insegne Cardinalizie colla
diaconia di s. Maria in Domnica,
che nella creazione gli fu assegnata.
Quasi consimile fu la grazia conces-
sa da Clemente VII ad Antonio
Pucci fiorentino e suo concittadino,
che dopo di essere slato, nel i53i,
creato Cardinale , ebbe la facoltà di
poter portare la bei-retta e le vesti
CardinaUzie, anche prima che fosse
pubblicato. Ma sì pochi esempi non
ebbero forza di derogare all'uso in-
veterato di non riguardare per Car-
dinali se non quelli , che fossero
stati pubblicamente dichiarati in con-
cistoro, ed è perciò, che Bernardino
della Croce, creato da Paolo III,
presentò inutilmente nel i549, d^*"
pò la morte del Papa, il breve della
sua creazione al sagro Collegio, il
quale ricusò di riconoscerlo; anzi
narra il citato Conlelori a pag. 175,
che Utterce , quas sub plwnbo de
Cardinalatu obtinuerat expediri^ in
prima post obitum Pontìficis Car-
dinaliwn congregatone fucrunt la-
ceratos. Quindi onninamente andò
in disuso questo costume di crear
segretamente i Cardinali. In luogo
di esso s'introdusse l'altro costume
di creare e riservare in petto i
Cardinali dai Pontefici, senza nomi-
narli neppure al sagro Collegio con-
vocato in concistoro.
ao
3o6 CAR
Onofrio Panvinio è di parere, che
il primo a praticarlo fosse stato
Alessandro VI, Borgia , il quale
nella seconda sua promozione, nel
1493, si riservò in petto uno da
pubblicarsi a suo arbitrio; e questi
fu Lodovico d'Aragona, nipote del
re di Napoli pubblicato nella quarta
promozione del !49^- '^^^^^ ^evò
attribuiscono tale introduzione a
Giulio II, della Rovere, che talvolta
creò Cardinali, senza notificarli al
sagro Collegio, come abbiamo da
Paride de Grassis, Oldoino ed altri.
Se non che Clemente VII e altri
Papi , quando il riputarono spedien-
te, usarono questa maniera di riser-
vare i Cardinali in petto, benché
alle volte ritenessero l'antica di pa-
lesare il nome a' Cardinali vecchi,
per sentirne prima il loro pare-
re . Ciò non pertanto qui ram-
mentiamo, essere opinione del No-
vaes, che le creazioni de' Cardinali
riserbati in petto abbiano avuto
origine da Paolo III, o poeo dipoi.
Ma in seguito Urbano Vili, per
evitare le contestazioni, che talora
nascevano in concistoro nel proporsi
al sagro Collegio qualche soggetto,
stabilì la consuetudine, che tuttora
si osserva, di riservare i Cardinali
in petto da pubblicarsi ad arbitrio,
massime quando un Cardinale ri-
nunzia al cappello, o altro ne viene
deposto, affine di surrogarvi un
altro individuo, e quando si voglia
evitare una promozione piena; e lo
stesso Urbano Vili morì a'29 luglio
i644> con aver creato in pectore
quattro Cardinafi, che non giunse
a pubblicare. E Clemente XIV, che
nel 1774? si era riserbato in petto
undici Cardinali, vicino a morire,
per quanto fosse supplicato a noti-
ficarli, costantemente ricusò di farlo.
Ma delle creazioni, e pubblicazioni
CAR
de' Cardinali , che i Papi fecero in
sì estremo punto e ne' concistori,
cui tennero nelle loro intime came-
re, si parlerà all'articolo Concistori.
Quando dunque un Pontefice
vuol creare qualche Cardinale , ta-
cendone il nome, e riservandolo in
petto, per poi pubblicarlo a suo
piacere in qualche altro concistoro,
aggiunge alla formula di creazione,
che poi riporteremo, dopo che ha
detto: PresbyleroSy o Diacanos N.
N. : alios ( ex gr. ) duos in pectore
reservamusj arbitrio nostro quando-
cumque declarandos. Ed allorché
piace al Papa di pubbHcarli, dice
il concistoro in cui li riservò in
petto; ed osservando i Pontefici il
numero di settanta stabihto da Si-
sto V, calcolano compresi nel sagro
Collegio queUi , che ritengono in
petto, e registrano in una schedula
sigillata quelli, che intendono riserbar-
si in petto coir epoca del concistoro
in cui li crearono. Ed è perciò, che
nelle Notizie annuali di Roma, nel ri-
stretto del numero de'Cardinali viventi
creati da diversi Papi, dopo il nu-
mero di quelli pubblicati dal Pon-
tefice regnante, evvi il novero di
quelli, che si è riservati in petto, e
i concistori in cui ciò fece, che cal-
colati coi Cardinali viventi, si nota il
numero de'cappelli vacanti. P^. Miche-
le Catalani De Vita Card. Capranica.
AcceditAppendix monurnentorum et
corollariwn de Cardinalihus creatis
nec promulgatisi Firmi, 1793; non-
ché monsignor Tria neìV Appendice
numero II, all'opera de Plato, de
Cardinalis dìgnitate ec. Romae 1 746
pag. 70.
Un tempo poi i Cardinali creati
segretamente non prendevano l'an-
zianità dal gioino, in cui furono
creati, ma dal giorno nel qua!»
vennero pubblicati , poiché il Car-
CAR
dinal d'Aragona, riservato in petto
da Alessiìndro VI, non prese luogo
tra i Cardinali fatti prima della sua
pi-ouìulgazioue, ma tra quelli della
quarta promozione, in cui era slato
pubblicato. Ed essendosi disputato
della rispettiva precedenza tra il
Cardinal Francesco Cornaro, e il
Cardinale del titolo di s. Croce in
Gerusalemme, fu stabilito dai Car-
dinali del titolo de' santi quattro , e
del Monte, giudici della causa, che
dovesse averla il secondo, in vigore
della data piti antica della bolla di
sua creazione. Attualmente però i
Cardinali creati, e riservati in petto,
desumono la loro anzianità e pre-
cedenza di stallo, ed all'ordine pres-
biterale o diaconale cui appartengo-
no, dal giorno della loro creazione e ri-
serva, e non da quello della pubblica-
zione. È perciò, che di frequente si os-
serva un Cardinale promulgato nell'ul-
timo concistoro, che da parecchi anni
era riservato in petto, andare fra i più
anziani Cardinali del Papa regnan-
te , e prender cosi posto su molti ,
che da diversi anni sono da tutti
conosciuti per Cardinali pubblicati ,
mentre il denunziato incomincia ad
esserlo nella solenne sua pubblica-
zione, che ne fa il Pontefice da cui
fu creato.
Qualora poi morisse il Papa pri-
ma di tal notificazione, il successole
non è obbligato a promuovere , e
riconoscere per Cardinali i riserbati
in petto, benché avesse ritrovata la
schedula in cui il defonto aveali re-
gistrati, o in altro modo ne avesse
potuto venire in cognizione. Poiché
se anticamente non erano tenuti per
Cardinali quelli, eh* erano stati no-
minati nel concistoro segreto alla
presenza del sagro Collegio, ed a
cui persino erano stati assegnati i
titoli Cardinalizi, perchè loro man-
CAR 3o7
cava la solenne promulgazione, mol-
to meno dovevano essere riconosciuti
per Cardinali quelli^ che sono sem-
plicemente riservati in petto, senza
che ne sia pubblicato il nome loro,
e perciò chiamavansi Cardinali se-
greti. Siccome poi, secondo il senti-
mento de' più gravi dottori , ogni
elettore è in libertà di variare e di
scegliere un altro, finché non abbia
pubblicata la sua elezione, cosi mol-
to più il Papa per la sua autorità,
e per giuste e legittime cause può
astenersi di pubblicare un soggettOj
che avesse creato Cardinale, e si
fosse riservato in petto, e creare un
altro in vece di lui, o, in caso di
morte di quello riservato in petto ,
liberamente sostituirne un altro.
Talvolta i Papi , prima di fare
la promozione de' Cardinali, fecero
segretamente scriverne la nota da
qualche loro intimo confidente, e
talora da quello, che si comprende-
va nel numero de' promovendi, per
cui non riusciranno discari i due
seguenti esempi, e i loro diversi ri-
sultati. Racconta Giano Nicio Eritreo
nell'elogio di Bonifacio Vannozzi di
Pistoia (uno de' più illustri segretari
della corte romana, per aver eserci-
tato tal qualifica per trent'anni nel-
le corti de' principi, legati e Cardi-
nali nipoti de' Pontefici), che essen-
do stato assunto nel i^go al pon-
tificato il Cardinal Niccolò Sfondrati
col nome di Gregorio XIV , passò
a servire il baione Sfondrati, e poi
il Cardinale Paolo Emilio di lui fi-
glio, detto il Cardinal di s. Cecilia,
nipote del Papa. Il Vannozzi, oltre
annui mille scudi di beneficii eccle-
siastici, fu posto da lui medesi-
mo nella lista de' Cardinali da pub-
blicarsi, che avea egli dettata, e fat-
ta stendere con legge la più rigo-
rosa d' un inviolabile segreto. Cu-
3o8 CAR
rioso però il Cardinal nipote di sa-
pere i nomi de' promovendi , con
astute e scaltre maniere, gliene cavò
di bocca la notizia , ciò cbe essen-
dosi scoperto dal Papa , obbligò lo
sconsigliato ed incauto Vannozzi a
cassare colla propria penna il suo
nome da quella nota. Ma glorioso
fu l'altro consimile avvenimento di
Gianfrancesco Albani, cbe poi, nel
1700, ascese la veneranda cattedra
di s. Pietro, col nome di Clemente
XI. Essendo egli segretario de' bre-
vi , ed assai amato da Alessandro
Vili, tre giorni prima del concistoro,
in cui quel Papa conferì i dodici
cappelli ch'erano vacati, ordinò al-
l'Albani, che gli scrivesse il discorso,
o la consueta allocuzione , che vi
dovea pronunziare, in cui dovea com-
prendere i nomi de' nuovi Cardinali.
Indi, dopo avergli imposto rigoroso
silenzio, Alessandro YIII cominciò a
dettarglieli : passati i primi dieci no-
mi, dettò l' undecimo , e come se
pensasse a rammentarsi dell' ultimo,
si fermò continuando a passeggiare,
indi fingendo di meravigliarsi perchè
il prelato non iscriveva, gli disse:
continuate a scrivere il duodecimo.
E chi è questo, gli rispose l'Albani?
Che! replicò il Papa, non sapete
scrivere il vostro nome ? Allora l'Al-
bani gli si prostrò innanzi, scongiu-
randolo nominare chi lo meritava
più di lui ; ed il Pontefice soggiun-
se: Avendo cambiato pih volte nella
mia lista i nomi di quelli ch'io
voleva far Cardinali^ non mi e mai
venuto in pensiero di cambiare il
vostro j e a' i3 febbraio 1690, in
uno agli altri undici, il creò Cardi-
nale, come riporta Lafiteau, Vie de
Clement XI, p. 27.
E qui poi da aggiungersi, che nel
creare, o pubblicare i Cardinali in
concistoro, il Papa legge al sagro
CAR
Collegio un'allocuzione, nella qua-
le espone la sollecitudine , che ha
neir aggiungere ad esso altri degni
personaggi, a riparare le perdite fat-
te per morte de' precedenti Cardi-
nali, e di essere determinato a crea-
re il tal soggetto, ovvero pubblicare
quello, o quelh da lui precedente-
mente riservati in petto, premetten-
do all' interpellazione, si agli uni che
agli altri , la descrizione dei pregi,
che li distinguono , le cariche eser-
citate , ed i servigi resi alia Santa
Sede, con maggiori, o minori elogi,
secondo i meriti de' promovendi ;
onde è necessario, che alcuni giorni
innanzi a tal pubblicazione o crea-
zione il Papa segretamente comuni-
chi la sua determinazione al prelato
segretario de' brevi ad principes
( Vedi ) _, come quello, cui per con-
suetudine incombe compilare in idio-
ma latino l'analoga allocuzione, la
quale poi si conserva fra gli atti
concistoriali, ed alcuna volta si pub-
blica colle stampe con questo titolo:
Sanctissimi Domini nostri N. di-
vina providentia Papce .... Allocu-
tio habita in concistorio secreto die ...
Romse ex typographia Rev. camerse
Apostolicse.
III. Cerimonie , che si costumano
presentemente nella creazione dei
Cardinali della santa romana
Chiesa.
Allorché piace al Sommo Ponte-
fice in qualunque tempo di rimpiaz-
zare nel sagro Collegio alcuni dei
settanta posti, sempre dell'ordine
de' preti e diaconi , vacanti per
morte di qualche porporato, il che
suol farsi nel lunedì mattina , o in
altro giorno, dopo che si sono ra-
dunali in concistoro tutti i Car-
dinali , e dopo la lettura della so-
CAR
lita allocuzione, dichiara il nome
di quelli, che vuol creare invece
loro, e interroga i Cardinali pre-
senti del proprio parere, con questa
formula: Quid vobis videtur? Allora
tutti i Cardinali si alzano in piedi,
e levandosi il berrettino chinano il
capo, in atto di acconsentire alla
proposta elezione. Quindi il Ponte-
iìce crea i nuovi Cardinali colla
formula: « Auctoritate omnipotentis
» Dei, sanctorum apostolorum Pe-
»> tri et Pauli ac nostra, creamus
:> sanctae romanae Ecclesiae Cardi-
« nales presbyteros quidem N. N,
« diaconos vero N. N. , cum dispensa-
» tionibus , derogationibus, et clau-
»» sulis necessariis et opportunis. '*
Che se crea Cardinali, di cui tace
il nome riserbandoli in petto, come
ha latto anche il regnante Pontefice,
il quale nella sua prima promozione
ne riservò dieci, aggiunge allora le
altre parole suindicate: » Alios au-
' teni decem in pectore reservamus
•5 arbitrio Nostro quandocumque de-
" clarandos. " E facendo colla mano
destra tre segni di croce,' dice:
-' In nomine Patris, et Filii, et Spi-
»> ritus Sancii. Amen ".
Terminato il concistoro, si viene
a sapere da tutti Ja promozione
Cardinalizia, ed ai novelli Cardinali
è portata la notizia da un domestico
del Cardinal segretario di stato, per
mezzo d' un biglietto di questo, in
cui partecipa a' Cardinah nuovi la
loro creazione, ed esaltazione al
Cardinalato, fatta in concistoro dal
Pontefice, ed in pari tempo vestito
di mantellone paonazzo si fa altret-
tanto a voce da un maestro delle
cerimonie pontificie in occasione che,
terminato il medesimo concistoro,
parte dalle stanze del Papa per par-
tecipar l'ora, in cui ciascuno deve
lecarsi nel dopo pranzo al palazzo
CAR 3o9
apostolico, affine di ricevere dalle
mani del Papa la berretta rossa.
Siccome poi il Cardinal vice-can-
celliere per ragione del suo ufficio
è l'unico, che può far fede autentica
degli atti fatti dal Papa nel conci-
storo segreto, la qual fede si chiama
decreto concistoriale , cosi nel tempo
del concistoro, allorché si suona il
campanello, invia in abito da città
il sostituto della sommisteria apo-
stolica (del qual offizio parlasi all'ar-
ticolo Cancelleria ) , a presentare
ad ogni novello Cardinale il decreto
della seguita promozione al Cardi-
nalato. Appena i nuovi porporati
hanno ricevuto tale annunzio, si
pongono sulla soglia della camera
nobile del proprio appartamento ,
vestiti di sottana con fascia paonaz-
za, con berrettino nero in testa,
che non dovranno cavare ad alcu-
no, e con berretta nera in mano, e
se sono monaci, canonici regolari,
o religiosi mendicanti, in sottana e
fascia del colore dell'abito del pro-
prio Ordine, e sulla predetta soglia
ricevono le cosi dette visite di calore
della prelatura, nobiltà, capi delle
milizie, e di altre distinte persone,
non che dei gentiluomini de' Cardi-
nali in contrassegno di congratula-
zione. Tutte le cerimonie e partico-
larità, che si praticano dai novelli
Cardinali, dal momento della loro
esaltazione, sino al ricevimento del
cappello Cardinalizio, che nell' abita-
zione loro è recato da monsignor
guardaroba, si trattano agli articoli
Berretta Cardinalizia, e principal-
mente a Cappello Cardinalizio, nel
quale si descrivono eziandio le ceri-
monie, che praticano i Cardinali
assenti dalla curia, allorquando si
recano in Roma a ricevere il cap-
pello rosso.
Tuttavolta ci limiteremo ad un
3 1 o
CAR
cenno per maggior intelligenza delle
allre cose, che qui si descrivono.
Ai Cardinali novelli non presenti in
Roma viene egualmente dal Cardi-
nal segretario di stato partecipata
la promozione, per mezzo d' una
guardia nobile , latrice anche del
berrettino rosso [Fedi), mentre la
berretta Cardinalizia ( Fedi) è loro
portata da un ablegato pontifìcio
(Fedi), essendo rari i casi, che per
singoiar distinzione i Papi spedisca-
no ad alcuno anche il cappeHo Car-
dinalizio (Fedi). Ai citati articoli
trattasi del relativo cerimoniale, colle
analoghe erudizioni.
Olti-e poi quanto si è detto al
menzionato articolo Berretta. Car-
dinalizia, siccome si parla quivi con
più dettaglio di ciò, che riguarda la
creazione de* Cardinali si presenti ,
che assenti da Roma, ci permettere-
mo aggiungere qualche altra oppor-
tuna notizia intorno ai primi, ed ai
secondi, non che agli ablegati , a
tenore delle istruzioni, che riceve pri-
ma di partire da Roma T ablegato
apostolico colla berretta rossa. Ri-
cevuto pertanto ch'egli abbia il bi-
glietto di nomina a tal missione,
scrive una lettera ufficiosa al nuovo
Cardinale, partecipandogli l'incarico
ricevuto, e gliela trasmette per mez-
zo della guardia nobile portatrice
della notizia dell' esaltazione , e del
berrettino rosso. Indi, dopo aver pre-
so licenza dal Papa, e visitato il
sagro Collegio , munito delle lettere
credenziali, del breve missivo per la
sua delegazione, e della berretta ros-
sa , parte da Roma pel luogo ove
dimora il Cardinale, cui partecipa
con altra lettera in qual giorno vi
giungerà, il che rinnova nell'avvici-
narsi alla residenza di lui. Incontra-
to, come dicemmo altrove, dai gen-
tiluomini del Cardinale, va a visi-
CAR
tarlo con abito di mantellone, e dopo
essere stato ricevuto dal Cardinale
vestito di sottana e mozzetta pao-
nazza senza alcun segno Cardinalizio,
gli consegna la credenziale di sua
ablegazione. Destinato il giorno per
la funzione, che si farà nella catte-
drale, o altra chiesa, se deve im-
porre là berretta il vescovo del luo-
go, o nella cappella regia, se la im-
pone il sovrano, mentre se non evvi
uè l'uno, né l'altro, il Cardinale se
la pone in capo da per se, nel gior-
no precedente, si fa dal Cardinale il
giuramento sul canone, vestito di
sottana paonazza , fascia , rocchetto
e mozzetta , alla presenza dell' able-
gato in mantellotie, del vescovo, del
capitolo, e di alcuni nobili della cit-
tà, sottoscrivendone quindi anche la
formula. Nel dì seguente succede la
tradizione della berretta , cantando
messa o il vescovo, o lo stesso Car'
dinaie ; e quando la berretta si por-
tava ai presidenti di Urbino elevati
al Cardinalato, la funzione celebra-
vasi o dal vescovo di Pesaro, o dal-
l'arcivescovo d'Urbino, secondo che
in questa o in quella città si trova-
va il Cardinale. Nella mattina della
funzione, il Cardinale si reca alla
chiesa (ove non siavi sovrano), ve-
stito di sottana paonazza, fascia si-
mile con fiocchi d'oro , rocchetto e
mozzetta di detto colore, con ber-
rettino rosso, che deve essere nero
quando tale lo porti l' ablegato, per
fargliene poi la consegna , e col
cappello nero prelatizio , avendo a
spalla l'ablegato, sebbene abbia seco
altri più distinti prelati. Se la chie-
sa è contigua, vi si reca dall'abita-
zione a piedi, ma se è distante, ascen-
de in carrozza senza fiocchi alle te-
stiere dei cavaUi, e senza 1' ombrel-
lino rosso, ma nel ritorno si metto-
no i primi, e si usa il secondo.
CAR
Arrivato in chiesa, il Cardinale as-
sume la cappa paonazza, e l'ablegato
la veste e cappa rossa con pelli di
armellini , se è tempo di portarli.
Quindi si passa ad adorare il ss. Sa-
cramento, e giunto all'altare princi-
pale, il Cardinale ascende in trono,
ni«ntre il vescovo funzionante si po-
ne a sedere sul fìildistorio innanzi
l'altare. Allora si avanza l'ablegato,
consegna al Cardinale il breve pon-
tificio, facendo un analogo compli-
mento. Il breve si legge, o dall'udi-
tore del Cardinale, o dal cancelliere
vescovile, o da altri. Quindi porta-
tosi il Cardinale all' altare , stando
in piedi il vescovo in piviale bianco,
e mitra in testa, riceve sul capo la
berretta rossa, che il funzionante
prende dal bacile presentatogli dal-
lablegato. Indi levatasi dal Cardi-
nale la berretta, abbraccia il vesco-
vo, e si cuopre col berrettino rosso,
che prima in questo punto sommi-
nistra lo stesso ablegato, avendo por-
tato fino a quel momento il berret-
tino nero. Allora il celebrante in-
tuona il Te Deuni, aggiungendo poi
i cantori i versetti, Benedicanius
Patrem ec, e il funzionante l'ora-
zione prò gratiaruni actione. Po-
scia deposta la mitra e il piviale ,
prende i paramenti per la mes-
sa, che deve essere votiva solen-
ne o de Trini tate :, o de beata Vir-
gine, coir orazione prò graliarum
actione.
Indi ritiratosi il Cardinale in sa-
grestia, depone gli abiti paonazzi, ed
assume i rossi colla cappa di tal co-
lore, e torna al soglio ad assistere
alla messa, terminata la quale si
leva la cappa, e prende la mozzetta
t il cappello rosso usuale , mentre
in compagnia di monsignor ablegato,
che spogliatosi delle vesti rosse , ha
riassunto il mantellone paonazzo, ri-
CAR 3ii
torna col medesimo corteggio alla
residenza.
Se poi il Cardinale volesse cantare
messa, dopo aver ricevuto dall'able-
gato la berretta rossa, se la pone in
testa, e la prima dignità della chie-
sa, ove si fa la funzione, intuona il
Te Deum , compartendo il Cardi-
nale la benedizione pontificale; indi
recandosi in sagrestia, vi depone le
vesti paonazze , prende le rosse , e
ritornato in chiesa va al segretario
ad in tuonare V ora di terza , dopo
la quale si veste de' sagri indumen-
ti, e passa al presbiterio ad incomin-»
dare il Pontificale. Finalmente quan-
do l'ablegato ritorna in Roma, deve
portare la relazione della seguita
tradizione della berretta; relazione,
che dee deporsi nell'archivio de' ce-
rimonieri pontificii. I nuovi Cardi-
nali poi presenti in Roma, nel gior-
no dopo pranzo della loro pubbli-
cazione, col solito treno si i-ecano al
palazzo apostolico nelle camere del
Cardinal segretario di stato, il quale
li accompagna dal Pontefice , che
pone loro sulle spalle la mozzetta
\Fecli), e in capo la berretta ; e con
parole adatte , e piene di gravità,
dimostra loro non solo la preemi-
nenza della dignità, di cui sono stati
rivestili , in premio de' servigi resi
alla Chiesa e allo stato, ma gl'in-
vita a continuarli con maggior im-
pegno , e corrispondere, secondo la
espettazione del pubblico, ai doveri
annessi al Cardinalato. Quindi il
Cardinale novello piti degno pro-
nunzia un breve e rispettoso discor-
so di profonda gratitudine tanto in
nome proprio , che de' colleghi , ed
anche da parte di questi si offre a
sostenere qualunque incarico , e ad
affrontare ogni pericolo in servigio,
e sostenimento della Sede apostolica
e del venerando suo capo. Indi, do-
3i2 CAR
pò breve trattenimento, il Papa li
licenzia, ed usciti dalla camera ove
erano stati ricevuti , ricevono dal
bussolante sotto-guardaroba il ber-
rettino rosso . Indij fatto ritorno
alle stanze del Cardinal segretario
di stato, con reciprochi complimenti
ciascuno si restituisce alla propria
residenza. Se il Papa ha riconosciuto
i propri parenti, e se in Roma evvi
alcun sovrano o sovrana, i novelli Car-
dinali dal palazzo apostolico tutti
uniti si recano a fare loro visita.
Ritornati adunque nella propria
abitazione in sottana e mezzetta
Cardinalizia , con fascia con flocchi
d'oro, o di seta del colore dell'abito
se religiosi degli Ordini suindicati ,
e con berretta rossa in mano, an-
ticamente così vestiti seguitavano a
ricevere le visite di calore, sulla so-
glia della porta, e sempre in pie-
di: ma ora le ricevono in abito
corto di nero, senza filetti rossi, con
calze paonazze, con cappello sotto
il braccio nero con fettuccia rossa
co' ricami d'oro , e ' berrettino rosso
in testa; ma i Cardinali monaci,
canonici regolari , mendicanti ec. ,
vestiti di abito talare del colore,
che usa 1' Ordine cui appartengono.
Oltre tali visite, i Cardinali novelli
possono ricevere per indulto ponti-
fìcio quelle pure de' colleghi vestiti
in abito corto d'abbate, e forse per
queste visite , i Cardinali novelli
non ricevettero più le visite serali
in abito di sottana ec, per unifor-
nnarsi all'abito indossato dai Car-
dinali visitanti. Negli altri due gior-
ni seguenti ricevono con formali-
tà le visite de' prelati di fiocchet-
ti, patriarchi, del senatore, de'prin-
cipi ec, mentre la sera del con-
cistoro, in cui furono innalzati al-
Ja porpora, e in quella seguente, per
tqtta la città si fanno illuminazioni
CAR
e fuochi d'allegria, facendosi bru-
ciare piccole botti, ed accendere lan-
ternoni , avanti ai palazzi , e sulle
finestre de' CardinaU, prelati, princi-
pi ed altri; e le fiaccole e le torcie
di cera, oltre le botti, alle abitazio-
ni di tutti gli ambasciatori e mini-
stri de'sovrani, che tengono un rap-
presentante diplomatico presso la
santa Sede. Le facciate delle resi-
denze de' nuovi Cardinali , oltre le
dette dimostrazioni di esultanza, tal-
volta si decorano con illuminazioni
a disegno, e da un lato si erigono
palchi per le sinfonie ed orchestre. E
da notarsi , che trovandosi in ago-
nia la regina d' Inghilterra Maria
Sobiesky dimorante in Roma, Cle-
mente XII creando in tal giorno ,
nel 1735, l'arcivescovo Spinelli Car-
dinale, sospese le consuete feste ed
illuminazioni, supplendosi poi nella
sera, in cui ricevette il cappello, e
nella seguente.
Tanto si pratica nelle creazioni
di tutti i Cardinali , facendosi alcu-
na distinzione solo quando si pub-
blicano per Cardinali di s. Chiesa i
fratelli, i figli, o nipoti de' monaichi
presenti in curia, e i nipoti dello
stesso Papa regnante. Dei primi ci
offre r ultimo esempio il figlio di
Giacomo III re d' Inghilterra, Enri-
co duca di Yorck, che in un al ge-
nitore resiedeva in Roma. Benedet-
to XIV , avendo stabilito di ascri-
verlo al sagro Collegio nel concistoro
segreto de' 3 luglio 1747? e nella
sua terza promozione, secondo il co-
stume praticato co' fratelli , figli e
nipoti dei sovrani, dopo aver pro-
nunziato una dotta allocuzione, creò
soltanto Cardinale dell' ordine dei
diaconi Enrico duca di Yorck, indi
preconizzò alcuni vescovi , ed aper-
tosi il concistoro, fu introdotto il
novello porporato a ricevere subito
CAR
dal Pontefice la berretta Cardinali-
zia, mentre le artiglierie di Castel
s. Angelo co' loro colpi annunziaro-
no alla città, che un regio perso-
naggio era stato insignito della su-
blime dignità del Cardinalato. Il re
(liacomo III si recò a ringraziare
Benedetto XI V per V esaltazione di
tal suo secondogenito. Il nuovo por-
porato ricevette nel dopo pranzo le
congratulazioni del Cardinal decano
del sagro Collegio, che vi si recò in
mezzetta e sottana, con due car-
rozze , e successivamente negli al-
tri giorni in abito corto di abba-
ti i Cardinali furono a visitare il
nuovo collega , passando eziandio a
congratularsi col re Giacomo III.
Inoltre , per ordine del Papa, i
conservatori e priore de* caporioni
di Koma si recarono a fare una
visita formale al real porporato
col corteggio delle carrozze de' Car-
dinali, del corpo diplomatico, della
nobiltà romana ec. Vennero ricevuti
dal Cardinale in abito, senza ber-
retta in capo, che pure tennero sco-
perto anco i rappresentanti del po-
polo romano. Il primo conservatore
Gio. Andrea Curti pronunziò in la-
tino un discorso congratulatorio, cui
con modi gentili rispose il porpo-
rato ; indi tutti si cuoprirono il ca-
po, ed ebbe luogo un lauto rinfresco.
Riguardo poi alla creazione dei
fratelli , figli , o nipoti de' sovrani
non presenti in curia, riporteremo i
tre seguenti esempi, perchè si co-
nosca quanto siasi praticato. Cle-
mente XII, nella seconda sua pro-
mozione de' 19 dicembre 1735, nel
concistoro creò soltanto Cardinale d.
Luigi di Borbone infante di Spagna,
figlio del re Filippo V , e, sebbene
assente, gli conferì la diaconia di s.
Maria della Scala, e poi per distin-
zione gl'invio nella Spagna il cap-
CAR 3i3
pello rosso. Terminato il concistoro,
i Cardinali Belluga ed Acquaviva ,
uno protettore , 1' altro ministro di
Spagna presso la Sede apostolica,
resero a Clemente XII vive azioni
di grazie in nome del re Filippo
V, e del novello porporato , e gli
baciarono in nome di questo i pie-
di, indi da Castel s. Angelo furono
sparati vari colpi di cannone, e suo-
narono a festa le campane della cu-
ria romana di Montecitorio, in uno
a quelle della basilica liberiana, per
i benefìci compartiti a questa dai
re di Spagna. Benedetto XIV, a' 1 9
settembre 174^, nella sua prima
promozione, nella quale creò venti-
sette Cardinali, se ne riserbò tre in
petto. Prima di tutti creò e riserbò
in petto separatamente Gio. Teodo-
ro de' duchi di Baviera, fratello del-
l' imperatore Carlo VII, vescovo di
Ratisbona , Frisigna e Liegi , e poi
il pubblicò nel concistoro de' 17 gen-
naio 1746, conferendogli, sebbene
assente, per segno di onorificenza, il
titolo presbiterale di s. Lorenzo in
Paneperna, e poi gli rimise anco il
cappello rosso. Contemporaneamen-
te il forte s. Angelo tirò alcuni col-
pi di cannone, cui feceix) eco le cam-
pane della curia Innocenziana, o ro-
mana. Allorquando poi il Papa Pio
VII, nel concistoro de' 4 giugno 1^19»
preconizzò in arcivescovo d' Olmùtz
l'arciduca Ridolfo Ranieri d'Austria,
fratello dell'imperatore Francesco I,
dopo aver provveduto ad altre sedi
vescovili, pronunziò una relativa al-
locuzione, colla quale propose al sa-
gro Collegio , e quindi creò Cardi-
nale il solo menzionato arcivescovo
arciduca, assegnandogli per ispeciale
riguardo, siccome assente, il titolo
presbiterale di s. Pietro in Monto-
rio. Indi fu introdotto nella sala
concistoriale 1' uditore di Rota, moQ*
3i4 CA.R
signor Carlo Odescalcbi , divenuto
anch' esso Cardinale , ed ora gesui-
ta, e questi munito di procura fece
istanza pel sagro pallio. Fu egli di-
poi incaricato di portare la berret-
ta e il cappello rosso all'arciduca,
mentre l'avviso di tal promozione, e
il berrettino rosso, gli furono recati
dalla guardia nobile Domenico dei
marchesi Gapranica. La detta pro-
mozione fu annunziata alla città di
Roma da una salva di artiglierie
del forte s. Angelo, e dal giuhvo
suono delle campane della curia In-
nocenziana. Nella sera vi fu ricevi-
mento dal principe diKaunitz, am-
basciatore imperiale presso la santa
Sede, il quale in nome del nuovo
Cardinale, ricevette le congratulazio-
ni del sagro Collegio per mezzo dei
gentiluomini, del corpo diplomatico,
della prelatura ec. Il qual ricevi-
mento sogliono fare anche gli altri
ambasciatori e ministri esteri, quan-
do viene elevato alla porpora un
Cardinale connazionale non presente
in Roma.
Il cerimoniale, ossiano le partico-
larità usate dai Pontefici nell'innal-
zare alla sagra porpora i loro fra-
telli, nipoti, o stretti congiunti, con-
sistono nelle seguenti. Alessandro VII,
considerando già maturo negli stu-
di e nel merito il nipote Flavio
Chigi, a' 9 aprile iQSj , lo creò
Cardinale. Non volle crearlo solo ,
secondo l' uso precedente , ma ne
anche volle condannare l' esempio
de' suoi predecessori, onde in una
sola fece due promozioni; cioè al
principio del concistoro lo pubblicò
solo Cardinale, e dopo aver in esso
trattato alcuni affari, nel termine del
C5oncistoio, ascrisse al sagro Collegio
altri otto Cardinali. Innocenzo XIII,
a' 10 giugno 1721 , nel concistoro
in cui apri la bocca ad alcuni Car-
CAR
dinali recatisi a Roma nel prece-
dente conclave, inaspetta^amente creò
soltanto Cardinale Bernardo Conti
suo fratello, cassinese, e vescovo di
Terracina, e tanto fu il plauso dei
Cardinali, che supplicarono il Papa
a farlo venire nell'aula concistoria-
le, per dargli subito la berretta ros-
sa . Tanto riuscì improvvisa tale
esaltazione, che costumandosi dal Ca-
stel s. Angelo darne l'annunzio, gU
spari ebbero luogo dopo due ore.
Nel lySo feee altrettanto, non però
all' improvviso , Clemente XII col
suo nipote Nereo Corsini; e nel lySS,
Clemente XIII col nipote Carlo Ma-
ria Rezzonico , dopo di che trattò
altri affari, preconizzò vescovi, ed in
ultimo creò altri Cardinali, e ad
istanza del decano del sagro Colle-
gio, gli pose subito in capo la ber-
retta Cardinalizia, sparando le arti-
glierie del castello giusta il costume.
Pio VI, nel 1775, promosse al Car-
dinalato Giancarlo Bandi suo zio ,
vescovo d' Imola , ed assente da Bo-
ma ; e, terminato il concistoio, rice-
vette le congratulazioni del sagro
Collegio dal Cardinal decano. Quin-
di, nel 1786, creò Cardinale il ni-
pote Romualdo Braschi Onesti sol-
tanto, ed al solito il Cardinal de-
cano pregò il Papa a dare a lui
nel medesimo concistoro la berretta,
per cui il castello sparò vari col-
pi di cannone. Va poi qui avverti-
to , che la menzionata campana
della curia Innocenziana viene suo-
nata anco per l'esaltazione alla sa-
gra porpora dell'uditore generale
della rev. Camera apostolica , resi-
dente nel palazzo di Monte Citorio.
Facendo ritorno alle creazioni dei
Cardinali , nel
'to siorno della
quariv. ^.
loro esaltazione suole celebrarsi il
concistoro pubblico. E se tal gior-
no è impedito, si celebra nel dì se-
CAll
giiente. In questo i noTclli Cardi-
n;ili si portano, e praticano quanto
\ione descritto a Cappello Cvrdixa-
Lizio , ove pure si parla del cappello
usuale nero e rosso, nonché del cap-
pellone detto parasole [Pedi). Ivi
dicesi altresì del modo e della for-
ma come r impone il Papa, e tul-
t'altro, della visita di ringraziamen-
to a s. Pietro nella basilica vatica-
na, di quella al Cardinal decano, e
del ricevimento del medesimo cap-
pello nella sei'a , essendo vestiti i
Cardinali in abito cardinalizio con
rocchetto scoperto, se il palazzo non
è apostolico; cappello, che viene pre-
sentalo dal cameriere segreto {^Vedi)
guardaroba. Tale costume, secondo il
eh. Zaccaria, nelle note all' opera Lo
stalo presente della corte di Roma^
ivi stampata nel 1774? voi. Il, p.
20 , è invalso nel secolo decorso.
Talvolta i Cardinali fecero la men-
zionata visita della basilica vatica-
na, nella stessa mattina del conci-
storo pubblico, come avvenne a' no-
stri giorni, e nel 1794 sotto Pio
VI. Ma le visite , che prima il no-
vello Cardinale faceva a tutti i col-
leghi, non hanno più luogo, se non
che private, restando solo quella del
('ardinal decano, che poi con eguale
formahtà restituisce ad ognuno la vi-
sita. A.nticamente i novelli Cardinali
assenti da Roma, allorché vi si re-
cavano, dovevano fare il pubblico in-
gresso ( Vedi ) , e quindi nella mat-
tina del concistoro pubblico , dove-
vano recarsi a ricevere il cappello
rosso in solenne cavalcata [Vedi).
Di que' Cardinali poi, che creati as-
senti dalla curia per singoiar distin-
zione ricevettero il cappello , e le
altre insegne Cardinalizie spedite lo-
ro dai Papi, si tesse il catalogo al
citato articolo Cappello Cardiivali-
Xio, insieme a quanto riguarda ab
CAR 3i5
l'ablegato, ed alla funzione dell' im-
posizione.
Si compiscono finalmente le ceri-
monie della creazione de' Cardinah,
coir imposizione dell'anello Cardina-
li/io ( Fedì ) , coir assegno del titolo
presbiterale o diaconale, coli' aper-
tura della bocca, ec. , che andiamo
ad accennare, avvertendosi però, che
ne' secoli anteriori si tenevano due
separati concistori, uno per la chiu-
sura della bocca, l' altro per l'aper-
tura ; mentre 01*3 in un concistoro
si fanno l' una e V altra. Tuttavolta
abbiamo anche antichi esempi in
contrario, secondo le circostanze, e il
volere dei Papi. Innocenzo Vili, nel
1489, la serrò ed aprì nel medesi-
mo concistoro a tre Cardinali dei
cinque, che avea creato : così fece
Alessandro VI, nel i5oo; similmen-
te Giulio II, nel i5o3 agli 8 di-
cembre coi Cardinali Miniatense e
Narbonense ; così Paolo III , li 8
giugno 1543, col Cardinal Beaume,
e, nel i549 a'29 aprile, coi Cardi-
nali della Cueva e Ranuccio Far-
nese. Lo stesso praticò Giulio III
r ultimo di febbraio 1 55o coi Car-
dinali Mulsesio, d'Amboise, Pacecco,
Rovero, e Vendòme, senza riporta-
re altri esempi.
Quando piace al Sommo Ponte-
fice di convocare un concistoro se-
greto, i Cardinali antichi e i nuo-
vi v' intervengono in cappa paonaz-
za. Chiuso quindi il concistoro, il
Papa prima di proporre le chiese va-
canti da conferirsi (le cui proposi-
zioni, PropositìoneSj stampate si dis-
pensano alcuni giorni innanzi a tut-
to il sagro Collegio), chiude la boc-
ca ai novelli porporati colla seguen-
te formula: » Claudiuuis vobis as,
*» ut ncque in concistoriis, ncque in
»> congregationibus , nliisque fun-
»i ctionibus Cardinalitii)» sentcntmin
3i6 CAR
w vestram dicere valeatis". Termi-
nato il concistoro, prima che si suo-
ni il campanello dall'ultimo Cardi-
nale diacono, apre il Papa la bocca
a' nuovi Cardinali, dicendo : « Ape-
« rimus vobis os, ut in concistoriis,
5' congregationibus, aliisque functio-
» nibus ecclesi astici s sententiam ve-
3» stram dicere valeatis. In nomine
*' Patris, et Filii, et Spiritus Sancii.
5> A men. E ciò dicendo, fa colla mano
tre volte il segno di croce. Quest'a-
pertura della bocca sembra una spe-
cie di professione religiosa, per cui
i Cardinali incominciano allora ad
avere voce attiva e passiva, che pri-
ma non aveano, come i novizi. Pri-
ma che il Cardinale, cui era stata
chiusa la bocca, uscisse dal concisto-
ro, costumavasi dal Pontefice inter-
pellare il sagro Collegio, se gli si
dovea aprir la bocca, ed inteso il
generale loro parere affermativo, il
novello Cardinale rientrava in con-
cistoro, dove appunto gh veniva a-
perta la bocca.
Il Pontefice Eugenio IV^ con u-
na sua costituzione de' 26 ottobre
i43r, avea ordinato, che i Cardi-
nali non potessero aver parte nella
pontificia elezione, se non avessero
prima ricevute le insegne Cardinalizie
nel concistoro pubblico, e se inoltre
non fosse stata loro aperta la boc-
ca nel concistoro segreto. Riflette 1*
Amati nella critica al Sestini, Il Mae^
stro di Camera capo XX_, che Eu-
genio IV colla sua costituzione vol-
le consolidare meglio l' antica con-
suetudine della Chiesa Romana, e
forse per togliere le pretensioni a
quei Cardinali, che Martino V avea
creati segretamente, ma non pubbli-
cati ; ed avverte, che la bolla di
Eugenio IV esclude i Cardinali col-
la bocca chiusa a votare in concla-
ve, ma non ad essere eletti Papa
CAR
perchè lo potevano divenire. Ciò non
pertanto fu poi abolita quella bolla
da s. Pio V con una decretale dei
26 gennaio iS/i, e da Gregorio XV
nel suo cerimoniale, abilitando qua-
lunque Cardinale eletto e preconiz-
zato in concistoro a poter dare li-
beramente il suo voto in conclave.
Prima della costituzione di Eugenio
IV, sussistendo, come accennammo,
r esclusione de' Cardinali colla bocca
chiusa di concorrere co' loro suffra-
gi alla elezione del Papa, si ha che,
nel i3o4, in morte di Benedetto XI,
rimase il Cardinal d'Inghilterra Win-
terburn colla bocca chiusa, e gli
fu aperta dal Cardinal decano au-
torizzato in un col voto di tutto il
sagro Collegio. L'annalista Rinaldi
riporta all' anno 1484 n. 28, che
per morte di Sisto IV si rinchiuse-
ro in conclave ventisei Cardinali, fra
i quali il Cardinal Ascanio Sforza,
sopra di cui movendosi dubbio se
dovesse avere voce attiva nella fu-
tura elezione, perchè non gli era
stata aperta secondo il rito la boc-
ca, fu dal sagro Collegio determi-
nato di sì, come si era fatto in al-
tri tempi ; locchè fa vedere, che non
sempre rigorosamente si osservò la
costituzione di Eugenio IV. Abbia-
mo ancora, che avendo Paolo III ,
nel iSSg, creato Cardinale Marcel-
lo Cervini, che fu poi Marcello II,
mentre era assente da Roma, e vo-
lendolo inoltre far passare qual le-
gato a lalere presso Carlo V, gli
mandò il cappello e l' anello, con
tutte le prerogative de' Cardinali, co-
me gli fosse stata chiusa ed aperta
la bocca in concistoro formalmente.
Clemente X fu eletto nel 1670, sen-
za aver preso il titolo e le insegne
Cardinalizie, e perciò colla bocca
chiusa.
Finalmente, dopo che il Papa hci
CAR
pronunziato in concistoro la suddet-
ta formula di apertura della bocca,
ognuno de' novelli Cardinali colla
cappa sciolta s' incammina a prende-
re l'anello Cardinalizio, e il titolo
presbiterale, o diaconale, e prostra-
ti genuflessi dinanzi al Pontefice, ad
ognuno dice : Ad honorem Dei onini-
potentìs, sanctorwn aposLolorum Pe-
tti et Palili, et s. Priscae, ovvero al-
tra santa, o santo, secondo il titolo
della chiesa, che gli conferisce, coni-
missam tibi ecclesiani s. Priscae,
cum clero, et populo, et cappellis
suìs (parole che si omettono pei dia-
coni ) secundum formam, qua com-
mini Cardinalibus consuevit , qui
eamdem ecclesiam suam intitulatam
prò tempore habuerunt. Quindi il
Papa pone nel dito anulare della
mano destra ad ogni Cardinale 1' a-
nello d'oro col zaffiro, e ognuno
gli bacia il piede, e il ginocchio de-
stro, venendo poi ammesso all' am-
plesso. Poscia ritirandosi ad uno ad
uno, tornano ai loro posti. /^. Ubbi-
dienza CHE i Cardinali rendono al
Papa. Per questo anello ora i Car-
dinali pagano cinquecento scudi al-
la congregazione di Propaganda, e
finché essi non hanno effettuato
tal pagamento , non vengono lo-
ro spediti i brevi colle concessio-
ni di testare, di disporre delle su-
pellettili della loro cappella, ecc. In-
di ricevono i biglietti dal Cardina-
le segretario di stato delle congre-
gazioni Cardinalizie, che loro ha as-
segnate il Papa, e la provvista del
COSI detto piatto Cardinalizio (Fedi)
consistente in quattro mila scudi an-
nui, che il regnante Pontefice, senza
attendere il concistoro dell' apertura
della bocca, fa loro somministrare
appena li ha creati Cardinali ; anzi
alcuna volta in una stessa mattina
ha celebrato due concistori, nel pri-
CAR 3i7
mo dei 'quali ha imposto loro il
cappello Cardinalizio, e nel secondo
aprì ad essi la bocca , assegnò il
titolo, ed impose l' anello.
È tanto antica l' apertura della
bocca, l'imposizione dell'anello, e
l'assegno del titolo, che nell'Ordine
romano XIV, attribuito dal Mabil-
lon al Cardinal Gaetano, nipote di
Bonifacio Vili, descrivendosi il con-
cistoro, in cui il Papa apriva la bocca
ai nuovi Cardinali, si dice: >» Papa
« singuUs novis Cardinalibus, in
" concistorio, die , quo eis os aperit,
« dare consuevit titulos, et anulos
M in fine conci storii. " Quesl' uso
però di dare l'anello a' novelli Car-
dinali, neir assegnar loro il titolo,
fin d'allora era considerato per an-
tico, come dimostrano le seguenti
parole: « Norma vero, quae antiqui-
M tus consuevit servari in aperitione
» oris novorum Cardinalium, et as-
« signatione titulorum, et datione
« anulorum, est infrascripta. " Sog-
giunge poi, che talvolta anche fuori
del concistoro ed in camera, soleva
assegnarsi il titolo, e darsi l'anello
ai nuovi Cardinali, come praticò
ancora in Avignone , nel i SSg ,
Benedetto XII, nel qual tempo si
costumava di dare gli anelli dei
Cardinali defunti ai nuovi , come
leggesi nel codice vaticano 1737,
rub. 5i; ne mancano esempi di
Cardinali , che nelle epoche contem-
poranee, ne'testamenti disposero de-
gli anelli, e di alcuni, che ne lascia-
rono uno per cadaun Cardinale.
V. Nota degli emolumenti e man-
eie , che devono dare gli E. mi e R.mi
signori Cardinali novelli nell'atto
della creazione, a seconda del nuovo
piano di riforma, Roma i8a3.
In seguito , dalla tipografia della
reverenda camera apostolica si pnl>-
blica, e dispensa al sagro Collegio,
286004
3r8
CAR
e ad altri , un foglio stampato , a-
vente l' arme pontifìcia, e le figure
degli apostoli ss. Pietro e Paolo la-
teralmente, coir insegne, nome, co-
gnome, dignità e patria d'ogni Car-
dinale creato dal Pontefice , epoca
di creazione e pubblicazione, venen-
do sovrastato lo stemma gentilizio
da un cappello Cardinalizio co' fioc-
CAR
chi coloriti di rosso. Le quali stam-
pe si sogliono nelle sale , massi me
de' Cardmali, appendere alle pareti,
laonde in esse vedesi la serie dei
nomi dei Cardinali, i loro stemmi,
ed epoca di creazione, ec.
Altre notizie generali si andranno
esponendo nel volume seguente in-
torno ai Cardinali di S. R. C.
FINE DEL VOLUME NONO.
O
.M67 1840
BX 841
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^°o^I^'' Gaetano,
1802-1883.
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